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Full text of "Croniche storiche di Giovanni, Matteo e Filippo Villani: a miglior lezione ridotte coll'aiuto ..."

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HARVARD 
COLLEGE 
LIBRARY 



Tr 



SCELTA COLLEZIONE 

DI 

OPERE STORICEU: 

DI TUTTI I TEMPI E DI TUTTE LE NAZIONI 

VOL. 21. 



GMiNl, ITTEO E FILIPPO JILllNl 



CRONICHE STORICHE 



OPERE GIÀ' PUBBLICATE 
CHE FORMANO PARTE DI QUESTA COLLEZIONE 



STORIA D' ITALIA di Fbancesco GuicciAiinini, conforme la celebrala 
legione del prof. Rosini , con una prefazione scritta da Egidio 
De-Magri e la biografìa dell'autore di G. S. Nicolini, con riiiatti, 
vignelle, coperte incise e un indice generale . . . Voi. 3 

STORIA D' ITALIA dì Carlo Botta, in continuazione a quella 
del GuicciABDim sino al 1SI4, con considerazioni e note critiche 
di diversi autori , e la biografia del Bolla scritta dal pr. Michele 
Sarlorìo, ed un copioso indice generale^ adorna del ritratto 
dell" autore e di coperte incise Voi. 6. 

STORIA DELLA GUERRA DELL' INDEPENDENZA DEGLI STATI 
UNITI D'AMERICA di Cablo Botta , con ritratti , vignette Sto- 
riche e due carie geografiche, con l'aggiunta di una prefazione del 
signor Sevelinges, che serve d'introduzione all'opera, di alcune 
lettere del Bolla intorno allo stile con cui devono gì' Italiani 
scrivere la Storia, della Costituzione degli Slati-Uniti d^America 
e di un copioso indice generale Voi. 2. 

STORIA FIORENTINA di Bekeuetto Vabcbi , con prefazione, vita 
e note scritte appositamente per questa edizione dal prof. Michele 
Sartorio , con vignette disegnate da Focosi ed incise da Gan- 
dini Voi " 

STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI di Pietro Giammnb , 
con la vita dell'aulorc scritta apposilamcotc per questa cdi< 
zione da Felice Turotti, adorna del ritratto e di vignette sto- 
rielle disegnale dal pittore R. Focosi Ve 

STORIA DEL REAME DI NAPOLI DAL 1734 SINO AL 1828 
di PiETBo Colletta, opera che forma atretto seguito a quella 
del GiAKworiE. col ritratto dell'autore e vignetta disegnali dal 
pittore R- Focosi Voi. 






p 



CRONICHE STORICHE 

DI 

mUMì. miTEO E FILIPPO niLlNI 

i HIGUOK IKZIOn BIDOTIB 

COLI.' AIUTO DEI TESTI A PENNA 

C0RHEDAT8 

Il PI PREFIZIONB DEI PBOFESSORB ilCHElS SUTORIO 

DA NOTE FILOLOGICHE DI I. MOUTIBR 
E DA COPIOSE APPENDICI STORICO-GEOGRAFICHE 



^uxacoAtx Cjnetoftdf (mioàkujuxmU' 



MILAiNO 

PER BORKONI E SCOTTI 

IIPOGRAFI, LIBRAI K FOKOITORI DI CARATTI 

1848. 



- — i OoL^e Lìbi-artr* 
Juir 1, 1814. 
Bequeet of 



CRONICA 



DI 



LIBHO OTTAVO 



Qui comincia V ottavo libro. Conta come nella città di Firenze 
fu fatto il eecondo popolo, e pii^ grandi mutazioni che per ca- 
gione di quello furono poi in Firenze, eeguendo dell* altre no- 
vjtadi univenali che furono in que' tempi. 



CAPITOLO PRIMO. 



N, 



egli anni di Cristo 1292 in calen di Febbraio^ essendo la 
città di Firenze in grande e possente slato e felice in tutte co- 
se, e' cittadini di quella grassi e ricebi, e per sopercbio tran- 
quillo, il quale naturalmente genera superbia e novità, si erano 
i cittadini tra loro invidiosi e insuperbiti > e molti micidii e fe- 
dite e oltraggi facea Tuno cittadino all'altro^ e massimamente i 
nobili detti grandi e possenti, contra 1 popolani e impotenti, 
cosi in contado come in città , faceano forze e violenze nelle 
persone e ne* beni altrui , occupando. Per la qual cosa certi 
buoni uomini artefici e mercatanti di Firenze cbe yoleano bene 
vivere, si pensarono di mettere rimedio e riparo alla detta pe- 
stUenzia, e di ciò fu de'caporali intra gli altri uno valente uo- 
mo, antico e nobile popolano, e ricco e possente^ cb'avea nome 
Ciano della Bella, (a) del popolo di san Martino, con seguito 
e consiglio d' altri savi e possenti popolani. E faccendosi in 
Firenze (1) ordine d'arbitrato in correggere gli statuti e le no- 

(a) Vedi App«odice n.^ i* 

(i) Ordine d'arbiirato: ordine, o magistrato di arbitri, oioè, d'uonloi 
livelliti di potesti le^ ialiti ?«. Nel Vocabolario si tro?a questa voce ìa 



6 GIOVAMfl VILLANI 

stre leggi , siccome per gli nostri ordini consueto era di fare 
per antico, si ordinarono certe leggi e statuti molto forti e gra- 
vi contro a' grandi e possenti , che facessono forze o violenze 
contro a'popolani, raddoppiando le pene comuni diversamente^ 
e che fosse tenuto l'uno consorto de'grandi per l'altro e si pò- 
tessono provare i maliGcii per due testimoni di pubblica voce 

e fama, e che si ritrovassono le ragioni del comune; e quelle 
leggi chiamarono gli ordinamenti della giustizia. E acciocché 

fessone conservati e messi ad esecuzione , si ordinarono , che 
oltre al novero de'sei priori i quali governavano la citte, fosse 
uno gonfaloniere di giustizia di sesto in sesto^ mutando di due 
in due mesi come si fanno i priori , e sonando le campane a 
martello, e congregandosi il i>opo]o a dare il gonfalone della 
giustizia nella chiesa di san Piero Scheraggio^ che prima non 
s* usava. E ordinarono che niuno de' priori potesse essere di 
casa de'nobili detti grandi, che prima ve n'avea sovente de'buo- 
ni uomini mercatanti , tutto fessone de' potenti. E la 'nsegna 
del detto popolo e gonfalone fu ordinato il campo bianco e la 
croce vermiglia; e furono eletti mille cittadini partiti per sesti 
con certi banderai per contrade^ con cinquanta pedoni per ban- 
diera, i quali dovessono essere armati^ e ciascuno con soprasber- 
ga e scudo della 'nsegna della croce, e trarre ad ogni romore 
e richesta del gonfaloniere a casa o al palazzo de'priori, e per 
fare esecuzione contro a'grandi; e poi crebbe il numero de'pe- 
doni eletti in duemila, e poi in quattromila. £ simile ordine dì 
gente d* arme per lo popolo o colla detta insegna , s* ordinò in 
contado e distretto di Firenze^ che si chiamavano le leghe del 
popolo. E '1 primo de^detti gonfalonieri fa uno Baldo de'Ruf- 
foli (a) di porte del Duomo ; e al suo tempo usci fuori il gon- 
falone con arme a disfare i beni d'uno casato detti Galli di por- 
te sante Marie^ per uno micidio che uno di loro avea fatto nel 
reame di Francia nella persona d' uno popolano. Questa novità 
di popolo e mutazione di stato fu molto grande alla città di Fi- 
renze, e ebbe poi molte e diverse sequele in male e in bene del 

questo »ignifictto, ma sesia esempio. Neirediz. del Muratori, e in altre 
ancora , si trova invece ordine di arbitrio ^ e fu Teranente un arbitrio 
degli Editori il cambiar la vera e diritta voce per un altra , che non ai 
trova ìb alcnno dei baoni testi a penna da noi riscontrati* 
(o) Vedi Appendice n.^ a. 



LIBIO OTTAVO 7 

DOflro connine^ come innami per gli tempi faremo menzione. E 
tfuesta novità e cominciamento di popolo, non sarebbe venuta 
Ditta a'popolani per la potenzia de' grandi, se non fosse clie in 
qne' tempi i grandi di Firenze non furono tra loro in tante 
brighe e discordie, poich'e^guelfi tornarono in Firenze, com'e- 
rano allora ch'egli avea grande guerra tra gli Adimari e' To- 
aiDghi, e tra. i Rossi e' Tomaquinci, e tra i Bardi e' Mozzi, e 
tra i Gherardini e'Manieri^ e tra i Cavalcanti e'Bondelmonti, e 
Ira certi de'Bondelmonti e'GiandonaU, e tra'Visdomini e* Falco- 
nieri, e tra i Eostichi eToraboschi, e tra'Foraboschi e'Malispi- 
ni, e traTrescobaldi insieme, e tra la casa de' Donati interne, 
e più altri casati. 

CAPITOLO n. 

Come U popolo di Firetae feciono pace eo*PÌ9ami^ 
e molte altre notabili cote. 

L'anno seguente 1293, quegli che reggeano il popolo di Fi- 
mze per fortificare loro stato di popolo e (1) affiebolire il 
podere de* grandi e de'possenti, i quali molte volte accrescono 
e vivono delle guerre, richesti da'Pisani di pace , i quali pel* 
le guerre erano molto aflSeboliti e abbassati , il popolo di Fi- 
renze non guardando a ciò, alla detta pace assentirono, man- 
dandone 1 Pisani il conte Guido da Montefeltro loro capitano, 
e disfaccendo il castello del Pontadera , e avendo i Fiorentini 
Obera franchigia in Pisa, sanza pagare niente di loro merca- 
tanzie: e alla detta pace fìirono i Lucchesi e'Sanesi, e tutte le 
terre della lega di parte guelfa di Toscana. E nota, che in fino 
a questo tempo, e più addietro, era tanto il tranquillo stato di 
Firenze , che di notte non si serravano le porte alla città , né 
avea gabelle in Firenze; e per bisogno di moneta, per non fare 
libbra , si venderono mura vecchie , e' terreni d' entro e di 

(i) affiebolire: indebolire. L' origine di questo Tcrbo è dal franeeie 
affoihUr • È da notarti ehe gli antichi diuero indiitintanente affi^oUre^ 
mffiebolmre, infièhoUre^ e infiehotare ^ e talora posto il v inreee del è, 
come appunto oggidì noi adoperiamo. In alcune delle passate edisioni si 
trova quasi sempre Isfata ?ia questa f^ intioa^ e sostituitale la corri- 
Sfondente mdeiolire, ma ella si trofa In tntli i buoni lesti «ntidii. 



8 GIOTAKtri VILLANI 

fuori a chi v'era (1) accostato. E per l'ordine del popolo moHtf 
giuridizloni si racquistarono per lo comune , che Poggibonizzi 
si recò tutto all'obbedienza del comune, che avea giuridizione 
per se^ e Certaldo, e Gambassi, e Gatignano; e tolse^ a' Goni! 
la giuridizione di Ylesca e del Terralo^ e Gangherata, e Mon- 
cione , e Barbischio , e 'I castello di Lari , e casa Gnicciardi ; 
e in Mugello molte possessioni le quali aveano occupate i Gonti 
e gli Ubaldini^ e altri gentili uomini; e racquistossi lo spedale 
di san Sebio ch'era del comune, occupato per grandi uomini. 
E sopra queste cose fu caporale uno valente e leale popolane 
d' oltrarno chiamato Garuccio del Verro. Sicché nel comincia- 
mento del popolo si fece molto di bene comune^ e a ciascuno 
a cui fosse per addietro occupata possessione per gli potenti, 
di fatto fu renduta. In questo tempo che '1 popolo di Firenze 
era fiero e in caldo e signoria , essendo fatto in Firenze uno 
eccesso e maliflcio, e quello cotale che '1 fece si fuggi e stava 
nella terra di Prato , per lo comune di Firenze fu mandato a 
quello comune , che rimandasse io sbandito. Eglino per man- 
tenere loro libertà noi vollono fare : per la quale cosa il co- 
mune di Prato fu condannato per lo comune di Firenze in die'^ 
cimila libbre, e rendessono il malfattore, mandandovi uno mes* 
so solamente con una lettera. I Pratesi disubbidienti, si bandi 
r oste per guastare Prato ; e già mossa la camera dell' arme 
del comune , e le masnade a cavallo e a pie , i Pratesi reca- 
rono i danari , e menarono il malfattore , e pagarono la con- 
dannagione : e coal di fatto facea le cose \ acceso popolo di 
Firenze. 

CAPITOLO m. 

iy WM grande fuoco che fu in Firenze nella contrada 

di Toreicoda. 

Nel detto anno del 1293 s' apprese uno grande fuoco in Fi- 
renze nella contrada detta Toreicoda , tra san Piero maggiore 
e san Simone , e arsonvi più di trenta case con grande dam- 
maggio, ma non vi mori persona. E nel detto tempo si feciono 

(i) accostato: ficino, eonfintate. Anche questa foee è tUU tolta nelle 
stampe , sebbene si trovi in tnUi i migliori testi a penna. 



LltoRO OTTAVO 

interno a san Giovanni i pilastri de' gheroni di marmi bianchi 
e neri per l'arte dì Galimala, che prima era di macigni, e le- 
varsi tutti i monumenti e sepolture e arche di marmo ch'era* 
no intomo a san Giovanni, per più bellezza della chiesa. 

CAPITOLO IV. 

Come si cominciò la guerra intra *l re di Francia 

e quello d'Inghilterra. 

Nel detto anno 1293, avendo avuta battaglia e rut>eria in ma* 
re tra' Guasconi che erano uomini del re dlnghilterra, e'Nor- 
mandi che sono sotto il re di Francia, della quale i Normandi 
ebbono il peggiore, e vegnendosi a dolere deiringiuria e dam- 
maggio ricevuto da'Guasconi al loro re di Francia, lo re fece 
richiedere il re Adoardo d'Inghilterra (il quale per sorte tenea 
la Guascogna dovendone fare omaggio al re di Francia) che do- 
vesse far fare l'ammenda alle sue genti, e venire personalmen- 
te a fare omaggio della detta Guascogna al re dì Francia, e se 
ciò non facesse a certo termine a lui dato, il re di Francia col 
suo consìglio de' dodici (1) peri il privava del ducato di Gua- 
scogna* Per la qual cosa il re Adoardo il quale era di grande 
cuore e prodezza, e per suo senno e valore fatte di grandi co 
se oltremare e di qua^ isdegnò di non volere fare personalmen- 
te il detto omaggio, ma mandò in Francia messer Amondo suo 
fratello che facesse per lui^ e soddisfacesse il dammaggio rice- 
vuto per la gente del re di Francia. Ma per l'orgoglio e cuvi- 
digia de'Franceschi, il re Filippo di Francia noi volle accettare, 
per avere cagione di torre al re d' Inghilterra la Guascogna , 
lungamente (:2) conceputa e desiderata. Per la qual cosa si co* 

(i) perì: nome di una dignità del regno di Francia: oggi si dice comu- 
nemente pari; ma la vera e buona antica scrittura è perì, che imita la 
pronunzia della Toce francese pair da cui deriva. In alcuni testi a penna 
dei meno antichi, e in alcune editioni , si legge padri I Deputati alia 
correaione del Decamerone ti tono a ragione doluti di questo arbitrio 
presosi da qualche copista, e seguito dai trascurali editori. Ma se si afes- 
acro ogni volta a ripetere i nostri giusti lamenti contro a si fatte li- 
cenze, non vi sarebbe mal da Bnirla. 

(a) conceputa: equivale a dire: sulla quale atfeva conceputo dff ditegnù 
Cosi, senza nessuno aggiunto, il o. Autore adoperò il vcrba eonoepere, o 

Gio. ViUani T. IL 2 



lo GIOVANNI VILtAXt 

minció dura e aspra guerra traTranceschi e gl'Inghilesi in terra 
e in mare, onde molta gente morirono, e furono presi e diser- 
ti dairuna parte e dalPaltra, come innanzi per gli tempi fare- 
mo menzione. E '1 segnente anno il re Filippo di Francia man- 
dò in Guascogna messer Carlo di Valos suo fratello con grande 
cavalleria, e prese Bordello e molte terre e castella sopra il re 
d' Inghilterra , e in mare mise grande navilio in corso sopra 
glMnghilesi. 

CAPITOLO V. 

Come fu eletto e fatto papa Celestino quinto , te come rifiutò 

il papato. 

Negli anni di Cristo 1294 del mese di Luglio, essendo stata 
Vacata la Chiesa di Roma dopo la morte di papa Niccola d'A- 
scoli più di due anni, per discordia de' cardinali ch'erano par« 
itti, e ciascuna setta volea papa uno di loro , essendo i cardi-* 
nati in Perugia, e costretti aspramente da'Perugini perchè elcg- 
gessono papa. Come piacque a Dio, furono in concordia di non 
chiamare ninno di loro collegio , e clessono uno santo uomo , 
ch'avea nome frale Piero dal Morrone d'Abruzzi. Questi era ro* 
mito e d*aspra vita e penitenzia , e per lasciare ta vanità del 
mondo, ordinati più santi monisteri di suo ordine, si se n'andò 
n fare penitenzia nella montagna del Morrone , la quale è so* 
pra Sermona. Questi eletto e fatto x^nire e coronato papa, per 
riformare la Chiesa fece di Settembre vegnente dodici cardina-^ 
li, grande parte oltramontani, a petizione e per consiglio del re 
Carlo re di Cicilia e di Puglia : e ciò fatto n' andò colla corte 
^ Napoli, il quale dal re Carlo fu ricevuto graziosamente e con 
grande onore : ma perchè egli era semplice e non litterato , e 
delle pompe de! mondo non si travagliava volentieri , i cardi'^ 
Hall il pregiavano poco, e parca loro che a utile e stato della 
Chiesa avere fa^a mala elezione. 11 dello santo padre avveg^ 
gendosi di ciò, e non sentendosi sollìciente al governa mento del- 
la Chiesa, come quegli che più amava di servire a Dio e l'uti- 

ctmcepire in qaetto ttetto tignifieato nel lib. VII. cap. itio: era conee^ 
puto per t mreip9teavo di Pitm e suoi seguaci ^ di eaccicrt di Pisa il 



I.IBRO OTTATO ti 

le di sua anima che l'onore mondano, cercava ogfni via come 
potesse rinunziare il papato. Intra gli altri cardinali della corte 
era uno messer Benedetto Guatani d' Alagna molto savio di scrit-^ 
tura, e delle cose del mondo molto pratico e sagace , il quale 
aveva grande volontà di pervenire alla dignità papale, e quella 
con ordine avea cercato e procacciato col re Carlo e co'cardi- 
nali, e già aveva da loro la promessa , la quale poi gli venne 
fatta. Questi si mise dinanzi al santo padre , sentendo eh' egli 
avea voglia di rinunziare il papato, ch'egli facesse una nuova 
decretale, che per utilità della sua anima ciascuno papa potes-* 
se il papato rinunziare , mostrandogli 1' esemplo di santo Cle 
mente , che quando santo Pietro venne a morte^ lasciò eh' ap 
presso lui fosse papa; e quegli per utile di sua anima non voi 
le essere, e fu in luogo di lui in prima santo Lino, e poi san 
to Cleto papa: e cosi come il consigliò il detto cardinale, fece 
papa Celestino il detto decreto; e ciò fatto, il di di santa Luci» 
di Dicembre vegnente, fatto concestoro di tutti i cardinali , in 
loro presenza si trasse la corona e il manto papale, e rinunziò 
il papato, e partissi d^la corte, e tornossi ad essere eremita, e 
a fare sua penitenzia. E cosi regnò nel pnpato cinque mesi e 
nove di papa Celestino. Ma poi il suo successore messer Bene- 
detto Guatani detto di sopra (il quale to poi papa Bonifazio) si 
dice, e fu vero, il fece prendere alla montagna di santo Angio- 
lo in Puglia di sopra a Bastia, ove s'era ridotto a fare peniten- 
zia, e chi dice ne voleva ire in Schiavonia, e privatamente nel 
la rocca di Fummone in Campagna il fece tenere in cortese 
pregione, acciocché lui vivendo non si potesse apporre alla sua 
lezione, perocché molti cristiani teneano Celestino per diritto 
e vero papa, non ostante la sua renun^azione, opponendo che 
si fatta dignità, come il papato, per ninno decreto non si potoft 
rinunziare, e perché santo Clemente rifiutasse la prima volta lì 
papato, i fedeli il pure teneano per padre, e convenne poi che 
pur fosse papa dopo santo Cleto. Ma ritenuto preso Celestino i, 
come avemo detto, in Fummone, nel detto luogo poco vi vette; 
e quivi morto , fu seppellito in una piccola chiesa di fuori di 
Fummone dell'ordine de'siioi tvaiì poveramente, e messo setter* 
ra più di dieci braccia, acciocché '1 suo corpo non si ritrovasi 
se. Ma alla sua vita, e dopo la sua morte, fece Iddio molti mi* 
racoli per lui, onde molta gente avcano in lui grande devazlo<« 
ne: e poi a certo tempo appresso dalla Chiesa di Roma, e d« 



iS GIOVANNI VILLANI 

papa Gtovanni vi^simosecondo fu canoiìiz3eato, e chiamato saa- 
lo Piero di Morrone^ come innanzi al detto tempo faremo men- 
lione* 

CAPITOLO VI. 

Come fu eletto e fatto papa Bonifazio ottavo. 

Nel detto anno 1294, raesser Benedetto Guatani cardinale, a- 
vendo per suo senno e sagacità adoperato che papa Celestino 
avea rifiutato il papato, come addietro nel passato capitolo a- 
vemo fatta menzione , segui la sua impresa , e tanto adoperò 
co'cardinali e col procaccio del re Carlo, il quale avea rami- 
ate dì molti cardinali , spezialmente de' dodici nuovi eletti per 
Celestino, e stando in questa cerca , una sera di notte iscono^ 
aciuto con poca compagnia andò al re Carlo, e dissegli: Re, il 
tuo papa Celestino T ha voluto e potuto servire nella tua guerra 
di Cicilia y ma non ha saputo ; ma se tu adoperi co* tuoi amici 
cardinali che io sia eletto papa , io saprò , e vorrò , e potrò ; 
promettendogli per sua fede e saramento di mettervi tutto il 
podere della Chiesa. Allora lo re fidandosi di lui , gli promise 
e ordinò co'suoi dodici cardinali che gli dessero le loro boci : 
ed essendo air elezione mcsser Matteo Rosso e messer Iacopo 
della Colonna, ch'erano capo delle sette de*cardinali, s'accorso- 
no di ciò, e incontauente gli diedono le loro , ma prima mes- 
ser Matteo Rosso Orsini; e per questo modo fu eletto papa nella 
città di Napoli, la vilia della natività di Cristo del detto anno; 
e incontanente che fu eletto si volle partire di Napoli colla 
corte, e venne a Roma , e là si fece coronare con grande so- 
lennità e onore in mezzo Gennaio. E ciò fatto, la prima prov- 
visione che fece , sentendo che grande guerra era cominciata 
tra '1 re Filippo di Francia e '1 re Adoardo d'Inghilterra per la 
quistione di Guascogna, si mandò oltre i monti due legati car- 
dinali, perchè gli pacificassono insieme, ma poco v'adoperaro- 
no, eh* e'detti signori rimasene in maggiore guerra che di pri- 
ma. Questo papa Bonifazio fu della città d*Alagna, assai genti- 
le nomo di sua terra, figliuolo di messer Lifredi Guatani, e di 
sua nazione ghibellino, e mentre fu cardinale protettore di loro, 
gpezialmente de*Todini; ma poi che fu fatto papa molto si fece 
guelfo^ e molto fece per lo re Carlo nella guerra di Cicilia, con 



LIBBO OTTAVO i3 

'tutto che per molti savii si disse, ch'egli fu partitore della par- 
te guelfa, sotto Tomhra dì mostrarsi molto guelfo, come innan- 
zi ne' suoi processi manifestamente si potrà comprendere , per 
chi fia buono intenditore. Molto fu magnanimo e signorile , e 
ToUe molto onore , e seppe bene mantenere e avanzare le ra- 
gioni della Chiesa , e per lo suo savere e podere molto fu ri- 
dottato e temuto; pecunioso fu molto per aggrandire la Chiesa 
e'suoi parenti , non faccendo coscienza di guadagno , che tutto 
dicea gli era licito quello ch'era della Chiesa. E come fu fatto 
papa annullò tutte le grazie de'vacanti fatte per papa Celestino, 
chi non avesse la possessione; e fece fare il nipote al re Carlo 
conte di Caserta, e due figliuoli del detto suo nipote, Tuno con- 
te di Fondi e l'altro conte di Palazzo. Comperò il castello del- 
le milizie di Roma, che fu il palazzo d'Ottaviano imperadore , 
e quello crescere e reedidcare con grande spendio, e altre for- 
ti e belle castella in Campagna e in Maremma. E sempre la 
sua stanza fu il verno in Roma , e la state e la primavera in 
Rieti e Orbivieto , ma poi il più in Alagua per aggrandire la 
sua cittade. Lasceremo alquanto di dire del detto papa, seguen- 
do di tempo in tempo delle novità dell'altre parti del mondo, 
e massimamente di quelle di Firenze^ onde molto ne cresce ma- 
teria. 

CAPITOLO vn. 

Q%ìkando si cominciò a fondare la nuova chiesa di santa Croce 

di Firenze. 

Negli anni di Cristo 1294 il di di santa Croce di Maggio, si 
fondò la grande chiesa nuova de' frati minori di Firenze detta 
santa Croce, e alla consegrazione della prima pietra che si mi- 
se ne*fondamenti, vi furono molti vescovi e prelati e cherici e 
religiosi, e la podestà e '1 capitano e' priori, e tutta la buona 
gente di Firenze uomini e donne con grande festa e solennita- 
de. E cominciarsi fondamenti prima dalla parte di dietro ove 
sono le cappelle, perocché prima v^era la chiesa vecchia, e ri- 
mase air uficio de' frati infino che furono murate le cappello 
nuove. 



14 GlOT^NKI VILLjIIVI 

CAPITOLO Vili. 

Come fu caeciato di Firenze il grande popolare Gian^ 

della Bella. 

Nel detto anno 1294 del mese di Gennaio , essendo di nuovo 
eiitrato in signoria della podesteria di Firenze messer Giovan- 
ni da Lucìdo da Como, avendo dinanzi uno processo d*uDa ac- 
cusa contra a messer Corso de* Donati, nobile e possente citta- 
dino de'più dì Firenze , per cagione che '1 detto messer Corso 
doveva avere morto uno popolano, famigliare di messer Simo- 
ne Galastrone suo consorto, a una mischia e fedite le quali a- 
veano avute insieme , e quello famigliare era stato morto ; on- 
de messer Corso Donati era andato dinanzi con sicurtà della 
detta podestà, a'prieghi d^amici e signori, onde il popolo di Fi*- 
renze attendea che la detta podestà il condannasse ; e già era 
tratto fuori il gonfalone della giustizia per fare Tesecuzione, e 
egli 1* assolvette ; per la qual cosa in sul palagio della podestà 
letta la detta prosciogHgione, e condannato messer Simone Ga•^ 
lastrone delle fedite, il popolo minuto gridò: m%ioia la podestà^ 
e uscendo a corsa di palagio, gridando, airarme all^arme, e vita 
il popolo^ gran parte del popolo fu in arme, e spezialmente il 
popolo minuto , e trassono a casa Giano della Ik'lla loro capo- 
rale, e egli, si dice, gli mandò col suo fratello al palagio de'prio-^ 
ri a seguire il gonfòlonicre della giustizia; ma ciò non feciouo 
anzi vennero pure al palagio della podestà, il qua!e popolo a 
furore con arme e balestra assalirò il detto palagio , e misono 
fuoco nelle porte e arsoule , e entrarono dentro , e presono e 
rubarono la detta podestà e sua famiglia vituperosamente Ma 
messer Corso per tema di sua persona si fuggi di palagio di 
tetto in tetto, ch'allora non era cosi muralo; la qiiale furia a'prio^ 
ri oh*erano assai vicini al palagio della podestà dispiacque, ma 
per lo isfrenato popolo noi poterono riparare. Ma racquetato il 
remore , alquanti di appresso i grandi uomini che non dormi- 
vano in pensare d' abbattere Giano della Bello , imperciocché 
egli era stato de'caporali e cominciatorì degli ordini della giù-* 
^tizia, e oltre a ciò per abbassare i grandi, volle torre a'capi- 
tani di parte guelfa il suggello e *1 mobile della parte, ch'era 
a$6ai, e recarlo in comune , uou perch'egli non fosse guelfa o 



LTlmO OTTAVO tS 

flì nazione guelfo, ma per abbassare la potenzia de^ grandi, i 
quali grandi vedendosi cosi trattare s' accostarono in setta col 
^consiglio del collegio de'giudici e de'notari, i quali si teneano 
cavati da lui , come addietro facemtido menzione , e con altri 
popolani grassi, amici e parenti de' grandi ^ che non amavano 
che Giano della Bella fosse tn comune maggiore di loro, ordi- 
narono di fare uno gagliardo uficio de'priori, e venne loro fat^ 
lo, e trassesì fuori prima che '1 tempo usato. E ciò fatto, come 
furono airufìcio, si ordinarono col capitano del popolo, e fecio'» 
no formare una notiGcagione e inquisizione contro al detto Gia-^ 
Ho della Bella e altri suoi consorti e seguìaci , e di quegli che 
furono caporali a mettere fnoco nel palagio, opponendo com'è* 
glino aveàno messa la terra a romore, e turbato il j^aclfico sta- 
to, e assalito la podestà contro agli ordini della giustizia \ per 
la qual cosa il popolo minuto molto si conturbò, e andavano a 
casa Giano della Bella , e profTereangli d' essere con lui in ar- 
me a difenderlo, o combattere la terra. E il suo fratello trasse 
In Orto san Michele uno gonfalone dell* arme del popolo : ma 
Giano ch'era uno savio uomo, se non ch'era alquanto prestm* 
tuoso, veggendosi tradito e ingannato da coloro medesimi ch'e^ 
rano stati con lui a fare il popolo, e veggendo che la loro for* 
ta con quella de^'grandi era molto possente, e gi^ raunati a ca- 
sa i priori armati, non si volle mettere alla ventura della bat^ 
taglia cittadinesca , e per non guastare la terra , e per tema 
di gtia persona non volle ire dinanzi, ma cessossi, e parti di 
Firenze a di 5 di Marzo, sperando che '1 popolo il rimetterei)^ 
be ancora in istato; onde per la detta accusa ovvero notifica- 
gione , fu per contumace condannato neMa persona e isbandi- 
to, e in esilio mori In Francia (ch'aveva a fare di là, ed era 
compagno de' Pazzi) e tutti i suoi beni disfatti, e certi altri 
popolani accusati con lui; onde dì lui fu grande danro alla no- 
stra cittade, e massimamente al popolo, perocch'egli era il più 
leale e diritto popolano e amatore del bene comune che uomo 
di Firenze, e quegli che mettea in comune e non ne traeva. Era 
presuntuoso e volea le sue vendette fare, e fecene alcuna centra 
gli Abati suoi vicini, col braccio del comune, e forse per gU 
detti peccati fu per le sue medesime leggi fatte, a torto e sanza 
colpa da'non giusti giudicato. E nota, che questo t> grande esem* 
pio a que'cittadini che sono a venire, di guardarsi dì non voler© 
essere signori di loro cittadini nò troppo presuntuosi , ma stare 



f6 GIOVANNI VILLANI 

contenti alla comune cittadinanza, che quegli medesimi che Ta- 
veano aiutato a farlo grande, per invidia il tradiranno e pense- 
ranno d'abbattere; e se n'è veduta isperienza vera in Firenze 
per antico e per novello, che chiunque s'è fatto caporale di po- 
polo o d'università è stato abbattuto; perocché lo ingrato popo- 
lo mai non rende altri meriti. Di questa novitade ebbe grande 
turbazione e mutazione il popolo e la cittade di Firenze, e d'al- 
lora innanzi gli artefici e* popolani minuti poco podere ebbono 
in comune, ma rimase al governo de'popolani grassi e possenti. 

CAPITOLO IX. 

Quando si cominciò a fondare la chiesa maggiore 

di santa Reparata. 

Nel detto anno 1294^ essendo la città di Firenze in assai tran-* 
quillo stato, essendo passate le fortune del popolo per le novità 
di Giano della Bella , i cittadini s' accordarono di rinnovare la 
chiesa maggiore di Firenze, la quale era molto di grossa forma 
e piccola a comparazione di si fatta cittade, e ordinaro di ere- 
scerla e di trarla addietro, e di farla tutta di marmi e con figu- 
re intagliate. E fondossi con grande solennitade il di di santa 
Maria di Settembre^ per lo legato del papa cardinale e più ve- 
scovi^ e fuvvi la podestà e '1 capitano e' priori, e tutte T ordini 
delle signorie di Firenze , e consagrossi ad onore di Dio e di 
santa Maria , nominandola santa Maria del Fiore , (a) con tutto 
che mai non le si mutò il primo nome per V universo popolo , 
santa Reparata. E ordinossi per lo comune alla fabbrica e lavo- 
rio della detta chiesa^ una gabella di danari quattro per libbra 
di ciò che usciva dalla camera del comune , e soldi due 
per capo d'uomo; e il legato e' vescovi vi lasciarono grandi in- 
dulgenze e pcrdonanzc, a chi vi facesse aiuto e limosina. 

(a) Vcfii Appendice n.** 3. 



LIBRO OTTAVO 17 

CAPITOLO X. 

Come messer Gianni di Celona venne in Toscana vicario d*imperio. 

Nel detto anno 1294, uno valente e gentile uomo della casa 
del conte di Borgogna , che si chiamava messer Gianni dì Ge^ 
Iona, a sommossa della parte ghibellina di Toscana e col loro 
favore, impetrò da Alberto d'Osterich re de'Homani d'essere vi- 
cario d' imperio in Toscana ; e ciò fatto passò in Italia con 
cinquecento Borgognoni e Tedeschi a cavallo ; e arrivò nella 
città d'Arezzo^ e in quella con gli Aretini e RomagnuoU e ri- 
belli di Firenze, cominciò a fare guerra a'Fiorentini e' Sanes!^ 
e stette bene uno anno. Alla fine non piacendo a' ghibellini 
perch' era di lingua francesca , furono in sospetto di lui : per 
la qual cosa poi per procaccio di papa Bonifazio^ a petizione 
del comune di Firenze e de'guelfi di Toscana, per accordo si 
parti con sua gente , e tornossi in Borgogna V anno 1295 , ed 
ebbe dal comune di Firenze trentamila fiorini d'oro, e simile 
per rata dall' altre terre guelfe di Toscana per mandarlo via. 

Nel detto anno 1294 mori in Firenze uno valente cittadino 
il quale ebbe nome ser Brunetto Latini , (a) il quale fu gran 
filosofo , e fu sommo maestro in rettQrìca , tanto in l)ene sa* 
pere dire come in bene dittare. £ fu quegli che spuose la 
Rettorica di Tullio, e fece il buono e utile libro detto Tesoro, 
e il Tesoretto, e la chiave del Tesoro, e più altri libri in fi- 
losofia, e de'vizi e di virtù, e fu dittatore del nostro comune. 
Fu mondano uomo , ma di lui avemo fatta menzione , peroc* 
eh' egli fu cominciatore e maestro in digrossare i Fiorentini , 
e farli scorti in bene parlare, e in sapere guidare e reggere 
la nostra repubblica secondo la politica. 

CAPITOLO XI. 

Come fu canonizzato santo Luis re che fu di Francia» 

Nel detto anno 1294, papa Bonifazio co'suoi frati cardinali 
nella città d'Orbivieto canonizzò la memoria del buono Luis re 

(a) Vedi Appendice n.^ 4* 

Cto. Villani T. IL 3 



18 €IOVA5M VILLANI 

(lì Fr«incìa ^ il quale mori per la cristianitade sopra la cittì 
di Tunisi, trovando per vere testimonianze di lui sante opere 
alla sua vita e alla sua fine , e avendo Iddio mostrati di lui 
aperti miracoli. 

CAPITOLO xn. 

Come % grandi di Firenze misono la città a romore 

per rompere ii popolo. 

A di 6 del mese di Luglio Tanno 1295, i grandi e possenti 
della città di Firenze vergendosi forte gravati di nuovi ordi- 
ni della giustizia fatti per lo popolo, e massimamente di quello 
ordine che dice, che l'uno consorto sia tenuto per V alt^o , e 
che la prova della piuvica fama fosse per due testimoni ; e 
avendo in sul priorato di loro amici, si procacciarono di rom- 
pere gli ordini del popolo. E prima si si paciflcarono insieme 
di grandi nimistà tra loro, spezialmente tra gli Adimari e*To- 
singhi, e tra'Mozzi e^Bardi; e ciò fatto, feciono a certo di or- 
dinato raunata di gente, e richiesono i priori eh' e' detti capi- 
toli fossono corretti, onde nella città di Firenze fu tutta gente 
a romore e all'arme, i grandi per se a cavalli coverti, e con 
loro seguito di contadini e d* altri masnadieri a pi(V in grande 
quantità; e schierarsi parte di loro nella piazza di santo Gio- 
vanni, ond' ebbe la 'nsegna reale messer Forese degli Adimari ; 
parte di loro alla piazza a ponte, ond'ebbe la 'nsegna messer 
Vanni Mozzi; e parte in Mercato nuovo, ond^ebbe la 'nsegna 
messer Gerì Spini, per volere correre la terra. I popolani s'ar- 
marono tutti co' loro ordini e insegne e bandiere, e furono in 
grande numero, e asserragliarono le vie della città in più parti, 
perchè i cavalieri non potessono correre la terra, e raunarsi al 
palagio della podestà e a casa de'priori, che stavano allora nella 
casa de'Cerchi dietro a san Brocolo; e trovossi il popolo si pos- 
sente, e ordinati di forza e d'arme e di gente, e diedono com- 
pagnia a*priori, perch^erano sospetti, de'maggiori e de'più pos- 
senti e savi e popolani di Firenze, uno per sesto. Per la qual 
cosa i grandi non ebbono ninna forza né podere contra loro, 
ma il popolo avrebbe potuto vincere i grandi, ma per lo migliore 
e per non fare battaglia cittadinesca , avendo alcuno mezzo di 
ifirati di buona gente dall'una parte all'altra, ciascuna parte si 



tlBRO OTTAVO 19 

dbannó ^ e là cittade si racquetò , saoza altra norité , rim»* 
gBendo il popolo in suo stato e signoria ^ salvo che dove la 
prova della piuvica fama era per due testimoni , si mise Tos- 
sono per tre, e ciò ledono i priori contra volontà de'popolani, 
ma poco appresso si rivocò e tornò al primo stato. Ma pur 
questa novi late fu la radice e cominciamento dello sconcio e 
male stato della città di Firenze che ne segui appresso , cho 
da indi innanzi i grandi mai non finarono di cercare modo 
d'abbattere il popolo a loro podere, e'caporali del popolo cer- 
carono ogni via di fortificare il popolo e d'abbassare i grandi, 
fortificando gli ordini della giustizia; e feciono torre a' grandi 
le loro balestra grosse , e comperate per lo comune ; e molti 
casati che non erano tiranni e di non grande podere, tnassono 
del numero de' grandi e misMio nel popolo, per iscemare il 
podere de' grandi e crescere quello del popolo. £ quando i 
detti priori uscirono dello uficio , fur loro picchiate le cavi- 
glie dietro e giltali de' sassi, perch' erano stati consenzienti a 
lavorare i grandi ; e per questo romore e novitadi si mutò 
nuovo stato di popolo in Firenze , onde furono capo Mancini , 
e Magalotti , Altoviti ;, Peruzzi , Acciaioli , e Cerretani , e più 
altri. 

CAPITOLO xm. 

Com9 lo r# Cario fiee pace col re Giamo d*Àruona^ 

Negli anni di Cristo 1295 mori il re Anfus d' Araona , per 
la cui morte don Giamo suo fratello, il quale s*avea Mìo co- 
ronare e tenea V isola di Gcilia , cercò sua pace colla Chiesa 
e col re Carlo, e per mano di papa Bonifazio si fece in questo 
modo; che '1 detto don Giamo togliesse per moglie la figliuola 
del re Carlo, e rifiutasse la signoria di Cicilia^ e lasciasse gli 
stadichi che '1 re Carlo avea lasciati in Araona, ciò erano Ru- 
berto e Ramondo e Giovanni suoi figliuoli con altri baroni e 
cavalieri provenzali; e '1 papa col re Carlo promise di Ihre 
rinunziare Carlo di Valos, fratello de! re di Francia, il privi- 
legio che papa Martino quarto gli avea f^tto del reame d*Arao- 
na , e perchè a ciò consentisse , gli die il re Carlo la contea 
d'Angiò e la figliuola per moglie. E per ciò fornire andò 11 re 
Carlo in Francia in persona^ e lui tornando coli' accordo faitu 



:|^ «lOfAirifl VILLANI 

a ^^^* ^ai»>à Ì^ìmII> i quali avea diliberi di pregione , si passò 
^ iKk ^'^tó ^ Firenze , nella quale era già venuto da Napoli 
^"C tS^w^flfeà incontro Carlo Martello suo figliuolo re d' Unghe- 
\^ X ♦ <^ii iwa compagnia duecento cavalieri a sproni d' oro 9 
ytiWNT^njffhl » e Provenzali , e del Regno 9 tutti giovani 9 vestiti 
wl f^ figlila (t) partita di scarlatto e verde bruno, e tutti con 
«èlk^ d* una (2) assisa a palafreno rilevate d'ariento e d' oro , 
c^rarme a quartieri a gigli ad oro^ e accerchiata rosso e d'ar- 
K«^lcs cioè l'arme d'Ungheria, che parca la più nobile e ricca 
compagnia che anche avesse uno giovane re con seco. E in Fi- 
renze, stette più di venti di, attendendo il re suo padre e'fra- 
telli, e da'Fiorentini gli fu fatto grande onore, ed egli mostrò 
grande amore a' Fiorentini, ond'ebbe molto la grazia di tutti. 
£ venuto il re Carlo, e Ruberto, e Ramondo, e Giovanni suoi 
figliuoli in Firenze col marchese di Monferrato ( che dovea 
avere per moglie la figliuola del re ) fatti in Firenze più ca- 
valieri, e ricevuto molto onore e presenti da'Fiorentini , il re 
con tutti i figliuoli si tornò a corte di papa e poi a Napoli. 
E ciò fatto , e messo a seguizìone per lo papa e per lo re 
Carlo tutto il contratto della pace , don Giamo si parti di Ci- 
cilia e andossene in Araona, e del reame si foce coronare; ma 
di cui si fosse la colpa, o del papa o di don Giamo, il re Carlo 
si trovò ingannato , che dove lo re Carlo si credette riavere 
l'isola di Cicilia a queto , partitosene don Giamo, Federigo se- 
guente suo fratello vi rimase signore, (a) e a' Cìciliani se ne 
fece coronare centra volontà della Chiesa dal vescovo di Ce fa- 
Ionia , onde il papa mostrò grande turba/ione contro al re 
d' Araona e Federigo suo fratello , e fecelo citare a corte , 11 
quale re Giamo vi venne Tanno appresso, come innanzi faremo 
menzione. 



(i) partita: lo tteito ohe assisa, 

(3) assisa: divisa, livrea, montura da soldati ; e in questo senso è da 
osarsi tuttora sali' esempio dell'Ariosto e del Tasvo, per tacer d'altri 
moderni che l'adoperarono. Vuol anche signBcare imposta e trihuto, co- 
ine nel cap. Sa di questo medesimo libro, e allora viene da assis, cioè 
pecunia quae in uectigal penditur . Il Du^Fresne ha trattato assai lun- 
gamente questo articolo. 

(a) Vedi Appendice n.® 5. 



IIBBO OTTAVO 91 

CAPITOLO XIV. 

Come la parte guelfa furono per forza eaeciaii di Genova, t 

Nel detto anno si cominciógrande guerra tra'cittadini di Ge^ 
nora tra la parte guelfa ond'erano capo i Grimaldi^ e la parte 
ghibellina ond'eran capo gli Orli e Spinoli; e ciò parve che si 
scoprisse per invidia tra loro , e per la signorìa della terra : 
che la state medesima aveano fatta la più grande e la più rie* 
ca armata in mare sopra i Veneziani che mai facesse comune, 
che più di centosessanta galee furono, sanza gli altri legni gros- 
si e sottili, che furono più di cento, e ciascuna parte e casato 
armando a gara Tuno dell'altro si sforzare; e allora fu Genova 
e '1 suo podere nel maggiore eolmo ch'éllajTpsse mai^ che poi 
sempre vennono calando. E parve che in Quello stuolo si co- 
minciasse la discordia, che non passarono più innanzi che Mes- 
sina, ch*aveano ordinato d'andare infino a Vinegia: e tornati a 
Genova cominciarono tra loro battaglia cittadinesca , la quale 
darò da cinquanta di , saettandosi e combattendosi di di e di' 
notte , onde molti ne morirò d'una parte e d'altra^ e in più' 
parti della città misono fuoco, e arse la Riva quasi tutta, e la 
chiesa maggiore di santo Lorenzo, e più case e palazzi. Alla 
fine quegli di casa d'Oria, e gli Spinoli , e loro seguaci, sotto 
trattato di triegua si fornirono di molta gente nuova di Lom-> 
bardia e della Riviera^ e trovarsi si forti, che per forza ne càc* 
ciarono i Grimaldi e' loro seguaci guelfi : e ciò fu di Gennaio 
nel 1295. 

CAPITOLO XV. 

De' fatti de' Tartari di Persia. 

Nel detto anno essendo imperadore de'Tartari di Persia e del 
Turìgi Baido cane, fratello che fu di Argon cane, onde addie- 
tro in alcuna parte facemmo menzione, e se Argon amò i cri^ 
i^iani^ questo Baido fu cristianissimo e nimico de'saracini; per 
la qual cosa i saracini di suo paese con certi signori de'Tarta- 
ri, feciono con ispendio e gran promesse, che Cassano suo ni- 
pote e figliuolo che fu d'Argon, si rubellò da lui , e venne in 



22 GIOVANNI VlLLilNI 

campo con grande oste di Tartari e saracini contro a lui ptr 
combattere. Baldo vergendosi da gran parte de'suoi tradito, si 
mise a fuggire, il quale da Cassano fu seguito , e sconfitto , e 
morto. E '1 detto Cassano latto signore c(^ forza de* saracini, 
come detto avemo^ incontanente mutò condizione , e come pri- 
ma avea amati i saracini e odiati i crisliaid ^ cosi mppitsso fo 
nimico de*saracini e amico de'cristiani, e cerasse tatti c<doro 
che l'aveano consigliato di fare male a'crìaliani, e appresso fe- 
ce molto di bene per la cristianità per racquistaré la terra san* 
ta, come innanzi al tempo faremo menzione. 

CAPITOLO XVI- 

C^m9 Maghinardo da Sminana sconfisse i Bolognesi , 

e prese la città d'ImK^a» 

Negli anni di Cristo 1296 in caien d*ApriIe , Maghinardo da 
Susinana, onde addietro facemmo menzione, avendo guerra colBo- 
lognesi per cagione della presa di Porli e d'altre terre di Ro- 
magna , onde i Bolognesi aveano la signoria , e fatta lega col 
marchese Azzo da Ferrara , il quale simigliante avea guerra 
eo'Bolognesi, coll'aiuto di sua gente e de^ghibelHni di Romagna, 
vegnendo con oste sopra la città d' Imola oy' erano i Bolognesi 
con loro forza , combattendo eoo loro gli sconfisse con grando 
danno de^presi e de* morti, e prese la detta città d* Imola eoo 
molti Bolognesi che v'erano dentro^ 

CAPITOLO xvn. 

Come il popolo di Firenze fece fUre la terra di castello Sangiovanm 

e Castelfranco in Yaldarno^ 

Nel detto anno essendo il comune e popolo di Firenze in as- 
sai buono e felice stato, con tatto che i grandi avessono inco- 
minciato a contradire il popolo , come detto avemo , il popolo 
per meglio fortificarsi in contado, e scemare la forza de'nobili 
e de' potenti del contado , e spezialmente quella de' Pazzi di 
Valdamo e degli libertini ch'erano ghibellini, si ordinò che nel 
nostro Valdamo di sopra si facessono due grandi terre e caste!- 
Ui l'uno era tra Fegghine e Uontevarchi , e puosesi nome e»- 



LIBRO OTTAVO 23 

Otello Sangiovanni, (a) Taltro in casa liberti allo ''ncontro pas- 
sato TArno, e puosonglf Bome Castelfranco , e francarono tutti 
gli abitanti de'detti castelli per dieci anni d'ogni (i) fazione e 
spese di comune, onde molti fedeli deTazzi e libertini^ e que- 
gli da' Ricasoli, e de'Conti, ed altri nobili, per esser franchi si 
feciono terrazzani de' detti castelli ; per la qual cosa in poco 
tempo crebbono e multiplicaro assai^ e fecionsi buone e grosse 
terre. 

CAPITOLO xvm. 

CótM fo re Giamo d'Araona vennt a Roma , e papa Bonifazio 

gli priviltgiò Virola di Sardigna\ 

Nel detto anno alla richiesta di papa Bonifazio il re Giamo 
d'Araona Tenne a Roma al detto papa , e menò seco la reina 
Costanza sua madre e figlinola che fu del re Manfredi^ e mes- 
ser Ruggeri di Loria suo ammiraglio, acquali il papa fece gran- 
de onore e ricomunicolli; e 'l detto re Giamo si scusò della 'm- 
presa che don Federigo suo fratello avea fatta della signoria di 
Cicilia, come non era (2) essuta di sua saputa né di suo con- 
sentimento^ giurando in mano del papa in presenza del re Car- 
lo , che a richiesta del re Carlo e^ sarebbe personalmente con 
sua gente e forza contro a don Federigo suo fratello, ad aiu- 
tare racquistare l'isola di Cicilia; e simile promessa e saramen- 
to fece fare a messer Ruggeri di Loria suo ammiraglio. Per la 
qual cosa il papa fece il detto re Giamo ammiraglio e gonfalo- 
niere della Chiesa in mare, quando si facesse il passaggio d^ol- 
tremare, e priTilegiollo del reame dell'isola di Sardigna, con- 
quistandolo sopra i Pisani o chi v'avesse signorìa; e fece il det- 
to papa che '1 re Carlo perdonò ogni offesa ricevuta da messer 
Ruggeri di Loria , e fecelo suo ammiraglio ; la qual cosa sap- 
piendo don Federigo, gli tolse tutte sue rendite e onori ch^avea in 
Cicilia, e al nipote, opponendogli tradigione, fece tagliare la testa. 

(«) Vedi Appendice o.^ 6. 

(i)yàsJon«: grateiza, imposta; « in questo senso sì troTi usata assai 

voi te. 

(a) essutai ▼. a. stata: più frequentemente però ti trova auto e muìm, 

tenta la e aggtnnta in principio. 



24 GIOVINIII VILLlUf 

CAPITOLO XIX. 

Com0 il conte di Fiandra e quello di Bari si rubellarono 

al re di Francia. 

Nel detto anno il conte Guido di Fiandra e il conte di Bari gene- 
ro del re d* Inghilterra, si rubellarono dal re di Francia per ol- 
traggi ricevuti dal re e da sua gente, e allegarsi col re Adoar- 
do d' Inghilterra. E intra l'altre principali cagioni della rabel- 
lazione del conte di Fiandra^ si fu pcrch'egli avea maritata la 
figliuola al figliuolo del re d'Inghilterra, sanza consentioiento 

del re; onde non piacendo al re, mandò per lo conte e per la 

contessa di Fiandra, e poi per la figliuola; e quando furono a 

Parigi, lo re fece ritenere la detta donna in cortese pregione , 

perchè non fosse moglie del suo nimico, e poco tempo appres- 
so ella mori , e dissesi che fu fatta morire di veleno. Il conte 

vedendo ritenuta sua figlia, e egli dal re in leggere guardia la- 
sciato^ si parti privatamente di Parigi e fuggissi in Fiandra, e 
dolendosi a' figliuoli e alla sua gente del torto che gli facea il 
re di sua figlia, fece le sue terre rubellare al re; e in Lilla mi- 
se a guardia Ruberto suo primo figliuolo, e a Doai Guiglielmo 
secondo figliuolo, e a Coltrai messer Gianni di Namurro suo fi- 
gliuolo, e il conte rimase alla guardia di Bruggia, e 4 duca di 
Brabante suo nipote alla guardia di Ganto. Per la qual cosa il 
re di Francia con grande oste andò in Fiandra colla maggior 
parte di sua baronia, e con più di diecimila cavalieri e popolo 
innumerabile , e puosesi a oste a Lilla, nella quale era messer 
Ruberto di Fiandra e '1 siri di Falcamonte d'Alamagna con più 
soldati tedeschi, i quali difendeano la terra francamente. In que- 
sta stanza il conte d'Artese sconfisse i Fiamminghi a Fornes, e 
lo re d'Inghilterra arrivò in Fiandra, come si tratterà nel seguen- 
te capitolo ; per la qual cosa , e ancora perchè la villa di Lilla 
non era bene provveduta né fornita di vittuaglia, s'arrendèo la 
terra al re di Francia, andandone sano e salvo messer Ruberto 
di Fiandra con tutti i soldati tedeschi. E avuta il re di Francia 
Lilla, prese la sua gente Bellona e più altre ville di Fiandra, e 
fece poi lo re di Francia cavalcare le terre del conte di Bari^ 
e ardere e guastare. 



tlBfcO OTTAVO 25 

CAPITOLO XX. 

Carne it conte d^ Àriese econfisse i fiamminghi a Farnee^ e come 

il re d^ Inghilterra paseòin Fiandra^ 

Nel seguente anno 1297 ^ essendo cresciuta la guerra al re 
di Francia per lo re d' Inghilterra , e per la rubellazione del 
conte di Fiandra e di quello di Bari come detto avemo di so- 
pra , si feciono lega ancora contro a lui col re Attaulfo d' A- 
lamagna, e mandogli il re d' Inghilterra trentamila marchi di 
sterlinì, acciocché venisse con suo isforzo in Fiandra , per as- 
salire il reame di Francia ; e cosi promise e giurò , e lo re 
d'Inghilterra promise di venirvi in persona; e vennero alquanti 
cavalieri tedeschi in Fiandra al soldo de' Fiamminghi, i quali 
volendo co'Fiamminghi insieme assalire la contea d' Artese , il 
conte d' Artese con grande cavalleria di Franceschi tornato di 
Guascogna in Artese per la detta guerra cominciata per gli 
Fiamminghi^ essendo al conte d' Artese già renduta la villa di 
Eerghe alla marina^ si fece loro incontro a Fornes in Fiandra, 
e quivi combatterono insieme , onde i Fiamminghi e' Tedeschi 
furono sconfitti , e morivvi il conte Guiglielmo di Giulieri , ^ 
Arrigo conte di Belmonte, e '1 siri di Gaura, e più altri baro- 
ni e cavalieri tedeschi e fiamminghi ; con più di tremila tra 
a piò e a cavallo vi furono morti e presi. E dopo la detta 
sconfitta il conte d'Artese prese Fornes, e feciono le comanda- 
menta tutte le terre della marina e la valle di Cassella. In 
questo il re Adoardo d' Inghilterra con grande navilio , e con 
mille e più buoni cavalieri e con gente d' arme a piò assai , 
arrivò in Fiandra al porto della Stuna, siccome avea promesso 
per la leva fatta col re d' Alamagna e col conte di Fiandra , 
e prese la villa di Bruggia, la quale fu abbandonata da' Fran- 
ceschi , perchò non v'avea fortezza né di muro né di fossi : e 
poi n' andò a Ganto , perocché Bruggia non era forte , e gli 
grandi borgesi di Bruggia eran tutti della parte del re , onde 
non si fidava di stare in Bruggia. A Ganto era il conte di 
Fiandra per attendere il re d' Alamagna^ il quale per più mo- 
neta (si disse) eh' ebbe dal re di Francia , non venne , come 
avea promesso e giurato; e chi disse che il detto re d' Alama- 
gna rimase, per guerra^ che il re di Francia per raoi danari e 

Giù. Villani T. IL 4 



26 GIOVANNI VltlàNf 

promessa di parentado gli fece muovere al duca d' Osterich; e fl 
questo diamo più fede. Onde il re Adoardo veggendosi ingan- 
nato e tradito^ ovvero fallito dal re d'Alamagna, [e sentendo il 
grande podere del re di Francia, e com'era già mosso coft 
tutta sua baronia, avuta Lilla, per venire contro a lui a Ganto, 
e già era a Coltrai in Fiandra; per la qual cosa il re d'Inghil- 
terra non s'alTidò di dimorare in Fiandra, perocché venuto il re 
di Francia con sua oste, il convenia essere sorpreso o assediato 
in Bruggia o in Ganto, o venire a battaglia con lui; e dappoiché 
non era venuto il re d'Alamagna con sua gente, non avea po- 
dere d' uscire a campo contro al re di Francia, e però si parti 
di Fiandra in grande fretta, e tornossi con sua gente in Inghil- 
terra, e lasciò il conte di Fiandra in Ganto in male stato e da 
tutti abbandonato. Lo re di Francia perché s'appressava il verno, 
e avea novelle come il re Carlo di Puglia venia in Francia in 
servigio del re d'Inghilterra, e per commessione del papa, per 
mettere accordo intra lui e 'l re Adoardo, suoi congiunti, pa- 
renti, e amici, si si tornò in Francia con tutta sua oste, lascian- 
do grande guernigione di gente d'arme a cavallo e a pie nelle 
dette terre, e fece fare a Lilla e a Coltrai forti castelli. E tor- 
nato in Francia, il re Carlo ordinò dal re di Francia al re Adoar- 
do d' Inghilterra e '1 conte di Fiandra triegue per due anni , 
rimanendo al re di Francia per patti Bruggia, e Lilla, e Col-* 
trai , e altre ville, le quali terre di Fiandra erano già all'obbe- 
dienza e guadagnate per lo re di Francia; e per dispensa gione 
del papa il re d'Inghilterra prese per moglie la scrocchia del 
re di Francia, e accordogli di pace insieme. 

CAPITOLO XXI. 

Come papa Bonifazio privò del cardinalato messer Iacopo 

e messer Piero della Colonna. 



Negli anni di Cristo 1297, a di 13 del mese di Maggio, te- 
nendosi papa Bonifazio molto gravato da' signori Colonnesi di 
Roma , perché in più cose 1' aveano contastato per isdegno di 
loro maggioranza , ma più si tenea il papa gravato , perchè 
messer Iacopo e messer Piero della Colonna cardinali gli era- 
no siati conlradi alla sua lezione, mai non si pensò se non di 



LIBRO OTTITO 27 

mettergli al niente. E in questo avvenne, che Sciarra della Co- 
lonna loro nipote , vegnendo al mutare della corte di Alagna 
alle some degli arnesi e tesoro della Chiesa, le rubò e prese, 
e menolle in sua terra. Per la quel cagione aggiugnendovi la 
mala volontade conceputa per addietro , il detto papa contro 
a loro fece processo in questo modo; ch'e'detti messer Iacopo 
e messer Piero della Colonna diaconi cardinali , del cardina- 
lato e di molti altri benelicii eh' aveano dalla Chiesa , gli di- 
spuose e privò; e per simile modo condannò e privò tutti que- 
gli della casa de' Colonnesi^ cherici e laici, d'ogni beneficio ec- 
clesiastico e secolare , e scomunicolli che mai non potessono 
avere beneficio ; (a) e fece disfare le case e' palazzi loro di 
Roma , onde parve molto male a' loro amici romani ; ma non 
poterono contrad^e per la forza del papa e degli Cirsini loro 
contrari ; per la qual cosa si rubellarono al tutto dal papa e 
cominciarono guerra , perocch' eglino erano molto possenti , e 
aveano gran seguito in Roma , e era loro la forte città di Pi- 
lestrino , e quella di Nepi , e la Colonna , e più altre castella. 
Per la qual cosa il papa diede la indulgenza di colpa e pene 
chi prendesse la croce contro a loro , e fece fare oste sopra 
la città di Nepi , e il comune di Firenze vi mandò in servigio 
del papa seicento tra balestrieri e pavesari crociati , colle so- 
pransegne del comune di Firenze; e tanto stette l'oste all' as- 
sedio, che la città s'arrendè al papa a patti ^ ma molta gente 
vi mori e ammalò per corruzione d' aria eh' ebbe nella detta 
oste, 

CAPITOLO xxn. 

Comt Alberto d'Osterich sconfisse e uccise Attaulfo re d*Alamaynay 

e com' egli fu eletto re de' Romani, 

Negli anni di Cristo 1298 del mese di Giugno avendo i pren- 
cipi d' Alamagna privato Attaulfo della lezione dello 'mperio 
per cagione della sua dislealtà , e perchè s' era legato col re 
di Francia per sua moneta , e tradito il re d' Inghilterra e il 
conte di Fiandra , come addietro avemo fatta menzione , e an- 
cora per procaccio d'Alberto dogio d'Osterich figliuolo che fU 

(a) Vedi Appendice d.^ 7. 



28 GIOVAimi VILLINI 

del re Ridolfo, per avere la lezione con ordine e trattato del 
re Adoardo, e con molta sua moneta data al detto Alberto per 
fare vendetta del tradimento commesso per lo detto Attaulfo 
re d'Alamagna^ e ciò fatto^ il detto dogio Alberto con sua po- 
tenzia di gente d' arme , venne contro al detto Attaulfo , e in 
campo combatto con lui , e sconfisselo , e rimase il detto Ai- 
taulfo morto nella detta battaglia con molta di sua gente ; e 
avuta Alberto la detta vittoria si fece eleggere re de* Romatd, 
e poi confermare a papa Bonifazio. 

CAPITOLO xxin. 

Come % Colonneii vennero Ma misericordia del papa^ 
e poi si rubellarono un'altra volta. 

Nel detto anno del mese di Settembre, essendo trattato d'ac- 
cordo da papa Bonifazio a'Golonnesi^ i detti Colonnesi oberici 
e laici vennero a Rieti ov' era la corte , e gittarsi a piò del 
detto papa alla misericordia , il quale perdonò loro , e assol- 
vettegli della scomunicazione , e volle gli rendessono la citti 
di Pilestrino ; e cosi feciono , promettendo loro di ristituirgli 
in loro stato e dignità, la qual cosa non attenne loro, ma fece 
disfare la detta città di Pilestrino del poggio e fortezze ov'era, 
e fecene rifare una terra al piano^ alla quale puose nome Ci- 
vita Papale ; e tutto questo trattato falso e frodolente fece il 
papa per consiglio del conte da Montefeltro^ allora frate minore, 
ove gli disse la mala parola: lunga promessa coli' attender cor- 
to, (a) I detti Colonnesi trovandosi ingannati di ciò cb' era 
loro promesso^ e disfatta sotto il detto inganno la nobile for- 
tezza di Pilestrino^ innanzi che compiesse l'anno si rubellarono 
dal papa e dalla Chiesa^ e '1 papa gli scomunicò da capo con 
aspri processi; e per tema di non essere presi o morti^ per la 
persecuzione del detto papa , si partirono di terra di Roma , 
e isparsonsi chi di loro in Cicilia, e chi in Francia, e in al- 
tre parti , nascondendosi di luogo in luogo per non essere co- 
nosciuti, e di non dare di loro posta ferma, spezialmente mes- 
ser Iacopo e messer Piero ch'erano stati cardinali; e cosi stet» 
tono in esilio mentre vivette il detto papa. 

{a) Vedi Appeodice n.^ 8. 



LIBKO OTTAVO ^ 

CAPITOLO XXIV. 

Come % GefumeH seanfisiono % Viniziani in mare. 

Nel detto anno a di 8 di Settembre, essendo grande guerra 
In mare tra i Genovesi e' Viniziani^ ciascuno fece armata, i Ge- 
novesi di centodieci galee^ e' Viniziani di centoventi galee; 
e'detti Genovesi, ond' era capitano e ammiraglio messer Lamba 
d'Oria passarono la <:icilia e misonsi nel golfo, con intendi-^ 
mento di andare infino alla città di Vinegia , se in altro luogo 
non trovassonoi Viniziani; ma come furono in Schiavonia, tro* 
varono Tarmata de'detti Viniziani all'isola della Scoicela^ ov'eb- 
be tra'due stuoli aspra e dura battaglia; alla fine furono scon« 
fitti i Viniziani, e molti ne furono morti e presi^ e settanta corpi 
di loro galee ne furono menate co'pregioni in Genova. 

CAPITOLO XXV. 

Da' grandi tremuoii che furono in certe città d' Italia. 

Nel detto anno furono molti tremuoti in Italia, spezialmente 
nella città di Rieti e in quella di Spoleto , e in Toscana nella 
città di Pistoia, nelle quali cittadi caddono molte case, e palaz- 
zi, e torri^ e chiese, e fu segno del giudicio di Dio, del futuro 
pericolo e avversitade che poco appresso si cominciò in più parti 
d' Italia» e spezialmente nelle dette nominate cittadi, come in- 
nanzi per gli tempi faremo menzione. 

CAPITOLO XXVI. 

Quando si cominciò il palazzo del popolo di Firenze ove 

abitano i priori. 

Nel detto anno 1298 si cominciò a fondare il palagio de' prio- 
ri (a) per lo comune e popolo di Firenze^ per le novità comin- 
ciate tra'l popolo e' grandi, che spesso era la terra in gelosia 
e in commozione, alla riformazione del priorato di due in due 

(0) Vedi Appendice n.® 9. 



so GIOTAKNl yfLLllVl 

mesi, per le sette già comiaciate, e i priori che reggeano il po- 
polo e tutta la repubblica, non parea loro essere sicuri ove abi- 
tavano innanzi, eh' era nella casa de' Cerchi bianchi dietro aDa 
chiesa di san Brocolo. E colà dove puosono il detto palazzo, 
furono anticamente le case degli liberti^ ribelli di Firenze e 
ghibellini; e di qne'lore casolari feciona piazza, acciocché «lai 
non si rifacessono. E comperarono altre case di cittadini, come 
furono Foraboschi, e fondaironvi su il detto palazzo, è la torre 
de' priori, fondata in su una torre eh' era alta più di cineasta 
braccia eh' era de* Foraboschi, e chiamavasi torre della Vacca. 
E perchè il detto palazzo non si ponesse in sul terreno de' detti 
liberti, coloro che l'ebbono a far fare il puosono (i) musso, 
che fh grande diffalta a lasciare però di non fiirlo quadro , e 
più discostato dalla chiesa di san Piero Scheraggkk 

CAPITOLO xxvn. 

Carne pu fùtia pace tra 7 c^tnun^ di Genova e quello di Vinegia^ 

Negli anni di Cristo 1299 del mese dì Maggio, pace (Si tra* 
Genovesi e' Viniziani , e ciascuno riebbe i suoi pregioni con 
que' patti ehe piacquero a' Genovesi. Intra gli altri vollono, che 
infra tredici anni ninno Viniziano non navicasse nel mare mag* 
giore di là da Costantinopoli e nella Seria con galee armate , 
onde i Genovesi ebbono grande onore , e rimasene in grande 
potenza e felice stato, e più che comune o signore del mondo 
ridottati in mare. 

CAPITOLO xxvni. 

C^me fu fatta pace tra 7 comune di Bologna e 'l marchese da Etti 
e Maghinardo da Susinana per gli Fiorentini. 

Nel detto tempo e anno essendo stata lunga e grande guerra 
tra '1 comune di Bologna e^ suoi usciti, e col marchese Azzo da 

(i) musso: altrove si legge smusso, come pur nel Vocab. ote qoq è 
ammetta la toce musso, la quale però a noi doo dà Panimo di togliere, 
afendola irofata in più antichi codici, e dei migliori. Io questo luogo 
musso, o smusso, come piò ti voglia, equivale a storto, non posto (rer 
diritto , e pia lungo che largo. 



LIBBO OTTAVO 31 

fisti, (a) il quale slgnoregg^iava la città di Ferrara, e quella di 
Reggio, e quella di Modona, e con Maghinardo da Suslnana gran- 
de signore in Romagna, i quali erano a una lega contro a' Bo- 
lognesi, per procaccio e industria de' Fiorentini, amici dell'una 
parte e dell' altra, pace fu fatta, e basciarsi insieme i sindachi 
delle parti nella citti di Firenze; e i Fiorentini furono promet- 
titori e mallevadori alla detta pace per l' una parte e per Tal- 
Ira, con solenni carte e promessioni. 

CAPITOLO XXIX. 

C91M il re Giamo d'Araona coti Buggeri di Loria e coli' armata 
4el re Carlo sconfissono % Ciciliani a capo Orlando. 

Nel detto anno avendo lo re Carlo fatta sua armata per an- 
dare sopra r isola di Cicilia di quaranta galee, ond' era ammi- 
raglio messer Buggeri di Loria , e ricbesto per papa Bonifazio 
e per Io re Carlo il re Giamo d* Araona, che (1) asseguisse la 
promessa per lui fatta per gli patti della pace, come addietro 
facemmo menzione, venne di Catalogna con trenta galee armate, 
« accozzatosi a Napoli coir armata del re Carlo, e con Buggeri 
di Loria loro ammiraglio, tutti insieme n' andarono verso Cici- 
Ba. Don Federigo co' suoi Ciciliani sentendo l'apparecchiamento, 
fece suo isforzo, e armò sessanta galee, e col suo ammiraglio 
messer Federigo Doria si misono in mare; e a capo Orlando in 
Cicilia s' accozzaro in mare le dette armate a di 4 del mese di 
Luglio , e dopo la grande e aspra battaglia V armata de' Cici- 
liani fu sconfitta, e tra morti e presi più di seimila uomini, e 
Tentidue corpi di galee; per la qual cosa si mostrò palesemente, 
ebe '1 detto re Giamo e Buggeri di Loria furono fedeli e leali 
alla promessa fatta al papa e al re Carlo. Bene si disse, che se 
lo re Giamo avesse voluto , don Federigo suo fratello rimanea 
preso in quella battaglia , perocché la sua galea fu nelle sue 
roani, e era finita la guerra di Cicilia; che fosse di sua vo- 
lontà o di sua gente catalana, il lasciarono fuggire e scampare. 

(a) Vedi Appendice d.^ iD. 

(1) asseguisse: eseguine. Nel tona. ì, pag. 97 n. 3 abbiam notata aUra 
Tofta qnesto verbo, e abbiam parlato deliquio ohe aYeano gli antiehi dt 
cambiare la e in a tal prineipio delle parole. 



32 GIOVANNI VILLlflf 

CAPITOLO XXX. 

Come fu fatta pace tra'GeiMvesi e' Pisani. 

Nel detto anno del mese d'Agosto fa fatta pace tra'Genoveil 
e'Pisani, la quale guerra era durata diciassette anni e più, on- 
de i Pisani molto erano abbassati e venuti a piccolo podere; e 
quasi come gente ricreduta feciono a' Genovesi ogni patto Che 
seppono domandare , dando loro parte di Sardigna , e la terra 
di Bonifazio in Corsica , e eh' e* Pisani non dovessono navicare 
con galee armate infra quindici anni, e de'pregioni che venne- 
ro in Genova de'Pìsani, quando furono lasciati, non erano vivi 
che appena il decimo. 

CAPITOLO XXXf. 

Quando di nuovo si cominciarono le nuove mura della eitti 

di Firenze, 

Nel detto anno a di 29 di Novembre, si cominciarono a fon- 
dare le nuove e terze mura della città di Firenze nel prato 
d'Ognissanti; e furono a benedire e fondare la prima pietra il 
vescovo di Firenze, e quello di Fiesole, e quello di Pistoia, e 
tutti i prelati e religiosi, e tutte le signorie e ordini di Firen- 
ze con innumerabile popolo. E murarsi allora dalla torre so- 
pra la gora infino alla porta del Prato, la quale porta era pri*» 
ma cominciata insino V anno 1284 , coir altre porte mastre di 
qua dall'Arno, insieme, come addietro facemmo menzione; ma 
per molte avverse novità che furono appresso , stette buono 
tempo che non vi si murò più innanzi, che quelle mura della 
fronte del Prato. 

CAPITOLO XXXII. 

Come il re di Francia ebbe a queto tutta Fiandra^ e in pregione 

il conte e' figliuoli. 

Nel detto anno 1299, fallite le triegue dal re di Francia e '1 
conte di Fiandra, lo re mandò in Fiandra lo re Carlo di Valoi 



LIÉtlO OTTÀVd à3 

silo fralèiio con grande oste e cavalleria, il quale giunto a Brug<* 
];ia conlinció guerra al conte ch'era in Ganto, e a tutte le ter- 
re della marina che teneano col conte , e coil più battaglie iii 
più parti vinte per là gente di messer Carlo centra i Fiammin- 
ghi, s'arrenderono a messer Carlo, salvo Gante, ove era il con- 
te co'suoi figliuoli messer Ruberto e messer Guiglielmo, abban- 
donati dagli amici e da'signori^ e eziandio da'lorò borgesi. Per 
)a qual cosa trattato ebbono con messer Carlo di fare onore al 
re di rendersi a lui, promettendo messer Cado sopra se di gua- 
rentirgli e rimettergli in amore del re, e in loro stato e signo^ 
ria. E conàpiuto il trattato renderono Gante, che è delle più for- 
ti terre del mondo, e le lóro persone à tnèsser Carlo; il quale 
entrato in Gante, il conte Guido e messei" Ruberto e messer Gui- 
j^lielmo suoi figliuoli tradì, e gli mandò presi a Parigi. La qual 
cosa per l'universo mondo fu tenuta grande dislealtà a si fatto 
signore. È ciò fatto per messet Carlo, e avuta tutta a queto la 
contea di Fiandra, lasciò messer Giacche, fratello del conte di 
San Polo al tutto signore in Fiandra per lo re con grande ca- 
valleria, e messer Carlo si tordo in Francia. E il detto messer 
Giacche cominciò in Fiandra aspra signoria, e raddoppiare so* 
pra il popolo assise, e gabelle, e male tolte, onde il popolo for- 
te si tenea gravato. Avvenne, che per la pasqua di Risorresso 
vegnente lo re di Francia andò a suo diletto in Fiandra per 
provvedere il suo conquisto e fare festa ; e giunto in Bruggia 
gli fu fatto grande onore, e simile a Gante, e Ipro, e T altre 
buone terre ; e tutti si vestirono di nuovo ad arte e mestieri 
d'una assisa, faccende più diversi giuochi e fèste, e per lo re 
e sua baronia giostre; e la tavola ritonda si fece a GuidendaUa, 
maniere del conte, onde d^Alamagna e d*Inghilterra vi vennono 
IgMì baroiii e cavalieri a giostrare. Ma questa festa fu fine di 
tutte quelle de'Franceschi a^nostri tempi, che come la fortuna 
si mostrò al re di Francia e a' suoi allegra e felice , cosi poco 
tempo appresso volse sua ruota nel contrario , come innanzi al 
tempo faremo menzione. E Toriginale cagione, oltre al peccato 
per lo re e suo consiglio commesso nella presura e morte del- 
la innocente damigella di Fiandra , e poi il tradimento fatto 
contro al conte Guido e'suoi figliuoli presi, si fu che al partire 
che '1 re fece di Fiandra , gli artefici e popolo minuto gli do- 
mandarono grazia, che fessone alleggiati delle importabili gra- 
vezze, che messer Giacche di san Polo e'suoi faceano loro, e 
Gio. ruiani T. IL 5 



34 GIOTAHNI VltLAl^I 

oltre a ciò i grandi borgesi delle ville , che tulli gli mailgU* 
vano; non furono uditi dal re, se non come il popolo d' Israel 
dal re Roboamo, ma maggiormente tormentati da'borgesi e da- 
gli uficiali del re^ onde appresso segui il giudicio di Dio quasi 
improvviso, come al tempo intenderete. 

CAPITOLO xxxin. 

Come U re di Francia e' imparentò col re Alberto d'Àlamagna. 

Nel detto anno 1299 , dopo il conquisto che 'i re di Francia 
fece di Fiandra, Alberto d'Osterich re de'Romani fece parenta* 
do col re Filippo di Francia , e diede per moglie al figliuolo 
primogenito la Ogliuola del detto re di Francia ; e ciò fu per 
l'amistà cominciata, e servigio fatto al re di Francia per lo re 
Alberto, contro Attaulfo re de' Romani , come addietro ò fatta 
menzione. 

CAPITOLO XXXIV. 

Come il prenze di Taranto fu sconfitto in Cicilia. 

Nel detto anno in calen di Dicembre , Filippo prenze di Ta-^ 
ranto e flgliuoTo del re Carlo secondo , essendo passato in su 
l'isola di Cicilia con seicento cavalieri e con quaranta galee ar- 
mate , la maggiore parte Napoletani e gente del Regno , per 
guerreggiare l'isola, ed era all'assedio alla città di Trapali $ e 
don Federigo d'Araona che tenea Cicilia era con sua gente^ del- 
la quale era capitano don Brasco d'Araona , e stavano in su 1 
monte di Trapali, veggendo il male reggimento del detto pren- 
ze e di sua gente, a loro posta scesono del detto monte, e con 
loro vantaggio presono la battaglia, nella quale il detto prenze 
fu sconfitto, e preso egli e gran parte di sua gente (a). 



(a) Vedi Appeodice n. 1 1 



LIBRO OTTAVO 53 

CAPITOLO XXXV. 

Gnne Cassano signore de'Tartari sconfisse il soidano de'sarucini, 

e prese la terra santa in Soria. 

Nei detto anno del mese di Gennaio , Cassano imperadore 
de'Tartari venne in Soria sopra il soldano de'saracini, e menò 
seco duecentomila tra Tartari e cristiani a cavallo e a pie per 
condotta del re d'Erminia e di quello di Giorgia, cristianissimi 
e nimicì de'saracini^ per racquistare la terra santa. Il soldano 
sentendo loro venuta, venne d'Egitto in Soria con più di cen- 
tomila saracini a cavallo, sanza Taltra sua oste di Soria ch'era 
infinita; e scontrarsi insieme i detti eserciti , e la battaglia fu 
grande e terribile. Alla fine per senno e valenzia del detto Cas- 
sano^ il quale si tenne a piede con grande parte della sua buo- 
na gente, infino ch'e'saracini ebbono tanto saettato^ ch'elH eb- 
bono voti i loro turcassi di saétte , e acciocch' e' saracini non 
potessono risaettare sopra i suoi le loro saette, ordinò che tut- 
te quelle di sua gente fossono sanza cocca, e le corde de' suol 
archi con (1) pallottiora^ che poteano saettare le loro e quelle 
ée'saracini. E ciò fatto^ con ordine, a certo suo segno fatto roon* 
tarono a oavallo^ e aspramente assalirono i saracini per modo, 
che assai tosto gli mise in isconfitta e in fuga^ ma molti sara- 
cini vi furono morti e presi, e lasciarono tutto il loro campo 
e arnesi di grande ricchezza. E ciò fatto , quasi tutte le terre 
di Soria e di Gerusalem si renderono al detto Cassano, e divo- 
tamente andò a visitare il santo sepolcro; e ciò fatto^ non po- 
tendo guari dimorare in Sorla, convenendogli tornare in Persia 
al Turigi , per guerra che gli era cominciata da altri signori 
de' Tartari, si mandò suoi ambasciadori in ponente a papa Bo- 
nifazio ottavo, e al re di Francia, e agli altri re cristiani, che 

(i) pallotti'era: è c^uel ritegno oella corda degli archi Ofe si acconioda 
la freccia. Il Vocab. e talli gli stampati hanno palioitolhra ,, fuorché 
lVdÌ7Ì0De milanese, che ha pallotioliere, È però cosa singolarissima che 
in nessuna edizione si trofi pallotiiera, mentre leggon coti tutti i co- 
diei piò antichi e più reputali che si abbiano del Villani, de'quali ci 
eoBlenteremo di nominare, oltre i nostri soliti Davansalì, Saltini, e Mo- 
reni, il f, a, e 3 lauremiani. Dal ohe ci sia permesso il dedurne, che 
paUouiera, e nou già paUoUolicra , sia la vtra e genuina leiione. 



36 QlOVAHItl VILLINI 

mandassono de' signori e gente cristiana , a ritenere la eity e 
terre di Sorta e della terra salata che egli avea conquistate; la 
quale ambasciata fu intesa, ma male messa a seguizione; per-; 
che per lo papa e per gli altri signori de* cristiani s' intender 
più alle singulari guerre e quistioni tra loro , che al bene co- 
mune della cristianità ; che con poca gente e piccola spesa si 
racquistava e tenea per gli cristiani la terra santa conquistata 
per Cassano, la quale con grande vergogna, e non sanza meri-t 
to di pena, per gli cristiani s'abbandonò. Onde partito di Sorla 
il detto Cassano 9 poco tempo appresso i Saracini si ripreaono 
Gerusalem e l'atti^ terre di Sorta. Il detto Cassano fe flgHaoIa 
d'Argon cane, onde addietro in alcuna parte facemmo menzkn 
ne. Questi fu piccolo e sparuto di sua persona, ma vlrtodloao. 
fu molto, e savio ^ e prò di sua persona/ avveduta in guerra i 
cortesissimo e largo donatore^ amico grandissimo de'cristlaiii^ e 
egli e molti di sua buona gente , si fece per la lède di Crtsto 
battezzare. £ la cagione perchè Cassano divenne cristiano non 
è da tacere, ma da fame notabile memoria in qiieato nostro 
trattato, a edificazione della nostra fède, per lo bello miracolo 
eh' avvenne. Quando Cassano fu fatto imperadore , si fece cer- 
care per avere moglie per la più bella femmina che si trovas* 
se, non guardandosi per tesoro o per altro, e però mandò suoi 
ambasciadori per tulio levante; e trovandosi la più bella la fi- 
gliuola del re d'Erminia, e quella addimandata, il padre 1' ac* 
cettò , in quanto piacesse alla pulcella. Quella molto savia ri- 
spose, ch'era contenta al piacere del padre, salvo ch^lla volea 
essere libera di potere adorare e coltivare il nostro signore 
Gesù Cristo, benché '1 marito fosse pagano, e cosi fu promesso 
e accettato per gli ambasciadori di Cassano. 11 re d'Erminia 
mandò la figliuola con frate Alton suo fratello, e con altri fra-: 
ti e religiosi, e con ricca compagnia di cavalieri , e donne, e 
damigelle; e venuta a Cassano^ molto gli piacque, e fu in sua 
grazia e amore, e assai tosto concepette di lui, e al tempo de- 
bito partorlo, come piacque a Dio, la più lorda e orribile crea-, 
tura che mai fosse veduta , e quasi per poco non avea forma 
umatia. Cassano contristato di ciò, tenne consiglio co'suoi savii, 
per gli quali fu diliberato che la donna avea commesso avol- 
terio, e fu giudicata ch'ella colla sua creatura fosse arsa. E ap- 
parecchiato il fuoco in presenza di Cassano ( a cui moUo ne 
doleva ) e di tutto il popolo della citte, la donna chiese grazia 



LIBBO OTTAVO. 37 

di volere sua Gonfèssioiie e oomimioDe , siccome Mele cristia*^ 
na , e la creatura batleizare e fare cristiano. Fu conceduta U^ 
grazia, e come la creatura fu battezzata nel nome del Padre t 
e del Figlio ^ e del santo Spirito , in presenza del padre e ^ 
tatto il popolo, incontanente il fonciullo divenne il più bello e 
grazioso cbe mai fosse veduto. Del detto miracolo Gassano fìi 
molto allegro e con gran festa la *mperadrlce e '1 figliuolo fu- 
rono diliberi da morte; e Gassano e tutto il popolo si battezzar 
rono e feciono cristiani. E non voglio cbe tu. Ietteresti marar 
vigli , percbè scriviamo che Gassano fosse quasi con duecento- 
mila Tartari a cavallo, che il vero iù cosi, e eii sapemmo da 
uno nostro Fiorentino e vicino di casa i Bastari, nudrito infinp 
da piccolo fanciullo in sua corte , e di qua per lui al papa e 
a*re de' cristiani venne per ambasciadore con altri de' Tartari, 
cbe ciò testimoniò e a noi disse- E non è da maravigliare pe^ 
rd, perocché quasi tutti i Tartari vanno a cavallo e non a piò, 
e^oro cavalli sono piccoli, e mai non bisogna loro ferro in pie, 
né orzo nò altra biada, ma vivono d'erbaggio e di fieno ^ la» 
sciandogli pascere come pecore; e uno de*Tartari ne mena se- 
co dieci o venti o più de^detti cavalli, secondo eh' è possente; 
e va Tuno dietro all'altro sanza altra guida; e sono con sottili 
briglie sanza freno , e povera sella d' una bardella con piccole 
scaglie (1) incamutata. Armati sono di cqoio cotto e d'archi e 

(i) Mcamuiafa: Tanto i nuts, quanto gli ttampati , diteordaoo aatai 
noUa lettone di c^aeito patto. Latoiando da parte tutte le altre, qaaUro 
diverte lexioni soltanto riferiremo , rilatciando poi al tatio lettore il 
pentiero di decidere qual sia tra queste la migliore. Il testo Davanx. 
legge: f sono ^n sottili briglie sanza freno , e povera seUa (ti^a bar^ 
della e piccole scaglie in^ammurrate : il testo Moreni : e povera sella 
funa bardella e piccole scaglie incamutata l'edia* del Muratori , e la 
milanese t d'una bardella eoa piccole scaglie incanmtate ; eoo una nota 
a pie di pagina, ote eon arbitraria ioterpretaxione si dice : ineamutate, 
cioè , congiunte come queUe delle corazze* La lezione da noi adottata è 
quella dei Giunti citata , come quella che ci è sembrata la più sodisfa- 
eente in fista della spiegaxione data nel Vocabolario alla foce ineamu' 
tatOg e della derif azione della medesima. Jncamutato, dice nel Vocsb. 
vuol dire trapunto g e quello che noi diciamo imbottito* Deriva proba- 
hilmente dalla voce ùicamatatus , che fu in uso presso gli scrittori del 
medio evo, eome ti può vedere nel Du*Fresne, il quale riporta Ira gli 
altri j| un patto del lanuto, ohe dice: indiget praeterea dictus exerciiMf 



^ GIOVANNI VILLANI 

saette; e vivonai di carae crada opeco cotta, e di pesce e di 
sangue di l>estiè, e burro e latte con poòo pane^ e le più volle 
sanza pane; e quando hanno sete e non trovassono acqua , se* 
gnano l'uno de'lero cavalli e beonsi fl sangue, e spesso Tucei- 
dono e 'I si mangiano; e giacciono e dormono sanza letto, ae 
non il tappeto sopra la terrà, e sempre stanno a campo, e mol- 
to sono obbedienti e fedeli al loro signore, e fieri e crudeli in 
arme, slcchò al signore de'Tarlari è più leggiere dimenare se- 
co in oste duecento migliaia di Tartari a cavallo, die Don sa*» 
rebbe al re di Francia diecimila. Avemo si lungo detto de' oc» 
stumi de'Tartari, per trarre d'ignoranza coloro che di loto Hat* 
ti non sanno; ma chi più ne vorrà sapere legga il trattato di 
frate Alton d'Erminia, e *1 libro del Miliohe di Yinegia , come 
in altra parte di questo ^brct avemo 4cttQ« 

CAPITOLO XXXVl. 

Come papa Bonifazio ottavo die perdono a tutti i eristiuni 
eh'andassono a Roma^ Vanno del giubbileo 1300. 

Negli anni di Cristo 130O, secondo la nativitade di Cristo 9 
con ciò fosse cosa che si dicesse per molti , che per addietro 
ogni centesimo d' anni della natività di Cristo, il papa eh* era 
in que' tempi, facea grande indulgenza, papa Bonifazio ottavo 
che allora era apostolico, nel detto anno a reverenza della na- 
tività di Cristo, fece somma e grande indulgenza in questo wao* 
do; che qualunque Romano visitasse infra tutto il det^o anno, 
continuando trenta di, le chiese de' beati apostoli santo Pietri 
e santo Paolo , e per quindici di 1* altra oniversale gente che 
non fossono Uomani, a tutti fece piena e intera perdonanza dt 
tiiiti i suoi peccati, essendo confesso o sr confessasse, di colpa 
e di pena. E per consolazione de' cristiani pellegrini, ogni ve- 

ifuod ex istis navigtis tintedicUs aliqua sìnt incamataU, sm barBotatm taR 
modo, quod hominet praedtcìarum non tùneanl lapides machinarum. Dtl 
€\ià%\ passo fi icorgr, che rinierpretaiione del Vocabolario Don è lontaDi 
dal vero, e quindi non diiprrgevole la leiione dc*Giunti. La teaione del 
teito Ddvaot. I* abbiamo in questo luogo abbandonata , non meno che 
aitrofe, ogni qual Tolta ci è sembrata non retta (a??ertitone però tero- 
pre il lettore) perchè la Tenerazione per un codice, non deve giaoMBal 
taaere • acapito della ragione e del buon aenso. 



lIBRO OTTAVO 39 

Mrdi o di solenne di festa ^ si mostrava in san Piero la Vero- 
nica del sudario di Cristo. Per la qual cosa gran parte de' cri- 
stiani che allora viveano, feciono il detto pellegrinaggio cosi 
lémmìne come uomini^ di lontani e diversi paesi^ e di lungi e 
d* appresso. £ fu la più mirabile cosa che mai si vedesse^ che 
al continuo in tutto 1' anno durante, area in Roma oltre al po- 
polo romano , duecentomila pellegrini , sanza quegli eh' erano 
per gli cammini andando e tornando , e tatti erano forniti e 
contenti di vittuaglia giustamente ^ cosi i cavalli come le per- 
sone , e con molta pazienza , e sanza romori o zuffe : ed io il 
posso testimoniare , che vi fui presente e vidi. E dell' offèrta 
fatta per gli pellegrini molto tesoro ne crebbe alla Chiesa ^ e** 
Bomani per le loro derrate furono tutti ricchi. E trovandomi 
io in quello benedetto pellegrinaggio nella santa città di Roma^ 
veggendo le grandi e antiche cose di quella^ e leggendo le sto- 
rie e' grandi fatti de' Romani, scritti per Virgilio, e per Sallu- 
stio , e Lucano, e Tito Livio, e Valerio, e Paolo Orosio^ e al- 
tri maestri d' istorie, li quali cosi le piccole cose come le gran- 
di , delle gesto e fatti de' Romani scrissono , e eziandio degli 
strani dell' universo mondo, per dare memoria e esemplo a quelli 
che sono a venire, presi lo stile e forma da loro^ tutto si co- 
me discepolo non fossi degno a tanta opera fare. Ma conside- 
rando che la nostra città di Firenze, figliuola e fattura di Ro- 
ma, era nel suo montare e a seguire grandi cose, siccome Ro- 
ma nel suo calare ^ mi parve convenevole di recare in questo 
volume e nuova cronica tutti i fatti e cominciamenti della 
città di Firenze y in quanto m' è stato possibile a ricogliere e 
ritrovare , e seguire per innanzi stesamente i fatti de' Fioren- 
tini, e dell' altre notabili cose dell' universo in brieve y infino 
che fia piacere di Dio, alla cui speranza per la sua grazia feci 
la detta impresa , più che per la mia povera scienza ; e cosi 
negli anni 1300 tornato da Roma, cominciai a compilare quot- 
ato libro , a reverenza di Dio e del beato Giovanni , e com- 
raeDdazione della nostra città di Firenze. 



40 GIOVANNI TILIAnI 

CÀi^rróLO xxxVh. 

CofM il eonte Guido di Fiandra àon due tuoi figliuoli ^ atrèà- 
deo (U rt di Francia , e eome furono ingannati e meéri tH 
pregione. 

Nel detto anno del mese di Maggio , essendo ad oste sopri 
Fiandra messer ««arlo di Yalos^ fratello dei re Filippo di Fran* 
eia , il conte Guido di Fiandra molto anziano e vecchio , fece 
trattato con lui di venire con due suoi maggiori figliuoli alla 
misericordia del re di Francia , rendendogli pacificamente il 
rimanente della terra di Fiandra eh* egli tenèa. Il detto mes^ 
ser Carlo promise, che se ciò facesse , di fargli fare grazia, é 
rendere la pace dal l'è, e ristitnirlo in siió stato; il quale conte 
s^affldó a lui , è gli irendé firuggia é Ganto e l* altre terre di 
Fiandra, e con Ruberto e Gulglielmo suoi figliuoli vennero col 
detto messér Carlo a Parigi , e gittarst alla misericordia , e 
a*piè del re; il quale i^e per tnalvagio consigliò^ non asse- 
guendo cosa che a loro fosse proméssa , sanzà nulla grakit gM 
fece mettere in pregione: per lo quale tradimento e dislealtà ^ 
grande nlale ne veline alla casa di Francia e a'Franceschi, in 
brieve tempo appresso , conte innanzi la nostra storia de* fatti 
di Fiandra farà menzione. 

CAPITOLO )EXXVnl. 

Come si eùmiiiciò parte nèrd e bianca prima Hella titid 

di Pistoia. 

In quésti tempi essendo la città di Pistoia in felice e grande 
e buono stato secondo il suo essere, e intra gli altri cittadini 
V* avea uno lignaggio di nòbili e possenti che si chiamavano 
i Cancellieri, non però di grande antichità, nati d'uno set Can- 
celliere^ il quale fu metcatante e guadagnò moneta assai, e di 
due mogli ebbe più figliudli , ì quali per la loro ricchezza 
tutti furono cavalieri^ e uomini di valore e dabbene, e di loro 
nacquero molti figliuoli e nipoti, sicché in questo tempo erano 
più di cento uomini d'arme, ricchi e possenti e di grande af- 
fare , sicché non solamente i maggiori di Pistoia , ma de* più 



LIBRÒ OTTÀTO H 

{tossenti iegnaggi di Toscana. Nacque tra loro per la sòpélrcliìà 
grassezza, e per sussidio del diaTolo > sdegno e nimistà > tra *i 
lato di quelli eh' erano nati d' una donna a quelli dell' altra } 
é rtina parte si puose nome i Cancellieri nei'i^ e l'altra 1 bian^ 
chi; e crebbe tanto che si fedirono insieme, non però di (1) Cosà 
tnorroa. E fedito uno di que' del lato de' Cancellieri bianchi ^ 
que'del lato de'CanCellieri neri pei^ avere pace e concordia doil 
loro^ mandarono quegli ch'avea fatta l'offesa alla misericordia 
di colorò che l'aveano ricevuta, che ne prendessono Tàmìtieil-* 
da e vendetta a loro volontà ; i quali del lato de' Cancellieri 
bianchi ingrati e superbi, non avendo iti loro pietà né carità ^ 
la mano dal bracicio tagliaro iii su una mangiatoia a quegli 
ch'era venuto alla misericordia. Per lo qiialé cominciamehto e 
peccato, non solamente si divise la casa de' Cancellieri ihà più 
mlcidii ne nacquero tra loro^ e tutta la città di Pistòla se né 
divise, che l' dno tenea coli' una parte > e 1' altro coir altrà> é 
eldamavanSi parte biaiicà e nera , dimenticata tra loro parte 
guelfa e ghibellina : e più battaglie cittadine ^ don molti peri- 
coli e micidii ne nacquero e furono in Pistoia; e non solamente 
in Pistoia^ ma poi la città di Firenze e tutta Italia contaminaro 
le dette parti, conio innanzi potremo intendere e sapere. I Fio^ 
rentini per tema che per le dette parti di Pistoia non surgesse 
ribellazione della terra a sconc'o di parte guelfa^ s'intramisono 
d'acconciargli insieme, e presdno la Signoria della terra^ e rima 
parte e l'altra de' Cancellieri trassono di Pistoia $ e mandarono 
a^confini in Firenze. La parte de'neri si ridussobo a casa de'Fre^* 
scobaldi oltrarno , e la parte de' bianchi si ridussono a cato i 
Cerchi nel Garbo , per parentadi eh' aveano tra loro. Ma come 
l'una pecora malata corrompe tutta la greggia, cosi questo ma-' 
ladettò seme uscito di Pistoia , stando in Firenze corruppono 
tutti i Fiorentini e partirò, che prima tutte le schiatte e casate 
de'nobili, l'una parte tenea e favorava 1' una parte^ é gli altri 
l'altra, e appresso tutti i popolari. Per la qual cosa e gara oo-~ 
mincìata , non che i Cancellieri per gli Fiorentini si raccon-* 
ciassono insieme, ma i Fiorentini per loro furono divisi è par-» 
titi , moltiplicando di male in peggio , come seguirà appressa 
il nostro trattato. 

(i) eosn inorma: v; a. Io tteito che enorme: cosi trovasi ipesior igualei 
inutilmente, per emiale, egualtnentei 

Gio. VUlani T. ÌI 6 



42 GIOVANNI VILLANI 

GAprrOLO xxin. 

Come la città di firenUe si partì e si sconciò pct te Mie pstrH 

biunva e nera» 

Nel dello ietùpo èssendo la nostra città di Firenze ttel mat* 
giore stato e più felice , che mai fosse stata dappoi eh' elU ftl 
redificata, ò prima, si di grandezza e potenza , e si di nQÉlèro 
di gentil che più di trentamila cittadini avea nella cittade, é 
più di ^ettantamila distriltuali d' arme avea in contado , e di 
nobiltà di buona cavalleria e di franco popolo e di ricchezae 
grandi , signoreggiando quasi tutta Toscana ^ il pec<^lo icilt 
ingratitudine, coi sussidio del nimico dellnnlatià j^vétBtkméi 
della detta grassezza fece partorire superbia e cdmizionte, pttT 
la quale furono fibite le ifeslé e l'allegrezze de' Fiorentini, di6 
inflno a que' tempi stavano in molle delizie , e morbidezze , 
tranquillo, e sempre in (conviti^ e ogni anno Quasi per tutta li 
città per lo calen di Maggio , si faceano le brigate e le com- 
pagnie d' Uomilìi e di donne , di sollazzi e balli. AvVenilè cli6 
per le invidie si cominciarono tra' cittadini le sette ; é una 
principale e maggiore s'incominciò nel sesto dello Scandòlo di 
porte san Piero, tra quegli della casa de'Cerchi e quegli de'Do- 
nati, runa parte per invidia, e l'altra per salvatica ingratitu- 
dine. Della casa de' Cerchi era capo messer Vieri de' Cerchi » 
e egli e quegli di sua ciiòà erano di grande affare, e possenti, 
e di grandi parentadi , e ricchissimi mercatanti , che la loto 
compagnia era delle maggiori del mondo; uomini erano morbi* 
di e innocenti , fialvatichi e ingrati , siccome getìli veuuti di 
piccolo tempo in grande stato e podere. Della casa de* Donati 
era capo messer Corso Donati, e egli e quegli di sua casa ena* 
no gentili uomini e guerrieri , e di non soperchia ricchezza ^ 
ma per motto erano chiamati Malefami. Vicini erano tn Ft-* 
renze e in contado , e per la ctinversaxioile della loro invidia 
colla bizzarra salvatichezza, nacque il superbio isdegno tra lo- 
ro, e maggiormente si raccese per lo mal seme venuto di Pi- 
stoia di parte biatica e tiera^ come nel lasciato capitolo fa- 
cemtno menzione. E' delti Cerchi furono in Firenze capo della 
parte bianca, e con loro ientiero della casa degli Adimari quasi 
tutti, se non se il lato de'CavicciuU; tutta la casa degli AbaU^ 



LIBBO OTTAVO 43 

la quale era allora molto possente, e parte di loro erano guelfi 
e parte ghibellini; grande part® de* fosinghi , spezialmente il 
lato del Baschiera; par^e di ca^ i Bardi , e part^ de* l^ossi ^ e 
cosi de' Frescpbaidi ; ^ parte de' Neri! e de'M^^nnelli, e tutti i 
Mozzi, che aUpra eranp mollp possenti di ricchezza e di stato; 
^^tt) quagli della casa degli Scali^ e la maggiore parte de^Qhe^ 
ritrdipi» tutti 1 Ifalispipi, e gran parte de^Bostichi e' Giando- 
paUi de'pigli, e de'Yecchietti e Arrigucci ^ e quasi tutti i Ca- 
yalcanti, eh' erano una grande e possente casa 9 e tutti i Fal- 
conieri^ ((i) ch'erano una possente casa di popolo. E cpn loro. 
^' acppstarono molte case e schiatte di popolani e artefici mi- 
p.qtt , e tutti i grandi e popolani ghibellini ; e per lo seguito 
grande ch'aveano i Cerchi, il reggimento della città era quasi 
tutto in loro podere. Della parte nera, furpno tutti quegli della 
pasa de' Pazzi (b) quasi prtncipali co' Donati , e tutti i Yisdo- 
mini, e tutti i Manieri e'Qagnesi^ e tutti i TornaquiQoif e gli 
Spini, e'Bopdelropnti^ e' Gianfigliaz^i , Agli, e Brunelleschi , e 
Ca(yicpiul|, e l'altra parte de'Tosinghi, e tutto il rimanente; e 
parte di tutte le case guelfe nominate di sopra , che quegli 
^e non flirono co' bianchi , per contrarlo furono co' neri. E 
co^i delle dette due parti tutta la città di Firenze e '1 contado, 
ne fu partita e contaminata. Per la qual cagione , la parte 
guelfa per tema che le dette parti non tornassono in favpre 
de* ghibellini , si mandarono a corte a pap^ BoniO^zip , che ci 
mettesse rimedio. Per la qi^al cosa il detto papa mandO per 
messer Vieri de' Cerchi , e come fu dinanzi a lui , si '1 pregò, 
che fap^^se pace con mes^r Corso Ponati e colla sua parte , 
rimettendo in lui le dil^etenzp , e promettendogli di mettere 
lui e'supii in grande e buono stato^ e di fargli grazie spirituali 
come spesse domandare- Messer Vieri tutto fosse nell' altre 
cose favip cavaliere , in questo fu ppcp savio. 3, p troppo duro. 
e bizzarro, che della richesta del papa nulla volse fare^ dicendo 
che pon avpa guerra con ninno; pnde si ton\ó in Firpnze, e '1 

papa rimase mplto sdegnato cpntrp a lui e contro a sua parte. 
Avvenne poco appresso, che andando a cavallo dell' una setta e 
delFaltra per la città armati e in riguardo^ che con parte de*gior 
ydid deXerchi era Baldinaccio degli Adimari^ e Baschiera de'To^ 

(a) Vedi Appendice D.® la. 



M GlOV^lflfl VILLAWI 

siDghi, e Naldo de - Gherardini > e Giovanni Giacotti Malispini co^ 
loro seguaci più di trenta a cavallo; e con gli giovani de'Donatty e^ 
rano de'Pazzì, e Spini, e altri loro masnadieri; la sera di calen di 
Maggio anno 1300, veggendo uno ballo di donne che si liaicea nella 
piazza di santa Trinità, Tuna parte contra l'altra si comincia- 
rono a sdegnare , e a pignoro V uno contro ali- altro i caYaUit 
onde si cominciò una grande zuffa e (1) mislea , ov^ ebbe più 
fedite, e a Ricoverino di messer Ricovero de' Cerchi per disavr 
ventuEa fa tagliato il naso dal voUo; e per la detta zuffa la se- 
ca tutta la città fu per gelosia sotto l'arme. Questo fu il co- 
minciamento dello scandalo a partimento della nostra citte di 
Firenze e di parte guelfa^ onde molti mali e pericoli ne segui- 
vo appresso , come per gli tempi faremo menzione. B pere a-r 
Temo raccontato cosi estesamente l'origine di questo comineia- 
mento delle maladette parti bianca e nera , per le grandi e 
male sequele che ne seguirò a parte guelfa e a'ghibellioi, e a 
tutta la città di Firenze, eziandio a tutta Italia: e come la mor^ 
te di messec Rondelmonte il vecchio fu cominciamento di parte 
guelfa e ghibellina, cosi questo fu il cominciamento di grande 
r>Qvina di parte guelfa e della nostra città. £ nota, che Tanno 
dinanzi a queste novitadi erano fatte le case del comune , che 
cominciano a pie del ponte vecchio sopra l'Amo verso il ca- 
stello Altafronte , e per ciò fare si fece il pilastro a piò del 
ponte, e convenne si rimovesse la statua di Marte; e dove guar-r 
dava prima verso levante, fu rivolta verso tramontana, onde 
per l'agurio degli antichi fu detto: piaiccia a Dig,^ che la iMitra 
Qit0 Vkon a^bi(i grande tnvtazionc^ 

CAPITOLO XL. 

Cufne il cardinale d^ Àe^uasparta t^enne per legato dét papa 
per racconciare Firenze , e non lo poteo fare. 

Per le sopraddette novitadi e sette di parte bianca e nera , 
i capitani della parte guelfa e il loro consiglio , temendo che 
per le dette sette e brighe parte ghibellina non esaltasse in Fi- 
renze , che sotto titolo di buono reggimento già ne facea il 
sembiante, e mplti g)iibellini tenuti buoni uomini^ erano contii^* 



ciati a mettere In su gli nfici, e ancora quegli che teneano par^^ 
te nera, per ricoverare loro stato sì mandarono ambasciadorl a 
corte a papa Bonifazio a pregarlo che per hene della cittade e 
di parte di Chiesa vi mettesse consiglio. Per la qnal cosa in-t 
contanente il papa fece legato a ciò seguire frate Matteo d' A^ 
equasparta, suo cardinale portuense dell'ordine de'mmori,e man«y 
dolio a Firenze , il quale vi giunse del seguente mese di Giù-; 
gno del detto anno 1300, e da'Fiorentini fu ricevuto a grande 
onore. E lui riposato in Firenze , richiese balla al comune di 
pacificare insieme i Fiorentini; e per levare via le dette parti 
bianca e mera volle riformare la terra, e raccomunare gli ufi- 
ci, e quegli dell'una parte e dell' altra eh' erano degni d'esser 
priori, mettere in sacchetti a sesto a sesto, e trargli di due in 
due mesi , come la ventura venisse ; che per le gelosie delle 
parti e sette incominciate , non si faoea lezione de' priori per 
le capitudini deirarti, che quasi la città non si commovesse a 
sobuglio^ e talora con grande apparecchiamento d*arme. Quegli 
della parte bianca che guidavano la signoria della terra , per 
tema di non perdere loro staio, e d'essere ingannati dal papa 
e dal legato per la detta riformazione, presono il peggiore con- 
siglia e non vollono ubbidire; per la qual cosa il detto legalo 
prese sdegno , e tomossi a corte , e lasciò la città di Firenze 
scomunicata ^ interdetta. 

CAPITOLO ILI. 

De'mali e de' pericoli che seguirono alla nostra città appressa. 

Partito il legato di Firenze^ la città rimase in grande gelosia 
e in male stato. Avvenne, che del mese di Dicembre seguente, 
andando messer Corso Donati e suoi seguaci , e que' della casa 
de'Cerchi e loro seguaci armati a una morta di casa i Fresco- 
baldi, sguardandosi insieme Tuna parte e l'altra, si vollono as- 
salire, onde tutta la gente ch'era alla morta si levarono a ro^ 
more ; e cosi fuggendo e tornando ciascuno a casa sua , tutta 
la città fu ad arme, faccendo Tuna parte e l'altra grande ran- 
nata a casa loro; messer Gentile de' Cerchi , Guido Cavalcanti, 
Baldinaccio e Corso degli Adimari, Baschiera della Tosa, e NaI- 
do de'Gherardini con loro consortì e seguaci a cavallo e a pie, 
MHIpno a porte san Piero a casa i Donati , e non trovandogK 



46 GIOTAHVl Vl|.I,Allt 

a porte san Piero, corsono a san Pi^CQ maggiore^ Q^*^tii^ 
ser Corso co' suoi consorti e raw;9^M^» ^' ^^^ ^^T9P^ ripai^ti^ 
e rincacciati e fediti con onta e ireicfogni^ de' C^JC^i e de'loro. 
seguaci ; e di ciò fitronoi pond^nnati V una parte e V^ altra dal 
comune. Poi poco appresso essieodo certi de' Carchi in contado 
a Nepozzano e Puritano , e in aue^e loro contrade 9. poderi » 
volendo tornare a Firenze , que' della casa de' Ppf^ x^pj^ia. 
loro amistà a Reipple, contesone il passo, e ebbeifi l[edite e as« 
salti f^'^a parte e d^altra^ per la qii^al cosa Vm^ P9rl,e e Tal* 
tra furono accusati e c^^^ajanati deUa rannata e assaltisi e que- 
gQ ù\ casa i Poniti la nuiggior parte per non potere pagare 
9m4AX9fiqi dinanzi t e (^rono messi in prigione. Que* de'^ CercM 
^<;ilendo l(àre a loro ^senpiplo, dicendo messer Tonigtano di Ger* 
C^o:. fer qtiesto non (fi vinceranno, eotf^e fècicflio % Tedaldini^ ehé 
^li consumarono per pagare le eondannuigioni i si fece andare 
|i;tt suoi dinanzi , e sostenuti in pregione coAtra» '1 volere di 
messier Vieri de'€erchi e degli altri sa^ii deUs^ ^asa, che cono- 
secano la complessione e morliidezza de'' loro. g{<xvani; avvenne 
che ijino malade^to. ser Ner|^ degli Abbati soprastante di quella 
pregile, man|^aAdo con loro% ^ce venire uno presente d'uno 
miglicelo avyel^ato, del quale ujiaaigiarono, onde poco appres- 
so in due di mo^.iCQPO due d.^HIerehi bianchi, e due de'neri, e 
Pigello Portinari, e Ferraino, de* Bronci , e di ciò non fu nulla^ 
yendetta. 

CAPITOLO XLfl. 

Di quello medesimo. 

Essendo la città di Firenze in tai^tc^ bollojce e pericoli di sette 
e di nimistà , onde molto soyente la terra era a remore e ad 
arme^ messer Corso Donati^ Spini^ Pazzi, e parte de'TQgjnghi e 
Cavicciuli , e loro seguaci, grandi e popolani di loro setta di 
parte nera co'capitani di parte guel^, che allora erano al loro 
senno e volere , si raun^rono. nella chiesa di santa Trinità ^ e 
ivi feciono consiglio, e congiura di mandare ambaspi^adori a cor- 
te a papa Bonifacio, acciocché coin\)q[xpyesse alcuno signore del* 
la casa di Francia, che gli rimettesse in istato, e abbattesse il 
popolo e parte bianca, e in ciò spendere ciò che potessono fa- 
re ; e cosi misono a seguizione ; onde sappiendosi per la dita, 



LIBRO OTTAVO 4T 

tier aìcnna splrazlòne, il comune e '1 popolo si turbò fòrte , e 
ìuiùtò JTatta inqtdsiaione per la sigiloria, onde tnesser Corso Dqi- 
natì che n'era capo, fti condannato nell'avere e nella persona^ 
e gli allri capotali che furono à tid > in più dt Venliniila lib- 
bre , e pagarle. E ciò ÌTalto furono liùaìidati a^ tonfini àìnibalde 
fratello di messer Corso, è de* òitol , e làèéàer Rosso , 6 messer 
Ròssellino della Tosa^ e degli altri loro consorti; e messer Giac«- 
cbinotto e meà^r l^à:»ino de*Pazzi e di loro giovani, è làl^sser 
Gerì $pìni t de*suoi aì castello della Pieve. E per levare ogni 
soéfiello , il popolo mandò i caporali dell' altra parte a' CònflM 
a Serrezzano: ciò fu messer Gentile e messer Torrigìanò è Car- 
bone de'Cerchi, e di Toro constati, Bsfischiera della tosa e de'sùoi, 
Baldìnaccio degli Adimari e de' suoi , Naldo de' Ghetatdini e 
de*snoi, GiÀdo Cavalcanti e de^ suoi , e Giovanni Giàtotti Mali- 
spini. Ha questa parie vi stette tìletlò a'coiifini, che furoùo re- 
vocati per lo infermo luogo ^ ò lotnoirìne malato Guido Caval- 
canti, (a) onde morto > e di lui fu grande damiAaggio , peroc- 
ché era come filosofo, virtudioso uomo in più cose, se non ch'era 
troppo tenero e stizzoso» in ^estó modo si guidava là nostra 
iBiità fortuneggiandok 

Capitolo xliiì. 

i 

Come papa Bonifazio mandò in Francia per messer Carto 

di Yaloi. 

tornato a corte di papà il legato frate Matteo d'Acquasparta, 
e informato papa Bonifazio del male stalo e dubitoso della cit- 
tà di Firenze, e poi per le iàt>ViU seguite dopo la partita del le- 
gato, come detto avvino, é per infesiagìone e spendio de'capi- 
tanl di parte guelfa 6 de' detti coikGnati , eh* erano al castello 
della Pieve pressò alla corte, e di meòser Gerì Spini (cVegli e 
la suà cònkpagnià erano mercatanti di papà iBontfazio , e del 
tutto guidatori) con loro procàccio e studio, e di nkesser Corso 
Donati che seguiva la corte, si prese per consìglio il detto pa- 
pa Bonifazio, di mandare per messer Carlo di Valos fratello 
del re di Francia^ per doppio intendimento; principalmente per 
aiuto del re Carlo per la guerra di Cicilia, dando intendimento 

(a) Vedi Appendice n.° i4* 



4t GIOVAHlfl VILLANI 

al re di Francia e al detto inesser Carlo di fiirlo eleggere ktt» 
peradore de' Romani , e di confermarlo, o almeno per aatorltà 
papale e di santa Chiesa di farlo luogo tenente d' impeiìo pet 
4a Chiesa ^ per la ragione che ha la Chiesa vacante imperio i 
e oltre a questo gli die titolo dì pàciario in Toscana^ per recare 
f^lla sua forza la città di Firenze al suo intendimento. E man** 
dato in Francia per lo detto messer Carlo suo leffato il detto 
messer Carlo con volontà del re suo fratello. Tenne, come innanzi 
faremo menzione , colla speranza d' essere imperadore per li 
promesse del Papa^ come detto avemo« 

■ . ' , 1 

CAPITOLO XLlVé: > 

. Come % Guelfi furono eaeeiati d* Àgobbio, e pU W9S rtooviraro 

la terra e eaceiarne i GMbellinù 

Nel detto anno di Maggio, la parte ghibellina d^ Agobbio colla 
forza degli Aretini, e de' ghibellini della Marca, per tradimento 
ordinato nella terra, cacciarono 1 guelfi d' Agobbio, e uccisonne 
assai; ma poi a di 24 di Giugno vegnente, i guelfi usciti d'A* 
gobbio colla forza de' Perugini entrarono in Agobbio, e ricove- 
rarono loro stato, e cacciarne i ghibellini con grande danno <$ 
Uccisione di loro* 

CAPITOLO XLV. 

Come la parie nera furono eaeeiati di Pietoia^ 

Negli anni di Cristo 1301, del mese di Maggio, la parte bian: 
ca di Pistoja (a) coli' aiuto e favore de* bianchi che governa- 
vano la città di Firenze, ne cacciarono la parte nera^ e disfe^ 
clono le loro case, palazzi e possessioni, intra V altra una forta 
e ricca possessione di palazzi e torri eh' erano de* Cancellieri 
neri, che si chiamava Damiata. 



(a) Vedi Appendice d.° i5« 



LIBRO OTTAVO 49 

CAPITOLO XLVL 

Come gV InitrminelU e loro seguaci furono eaeeiaH di Lucca» 

Nel detto anno^ e in quello tempo^ essendo la città di Lucca 
molto (1) insollìta per la mutazione di Pistoia, e per le parti 
bianca e nera , la casa degl' Interminelli di Lucca co' loro se* 
^aci Mordicastelli , e que' del Fondo , e altri di loro sette ^ 1 
quali teneano parte bianca , e s' accostayano co' ghibellini pi-* 
sani, credendo fare cosi in Lucca come i Cancellieri bianchi in 
Pistoia^ si uccisono messer Obizzo degli Obizzi giudice. Per la 
qual cosa la città di Lucca corse ad arme, e trovandosi la parte 
nera e' guelfi di Lucca più possenti, si ne cacciarono di Lucca 
combattendo gì* Interminelli e loro seguaci, e disfeciono le loro 
possessioni , e misono fuoco nella contrada che si chiamava il 
fondo di porta San Geryagio, e arsonvi più di cento case, (a) B 
cosi si venne spandendo la maladetta parte per Toscana. 

CAPITOLO XLVn. 

Come i guelfi usciti di Genova per pace furono rimessi in Genota^ 

Nel detto anno i Genovesi feciono pace co' Grimaldi e gli al* 
tri loro usciti guelfi e col re Carlo, e rimisongli in Genova, e 
riebbono il castello di Monaco che 1 teneano gli usciti^ e colla 
forza del re Carlo faceano grande guerra a* Genovesi. 

Nel detto anno fu guerra e battaglia tra i Veronesi e '1 Ve* 
scovo di Trento , onde i Veronesi ebbono il peggiore e furono 
sconfitti. E nel detto anno poco appresso, mori messet Alberto 
della Scala (b) capitano e signore di Verona, e grande tiranno 
di Lombardia, e appresso di lui rimasono signori messer Cane 
e gli altri figliuoli del detto messer Alberto, tutto fossono assai 
di piccola etade ; ma innanzi che morisse fece cavalieri sette 
tra'suoi figliuoli e nipoti, ch'avea il maggiore meno di dodici anni 

(i) intoUitai ▼. a. solleTata, scommoiM. In aleuoi stampatili legge «o^ 
levata*, noi abbiam rìtenato Tolentieri la voce imolUta del testo Davanx* 
eh' è por rice?ata nel Voeah. e trovasi anche in altri antichi mas. 

(a) Ve«li Appendice n.° i6. (b) Idem né® 17. 

Gio Villani T. /I 7 



50 IBIOViNItl VlLLÀNt 

CAPITOLO XLVlIi. 

Come apparve in tielo uHU stella tornata. 

Kol detto dhho del mese di Settembre apparve ìd cielo niii 
stella cornata con grandi raggi di fummo dietro, apparendo la 
sera di vetsb il ponente, e durò infitio al Gennaio, della quale 
i savi astrolabi dissono grandi significiazioni di futuri pericoli 
e danni alla pihovincia d^ Italia, e alla città di Firenze^ e mas» 
simamente perchè la pianeta di Saturno e quella di Marti in 
quello anno s* erano congiunte due Volte insieme del mese di 
Gennaio e di Maggio nel segno del Leone , e la Luna scuratà 
del \ìetto mese di Gennaio similemente nel segno del Leone, il 
quale s' attribuisce alla provincia d' Italia. E bene assegni la 
significazione^ come innanzi leggendo potrete comprendere; ma 
singolarmente si disse, che la detta cornata significò l' avventd 
di messer Carlo di Valos, per la cui venuta molte rivolturc eb* 
be la provincia d' Italia e la nostra citte di Firenze. 

CAPITOLO XLIX. 

Come messer Carlo di Valos di Francia venne a papa Bonifazio^ 
e poi tenne in Firenze e cacciarne la parte bianca. 

Nel detto anno 1 301 del mese di Settembre, giunse nella città 
d' Alngna in Campagna, ov' era papa Bonifazio colla sua corte, 
messer Carlo cónte di Valos e fratello del re di Francia con 
pili conti e baroni, e da cinquecento cavalieri franceschi in sua 
compagnia, avendo fatta la vìa da Lucca ad Alagna senza en- 
trare in Firenze, perchè n' era sospetto ; il quale messer Carlo, 
dal papa e da' suoi cardinali fu ricevuto onore volomente; e ven- 
ne ad Alagna lo re Carlo e' suoi figliuoli a parlamentalre con 
lui e a onorarlo ; e '1 papa il fece conte di Romagna. E trat- 
tato e messo in assetto col papa e col re Carlo il passaggio di 
Cicilia alla primavera vegnènte, per là principale cagione peiv 
eh' era mosso di Frància , il papa non dimenticato lo sdegno 
preso contro alla paHe bianca di Firenze , non volle che sojg' 
giornasse e vernasse invano , e per infestamento de' guelfi .dt 
Firenze^ si gli diede il titolo di paciaro in Toscana , e ordind 



LIBRO OTTAVO 51 

che tornasse alla cilU di Firenze. E cosi fece^^) ^^^ ^^^ genie 
e con molti altri Fiorentini ^ To^C^pi e Rpinay nupli , usipiU e 
confinati di loro terr^. p^r pfUfte gV^Va e n^ra. ^ y^i^u\o a ^\i^r 
na e poi a Staggia 9 qùe^ che gov^rpayanp la cit^ di Firenze 
avendo, soletto 4^ sua yeputa» tennero pii^ ^o^i^igìi di lasò^arlo 
entree nella ^Utà o no. E maqdando gli ambasciatort , 9 ^gU 
con l^ell^ e amichevoli^ parale rispondendo, come venia per lo- 
rq hene e stato, e per mettergli in pace insieme; per }a gyal 
cosa quegli che reggei^ìQ la terra, tutto fossono a parte bianca, 
si vocavano e voleansi tenere guelfi, presono partito di lasciarlo 
venire. E cosi il di d'Ogqisaanti 130^ , e^trd messer Carlo ii^ 
Firenze , disarmsita sua ge^te , facpeiofdpgli i FlorenUAi gr^de 
OT^qre^ vegliandogli incontro, a processione , e cqi\ iptolli armeg- 
giatpr]( cm bandiere, e coverti i cavalli di zendadi^ E lui ripp- 
^tgO e soggiornato in Firenze alquanti di, si richiese il comune 
di volere la signoria e guardia della cittade, e balJa di po^re 
pacificare i guelfi insieme. E ciò fu assentito per lo comu- 
ne, e a di 5 di Novembre nella chiesa^ di santa Maria Novel- 
la, essendosi raunati potestà, e capitano, e priori, e tutti i con- 
sigiien, e il vescovo, e tutta la buona gente di Firenze; e del- 
la sua domanda fatta , proposta e diliberata , e rimessa in lui 
la signoria e la guardia della città. B; messer Carlo dopo la spo- 
sizione del suo (1) aguzzetta^ di sua bocca accettò e giurò , e 
come figliuolo di re promise di conservare la città in pacifico 
e buonp stato; e io scrittore a queste cose fui predente. Incon- 
tanente per lui e per sua gente fu fatto il contradio , che per 
consiglio di Messer Musciatto Franzesi, il quale infino di Fran- 
cia era venuto per suo (2) pedotto , siccome era ordinato per 
gli guelfi neri , fece armare sua gente , e innanzi che messer 
Cario fosse tornato a casa, che albergava in casa i Frescobaldi 
oltrarno; onde per la detta novilade di vedere i cittadini la sua 
gente a cavallo armata la città fu tutta in gelosia e sospetto , 

(a) Vedi Appeodice d.** i8i. 

(i) aguzsetta: nel Voeab. è aguttetio» Tal voce in questo luogo po- 
trebbe per avventura corrispondere a quel che oggi ai dice segretario iVi- 
timof ma ordinariamenle si prende in naia parte, eioè per istigatore a 
muli farti forse dal verbo aizzare, ii^oiUire, e in questo senso \* ba ado- 
perato pure il n. A. nel cap. 34 del Lib. XIL 

(a) pedono: v« a. scorta, guida. Altrove questa voce ^ adopcvaM dal 
n. A. per piloto. 



59 GIOVANNI VILLANI 

e air&mie glandi e popolani, ciascuDO a casa de'suoi amici •&■ 
oondo suo podere, abbarrandosi la citte in più parti. Ma a casa 
i priori pochi si raunarono , e quasi il popolo fu sanza capo ^ 
veggendosi traditi e ingannati i priori e coloro che reggeano 
il comune. In questo romore messer Corso de' Donati» il quale 
era isbandito e rubello, com'era ordinato, il di medesimo Tenne 
in Firenze da Peretola, con alquanto seguito di certi suol ami- 
ci e masnadieri a pie, e sentendo la sua venuta i priori^ e'Cer* 
chi suoi nemici, vegnendo a loro messere Schiatta de'Cancellie- 
ri, ch'era in Firenze capitano per lo comune di trecento cava- 
lieri soldati i e volea andare contro al detto messer Corso per 
prenderlo e per oflbnderlo, messer Vieri caporale de'Cerchi non 
acconsenti , dicendo : lasciatelo venire , confidandosi nella vana 
speranza del popolo, che '1 punisse. Per la qual cosa il detto 
messer Carlo entrò ne'borghi della cittade, e trovando le porte 
delle cerchie vecchie serrate, e non potendo entrar^ , si se ne 
Tenne alla postierla da Pinti, ch'era di costa a san Piero mag- 
giore, tra le sue case e quelle degli Uccellini, e quella trovane 
do serrata, cominciò a tagliare, e dentro per ^11 syoi amici fti 
fatto il somigliante, sicché sanza contasto fu messa in terra. E 
lui entrato dentro schierato in su la piazza di san Piero mag- 
giore, gli crebbe genti e seguito di suoi amici, gridando: viva 
meaer Corso e 'l barone^ ciò era messer Corso, che eos^ il no- 
mavano ; e egli veggendosi crescere forza e seguito , la prima 
cosa che fece , andò alle carcere del comune , eh* erano nelle 
case de'Bastari nella ruga del palagio, e quelle per forza aper- 
se e diliberò i pregioni ; e ciò fritto , il simile fece al palazzo 
della poteste, e poi a' priori, faccendogli per paura lasciare la 
signoria e tornarsi a loro case. B con tutto questo stracciamen- 
to di cittade, messer Carlo di Valos nò sua gente non mise con- 
siglio né riparo, nò attenne saramento o cosa promessa per lui. 
Per la qual cosa i tiranni e malfattori e isbanditi ch'erano nel- 
la cittade, presa baldanza, e essendo la citte sciolta e sanza gi- 
gQoria, cominciarono a rubare i fondachi e botteghe, e le case 
a chi era di parte bianca, o chi avea poco podere, con molti 
micidii, e fedite faccende nelle persone di più buon uomini di 
parte bianca, E durò questa pestilenzia in città per cinque di 
continui, con grande mina della terra. E poi segui in contado, 
andando le gualdane rubando e ardendo le case per più di ot- 
to di, onde in grande numero di belle e ricche possessioni (U*i 



LlVftO OTTAVO 53 

rono guaste e arse. E cessata la detta rulna e Incendio , me«- 
Ber Carlo col suo consiglio riformarono la terra e la sign: ria 
del priorato di poiK>lani di parte nera. E in quello medesimo 
mese di Novembre, venne in Firenze il sopraddetto legato del 
papa messer Matteo d'Acquasparta cardinale , per pacificare i 
cittadini insieme^ e fece fare la pace tra que'della casa de'Cer- 
chi e gli Adimari e loro seguaci di parte bianca co' Donati e 
Pazzi e loro seguaci di parte nera ^ ordinando matrimoni tra 
loro: e volendo raccomunare gli uficii, quegli di parte nera colla 
forza di messer Carlo non lasciarono, onde il legato turbato si 
tornò a corte , e lasciò interdetta la òittade. E la detta pace 
poco durò che avvenne il di di Pasqua di Natale presente, an-> 
dando messer Niccola de'Cerchi bianchi al suo podere e melina 
con suoi compagni a cavallo^ passando per la piazza di santa 
Croce , che vi si facea il predicare , Simone di messer Corso 
Donati, nipote per madre del detto messer Niccola , sospinto e 
confortato di mal fare^ con suoi compagni e masnadieri segui a 
cavallo il detto messer Niccola, e giugnendolo al ponte ad Af- 
frico Tassali combattendo: per la qual cosa il detto messer Nic- 
cpla san^a colpa o cagione^ nò guardandosi di Simone dal detto 
suo nipote fu morto e atterrato da cavallo. Ma come piacque a 
Pio> la pena fu apparecchiata alla colpa^ che fedito il detto Si* 
mone dal detto messer Niccola per lo fianco^ la notte presente 
morio^ onde tutto fosse giusto giudicio^^ fu tenuto grande danno , 
che '1 detto Simone era il più compiuto e virtudioso donzello di 
Firenze^ e da venire in maggiore pregio e stato, ed era tutta 
la speranza del suo padre messer Corso, il quale della sua al- 
legra tornata e vittoria^ ebbe in brieve tempo doloroso princi- 
pio di suo futuro abbassamento. In questo tempo poco appres- 
so, non possendo la citte di Firenze posare , essendo pregna 
dentro del veleno della setta de' bianchi e neri, convenne che 
partorisse doloroso fine; onde avvenne che l'Aprile vegnente con 
ordine e con trattato fatto per gli neri , uno barone di messer 
Carlo, ch'avea nome messer Piero Ferrante di Linguadoca, cercò 
cospirazione co'detti della casa de'Cerchi, e con Baldinaccio de- 
gli Adimari, e Baschiera de'Tosinghi, e Naldo Gherardini, e al- 
tri loro seguaci di parte bianca, di volergli con suo seguito e 
di sua gente rimettere in istato e tradire messer Carlo , con 
grandi impromesse di pecunia: onde lettere e co' loro suggelli 
furono fatte, ovvero falsificate, le quali per lo detto messer pie-i 



54 GI0VA9HI VILLANI 

ro Ferrante, com* era ordinato, furono portate a measer Cario. 
Per la qoal cosa i detti caporali di pi^rte bianca , ciò forooo 
tutti quegli della casa de'Ger^hi b)ai^^M di porte saq Piero, Rat 
dinacclo e Corso degli Adinvuri con quasi tutto il Iato d^* Bel- 
liDcioni^ NaldQ de^Gb^rardini col suo latot della casa^ Baacblera 
de'Tosingl^i co| suo lato della detta casa, alquanti dii ca^a i Ca« 
YalcanMx QioYanni C^iacotto Malispini e suoit c^^Qirti;^ questi fu* 
TWQi \ caporali cbe furono citati, e non comparendo» o per te» 
ii\a del ipfi^liflclo commesso, o per tema di non perdere le per^ 
9fi^^ sotto il detto inganno, 9\ partirò d^la città,, aocopo^pagnatl 
da'lprq avversari; e cbi n* andò a Pisa , ^ c^ii ad At^V^ ^ ^- 
sto}a, accompagnandosi co'gbibellini e nimica de^ior^ntini. Per 
la qu.iil cosa furono condannati (a) per messer Carlo come ri« 
b^Ill, e disfatti i loro palaxzl e beni in città e in contado , e 
cosi di molti loro seguaci grandi e popcli^ni. E per questo mo* 
4q fu abbattuta e cacciata di Firenze l'ingrata e superba parie 
de1>ianchi con seguito di molti gbibellini di Firenze, per mea- 
ser Carlo di Valos di Francia per la commissione di papa Bo- 
nifazio, a di 4 d'Aprile 1302, onde alla nostra città di Firenze 
seguirono molle rovine e pericoli , come innanzi per gli temp\ 
potremo leggendo comprendere. 

« 

C;APiTQLOt L, 

C^m^ messer Carlo di Vaios passò in Cicilia per fare guerre^ 
per lo re Carlo , e fece ontosa pace. 

Nel detto anno 1302 del mese d*^ Aprile, messer Carlo di Va- 
los fornito in Firenze quello, perchè era venuto, cioè sotto trattato 
di pace cacciata la parte bianca di Firenze, si parti e andonne 
a corte, e poi a Napoli ; e là trovato lo stuolo e 'apparecchia- 
mento fatto per lo. re Carlo, di più di cento tra galee e uscieri 
e legni grossi sanza i sottili , per passare in Cicilia , si si ri- 
colse in mare, e in sua compagnia Ruberto duca di Calavra fi- 
gliuolo del re Carlo , coi^ più di millecinquecento cavalieri. E 
apportato in Cicilia^ scese in terra per guerreggiare l'isola, ma 
don Federigo d' Araona signore di Cicilia , non possendo resi-, 
stero uè comparire alla forza di messer Carlo in mare né is\ 

(a) Vedi Appendice n.^ 19. 



LIBRO OTTAVO 55 

terra , co' suoi Catalani si mise a fare (1) i^erra i^erriata a 
messer Carlo, andandogli fuggendo innanzi di luogo in luogo , 
e talora di dietro a inlpédirii la viitliàglia , per mòdo , che in 
poco tempo sàiiza acquistare terra neuna di rinomo , se non 
Termolè^ méssela tarlo e sua gertte fui^ono per maUittia di loro 
o de' cayàlU ^ e pei" dlOalta di vittoàglià , quasi slrai^cati. Per 
la qiial tosa per necessitade convenne che si partisse con suo 
poco bnófè. E veggendo che altro non iiotea , ìiàesser Carlo 
saAza saputa del re Cario ordinò una dissiniulatà pftce con don 
Federigo, cioè eh"* egli prendesse per moglie la fi^tiuòià del re 
Carlo detta Alienorà, e che , quando la chiesa e ^1 Ire Cario gli 
atassono acquistare altro reame ^ cii' egli iàscerebbé & queto al 
re Cario V isola di Cicilia; e se non ^ si là dovesse tenére per 
dote della moglie tutta sua vita , e appressò la sua morte i 
sfx)i figliuoli lasciare V isola ai ré Carlo o a suo rede , dando 
loro centomila once d' oro. La quai cosà fatta > e promessa e 
giurata per le parli e tornato messer Carlo co|i'àrmata a Napo- 
li^ e mandatogli la figliuola del re Carlo^ si la sposd(a); ma poi 
di promessa fatta nulla s'assegulo: e cosi per contradio si disse 
per motto: messer Carlo venne in Toscana per paciaro^ e lasciò 
il paese in guerra; e andò in Cicilia per fare guerra , e reconne 
tergognosa pace. Il quale il Novembre vegnente si tornò id' 
trancia, scemata e consumata sua gente e con poco onore. 

CAPITOLO LI. 

Come si cominciò la (2) compagna di Ramante, 

Nel detto anno 1302, partito messer Carlo di Cicilia e rimasa 
l'isola in pace^ una grande gente di soldati catalani, genovesi, 

(i) jguerra gueiriata: v* ■• coti ì inigliori iettì^ e frequetitcmentf. In 
•leooi tUnpatiy of)e oMile a propoiito ti è preteso dMogchtilire l^ètpires- 
•iooi di qaeito ooitro clastico, leggfii jguerra guerreggiata, ctie jpur Vuol 
dire U steisa cosa , cio^^ guèrra di iratienimento, teoia mal venire a baU 
lag Ila ; come appunto diete in quello il m A« «vei^ fatto ì). Federigo coli 
M. Carlo. 

(a) Vedi Appendice n.^ no. 

•(a) campagna per compagnia, tolto \* i, fecofi(!lo I' dio Ài que* tempi. 
Noi trofismo frequentemente ne'buoni testi a penna degli antichi, e nelle 
accante editioiii« saiaro, matera, guarda, Catavra, Àleuandra, ioTece 



56 GIOVANNI VILLANI 

e altri italiani stati in Cicilia alla detta guerra per Tana parte 
e per Taltra, si partirono di Cicilia con venti galee e altri le- 
gni y onde feclono loro capitano uno frate Buggeri dell' ordine 
de'tempieri, uomo dissoluto, e di sangue ^ e crudele s e passa- 
rono in Romania per conquistare terra y e puosonsi nel reame 
di Salome e quello distrussono , e guastarono la Grecia infino 
in Costantinopoli, e crescendo il loro podere d*ogni colletta di 
gente latina, fuggitivi, dissoluti, e paterini^ e d'ogni setta scac- 
ciati, vivendo (1) illibitamente fuori d'ogni legge ^ si chiamaro 
la compagna, stando e vivendo in corso e in guerra alla roba 
d'ogni uomo; e ciò che acquistavano era comune^ distruggendo 
e rubando ciò che trovavano, sanza ritenere città ^ o castella > 
o casale che prendessono , ma quelle rubate \ ardendo e gua- 
stando. E cosi durò la detta dissoluta compagna più di dodi- 
ci anni , uccidendo più loro signori e rimutandogli in poco 
tempo chi più avea seguito o podere. Alla fine tornaro sopra 
le terre del dispoto, cioè il reame di Macedonia , e quelle di- 
strussono ; e poi *ne vennero nel ducato d' Atena ^ e rubellarsi 
dal conte di Brenna eh' era duca d' Atena , e loro capitano e 
signore , e per quistioni da lui a loro si combatterono in- 
sieme^ e scon Assono il detto duca loro signore ^ e a lui taglia- 
rono la testa^ e presono le terre sue^ e di quelle della Moreaj 
e quelli signoraggi tra loro si partirono ; e disabitarono e di^ 
strussono gli antichi fii de' Franceschi, che que' signoraggi te- 
neano, e le loro donne e figliuole che a loro piacquero, riten- 
nero e le presono per mogli , e rimasono abitanti e paesani 
della terra. E cosi le delizie de' Latini^ acquistate anticamente 

di saiario, materia , guardia , Calavria , Alessandria ee. Etti amavano 
ottremodo di sfuggir l' incontro di più vocali insieme, non aolo neU' ao* 
cosiamento di nna parola con I' altra ( perchè ne nacquero tanti tronca- 
■lenti di sillabe ) (vedi la nota i alla pag. 34 del 7*. / ){ na pur nel 
corpo delle parole medesime. Ben ragiona sopra di ciò il SalviatI nel li- 
bro III. degli Affert. partic. XXf. sebbene può dirsi, ohe oiò fosse per 
a? fentora in virtù del grande amore eh' eglino avevano alla brevità nella 
pronuuzia^ per la qual cosa tante parole accorciate s' incontrano ne' loro 
acritti. Qualunque ragione però si volesse addurre di questo fare degli 
antichi, non urebbe mai soddisfacente quanto quella ohe ai trova neiraso, 
il quale apeue volte non ammette ragione alcuna, essendo l'arbitro e»il 
legislatore, 
(i) illibiiamentei ifreiiaiafflente, a loro piacere, e capriccio. 



LIBRO OTTAVO OT 

Yie.t gli Franceschi , i quali erano 1 pii\ morbidi e (1) meglio^ 
stanti che in nullo paese del mondo , per cosi dissoluta gente 
furono distrutte e guaste. Lasceremo de' fatti di Romania e di 
Cicilia , e torneremo alle novità che sursono in Firenze e in 
Toscana^ per la cacciata de* bianchi di Firenze. 

CAPITOLO La. 

Come i Fiorentini ^Lucchesi feciono oste sopra la città di Pistoia, 
e come ebbono per assedio il castello di Serravalle. 

Nel detto anno 1302 del mese di Maggio, essendo la città 
di Pistoia ribellata a* Fiorentini e a' Lucchesi per la cacciata 
de'bianchi di Firenze e degrinterminelli di Lucca, e parte di 
loro detti usciti ridotti in Pistoia per fare guerra , il comune 
di Firenze e quello di Lucca di concordia feciono oste alla 
città di Pistoia ^ e furonvi di Firenze tra cavallate e soldati 
mille cavalieri e seimila pedoni , e di Lucca 4)iù di seicento 
cavalieri e bene diecimila pedoni ; e la città di Pistoia gua- 
starono intomo intorno, standovi ad assedio per ventitre di. 
Dentro a Pistoia «ra messer Tolosatò degli liberti loro capi* 
tano di guerra con trecento cavalieri , e guardò e difese bene 
la cittade. Alla fine veggendo i Lucchesi che la stanza di Pi- 
stoia era speranza vana di potere per forza o per assedio avere 
la città , s' accordare di ritrarsi addietro con loro oste , e di 
porsi all'assedio del castello di Serravalle^ ch'era de' Pistoiesi 
ed era molto forte $ e cosi fu fatto. E al detto assedio rima-- 
sono le due sosterà delle cavallate di Firenze , rimutandosi a 
tempo a tempo con parte di loro soldati e gente a pie assai ^ 
tenendo i fiorentini il loro campo di verso Pistoia. E quello 
castello combattuto, e con più dificii grossi che gettavano den- 
tro macerato, ma per tutto ciò non s'arrendea, perchè dentro 
v' avea più di quattrocento de'maggiori e de* migliori cittadini 
di Pistoia, i quali difendeano il castello , e al continuo assali- 

(i) megliot tanti: nel Vocal». è la voce henettante ■ significare e^i ha 
qualche ricehetta ; vi manca il superlativo megliottante, il quale pò* 
trebbe avervi luogo mentre secondo la lezione d'alcuni tetti non sono 
due voci separate , cioè, meglio, e stante , ma si una sola voce. Nondi* 
meno però si possono scrivere nell'un modo e nell'altro* 

Crto. Villani T. IL B 



58 GTOVANKI VlttAKI 

Tino II campo vigorosamente , alla flnc per mala provvtsIoiMy 
di viltuaglia a tante gente, quanta avea dentro tra Pistoiesi e 
terrazzani e forestieri y eh' era più di milleduecento uomini « 
sanza le femmine e' fanciulli , falli loro; per la qual cosa per 
necessità di vivanda s' arrenderono pregioni (a) al comune di 
Lucca , a di 6 di settembre del detto anno ; onde più di tre- 
cento Pistoiesi n' andarono legati pregioni alla città di Lucca, 
e gli altri terrazzani rimasono fedeli dcXucchesi, i quali Luc- 
chesi vi feciono una nuova e forte rocca dalla parte loro di 
Valdinievole y e uno grosso muro dalla rocca vecchia di qua 
ov*è la pieve alla Nuova, per tenere meglio il detto castello a 
loro ubbidienza , recandogli al loro contado. 

CAPITOLO un. 

Come i fiorentini ebbono il castello di Piantrevigne e pò aitre 
castella eh* aveano rubellate % bianchi. 
• 
Nella stanza del detto assedio di Pistoia si rubelld a'fioren* 
tini il castello di Piantrevigne in Valdarno, per Carlino de'Paz- 
zi di Valdarno , e in quello col detto Carlino si rinchiusono 
de' migliori nuovi usciti bianchi e ghibellini di Firenze grandi 
e popolani, e faceano grande guerra nel Valdarno: la qual cosa 
fu cagione di levarsi Toste da Pistoia, lasciando i fiorentini il 
terzo della loro gente all' assedio di Serravalle in servigio 
de*Lucchesi, come detto avemo, e tutta V altra oste tornata in 
Firenze , sanza soggiorno n' andarono del mese di Giugno in 
Valdarno e al detto castello di Piano, e a quello stettono e as- 
sediarono per ventinove di. Alla fine per tradimento del so- 
praddetto Carlino, e per moneta che n' ebbe , i Fiorentini eb- 
bono il castello. Essendo il detto Carlino di fuori , fece a' suol 
fedeli dare l'entrata del castello, onde molti vi furono morti e 
presi pure de'^migliori usciti di Firenze. E ciò fatto, tornati a 
Firenze con questa vittoria , sanza soggiorno andarono popolo 
e cavalieri di Firenze in Mugello sopra i signori Ubaldini , ì 
quali co'bianchi e co' ghibellini s'erano rubellati al comune di 
Firenze, e guastarono 1 loro beni di qua dall' Alpe e di là. E 
tornati in Firenze, la state medesima cavalcarono in Valdigrieve 

(a) Tedi Appendice n.^ 21. 



LIBRO OTTAVO 59 

sopra il castello di Montagliari e di Montagiito , i quali avea- 
no rubellali que' della casa de' Gherardini , eh' erano di parte 
bianca , e quelle due castella s' arrenderono a patti , salve le 
persone, al comune di Firenze, le quali il comune di Firenze 
fece disfare. £ nel detto anno ebbono i fiorentini gran vittoria 
in ogni loro oste e cavalcata che fecero, benavventurosamente, 
perseguitando in ogni parte gli usciti bianchi e' ghibellini con 
loro distruzione. 

CAPITOLO UV. 

Come l'isola d'Iuhia gittà maratiglioso fuoco. 

Nel detto anno 1302, l'isola d'Ischia, la quale è presso a Na- 
poli^ gittò grandissimo fuoco per la sua (1) solOinerla, per mo- 
do, che gran parte dell' isola consumò , e guastò infino al gi- 
rone d' Ischia ; e molte genti e bestiame e la terra medesima 
per quella pestilenza morirono e si guastarono. E molti per 
iscampare fuggirono all' isola di Procita e a quella di Capri , 
e a terra ferma a Napoli, e a Baia^ e a Pozzuolo^ e in quelle 
contrade , e durò la detta pestilenza più di due mesi. Lasce- 
remo alquanto de'uostri fatti di Firenze e di que'd'Italia, e fa- 
remo incidenza e digressione per raccontare grandi e maravi- 
gllose novitadi , che a questo tempo avvennero nel reame di 
Francia , cioè nelle parti di Fiandra , le quali sono bene da 
notare^ e da farne ordinata memoria nel nostro trattato. 

CAPITOLO LV. 

Come il popolo minuto di Bruggia si rubellò dal re di Francia, 

e uccisono i Franceschi. 

Come noi lasciammo addietro nel capitolo, che '1 re di Fran- 
cia ebbe al tutto la signoria di Fiandra, e in sua pregione il 
conte e' due suoi figliuoli l'anno 1299, e lasciato gucmito di 
sua gente e di suoi bali! il paese ^ e che gli artefici minuti di 

(i) solfaneriai cava di aolfo. In alcune ediaioni si l^gge tolfonaria^ in 
altre soffanaria, come por nel Vocabolariof ma il testo Davaoi., con gli 
altri migliori^ Ugge solfameria^ 



60 GIOVANNI VILLANI 

Bruggia, come sono tesserandoli, e folloni di drappi^ e becctri, 
e calzolai ^ e altri ^ fossono uditi a ragione, per la loro pet^ 
xione data allo re, e addirizzati di loro pagamenti per gii loro 
ìavorii^ e dell' assise della terra, le quali erano loro ineompoi^ 
tabiii; la detta gente delia comune non fu udita né addirizzati; 
ma i balli del re , a preghiera de* grandi borgesi e per loro 
moneta , i caporali de' detti artefici e popolo minuto y i quali 
erano i principali Piero le Boy tesserandolo, e Giambrida bec- 
caio, con più di trenta de' maggiori di loro mestieri e arti, mi- 
sono in pregione in Bruggia. E nota che '1 detto Piero le Boy 
fu il capo e commovi lore della comune, e per sua franchezza 
fu soprannominato Piero le Boy, e in Fiammingo Konicheroy, 
cioè Piero lo re. Questo Piero era tessitore di panni povero 
uomo, ed era piccolo di persona e sparuto, e cieco dell' uno 
occhio, e d' età di più di sessant' anni ; lingua francese» né la- 
tina non sapea, ma in sua lingua fiamminga parlava meglio, e 
più ardito e stagliato che nullo di Fiandra ; e per lo suo par- 
lare commosse tutto il paese alle grandi cose che poi seguirò, 
e però è bene ragione di fare di lui memoria. E per la presa 
di lui e de' suoi compagni il popolo minuto di Bruggia corsono 
la terra e combatterono il borgo , cioè il castello ove stanno 
gli schiavini e rettori della terra , e uccisero de' borgesi , e 
per forza trassono di pregione i loro caporali. E ciò fatto, di 
questa querela si fece triegua e appello a Parigi dinanzi al re, 
e durò bene uno anno la qulstlone ; e alla fine per moneta spe- 
sa per gli grandi borgesi di Fiandra intorno alla corte del re, 
il popolo minuto ebbono la sentenzia incontro; onde venuta la 
novella a Bruggia^ que' della comuna si levarono da capo a ru- 
more e ad arme ; ma per paura delle masnade e de' grandi bor- 
gesi si partirono di Bruggia, e andarne alla terra del Damò ivi 
presso a tre miglia^ e quella corsono, e uccisone il balio e*ser-« 
genti che v' erano per lo re, e rubarono i grandi borgesi 4ella 
terra, e ucciserne; e ciò fatto, come gente disperati e in fùria, 
vennero alla terra d' Andiborgo e feciono il simigliante; e poi 
ne vennero al maniere del conte che si chiama Mala^ presso a 
Bruggia a tre miglia , che v' era dentro il balio di Bruggia e 
da sessanta sergenti del re, e quella fortezza per forza presono, 
sanza misericordia o redenzione, quanti Franceschi dentro avea 
misero a morte. I grandi borgesi di Bruggia veggcndo cosi ado* 
perare e crescere la forza al minuto popolo^ temcttono di loro 



LIBRO OTTAVO 61 

e della terra; incontanente mandarono in Francia per soccorso: 
per la qual cosa lo re incontanente vi mandò messer Giacoiao 
di san Polo sovrano balio di tutta Fiandra, con millecinquecento 
cavalieri franceschi, e con sergenti assai; e giunti a Bruggia, 
presono e fornirono i palagi dell' Alla del comune e tutte le for- 
tezze della terra, con guernigioni di loro genti d' arme^ stando 
la terra di Bniggia in grande sospetto e guardia. E crescendo 
la forza e V ardire al minuto popolo, come piacque a Dio, per 
pulire il peccato della superbia e avarizia de' grandi borgesi e 
abbattere V orgoglio de' Franceschi^ quegli artefici e popolo mi- 
nuto eh' erano rimasi in Bruggia, feciono tra loro giura e co- 
spirazione di disperarsi per uccidere i Franceschi e' grandi bor- 
gesi, e mandarono per gii loro isfnggiti alla terra del Damo e 
a quella d' Andiborgo, ond' erano loro capi e maestri Piero le 
Boy e Giambrida, che venissono a Bruggia^ gli quali crésciuti 
in baldanza per la vittoria e uccisione per loro cominciata con- 
tro a' Franceschi, a bandiere levate, e le femmine come gli uo- 
mini , vennero in Bruggia (a) la notte di com' era ordi- 
nato; e poteanlo fare, perocché lo re avea fatti abbattere i fossi 
e porte di Bruggia. E giunti nella terra, dandosi nome cott quei 
d' entro, e gridando in loro linguaggio fiammingo, che da' Fran- 
ceschi non erano intesi, viva la comune ^ e alia morte de'Fran" 
teschi , abbarraro le rughe della terra. Per la qual cosa si co- 
minciò la dolorosa pestilenzia e morte de* Franceschi, per mo- 
do, che qualunque Fiammingo avea in sua casa nullo France- 
sco^ o r uccideva, o 'I menava preso alla piazza dell' Alla^ ove 
la comune era rannata e armata, e le giugnendo i presi, come 
tonnina in pezzi erano tagliati e morti. Sentendo i Franceschi 
levato il romore, e armandosi per raunarsi insieme^ si trova- 
vano da' loro osti tolti i freni, e le selle de' cavalli nascose. E 
più ne faceano le femmine che gli uomini, e chi era montato 
a cavallo trovava le rughe abbarrale, e gitlati loro i sassi dalle 
finestre^ e morti per le vie. E cosi durò tutto il giorno la detta 
persecuzione , ove morirono , che con ferri , e che di sassi , e 
d' essere gittati gli uomini dalle finestre delle torri e palazzi 
dell' Alla^ ov' erano in fortezza più di milleduecento Franceschi 
a cavallo, e più di duemila sergenti a piede, onde tutte le ru- 
ghe e piazze di Bruggia erano piene dì corpi morti, e di aan- 

(a) Vedi Appendice o.^ a a. 



62 GIOY.%^*NI VILLANI 

f ue e carola de' Franceschi» che più di ire di gli peBarooo « 
sotterrare, portandoli in carra fuori della terra, e gittandogli 
in fosse a' campì; e de' grandi borgesi assai vi furono morti, e 
tutte loro case rubate. Messer Giacche di san Polo con pochi 
figgendo scampò^ perchè abitava presso ali' uscita della terrai 
e questa pestilenzia fu del mese di ... gli anni di Cristo 1301. 

CAPITOLO LVI. 

Velia grande e disatmeniurosa seonfitta ch'ebbono % FrofMetdU 

a Coltrai da' Fiamminghi, 

Dopo la detta rubellazione di Bruggia e morte de' Franceschi^ 
i maestri e capitani delia comune di Bruggia, parendo loro a- 
vere fatte e cominciate grandi imprese, e grande misfatto coa- 
tro al re di Francia e sua gente, e considerando di non potere 
per loro medesimi sostenere si gran fascio, essendo sanza il loro 
signore e sanza altro aiuto , si mandarono in Brabante per Io 
giovane Guiglielmo di Giulieri, fratello dell'altro messer Gai- 
glielmo di Giulieri che mori per la sconfitta di Fornes ad A- 
razzo in pregione del conte d' Artese , come addietro facemmo 
menzione. Questo Guiglielmo era nato per madre della figliuola 
del vecchio conte Guido di Fiandra^ e figliuolo del conte di Giu- 
lieri di Yaldireno^ ed era gran cherico. SI tosto come fu riche- 
sto da que' di Bruggia per vendicare il suo fratello da' Fran- 
ceschi, lasciò la cherìcla e venne in Fiandra, e da que' di Brug- 
gia fu ricevuto a grande onore , e fatto loro signore. Inconta* 
nenie fece gridare oste sopra la villa e terra di Gante, che si 
tenea per lo re ; ma la terra era forte delle più del mondo per 
sito e per mura, fossi^ e riviere^ e paduli, sicché il loro assalto 
fu invano; onde si partirono e andarono alle terre del franco 
di Bruggia delle marine di Fiandra , e quelle quasi iutte con 
poca fatica recaro in loro signoria, come fu le Schiuse, Nuovo- 
porto, e Berg, e Fornes^ e Gravalingua, e più altre ville; onde 
gran popolo crebbe a que' di Bruggia. £ ciò sentendo il giovane 
Guido figliuolo del conte di Fiandra della seconda donna, nato 
della contessa di Namurro, venne in Fiandra, e accozzossi con 
Guiglielmo di Giulieri suo nipote^ e furono insieme fatti signori 
e guidatori del popolo di Fiandra ribello del re di Francia; e 
iornando dalle terre delle marine, ebbono a patti GuidendaUa^ 



ITBRO OTTAVO 65 

ti ricco maniere del conte^ oy' avea più di cinquecento France- 
schi. E ciò fatto, venne messer Guido a oste sopra Coltrai con 
quindici mifliaia di Fiamminghi a pie, e ehbe la terra^ salvo 
il castello del re, eh"* era molto forte e guemito di Franceschi 
a cavallo e a pie. Guiglielmo di Giulieri andò all' assedio al 
castello di Cassella con parte dell' oste^ e in questa stanza que- 
gli della terra d' Ipro e di <'amoa di loro volontà s' arrenderò 
a messer Guido di Fiandra^ onde crebbe gran podere a* Fiam- 
minghi y e ingrossossi V oste a Coltrai. Quegli del castello che 
v' erano per lo re, si difendeano francamente, e con loro inge- 
gni e dificìi^ disfeciono e arsono gran parte della terra di Col- 
trai ; ma per lo improvviso assedio de' Fiamminghi non erano 
guerniti di vittuaglia quanto bisognava loro ; e però mandarono 
in Francia al re {ter seccore (1) tostano, onde il re sanza in- 
dugio vi mandò il buono conte d'Artese suo zio e della casa 
di Francia, con più di settemila cavalieri gentili uomini, conti^ 
e duchi ^ e castellani , e banderesi , onde de^ caporali faremo 
menzione , e con quarantamila sergenti a pie , de' quali erano 
più di diecimila balestrieri. E giunti sopra il colle il quale è 
di contro Coltrai ^ verso la via che va a Tornai, in su quello 
s' accamparono, presso del castello a mezzo miglio. E per for- 
nire le spese della cominciata guerra di Fiandra, lo re di Fran- 
cia per malo consiglio di messer Biccio e Musciatto Franzesi 
nostri contadini, si fece peggiorare e falsificare la sua moneta, 
onde traeva grande entrata, perocch' ella venne peggiorando 
di tempo in tempo, sicché la recò alla valuta del terzo ^ onde 
molto ne fu abominato e mahletto per tutti i cristiani, e molti 
mercatanti e prestatori di nostro paese eh' erano con loro mo- 
neta in Francia , ne rimasono diserti. Il buono e valente gio- 
vane messer Guido di Fiandra^ veggendo Y esercito de' France- 
schi a cavallo e a pie che gli erano venuti addosso ^ e cono- 
scendo eh' egli non potea schifare la battaglia, o abbandonare 
la terra di Coltrai e l' assedio del castello , che lasciamlolo e 
tornando a Bruggia col suo popolo era morto e confViso, si man- 
dò per messer Guiglielmo di Giulieri eh* era all' assedio di Cas- 
sella, che lasciasse l'assedio, e colla sua oste venisse a hii, e 
cosi fa fatto; e trovarsi insieme con ventimila uomini a pie, 

(i) lottofio: ▼. a. pronto. L'uso h« rigettato questa Toce, ed ha coaier- 
▼a|o UiiOf e ioitamente» 



64 GIOVANNI VILLANI 

che nullo v' avea cavallo per cavalcare se non i signoria E AU 
liberato al nome di Dio e di inesser san Giorgio di prendere la 
battaglia , uscirono della terra di Coltrai , e levarono il lóro 
campo^ eh' era di là dal fiume della Liscia, e passarono in stt 
uno rìspianato poco di fbori della terra « per lo cammino che 
va' a Ganto, e quivi si schiéraro incontro a'Franceschi ; ma se^ 
gacemente presono vantaggio^ che a traverso di quella pianura 
corre uno fosso , che raccoglie V acque della contrada e mette 
nella Liscia, il quale è largo il più cinque braccia e profondo 
tre^ e sanza rilevato che si paia di lungi, che prima v' è altri 
su, che quasi s' accorga che v' abbia fossato. In su quello fosso 
dal loro lato si schiéraro a modo d' una luna come andava il 
fosso, e nullo rimase a cavallo, ma ciascuno a pie, cosi i si*^ 
gnori e cavalieri come la comune, gente , per difendersi dalla 
percossa delle schiere de' cavalli de' Franceschi^ e ordinarsi ono 
con lancia ( che l' usano ferrate^ tegnendole a guisa che si tiene 
lo spiedo alla caccia del porco salvatico ) e uno con uno gran-* 
de bastone nodcruto come manica di spiedo, e dal capo grosso 
ferrato e puntagiito, legato con anello di ferro da ferire e da 
forare; e questa salvaggia e grossa armadura chiamano goden-' 
dac, cioè in nostra lingua, buono giorno. E cosi (1) aringati 
uno ad uno, che altre poche armadure aveano da offèndere^ o 
da difendere come genti povere e non usi in guerra, come di-* 
sperati di salute, considerando il grande podere de' loro nimici^ 
si vollono innanzi conducere a morte al campo, che fuggire e 
essere presi e per diversi tormenti giudicati : feciono venire per 
tutto il campo uno prete parato col corpo di Cristo, sicché cia- 
scuno il vide^ e in luogo di comunicarsi ^ ciascuno prese un poco 
di terra e si mise in bocca. Messer Guido di Fiandra e messer 
Guiglielmo di Giulieri andavano dinanzi alle schiere confortan- 
dogli e ammonendo di ben fare , ricordando loro l' orgoglio e 
superbia de' Franceschi, e 'l torto che facevano alloro signori 
e a loro^ e a quello che verrebbono per le cose fatte per loro 
s' e' Franceschi fossono vincitori: e mostrando loro eh' essi com- 
batteano per giusta causa, e per iscampare loro vita e di loro 
figliuoli^ e che francamente dovessero principalmente intendere 
pure a ammazzare e fedire i cavalli. E messer Guido di sua 

(i) aringati j oppure eoo la r raddoppiata arringati: sfilati, meui ia 
ordine: dalla Yoee fraacete arrangi. 



LIBRO OtTAVO dd 

hiàno in su '1 campo fece cavaliere il valente Piero le Roy coti 
più di quaranta della comune , promettendo , se yincessono ^ A 
ciascuno dare retaggio di cavaliere. Il conte d'Artese capitano d 
duca dell'oste de' Franceschi, veggendo i Fiamminghi usciti d 
campo, fece stendere il caknpo suo^ e scese più al pianò con- 
tro a* nemici , e ordinò i suoi in dieci schiere in questi) 
modo: che della prima fece guidatore messer Gianni di Bar-^ 
las con millequattrocento cavalieri soldati, Provenzali, Guasconi^ 
Navarresi , Spagnuoli , e Lombardi , molto buona gente : della 
seconda fece conduttore messer Rinaldo d' Uria valente cava- 
liere con cinquecento cavalieri : la terza schiera fu di sette- 
cento cavalieri , onde fu capitano messer Rau di Niella , cone- 
stabile di Francia : la quarta battaglia fu di ottocento [cavalic-' 
ri , la quale guidava messer Luis di CÌiiermonte della casa di 
Francia: la quinta il conte d'Artese generale capitanò con mille 
cavalieri: la sesta il conte di san Polo con settecento cavalièri: 
la settima il conte d'AIbamala, e il conte di Du, e il ciamber- 
lano di Francavilla con mille cavalieri: l'ottava condusse mes-" 
Ber Ferri figliuolo del duca del Lòreno ^ e il conte di ^assona 
con ottocento cavalieri: la nona battaglia guidava mescer Got- 
tifredi fratello del duca di Brabante , e messer Gianni figliuolo 
del conte d'Analdo con cinquecento cavalieri brabanzoni e àno- 
ieri : la decima fu di duecento cavalieri e di diecimila bale- 
strieri, la quale guidava messer Giacche di san Polo, con mes- 
ser Simone di Piemonte, e Bonifazio di Mantova^ con più d'al- 
tri trentamila sergenti d' arme a pié^ Lombardi^ Franceschi, é 
Provenzali, e Navarresi^ detti bidali, con giavellotti. Questa fu 
la più nobile oste di buona gente che mai facesse il detto re 
di Francia, dov'era il fiore della baronia e baccelìerià de' ca- 
valieri del reame di Francia, di Brabante, d'Analdo^ e di Yal- 
direno. Essendo aringat« le battaglie dell' una parte e dell'al- 
tra per combattere^ messer Gianni di Barlas, e messer Simona 
di Piemonte, e Bonifazio, capitani di soldati e balestrieri fore- 
stieri, molto savi e costumati di guerra, furono al cobestabile 
e dissono: Sire, per Dio^ lasciamo vincere questa disperata gente 
e popolo de' Fiamminghi , sanza volere mettere a pericolo il fiore 
della cavalleria del mondo. Noi Conosciamo i costumi de' Fiam- 
minghi i e' sono usciti di Coltrai come disperati d' ogni salute^ ò 
per combattere o per fuggirsi ; e' sono accampati di fuori , e la- 
sciati nella terra i loro poveri arnesi e vivanda. Voi starete schic'' 
Gio YUlani T. IL 9 



t»6 GfOTAKNI VILLANI 

rati colla vostra cavalleria, e noi co* nostri soldati che sùn Usi 
di fare assalti e correrie , e co* nostri balestrieri e con gli altri 
pedoni, che ne avemo due cotanti di lor^ entreremo tra loro e 
la terra di Coltrai, e gli assaliremo da più parti, e terremgli in 
badalucchi e schermugi gran parte del di. 1 Fiamminghi sono di 
gran pasto , e tutto dì son usi di mangiare e di bere , iegnendo- 
gli noi in bistento e digiuni , si straccheranno e non potranno 
durare , perchè non si potranno rinfrescare ; si partiranno dal 
campo a rotta da loto schiere , e come voi vedrete ciò , spronate 
loro addosso con vostra cavalleria^ e avrete la vittoria sanza pe- 
riglio di vostra gente E di certo cosi veniva fatto, ma a cui Id- 
dio vuole male gli toglie il senno, e per le peccata commesse 
si mostra il giudicio di Dio: e intra gli altri peccati , il conte 
d' Artese avea dispregiate le lettere di papa Bonifazio , e con 
tutte le bolle gittate nel fuoco. Udito questo consiglio il cone- 
stabilc, si gli piacque e parve buono , e venne co' detti cone- 
stabili ai conte d'Artese^ e dissegli il consiglio^ e come gli pa- 
rca il migliore: il conte d'Artese rispuose per rimproccio: plus 
diable ; ces sont des conseilles des Lombards , et vous connetable 
avez encore du poil de loup cioè volle dire eh' e' non fosse leale 
al re , perché la figliuola era moglie di messer Guiglielmo di 
Fiandra. Allora il concstabile irato per lo rimproccio Udito, 
disse al conte : Sre , si vous verrez ou j* irai , vous irez bien 
avant: e come disperato, stimandosi d'andare alla morte , fece 
muovere sue bandiere^ e (1) brocció a fedire francamente, non 
prendendosi guardia, nò sappiendo del fosso a traverso dov'e- 
rano schierati i Fiamminghi, come addietro facemmo menzione. 
E giugnendo sopra il detto fosso^ i Fiamminghi che' erano dal- 
runa parte e dall' altra , cominciarono a fedire di loro basto- 
ni detti godendac, alle teste de' destrieri, e faceangli (2) river- 
tire e ergere addietro. Il conte d'Artese e Taltre schiere e bat- 
taglie de'Franceschi veggendo mosso a fedire il conestabile con 
sua gente, il seguirò l'uno appresso l'altro a sproni battuti, cre- 
dendo per forza de' petti de' loro cavalli rompere e partire la 

(i) ùrocciò a fedirei spinse, inoor«ggì a ferire: foce antica tolta dalla 
francese brocher, che vuol dir propriamente pugnere, spianare \ ma io 
qaesto luogo è usata metaforicamente. 

(i) rit'ertire e ergere addietro-, ritornare indietro , e ristarsi in pie. 
Hh»eriire, dal Ialino ret^erti, manca nel Vocab. 



IfipaO OTTAVO 67 

schiera do' Fiamminghi^ e a loro avvenne lutto per ooqtrario, 
che per Io pingere e urtare , i cavalli dell' altre schiera per 
forza pinsono il conestabile^ e '1 conte d* Arlese, e sua schiera 
a traboccare nel detto fosso l'uno sopra l'altro: e '1 polverio era 
grande , che que' di dietro non poteano vedere y né per lo ro- 
more de' colpi e grida intendere il loro fallo , né la dolorosa 
sventura di loro feditori ; anzi credendo ben fare pignevano 
pure innanzi urtando i loro cavalli per modo, ch'eglino mede- 
simi per l'ergere e cadere di loro cavalli, l'uno sopra l'altro 
s'affollavano^ e faceano affogare e morire gran parte, o i più^ 
sanza colpo di ferri^ o di lance, o di spade. I Fiamminghi ch'e 
rano asserrati e forti in su la proda del fosso , veggeudo tra- 
boccare i Franceschi e'ioro cavalli, non intendeapo ad altro che 
a ammazzare i cavalieri, e'ioro cavalli sfondare e sbudellare , 
sicché in poco d' ora non solamente fu ripieno il fosso d' uo- 
mini e di cavalli., ma fatto gran monte di carogna di quelli. 
£ era sì fatto giudicio, eh' e' Franceschi non poteano dare; colpo 
a'ioro nimici, ma eglino medesimi affollavano, e uccideano l'uno 
r altro per lo pignere che faceano, credendo per urtare rom- 
pere i Fiamminghi. Quando i Franceschi furono quasi tutte le 
loro schiere raddossati l'uno sopra Taltro, e confusi per modo, 
che per loro medesimi convenia , o che traboccassono co' loro 
cavalli^ o fessone si stretti e annodati a schiera che non si po- 
teano reggere, né andare innanzi né tornare addietro; i Fiam- 
minghi ch'erano freschi, e poco travagliati i papi de corni della 
loro schiera^ onde dell'uno era capitauo messer Guido di Fiandra, 
e dell' altro messer Guiglielmo di Giulieri , i quali in quello 
giorno feciono maraviglie d'arme di loro mano; essendo a pir^ 
passare il fosso^ e richiusone i Franceschi per modo, che uno 
vile villano era signore di segare la gola a'più gentili uomini. 
E per questo modo furono sconfitti e morti i Franceschi , che 
di tutta la sopraddetta nobile cavalleria non iscampò se non 
messer Luis di Chicrmonte , e il conte di san Polo , e quello 
di Bologna con pochi altri, perché si disse che non si strinsono 
al fedire; onde sempre portarono poi grande onta e rimproccio 
in Francia : tutti gli altri duchi e conti e baroni e cavalieri 
furono morti in su '1 campo, e alquanti fuggendo per le fosse 
e (1) marosi morti furono; in somma più di seimila cavalieri, 

(i) mareii: itagni, paludi; aUro?e ha detto più yolte marosi ìu qne&to 
tigoificalo. 



08 GIOVANNI YILLAHI 

a pedoni a pie ganza numero , rimasono morti alla detta fcat« 
taglia sanza menarne nullo a pregione. E questa dolorosa e 
sventurata sconfitta de'Francesclii, fu il di di santo Benedetto, 
a di 21 di Marzo gli anni di Cristo 1302; (a) e non ganza 
grande cagione e giudicio divino , perocché fu quasi uno im- 
possibile avvenimento. E l>ene ci cade la parola clie Dio disse 
al popolo suo d'Israel^ quando la potenzia e nioltitudine di lorq 
nimici venia loro addosso^ i quali erano con piccola forza a 
loro comparazione, e temendo di combattere, disse: Combattet$ 
francamente, che la forza della battaglia non è solo nella molti". 
tudine delle genti, anzi è in mia mano, feroceV io sono lo Id-. 
dio Sabaoth, cioè, lo Iddio dell'oste. Di questa sconfitta abbassò 
molto l'onore^ e lo stato, e fama dell'antica nobiltà e prodezza 
de'Franceschi, essendo il fiore della cavalleria del mondo isicon- 
fiita e abbassata da'loro fedeli, e dalla più vile gente che fosse 
al mondo, tesserandi, e folloni , e d' altre vili' arti e mestieri , 
e non mai usi di guerra , che per dispetto e loro viltade , da 
tutte le nazioni del mondo i Fiamminghi erano chiamati co- 
nigli pieni di burro; e per queste vittorie salirono in tanta fe- 
ma e ardire , che uno Fiammingo a pie con uno godendac ii| 
mano, avrebbe atteso due cavalieri franceschi. 

GAPITOI4O LVII. 

Di fjuale lignaggio furono % presenti conti e signori 

di Fiandra. 

Dappoiché abbiamo narrato le grandi novità e battaglie co- 
minciate tra '1 re di Francia e* il conte di Fiandra e' suoi , e 
seguiranno appresso per gli tempi, ne pare convenevole di rac- 
contare dell'essere e legnaggio de'detti conti, (b) perocché fe- 
piono grandi cose, e di loro furono valenti signori. Questi conti 
pon sono per lignaggio mascolino dello stocco degli antichi 
conti di Fiandra, onde fu il buono primo imperadore Baldovi- 
no che conquistò Costantinopoli, e '1 valente conte Ferrante, il 
quale si combatté con lo imperadore Otto insieme col buono re 
Filippo il Bornio, come addietro facemmo menzione ; e fu suo 
i^on solamente Fiandra, ma la contea d'Analdo, e Vennando^ t^ 

(<i) Vedi Appendice n.^ a3. (b) Idem d."" 24. 



LIBRO OTTAVO 69 

e Tiracia infino presso a Compilo; e quegli primi conti por- 
tarono l'arme aggheronata gialla e nera; ma questi d*oggi ne 
nacquero per femmina in questo modo. Quando mori il detto 
conte Ferrante, di lui non rimase figliuolo maschio, ma solo una 
piccola figlia femmina cliiamata Margherita ; questa rimase a 
guardia e tuteria d' uno savio cherico , eh' avea nome messer 
Gianni d'Averies , figliuolo del signore di don Piero in Borgo* 
gna, ovvero Campagna, e per suo senno avea guidato il conte 
Ferrante e tutto il suo paese. Questi ritenne la signoria per la 
fanciulla, e quand'ella fu in età, si giacque con lei, e ebbene 
uno figliuolo chiamato Gianni; e per coprire la vergogna di lui 
e della damigella, lasciò la chericia , e sposò la contessa Mar- 
gherita a moglie, e poi n'ebbe uno figliuolo, e questi fu il pre- 
sente valente e buono Guido conte di Fiandra? e poco appresso 
messer morto Gianni d'Averies, e rimase la detta contessa Mar- 
gherita co'detti due suoi figliuoli, e non riprese marito; e gui- 
dava molto saviamente sua terra e paese , e quando bisognò , 
andò in arme com' uno cavaliere, e fu molto savia e ridottata 
donna , e fece molte buone leggi e (1) costume in Fiandra , 
che ancora s' osservano. Avvenne quando Gianni e Guido suoi 
figliuoli furono cavalieri, ciascuno volea essere conte di Fian-* 
dra, onde piato ne nacque nella corte del re di Francia, e con- 
venne ne fosse sentenzia ; e citata- la contessa Margherita al 
giudicio innanzi al re, disse che Guido era degno d'essere con- 
to di Fiandra, perocch' egli era nato di matrimonio, e Gianni 
nò; onde crucciato Gianni, ch'era il maggiore, innanzi al re d| 
Francia e al suo consiglio, in presenza della madre disse: Dun-* 
que sono io figliuolo della più ricca puttana del mondo? La con* 
tessa, come savia (2) si gabbò delle parole, e rispuose a Gianni: Io 
non ti posso torre Analdo di tuo retaggio, ma io ti voglio torre^ che 
alla tua arme, (eh* è il campo ad oro e il leone nero) al leone 
tu non facci mai unghioni né lingua, perchè la tua è stata villan^i 

(i) costume', plorale di cottuma, che vuol dire rito , usanza» Questa 
voce è usata pur dall'Ariosto Cant. 37. St. 90. La ria costuma di sua 
terra espose, 

(3] si gabbò delle parole: si fece beffe, si rise, stimò per Dulia. Usò 
questo verbo nello stesso aignif. Il PolixiaDO St. IX del Lib. I. Soiea 
gabbarsi degli afflitti amami. Di qui pur deriva il pigliare a gabbo ^ 
^me io (}uel verso di Dante * Che non è impresa da pigliare a ^aHa* 



70 GIOTAKHI VIL9.ANI 

e Guido toglie il porti tutto intero, E cosi fu giadicato e con* 
fermato p^r lo re di Francia e per gli dodici peri. Oode di mes^ 
ser Gianni sono discesici conti d'Analdo, e di messer Guido 
conte di Fiandra messer Ruberto di Bettona, e messer Guigliel* 
mo e messer Filippo delia sua prima donna avogada di Betto- 
na; e della seconda donna figliuola del conte di Luzimborgo e 
contessa di Namurro, la quale contea fece comperare per gli fi- 
gliuoli al conte di Fiandra^ si nacquero messer Gianni conte di 
Namurro, e il buono messer Guidone^ e messer Arrigo di Fian- 
dra ; del quale Guidone la nostra storia ha parlato nella detta 
sconfitta di Coltrai^ e parlerà ancora in più parti di loro pro- 
dezze e valenzie, e però ne paioi^q degni di loro nazione a^e-» 
re voluto fare memoria. 

CAPITOLO LVIll. 

Come lo re di Francia rifece sua oste , e con tutto suo jm»- 
dere venne sopra i fiamminghi^ e tornossi in Francia con poco 
onore. 

Dopo la detta sconGtta di Coltrai incontanente s' arrenderò a 
inesser Guido di Fiandra quegli di Ganto^ e que'di Lilla, e Doai, 
e Gassella, sicché non rimase terra né villa piccola né grande 
in Fiandra, che non tornasse alle comandamcnia di messer Gui- 
do; e per la detta vittoria, la comuna d'ogoi gente di Fiandra 
presono ardire e signoria^ e cacciarne i loro grandi borgesi, 
perché amavano i Franceschi , e non tanto in Fiandra , simile 
awenne in Brabante e in Analdo , e in tutte loro circustanzie, 
per lo favore della comuna di Fiandra. Come in Francia fu la 
dolorosa novella della detta sconfitta , non è da domandare se 
v'ebbe dolore e lamento, che non v'ebbe villa, castello, o ma- 
niero, o signoraggio, che per gli cavalieri e scudieri che rimar 
sono morti a Coltrai, non vi avesse dame e damigelle vedove. 
Lo re di Francia, passato il dolore, fece come valente signore, 
che incontanente fece bandire oste generale per tutto il reame: 
e per fornire sua guerra si fece falsificare le sue monete^ e la 
buona moneta del tornese grosso, ch'era a undici once e mez- 
zo di fine, tanto il fece peggiorare, che tornò quasi a metade^ 
e simile la moneta prima; e cosi quelle dell'oro, che di ven- 
titre e mezzo carati, le recò a men di venti , faccendole «or- 



LièRO OTTATd 71^ 

« 

tete t)er più assai che non valeano: onde il re aVanzàya o^i 
di libbre seimila di parigini, e più, ma guastò e disertò il pae- 
se , che la sua moneta non tornò alla valuta del terzo. E for- 
nita lo re^ e apparecchiata la sua grande e ricca oste, si mos- 
se da Parigi, e del mese di Settembre presente del detto anno 
1302 , fu ad Arazzo in Artese con più di diecimila cavalieri , 
e con più di sessantamila pedoni: e in Italia mandò per messér 
Carlo di Valos suo fratello , che rimossa ogni cagione dovesse 
tornare in Francia , e cosi fece poco apprèsso. I Fiamminghi 
sentendo l'apparecchio e venuta del re di Francia, mandaro in 
Namurro per lo conte messer Gianni figliuolo del conte di Fiail- 
dra , e maggiore di messer Guido , il quale era molto savio 
e valente; e lui venuto , il feciono loro generale capitano del- 
!*oste, e cotne gente calda, e baldanzosa della vittoria di CoU 
trai, s* apparecchiare di tende ^ e padiglioni^ e trabacche, con 
tutto che assai n'àveano di quelle de'Franceschi: e ciascuna teie- 
ra e villa per se si soprasscgnaro di soprasberghe e d'arme^ e 
ciascuno mestiere per se , e rauiiarsi a Doai , e furono più di 
ottantamila uomini a pie behe armati é soprassegnati , e con 
tanto carreggio che portava il lóro arnese , che copria tutto il 
paese , e insomma era a vedere la più bella e ricca oste di 
gente a pie, che mai fosse tra'cristiani. Lo fé di Fraiicia colla 
sua grande e nobile oste usci fuori d' Arazzo , per entrare in 
Fiandra, e accampossi à una villa che si chiama Vetfì^ ti*a Doai 
e Arazzo^ e era si grande, che tenea di giro più di dieci mi- 
glia. 1 Fiamminghi come franca gente , e bene guidati e con- 
dotti, non attesero V oste a Doai, ma uscirono di Doai, e s' af- 
frontarono incontro airoste del re, gridando di e notte, batta- 
glia battaglia^ e inanimati di combattere, e sovente aveano in- 
sieme (1) scarmugi e badalucchi, e non v'avea Fiammingo a 
pie con suo godendac in mano, che non attendesse il cavaliere 
francesco, per la baldanza presa sopra loro, e i Franceschi per 
contradio inviliti. E ciò fu del mese d' Ottobre , nel quale co- 
minciò grandi pioggie, e il paese è pieno di paduli e di fosse, 
e sempre terreno che mai non si puote osteggiare il verno ; 
onde il carreggio del re ch'adducea la vivanda alFoste, per gli 
fondati cammini non poteano venire, né i cavalieri co'loro ca- 
valli appena uscire del campo. Per la qual confusione V oste 

(i) scarmugi e badalucchi: ?. a. tctrailiocce, e piccoli combaltinenti* 



72 GIOVANNI VtLLANt 

^^1 re venne in tanti difetti, e di vittuaglia e d*altro, cbd àòif 
poterono più tenere campo, e convenne che di necessità si le- 
vasse da oste, con sna grande onta e vergogna, faccende tiie- 
gua per uno anno: (a) e tornossi addietro ad Arazzo , e pc^ à 
Parigi^ con grande spendio, e con grande mortalità de'suoì C9^ 
valli. Alcuno disse in Francia, che intra l'altre cagioni della par- 
tita deir oste del re , fu per inganno del fé Adoardo d' Inghil- 
terra, ti quale amava i Fiamminghi, e per favorargli disse alla 
moglie, la quale era scrocchia del re di Francia^ in segreto se- 
gacemente e con frode: Io temo che il re di Francia non rieetM 
vergogna e pericolo in quésta oste, ch'io sento che vi satà tradito 
da certi suoi baroni medesimi. La reina prese a véro la parola, 
e incontanente la significò al re di Francia suo fratello, ond'egli 
entrò in sospetto e gelosia de' suoi baroni ^ ma non sapea di 
cui, e partissi per lo modo che detto avemo con onta e vergo- 
gna : e potrebbe essere stata l*una cagione e 1^ altra della sna 
partita. £ partita V oste del re , i Fiamminghi si tornarono io 
loro terre con grande festa e allegrezza. Avemo si distesamente 
innarrate queste storie di Fiandra, perchè furono nuove e ma- 
ravigliose , e noi ci trovammo in quegli tempi nel paese , che 
con oculata fede vedemmo e sapemmo la veritade. Lasceremo 
alquanto di questa materia, infino che verranno i tempi del ter- 
mine e fine di questa guerra tra '1 re di Francia e'Fiamminghi, 
che fu assai piccolo tempo appresso, e torneremo a nostra ma- 
teria a raccontare le novità d' Italia e della nostra città di Fi- 
renze, che furono in quegli tempi, seguendo nostro trattato. 

CAPITOLO LIX. 

CoHne Tolderi da Calvoli podestà di Firenze fece tagliare la testa 

a eerti cittadini di parte bianca. 

Nel detto anno 1302 , essendo fatto podestà di Firenze Fol- 
cleri da Calvoli di Romagna , uomo feroce e crudele , a posta 
de* caporali di parte nera , i quali viveano in grande gelosia , 
perchè sentivano molto possente in Firenze la parte bianca e 
ghibellina , e gli usciti scriveano tutto di , e trattavano con 
quegli ch'erano loro amici rimasi in Firenze, il detto Folcieri 

(a) Vedi Appendice n*^ 25. 



LIBRO OTTAVO 73 

fece subitamente pigliare certi cittadini di parte bianca e gbi- 
bellini; ciò furono, messer Betto Gberardini, e Masino de' Ca- 
valcanti , e Donato e TeggMa suo fratello de' Finiguerra da 
Sammartino, e Nuccio Coderini de' Caligai, il qfuale era quasi 
uno mentecatto, e Tignoso de' Macci , e a petizione di messer 
Musciatto Franzesi, cb'era de'signori della terra, volterò essere 
presi certi caporali di casa gli Abati suoi nimici, i quali sen- 
tendo ciò , si fuggirò e partirò di Firenze , e mai poi non ne 
furono cittadini: e uno massaio delle Calze fu de' presi, oppo- 
nendo loro che trattavano tradimento nella città co' bianchi 
usciti y o colpa o non colpa , i>er martorio gli fece confessare 
che doveano tradire la terra, e dare certe porte a' bianchi e 
ghibellini: ma il detto Tignoso de'Macci per gravezza di carni 
mori in su la (1) colla. Tutti gli altri sopraddetti presi gli giu- 
dicò , e fece loro tagliare le teste , (a) e tutti quegli di casa 
gli Abati condannare per ribelli , e disfare i loro beni , onde 
grande tnrbazione n'ebbe la città, e poi ne segui molti mali e 
scandali. E nel detto anno fu gran caro di vittuaglia , e valse 
lo staio del grano in Firenze alla rasa soldi ventidue lo staio, 
di soldi cinquantuno il fiorino dell'oro. 

CAPITOLO LX. 

Come la parte bianca e' ghibellini usciti di Firenze vennero 
a Pulidano e partirsene in iseonfitta. 

Nel detto anno del mese di Marzo, i ghibellini e'Manchi usci- 
ti di Firenze colla forza de'Bolognesi che si reggeano a parte 
bianca, e coll'aiuto de'ghibellini di Romagna e degli Ubaldini, 
vennero in Mugello con ottocento cavalieri e seimila pedoni , 
dond'era capitano Scarpetta degli Ordiialfl da Forlì, e presono 
sanza contasto il borgo e poggio di Puliciano , e assediarono 
una fortezza che vi teneano i Fiorentini, credendo ivi fare ca- 
po grosso, e recare il Mugello sotto loro obbedienza, e poi sten- 
dersi colla loro forza alla città di Firenze. Saputa la novella ia 
Firenze, subitamente cavalcarono in Mugello popolo e cavalieri 

(i) eoiiaz T. tu corda per oto del tormentare: di qui è il ?erbo coiUre, 
cioè» dar la corda, torincoUr colla corda. 
(a) Vedi Appeiidi«te o*® a6. 

Gio. fUlani T. II 10 



74 GioTANNi Villani 

con tutta la forza della cittade; e giunti al borgo, e valuti f 
Lucchesi e Taltra amistA, e di lA uscendo schierati e messi in 
ordine per andare a'nemici, i cavalieri di Bologna sentendo la 
subita venuta de* Fiorentini, e trovandosi ingannati da' bianchi 
usciti di Firenze, ch'aveano loro fatto intendere che i Fiorenti- 
ni per tema de'loro amici rimasi dentro non ardirebbono d'u* 
scire della terra, si tennono traditi, e con paura grande sania 
niuno ordine si partirò da Puliciano di Mugello, e andarsene a 
Bologna, onde i bianchi e'ghibellini usciti rimasero rotti e sciar- 
rati, e partirsi una notte sanza colpo di spada come sconfitti, 
lasciando tutti i loro arnesi, e più di loro glitarono V arme, e 
rimasonvi de' morti e presi de' migliori, per certi sc<»rridori iti 
innanzi. Intra gli altri notabili e orrevoli cittadini e antichi 
guelfi e fattisi bianchi « vi fu preso messer Donato Alberti (a) 
giudice, e Nanni de' Ruffoli dalle porte del vescovo. Nanni ve- 
gnendo preso, fu morto da uno de'Tosinghi, e a messer Donato 
Alberti tagliato il capo, per quella legge medesima ch'egli avea 
fatta e messa in ordine di giustizia, quando egli regnava ed era 
priore. E col detto messer Donato Alberti furono menati presi 
e tagliate le teste a due de'Caponsacchi, e a uno degli Scolari, 
a Lapo de'Gipriani , a Nerlo degli Adimari , e ad altri intomo 
di dieci di piccolo affare; per la qual rotta i bianchi e'ghibel- 
lini usciti molto abbassaro. 

CAPITOLO LXL 

Incidenza^ coniando come messer Maffeo Visconti fu caceimo 

di Milano. 

Nel detto anno 1302 a di 16 di Giugno, messer Maffeo Vi- 
sconti capitano di Milano fu cacciato della signoria: la cagione 
fu, ch'egli eTigliuoli al tutto voleano la signoria di Milano, e a 
messer Piero Visconti , e agli altri suoi consorti , e agli altri 
cattani e varvassori non partecipava nullo onore. Per la qual 
cosa scandolo nacque in Milano, e'signori della Torre colla for- 
za del patriarca d^AquUea, con grande oste vennero sopra Mi- 
lano, e con loro messer Alberto Scotti da Piacenza , e il conte 
Filippone da Pavia, e messer Antonio da Foseraco di LodL Mes- 

(«) Vedi Appeodiee tu® 117. 



LIBRO OTTAVO 75 

Ber Maffeo usci contro a loro , ma per la quistione eh' avea 
co' suoi, fa male seguito , e non avea podere contro a' nemici; 
onde messer Alberto Scotti si fece mezzano per fare accordo , 
e ingannò e tradì messer Maffeo, che rimessosi in lui, gli tolse 
la signoria del capitanato, onde messer Maffeo per onta non vol- 
le tornare in Milano; ma sanza battaglia si tornarono in Mila- 
no i signori della Torre , e rimasono signori di Milano messer 
Mosca e messer Guidctto di messer Nappo della Torre. E poco 
appresso morto messer Mosca y il detto messer Guidetto si fece 
fare capitano di Milano, e menò aspramente la sua signoria, e 
fu molto temuto e ridottato, e perseguitò molto il detto messer 
Maffeo e'figUuoH^ sicché gli recò quasi a niente^ e convenia s'an- 
dassono tapinando in diversi luoghi e paesi, e alla fine per loro 
sicurtà si ridussono a uno piccolo castello in Ferrarese, eh* era 
de'marchesi da Esti suoi parenti, che Galeasso suo figliuolo a- 
vea per moglie la scrocchia del marchese. E sappiendolo mes- 
ser Guidetto della Torre , capitano di Milano e suo nimico , si 
volle sapere novelle di lui e di suo stato, e disse a uno accor- 
to e savio (i) uomo di corte: 5e tu vogli guadagnare uno pala- 

(i) uomo di corte, Giaeehè Unto frequentemeDle t'incoDlrano in qaetU 
Cronica rammeDtati i eoti detti uomini di corte, dod tara del tatto inu- 
tile, almeno per aleuni, il dirne qai qualche eota, giacché, eisendo andate 
in disaso molte cote , e molte costumanze de*tempi antichi , le yoei e i 
modi destinati a significarle, ton pur esse, com'è naturale, in?ecchiate ^ 
e quasi inintelligibili, o per lo meno oscure, o dubbie appariscono. AU 
Veti del Villani, corte, oltre i significati ordinarii che tuttora ha presso 
di noi, si adoperava a significar quelle feste che per eagion di notte, di 
nascite , e di simili allegrette , o anche per pura magnificenti fiieeyano i 
grandi signori , radunando intorno a se gente nobile, si naiionali come 
forestieri , i quali yenivano trattenuti con lauti conviti , e con doni, e 
con ogni maniera di cortesie, d'onde, dicono i Deputati, per avventura 
ti guadagnò questo nome la cortesia, e quel che pure a'di nostri dicesi 
corte bandita* Oltre di ciò* a render più lieti, e aggradevoli tali tratte- 
nimenti, yenivano d'ogni parte chiamati nomini di buon umore, ohe eoo 
lieti canti, e con piacevoli modi e parole, e graaioai giuochi , ricreavano 
S convitati, e si chiamavano minestrieri, giullari, o giocolari, o buffoni, 
e generalmente uomini di corte, persone repotati sai me , tenute in buco 
conto, e pregiate assai, a differenza de'buffoni moderni. Di questa gente 
i prìncipi si servivano per portare imbasciate, e trattare affari anche di 
gran rilievo, come da più luoghi ancora di questa Cronica ai può rilevare* 



76 OIOYANVI TILLAHI 

p^eno € una roba vaia^ andrai in tal parte, o«e è meuer Maffeo 
Viiconti, ed espia di suo stato. E per ischernirlo gli disse: Quan- 
do tu s^per prender eomiato da lui, (aragli due questioni; la prù 
ma, che tu U domandi come gli pare stare, e che vita è la 9ua ; 
la seconda, quante* erede potere tornare in Milano^ 11 ministrie^ 
re entrò in cammino e Tenne a messer Maffeo, e trovoUo in as- 
^1 povero abito secondo suo antico stato , e al dipartirsi dt 
lui , il pregò che gli facesse guadagnare uno palafreno e una 
roba vaia; rispuose , che volentieri , ma non da lui, che non 
l'avea; disse: da voi non la voglio io, ma rispondetemi a due que^ 
stioni eh' io vi farò: e dissele come gli furono imposte, n savio 
Intese da cui venieno, e rispuose subito molto saviamente; alla 
prima disse: Farmi stare bene , peroech' io so vivere secondo U 
tempo. Alla seconda rispuose, e disse: Dirai al tuo signore, mes^ 
ter Guidato, che quando i suoi peccati sopercheranno i miei, to 
tornerò in MUano. Tornato V uomo di corte a messer Guidetto, 
e rapportata la risposta, disse: Bene hai guadagnato il palafreno 
e la roba, che bene sono parole del savio uomo messer Maffeo* 

CAPITOLO LXn. 

Come si cominciò la quistione e nimistà tra papa Bonifazio 

e 'l re Filippo di Francia. 

Nel detto tempo , benché fosse cominciato assai dinanzi la 
sconfitta di Coltrai lo sdegno del re di Francia contro a papa 
Bonifazio , per cagione della promessa che '1 detto papa avea 
fatta al re, e a messer Carlo di Yalos suo fratello, di farlo es- 
sere imperadore quando mandò per lui, come addietro facemmo 
menzione, la qual cosa non attenne, quale che si fosse la cagio- 
ne, anzi nel detto anno medesimo avea confermato a re de'Ro- 
mani Alberto d'Osterich figliuolo che fu del re Ridolfo, per la 
qual cosa il re di Francia forte si tenne ingannato e tradito da 
lui , e per suo dispetto ritenea e facea onore a Stefano della 
Colonna suo nimico, il quale era in Francia sentendo la discor^ 
dia mossa, e lo re favorava lui e* suoi a suo podere. E oltre a 
ciò il re fece pigliare il vescovo di Palma in Carcascese , op^ 
ponendogli ch*era paterino, e d'ogni vescovado vacante del rea- 
me godeva i beni, e voleva fare le investiture. Onde papa Bo- 
nifazio, il quale era superbo e dispettoso, e ardito di lare cigni 



Liirmo OTTATO T7 

gran cosa, come magnauSmo e possente ch'egli era e si lenea, 
veggendosi fare quegli oltraggi al re, mescolò lo sdegno colla 
mala volontà, e fecesi al tutto nimico del re di Francia (a). E 
in prima per giustificare sue ragioni , fece richiedere tutti i 
grandi prelati di Francia che doTessono venire a corte ; ma il 
re di Francia contradisse loro, e non gli lasciò partire, onde il 
papa (1) maggiormente s'inanimò contro al re, e trovò per sue 
ragioni e decreti , che '1 re di Francia come gli altri signori 
cristiani, dovea riconoscere dalla sedia apostolica la signoria del 
temporale, come dello spirituale: e per questo mandò in Fran- 
cia per suo legato uno cherico romano arcidiacono di Nerhona, 
che protestasse e ammonisse lo re sotto pena di scomunicazio- 
ne di ciò fare, e di riconoscere da lui, e se ciò non facesse, lo 
scomunicasse, e lasciasse lo interdetto. E il detto legato vegnen* 
do nella città di Parigi , il re non gli lasciò piuvicare le sue 
lettere e privilegi, anzi gliele tolse la gente del re, e accomia- 
tarlo del reame. E venute le dette lettere papali innanzi al re 
e suoi baroni al tempio, il conte d'Artese, che allora vivea, per 
dispetto le gittò nel fuoco e arsele , onde grande giudicio glie 
ne avvenne, e lo re ordinò di fare guardare tutti i passi di suo 
reame , che messo o lettere di papa non entrasse in Francia. 
Mentendo ciò papa Bonifazio, scomunicò per sentenzia il detto 
Filippo re di Francia; e lo re di Francia , per giustificare se, 
e per fare suo appello , fece in Parigi uno grande concilio di 
cherici e prelati e di tutt'i suoi baroni, discusando se, e oppo- 
nendo a papa Bonifazio più accuse con più articoli di resta, e 
(Simonia, e (2) omicidia, ed altri villani peccati, onde di ragia- 



(a) Vedi Appendice d.*' a8. 

(i). maggiormente #* inanimò : il verbo inanimare , che si diee anche 
inanimire , preso attivtmcDte vuol dire incoraggire , Jar animo : Deut. 
pus. incoraggùrsi, fani animo* rot io qoetto luogo è preso dal Dostro 
Autore id an altro si goi Beato non registrato oel Vocab., ed è indiiporsi 
^ animo contro a tfualeuao. Un altro aigoificato ha par dato il nostro 
Astore a questo ferbo nel significato neut. pasa. eioè , porsi in animo, 
weeiterti in evore di fare una cosa: tal è , a parer nostro il significai» 
della parola inanimati che trofasi al Gap. CXI. di questo libro, o?e di- 
ce: i Luccheti vennero a Serravalle, popolo e cavalieri, inanimati di dim 
^fare Pistoia al tutto ec. 

^^) omicidia; questo esempio mostra , ehe anche omicidio è Ira quei 



78 GIOVAN^ri VILLANI 

ne dovea essere disposto del papato. Bla Tabate di CesteHa mm 
volle consentire allo appello^ aioi si parti, e tornossi in Borgo^ 
gna, (i) male del re di Francia : e per cosi fatto modo si co- 
minciò la discordia da papa Bonifazio al re di Francia, la qua- 
le ebbe poi male fine; onde poi nacqne grande discordia tra 
loro, e seguinne molto male, come appresso faremo menzione. 
In questi tempi avvenne in Firenze una cosa bene notala , 
che avendo papa Bonifazio presentato al comune di Firenze uno 
giovane e bello leone, ed essendo nella corte del palagio de'priOf 
ri legato con una catena, essendovi venuto uno asino carico di 
legne, veggendo il detto leone, o per paura che n'avesse, o per 
lo miracolo , incontanente assali ferocemente il leone , e con 
calci tanto il percosse, che V uccise , non valendogli l' aiolo di 
molti uomini ch'erano presenti. Fu tenuto segno di grande mu- 
tazione e cose a venire, che assai n' avvennero in questi tem- 
pi alla nostra citte. Ma certi alletterati dissono, ch'era adempiu- 
ta la profezia di Sibilla, ove disse: Quando la bestia tnamueia 
ucciderà il re delle bestie, allora comincerà la dissoluzione della 
Chiesa: e tosto si mostrò in papa Bonifazio medesimo , come si 
troverà nel seguente capitolo. 

CAPITOLO LXm. 

Come il re di Francia fece prendere papa Bonifazio in Ànagna 
a Sciarra della Colonna , onde morì il detto papa pochi dì 
appresso. 

Dopo la detta discordia nata tra papa Bonifazio e 1 re Fi- 
lippo di Francia, ciascuno di loro procacciò d' abbattere 1* uno 
l'altro per ogni via e modo che potesse : il papa d' aggravare 
il re di Francia di scomuniche e altri processi per privarlo 

Unti noni che han doppia nteita nel namero del più, cioè, omieidii, t 
omieidia* Alenili tetti leggono infeee omicida ; ma allora qnesta toee ti 
dee rignardar oome mancante dell* i nell'ultima aillabay come compmgnm 
per compagniot JUisandra per AUaandrin^ e altre ti mi li, onde •' è fiitto 
parola addietro alla nota a. pag. 55. 

(i) 9i pani . • • • male del re di Francia: tal è la yera lesione» e boa 
già come leggono gli stampati , cioè , in disgrazia del re di Francia* 
Sebbene il tento aia lo ttetto, tultafia è troppo diyerto il modo che k 
ctfrime, e <|ttett* nltiaio non ha nnlU die fare in bellcua col prioioik 



LIBRO OTTATO 79 

del reame; e con questo favorava i Fiamminghi sooi ribelli, e 
tenea trattato col re Alberto d' Alamanna, studiandolo clie fias* 
sasso a Roma per la benedizione imperiale > e per fare legare 
il regno al re Carlo suo consorte^ e al re di Francia fare muo* 
vere guerra a' confini del suo reame dalla parte d' Alamagna» 
Lo re di Francia dall'altra parte non dormia , ma con grande 
sollecitudine, e consiglio di Stefano della t>>lonna e d'altri savi 
italiani e di suo reame^ mandò uno messere Guiglielmo di Lun- 
ghereto di Proensa , savio eherico e sottile , con messer Mu- 
sciatto Franzesi in Toscana , forniti di molli danari contanti , 
e a ricevere dalla compagnia de' Peruzzi (allora suoi merca* 
tanti) quanti danari bisognasse , non sappiendo eglino perché. 
E arrivati al castello di Staggia, eh* era del detto messer Mu«- 
sciatto, vi stettono più tempo, mandando ambasciadori, e messia 
e lettere, e faccendo venire le genti a loro di segreto^ fac- 
cendo intendere al palese che v'erano per trattare accordo 
dal papa al re di Francia , e perciò aveano la detta moneta 
recata : e sotto questo colore menarono il trattato segreto di 
fare pigliare in Anagna papa Bonifazio, spendendone molta 
moneta, corrompendo i baroni del paese e'cittadini d'Anagna; e 
come fu trattato venne fatto: che essendo papa Bonifazio co' suoi 
cardinali e con tutta la corte nella cittA d'Anagna in Campa* 
gna , ond' era nato e in casa sua , non pensando né sentendo 
questo trattato , né prendendosi guardia , e se alcuna cosa ne 
senti, per suo grande cuore il mise a non calere, o forse come 
piacque a Dio , per gli suoi grandi peccati , del mese di Set- 
tembre 1303, Sciarra della Colonna con genti a cavallo in nu- 
mero di trecento, e a pie di sua amisté assai , soldata de* da-» 
nari del re di Francia, colla forza de' signori da Cecoano , e 
da Supino^ e d'altri baroni di Campagna, e de'figliuoli di mes- 
ser Maffio d'Anagna, e dissesi coU'assento d'alcuno de'cardinali 
che teneano al trattato, e una mattina per tempo entrò in Ana- 
gna colle insegne e bandiere del re di Francia , gridando: 
muoia papa Bonifazio , e vifM il rt di Francia y e corsone la 
terra sanza contasto ninno , anzi quasi tutto V ingrato popolo 
d'Anagna segui le bandiere e la rubellazione ; e giunti al pa- 
lazzo papale , sanza riparo vi salirò e presono il palazzo , pe* 
rocche il presente assalto fu improvviso al papa e a' suoi , e 
non prendeano guardia. Papa Bonifazio sentendo il remore, e 
▼eggendosi abbandonato da tutti i cardinali , fuggiti e nascosi 



80 GIOVANlIt VILLANI 

per jMtara o chi da mala parte , e quasi da' più de* suol t^vA'» 
gliari^ e yeggendo ch'e'saoi ueinici ayeano presa la terra e 1 
palazzo ovverà, si cusd morto, ma come magnanimo e valente, 
disse: Dacché fcr tradimento, come Gesù Cristo voglio esser preso 
e mi conviene morire^ almeno voglio morire come papa: e di pre- 
sente si fece parare dell'ammanto di san Piero, e colla corona 
di Costantino in capo, e colle chiavi e croce iti mano, e in 
•so la sedia papale si pose a sedere. E giunto a lui Sciarra e 
gli altri suoi uimict , con villane parole lo schernirò , e arre- 
staron lui e la sua famiglia , che con lui erano rimasi : intra • 
gli altri Io scherni messer Guiglielmo di Lunghereto, che per 
lo re di Francia avea menato il trattato , donde era preso e 
minacciollo^ dicendo di menarlo legato a'Leone sopra Rodano , 
e quivi in generale concilio il farebbe disporre e condannare, 
n magnanimo jpapa gli rispuose^ ch'era contento d'essere con- 
dannato e disposto per gli paterini com' era egli, e i padre e 
la madre arsi per paterini $ onde messer Guiglielmo rimase 
confuso e vergognato. Ma poi come piacque a Dio , per con- 
servare la santa dignità papale, niuno ebbe ardire o non pia- 
cque loro di porgli mano addosso , ma lasciarlo parato sotto 
cortese guardia, e intesono a rubare il tesoro del papa e ddla 
Chiesa. In questo dolore, vergogna e tormento stette il yalenie 
papa Bonifazio preso per gli suoi nimici per tre di, ma come 
Cristo al ferzo di resuscitò, cosi piacque a lui che papa Boni* 
fazio fosse dilibero, che sanza priego o altro procaccio, se non 
per opera divina, il popolo d'Anagna ravveduti del loro errore, 
e usciti della loro cieca ingratitudine, subitamente si levaro al- 
l'arme, gridando: viva il papa e sua famiglia, e muoiano % tra' 
ditori; e correndo la terra ne cacciarono Sciarra della Colonna 
e'suoi seguaci, con danno di loro di presi e di morti , e lil)e- 
raro il papa e sua famiglia. Papa Bonifazio veggendosi libero 
e cacciati i suoi nimici, per ciò non si rallegrò niente, perchè 
avea conceputo e addurato nell' animo il dolore della sua av- 
versità: incontanente si parti d'Anagna con tutta la corte, ven- 
ne a Roma a santo Pietro per fare concilio, con intendimento 
di sua offesa e di santa Chiesa fare grandissima vendetta e<m- 
tra il re di Francia , e chi offeso V avea $ ma come piacque a 
Dio, il dolore impetrato nel cuore di papa Bonifazio per la in- 
giuria ricevuta, gli surse, giunto in Roma, diversa malattia, che 
tutto si rodea come rabbioso, e in questo stato passò di questa 



LIBRO OTTaVÒ §i 

Vita a di 12 d'Ottobre gli anni di Cristo 1303, (a) é nella cdie^ 
Ha di san Piero all' entrare delle porte , in una riccA cdippélU 
fattasi fare a sua vita^ onorevolmente fu soppellito; 

CAPITOLO LXIV. 

Ancora diremo de'morali ch'ebbe in se papa Bonifazio* 

Questo papa Bonifazio fu savissiitiò di Scrittura è di ^ntid 
kìaturale, e uomo molto avveduto e pratico, é di grande òono * 
scenza e memoria; molto fu altiero, e superbo, e crudele con' 
tro a*suoi nimici e avversari, e fu di graildé cùoi^e, é molto te-' 
muto da tutta gente, e aìzd e aggrandì molto lo stato e ra^onl 
di santa Chiesa^ e fece fare a messer Guiglielnio da Bergairio^ 
e a messer Ricciardo di Siena cardinali, e a messér Dino Ro* 
soni di Mugello, sommi maestri in legge e decretali, é egli <ion 
loro insieme, ch'etra grande maestro in divinità e in defci^étd, il 
sesto libro delle decretali, il quale é quasi lume di tutte le leg- 
gi e decreti. Magnanimo e largo fu a gente che gli piacesse, e 
che fossono valorosi , vago molto della pompa moftidand secion- 
do suo stato, e fu molto pecunioso, non guardando né faccendosi 
grande né stretta coscienza d'ogni guadagno, per aggrandire là 
Chiesa e'suoi nipoti. Fece al suo tempo piA cardinali suoi ami- 
ci e confidenti, intra gli altri due suoi nipóti molto giovani, d 
uno suo zio fratello che fu della madre, e venti tra vescovi é 
arcivescovi suoi parenti e amici della piccola città d'Anagna di 
ricchi vescovadi, e l'altro suo nipote e figliuoli, ch'erano conti 
come addietro facemmo menzione, lasciò loro quasi infinito te* 
soro; e dopo la morte di papa Bonifazio loro zio, furono fran- 
chi e valenti in guerra, faccendo vendetta di tutti i loro vicini 
e nimici, ch'aveano tradito e offeso a papà Bonifacio, spenden- 
do largamente, e tegnendo al loro proprio soldo trecento buo- 
ni cavalieri catalani , per la cui forza domarono quasi tutta 
Campagna e terra di Roma. E se papa Dooifazio vivendo, aves- 
se creduto che fossono cosi pro'd'àrme e valorosi ih guerra, di 
certo gli avrebbe fatti re o gran signori. E nota , che quando' 
papa Bonifazio fu preso, la novella fu mandata al re di Fran- 
cia per più corrieri in pochi giorni , per grande allegrezza , e 
capitando i primi corrieri ad Ansiona di là dalla montagna di 

(f) Vedi Appen lice n.** 39. 

Gio. Villani T. li. Il 



82 GIOVANNI TILLAl^t 

briga, il vescovo d^Ansiona^ il quale allora eira Uomo d^onertl 
e santa vita^ udendo la novella quasi istupl, staiido ano pezzo 
in silenzio contemplando, per Tammirazione che gli parve della 
presura del papa; e tornando in se, disse palese dinanzi a più 
buona^-gente: // re di Francia farù di queàa novella grande al^ 
legréiia^ fila i! ho per ispirazione divina^ che per questo peccato 
n* è condannaiQ da Dio, e grandi è diversi pericoli e avversità 
cpn vergegna di lui e di suo • lignaggio gli uvverranno aseai Uh 
^o.j^ 9 j^li ^.figliuoli rimarran^no: divedati dd weame. E questo 
si^pemmo poco tempo appresso passando per Ansiona, da perso* 
ne degne di fede , che furono presenti a udire. La quale sen- 
tenzia fu profezia in tutte le sue pdrti, come appresso per gli 
tempi, raccontando deTatti del detto re di Francia e de*figliuo- 
li, si potrà trovare il vero. £ non è da maravigliare della sen- 
tenzia di Dio, che con tutto che papa Bonifazio fosse più moD'' 
dano che non richiedcd alla sua dignità, e fatte avea assai del- 
le cose a dispiacere di Dio , Iddio fece pulire lui per lo modo 
che detto avemo, e poi TofTenditore di lui puli, non tanto pet 
roflesa della persona di papa Bonifazio, ma per lo peccato com- 
messo contro alla maestà divina, il cui cospetto rappresentava 
in terra. Lasceremo di questa materia , che ha avuto suo fine^ 
e torneremo alquanto addietro a raccontare de* fatti di Firenze 
e di Toscana^ che furono neretti tempi assai grandi. 

CAPITOLO LXV. 

m 

Come i fiorentini ebbono ti castello del Montale, e come feciono oste 

a Pistoia co'Lucchesi insieme. 

Neiranno di Cristo 1303 del mese di Maggio, i Fiorentini eb- 
bono il castello del Montale presso a Pistoia a quattro miglia , 
cavalcandovi una notte subitamente , e fu loro dato per tradì- 
mento di certi terrazzani, che n' ebbono tremila fiorini d'oro> 
per trattato di messer Pazzino de' Pazzi , che v'era vicino per 
la sua possessione di Palugiano. Il quale castello era molto forte 
di sito e di mura e di torri; e come i Fiorentini V ebbono , il 
feciono abbattere e disfare infino nelle fondamenta, e la cam- 
pana di quello comune, ch*era molto buond, la feciono venire 
in Firenze , e puosesi in su la torre del palagio della podestà 
per campana de' messi, e chiamossl la montanina. E disfatto il 
Montale , del detto mese medesimo i Fiorentini dall* una parte 



LIBRO OTTAVO 8.^ 

e' Lucchesi dall* altra fecìono oste alla città di Pistoia^ e gua* 
starla intorno intorno , e furono millecinquecento cavalieri e 
cimila pedoni, e tornarsi a casa sanza contasto niuno. In que- 
sto anno mori a Bologna il savio e valente uomo messer Dino 
Kosoni (a) di Mugello, caro cittadino, , il quale fu il maggiore 
e il più savio legista che fosse infino al suo tempo. E in questo 
medesimo tempo mori in Bologna maestro Taddeo (6) detto da 
Bologna, ma era stato per suo matrimonio nostro cittadino , U 
quale fti sommo flsiziano sopra tutti quegli de'crisliani. 

CAPITOLO LXVJ. 

Come fu eletto papa Benedetto undeeimo. 

Dopo la morte di papa Bonifazio, il collegio de'cardlnali rati-* 
nati insieme per eleggere nuovo papa, come piacque a Dlo^ ia 
pochi di furono in^ concordia, e chiamarono papa Benedetto un- 
decimo , (e) a di 22 d'Ottobre nel detto anno 1303. Questi fu 
di Trevigi di pl(?cola nazione, che quasi non si trovò parente , 
e nudrissi in Vinegia quand' era giovane cherico , a ìi^gnaro 
a*fanciulli dc'signori da ca'Corino; poi fu frate predicatore, uo- 
mo savio e di santa vita, e per la sua bonté e onesta vita per 
papa Bonifazio fu fatto cardinale , e poi papa. Ma vivette in 
su *1 papato mesi otto e mezzo ; ma in questo piccolo tempo 
cominciò assai buone cose^ e mostrò gran volere di pacificare 
i cristiani. £ prima fece accordo dalla Chiesa al re di Francia, 
e ricomunicò il detto re, e confermò ciò che papa Bonifazio a* 
vea fatto, e mandò a Firenze frate Niccolò da Prato cardinale 
ostiense per legato, per pacificare i Fiorentini co' loro usciti , 
come innanzi faremo menzione. 

CAPITOLO LXVII. 

Come il re Adoardo d'Inghilterra riebbe Guascogna^ 

e sconfisse gU Scotti. 

In questo anno Adoardo re d'Inghilterra fece accordo col re 
Filippo di Francia, e riebbe la Guascogna faccendonegU omag- 

(a) Vedi Appeodioc d.^ 3Ò. (b) Idem n.^ 3i« (e) Idem o.* 31. 



^ 



S4 GIOVANKI VILLANI 

|[io, e ciò assenti lo re di Francia, per la lenza cli'avea eolh 
Chiesa per la presura cbe fece fare di papa Bonifazio , e per 
la ^erra de'Fiamminghi, acciocché '1 detto re d'Inghilterra non 
gli fosse contro. E in questo anno medesimo il detto re Adoardo 
essendo malato , gli Scolti corsono in Inghilterra , per la quai 
cosa il re si fece portare in bara « e andò ad oste sopra gli 
Scotti, e sconfissegli, e quasi ebbe in sua signoria tutte le terre 
di Scozia, se non quelle de'marosi e d'aspre montagne, ove ri- 
fuggirò i rubelli Scotti col loro re, il quale avea nome Ruberto 
4i Bosco, di piccolo lignaggio fattosi re. 

CAPITOLO LXVIII. 

Cpme in Firenze ebbe grande novità e battaglia Httadinei, 
per volere rivedere le ragioni del ^omun$. 

Nel detto anno 1303 del mese di Febbraio, i Fiorentini tra 
loro furono in grande discordia, per cagione che messer Corso 
Donati poo gli parea essere cosi grande in comune come vo- 
lea , e gli pareva essere degno ; e gli altri grandi e popolani 
possenti di sua parte nera, aveano presa più signoria in comu- 
ne che a lui non parea , e già preso isdegno con loro , o per 
superbia, o per invidia, o per volere essere signore ^ si fece di- 
nuovo una sua setta accostandosi co' Cavalcanti , che i più di 
loro erano bianchi, dicendo che voleva si rivedessono le ragioni 
del comune , di coloro che aveano avuto gli ufici e la moneta 
del comune ad amministrare, e feciono capo di loro messer Lot- 
tieri vescovo di Firenze, ch'era de'figliuoli della Tosa del lato 
bianco^ con certi grandi contra i priori e '1 popolo; e combat- 
tósi la città in più parti e più di , e armarsi più torri e for- 
tezze della città al modo antico, per giltarsi e saettarsi insie- 
me; e in su la torre del vescovado si rizzò una manganella git- 
tando a' suoi contradii vicini. I priori s' afTorzaro di gente e 
d'arme di città e di contado^ e difesono francamente il palagio, 
che più assalti e ballaglie furono loro date; e col popolo ten- 
nero la casa de'Gherardini con grande seguito di loro amici di 
contado, e la casa de'Pazzl e quella degli Spini, e messer Teg- 
ghia Frescobaldi col suo lato, e furono uno grande soccorso al 
popolo^ e morinne messer Lotteringo de'Gherardini d*uno qua-, 
^rcllp a una battaglia eh' era in porte sante Marie. Altra cas2^ 



LIBBO OTTATO 81 

de*grandi non tenne col popolo, ma chi era col tcscoto e oca 
messer Corso , e chi non gli amava si stava di mezzo. Per la 
quale dissensione e battaglia cittadina, mollo male si commise 
in città e contado di micidii e d'arsioni e ruberie, siccome in 
città sciolta e rotta^ sanza niuno ordine di signoria^i ^e non ohi 
più potea far male Tuno all' altro ; ed era la città tutta piena 
di sbanditi , e di forestieri , e contadini , ciascuna casa colla 
«uà rannata; ed era la terra per guastarsi al tutto, se non fos- 
sono i Lucchesi che vennero a Firenze a richiesta del coinuq^ 
con grande gente di popolo e cavalieri, e voUono in mano la 
questione e la guardia della città; e cosi fu loro d^ta per ne-* 
cessila balla generale , sicché sedici di signoreggiarono libera- 
mente la terra , mandando il bando da loro parte. E andando 
il bando per la città da parte del comune di Lucca, a noolti Fio- 
rentini ne parve male, e grande oltraggio e soperchio, onde uno 
Ponciardo de' Ponci di Vacchereccia , diede d' una apad^ n^l 
volto al banditore di Lucca quando bandiva^ onde poi non f^- 
ciono più bandire da loro parte, ma adoperarono si , che alla 
fine racquetaro il romore, e ciascuna parte feciono disarmare, 
e roisono in quieto la terra , chiamando nuovi priori di con- 
cordia , rimanendo il popolo in suo stato e libertade , sanza 
far nulla punizione de' misfatti commessi , se non chi ebbe il 
male s' ebbe il danno. E per arrota alla detta pestilenzia fu 
r anno gran fame , e valse lo staio del grano alla rasa più di 
soldi ventisei di soldi cinquantadue il fiorino d'oro in FirenzQ, 
e se non che '1 comune e que'ch^ governavaqo la città ^i prov- 
viddono dinanzi, e aveano fatto venire per mano de' Genovesi 
di Cicilia e di Puglia bene ventisei migliaia di moggia di 
grano, i cittadini e'contadini non sarebbono scampati di fame: 
e questo traffico del grano , fu coli' altre una delle cagioni di 
volere rivedere la ragione del comune, per la molta moneta che 
vi corse, e certi a diritto o a torto, ne furono calunniati e infa- 
mati. E questa avversità e pericolo della nostra città non fu 
sanza giudicio di Dio , per molti peccati (commessi per la su- 
perbia e invidia e avarizia de' nostri allora viventi cittadini , 
che allora guidavano la terra, e cosi de' ribelli di quella come 
di coloro che la governavano, ch'assai erano peccatori , e non 
ebbe fine a questo , come innanzi per gli tempi si potrà tro- 
vare. 



86 GIOVANNI VItLAlfl 

CAPITOLO LXIX* 

Com$ il papa mandò in Firenze per legato il cardinale ém 
Prato per fare pace, e come se ne partì con onta e con «et*» 

gogna. 

Nella detta discordia traTlorentìni, papa Benedetto con bo»^ 
na intenzione mandò a Firenze il cardinale da Prato per le- 
gato per paciflcare i Fiorentini tra loro, e simile co*loro luciti 
e tutta la provincia di Toscana^ e venne in Firenze a di 10 
del mese di Marzo 1303^ e da* Fiorentini fu ricevuto a grande 
onore e con grande reverenza^ come coloro che parea essere 
partiti e in male stato; e coloro eh' aveano stato e volontà di 
ben vivere amavano la pace e la concordia , ed era converso 
per gli altri. Questo messer Niccolò (a) cardinale della terra 
di Prato era frate predicatore , molto savio di Scrittura e di 
senno naturale, sottile, e sagace, e avveduto, e grande pratico, 
e di progenia de*ghibe1llni era nato, e mostrossl poi^ che molto 
gli favorò, con tutto che alla prima mostrò d'avere buona in- 
tenzione e comune. Come Ai in Firenze , in piuvico sermone 
e predica nella piazza di san Giovanni, mostrò i privilegi della 
sua legazione^ ed ispuose il suo intendimento eh' avea per co-, 
mandamento del papa , di pacificare i Fiorentini insieme. I 
buoni uomini popolani che reggeano la terra, parendo loro 
stare male per le novità e romori e battaglie , eh' aveano in 
Que' tempi mosse e fatte i grandi centra al popolo per abbat- 
tere e disfarlo, si s'accostarono col cardinale a volere pace, e 
per rifbrmagione degli opportuni consigli, gli diedono piena e 
libera balia di fare pace tra' cittadini d'entro e'ioro usciti di 
fuori , e di fare i priori e gonfalonieri e signorie della terra 
a sua volontà. E ciò fatto, intese a procedere e a far fare pace 
tra'cittadini^ e rinnovò l'ordine dc'diciannove gonfalonieri delle 
compagnie al modo dell'antico popolo vecchio, e chiamò i gon- 
falonieri , e die' loro i gonfaloni al modo e insegne che sono 
oggi, sanza rastrello della 'nsegna del re di sopra: per la quale 
nuova riformagione del cardinale , il popolo si riscaldò e raf<% 
forzò molto^ e'grandi n'abbassare, e mai non finaro di cercare 

(;<) Vedi ^ppeodice d^ 3 Si. 



tltottO OTTÀTO 8t 

hovìtadi e opporre al cardinale per isturbare la pace , perchè 
i bianchi e'ghibellini non avessono statò nò podere di tornara 
in Firenze , e per potere godere i beni loro messi in comune 
per ribelli^ in città e in contado. Per tutto questo il cardinale 
non lasciò di procedere alla pace, per raititd e favore ch'avea 
dal popolo , e fece venire in Firenze dodici sindachi degli 
Usciti , due per sesto , uno de' maggiori bianchi e uno ghil>el- 
lino, e fecegli albergare nel borgo di san Niccolò ^ e '1 legato 
albergava ne* palazzi de' Mozzi da san Gregorio, e sovente gli 
aveva a consiglio co'caporali guelfi e neri di Firenze, per tro- 
vare i modi e sicurtà della pace; e ordinare parentadi tra gli 
usciti e' grandi d' entro. In questi trattati , a' possenti guelfi e 
neri parea a loro guisa , che '1 cardinale sostenesse troppo la 
|>arte de' bianchi e de' ghibellini , ordinarono sottilmente per 
scompigliare ti trattato, di nittndare una lettera contraffatta col 
suggello del cardinale a Bologna e in Romagna agli amici suol 
ghibellini e bianchi , che rimossa ogni cagione e indugiò^ do-^ 
vessono venire a Firenze con gente d* arme a cavallo e a piò 
in suo aiuto; e chi disse pure che fu vero che '1 cardinale vi 
mandò ; onde di quella gente venne infino a Trespiano , e di 
tali in Mugello. Per la qual venuta in Firenze n' ebbe grande 
sombuglio e gelosia, e '1 legato ne fu molto ripreso e infamato: 
o avesse colpa o no , se ne disdisse al popolo. Per questa ge- 
losia, e ancora per tema ch'ebbono d'essere offesi i dodici sin-* 
dachi bianchi e ghibellini, si partirono di Firenze e andarsene 
ad Arezzo, e la gente che veniva al legato, per suo comanda- 
mento si tornarono addietro a Bologna e in Romagna, e raCqué- 
tarono alquanto la gelosia in Firenze. Coloro che guidavano 
la terra consigliarono il cardinale per levare sospetto^ ch'egli 
se n'andasse a Prato , e acconciasse i Pratesi insieme e simile 
i Pistoiesi, e intanto si piglierebbe modo in Firenze della ge- 
nerale pace degli usciti. 11 cardinale non possendo altro , cosi 
fece, e in buona fe'o no ch'avesse intenzione^ se n'andò a Prato^ 
e richiese i Pratesi che si rimettessono in lui, e che gli voleva 
pacilicare. I caporali di parte nera e'guelfi di Firenze veggendo 
le vestigio del cardinale , eh* egli favorava molto i ghibellini 
e'bianchi per rimettergli in Firenze, e vedeano che con questo 
il popolo il seguiva ^ avendo sospetto che non tornasse a peri-» 
Colo di parte guelfa^ ordinarotio co'Gua2zalotti da Prato, pos- 
sente casa e di parte nera e mollo guelfi , di fare cominciarci 



88 GIOVANNI VILLÀNt 

in Prato scisma e riotta contra '1 cardinale , e levare romoì^ 
nella terra: onde il cardinale veggendo i Pratesi male dispósti, 
e temendo di sua persona, si si parti di Prato , e scomùtiicò i 
Pratesi, (a) e interdisse la terra, e ventìesene a Firenze, e fece 
bandire òste sopra Prato , e diede perdonanza di colpa e dì 
pena chi andasse sopra 1 Pratesi, e molti cittadini se n' appa- 
recchia ro per andarvi a cavallo e a pie, gente ch'erano in fede 
più ghibellini che guelfi, e andarono infino a Campi. In questo 
ordine dell'oste, gente assai si raunafo in Firenze di contadini 
e forestieri, e cominciò a crescere il sospetto e gelosia a'gnelfi, 
onde molti che alta prima aveano tenuto col card'nale . si fu- 
rono rivolti per gli sdegni che vedeano , e i grandi di parte 
nera, e simile (lùélH che piaggiavano col cardinale, si guerni- 
rono d*arme e di gente^ e la città fu tutta scompigliata e per 
combattersi insieme, il legato cardinale veggendo che non po- 
tea fornire suo intendimento di fare oste a Prato^ e la città di 
Firenze disposta a battaglia cittadina tra loro, e di quelli ch'a- 
veano tenuto con lui, fattisi conlradii, prese sospetto e paura , 
e subitamente si parti di Firenze a di 4 di Giugno 1304 , di- 
cendo a'Piorentini; Dappoiché volete essere in guerra e in mala- 
dizione , e non volete udire né ubbidire il messo del vicario di 
Dio, né avere riposo né pace tra voi^ rimanete colla maladizione 
di Dio e con quella di santa Chiesa , scomunicando i cittadini , 
e lasciando interdetta la cillade, onde si tenne, che per quella 
maladizione , o giusta o ingiusta , non fosse sentenzia e gran 
pericolo della nostra cittade , per le avversità e pericoli che le 
avvennero poco appresso, come innanzi faremo menzione. 

CAPITOLO LXX. 

Come cadde il ponte alla Carraia, e morivvi molta gente. 

In questo medesimo tempo che '1 cardinale da Prato era ini 
Firenze , ed era in amore del popolo e de' cittadini , sperando 
che mettesse buona pace tra loro, per lo calen di Maggio 1304, 
come al buono tempo passato del tranquillo e buono stato di 
Firenze, s'usavano le compagnie e le brigate di sollazzi per la 
cittade^ per fare allegrezza e festa, si rinnovarono e fecionsene 

(a) Vedi Appendice o.^ 34* 



tl^RO OTtAVO SO 

ÌXk più iMlrti della ciité^ a gara V una contrada dèli* altra, cia^ 
senno chi meglio sapea e potea. Infra l'altre, come per antico 
aveano per costume quegli di borgo san Friàno di fare più nuo- 
vi e diversi giuochi, si mandarono un bando^ che chiunque vo- 
lesse sapere novelle dell'altro mondo^ dovesse essere il di di ca- 
len di Maggio in su*l ponte alla Carràia^ e d' intorno all'Arno; 
e ordinarono in Amo sopra barche e navicelle palchi , e fe- 
cionvi la simiglianza e figtii^a dello 'nferno con fuochi e altre 
pene e martori! , con uomini contraffatti a detnonia orribili a 
vedere^ e altri i quali aveano figure d'anime ignudé, che parea* 
no petsone^ e méttevangli in quegli diversi tormenti con gran-^ 
dissime grida , e sirida , e tempesta , la quale parea odiosa e 
spaventevole a Udire e a vedere; e per lo nuovo giuoco vi tras- 
sono a vedere molti cittadini , e '1 ponte alla Carraia il quale 
era allora di legnanke da pila a pila, si caricò si di gente che 
rovinò in più parti, e cadde colla gente che v' era suso, onde 
molte genti vi morirono e annegarono , e molti se ne guasta*' 
tono le persone, sicché il giuoco da beffe avvenne col vero, e 
com'era ito il bando, molti per morte n'andarono a sapere no- 
velle dell' altro mondo, con grande pianto e dolore a tutta la 
cittade , che ciascuno vi credea avere perduto il figliuolo o '1 
fratello; e fu questo segno del futuro d&nno, che in corto tem- 
po dbvea venire alla nostra cittade per lo soperchio delle pec- 
cata de'cittadini, siccome appresso faremo menzionOé 

CAPITOLO LXXI* 

Come fu meno fuoco in Firenze^ e arseM una buona parte 

della cittade. 

Partito il cardinale da Prato di Pirente per lo modo che 
detto avemo addietro, la cittA rimase in male stato e in gran- 
de scompiglio, che la setta che tenea col cardinale, onde era- 
no caporali i Cavalcanti e' Gherardini , Pulci e' Cerchi bianchi 
del Garbo, ch'erano mercatanti di papa Benedetto, con seguito 
di più case di popolo , per tema eh' e' grandi non rompessono 
il popolo se avessono la signoria , e ciò furono delle maggiori 
case e famiglie de* popolani di Firenze, come erano Magalotti, 
e Mancini, Peruzzi, Antellesi, e Baroncelli , e Acciaiuoli, e Al- 
berti, Strozzi, Ricci, e Albizzi, e più altri, ed erano molto guer- 
cio, ruiani T. IL 12 



00 GIOVANNI VILLANI 

niti di fanti e di gente d'arme. I contradii di parte nera erano 
i principali, messer Rosso della Tosa c(d suo lato de'oeri, mes* 
ser Pazzino de' Pazzi con tutti i suoi , la parte degli Adimari 
che si chiamano i Cavicciuoli^ e messer Geri Spini e'Bu<A eoo- 
sorti, e messer Bctto Brunelleschi ; messer Corso 0onati si sta* 
va di mezzo^ perch'era infermo di gotte, e per lo sdegno preso 
con questi caporali di parte nera; -e quasi tutti gli altri grandi 
si stavano di mezzo, e'popolani, salvo i Medici e' Giugni^ ch'ai 
tutto erano co'neri. E cominciossi la battaglia tra'Cerchi bian- 
chi e' Giugni alle loro case del Garbo , e combattevisi di di e 
di notte. Alla fine si difesono i Cerchi coli' aiuto de'Gavakaiiti 
e Antellesi, e crebbe tanto la forza de'Cavalcanti e Gherardini, 
che co'loro seguaci corsone la terra inflno in Mercato vecchiOi 
e da Orto san Michele infino alla piazza di san Giovanni sania 
contasto o riparo niuno^ perocché a loro crescea forza di città 
e di contado; perchè la più gente di popolo gli seguivano, e*gfai- 
beilini s'accostavano a loro; e venieno in loro soccorso qoe'dt 
Volognano con loro amici con più di mille fanti, e glA erano 
in Bisamo; e di certo in quello giorno eglino avrebbono vinta 
la terra , e cacciatone i sopraddetti caporali di parte nera e 
guelfa, i quali aveano per loro nimici, perchè si disse ch'avea- 
no fatto tagliare la testa a messer Betto Gherardini, e a Masi* 
no Cavalcanti, e agli altri, come addietro facemmo menzione. 
E com* erano in sul fiorire e vincere in più parti della terra 
ove si combatteva i loro nimici, avvenne, come piacque a Dio^ 
o per fuggire maggior male , o permise per pulire i peccati 
deTiorentini, che uno scr Neri Abati, cherico e priore di san 
Piero Scheraggio, uomo mondano e dissoluto, e ribello e nimi- 
co de'suoi consorti, con fuoco temperato, in prima mise fuoco (a) 
in casa i suoi consorti in Orto san Michele , e poi in Calimala 
fiorentina in casa i Gaponsacchi presso alla bocca di Mercato 
vecchio. E fu si (i) empito e furioso il maladetto fuoco col con- 
forto del vento a tramontana che traeva forte , che in quello 
giorno arse le case degli Abati e de' Macci , e tutta la loggia 
d'Orto san Michele, e casa gli Amieri, e Toschi , e Cipriani, e 
Lamberti, e Bachini , e Buiamonti , e tutta Calimala, e le case 

(a) Vedi Appendiee d.® 35. 

(i) yic ài empito f lo ttOMo elle imp^uatoi empito oooie ffget. non è 
nel Voeab* 



LIBBO OTTAYO 91 

de^Cavàlcanti, e tatto intorno a Mercato nuovo e santa Cecilia, 
e tutta la ruga di porte sante Marie infino al ponte vecchio, e 
Vacchereccia, e dietro a san Piero Scheraggio, e le case de'Gbe- 
rardinl, e de'Pulci^ e Amidei, e Lucardesi, e di tutte le vicinan- 
ze dei luoghi nomati quasi infino ad Arno, e Insomma arse tutto 
il midollo e tuorlo e cari luoghi della città di Firenze, e furono 
in quantità, tra palagi e torri e case^ più di millesettecento. 11 
danno d'arnesi, tesauri , e mercatanzie fu infinito ^ e perocché 
in que*luoghi era quasi tutta la mercatanzia e cose care di Fi- 
renze, e quella che non ardea^ isgombrandosi, era rubata da'ma- 
landrini^ combattendosi tuttora la città in più parti, onde mol- 
te compagnie e schiatte e famiglie furono diserte , e vennono 
in povertade per la detta arsione e ruberia. Questa pistolenza 
avvenne alla nostra città di Firenze a di 10 di Giugno, gli an- 
ni di Cristo 1304, e per questa cagione i Cavalcanti, i quali e- 
rano delle più possenti case e di genti, e di possessioni, e d'a* 
vere di Firenze, e' Gherardini grandissimi in contado, i quali 
erano caporali di quella setta , essendo le loro case e de' loro 
vicini e seguaci arse , perderò il vigore e lo stato , e furono 
cacciati di Firenze come rubelli, eloro nemici racquistarono lo 
stato , e furono signori della terra. E allora si credette bene 
che i grandi rompessono gli ordini della giustizia del popolo, 
e avrebl>onlo fatto , se non che per le loro sette erano partiti 
e in discordia insieme, e ciascuna parte s'abbracciò col popolo 
per non perdere stato. Conviene ancora lasciare alquanto a rac- 
contare dell' altre novitadi che in questi tempi furono in più 
parti, perchè ancora ne cresce materia dell'avversa fortuna del» 
la nostra città di Firenze. 

CAPITOLO LXXII. 

Cbm# i bianehi e'ghibellini vennero alle porte di Firenze 

e andarne in iseonfitta. 

Tornato il cardinale .da Prato al papa ch'era a Perugia colla 
corte , si si dolse molto di coloro che reggeano la città di Fi- 
renze^ e molto gli abbominò dinanzi al pìapa e al collegio de'car- 
dinali di più crimini e difetti, mostrandoli peccatori uomini, e 
nimlci di Dio e di santa Chiesa , e raccontando il disonore e 
tradimento ch'aveano fatto a santa Chiesa, volendogli porre in 



99 GIOVANNI TULAIfl 

buono stato e paciflco; per la qual cosa il papa e'snoi cmrdtnaH 
si turbarono forte contra 1 Fiorentini^ e per consiglio del detto 
cardinale da Prato, fece il papa citare dodici de' maggiori ca- 
porali di parte guelfa e nera che fossono in Firenze , i quali 
guidavano tutto lo stato della cittade , i nomi de' quali furono 
questi: messer Corso Donati , messer Rosso della Tosa » messer 
Pazzino de*Pazzi, messer Geri Spini, messer Detto Brunelleschis 
che dovessono venire dinanzi a lui sotto pena di scomunicazio^ 
ne e privazione di loro beai ; i quali obbedienti incontanente 
y' andarono con grande compagnia di loro amici e familiari 
molto onorevolemente^ e furono più di centocinquanta a caval- 
lo, per {scusarsi al papa di quello che'l cardinale da Prato a-> 
vea loro messo addosso* E in questa richesta e citazione di taiH 
ti caporali di Firenze , il cardinale da Prato sagacemente si 
pensò uno grande tradimento contro a'Fiorentini, che inconta^ 
nente scrisse per sue lettere a Pisa, e a Bologna, e in Roma- 
gna, ad Arezzo, a Pistoia, e a tutti i caporali di parte ghibel- 
lina e bianca in Toscana e di Romagna, cho si dovessono con-, 
gregare con tutte le loro forze e degli amici a pie e a cavallo, 
e in uno di nomato venire con armata mano alla cittA di Fi- 
renze, e prendere la terra, e cacciarne i neri e coloro ch'era 
no stati contro a lui, e che ciò era di coscienza e volontà del 
papa (la qual cosa era grande bugia e falsità « ^he il papa di 
ciò non seppe niente ) confortando ciascuno che venissono ^e-. 
curamente , perchè la città era fiebole e aperta da più parti , 
e che per sua industria n'avea tratti, e' fatti citare a corte tut- 
ti 1 caporali di parte nera, e dentro a vea gran parte che lispoiir 
derebbono loro, e darebbono la terra, e che facessono loro ra- 
gunata e venuta segreta , e tosto. I quali avute queste lettere 
furono molto allegri , e confortandosi del favore del papa, cia- 
scuno a suo podere si guerni , e mosse a venire verso Firenze 
alla giornata ordinata. E prima due di per la grande volontade, 
i Pisani colle loro masnade e con tutti i Fiorentini rimasi in 
Pisa in quantità di quattrocento uomini a cavallo, onde fu ca- 
pitano il conte Fazio, vennero infino al castello di Marti: tutta 
l'altra ragunata de'bianchi e ghibellini vennero verso Firenze 
per modo si segreto, che furono alla Lastra sopra Montughi in 
quantità di milleseicento cavalieri e di novemila pedoni, innan* 
zi che in Firenze si credesse per la più gente , perocch'eUi 
pon lasciavano venire a Firenze niuQo messo che ciò anpup^ 



LIBRO OTTAVO 93 

ziasse} e se fossono scesi alla città il di dinanzi y «anza dubbio 
aveano la terra , perocché non v' avea nulla provvedenza , né 
gnernigione d'arme né difesa. Ma elli s'arrestarono la notte ad 
albergo alla Lastra e a Trespiano infino a Fontebuona, per at- 
tendere messer Tolosato degli Uberti capitano di Pistoia^ il qua- 
le facea la via a traverso dell* Alpe con trecento cavalieri pi* 
stolesi e soldati, e con molti a piede; e veggendo che la mat- 
tina non venia, gli usciti di Firenze si vollono studiare di ve- 
nire alla terra, credendolasi avere sanza colpo di spada, e cosi 
feciono, lasciando i Bolognesi alla Lastra, che per loro viltà, o 
forse perché a' guelfi eh* erano tra loro non placca la * mpresa; 
vegnendo V altra gente , entraro nel borgo di san Gallo sanza 
nullo con tasto, che allora non erano alla città le cerchie delle 
mura nuove, né i fossi, e le vecchie mura erano schiuse e rot- 
te in più parti. E entrati dentro a* borghi ruppono uno serra- 
glio di legname con porta fatto nel borgo, il quale fu abban- 
donato da'nostri e non difeso, del quale gli Aretini trassono il 
chiavistello della detta porta , e per dispetto de' Fiorentini il 
portarono ad Arezzo , e puosonlo nella loro chiesa maggiore di 
santo Donato. E venuti i detti nemici giù per le borgora verso 
la cittade, si schierare in su'l Cafaggìo di costa a' Servi, e fun 
reno più di dodici centinaia di cavalieri e popolo grandissimo» 
per molti contadini seguitigli , e di que' d* entro ghibellini e 
bianchi usciti a loro aiuto ; la quale fu per loro mala capita- 
neria , come diremo appresso , che si puosono in luogo sanza 
acqua; che se si fossono schierati in su la piazza di santa Croce, 
aveanq il fiume e l'acqua per Ipro e per gli cavalli, e (1) la Cit^ 

(i) fcr Citik roiaa\ cobì chiamotsi anticamente quella ponione della 
noitra città di Fi reme , che è da S. Ambrogio 6no a S. Croce. Anche 
nel lib. XII. cap. 8. il Villani rammenta la Città rotta ^ allorché parlj^ 
di tei brigate, o compagnie,, le quali li formarono in Firenze per cele- 
brare le fette iitituitc ad onorare il daca d'Atene , quando li fu fatto 
asaoluto signore della città; e dice, che la maggior di qocite brigate JU 
nella Città rotta» Eiiste tuttora nella facciata della chiesa di S. Ambro- 
gio un piccolo cartello di marmo, ot* è scritto Città rotta. Questa de- 
Dominaiiooe facilmente derivò dall' essere la maggior psrte di quelle case 
fabbricate di mattoni , che non essendo arricciate , né imbiancate come 
faron di poi, comparivano tutte rosse come il mattone.^ Giacché ab- 
blam nominate queste brigate, o compagnie, ohe ai disaero in appreaao 
fiQtfni^, e crebbero ip nomerò a piq di treptai ae alcuno brainaase aver» 



94 ÒlOYAlIlfl VILLANI 

là roMa d' intorno fuori delle mura vecchie , eh' era tutta ae^ 
casata da starvi al sicuro ogni grande oste , ma a cui Iddio 
vuole male gli toglie il senno e 1' accorgimento. Come la sera 
dinanzi si seppe la novella, in Firenze ebbe grande tremore e 
sospetto di tradimento, e tutta la notte si guardò la terra; ma 
per lo sospetto chi andava qua , e chi là , sanza ordine ninno, 
ìsgorobrando ciascune le sue case. E di vero si disse^ che delle 
maggiori e migliori case di Firenze di grandi, e de'popohmi, e 
guelfi seppono il detto trattato , e promesso aveane di' dare la 
terra; ma sentendo la gran forza de'gMbellini di Toscana e ni- 
mici del nostro comune, i quali erano venuti co*^ nostri usciti, 
temettono forte di loro medesimi, e d'esserne poi cacciati e ru- 
bati, si rimossono proposito, e intesone alla dilènsa con gli al- 
tri insieme. Certi de'nostri caporali usciti con parte della gente, 
si partirono di Cafaggio dalla schiera, e vennero alla porta de- 
gli Spadarì, e quella combatterò e vinsono, e entrare delle loro 
insegne e di loro infino presso alla piazza di san Giovanni; e se 
la schiera grossa ch'era in Cafaggio fosse venuta appresso ver- 
so la terra , e assalita alcuna altra porta, di certo non aveano 
riparo. Nella piazza di san Giovanni erano raunati tutti i va- 
lenti uomini e'guelfi che intendeano alla difensione della citti, 
non però grande quantità (forse duecento cavalieri e cinquecen- 
to pedoni) e con forza delle balestra grosse ripinsono i ninrici 
fuori della porta, e con danno d'alquanti presi e morti. La no- 
vella andò alla Lastra a'Bolognesi per loro spie, e rapportarono 
che i loro erano rotti e sconfitti, incontanente sanza sapente il 
certo, che non era però vero, gì misero in via , chi meglio pò- 
teo fuggire ; e scontrandogli messer Tolosato con sua gente in 
Mugello, che venia e sapea il vero, gli volle ritenere e rimeoa- 
re indietro: non ebbe luogo uè per prieghi né per minacce. 
Quegli della loro schiera grossa del Cafaggio y avuta la novella 
dalla Lastra , come i Bolognesi s erano parliti in rotta , come 
piacque a Dio, incontanente impaurirò, e per lo disagio di stare 
infino dopo nona a schiera alla fersa del sole , e gran caldo 
eh' era , e non aveano acqua a soflficienza per loro e per loro 

ne confetta, gìaecliè molto interetiaiio i fatti della nostra città di Firem^ 
legga il Manoi nei Sigilli, e 1' eradi tisii ma nota del Biscioni alla Si. & 
CanU HI. del Malmantile, ofC asui cariote notizie si Irofano a qncal» 
riguardo. 



LIBBO OTTAVO 95 

eaiTalli^ cominciarono a partirsi e andare via in fuga, gittando 
l'armi sanza assalto o caccia di cittadini, che quasi e'non nscl- 
rono loro dietro, se non certi masnadieri di volontà; onde mol- 
ti de'nimici ne morirono per ferri e per trafelare, e rubati l'ar- 
me e^cavalli, e certi presi furono impiccati nella piazza di san 
Gallo, e per la via in su gli alberi. Ma di certo si disse , che 
con tutta la partita de' Bolognesi, se fossono stati fermi tosino 
alla venuta di messer Tolosato, che *1 poteano sicuramente fare 
per lo piccolo podere de'cavalieri difenditori ch'avea in Firen- 
ze, ancora avrebbono vinta la terra. Bla parve opera e volontà 
di Dio, che fossono (i) ammaliati, perché la nostra città di Fi- 
renze non fosse al tutto diserta , rubata, e guasta. Questa non 
preveduta vittoria e scampamento della città di Firenze, fui il di 
^ santa Bfargherita a di 20 del mese di Luglio, gli anni di Cri- 
sto 1304 (a). Avemo fatta si stesa memoria, perchè a ciò fummo 
presenti, e per io grande rìschio e pericolo di che Dio scampò 
la città di Firenze , e perché i nostri discendenti ne prendano 
esemplo e guardia* 

CAPITOLO LXXIII. 

Come gli Àretim ripresono il eattello di Latitino 
che 'l teneano i Fiareniini. 

Mei detto anno 1304 a di 25 del mese di Luglio^ essendo la 
ritta di Firenze in tante awersitadi e fortune, gli Aretini con 
gli libertini e' Pazzi di YaMarao vennero con tutto loro podere 
di gente d' arme a cavallo e a piede al castello di Laterino, il 
quale teneano i Fiorentini , e aveano tennto lungo tempo per 
forza, e quello eoir aiuto dei terrazzani fu loro dato; e la rocca 
la quale aveano fatta fare i Fiorentini, e V aveano in guardia 
messer Guatterolto de* Bardi, perch' era venuto a Firenze per le 
novitadi che v' erano state, convenne s' arrendesse pochi di ap- 
presso, perocch' era rimasa mal fornita, e per le novità di Fi- 
renze Bon aspettavano soccorso» E alcuno disse che gli libertini 

(i) nmmaliaiii torpreti dal timore, e rimasti coma «torditi: ioTeee di 
cmmmUatù noi diciamo nello iteaso itgnificato ineantmto^ ma V ona « l'al- 
tra voce in iemo metaforieo. 

(a ) Vedi Appendice m."" 36. 



96 tìlOVAfTNI VILLANI 

'suoi parenti il ne tradiro e iDgannaro, e chi disse ehe lo 'tigati<^ 
ilo fu latto al comune. Della quale perdita del castello spiacqoè 
molto a' Fiorentini, perocch'era molto forte > e in una contn« 
da che tenea molto a freno gli Aretini* 

CAPITOLO LXXIV* 

Àncora di nwitadi che furono in Firenze ne' detti tempi. 

Nel detto anno a di 5 d* Agosto , essendo preso nel palagio 
del comune di Firenze Talano di inesser Boccaccio Gaviòciull 
degli Adimari per maliflcio commesso, onde dovea essere con- 
àfltnnato , ì suoi consorti , tornando la podestade con sua fami-» 
glia da Cdsa i priori^ 1^ assalirò con arme e fedirono malaraeiH 
te, e di dna famiglia furono morti e fediti assali cadetti Gavie- 
ciuli entrarono in palagio^ e per fortA ne trass(Hio il detto Ta- 
lano sanza contasto ntuoo, e di questo malificio non fu giustizia 
né punizione niuna^ in si corrotto stato era allora la città di 
Firenze. £ la podestà eh' avea nome messer Giliolo Puntagli da 
Parma^ per isdegno si partio^ e tomossi a casa sua colla detta 
vergogna, e la città rimase sanaia rettore; ma per necessità i 
Fiorentini feclono in luogo di podestà dodici cittadini, due per 
sesto, uno grande e uno popolano, i quali si chiamarono le do- 
dici podestadi, e ressono la ciltade infino a tanto che venne la 
nuova podestade. 



1 , 



CAPITOLO LXXV. 

Come i Fiorentini feeiono oste e f resono il castello dette Stinchi 
e Montecalvi che 'l teneano i bianchi. 

Nel detto anno e mese d' Agosto^ essendo la città di Firenite 
tetta per le dodici podestadi^ ordinarono Oste per perseguitare 
i hianchi e* ghibellini , i quali avcano ribellate piA fortezze e 
castella nel contado di Firenze, e intra gli altri era nibellato 
il castello delle Siinche in Valdigrieve a petizione de' Cavalcanti^ 
al quale andò la detta oste, e puoservi 1' assedio e combatterlo, 
e per parti s'arrenderò pregioni, e '1 castello fu disfatto^ e'pre- 
gioni ne furono menati in Firenze, e messi nella nuova pregio- 
ne fatta per lo comune in su '1 terreno degli Uberti di costa a 



: LIB^RO OTTAVO 97 

ftàn Siìnmie, e per Io nome di qae' pregiolii Tenuti dalle Stio* 
ehe^ che furono i primi che vi furono messi» la detta pregione 
ebbe nome le Stinche (a). E Sfatto il castello , e partila la 
detta oste, ne vennero in Valdipfesa e assediaro Moniecalvi^ il 
quale aveàno )rubellato ì Cavalcanti, e quello assediato e com- 
battuto, 8* arrenderono salve le persone ; ma uscendone uno fi- 
gliuolo di messer Banco Cavalcanti , per uno de' figliuoli della 
Tosa fu morto, ond^ ebbono grande biasiilioy per la sicurtà data 
per lo comune , e nulla giustizia per lo comune ne fu. Lasce- 
remo alquanto delle nostre avverse novità di Firenze, e faremo 
incidenza, tornando alquanto di tempo addietro per raccontare 
la fine della guerra dal re di Francia a* Fiamminghi, la quale 
lasciammo addietro* 

CAPITOLO LXXVI. 

Incidenza; tornando alquanto addietro^ a roeeontare 
dette Horie de' FiamtninghL 

Negli anni di Cristo 1303, i Fiamminghi con loro oste gran^- 
dissima corsone il paese d' Artese faccendo grande dammaggio^ 
e arsono il borgo d' Arches fuori di santo Mierì^ e puosonsi a 
campo nel bosco di là dal fiume della Liscia. I Franceschi che 
erano in santo Mieri più di quattromila uomini a cavallo e gente 
a piede assai col maliscalco di Francia , saviamente ingannarono 
i Fiamminghi, che parte di loro al di lungi dell' oste si misono 
in (i) guato una notte» e V altra cavalleria e gente de* France- 
schi assalirono i Fiamminghi dalla parte del borgo d' Arches. I 
Fiamminghi vigorosamente tutti si misono alla 'neon tra de' Fran- 
ceschi, e cominciarono la zuffa ; gli altri Franceschi ch'erano 
neir aguato uscirono al di dietro sopra i Fiamminghi , i quali 
veggendosi improvviso assalire> si misono in isconfitta, e rìma- 
sonne morti più di tremila , gli altri si fuggirono al poggio 
di Cassella. In questo medesimo anno e tempo il buono messer 
Guido di Fiandra, il quale per retaggio della madre cusava ra- 
gione sopra la contea d' Olanda e d' Isilanda, la quale tenea il 
conte d' Analdo suo cugino, prima coli' aiuto e forza de' Fiam- 

(0) Vedi Appendice d.^ 37. 

(1) guato: .V. a. «guato, o agguato. 

Gio rUlani T. IL 13 



98 GIOVANTVI TII^LANf 

minghi corse parte della contea d^Analdo, e poi con graaife oile 
e navilio passò in Isilanda,e prese la terra di iiiddelbòrgi»,! e 
quasi tntto il paese e quelle Isole d* intomo, salirò la lerri di 
Silicea y la quale era molto forfè e bene gnemita. In qutslo 
anno venne di Puglia in Fiandra messer Filippo (o) figlinola del 
conte Guido di Fiandra, e lasciò e rifiutò al te Carlo di Puglia 
il contado di Tiett, di Lanciano, e della Guardia in Abranl, il 
quale egli tenea in fio dal re e per ^ote della moglie, per soc-^ 
correre il padre e* fratelli e il suo paese di Fiandra^ e amò ne* 
glio d* essere povero cavaliere sanza terra > per aiutare e aoc- 
correre la sua patria e avere onore, che rimanere ia^PugKa 
ricco signore» Incontanente che fti in Fiandra, da* Fiamminghi 
fu fatto signore e capitano di guerra , il quale usò In Rafia e 
in Toscana e in Cicilia alle nostre guerre; fu molto sollecito 
e franco, perocché alquanto era di te^tt.je coir oste de* Flam^ 
minghi andò sopra santo Mieri, e corse e distrusse gran parte 
del paese in fino alla marina; e poi assediò la guasta terra del* 
l'antica città di Ternana in Artese, perocch' era sanza mura, 
pur cinta di fosse, e dentro v' erano in guardia duecento cava- 
lieri lombardi, e millecinquecento pedoni toscani e lombardi e 
romagnuoli con lance lunghe e tutti bene armati alla nostra 
fuisa, onde i paesani di là si maravigliavano molto, e di loro 
aveano grande spavento; i quali avea fatti venire di Lombardia 
messer Musciaito Franzesi e messer Alberto Scotti di Kacenza, 
la quale era una buona masnada e valente, e d'onde i Fiam- 
minghi più temeano. E credendogli i Fiamminghi avere presi 
in Ternana, perocché per moltitudine di loro, eh* erano più di 
cinquantamila, aveano presa per forza la porta, e valico il fosso, 
i Lombardi e' Toscani faccende serragli e sbarre nella ruga della 
terra, rilegnendo e combattendo co' Fiamminghi, si gli resistei 
tono tutto il giorno ; ma crescendo la potenza de' Fiamminghi, 
per la moltitudine loro compresono tutta la terrà d* intomo , 
salvo dalla parte del fiume, e credendosi avere circondati e pre^ 
lutti i Lombardi sanza riparo ; ma i Lombardi e' Toscani, come 
aavl e maestri di guerra, feciono uno bello e subito argomento 
al loro scampo, e a Ingannare i Fiamminghi: ciò fu, ch'egli* 
no (t) stiparono due case V una incontro all' altra, le quaH e- 

(«) Vedi Appendice d.^ 38. 

(i) 9tipmrono; diverti tono i lignificati del verbo itiparei io qnesfo 
Km|o lignifica circondarono di nipn^ cioè di legoe minute da lar fiioeo. 



LIBRO OTTAVO 9f 

raso ia capo del ponte del fiume della Liscia che correa di cò- 
sta alla terra^ e vegnendo ritegnendo la battaglia manesca col 
Fiamminghi, lasciandosi perdere di serraglio in serraglio al lorf 
scampo e ritratta , come furono presso al ponte misono fuoco 
nelle dette case stipate, e yalicarono il ponte sani e salvi, e di 
là dal fiume stavano schierati sonando loro (1) stromenti, e (2) 
faccendo scherme de' Fiamminghi^ e saettando loro; e poi ri* 
colti tutti , se n' andarono alla terra d' Aria in Artese , e poi 
alla città di Tornai. I Fiamminghi^ per la forza del gran fuoco 
non ^bono podere di seguirgli, onde rimasono con onta o ver* 
gogna scornati dello inganno de' Lombardi , e per cruccio mi- 
sono fuoco ^ e arsero e guastarono tutta la città di Ternana; e 
poi sanza soggiorno se n' andarono per Artese guastando il pae- 
se, e poosonsi ad oste alla forte e ricca città di Tornai quasi 
intomo intomo con loro grande esercito^ e crescendo loro oste. 
Ma la città era ben guernita di buona cavalleria e delle ma* 
snade de* Lombardi e Toscani^ che poco o niente gli curavano; 
ma di continuo le dette masnade uscivano ftiori della terra ^ e 
assalivano l' oste de' Fiamminghi di di e di notte , dando loro 
molto affanno e sollecitudine , e faccendo (3) romire la gran- 
dissima oste ; e come erano cacciati da' Fiamminghi , si ridu- 
ceano in Su' fossi di fuori sotto la guardia delle torri della città 
e de' loro balestrieri ordinati in su le mura; e nulla altra gen- 
te facea guerra a* Fiamminghi, e di cui più temessotio; e per 
questo modo sovente gabbavano i Fiamminghi. In questa stanza 
dell' assedio di Tornai, lo re di Francia molto straccato di spen- 
dio^ per trattato del conte di Savoia si presono triegue per uno 
anno da lui a' Fiamminghi, e levossi f assedio di Tomai; e1 
conte Guido di Fiandra fii lasciato di pregione sotto sicurtà di 
saramento e di stadichi^ e di ritornare in pregione infra certo 
tempo; e andò cosi vecchio com'era in Fiandra con grande al- 
legrezza per vedere suo paese libero dalla signoria de' France- 
schi, e lare festa a' suoi discendenti e buona gente del paese. 

(i) ttromentii nel tetto diee stormenth tome preia per fietm^groiia 
per ghria, le quali metateii frequeotenente t^DcontraDO in tutti gli an- 
tiebi, e noi rooltÌMime ne abbiam ài mano io mano notate. 

(a) faccenda tckernie de^ Fiamminghi : ditpreisaodo , beffeggiando i 
FiuDoiingbi. 

(3) Fornirei t* a. rognérrggiare, lare strepito; ewmt fremire per fresiereé 



100 GIOVANNI VILLANI 

E ciò fatto, disse 9 che ornai non curava di morire, ^[oaiido a 
Dio piacesse; e per Io saramento si tornò in preg^one a Com- 
pigno^ e poco stante si mori; e rendè l' anima a Dio in aggio 
di più di ottant' anni, come valente e savio uomo, e buono si- 
gnore; e lui morto, il corpo suo fu recato in Fiandra^ e aop^ 
pellito a grande onore, 

CAPITOLO LXXVII. 

Come fu teor^ito e preso in mare messer Guido di Fiandra catta 
sua armata , dall* ammiraglio del re di Franeiam 

Fallite le triegue dal re di Francia a'Fiammioghi ranno ap-> 
presso 1304^ lo re di Francia fece uno grande apparecchia^ 
mento di molti baroni per andare in Fiandra , con più di do* 
dieimila buoni cavalieri gentili uomini, e con più di cinquan* 
tamila pedoni ; e col detto esercito e con grande fornimento 
passò in Fiandra. In mare fece suo ammiraglio mèsser Rinieri 
de' Grimaldi di Genova^ valente e franco uomo e bene avven- 
turoso in guerra di mare, il quale da Genova venne nel mare 
di Fiandra con sedici galee bene armate al soldo del re , per 
guerreggiare per terra e per mare i Fiamminghi , per levare 
r assedio della terra di Siligea in Fiandra , alla quale era il 
buono e valente messer Guido di Fiandra con più di quindi- 
cimila Fiamminghi sanza quelli del paese di sua parte. E cor- 
seggiarono, e fatta gran guerra alle terre marine di Fiandra, 
e preso mollo navilio con mercatanzie de' Fiamminghi per lo 
detto ammiraglio si andò per soccorrere Siligea con venti navi 
armate a Calese , e colle dette sedici galee. Messer Guido di 
Fiandra veggendolo venire^ lasciò fornito in terra all'assedio a 
Siligea con diecimila Fiamminghi, e armò ottanta navi, ovve- 
ro cocche , al modo di quello mare , fornite con castella per 
battaglia , e in ciascuna il meno cento uomini Fiamminghi e 
del paese, ed egli in persona con molta buona gente sali in 
su la detta armata e navilio , avendo il detto messer Binieri 
Grimaldi e' Genovesi per niente^ per lo poco navile eh* avea a 
comparazione del suo ; ma non istimava quello che portavano 
in mare le galee de'Genovesi armate. SI s'affrontarono insieme^ 
e r assalto fu grande e forte e furioso del navilio di messer 
Guido per gli Fiamminghi , per lo soprastarc che le sue navi 



LIBRO OTTAVO 101 

colle castella armate faceano alle galee dell' ammiraglio. Ma 
messer Rinieri conoscendo il modo del combattere di quelle navi, 
e della marea e ritratta che fa quel mare per lo fiotto^ si si 
ritrasse addietro a remi colle sue galee , e lasciò le sue navi 
per abbandonate, le quali erano armate di genti di quella ma* 
rina; onde la maggiore parte furono prese e isbarattate , e cre- 
devasi messer Guido e* Fiamminghi avere vittoria de' suoi ne-* 
mici , e messo l' ammiraglio in fuga. Ma il savio ammiraglio 
attese colle sue galee tanto che tornò il fiotto colla piena 
marea , com' ò costume di quello mare , e la sua gente rinfre- 
scata venne con forte rema delle sue galee come cavalli cor- 
renti, e con molti balestrieri e moschetti in su ciascuna galea 
assalendo e saettando le cocche e navi de' Fiamminghi , onde 
molti furono fediti e morti. I Fiamminghi non costumati di si 
fatto assalto e battaglia, e non potendo per forza di vele tor- 
nare addietro nò ire innanzi , isbigoltirono molto. I Genovesi 
con loro navilio mescolandosi tra *1 navilio de' Fiamminghi, si 
si misono quattro galee coll'ammiraglio a combattere la grande 
cocca dello stendale , ov'era messer Guido di Fiandra co* suoi 
baroni , e quella per forza di saettamento e per prestezza di 
gente con le spade in mano tagliando da più parti in su la 
cocca , quella presono con molti fediti e morti da ciascuna 
parte, e messer Guido, tra gli altri ch'erano rimasi, s'arrendeo 
pregione. E presa la nave di messer Guido, l'altre furono tutte 
sconfìtte e la maggior parte prese- E per abbondante la gente 
de' Fiamminghi eh' erano all' assedio a Siligea furono assediati 
eglino^ e per difetto di vittuaglia chi fuggi a pericolo di morte^ 
e chi s' arrendeo pregione ; e messer Guido con molti altri ne 
fu menato preso in Francia a Parigi. Questa pericolosa e gran- 
de sconfitta (a) ebbono i Fiamminghi all'uscita del mese d'A- 
gosto gli anni di Cristo 1304. In questo medesimo tempo certi 
di Baiona in Guascogna con loro navi^ le quali chiamano cocche, 
passarono per lo stretto di Sibilla, e vennero in questo nostro 
mare corseggiando, e feciono danno assai; e d'allora innanzi i 
Genovesi e'Viniziani e'Gatalani usaro di navicare con le cocche, 
e lasciarono il navicare delle navi grosse per più sicuro navi- 
care, e che sono di meno spesa: e questo fu in queste nostre 
marine grande mutazione di navilio. 

(a) Vedi Appendice o.^ 39* 



I0t2 GIOVANNI VILLINI 

I 

CAPITOLO LXXVDI. 

Carne lo re di Francia eeonfieee i Fiamminghi a Momimpewnù 



Nella detta state innanzi la sopraddetta sconfitta di 
Guido di Fiandra , i Fiamminghi sentendo la venuta ohe '1 re 
di Francia fòcea sopra loro; feciono grande apparecchiamento 
d'oste, e furono più di sessantamila, e con loro signori e capi- 
tani messer Filippo di Fiandra , e messer Gianni conte di Na- 
murre , e messer Arrigo suo fratello , e messer Guiglielmo di 
Giolteri, con gli altri baroni di Fiandra^ e di Namnrro, e d'A* 
lamagna^ e altri loro amici vennero con loro oste a Lilla e alla 
frontiera, per contradiare al re e a sua gente Tentrata in Fian* 
dra. La gente del re vegnendo dalla parte di Tomai, iécioDO> 
una grande (i) ponga al passo del ponte Agandino in su la Li» 
scia per passare il fiume , e fùvvi ntorto 11 valente cavaKere 
messer Gianni Buttafoco di queMi Gianville con più altri cava* 
Heri franceschi , ma alla fine i Franceschi furono vincitori dei 
passo^ e valicò il re con tutta sua oste, e accampossi tra Lilla 
e Doagio nella valle del luogo detto Monsimpeveri. I signori di 
Fiandra con loro oste scesono di Monsimpeveri ove erano ac- 
campati , e stesono loro alberghi e tende , e accamparsi nella 
piaggia sanza dirizzare tende o trabacche , con intenzione di 
venire alla battaglia incontanente, per le novelle eh'aveano gii 
della sconfitta d'Isilanda di messer Guido; e puosonsl alla rin* 
centra del re di Francia e di sua oste , e scesono tutti a pie , 
chi avea cavallo, apparecchiati di combattere;, e aveano tanto 
carreggio , che di loro carri per loro fortezza e sieurtade si 
chiusone in tomo intomo tutta loro oste, che girava più di tre 
miglia , e lasciarono al campo cinque uscite. Ma intanto fecio-* 
no mala capitaneria di guerra, che quando stesono i loro padi* 
glioni e trabacche levandosi dal poggio di Monsimpeveri, (2) tut* 

(i) punga ▼• a. lo tlCMo the pugni. 

(i) tutto toreimrcno: tutto legarono ÌBsienif; da toreiare, che ?nol ilìre 
attorcere, itriogere, legare insienie, e forte fuol dir anche comprimere; 
e la toetf torta oiata da Dante nel C. IV. del IViradiao , che pure ha 
questo aìgnificato, è persona tene singolare del presente dell' indicatifo 
del verbo toreiare, — Se mille volte violenta il torta, — ove torta 
•Urebbc invece di torcia, posU la a invece del ei, il quale 9ctMbitmeaà% 



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timo OTTAVO IM 

lo tea^eUrono e caricarono co* loro arnesi e Tlttoaglia in so le 
loro carta 9 e quasi eglino medesimi s' assediarono e assecca- 
ronoi onde i Franceschi assalendogli al continuo in quella glor- 
ìiata con quattordici battaglie, ciò sono schiere, ch'aveano fatte 
di loro cavalleria , che di ciascuna era capitano • guidatore 
uno de*inaggiori ignori di Francia, tegnendogU a badalucchi e 
aggirandogli dintorno eoo loro schiere ordinate^ sonando Irom* 
be e .naei^ere al continuo, molto gli affamtayano; e eglino rin- 
ehin^ nel (1> carrino, ihh» si fioleano aiutare e offendere i 
Franceschi.- B oltre a questo , Raccendo I Vraneescld venire I 
loro pedoni, e spesinlniente I bidali, ciò sonoNàvarresi , Gua** 
aconi, e Froaitali, e con altH di Linguadoca, leggieri d^ànm, 
con balestra e con loro dardi e gìatellotti (8) a ftisoiie, e con 
pietre pugnerecce conce a scarpelli a Tornai , oade il re aivea 
fatti venire in su più carra, assalirò il carreggio de"* Fiamìnln- 
gbi, « ha più parti lo 'ntorniaro e nibaro, e istando In solcar- 
ti de'Fiammlnghi iettando e giltando pietre, e dardi alle schie- 
re, onde molto forte aflHggeano il popolo di Fiandra ; e massi'» 
inamente perchè ^1 tempo era caldissimo, e il fornimento di be- 
Te e di ramgiare de' Fiamminghi ( che poco possono stare di- 
giuni ) era loro malagevole , e non ordinato da potere avere', 
perocch'era in sn^carri, onde molto furono confusi. E stando in 
quieto tormento infino presso al vespro , non potendo più du- 
rare « quasi come disperati di salute , alquanti di loro co* loro 
ingttori « capitani ordinarono d^uscke della bastlta de'cmrrl, e 

> fre^oentittiiiio pretto %M anliehiw Qitetflt on«rrasiom non è fatU da 
al««ii ecMDiMDUCore di Dante , sm pvre sol la erediaaN» bob j^vs di 
loBdaBienCo. 

fe da oaierYtrti eli« Il leti* Davans. legge s w t Mi rpno inveoe di torcHi* 
rofio* Ma tarebb' egli 4|oeato oa crror del eopiita? Noi lo abbiaiBO ere» 
dato tale, ti perchè bob vediamo oome convenga In qoeato luogo il ver- 
Ik» tornare , e li aBoora pereiiè totti gli altri codici da noi riieontratl 
teggOBO ioreimronei: quindi abbiam eredoto ben fatto di aeguir la lesiona 
«Ae €t è iembrata migliore. Batti T averto accennato. 

(i) «arrmoe v. a. trincea fomuta di carri : forse dalla voce franceie 
^mmré, quadrato: po^ riguardarti questa voce osata anche per cariagghf 
oome in questo stesso Cap, ove dice; iasciarono tutto il hro carrino. 

(a) m fu9om$i v. a. usata a modo di avverbio, e vuol dire: In grande 
mUcmUinta* La osò pure il Boccaccio, e si trova riferita nel priuM verso 
del Pataffio. 



t04 GIOVAKNI TfLlAin 

assalire l'oste de* Franceschi; e il buono messer GtiiglielniG M 
Giulieri con certi eletti di Bmggia e del Franco di Bruggia fn 
una schiera , e messer Filippo di Fiandra con certi di quegli 
di Ganto e del paese nn*altra schiera^ e messer Gianni cónte di 
Nataurro con certi di quegli d'Ipro e della marina furono on'al- 
tra schiera. E subitamente , non prendendosi guardia di cid i 
Franceschi, uscirono a uno segno e grido del loro oampo da-tre 
parti, con grande ftiria e romòre assalendo 1 Francesclii; e fa 
si grande e forte l'assalto de'Fiamminghi> che nse^r Carlo €L 
Valos^ e '1 conte di san Polo , e più altre schiere fuNmo rotte; 
e misonsi in Volta* 11 buono messer GvigUelmo di GMieri con 
que'di Bruggia e del Franco, se n' andarono diritto «He logge 
e padiglione del re di Francia con si gran furia^ uccidendo 
chiunque si parava loro innamEt, sicché non ebbono quasi nullo 
oontasto; si furono al padiglione del re^ trovando gli arrosti e 
la vivanda della cena deVranceschi a fìioco^ e queVe tutte m- 
baro e mangiarono , e andando cercando la persona de! n , Il 
trovarono Isproweduto e quasi disarmato ^ a pie ^ che indosso 
non aveaarme, se non uno (1) ghiazzerino; e perchè noi tro- 
varono coirarm| reali indosso, noi conobbono^ che di certo mor- 
to lo avrebbono, che n'aveano il podere, e avrebbono finita la 
ioro' guerra, se Iddio l'avesse assentito; e pure cosi sconosciuto, 
-ebbe ilo re troppo a fare a montare a cavallo, e furongli morti 
a'piò parecchi grandi borgesi di Parigi , eh' aveano V uficio di 
metterlo a cavallo. Ma come fu montato, cominciò a sgridare i 
suoi e a dare loro conforto, e di suo corpo fare maraviglie d^ar^ 
me^ Come quegli ch'era forte, e di (2) fazione di corpo il me" 
glio fornito che nullo cristiano che al suo tempo vivesse ; stec- 
che in poca d'ora s'ebbe riscosso da' nemici^ e messigli in vol- 
ta, e ricoverato il campo. E messer Carlo suo fratello e gli al- 
tri baroni che con loro schiere de' cavalieri foggiano, sentendo 
che il re con sua schiera tenea campo, tornare addietro e in- 
grossare la battaglia del re, e fn si possente, che mise in rot- 
ta e in isconClta i Fiamminghi. E in quella pugna rimase mor- 
to il buono messer Guìglielmo di Giulieri c^n più cavalieri e 
baroni e buoni borgesi eh' erano con lui , ma non sanza gran 

(i) ghiaiterinoi un'armatara fatta di maglia da iodottam a guisa di 
< floraaia. 

(^) Jazione: foggia, firma, struttura di corpo. 



LltiRO OTTAVO 105 

dammaggto de' Pranceschi^ che in quello assalto morlo il conte 
d\4Izurro, e '1 conte di Sansurro, e messer Gianni figlinolo del 
duca di Borgogna, e più altri baroni e cavalieri in quantità di 
millecinquecento e più, e de'Fiamminglii vi rimasono morti più 
di seimila , e lasciarono tutto il loro carrino e arnese ; e durò 
l'aspra battaglia infino alla notte con torchi accesi. E di certo 
per virtù solo della persona del re, i Franceschi vinsono e eh- 
bono vittoria della detta battaglia: e messer Filippo di Fiandra 
con gran parte de* Fiamminghi si fuggirò , e ricoverarono la 
notte in Lilla: e messer Gianni di Namurro e messer Arrigo suo 
fratello fuggirono la notte a Ipro^ e rimase lo re coTranceschi 
vincitori in su '1 campo. L'altro di appresso ordinò eh' e'Fran- 
ceschi morti fossono soppelliti , e cosi fu fatto in una badia la 
quale é ivi di costa al piano ove fu la battaglia, e fece decre- 
to e gridare sotto pena del cuore e d' avere ^ che a nullo cor- 
pò de'Fiamminghi fosse data sepoltura, ad esemplo e perpetua- 
le memoria. E io scrittore ciò posso testimoniare di vero, che 
a pochi di appresso fui in su '1 campo dove fu la battaglia, o 
vidi tutti i corpi morti e ancora (1) non intamati. E la detta 

(i) non intamati: f. a. intatti, non toccati. Tutti i codici da noi ri- 
•eontrati li accordano a leggere non intamati, e il solo Cod. Dav. col 
•no segaaee ohe fu del Salfint , da noi tante altre volte nominato , ha 
non intaminatL Se traienrando d'investigar l'etimologia delle parole, ei 
contentaasimo di assegnar loro an signiBcato quale richiede semplicemente 
il contesto, noi potremmo adottare indistintamente le voci intamati e in» 
taminati, e dire, che 1' una e 1' altra significar voglia sepolti, come pare 
abbian fatto gli Accademici della Crusca* Ma se al contrario il miglior 
modo, e più sicuro , di assegnare il senso alle voci è quello di riguar- 
dare al contesto, e insieme alla loro etimologia , bisogna convenire do- 
versi lasciare addietro la lettone del test. Dav. e ritenere 1' altra come 
la sola buona e ragionevole. Imperocché, donde deriva la voce intaminati 
del Cod. Dav. , e quale secondo la sua derivazione n' è il significato? 
Ella non può sicuramente discendere che dtWintaminatut dei Latini, che 
vaol dire puro, incorrotto, incontaminato» Dunque corpi intaminati vor- 
rebbe dire: corpi interi^ incorrotti, non contaminati. Ma poiché il testo 
dice : vidi i corpi morti e ancora non intaminati , viene a riuscire no 
diacorto aenia andamento e ripugnante al buon senso, poiché quel nois 
lo goasta per modo, che dice tutto il contrario. 

L'altra lesione dice: vidi tutti i corpi morti, e ancora non intamati. 
Derivando la voce intamttto dalla francese entamé, tosto ne raggiungiamo 
érto. rUlani r. //. 14 



106 G10TAKNI VILLANI 

battaglia fu all' uscita del mese di Settembre , gli anni di Cri* 
sto 1304 (a). 



CAPITOLO l: 



•%:i à 



CofM poco appresio la sconfitta di Monsimpeveri , i FtammtV 
gki tornarono per combattere col re di Francia, e ebbono buo- 
na pace. 

V altro di appresso che '1 re di Francia ebbe la vittoria 
de'Fiamminghi) si si parti di quello luogo ove fu la battaglia, 
e con tutta sua oste si puòse all' assedio alla terra di Lilla , 
ov'era rinchiuso e rimase messer Filippo di Fiandra con certa 
buona gente d*arme per difendere la terra e quella tutta cir- 
condata, si che nullo ne potea uscire né entrare; e girava Foste 
del re più di sei miglia^ e fece rizzare molti dificii e toni di 
legname per combattere la terra e '1 castello , il quale era 
molto forte e bello , fatto per Io re alla prima guerra ; e di 
certo sanza lungo dimoro si credea il re avere la villa e '1 
castello per forza o per fame. In questo stante avvenne grande 
maraviglia , e bene da farne nota e ricordanza ; che tornato 
messer Gianni di Namurro a Bruggia, e richesli quegli del pae- 
se al soccorso di Lilla, non isbigottiti né spaventati delle due 
grandi sconfitte ricevute cosi di corto a Silisea in mare e a 
Monsimpeveri^ ma cx)n grande ardire e buono volere tutti quegli 
del paese lasciando ogni loro arte e mestiere s' apparecchiarono 
di venire all'oste; e in tre settimane dopo la sconfitta, ebbono 
rifatti padiglioni e trabacche^ e chi non ebbe panno lino, si le 



il tignìficato , e U lesione sembra cliiara e sicura. Entamé è participio 
Hel terbo entamer, che vuol dire scalfire, intaccare , manomettere^ leg' 
fiermente lacerare , levare una pìccola parte da una cota intera. Dun- 
que corpi ancora non intamati , rigorosamente parlando, vorrebbe dire i 
corpi incorrotti, non guasti, corpi interi; e noi per maggior coercnsa del 
testo, ma senta dilungarci dal fero significato della parola, amiamo dire 
piuttosto: corpi intatti, non toccati, latciati stare, perchè cosi s'intende 
eseguito l'ordine del re di non seppellire i corpi dei Fiamminghi, e non 
ineorresi nell'assurdo , che alcuni giorni dopo la battaglia quei eadateri 
fossero ancora Interi e incorrotti, 
(«) Vedi Appendiee p.^ 4^« 



LIBRO OTTAVO 107 

fece di (1) buone bianche d' Ipro e di Ganto. E raunato di 
tutto il paese il carreggio e tutti i fornimenti d'oste, armaronsi 
nobilemente, e tutti per compagnie d' arti e di mestieri , con 
soprasberghe nuove di fini drappi divisata V una compagnia 
dall'altra^ e furono bene cinquanta migliaia d'uomini d'arme, 
e tutti si giurarono insieme di mai non tornare a loro casa , 
eh' eglino avrebbono buona pace dal re, o di combattersi con lui 
e con sua gente, perocché meglio amavano di morire alla batta- 
glia che vivere in servaggio. E cosi caldi e disperati ne ven- 
nero al ponte a Guarestona sopra la Liscia presso di Lilla , e 
accamparonsi incontro all' oste del re di Francia ; e per loro 
araldi ( ciò sono uomini di corte ) feciono richiedere lo re di 
battaglia. Quando lo re vide venuto cosi grande esercito di 
Fiamminghi in cosi poco di tempo e cosi disposti a battaglia , 
si maravigliò molto, e temette forte, avendo assaggiato a Mon- 
simpeveri la loro disperata furia; e richiese suo consiglio de'suoi 
baroni, de'quali non v'ebbe ninno si ardito che non avesse te- 
menza , dicendo al re: Benché Iddio adesso ci desse di loro la 
vittoria , non sarebbe sanza grande pericolo della nostra gente 
e cara baronia^ perocch'essi combatteranno come gente disperata. 
Per la qual cosa il duca di Brabante , eh* era venuto come 
mezzano nel!' oste del re col conte di Savoia insieme, s' intra- 
misono d' accordo e pace dal re a' Fiamminghi ; e come pia- 
cque a Dio, e per la tema de'Franceschi, la pace fu fatta e con- 
fermala in questo modo: ch'e'Fiamminghi rimarrebbono in loro 
franchigia e libertà per lo modo antico e consueto, e ch'eglino 
riavrebbono i loro signori liberi delle carcere del re di Fran- 
cia , ciò era messer Uoberto di Bellona primogenito del conte 
Guido di Fiandra , e che succedea a essere conte , e messer 
Guiglielmo di Fiandra , e messer Guido di Namurro suoi fra- 
telli^ e più altri baroni e cavalieri, e borgesi fiamminghi presi; 

(i) di buone bianche ec. Tutti i codici e gli stampati conveogooo in 
qaeita lezione, se non che in alcuni v' è la difTerensa dal num. sing. al 
pinr. cioè, alcuni leggono di buone bianche, altri di buona bianca, diffe* 
renza da non valutarsi. Ma , e che mai sono queste buone bianche ' noi 
crediamo che bianca sost. equivalga a quello che oggi si dice in Tosca- 
na biancheua , cioè, panno di lana bianco per uso di foderare abiti da 
inverno. E ciò torna assai bene col testo, poiché ehi non ebbe panno lino 
per far padiglioni e trabacche, le fece di questo panno di lana. Né bianca^ 
ni biandieiUi è nel Vocabolario. 



108 GIOVAimi VILLARl 

e che il re restituirebbe al conte d'Universa figliuolo del detto 
inesser Roberto conte di Fiandra la contea d'Universa e quella 
di Rastrello , le quali il re di Francia per la guerra gli avea 
tolte e levate. D'altra parte i Fiamminghi per patti della pace 
e ammenda al re, lasciavano a queto tutta la parte di Fiandra 
dal fiume della Liscia verso Francia che parlano Piccardo, 
cioè Lilia, Doai , e Orci, e Bettona, con più villate ; e oltre a 
ciò pagare al re in certi termini libbre duecentomUa di buoni 
parigini. E cosi fu giurata e promessa^ e messa a seguizione, 
e in questo modo ebbe fine la dura e aspra guerra dal re di 
Francia a' Fiamminghi. Lasceremo di questa materia , eh* ha 
avuto suo fine, e torneremo a nostra , a dire de' tatti d' ItaRa 
e della nostra città di Firenze, ch'assai novità furono in questi 
tempL E prima della morte di papa Benedetto , e di que^ 
che succedette appresso. 

CAPITOLO LXXX. 

Come mori papa Benedetto, e della ntLOva elezione di 

papa Clemente quinto. 

Negli anni di Cristo 1304 a di 27 del mese di Luglio, mori 
papa Benedetto nella città di Perugia^ e dissesi di veleno; che 
stando egli a sua mensa a mangiare, gli venne uno giovane ve- 
stito e velato in abito di femmina servigiale delle monache di 
santa Petronella di Perugia, con uno bacino d' argento, iv' en* 
tro molti belli fichi fiori, e presentogli al papa da parte della 
badessa di quello monastero sua di vota. Il papa gli ricevette a 
gran festa^ e perchè gli mangiava volentieri, e sanza farne fare 
^fi»?^o> perchè era presentato da femmina, ne mangiò assai, on- 
de incontanente cadde malato, e in pochi di morio, e fu sep- 
pellito a grande onore a' frati predicatori, eh' era di quello or- 
dine, in santo Ercolano di Perugia. Questi fu buono uomo^ e 
onesto e giusto , e di santa e religiosa vita , e avea voglia di 
fare ogni bene, e per invidia di certi de' suoi frati cardinali, 
si disse ^ il feciono per lo detto modo morire; onde Iddio ne 
rendè loro, se colpa v' cbbono, in brieve assai giusta e aperta 
vendetta , come si mostrerà appresso. Che dopo la morte del 
detto papa nacque scisma^ e fu grande discordia infra '1 colle- 
gio de' cardinali d* eleggere papa, e per loro sette erano divisi 



LIBRO OTTAVO 109 

in due parti quasi uguali; dell' una era capo messer Matteo 
Rosso degli Orsini con messer Francesco Guatani nipote che fu 
di papa Bonifazio, e dell' altra erano caporali messer Napoleone 
degli Orsini dal Monte e '1 cardinale da Prato^ per rimettere i 
loro parenti e amici Golonnesi in istato, ed erano amici del re 
di Francia , e pendeano in animo ghibellino^ Ed essendo stati 
per tempo di più di nove mesi rinchiusi^ e costretti per gli Pe- 
rugini perchè chiamassono papa, e non poteano avere concor- 
dia, alla fine trovandosi il cardinale da Prato con messer Fran- 
cesco cardinale de' Guatani in segreto luogo, disse : Noi faccia- 
mo grande male e guastamento della Chiesa a non chiamare pafa. 
E messer Francesco disse: E' non rimane per me. Quello da 
Prato rispuose: E «' io ci trovassi buono mezzo^ saresti contento? 
Rispuose di si; e cosi ragionando insieme vennero a questa con- 
cordia, per industria e sagacitA del cardinale da Prato, trattan- 
do col detto messer Francesco Guatani in questo modo gli diede 
il partito, che 1' uno collegio per levare ogni sospetto eleggesse 
tre oltramontani , soIBcienti uomini al papato , cui a loro pia- 
cesse , e V altro collegio infra quaranta di prendesse l' uno di 
que* tre, cui a loro piacesse, e quegli fosse papa. Per la parte 
di messer Francesco Guatani fu preso di fare la lezione , cre- 
dendosi prendere il vantaggio, e elesse tre arcivescovi oltramon- 
tani, fatti e creati per papa Bonifazio suo zio, molto suoi amici 
e confidenti, e nemici del re di Francia loro avversario, confi- 
dandosi quale che 1* altra parte prendesse, d' avere papa a loro 
senno e loro amico. Infra quegli tre, fu l' arcivescovo di Bor« 
dello il primo più confidente. Il savio e provveduto cardinale 
da Prato si pensò, che meglio si potea fornire il loro intendi- 
mento a prendere messer Ramondo del Gotto arcivescovo di 
Bordello, che nullo degli altri, con tutto che fosse creatura del 
papa Bonifazio, e non amico del re di Francia, per offese fatte 
a' suoi nella guerra di Guascogna per messer Carlo di Valos ; 
ma conoscendolo uomo vago d' onore e di signoria , e eh' era 
Guascone, che naturalmente sono cupidi, che di leggieri si po- 
tea pacificare col re di Francia; e cosi presono il partito se- 
gretamente , e per saramento egli e la sua parte del collegio , 
e ferme dall' uno collegio all' altro le carte e cautele delle dette 
convenenze e patti, per sue lettere proprie e degli altri cardi- 
nali di sua parte scrissono al re di Francia, e inchiuse dentro 
sotto loro suggelli i palli e convenenze e commissione da loro 



110 GIOTlllNI TILLAlfl 

air altra parte del collegio 9 e per fidati e booni corrieri ordi- 
nati per gli loro mercatanti ( non sentendone nulla V altra 
parte ) mandarono da Perugia a Parigi in undici dl^ ammonen- 
do e pregando il re di Francia per lo tenore delle loro lettere^ 
che s' egli volesse racquistare sno stato in santa Chiesa, e lile- 
vare i suoi amici Golonnesi, che '1 nimico sì facesse ad amico, 
ciò era messer Ramondo del Gotto arcivescovo di Bordello, l'u- 
no de' tre eletti più confidenti dell' altra parte, cercando e trat- 
tando con lui patti larghi per se e per gli amici suoi, peroe^ 
che in sua mano era rimessa la lezione dell' uno di que' tre cui 
a lui piacesse. Lo re di Francia avute le dette lettere e com- 
missioni , fu molto allegro e sollecito alla impresa. In prima 
mandate lettere amichevoli per messi in Guascogna a messer 
Ramondo del Gotto arcivescovo di Bordello , che gli si facesse 
incontro , che gli volea parlare; e infra i presenti sei di fu H 
re personalmente con poca compagnia e segreta conferito coi 
detto arcivescovo di Bordello^ in una foresta badia nella con- 
trada di san Giovanni Angiolini ; e udita insieme la messa , e 
giurata in su V altare credenza , Io re parlamentò con lui , e 
con belle parole, di riconciliarlo con messer Carlo, e poi si gli 
disse: Vedi arcivescovo^ i* ho in mia mano di poterti fare papa 
s* io voglia^ e però sono venuto a tei e perciò, se tu mi promet- 
terai di farmi sei grazie eh* io ti domanderò, io ti farò q%usto 
onore: e acciocché tu eie certo eh* io n' ho il podere^ trasse fuori 
e mostrogli le lettere e le commissioni dell' uno collegio de* car- 
dinali e deir altro. Il Guascone covidoso della dignità papale , 
veggendo cosi di subito come nel re era al tutto di poterlo fare 
papa , quasi stupefatto deli' allegrezza gli si gittó a' piedi , e 
disse: Signore mio, ora conosco che m'ami più che uomo che 
sia , e vuoimi rendere bene per male : tu hai a comandare e io 
a ubbidire, e sempre sarò così disposto. Lo re il rilevò suso» e 
basciollo in bocca, e poi gli disse: Le sei speziali grazie ch'io 
voglio da te sono queste. La prima , che tu mi ricondli perfet- 
tamente eolla Chiesa , e facci perdonare del misfatto eh* io com- 
misi della presura di papa Bonifazio. Il secondo, di rieomuni- 
care me e* miei seguaci. Il terzo articolo, che mi concedi tutte le 
decime del reame per cinque anni per aiuto alle mie spese e' ho 
fatte per la guerra di Fiandra. Il quarto, che tu mi prometti di 
disfare e annullare la memoria di papa Bonifazio. Il quinto, che 
tu renda V onore del cardinalato a messer Iacopo e a «lessfa 



llftRO OTTATO ili 

Piero dMa Colonna, e rimettigli in ttato, e fai con loro imieine 
€€rti miei amici cardinali. La eeeta grazia e ftomena mi riservo 
a luogo e a tempo, ch'i segreta e grande, (a) V arcivescoYO pro- 
mise tutto per saramento in sul Corpus Domini , e oltre a ciò 
gli die' per istadichi il fratello e due suoi nipoti; e lo re giurò 
a lui e promise di farlo eleggere papa. E ciò fotto^ con grande 
amore e festa si partirò , menandone i detti stadielii sotto co- 
verta d* amore e di riconciliargli con messer Carlo, e tomossi 
lo re a Parigi; e incontanente riscrisse al cardinale da Prato 
e agli altri di suo collegio, ciò eh' avea ietto, e che sicuramente 
eleggessono papa messer Ramondo del Gotto arcivescovo di Bor- 
dello , siccome confidente e perfetto amico. B come piacque a 
Dio, la bisogna fu si sollecita, che in trentacinque di fu tornata 
la risposta del detto mandato alla città di Perugia molto se- 
greta. E avuta il cardinale da Prato la detta risposta , la ma- 
nifestò al segreto al suo collegio, e richiese cautamente l'altro 
collegio, che quando a loro piacesse si congregassono in uno, 
r>h*eglìno voleano osservare i patti, e cosi fu fatto di presente. 
E raunati insieme i detti collegi, e come fu bisogno a ratifica- 
re e confermare l'ordine de' detti patti con vallate carte e sa» 
ramenti fu fatto solennemente. E ciò fatto, per lo detto Cardi- 
nale da Prato proposta saviamente uua autoriti della santa 
Scrittura, che a ciò si confacea, e per l'autorità a lui commes- 
sa per lo modo detto, elesse papa il sopraddetto messer Ramon- 
de del Gotto arcivescovo di Bordello; e quivi con grande alle- 
grezza da ciascuna parte fu accettato e confermato, e cantato 
con grandi voci Te Deum laudamus eie. non sappiendo la par- 
te di que'di papa Bonifazio lo 'nganno e '1 (1) tranello com'era 
andato , anzi si credeano avere per papa quello uomo di cui 
più si confidavano: e gittate fuori le polizze della lezione, gran 
contasto e zuffe ebbe tra le loro famiglie , che ciascuno dicea 
ch'era amico di sua parte. E ciò fatto , e usciti i cardinali di 
là ov'erano inchiusl, incontanente ordinaro di mandargli la le- 
zione e decreto oltre i monti là dov'egli era. Questa lezione fu 
fatta a di 5 di Giugno gli anni di Cristo 1305, ed era stata 
vacata la sedia apostolica dieci mesi e ventotto di. Avemo fatta 
si lunga menzione di questa lezione del papa, per lo sottile e 

(a) Vedi Appendice n.^ 4>- 

(f) iranello: trama, inganno furbctcamente ordito. 



112 GIOVANNI VILLANI 

be!Io iDganno come fatta fu, e per esemplo del ftataro, peroc- 
ché grandi cose ne seguirono appresso, come per innanzi Di- 
remo al tempo del suo papato e del successore memoria. E 
questa lezione fu cagione perchè il papato rivenne agli oltrar 
montani e la corte n'andò oltre i monti , sicché del peccato 
commesso per gli cardinali italiani della morte di papa Bene- 
detto, se colpa v'ebbono, e della frodolente lezione furono be- 
ne gastigati da*Guasconi, come diremo appresso. 

CAPITOLO LXXXI. 

DMa coronazione di papa Gemente quinto^ e de'eardinaU 

che fece. 

Portata la lezione e '1 decreto all' eletto papa arcivescovo di 
Bordello infino in Guascogna dov'egli era, accettò il papato al- 
legramente, e fecesi nominare papa Clemente quinto, e incon- 
tanente mandò per sue lettere citando tutti i cardinali, che san- 
za indugio venissono alla sua coronazione a Leone sopra il Ro- 
dano in Borgogna, e simile richiese il re di Francia, e '1 re 
d'Inghilterra, e quello d'Araona, e tutti i nominati baroni di \k 
da' monti, che fossono alla sua coronazione. Della quale riche- 
sta e citazione , la maggiore parte de' cardinali italiani si ten- 
nero gravati e forte ingannati, credendosi, che avuto il decre- 
to , venisse a Roma a coronarsi ; e messer Matteo Rosso degli 
Orsini, ch'era il priore de'cardinali e il più attempato , e che 
più malvolentieri si partiva da Roma, avvedutosi dello inganno 
ch'egli e la sua parte aveano avuto di questa lezione , disse a! 
cardinale da Prato : Yenuto ee* alla tua di conducerne oltre i 
monti, ma tardi ritornerà la Chiesa in Italia^ sì conosco fatti i 
Guasconi. E venuto il papa e* suoi cardinali a Leone sopra Ro- 
dano, fu coosecrato e coronato papa il di di santo Martino a 
di 11 di Novembre, gli anni di Cristo 1305, in presenza del re 
Filippo di Francia, e di messer Carlo di Valos, e di molti l>a- 
roni, il quale, come promesso gli avea, il ricomunicò e restituì 
in ogni onore e grazia di santa Chiesa, la quale gli avea leva- 
ta papa Bonifazio , e donogli le decime di tutto il suo reame 
per cinque anni : e a richesta del detto re per le presenti (1) 

(i) te digiune: le quattro tempora. 



LIBRO OTTATO 113 

digiune ) a di 22 del mese di Dicembre , fece dodici cardinali 
tra Guasconi e Franceschi, amici e uficiali del re, intra' qoali, 
come promesso avea^ fece cardinali messer Iacopo e messer Pie- ' 
ro della Colonna, e ristituigli in ogni grazia ch'avea loro tolta 
e levata papa Bonifazio ; e confermò al re Giamo d'Araona il 
privilegio che gli avea dato papa Bonifazio del reame di Sar- 
digna. £ ciò fatto , se n* andò co' suoi cardinali e con tutta la 
corte alla sua città di Bordello, ove tutti gl'Italiani , cosi bene 
i cardinali come gli altri, furono male veduti e trattati, secon- 
do il grado della loro dignità, perocché tutto guidavano i car- 
dinali guasconi e franceschi. Nel detto verno fu grandissimo fred- 
do per tutto, e spezialmente oltre i monti, che ghiacciò il Ro- 
dano, sicché su vi si potea passare a pie e a cavallo, e tutti i 
grandi fiumi, e il Reno, e la Mosa , e la Senna, e l' Era , e lo 
Scalto ad Anguersa ; e eziandio ghiacciò il mare di Fiandra, e 
alle marine d'Olanda e Isilanda e Danesmarche più di tre leghe 
infra mare^ che fu gran maraviglia. Lasceremo alquanto de*fatti 
del papa al presente^ e torneremo a nostra materia de' fatti di 
Firenze. 

CAPITOLO LXXXU. 

Come % Fiorentini e' Lucchesi auediarono e vinsono la città 

di Pistoia. 

Negli anni di Cristo 1305 , avendo i Fiorentini avute le mu- 
tazioni dette addietro della cacciata de' bianchi alle porte , e 
quella parte bianca e ghibellina scacciata e vinta in tutte par- 
ti quasi di Toscana^ salvo della città di Pistoia, la quale si te- 
nea per parte bianca col favore de'Pisani e degli Aretini^ e e- 
ziandio de'Bolognesi, i quali si reggeano a parte bianca, dubi- 
tando i Fiorentini che non crescesse la loro potenza sostegnen- 
do Pistoia, si si provvidono e chiamarono loro capitano di guer- 
ra Ruberto duca di Calavra, (a) figliuolo e primogenito rima- 
80 del re Carlo secondo , il quale venne in Firenze del mese 
d'Aprile del detto anno con una masnada di trecento cavalieri 
araonesi e catalani , e molti (1) mugaveri a piò , la quale fìi 

(a) Vedi Appendiee d.^ 4^* 

(i) mugaveri: il rouga?ero era in antico una ipeeie di dardo, onde oe 
venne il nome di mugaveri assoldati che n'erano amati. 

Gio Villani T. IL 15 



114 OtOVANNI ?ILLA1II 

molto bella gente, e avea tra loro di valenti e rtnomaU uomi' 
ni di guerra; il quale da' Fiorentini fìi ricevuto a modo di re 
molto onorevolemente. E riposato alquanto in Firenze, s'ordinò 
r oste sopra la citte di Pistoia per gli Fiorentini e Lucchesi e 
gli altri della compagnia di parte guelfa di Toscana: e mosso- 
no bene avventurosamente col detto duca loro capitano a di 20 
del presente mese di Maggio; e'Lucchesi e 1* altra amistà ven- 
nero dair altra parte , e circondarono la città intorno intomo 
colle dette osti, e guastarla d'intorno; e poco tempo appresso 
l'affossaro e steccare al di fuori con più battifolli, sicché nulk> 
vi potea entrare né uscire; dentro v'erano tutti i Pistoiesi bian- 
chi e ghibellini , e messer Tolosato degli liberti con masnada 
di trecento cavalieri e pedoni assai , soldati per gli bianchi e 
ghibellini di Toscana. E stando i Fiorentini nella detta oste in- 
torno a Pistoia, si teneano un'altra piccola oste in Valdarno di 
sopra all'assedio del castello d'Ostina, il quale aveano fatto m- 
liellare i bianchi; e quello cbbono a patti i Fiorentini nel pre- 
sente mese di Giugno, e feciongli disfare le mura e le fortez- 
ze. Per la detta oste eh' era sopra la città di Pistoia , messer 
Napoleone degli Orsini cardinale, e 'l cardinale da Prato, a pe- 
tizione de'bianchi e ghibellini, richiesono papa Clemente ch'e- 
gli si dovesse interporre di mettere pace tra' Fiorentini e' loro 
usciti , com'avea cominciato il suo antecessore papa Benedetto 
per bene del paese d'Italia, e ch'egli facesse levare l'oste da 
Pistoia: onde il detto papa mandò due suoi legati cherici gua- 
sconi, e del mese di Settembre furono in Firenze e nell' oste ; 
e comandarono al comune, e simile al duca Ruberto, e aXuc- 
chesi , e agli altri capitani dell' oste , che si dovessono levare 
dall' assedio di Pistoia sotto pena di scomunicazione. Al quale 
comandamento i Fiorentini e* Lucchesi furono disubbidienti e 
non si partirono dall'assedio di Pistoia; per la qual cosa i det- 
ti legati, scomunicare i rettori della cittade e'capitani dell'oste^ 
e pousono lo interdetto alla città di Firenze e al contado. Il 
duca Roberto per non disubbidire al papa si parti dell'oste con 
sua privata famiglia , e andonne a corte a Bordello , e lasciò 
nell'oste il suo maliscalco messer Dego della Batta Catalano, e 
tutti i cavalieri i quali v'avea menati al servigio de'Fiorentini 
e al loro soldo; e' Fiorentini e'Lucchesi, ricrescendo loro l'as- 
sedio al continuo, e' convenia che tutti i cittadini v* andassono 
o mandassono come toccava per vicenda, o pagassono una im- 



LIBBO OTTIVO ||5 

posta per capo d'uomo com'era lassato, la quale si chiamò la 
sega. Nel detto assedio ebbe moia assalti e badalucchi a caval- 
lo e a pie, e dammaggio dell'una parte e dell' altra, perocché 
dentro avea franche masnade; e chiunque era preso che n'uscis- 
se, all'uomo era tagliato il pie, e aUa femmina il naso, e ri- 
pinto dentro nella citte per uno ser Landò d'Agobbio , crudele 
e dispietato uficiale, il quale per gli Fiorentini fu soprannoma- 
to Longino. E cosi stette e durò la detta oste tutta la vernala, 
non lasciando per nevi né per piove né per ghiacci. Alla fine 
vegnendo a que' d' entro meno la vivanda , e sentendo che di 
Bologna era cacciala la parte bianca, avendo perduta ogni spe- 
ranza di soccorso, si s' arrenderò salve le persone , e tennonsi 
insino a tanto che nulla vi rimase a mangiare , avendo man- 
giati i cavalli, e pane di saggina e di semola, nero come mo- 
ra e duro come ismalto, e quello ancora follilo. E ciò fu a di 
10 del mese d'Aprile , gli anni di Cristo 1306 (a). E rendnta 
la terra, se n*uscirono le masnade e*caporali de'bianchl e ghi- 
bellini. E avuta la detta vittoria di Pistoia i Fiorentini e' Luc- 
chesi, feciono tagliare le mura della città e gli steccati, e ro- 
vinare ne'fossi, e più torri e fortezze feciono disfare, e il con- 
tado di Pistoia partirò per metade, e la parte di verso levante 
e del monte di sotto con tutte le castella > e 1 piano infino 
presso alla città ebbono In parte i Fiorentini , prlvilegiandolsl 
a perpetuo. E feciono disfare la rocca di Carmtgnano per le- 
varsi dalla vista di Firenze, la quale I Fiorentini aveano com- 
perata da messer Musciatto Franzesi, che gliel'avea data mes- 
ser Carlo di Valos ^ quando fu paciaro in Toscana. E* Lucchesi 
ebbono dalla parte di ponente daUa città In là verso Serraval- 
le , e tutta la montagna di sopra , e la signoria della città di 
Pistola rimase a'Fiorentinl e a'Luoohesi , dell^uno podestà, del- 
Taltro capitano. E per questo modo fu abbattuta la superbia e 
grandezza de*Pistolesl, e puliti deioro peccati, e recai*! a tanto 
servaggio. E ciò folto, tornarono i Fiorentini in Firenze con 
grande allegrezza e trionfo; e a messer Bino Gabbrielll d'Agob- 
bio, podestà di Firenze e capitano dell'oste, entrando in Firen- 
ze, gli fu recato sopra capo II palio di drappo ad oro per gli 
cavalieri di Firenze a piede a modo di re; e per simile modo 
feclona i Lucchesi alla loro tornata a Lucca. Nel detto anno 

(a] Vedi Appendi ce lu^ 4^* 



116 GIOTANRI ?ILLA1II 

deir assedio di Pistoia fu grande caro io Toscana , e Talse fo 
Firenze lo staio del grano alla misura rasa mezzo fiorino d^oro. 

CAPITOLO LXXXni. 

Come la città di Modona e di Reggio si rubellarono al mar- 
chese da Esti, e come furono cacciati i bianchi e' ghibellini di 
Bologna, 

Nel detto anno 1305 del mese di Febbraio , d rubellaro al 
marchese Azzo da Esti la città di Modona e quella di Reggio , 
le quali per lungo tempo V avea tenute e signoreggiate tiran- 
nescamente , e ressonsi a comune , e in loro libertade. B nel 
detto anno in calen di Marzo reggendosi la città di Bologna a 
parte bianca , e avendo compagnia co' bianchi e ghibellini ^ 
Toscana e di Romagna , il popolo di Bologna il quale natural- 
mente é guelfo 9 non piacendo loro si fatto reggimento e com- 
pagnia co'ghibellini di Toscana e di Romagna loro antichi ne- 
mici , e per conforto e sodducimento de'guelfi di Firenze , le- 
varo la città a romore , e con armata mano cacciarono della 
città e del contado i caporali di parte bianca , e i ghibellini 
tutti , e usciti di Firenze, e isbandirgli per rubclli: e ordinaro 
che neuno bianco o ghibellino si lasciasse trovare in Bologna, 
o nel distretto, sotto pena dell'avere e della persona, andando- 
gli cercando e uccidendo con loro bargello, deputato per lo 
IK>polo sopra ciò, con grande seguito di masnadieri. E feciono 
i Bolognesi incontanente lega e compagnia co' Fiorentini e 
coXucchesi e con gli altri guelfi di Toscana. 

CAPITOLO LXXXIV. 

Come ti levò in Lombardia un fra Dolcino con grande 
compagnia d'eretici, e furono arsi. 

Nel detto anno 1305 del contado di Novara in Lombardia tu 
uno frate Dolcino , il quale non era frate di regola ordinata , 
ma fraticello sanza ordine^ con errore si levo con grande com- 
pagnia d'eretici; uomini e femmine di contado e di montagne 
di piccolo affare , proponendo e predicando il detto frate Dol- 
cino, se essere vero apostolo di Cristo, e che ogni cosa dovea 



LIBRO OTTAVO 117 

essere in carità comune , e simile le femmine essere commll, 
e usandole non era peccato. E più altri sozzi articoli di resta 
predicava, e opponeva che 'l papa, escardinali^ e gli altri ret- 
tori di santa Chiesa non osservavano quello che doveano né 
la vita vangelica , e eh' egli dovea essere degno papa. Ed era 
con seguito di più di tremila uomini e femmine , standosi in 
su le montagne vivendo a comune a guisa di bestie; e quando 
falliva loro vittuaglia , prendevano e rubavano dovunque ne 
trovavano ; e cosi regnò per due anni. Alla fine rincrescendo 
a quelli che seguivano la detta dissoluta vita, molto scemò sua 
setta^ e per difetto di vivanda, e per le nevi ch*erano, fu pre- 
so per gli Noaresi e arso con Margherita sua compagna , e 
con più altri uomini e femmine che con lui si trovare in que- 
gli errori. 

CAPITOLO LXXXV. 

Come papa Clemente fece legato in Italia messer Napoleone 
degli Orsini cardinale^ e come fu male ricevuto. 

Nell'anno 1306, avendo rapporto papa Clemente dalle genti 
ch'egli mandò in Firenze^ come i suoi comandamenti non erano 
ubbiditi di levare Toste da Pistoia , si s'indegnò contro a Fio- 
rentini, e per sodducimento e consiglio del cardinale da Prato, 
si fece legalo e paciaro generale in Italia messer Napoleone 
degli Orsini dal Monte, (a) cardinale , e diegli grandi privile- 
gi e autoritadi : il quale si parti da Leone sopra Rodano , e 
passò i monti ; e mandando a' Fiorenti dì che volea venire in 
Firenze per fare pace e concordia da loro ai loro usciti, quelli 
che reggeano la città, per sospetto di lui noi vollono ricevere; 
onde da capo gli scomunicò , e confermò lo 'nterdetto , e an- 
donne alla città di Bologna del mese di Maggio, e volea simi- 
gliantemente paciGcare i Bolognesi insieme, e rimettere in Bo- 
logna i loro usciti bianchi e ghibellini. Quelli che reggeano la 
terra avendo preso sospetto di lui , ( perchè parca che favo- 
rasse i bianchi e'ghibellini, ) e per sodducimento de'Fiorentinl, 
di Bologna villanamente l' accomiatare, minacciato per lo bar- 
gello della persona se non votasse la terra. Il quale sanza in- 

(4) Vedi Appeodice n.^ 44* 



HA GfOVAPrill VILLANI 

dugio si parti , e andoane alla citU d'Imola in Romagna , eb» 
ai (enea per gli bianchi e ghibellini; e andandone per lo con- 
tado di Bologna, gli furono rubati e tolti molti de' suoi arnesi 
e some, per la qual cosa il detto legato aspramente procedette 
contro a loro per iscomunica e interdetto della terra , e pri-^ 
yolli dello studio , e scomunicò qualunque scolaro andasse alk^ 
studio a Bologna. 

capìtolo lxxxvi. 

Om» i Ftoreniini aaediaro ed $bhono il fétrte ctaUlU éi 
Montaccianieo dUfeeionlo^ feeiono far0 la S0iirp0rÌ0U 

Nel detto anno del mese di Maggio , i Fiorentini andarono 
ad oste sopra *1 castello di Montaccianieo in Mugello, e pneeon* 
vi r assedio; il quale castello era de' signori Ubaldiid, ed era 
molto bello e ricco, e fortissimo di sito e di dopile mora, pe- 
rocché Tavea loro fatto edificare con grande spendio e difi^ 
genzia 11 cardinale Ottaviano loro conserto; nel quale castello 
s'erano ridotti gran parte degli Ubaldini, e quasi tutti I ribelli 
bianchi e Zibellini usciti di Firenze , e faceano guerra e sog- 
giogavano tutto il Mugello infino all'Uccellatolo. E al detto ca* 
stello stette Toste infino all'Agosto, gittandovi dificU e llicceii- 
dovi cave , ma tutto era iuTano , se non che gli Ubaldlnl tra 
loro Tennero in discordia, e il lato di messer Ugolino da senno 
il patteggiare co' Fiorentini per mano di messer Gerì Spini 
loro parente , e diedonlo per promessa di quindicimila fiorini 
d'oro onde di gran parte n' ebbono male pagamento. E quegli 
che v'erano dentro Tabbandonaro, e andarne sani e salvi, e 'I 
castello fu tutto abbattuto e disfatto per gli Fiorentini, che 
non vi rimase casa né pietra sopra pietra. E feeiono lare i Fio- 
rentini giuso al piano di Mugello nel luogo detto la Scarperia, 
una terra per fare battifolle agli Ubaldini , e torre I loro id* 
deli, e feciongli franchi, acciocché Montaccianieo mai non si 
potesse riporre, E comineiosst la detta terra a edificare a di 
7 di Settembre gli anni di Cristo 1306 , (a) e puosonle nome 
santo Barnaba. E ciò fatto, del mese d'Ottobre vegnente i Fio- 
rentini cavalcarono con loro oste oltre l' Alpe » e guastarono 

(a) Vedi Appendiee a.^ 4^ 



LtURO OTTAVO 11!^ 

tutte le terre degli UbaldiDÌ, perch'aveano (atta guerra e rite- 
nuti i bianchi e'gfaibelliiii. 

CAPITOLO LlXXVn. 

Come t Fiorentini rafforiifiearo il fopolo, e feciono U primo 
eiecutore degli ordini della giustizia. 



Nel detto anno 1306 del mese di Dicembre, parendo a'popo* 
lani di Firenze che i loro grandi e possenti avessero presa 
forza e baldanza, per la guerra fatta e vittorie avute centra i 
bianchi e ghibellini usciti di Firenze , si voUono riformare il 
popolo di Firenze , e chiamarono diciannove gonfalonieri delle 
compagnie^ e che tutti i popolani, per contrade comperano or- 
dinati , quando bisogno fosse traessono con arme al loro gon- 
falone, e airofferta della festa di santo Giovanni andassono co'det- 
ti gonfaloni; che in prima s'andava ciascuna delle ventun' arti 
per loro , e sotto il loro gonfalone della detta arte. E ciò or- 
dinalo e messo in ordine di giustizia, e'diedono loro dicianno-» 
ve gonfaloni al modo d' insegne dell' antico popolo vecchio , e 
poi al tempo che*l cardinale da Prato venne in Firenze , era- 
no rinnovellati. Bene erano al suo tempo venti gonfaloni^che n'era 
uno balzano in san Piero Scheraggio , che '1 lasciare ; e dove 
al tempo del legato da Prato non avea ne' gonfaloni nuir altra 
insegna se non dell' arme delle compagnie e del popolo , si vi 
s^aggiunse sopra ciascuno gonfalone il rastrello delFarme del re 
Carlo, e chiamossi il buono popolo guelfo. E del mese di Mar- 
xo vegnente, per fortificamento del popolo feciono venire in 
Firenze V esecutore degli ordinamenti della giustizia , il quale 
dovesse inchiedere e procedere contro a'grandi che offendesso- 
no i popolani. E il primo esecutore che venne in Firenze eb» 
be nome Matteo , e fu della citte d^ Amelia di terra di Roma ^ 
e fu valente uomo e molto temuto da'grandi, e fatto cavaliere 
per lo popolo; delle quali novitadi e riformazione di popolo i 
grandi si tennero forte gravati. 



120 GIOYAlflII TILLAIVI 

CAPITOLO LXXXVIIL 

Dì grande guerra che n eominciò al marchese da Ferrara $ 

e come morio. 

Nel detto anno 1306^ i Veronesi, Mantotani , e Bresciani fé- 
dono lega insieme, e grande guerra mossono al marchese Az' 
zo da Esti ch'era signore di Ferrara, per sospetto preso di lai, 
eh' egli non volesse essere signore di Lombardia , perch' atea 
presa per moglie una figliuola del re Carlo (a) , e corsono la 
sua terra , e tolsongU più di sue castella. Ma 1' anno appresso 
fatto suo isforzo, e con aiuto della gente di Piemonte e del re 
Carlo, fece oste grande sopra loro, e corse le loro terre, e fe« 
ce loro grande dammaggio. Ma poco tempo appresso ammalò 
il detto marchese, e si mori in grande stento e miseria; il qua- 
le era stato il più leggiadro e ridottato e possente tiranno che 
fosse in Lombardia, e di lui non rimase figliuolo neuno (1) ma- 
dornale , e la sua terra e signoria rimase in grande questio- 
ne tra fratelli e nipoti, e uno suo figliuolo bastardo, eh' avea 
nome messer Francesco, il quale i Viniziani molto faTorayano 
perch'era nato di Vinegia ; e molta briga e guerra con danno 
de'Viniziani ne segui appresso, come innanzi per gli tempi fa- 
remo menzione. 

CAPITOLO LXXXIX. 

Come messer Napoleone Orsini legato venne ad Arezzo j 
e dell'oste eh' e* Fiorentini feciono a Gargosa. 

Negli anni di Cristo 1307, messer Napoleone degli Orsini le- 
gato per la Chiesa si parti di Romagna e passò in Toscana, e 
Tenne alla città d'Arezzo (ò), e dagli Aretini fu ricevuto a grande 
onore: e stando in Arezzo raunò tutti i suoi amici e fedeli di 

(a) Vedi Appendice n.^ 46* 

(i) madornale: in questo luogo ?uol dire legìttimo, nato di legittimo 
matrimonio. Alcuni itampati lianno tolto anclie questa foce madomaU, t 
VI ban poito la corri ipundentc Ugìttimo» 

(i) Vedi Appendice n.® 47* 



LIBIO OTTAVO 121 

terra d! RoniJi, della Marca^ del Ducalo , e di Romagna , e gH 
usciti bianchi e ghibellini di Firenze e dell' altre terre di To- 
scana , in (piantità di millesettecento cavalieri e popolò gran- 
dissimo, per fare guerra a'Fiorentini. I Fiorentini sentendo sua 
venuta e raunata , si si gnernirono , e richiesono gli amici , e 
trovarsi nel torno di tremila cavalieri , e più di quindicimila 
pedoni , e partirsi di Firenze del mese di Maggio , non atten- 
dendo che 'I legato e sua gente gli assalisse , e con loro oste 
n' andarono francamente in sul contado d'Arezzo, e tennero la 
via di Yaldambra , guastando il paese ; e presono più castella 
del comune d'Arezzo e degli libertini, e fecionle disfare. E an- 
dando verso Arezzo , si puosono a oste al castello di Gargosa , 
e quello strinsono con battaglie e diflcii , e erano per averlo, 
ma 11 legato per levarsi d'addosso la detta oste, con savio con- 
siglio de' buoni capitani di guerra eh' erano con lui , si parti 
d'Arezzo con tutta sua cavalleria e gente, e fece la via di Bib- 
biena per lo Casentino , e venne infino al castello di Romena, 
mostrando di scendere l'Alpe, e di venire alla città di Firenze, 
dando suono che gli dovea essere data la terra. I Fiorentini 
sentendo sua venuta, ebbono grande paura e gelosia, e feciono 
grande guardia nella terra, e rimandarono nell* oste a Gargosa 
per la loro cavalleria e gente; ma innanzi che i messi vi gio- 
gnessono , que' dell' oste sentirò la partita che il legato fece 
d'Arezzo, e come facea la via del Casentino; temendo della cit- 
tà di Firenze, incontanente si ricolsono, e la sera quasi di notte 
si partirono disordinatamente, e tutta la notte cavalcarono chi 
meglio ne potea venire. La quale partita de'Fiorentini e di loro 
amici fu sanza alcuno danno , ma non sanza grande vergogna 
di mala condotta e di grande pericolo. Che se il legato avesse 
lasciati in Arezzo trecento cavalieri e mille pedoni^ e alla le- 
vata de' Fiorentini gli avessono assaliti , ne tornavano sconfitti. 
E per lo detto modo chi prima e chi poi si tornarono in Fi- 
renze; e saputo ciò il legato si tornò con sua gente in Arezzo. 
Dopo queste cose il legato andò a Chiusi e al castello della Pie- 
ve^ e più trattati d'accordo ebbe co'Fiorentinì, i quali manda- 
lo a lui loro ambasciadori, cercando di rimettere in Firenze i 
bianchi e'ghibellini con certi patti, e pacificargli insieme. E do- 
po molte rivolture , i Fiorentini non fidandosi , e tegnendo il 
legato in vana speranza , tutto il trattato tornò niente. Per la 

qual cosa il legato veggendosi non ubbidito e scemato il suo 
Gio. TUlani T. II 16 



)23 tSipVÀHtfl VlLliANk 

podere, t/oìB poco onore bì parti 4i Toscana , e iotaoiBÌ ol|f)fe.| 
mónti alla corte^ lasciando i aignoci qhe reggeanafir^nseìac^^ 
ìDiunicati, e. la citta e '1 contado interdetto. E;riiB|iai i Fiorenr 
tini male disppsti, del presente mese di Luglio del detto i^ono 
feciono sopra 1 cherici una grande e grave imposta; e percbò 
non -voleano pagare^ più ingiurie furono f^tte a'cherici,- e a'io* 
fo osti e fittaiuoli^ e pure convenne che pagasspno. E la Badia 
di Firenze, andandovi Tuficiale esattore con sua famiglia» i mo** 
naci chiusono le porte ^ e sonarono le campane: pei:;)a qual 
cosa dal popolo minuto e da' malandrini, con sospigninpeoto di 
loro possenti vicini grandi « popolani che non gli amavano » 
furono corsi a furore, e tutti rubati. E poi il comune, perch'a-» 
yeano sonato, volea tagliare il campanile da pie» e disfieMdomie 
'di sopra presso che la metade; la quale furia fu molle biasi'* 
mata per la- buona gente di Firenze. 



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«APITOLO X€. 

I 

Come morto il buono re Adoardo d'InghilUrra» 

Nel detto anno 1307 del mese di Giugno , modo il buono e 
valente Adoardo re d'Inghilterra, (a) il quale fu uno de^più va* 
lorosi. signori e savio de'crlstiani al suo tempo^ e bene avven- 
turoso in ogni sua impresa di le da mare contra i saracini , e 
in suo paese contra gli Scotti , e in Guascogna contra i Fran- 
ceschi, e al tutto fu signore dell'isola d'Irlanda e di tutte le 
buone terre di Scozia, salvo che il sue rubello Ruberto di Bu- 
sto (h) fattosi re degli Scotti, si ridusse con suoi seguaci a'boschi 
e montagne di Scozia, il quale dopo la morte del detto re A^- 
doardo fece gran cose contro agi' Inghllesi. Appresso la morte 
del buono re Adoardo, Adoardo suo primogenito prese per mo- 
glie Isabella figliuola del re Filippo di Francia, e diedono com^ 
pimento all'accordo della quistione di Guascogna , e sposata la 
detta donna del mese di Gennaio presente , la quale er^ deUe 
belle donne del mondo, e poi la Pasqua di Resurresso. veggen- 
te si fece coronare, egli e la reina con grande lesta e onore. 



(«) Vrdi Appendice n.^ 4^* 
{l) Idem D.° 49. 



CASTOLO irci. 



Come H re di Franeim^ andò a Pitiieri a fapu Gemente , 
per fare condannare la mem<n'ia di papà^ Bonifacio. 



li 



i*^ 



Nel detto anno e mèsO' di; Giugno tSÓt , edsènda papa Cle- 
mente venuta colla eorte, appetizione del re di Frància alla cit- 
tà di Kttieiri^ il detto re di Fmncia con tre suoi figliuoli, e óon- 
mewer Carlo di Valog, e inesser Luis suol fratelli, e^ con molti' 
altri baroni e cavalieri, €», col conte di Fiandra e suoi figliuoli* 
e fratelli , vennero a Pittierl ; e dato per lo papa compimento' 
e fermezza aHa pace del re ói Frància ài conte di Fiandra- 
e'Fiammìnghi, Il re di Francia richiese al papa la quinta cosa- 
cJbe s'avea fatta promettere , quando il re gli promise di farlo» 
fare papa, cioè cb' egli condannasse la memòria di papa Bonr-^ 
fazio, e facesse ardere le sue ossa e corpo: e fece opporre con-, 
tra lui a' suoi cherici e avogadi quarantatre articoli di resia , 
profferendo di provargli.; onde il papa e suoi cardinali furono 
in grande lurbazione per la detta ricbiesia, perocché '1 re vo-' 
lea o per ragione o per forza fornire le prore, e come detto è* 
addietro, il papa glieravea promesso e giurato; e di ciò si pen- 
tea molto , ma non s' osava scoprire centra '1 volere del re , é 
torto e abbassamento della Chiesa gli parca fare, se l'assentia- 
se, perocché in papa Bonifsaio di ragione non si trovava nulla 
momoria di resia, ma si trovava per lo sesto libro delle Deere-, 
tali ch'egli fece comporre, molto cattolica e utile, e per papa 
Bonifazio si trovava motto. esaltata la Chiesa e le sue ragioni; 
e ancora più, del collegio de'cardinali v'avea di quegli ch'avea 
fatti papa Bonifozio, e 1 cardinale da Prato intra gli altri era 
uno di quegli ; e se la memoria di papa Bonifazio fossa dan- 
nato , conveniva che fossono disposti del cardinalato . Per la 
qual cosa, cosi la setta de'cardinali ch'aveano tenuto col re di 
Francia in questo caso% erano contro a lui, come quegli della 
setta del nipote di papa Bonifazio. E stando la Chiesa in que- 
sto contumacia e persegàizione fatto per lo re, il papa non sa- 
pea che si fare, che male gli parca a rompere il suo saramcnto 
e promessa fatto al re^ e peggio gli parca a corrompere e gua-> 
store la Chiesa di Roma Alla fine strignendosi di ciò a segreto 
Ooo9lglto col saviQ cardinale da Prato, che aapea le sue segreto 



IM GIOYAKiri YILLAHI 

promesse, si gli disse: Qui non ha che uno rimedio, cioè eke ft 
conviene dissimulare eoi re, è ^ tu gli diehi, che, perché queUo 
eh' egli domanda di papa Bonifazio sia forte caso a passare per 
la Chiesa^ e parie del collegio de' cardinali non m s' accorano , 
conviene di necessità^ e ancora pie acconcio del suo imienéimenio^ 
e jitò abbominazione della memoria di papa Bonifazio ^ dke lo 
pruove degli articoli eh' egli gli oppone si facciamo in eoneilio gè- 
neralcj e fa piii autentico e fermo. E per non avere eoniasio, H 
metterai dinanzi al collegio, che per pie grandi e uMi cose, t» 
lene e stato di samta Chiesa e de' cristiani, che Usogni si faceim 
in concilio generale $ e che in quello^ farai pienamente fuMo che 
domanda. E 'l detto concilio ordina e componi alla città di Vii»* 
noj per pi^ comune luogo a' Franceschi^ e Inghilesi^ e Tedeschi, 
a Italiani , e a quegli di Lingùadoca; e a quesito fio» ti potrà 
opporre né eontradiare: e dà faccendo , tu e la Chiesa earai In 
tua libertà ; a partendoti di qui e andando a Vienna , ti sarai 
fuori dMe sue forze e di suo reame. AI papa piacque molto 11 
consiglio, e miselo a segnizioiie, e fece la risposta al tei oaée 
il re si temie forte gravato ; ma non potendo a ciò bene con* 
tradire^ promettendogli il papa che bene il servirebbe , e fac- 
cendogli molte altre grazie e licheste, acconsenti, credendosi si 
adoperare al concilio a Vienna , che gli verrebbe fatto il ano 
intendimento. E cosi si tornò a Parigi, e mandò Luis suo primo 
figliuolo in Navarra con grande compagnia di baroni e cava- 
lieri , e fecelo alla città di Pampalona coronare del reame di 
Navarra: e '1 papa piuvicato di fare concilio, e determinato d'ivi 
a tre anni a Vienna, con tutta la corte poco tempo appresso 
usci del reame di Francia, e venne a Avignone in Proenza nel- 
le terre del re Ruberto. 

CAPITOLO xcn. 

Come e per che modo fu distrutta V ordine e magione del tempio 
di Gerusalem, per procaccio del re di Francia* 

Nel detto anno 1307, innanzi che '1 re di Francia si partisse 
dalla corte a Pittieri, si accusò e dinunziò al papa per soddu- 
cimento de* suoi uficiali , e per cupidigia di guadagnare sopra 
loro, il maestro del tempio e la magione di certi crimini ed er- 
rori, e che al re fu fatto intendere eh' e* tempieri usavana H 



LIBIO OTTAVO 125 

primo Biovimento fu per uno priore di Monbleone di Tolosana 
delia detta ordine, uomo di mala Tita ed eretico, e per fli suol 
difetti messo in Parif^ in perpetuale carcere per lo suo mae- 
stro. E trovandovisi dentro con uno Nolfo Dei nostro Fiorentino, 
pieno d*ogni magagna, siccome uomini disperati d*ogni salute, e 
maliziosi e rei, trovaro la detta falsa accusale per guadagnare 
e ustòre di pregione per alato del re. Ila ciascuno di loro feciono 
poco appresso mala fine: NoiTo impiccato , e '1 priore (!) mor* 
to a ghiado. Per fare al re guadagnare la misono innanxi al 
suoi uficiali, e' detti la misono dinanzi al re ; onde per sua a- 
yarizia si mosse il re, e si ordinò e fecesi promettere segreta- 
mente al papa, di disfare V ordine de' tempieri, opponendo con» 
tro a loro molti articoli di resia : ma più si dice che fti per 
trarre di loro molta moneta, e per isdegni presi col maestro del 
tempio e colla magione. Il papa per levarsi d* addosso il re di 
Francia, per la richesta eh' egli avea latta del condannare pa- 
pa Bonifazio, come avemo detto dinanzi, o ragione o torto che 
'fosse, per piacere al re egli assenti di ciò fare: e partito il re, 
in uno di , nomato per sue lettere, fece prendere tutti i tem- 
pieri per lo universo mondo , e staggire tutte le loro chiese e 
magioni e possessioni, le quali erano quasi innumerahili di pò* 
dere e ricchezze ; e tutte quelle del reame di Francia fece il 
re occupare per la sua corte, e a Parigi fece prendere il mae- 
stro del tempio, il quale avea nome fra Giacche de' signori da 
Mollai in Borgogna , con sessanta cavalieri (2) frieri e gentili 
uomini, opponendo contro a loro certi articoli di resia, e certi 
villani peccati contro a natura che usavano tra loro ; e che 
alla loro professione giuravano d' atare la magione a diritto e 
a torto, e a uno modo quasi come idolari, e sputavano nella 
croce , e che quando il loro maestro si consegrava era di na- 
scoso e privato , e non si sapea il modo : e opponendo che i 
loro anticessori per tradimento feciono perdere la terra santa, 
e prendere alla Monsora il re Luis e* suoi. E sopra ciò fatte 
dare per lo re certe pruove, gli fece tormentare di diversi tor- 

(i) morto a ghiado : ▼• a. nono ii coltello. Ghiado forte deriva dal 
lai. gladius: e ti noti che non ti trova utato te non eon la prepotitiona 
a» eorae morto a ghiado, tagliato a ghiado ee. 

(3) Jrierr. aomini d' ordine, o religione militare, qoali appunto erano 
i tempieri o templari di cui ti parla: dieeyf*iSrri qoati yhifeilf. 



136 6iovAiiv« vi&i.;4iii 

«enti perehè confessaisoDo^ e npii' si trovarli €b& nicote ingit»* 
looe di ciò oonfeiBare né riconoscere; E tegnendkigli 'piò tei^po 
la ^efionea filande stentò, er i|oii:sappieiid6 dare-^ii» al loro 
processo, alla fine.-^ fuori di Parigi-«a santo Antonio*^ e tMirte 
a san Luis in Francia^ in uno grande ipiarco chiuso dilegnanne^ 
cinqqantasei de' detti tempieri fece legare ciaseuDO auwpalo, 
e cominciare a mettere loro il fuoco: da^ pie e aHe Sfamile a 
poco a. poco, e T uno innanzi air altro ammonendogli^ cto quale 
di loro volesse riconoscere Terrore e' peccati iof o- oppoali pò-» 
tesse scampare ; e in su questo martorio confortati da* loro pft« 
renti e amici che riconoscessonòs e non si Iwdassono cosi tìI* 
viente morire e guastare, ninno di loro il volle confessare; e 
con pianti e grida scusandosi cóm* erano innoceiiti e fedéli crl« 
Btiani, chiatnanido €i1sto e santa Maria e gli altri iaati, col 
detto martorio tutti ardendo e consumando finirono loro, vi- 
ta. (a).£ riserbàto il maestro loro, e '1 fratello del Dalfino di 
Al verna, e fra Ugo di Paraldo^ e un altro de' maggiori della 
magione ^ e stati uficiali e tesorieri del re di Francia ^ ^furano 
menati a Pittieri dinanzi al papa^ e fuvvi il re di Francia , e 
messo loro grazia se riconoscessono il loro errore e peccato, 
alcuna cosa si dice ne confessaro ; e tornati a Parigi, e venuti 
due cardinali legati per dare sentenzia e condannare V ordine 
sotto la detta confessione, e per dare alcuna disciplina al detto 
maestro e suoi compagni , essendo incontro a nostra dama di 
Parigi in su grandi pergami^ e letto il processo, il detto mae- 
stro del tempio si levò in pie gridando che fosse udito: e fatto 
silenzio per lo popolo , si si disdissse^ che mai quelle reste e 
peccati loro opposti non erano state vere , e che l' ordine di 
loro magione era santa e giusta e cattolica, ma ch'egli era 
ben degno di morte^ e voleala sofferire in pace, perocché per 
paura di tormento e per lusinghe del papa e del re, in alcuna 
parte 1' aveano per inganno loro confessate. E rotto il sermone 
e non compiuto di dare sentenzia , si partirò i cardinali e gli 
altri prelati di quello luogo. E avuto consiglio col re, il detto 
maestro e suoi compagni in su l' Isola di Parigi dinanzi alla 
sala del re , per lo modo degli altri loro fricri furono messi a 
martirio^ ardendo il maestro a poco a poco, e sempre dicendo 
che la magione e loro religione era cattolica e giusta , accct» 

(o) Vedi Appeodioe p^ 5o, 



LIBRO OTTAVO t2T 

YAi|tt4aii4o^ a Dio e santa Maris^^; e j^mile |e^ il. jprateUo |de) 
Dalfino; fra j^ga 4i ParaMo^ o l'aUrp^ per paur^^i.^^l inar^qi^ 
confessare e raffermaro quello eh* aveano detto dinanzi dal papa 
e al re, e scamparo, ma poi morirò miseramente. E per molti 
si disse che furono morii e distrutti a torto e a peccato, e per 
occupare i loro beni , i quali poi per lo papa |ufM)no privile* 
giati , e dati alla magione dello spedale , ma convennegli loro 
rlcogHére e' ricomperare dal re di Francia iei4agli«aUri |i(en- 
cip! jC' signori^ e con tanta quantità di mDnetft)'xheixog^igr.:inf 
teresa cfnrsi poi, la magione :4elloi.spedale fu .ed.^rpi& povera 
che non er4 prima del loro prcgpriOf q cbp Iddio. it'dknostjpa^ae 
per tniraoolo. E lo re di Francia, e'suofi^gliuoH.ebboiio.'pQt 
molle yergdgiiB e awersitadi, • per questo pec^alq> e per ^V^ 
lo della presura di papa: Bonifazio, com^ iimap?9l^ T^^ n?f9DT 
zione. E nota, che la notte appresso cb9;'l ^ctto maestro t^^'l 
compagno furono martorizzati, per frati e altri religiosi le loro 
corpora e ossa come reliquie «ante furono^ricolte, e portate via 
in sacri luoghi. In questo modo fu distrutta e messa al niente 
la ricca e possente magione del tempio di Geriisalem , gli anni 
di Cristo 1310. Lasceremo de' datti di Francia , e torneremo 
a^ nostri fatU d' Italia. 

GAnroLO scili. : 



» f 



ti 



Di fioofìnctt e ^0(nfifÌB\ efìt furono jin ,Rqma^;aa ,t . ; . 

Nel detto anno 1307 4k;l iqese d' Agosto, ^sendqi gyd(\ ||fjl 
Romagna all'assedio a Brettioprp^ la lega, d^T ghibellini^ di; ^f)-, 
magna ragunati insieme cop loro amistà sponfisserp i guel^^ ^ 
fanmne tra morti e presi più di duemila j(ra a pie .e a cavallo^' 
E l'Aprile vegnente 1308, il popolo della, cij^à) di Parnia €on 
trattato di Orlando de*Rossi ede'suoi cacciacpno di Parma me8-| 
ser Giliberto da Correggio, il quale n*era signore; per la qi^al 
cosa s'accompagnò co' Mantovani e Veroaesi, e imparentossi^ 
co*6ignori della Scala; e del mese di Giug^ip vegnente il detto 
messer Ghiberto , venne verso Parma cp^ la forza di. mesa^r, 
Cane della Scala, e con quella de' Mantovani e Parmigiani. I. 
Parmigiani uscendo contro a loro furono sconfitti , e 'l detto 
messer Ghiberto tornò in Parma e funne signore , e cacqionne 



128 «lOTAKlfl VILLAHI 

I Rossi e*giioi nemici, e llece motzare la testa a venttnove pò* 
polani , i qaali erano stati caporali alla sua eacetata. 

CAPITOLO xriv. 

Come p$ fkorto U re Alberto d^AUimagna. 

Nel detto anno 1308 In caien di Magfgio, lo re Alberto d*A- 
lamagna, che s'attandea d'essere imperadore, fii morto a ghia- 
do (a) da uno suo nipote a tradigione a uno Talicare d' ano 
fiume scendendo delta nave , per cagione che 'I detto re Al« 
berto gli occupava il retaggio della parte sua del duetto d' O* 
aterich. Lasceremo alquanto delle cose de* forestieri , e tome- 
remo a raccontare delle novitadl che ne'detti tempi fturono nella 
nostra città di Firenze. 

CAPITOLO XCV. 

Come una podestà di Firenze H fuggì eoi suggello 

dell'Ercole del comune. 



Nel detto anno 1308, essendo podestà di Firenze uno messer 
Carlo d'Amelia, fratello del primo esecutore degli ordini della 
giustizia, avendo egli e sua femiglla fatte In Firenze molte ba- 
ratterie , e guadagnerie , e pessime opere , e già di ciò molto 
scoperte , temendosi al suo sindacato essere condannato e rite- 
nuto^ ta notte di santo Giovanni del mese di Giugno , furtiva- 
mente si fuggi con sua privata famiglia , onde fu condannato 
per baratterta. E per riavere pace e danari dal comune, ai ne 
portò seco il suggello del comune, dov'era intagliata l'Imagine 
deirErcole, e tennelo più tempo , stimandosi che 'I comune il 
traesse di bando , e ricomperasselo molta moneta : onde il co- 
mune il mise in abbandono operando altro suggello , e notifi- 
candolo in tutte parti, sicché non fosse data fede a quello sug- 
gello: alla fine il suo fratello glielo tolse , e rimandollo in Fi- 
renze , e d' allora innanzi s* ordinò , che né podesta né priori 
tenessono suggello di comune , ma fecionne guardiani e can- 

{n) Vedi AppenJi^ n.^ 5i. 



Libro ottavo {^4 

tt^llieri i frali conversi di Setlimo, che stanno nelld eanferà 
deirarme del palagio de* prioria 

CAPITOLO XCVt 

Cóme fu morto U nobile e grande cUtadino di Firenze 

messer Corso de' Donali, 

Nel detto anno 1308, essendo nella città di Firenze creseititd 
standolo tra'nobili e potenti popolani di parte nera che ^uida-' 
vano la città , per invidia di stato e di signoria , còme ^i Co- 
minciò al tempo del remore della ragione , come addietro fa-^ 
cemmo menzione^ questo invidioso portato convenne éhe par* 
torisse dolorosa fine, che per le peccata della superbia, e invi-^ 
dia, e avarizia, e altri vizi che regnavano tra loro^ erano par-* 
liti in setta; e dell' una era capo messer Corso de'Donati còti 
seguito d' alquanti nobili e di certi popolani , intra gli altri 
quelli della casa de' Bordoni , e dell^ altra parte erano capò 
messer Rosso della Tosa, messer Gerì Spini^ e messer Pazzinò 
de' Pazzi, e messer Bette Brunelleschi co' loro consorti è Còd 
quegli de' Gavicciuli^ e di più altri casati grandi e popolani^ è 
la maggiore parte della buona gisnte della cittade^ i quali ateàdd 
gli ufici e '1 goverdamentò della terrà è del popolo. Més^f Còrso 
e' suoi seguaci parendo loro esser male trattati degli onod é oflci 
a loro guisa parendogli essere più degni , perocch'eranò stati i 
principali ricoveratori dello stato de'neri, e cacciatoi'i della parte 
bianca; ma per l'altra parte si disse, che messer Corso volea es^ 
sere signore della cittade e non compagnone; quale che si fosse 
il vero o la cagione, i detti, e quegli che reggeano il popolò 
Taveano in odio e a grande sospetto, dappoi s'èra imparentato 
con Uguccione della Faggiuola^ ghibellino é nimico de'Fioren-< 
tini; e ancora il temeano per lo suo grande animo e podefe é 
seguito, dubitando di lui che non togliesse loro lo stato é cac* 
classe della terra > e indissimamente perchè trovarono , che *\ 
detto messer Corso avea fatta lega e giura col detto Ugùccioné 
della Faggiuola suo suocero, e mandato per lai e per suo aiuto. 
Per la qual cosa, e per grande gelosia, subitamente iì levò là 
cittade a remore , e sonarono i priori le campane a martellò ^ 
e fu ad arme il popolo e' grandi a pie e a cavallo , e le ma-' 

snade de' Catalani col maliscalco del re^ eh' era a posta di co*' 
Gio. Villani T. IL 17 



i30 GIOVANNI VILLANI 

loro che guidavano la terra. E subitamente, com' era ordinato 
per gli sopraddetti caporali , fu data una inquisizione ovvero 
accusa alla podestà, ch'era mcsser Piero della Branca d'Agob- 
bio, incontro al dello messcr Corso 5 opponendogli come dovea 
e volea tradire il popolo , sommetlcre lo stato della cittade , 
raccendo venire Uguccione da Faggiuola co'ghibellini e nimici 
del comune. E la richesta gli fu fatta, e poi il bando, e poi la 
condannagione : in meno d' una ora , sanza dargli più termine 
al proces^^ messer Corso fu condannato come rubello è tradi- 
tore del suo comune, e incontanente mosso da casa i priori il 
gonfalone della giustizia con podestà, capitano, ed esecutore, 
con loro famiglie e co* gonfaloni delle compagnie^ col popolo ar- 
mato e le masnade a cavallo a grido di popolo per venire allo 
case dove abitava messer Còrso da san Piero Maggiore , per 
fare l' esecuzione. Mcfóer Corso sentendo la persecuzione che 
gli era mosàa , ( e chi disse per esser forle a fornire il suo 
proponimento, attendendo Uguccione della Faggiuola con gran- 
de genie, che già n'era giunta a Remole) si s'era asserragliato 
nel borgo di san Piero Maggiore appiè delle lorri del Cicino , 
e in Torcicoda , e alla bocca che va verso le Stinche , e alla 
via di san Brocolo con forti sbarre^ e con genti assai suoi con- 
sorti e amici armati, e con balestra , i quali erano rinchiusi 
nel serraglio al suo servigio. Il popolo cominciò a combattere 
i delti serragli da più parti, e tnesser Corso e'suoi a difendere 
francamente^ e durò la batlagUa gran parte del dl^ e fu a tan- 
to, che con tulio il podere del popolo, se *ì rinfrescamento del- 
la gente d'Uguccioùe, e gli allri amici di conlado invitati per 
messer Corso gli fossono giunti a tempo , il popolo di Firenze 
avca quello giorno assai a fare; che^ perchè fossono assai, era- 
no male in ordine e non molto in accordo , perocché a parte 
di loro non piacea. Ma sentendo la gente d'Uguccione come mes- 
ser Corso era assalito dal popolo, si tornò addietro , e i citta- 
dini eh' erano nel serraglio si comìnciaro a partire , onde ri- 
mase molto sottile di genti, e certi del popolo ruppono il mu- 
ro del giardino di contro alle Stìnche, e entrarono dentro con 
grande gente d' arme. Veggendo ciò messer Corso e* suoi , e 
che '1 soccorso d'Uguccione e degli allri suoi amici gli era tar- 
dato e fallito, si abbandonò le case, e fuggissi fuori della terra, 
le quali case dal popolo furono incontanente rubate e disfatte , 
e messer Corso e'suoi perseguitati per alquanti cittadini a ca- 



LIBRO OTTAVO 131 

vallo e Catalani, mandati in pruova che *1 pi^liassono. E per 
Boccaccio Gavicciuli fu giunto Gherardo Bordoni in suH'AfTrico, 
e morto, e tagliatogli la mano e recata nel porso d^gU Adimari, 
e confitta all'usc|o di megser Tedici degli Adimar| suo con- 
sorto , per nimi3tad0 avuta tra loro. Messer Corso tutto sqIo 
andandosene^ fu giunto e preso sopra a Rovezzano da certi Ca- 
talani a cavallo , e menandolne pr^so a Firenze , come fu di 
costa a san Salvi, pregando quegli che '1 m^nayano, e promet- 
tendo loro molta moneta se lo scampa^sono , i detti volendolo 
pure menare a Firenze , siccom' era loro imposto da' signori , 
messer Corso per paura di venire alle mani de' suoi nemici e 
d'essere giustiziato dal popolo, essendo compreso forte di gotte 
nelle mani e ne^ piedi, si lanciò cadere da cavallo. 1 d^tt^ Ca- 
talani vpggendolo in terra^ l'uno di loro gli diede d'nna lancia 
per la gola d' uno colpo mortale, e lasciaronlo per morto: (a) 
i monaci del detto monistcro il ne portaro^ nella badia, e chi 
disse che innanzi che morisse si rimise nelle mani di loro in 
luogo di penitenzia , e chi disse che il trovar morto^ e 1' altra 
mattina fu soppellito in san Salvi con piccolo onore e poca 
gente , per tema del comune. Questo messer Corso Donati fu 
de' più savi ^ e valente cavaliere, e il più bello parlatore, e il 
megl'o pratico^ e di maggiore nominanza, e di grande ardire e 
imprese ch'ai suo tempo fosse in Italia , e bello cavaliere di 
sua persona e grazioso; ma molto fu mondano^ e di suo tempo 
fatte in Firenze molte congiurazioni e scandali per ayere stato 
e signoria: e però avemo fatto della sua fine si lungo trattato, 
perocché fu grande novità alla nostra cittade, e seguirne molte 
cose appresso per la sua morte^ come per gPin tendenti si potr^ 
comprendere ^ acciocché sia assempro a quegli che sono 2^ 
Yenire. 

CAPITOLO XGVII. 

Come arse la chiesa di Laterano di Roma. 

Nel detto anno 1308 del mese di Giugno, s'apprese il fuoca 
ne' palagi papali di santo Giovanni Laterano di Roma , e ar<r 
sono tutte le case de' calonaci , e tutta la chiesa e circuito, q 

(a) Vedi Appendice n.** 5a. 



t39 GIOVANNI VILLANI 

pon vi rimase ad ardere se non la piccola cappelletta' in volte 
0i Sancta sanetarumy ove si dice ch*é la testa di santo Piero e 
guella di aanto Paolo, e molte reliquie di santi : e eia fu con 
grandissimo dammaggio di tesoro e d^ arnesi , sanza lo 'nfinito 
danno della chiesa e palazzi e case. Poi sappiendolo papa Gle- 
mente, Tanno appresso vi mandò suoi uficiali con grande quan- 
tità di moneta , e la detta chiesa fece ristorare e rifare più 
hella e più ricca che non era prima, e simile i palazzi pa* 
pali e le case de'calonaci, e penarsi a fare parecchi anni , e 
costaroiip molto tesoro itila Cihie^^. 

CAPITOLO XGVm. 

Carne i grandi di Samminiato dis fedone il loro popoh. 

Nel detto anno 1308 del mese d' Agosto, i grandi di Sammi- 
piato del Tedesco, come sono Malpigli e Mangladori, per soper- 
chi ricevuti dal popolo di Samminlato, ovvero perchè '1 popolo 
gli tenea corti per modo che non poteano signoreggiare la ter- 
ra a loro senno, si accordare insieme e feciono venire loro a- 
mistà di fuori , e con armata mano combatterò col popolo e 
SConGssongll, e molti n'uccisone e presono, e a certi caporali 
feciono tagliare la testa, e tutti i loro ordini arsone, e la cam- 
pana del popolo feciono sotterrare , e tennero poi il popolo in 
grande servaggio, infine che le dette due ca^ non ebbono di- 
scordia tra loro.- 

CAPITOLO XCIX. 

Come i Tarlati furono cMciuti d'Arezzo^ e rimeseivi i guelfi. 

Nel detto anno 1308 del mese di Gennaio, il popolo d'Arezzo 
con aiuto e favore d' Ugucclone da Faggiuola che badava d'es- 
serne signore, cacciarono della cittade l signori di Pietramala 
detti Tarlati , (a) per soperchi e oltraggi che faceano a' citta* 
dinl , e poco appresso vi rimisene la parte guelfo , che quegli 
di Pietramala n' aveano tenuti fuori per ventun'annl; e quegli 
che signoreggiavano la cittade, eh* erano mischiati guelfi e ghif 

(a) Vedi Appendice d.'* 53. 



LIBRO OTTAVO 133 

bellini, si faceano cliìainare la parte verde; e mandarono loro 
ambasciadori a Firenze^ e feciono pace co' Fiorentini^ come i 
Fiorentini la seppono divisare; ma poco tempo durò questo 
stato in Arezzo, che vi tornarono i Tarlati. 

CAPITOLO C 

Come gli Vbaldini tornarono a ubbidienza del comune 

di Firenze. 

In questo medesimo tempo i signori Ubaldini s'accordarono 
co* Fiorentini , e vennero in Firenze a fare reverenza e le co- 
mandamenta del comune, e (1) sodaro la cittadinanza di tenere 
il passaggio dell' Alpi sicuro , per idonei mallevadori. E '1 co-> 
mune di Firenze dimise e perdonò loro ogni misfatto, e accet- 
togli per cittadini e distriltuali, loro, e' loro fedeli e terre, e 
phe in ogni atto e fazione dovessono fare al comune come di- 
strittuali e cittadini. 

CAPITOLO CI. 

Per che modo fu eletto imperadore di Roma Arrigo conte 

di Lueimborgo* 

Nel detto anno 1308, essendo morto lo re Alberto d' Alama» 
gna, come dicemmo addietro , per la cui morte vacava lo 'm- 
perio, e i lettori d' A tamagna erano in grande discordia tra 
loro di fare la lezione; lo re di Francia sentendo la detta va- 
cazione, si si pensò che gli verrebbe fornito il suo intendimen- 
to con poca fatica , per la sesta promessa che gli avea fatta 
papa Clemente segretamente, quando gli promise di farlo fare 
papa, come addietro facemmo menzione, e raunò suo segreto 
consiglio con messer Carlo di Valos suo fratello, e quiw sco- 
perse il suo intendimento , e il lungo desiderio eh' egli avca 
avuto di fare eleggere alla Chiesa di Roma a re de* Romani 
messer Carlo di Valos , e eziandio vivendo Alberto re d' Ala- 
magna, colla sua forza e podere e dispendio, e col podere del 
papa e della Chiesa : eh' altre volte per antico avea rimossa la 

(i) sodaro: promisero con sicurtà, aisicurarono. Ved. il terbo sodare^ 



134 GIOYANIVI VILLANI 

lezione de* Greci ne* Franceschi e de' Franceschi negf Italiani « 
e degr Italiani negli Alamanni , ora maggiormente ci dee ve- 
nire fatto , dappoiché vaca lo *gnperio , e inaspin^ipiepte per la 
detta promessa e sa^meptq che ^li avea fatta papa (Hement^ 
quando il fece fare papa. E scoperse tutto il segreto coptrfitto 
con lui, e fattp ciò, domandò il loro consiglio e fece giurare 
creden^ea ; a questa impresa fu lo re confortato per tutti gli 
suoi consiglieri, e che in ciò ^*adpperas5e tutto il podere della 
corpqa p di suo reame^ sicché veni^ fatto, si per V onore di 
messer Carlo di Valos che n' era degno, e perchè X pnpre ^ ^- 
gnilà dello 'mperio tornasi a* France^hi , siccome fti per an^ 
lieo lungo tempo per gli loro antioe^ri^ Carlo Magno e gli 
suoi successori. Inteso per lo re e per messer Carlo il conforto 
e buon volere del suo consiglio, ^1 furono molto allegri, e or^ 
dinaro che sanza indugio lo re e messer O^lo con grande for- 
za di baroni e cavalieri d' arme andassono a Yignone al papa, 
innanzi che gli Alamanni facessono altra lezione, mostrando e 
dando boce che la sua andata fosse per ^ richesta fatta con- 
trai (a memoria di paps^ Bonifazio f e che quando il re ib^ a 
corte, richiedesse al papa la sesta segreta promessa, cioè d'e- 
leggere e confermare imperadore di Roma messer Carlo di Va- 
los , e trovassesi si forte di sua gente , che nullo cardinale né 
altri, né eziandio il papa, non l'ardisse a (1) rifusare. E ciò 
ordinato, si comandò a* baroni e cavalieri che s' appareccbias- 
sonp d' arme e di cavalli a fare compagnia al re per andare 
alla corte a Vignone, e quegli del siniscalcato di Proenza fos- 
sono apparec<^hiati, e doveano essere in numero di più di sei- 
mila cavalieri d' arme. Ma come piacque a Dio, per npn volere 
che la Chiesa di Roma fosse a( tutto sottoposta alla casa di 
Francia, questo apparecchiamento del re e suo intendimento fu 
fatto segretamente (2) assentire al papa per uno del segreto 
consiglio del re di Francia. 11 papa temendo della venuta del 

(i^ rifusnret ▼. a, totta dal frane, r^futeri rifiutare, rieutare. 

(9) assentirei in qoesto luogo vale lo stesso che assapere. Abbiamo al- 
trove notato che il verbo sapere riceve volfolieri incremento di ana sìl- 
laba in sul principio, e si dice assapere , solamente però dopo il verbo 
fare, e non mai altrimenti; cosi il verbo teniire ha in questo luogo la 
stessa proprietà del verbo sapere colla stessa legge, ed ha anche lo ttes^ 
sigoi Beato: manca nel Vocab. 



LIBRO OTTAVO 135 

l'è con tanta forza^ e ricordandosi della sua promessa fatta, ri- 
conoscendo eh' era molto contraria alla libertà della Chiesa, si 
ebbe segreto consìglio solamente con messer d' Osta cardinale 
da Prato , che già aveano preso sdegno col re di Francia per 
le disordinate richeste, e perchè se la Chiesa avesse condannata 
la memoria di papa Bonifazio , ciò ch^avea fatto era casso e 
annullato, e ^1 cardinale da Prato fu per Bonifazio fatto cardinale 
con certi dltri^ come dettò avemo in altra parte. 11 detto cardinale 
udendo quello che sentia il papa dell* intenzione e della venuta 
del re di Francia, si disse i Padre santo, qui non hd òhe uno reme» 
dio, cioè, che innanzi ti faccia la riehestà il re, per te s* órdini eoi 
preneipi della Magna sègretai/hente e con ietudio, eh' eglino fae* 
ciano lezione d^ imperio. Al papa piacque il consiglio, ma disse: 
Cut tólefno per imperàdore? Allora il cardinale molto antivedu- 
to , non tanto solamente per la libertà della Chiesa , quanto a 
sua proprietà e di sua parte ghibellina, per volerla rilevare in 
Italia, disse: Io sento che*l conte di Lusimborgo è oggi il mi" 
gliore uomo della Magna , e il più leale e il più franco e più 
cattolico, e non mi dubito, $e viene per te a questa dignità^ ch^ egli 
non sia fedele e obbediente a te e a santa Chiesa, è uomo di te* 
nire a grandissime cose. Al papa piacque per la buona fama 
che sentia di lui , e disse: Quésta lezione come si può fornire 
per noi segretamente, mandando lettere con nostra bolla, che noi 
senta il collegio de' nostri frati cardinali? RÌàpùose il cardinale: 
Fa' a lui e a* lettori tue lettere col piccolo e segteto suggello, e io 
scriverò loro per mie lettere più a pieno il tuo intendiménto , e 
mandetolle per mio famigliare i e cosi fu fatto. E come piacque 
a Dio , giunti i messaggi nella Magna e presentate te lettere , 
in otto di i preneipi della Magna furont) congregati a Midel- 
borgo, e ivi sanza niuno discordante elessero a re de* Romani 
Arrigo conte di Lusimborgo; e ciò fu per la industria e studio 
del detto cardinale^ che scrisse a' preneipi infra 1* altre parole: 
Fate d'essere in accordo del tale, e sanza indugio, se non, io 
sento che la lezione e la signoria dello 'mpério tornerà a' France- 
schi. Fatto ciò , la lezione fu pubblicata in Francia e in corte 
di papa incontanente; non sappiendo il modo il re di Francia^ 
che facea V apparecchiamento per andare a corte^ si tenne in" 
gannato, e mai non fu poi amico del detto papa. 



136 GIOVANNI VILLANI 

CAPITOLO CIL 

Come Arrigo imperadore fu confermato dal papa. 

Nel detto anno , essendo fatta la lezione d' Arrigo di Lusim-^ 
borgo a re de'Romani, si mandò a Vignone a corte a papa Cle- 
mente per la sua confermazione il conte di Savoia (a) suo co- 
gnato^ e messer Guido di Namurro fratello del conte di Fiandra 
suo cugino, i quali dal papa e da^ cardinali onorevolemente fu- 
rono ricevuti, e del mese d' Aprile 1308^ per lo papa il detto 
Arrigo fu confermato a imperadore, e ordinato che '1 cardinale 
dal Fiesco e '1 cardinale da Prato fossono legati in Italia, e in 
sua compagnia quando venisse di qua da' monti, comandando da 
parte della Chiesa che da tutti fosse ubbidito. Incontanente 
eh' e' suoi ambasciadori furono tornati colla confermazione del 
papa, se n' andò ad Asia la Cappella in Alamagna, c<»i tutta 
la baronia e prelati d' Alamagna^ e fuvvi il duca di Brabante, 
e '1 conte di Fiandra, e '1 conte d' Analdo, e più baroni di Fran- 
cia, e ad Asia per V arcivescovo di Cotogna onorevolemente e 
sanza nullo contasto fu della prima corona coronato, il dì della 
iBpifania 1308, a re de' Romani. 

CAPITOLO Clll 

Come i Yiniziani presono la città di Ferrara 
e poi la perderò. 

Nel detto anno 1308. a di 10 di Gennaio, i Yiniziani presona 
per forza di loro navilto la città di Ferrara, la quale era della 
Chiesa di Roma^ e cacciarne messer Francesco da Esti; per la 
qual cosa dal sopraddetto papa furono scomunicati , e coutra 
loro fatto gran processo^ e a chi desse aiuto alla Chiesa fu fat- 
ta grande indulgenza per due legati del papa che vennero in 
Lombardia^ i quali con l'aiuto de'Bolognesi e della lega di Lom- 
bardia della parte della Chiesa, racquistarono Ferrara, salvo il 
castello Tedaldo ch*era in capo della terra, molto forte e gran- 
de, che rimase a* Yiniziani, e in quello mese i Yiniziani furo- 

(rf) Yeili À|)pcndice n.^ 54* 



LIBRO OTTAVO 137 

no sconfini a Francolino, ch'erano venuti per assediare Ferra- 
ra, per la gente della Cbiesa. 

CAPITOLO cnr. 

Come il maestro detto spedale prese Visola di Rodi. 

Neil' anno 1308 del mese di Febbraio, i frieri ddlo spedale 
ébbono grandi privilegi dal detto papa Clemente, di grandi per-* 
donanze a chi facesse loro aiuto al conquisto d'oltremare, e per 
Italia andarono predicando, e raunarono moneta assai, e poi la 
state vegnente il loro maestro da Napoli fece suo passaggio, e 
presono l'isola di Rodi (a) in Turchia, con grande danno de'Sa- 
racini e de'Greci. 

CAPITOLO CV. 

Come il re (tÀraona t^ appareeehiò di venire in Sardigna. 

Nel detto anno e mese , apparecchiandosi il re d'Araona di 
venire a prendere Sardigna^ e avea richesti 1 Fiorentini e'Lo^- 
chesi e la taglia di Toscana di fare compagnia con loro a guer- 
reggiare i Pisani, i detti Pisani gli mandarono loro ambascia- 
dori in tre galee con molta moneta^ onde il detto re si rimase 
della detta impresa. 

CAPITOLO evi. 

Come i guelfi furono eaeeiati di Prato, e poi lo raequittarono* 



Nell'anno 1309 a di 6 d'Aprile, i bianchi e'ghibellini di Pra- 
to ne cacciarono fuori i guelfi e*neri; il seguente di fu per lo- 
ro ricoverato coll'aiuto dei Fiorentini e de' Pistoiesi, e per gli 
Fiorentini vi fu messa la signoria. 



(a) Vedi Appeodioe n.° 55. 

Gio. Vaiani T. IL 18 



138 6I0TANNI VtLLAWI 

CAPITOLO cvn. ' 

Cóme i Tarlati tornarono m An%%o e eaeeiame i guelfi. 

Nel detto anno a di 24 del mese d'Aprile , i Tarlati d'Arez- 
zo con loro parte ghibellina tornarono in Arezzo , e cacciarne 
(bori i guelfi eVerdi, e uccisonne assai, e ruppono la pace eii*a- 
veano co*Fiorentini. 

CAPITOLO CVIIL 

Quando morì il re Carlo secondo* 

Nel detto anno il di di Pentecosta a di 3 di Maggio, mori il 
re Carlo secondo , il quelle fu uno de' larghi e graziosi signori 
che al suo tempo vivesse , e nel suo regno fu chiamato il se- 
condo Alessandro per la cortesia; ma per altre virtù fu di poco 
valore, e magagnato in sua vecchiezza disordinatamente in vi- 
zio carnale, e d' usare pulcelle , iscusandosi per certa malattia 
ch'avea di venire (1) misello: e lui morto, a Napoli fu seppel- 
lito a grande onore. 

CAPTOLO CES. 

De' segni ch'apparirono in aria. 

Nel detto anno 1309 a di 10 di Maggio » di notte, quasi al 
primo sonno , apparve in aria uno grandissimo fuoco , grande 
in quantità d'una grande galea, correndo dalla parte d' aquilo- 
ne verso il meriggio con grande chiarore, sicché quasi per tut- 
ta Italia fu veduto, e fu tenuto a grande maraviglia; e per gli 
più si disse che fu segno della venuta dello 'mperadore. 



(i) misetio: lebbroso, ▼. a. che tnanea al Vocab. Negli terittorr latini 
del medio eto trovasi freqaeote mente la yoet miaellut^ e miseUa^ inve- 
ce di leproiuSf e leprosa* Il Villani probabilmente la tolte da loro, ov- 
vero dai Provenali, che diceano mefe^ Ved.^Du-Fretne. 



tlB-B^ OTTATO 139 

CAPITOLO GX. 

Come t Fiorentini ritamineiarùn» guerra ad Arezzo. 

Nel detto anno a di 23 di Maggio , cavalcarono i Fiorentini 
duecento (1) caVallate e certi pedoni, e la masnada de'Catala- 
ni eoi maliscalco del duca al monte Sansatino , che ai tenea 
per gli Fiorentini , e di là andare iii sul contado d* Arezzo ar$- 
dendo e guastando , e furono iùfino iffle porte d'Arezzo , e fe- 
eiono dannaggio assai (a). Poi a di 8 di Giugno si tornarono 
in Firenze sani e salvi/ 

CLAPrrmjo cxi. 

Come i Lucchesi voHono disfare Pistoia , e* Fiorentini 

furono eontradianti. 

Nel detto anno in calen di Giugno, 1 Lucchesi vennero a Ser- 
ravalle popolo e cavalieri inanimali di disfare Pistoia al tutto, 
o almeno la loro metade: laqual cosa a' FioreBilini"iian pia- 
cque» parendo loro spietata e crudel cosa. Diédono parola a'M- 
stolesi che si difendessoiio , e a chi di Firenze gli -volesse aid- 
tare, sicché coll'aiuto di messer Lippo Vergellesi , che tenea il 
castello della Sambuca^ essendo i Lucche^ già a Pontelungo, gli 
ripararono con danno e vergogna di loro. Per la qual cosa i 
Fiorentini acconsentirò a'Pistolesi che rifermassono la terra , i 
quali in due di rimondarono i fossi e rifeciono gli steccati con 
bertesche intorno alla città ^ e a ciò furono uomini e donne e 
fanciulli , preti e religiosi , che fu tenuto gran cosa. La qual 
benignità e pietà de' Fiorentini tornò loro poi per più volte 
molto contradia, con grandi pericoli e spendii de' Fiorentini , 
siccome innanzi per gli tempi si farà menzione , e più volle 
poi fu più commendata la furia deXucchesi, die la piata e as- 
sistenza deTioreutini. 

(i) duecento covallate: coti hanno i migliori lesii, e pia antichi^ roeoire 
altri eon alcuni ttampaii leggono duecento cavalieri Jtoi-eniini di cavat" 
late . Intorno ali* uto di questa voce vedati ciò che ne abbiamo delio 
nel Tom. I. p. 999. alla n. 3. 

(a) Vedi Appendice n,*^ 56. 



140 GIOVANNI VILI^ANI 



GAnTM^CXII. 



Ome il re Ruberto fm eortmato^ del ^egno di Geiiim 

e di Puglia. 

L*anno 1309 dei mese di Giugno, il duea Ruberto,. allora pri- 
mogenito del re Carlo , andò per mare da Napoli in Proema 
alla corte con grande natilio di galee e grande compagnia , e 
fa coronato a re di Cicilia e di Paglia da papa Clamante , Il 
di di santa Maria di Settembre del detto anno^ e acquetalo di 
tutto il presto che la Chiesa ayea fatto al padre e alPavolo per 
la guerra di Cicilia , il quale si dice eh' erano più di trecento 
migliaia d' once d' oro. Nel detto anno e mese i guelfi furono 
cacciati d*Amelia per la forza de'Colonnesi. 

CAPITOLO enti. 

Come gli Anconitani furono sconfitti dal conte Fedrigo. 

Nel detto axmo e mese di Giugno, il conte Fedrigo da Ifon- 
lefeltro con quelli da Iesi e d'Osimo^ ed altri Marchigiani ghi- 
bellini sconfissone gli Anconitani (a) eh' erano a oste sopra il 
contado di Iesi: furonne tra presi e morti, tra di cavallo e di 
pie, più di cinquemila. 

CAPITOLO CXIV. 

Come meeeer Vbizzino Spinoli fu cacciato di Genova 

e sconfitto. 

Nel detto anno 1309 di li di Giugno, essendo messer Ubii- 
sino Spinoli signore di Genova^ e cacciatine più tempo dinanii 
i guelfi^ e poi gli Orli e loro seguito , e gli Spinoli suoi con- 
sorti da basso , e la terra tenea quasi a guisa di tiranno , i 
detti usciti, cosi i guelfi come i ghibellini, fatta lega e compa- 
gnia vennero con loro isforzo di gente a cavallo e popolo di 
Genova a piò assai , infino in Ponzevera per rientrare in Ge- 

(a) Vedi AppeDdioe d.*' 57. 



LIBBO OTTAVa, 141 

nova, n detto messer Ubizzioo con suo sforzo dì gente a cavallo 
e popolo di Genova . jpjpiè si fece' fHor incontro , gli usciti vi- 
gorosamente assalendo il popolo di Genova^ il quale era parti- 
to, e male seguirò métter iIbizcÌQO,*mà si miaonp in flfga, onde 
fu sconfitto con piccola mortalità di gente^ e si fuggi in Serra- 
valle co'suoi seguaci. Gli Orii e' Grimaldi, e gli altri usciti si 
rìeBtrarb in Genova sanza fare altra novitd, se non Glie>feclono 
disfare il castello di Lticcc^ di' era in Genovay del detto oneaser 
Ubizzido. -• • . :, 



CAPITOLO GXV' 



Come i Viniziam furono ieonfiti a Ferrara. 



]Nel detto anno air uscita di Luglio, i Fiorentini mandarono 
cavalieri e pedoni in servigio della Chiesa «1 cardinale Pel^- 
grù, nipote e legato del papa, il quale era al soccorso <di Feir 
rara, che v' erano i Viniziani per comune ad osto per terra-,^ 
per acqua, onde il detto legato ebbe a grande grado da'Fiorej^ 
tini, ch'erano interdetti dalla Chiesa, e però non lasciaro il se^- 
Tìgio. Poi il Settembre vegnente la gente del legato co'Fiocea- 
tini e Bolognesi combatterò co'Viniziani e sconflssongli a di 27 
d'Agosto prossimo, onde rìmasono tra morti e presi e annega- 
ti in Po de'Viniziani più di seimila uomini, e perderò al tutto 
Ferrara e '1 castello Tedaldo. Poi V anno appresso tornando il 
detto legato in Toscana venne in Firenze , e per li Fiorentini 
gli fu fatto grande onore, e presentargli duemila fiorini d'oro, 
e '1 carroccio gli andò incontro con grande processione: per la 
qual cosa e servigio fatto il detto legato assolvette i Fiorentini 
dalla 'nterdizione e scomunica, e riconciliogll colla Chiesa della 
discordia dove gli aveva messi messer Napoleone , come addie- 
tro si fece menzione , e rendo V oficio a^ Fiorentini a di S6 di 
Settembre anno detto. 



142 QIOTANiri TILLAlfl 

Bèlla guerra de'Volt$rraai'è qv^di Saagimisnano. 



. .' -.'f- : 



' Nel detto anno 1309 del mese d^Agosto, si eomiocM'graode 
goerra tra' Voltemnl (a) e que' di Sangidiignano per qaiittorie 
di loro confini; e ciascuno fece sno isforzo di più di lettèoeiito 
cavalieri per parte^ e durò la guerra più mesi con grande spen- 
dio e dammaggio dell'una parte e dell'altra, d'armoni e di gua- 
sto e di più avvisamentl. I Floreatfnl e'.Sanesi assai si trava- 
gliaro d'acconciargli insieme: quando volea l'uno non Tolea l'al- 
tro^ che si tenea soverchiato. Alla fine i Fiorentini y1 cavalca- 
rono con grande isforko, dicend» d' essere contra la parte che 
non volesse l'accordo. Quegli dibaltuti di spese e della guerra, 
si rimisono ne' Fiorentini , e per gli Fiorentini fu giudicata e 
terminata la quistione, e roes^ i termini a' confini, e oiascuno 
a'suoi termini fece nna fortezza, e fu fatta la pace. E nel detto 
mese d^Agosto scuro tutta la luna; e poi rultimo di di Gennaio 
scuro gran parte del sole; e '1 Febbraio seguente ancora scm^ 
la luna. Nel detto anno fu grande dovizia di pane e di yìbo: 
valse lo staio del grano in Firenze soldi otto , e '1 cogno del 
mosto in eerte parti meno di soldi quaranta. 

CAPITOLO GXVH. 

Come gli Onini di Roma furono eeonfitti da'Colonneti. 



Nel dettò anno del mese d'Ottobre, si rlscontraro certi do<^ 
Orsini e de'Golomiesi e di loro seguaci, in quantità di quattro- 
cento a cavallo, fuori di Roma^ e combatterono insieme^ e'Co- 
ionnesi Ibrono vincitori^ e furvi morto il conte dell'Angnillara, 
è presi sei degli Orsini^ e messer Riccardo delia Rota degli An- 
nibaldeschi ch'era in loro compagnia. 



(j»j Vedi Appendice n.*^ 58, 



IIBRO OTTAVO... 143 



. i t: 



CAPITOLO GXViU. 



» . i 



Gmu gente d'Arezzo furono seonfitti deU maliscaleo 

de* Fiorentini. 

Nel detto anno, di Febbraio, il re Ruberto mandò in Firenze 
sua bandiera al suo maliscaleo eh* era in Firenze con trecento 
cavalieri catalani, che in prima che fosse coronato a re^ il sujO 
detto maliscaleo portava pure pennone della sqjiransegna del 
duca* n detto maliscaleo per provare la bandiera, e per an- 
dare in servigio di que'della città di Castello, (a) i quali avea- 
no richesti i Fiorentini d'aiuto centra gli Aretini, con sua gen- 
te a cavallo e a pie, con tre de'maggiori di Firenze per sesto, 
e con certi pedoni eletti si partirò di Firenze martedì a di 10 
di Febbraio . e furono intomo trecencinquanta cavalieri e sei- 
cento pedoni. Feciono la via di Valdarno e poi per Vallelunga 
all'olmo d* Arezzo^ guastando per lo contado d'Arezzo. Gli Are- 
tini popolo e cavalieri e usciti di Firenze con Uguccione da 
Faggiuola loro capitano sotto Cortona si pararono loro dinanzi 
credendogli avere sorpresi , e gli assalirò per loro feditori , i 
quali dal detto maliscaleo e Fiorentini furono rotti^ e Uguccione 
col popolo si fuggi ad Arezzo in isconfitta , e rimasonvi morti 
Vanni de*Tarlati, e Cione de'Gherardini, e uno de'Pazzi di Val- 
darno con più altri, e tre di loro bandiere ne vennero co'pre- 
gioni a Firenze. Con tutta la vittoria , fu tenuta folle andata , 
perchò si ndsono in forte passo e nella forza de'nimici. 

CAPITOLO CXiX. 

Come t Fiorentini feciono oste ad Arezzo, 

Nell'anno 1310^ di 8 di Giugno, i Fiorentini con loro amistà 
In quantità di duemila cavalieri e popolo a piò grandissimo^ 
si partirono di Firenze per andare ad oste ad Arezzo. Prima si 
partissono vennono lettere e messi da Arrigo imperadore , co- 
mandando a' Fiorentini che Toste non andasse sopra a Arezzo, 
con ciò sia cosa ch'ell'era sua terra, e ch'egli intendea di pa- 

{a) Vedi Appendice n.** 59* 



144 GIOTANlfl TILLAiri 

cificargli insieme alla sua venuta in Italia. Per la qaal cosa in 
Firenze n'ebbe quistlone^ che eU fiMeH e chi non volea che 
Toste v'andasse. Alla fine il popolo pur vinse ch'eli' andasse, e 
andò inflno al vescovado vecchio d*Arecco, e quivi d fermò il 
campo guastando intorno la terra ^ é più battaglie si diedono 
alla terra , e gran parte degli steccati da quella parte per gli 
Fiorentini s'abbatterò^ e dissesi per molti che la terra s*arébbe 
avuta per forza, perocché gli Aretini erano in fiebòle' stato, se 
non che certi grandi di Firenze per nùdriire la guerra e mo- 
neta che n'ebbono (se '1 vero fu ) non V assentirono. Alla flne 
si parti V oste , e lasciaro uno battifoUe molto forte presso ad 
Arezzo a due miglia al poggio eh' d sopra all' olmo, fornito di 
genti con gli usciti d'Arezzo^ il quale fece loro molta guerra; 
e* Fiorentini tornarono in Firenze sani e salvi , a di S5 di Lu- 
glio anno detto. 

CAPITOLO GXX. 

Come gli ambaseiadori d'Arrigo re de* Romani tennero 

in Firenze, 

Nel detto anno di 3 di Luglio , vennero in Firenze messer 
Luis di Savoia eletto sanatore di Roma con due prelati cheri- 
ci d' Alamagna^ e messer Simone Filippi da Pistoia, ambascia- 
dori dello 'mperadore , richeggendo il comune di Firenze che 
s' apparecchiassono di fargli onore alla sua coronazione, e che 
gli mandassero loro ambasciadori a Losanna: e richlesono e co- 
mandare che l'oste ch'era ad Arezzo si dovesse partire. Fu per 
gli Fiorentini fatto un grande e bello consìglio, ove saviamente 
spuosero loro ambasciata. Risponditore fu fatto per lo comune 
messer Retto Rrnnelieschi , il quale prima rispuose con parole 
superbe e disoneste , onde da' savii fu poi biasimato ; poi per 
messer Ugolino Tornaquinci saviamente risposto, e cortesemente 
contenti si partirono a di 12 di Luglio , e andarono nell* oste 
de'Fiorentini ad Arezzo, e feciono il somigliante comandamento 
si partisse l' oste ; la quale non si parti per ciò. Rimasersi in 
Arezzo i detti ambasciadori assai indegnati contro a'Fiorentini 



titillo OTtAVO 



H& 



CAPITOLO CXXf* 

ì)% miracolosa gente che s'andarono battendo in Italia. 

Nel detto anno appari grande maraviglia^ che si comìtt' 
ciò in Piemonte , e venne per Lombardia e per la riviera di 
Genova^ e poi per Toscana , e poi quasi per tutta Italia 9 che 
molta gente minuta , uomini e femmine e fanciulli sanza nu-' 
mero , lasciavano 1 loro mestieri e bisogne , e colle croci in- 
nanzi s'andavano battendo di luogo in luogo ^ gridando miseri-» 
cordia^ e faccendo fare l'uno all'altro molte paci , tornando più 
genti a peniteuzia. I t^toféntini e più altre città non gli la- 
sciarono entrare in loro terre , ma gli scacciavano dicendo ^ 
eh' era male segnale nella terra ove entrassero. E nel detto 
tempo, a di 1^ di Maggio, il re di Francia fece a l^arigi ar-* 
dere il maestro del tempio con cinquantaquattro suoi frierl 
de 'maggiori della magione , opponendo loro resta : ma i più 
dissono che fu loro fatto torto, e per occupare le loro posses-* 
stoni , e alla loro morte riconoscendosi e confessandosi buoni 
cristiani. 



^ 



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Gio. Yillani T. Il 



19 



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LIBRO NONO 



« ■ w> 



Qui cofninci($ il libfo nono. Come Arrigo conte di Lna^imborgo 

fu fatto imperadore. 



CAPITOLO phimo. 



A, 



urrigo conte di Luzimborgo imperiò anni quattro e mesi «et« 
te e di diciotto, dalla prima corona insino alla sua fine. Questi 
fu savio e giusto e grazioso, prode e sicuro in arme , onesto e 
cattolico ; e di piccolo ^tato cbe fosse per suo lignaggio , fu di 
^lagnammo core, temuto e ridottalo; e se fosse yiyuto pia lun- 
gamente avrebbe fatte grandissime cose. Questi fu eletto a im- 
I)eradore per lo modo scritto addietro, e incontanente ch'ebbe, 
la confermazione dal papa, si fece coronare in Alamagna a re; 
e poi tutte le discordie de*baroni della Magna pacificò, con sol- 
lecito intendimento di venire a Homa per la corona imperiale, 
e per pacificare Italia delle diverse discordie e guerre che v'e- 
rano, e poi di seguire il passaggio oltremare in racquistare la 
terra santa, se Dio glieravesse conceduto. Questi stando in Ala- 
magna per pacificare i baroni, e fornirsi di moneta e di gente 
per passare i monti, Vincislao re di Boemia mori, del quale non 
rimase nulla reda maschio, se non due figliuole, l'una già mo- 
glie del dogio di Chiarentana, l'altra per consiglio de' suoi ba- 
roni die per moglie a Giovanni suo figliuolo , e lui ne coroni 
re di Boemia, e lascioUo in suo luogo in Alamagna. 

CAPITOLO n. 

Come par^e guelfa fu cacciata di Yinegia. 

Nell'anno 1310 del mese di Giugno, fatta congiura in Vinegia 
per quegli della casa de'Querini, e per messer Bniiamonte dello 
scopolo di Vinegia col loro seguito, per abbattere il dogio ch*al- 



148 GIOTANlfl TILLAHI 

lora era in Vinegia da ca'Gradanigo e suoi segoaei, qoari reca» 
ta la terra a parte , guelfi e ghibellini , si combatterò per le 
dette parti nella città. Alla fine qoe* da ca' Querini e loro se- 
guito guelfi, ftiropo vinti e cacciati della terra , (a) e guasti i 
loro palazzi (e fu la prima disfazione di casa che fosse mai fatt 
ta in Vinegia), e certi di loro caporali presi furono dicoUati, e 
con loro due gentili uomini di Firenze, uno degli Adiniari ^ e 
WO d^'Sfz^, cli*^rai|o \^ {oro pon^pagnifi. 

CAPITOLO III. 

Delle profezie di maestro Arnaldo da ViUanuova. 

Nel detto anno 1310^ maestro Arnaldo da Vlllanuova di Proen- 
za gr^n savio filosofo, in Parigi questionava, e annunziava per 
argomenti delle profezie di Daniello e della Sibilla Erittea, die 
l'avvento d'Anticristo e persecuzione della Chiesa dovea essere 
tra 'I 1300 e '1 1400, quasi intorno al settantestmosesto anno, e 
di ciò fece uno libro il quale Intitolò della speculazione dell'afa 
vento Anticristi, (b) per la qual cosa fu tenuto nuovo errore di 
fede. Partissi da Parigi per tema dello inquisitore, perocché gli 
altri maestri di Parigi il faceano perseguitare, e andonne in Ci- 
cilia a don Federigo, e poi in suo servigio mori In mare, an<i 
dando per am|iasciadore a corte di papa. 

CAPITOLO IV. 

Come in Ferrara si fece congiura per ribellare la terra 

alla Chiesa. 

Nel detto anno del mese di Luglio , congiurazione si fece In 
Ferrara per rubellare la terra alla Chiesa, e quasi l'aveano ru- 
bellata. Il Legato Cardinale Pelagrù subitamente la soccorse coU 
y ajuto de' Bolognesi ; e mostrando di riformare la terra , fece 
consiglio de' cittadini in Castello Tedaldo , e ritenne trentasei 
de' migliori e maggiori della terra, e subitamente gli fece Im^ 
piccare in sulla piazza di Ferrara: e poi a di 22 Agosto il detta 

(a) Vedi Appendice o.^ 6o« , 
(à) Idem n."" 6\. 



I^IBBO NÒNO 149 

cardinale venne in Firenze, e fugli fatto grande onor^ da' Fio- 
rentini, come dicemmo addietro* 

CAPITOLO V. 

Come % Todini furono iconfiiii d^' Perugini. 

Nel detto anno e mese di Luglio , i Perugini feciono oste a 
Todi, e mandarono per aiuto aTiorentini, i quali vi mandaro- 
no il maliscalco del re^ ch'era al loro soldo, con trecento cava«- 
lìeri, I Todini uscirono fuori a battaglia^ e furono sconfitti con 
grande danno e vergogna di loro gente di morti e presi assai, 
per Io valore del detto maliscalco e di sue masnade. 

CAPITOLO VI. 

Come i guelfi furono oaeeiati di Spuleto. 

Nel detto mese di Luglio furono cacciati i guelfi di 3pnleto 
per Currado di Nastagio di Fuligno^ grande capitano di parte 
ghibellina, colla forza de'Todini. Poi i Perugini per più tempo 
feciono oste e guerra assai a Spuleto: poi l'anno appresso accor- 
do fu tra loro e' Todini e gli Spuletini , e rimessi i guelfi in 
Todi e in Spuleto (a), 

CAPITOLO VII. 

Come Arrigo imperadore si parti della Magna per passare 

in Italia. 

Nel detto anno 1310^ lo 'mperadore venne a Losanna con pò* 
ea gente, attendendo il suo sforzo e l'ambascerie delle citte d'I* 
falla, e ivi dimorò più mesi. Sentendo ciò i Fiorentini, ordina- 
to di mandargli una ricca ambasceria, e simigliante i Lucchesi, 
e'Sanesì, e l'altre terre della lega dì Toscana; e già erano eletti 
gli ambasciadori, e levati i panni per le robe per loro vestire 
onoratamente. Per cèrti grandi guelfi di Firenze si sturbò l'an- 
date, temendo che sotto inganno di pace lo 'mperadore non ri« 

(d) Vedi Appendice n.* ^%. 



150 GIOriNM VILLANI 

mettesse gli usciti ghibellini ia Firenze e gli ne facesse signori; 
e in questo si prese il sq^petto, e appresso lo sdegno, onde se- 
gui grande pericolo a tutta Italia, cbe ^ssen^Q gli amlia^ciadori 
di Romii e que' di Pisa e dell'altre città a Lo^aqna in Si^voia , 
lo 'mperadore domandò perchè non v'erano que' di Firenze^ p^r 
gli ambasciadori degli usciti di Firenze fu risposto al signore , 
ch'elli aveano sospetto di lui, Allora disse lo *mperadore : male 
hanno fatto , ^ nostfo int^ndifnento era di volere i Fforpuiini 
tuttù non partiti, a buoni fe^efi^ e di quella città fare fu^tra 
camera e la migliore di nostro imperio. E di certo si seppe da 
gente eh' erano appresso di lui, eh' egU era insino allora con 
puro animo in mantenere quegli eh? reggeanq Firenze In loro 
stato, e gli usciti: n'aveano grande paurfi eh® 4' allora innfnzi 
per qu^^to isdegno, o per mala in(brmazione de'^uqi aniimcla- 
dori yenuti a Firenze , e de' ghibellini e Pisani ? a^ apprese al 
contradio, Per la qual cosa l'Agosto presente» i fiorentini en- 
trati in ^spetto, fecero mille cavalieri cittadini di cavalhite, e 
si cominciarono a gnernire d{ soldati e di moneta, e a fare le- 
ga col re Ruberto e con piti città di Toscana e di L,on|bardia, 
per isturbare la venuta e coronazione dello 'mperadore , e* Pi- 
sani acciocché passasse gli mandarono sessantamila fiorini d*oro, 
e altrettanti gli promissono quando fosse in Pisa; e con questo 
aiuto si mosse da Losanna, che da se non era ricco slgnqr^ 4i 
moneta. 

CAPITOLO VIU. 

Cofne il re Ruberto venne in Firenze tornando 

dalla iua coronazione. 

Nel detto anno 1310 di 30 di Settembre, il re Ruberto ven-i 
ne In Firenze (a) tornando d'Avignone , doy - era la corte del 
papa^ dalla sua coronazione; albergò in ca^a de'Peruzzt dal Par- 
lagio, e da'Fiorentini gli fu fatto grande onore > e armeggiata, 
e presenti grandi di moneta, e dimorò in Firenze insino a di 
24 d'Ottobre per riconciliare i guelfi insieme^ ch'erano divisi 
per sette intra loro , e per trattare al riparo dello 'mperadore^ 



(a) Vedi Appendice n.^ 63. 



LIBRO NONO 151 

tu riconciliargli poco poteo adoperare; tanto era V errore cre- 
sciuto tra loro come addietro è fatta menzione. 

CAPITOLO IX. 

Comi Arrifo imperadore entrò in Italia^ e ebbe la città 

di Milano» 

Nell'anno 1310 all'uscita di Settembre, lo ^mperadore si parti 
da Losanna con sua gente, e passò le montagne di Monsanese^ 
e all'entrata d'Ottobre arrivò a Turino in Piemonte: appresso 
giunse nella citta d'Asti, di 10 d'Ottobre. Per gli Astigiani fa 
ricevuto pacificamente per signore , andandogli incontro con 
grande processione e festa , e tutte le discordie tra gli Asti- 
giani pacificò. In Asti attese sue genti e innanzi si partisse, 
ebbe presso a duemila oltramontani a cavallo. In Asti soggior- 
nò più di due mesi, perocché in quello tempo tenea la signoria 
di Milano messer Guidetto della Torre, uomo di grande senno 
e podere , il quale avea tra soldati e cittadini più di duemila 
uomini a cavallo , e per sua forza e tirannia teneva fuori di 
Milano i Visconti e loro parte ghibellina, e eziandio l'arcivesco- 
vo Suo consorto con più altri guelfi. Questo messer Guidetto 
avea lega co' Fiorentini e con gli altri guelfi di Toscana e di 
Lombardia^ e contendea la venuta dello 'mperadore, e sarebbe- 
gli venuto fatto, se non eh' e' suoi consorti medesimi con loro 
seguito condussono lo 'mperadore a venire a Milano col con-* 
sigilo del cardinale dal Fiesco legato del papa. Messer Guidetto 
non possendo al tutto riparare , assenti alla sua venuta contra 
sua voglia; e cosi entrò lo 'mperadore in Milano la villa della 
festa di Natale^ e il di di Bifania^ di 6 di Gennaio, fu coronato 
in santo Ambrogio dall'Arcivescovo di Milano della seconda co- 
rona del ferro (a) onorevolemente egli e la moglie. E la detta 
corona (ì) ei da in Milano, ed è di fino acciaio forbito a epada , 

(a) Vedi Appendice n.^ 64* 

(i) Questo squarcio che, come dice il Muratori j non ti trova nel Co- 
dice Recanati 9 e nell' ediiione de' Giunti del 1587, ai diee in margine 
a carte 384 esser per a??entura una poitilla , perchè non ti legge in 
niuno de' testi antichi, manca pure nel Codice Dafaniati ; ma noi I' ab- 
hiamo tratto da un Codice Riccardiano del trecento^ segnato di d.^i533, 
del quale abbiamo dato conto nel primo Tolume. 



^ 



152 eiOVAIttlt ViLtANt / 

fatta a fartna d^una ghirlanda d'alloro, ivi iu Matèie ricche fié^ 
tre preziose, a modo eh' anticamente si coronàtàno d^aUoro i Cc^ 
sari negli loro triunfi e mttorie: e d'acciaio si fa a figura e H^ 
militudiney che come Vaccaio e H ferro doma ogni altro meteMo , 
così i Cesari triunfanti eolla forZa de'Rotnani e Italiani, che iuiU 
erano chiamati Romani j domarono e sottomisero all'imperio 
di Roma tutte le nazioni del mondo. E alla detta coronazione 
furono gli ambasciadori quasi di tutte le città d' Italia , salvo 
quegli di Firenze e di loro lega. E dinlorando in Milano , fia- 
cificó tutti i Milanesi Insieme, e rimiseri ihesser Maffeo Viscon- 
ti e sua parte, e 1* arcivescovo e* suoi, e ogni uomo che n' era 
di fuori. E quasi tutte le città e signori di Lombardia vennero 
a fare le comandamenta» e dargli grande quantità di moneta ^ 
e in tutte le terre mandò suo vicario, salvo Bologna e Padova» 
ch*erano centra lui alla lega deTiorentini. 

GJJPITOLO X. 

Come i Fiorentini chiusono di fossi le nuove cerchie 

della cittade. 

Nel detto anno il di di sant^ Andrea, i Fiorentini per tema 
della venuta dello *mperadore si ordinarono a chiudere la città 
di fossi dalla porta a san Gallo insino alla porta di santo Ann 
brogio , ovvero detta la Croce a Gorgo, e poi insino al fiume 
d'Arno: e poi^ dalla porta di san Gallo, insino a quella dal Pra- 
to d' Ognissanti , erano già fondate le mura, si le feciono inal- 
zare otto braccia. E questo lavoro fu fatto subito e in poco 
tempo , la qual cosa fermamente fu poi lo scampo della città 
di Firenze, come innanzi si farà menzione; imperciocché la città 
era tutta schiusa, e le mura vecchie quasi gran parte disfatte^ 
e vendute a'prossimàni vicini per allargare la città vecchia, • 
chiudere i borghi e la giunta nuova. 

CAPTOLO xr 

Come quegli della Torre furono caceidti di Milano. 

Nel detto anno di 11 del mese di Febbraio» veggendosi mes- 
ser Guidetto della Torre fuori della signoria di Milano^ e Maf- 



Libro nono 153 

feo Vificoati e gli altri suoi nimici assai innanzi aHo 'mperado* 
re, si pensò di rubellare allo *mperadore la città di Stilano^ che 
v'afea col signore poca cavalleria, ch'era andata e sparta per 
le città di Lombardia , e sarebbegli venuto fatto , se non che 
Maffeo Visconti, molto savio, ne fece avveduto lo *mperadore e'I 
maliscalco suo e '1 conte di Savoia. Per la qual cosa la città 
si levò ad arme e a remore^ e alcuna battaglia v' ebbe : altri 
dissono che messer Maffeo Visconti per suo senno e sagacità 
lo *ngannò per farlo sospetto dello 'mperadore , vegnendo a lui 
segretamente, e dolendosi della signoria dello 'mperadore e de'Te- 
deschi, mostrando ch'amasse meglio la libertà di Milano che si 
fatta signoria; e innanzi volea lui per signore che lo 'mperado- 
re, e eh' egli co'suoi gli darebbe ogni aiuto e favore per cac- 
ciarne lo 'mperadore. Al qual trattato messer Guidetto intese 9 
fidandosi dello antico nimico^ per volontà di ricoverare suo sta- 
to e signoria, o che fosse per li suoi peccati^ ch'assai n'avea; (1) 
e approvossi la risposta di messer Maffeo, la quale gli fece per 
l'uomo di corte, come contammo addietro. Messer Maffeo sotto 
la detta promessa il tradì , e tutto il palesò allo 'mperadore e 
al suo consiglio: e a questo diamo assai fède per quello ne sen- 
timmo poi da savi Lombardi eh' allora erano in Milano. E per 
questa cagione fu richesto dallo 'mperadore messer Guidetto 
della Torre che si scusasse; non compari , ma si parti co' suoi 
seguaci di Milano, opponendo che non avea colpa del tradimen- 
to, ma eh' e* suoi nimici gli aveano ciò apposto per distrugger- 
lo e cacciarlo di Milano. Per gli più si credè pure che colpa 
avesse, perocch*egli era in lega co'Fiorentini e co'Bolognesi^ e 
coU'altre città guelfe, e si disse che ne dovea avere moneta as- 
sai da' Fiorentini e loro lega. Ma quiHe si fosse la cagione in- 
contanente per le dette sodduzioni si rubellò allo 'mperadore la 
città di Cremona , di 20 di Febbraio , e questa rubellazione e 
l' altre di Lombardia furono di certo con industria e spendio 
de'Fiorentini^ per dare tanto a fare in Lombardia allo 'mpera- 
dore che non potesse venire in Toscana. In questo tempo i ghi- 
bellini di Brescia cacciarono fuori i guelfi^ e simigliante avven- 
ne in Parma; per la qual cosa lo 'mperadore mandò suo vica- 

(1) e apjtrovotti ia risposta: fenoe alla prova» oìoè, ti adempiè» femie 
ad effeUo la rispoita ee. In qaeito aenso il ?erbo approvare non è nel 
Vocabolario. 

Gio Villani T. li, 20 



154 OIOVAHKI TltLAlIt 

rio e gente in Brescia^ e fece fare l'accordo^ e rimettere i guel- 
fi nella terra, i quali poco appresso veggendoti forti nella ter- 
ra, e rubellata Cremona^ e confortati da' Fiorentini e Bolognesi 
con danari e grandi impromesse, cacciarono i ghibellini ék Bre- 
scia, e al tutto si rubellarono allo 'mperadore, e s'anpareediia- 
ro di fargli guerra 

CAPITOLO XII. 

Come in Firenze ebbe grande earo^ e olire nùeiiaéi* 

Nel detto anno 1310, dal Dicembre al Maggio vegliente tal 
Firenze ebbe grandi^imo caro , che lo staio del grano Talae 
uno mezzo fiorino d*oro, ed era tutto mischiato di saggina. E 
in questo tempo l'arti e la mercatanzia non istette mai peggio 
in Firenze, e spese di comune grandissime , e gelosie e paure 
per r avvento dello 'imperadore. In quello tempo all' uscita di 
Febbraio i Donati uccisono messer Betto Brunelleschi , e poco 
appresso i detti Donati e loro parenti e amici raunaii a san 
Salvi disotterraro messer Corso Donati, e feciono gran lamento 
e Tuficio come allora fosse morto, mostrando che per la mor- 
te di messer Betto fosse fatta la vendetta, e ch'egli fosse stato 
fatto consigliatore della sua morte , onde tutta la città ne fu 
quasi ismossa a ifmore. 

CAPITOLO xni. 

Come in Firenze vennono (1) orlique di santo Barnaba. 

Nel 1311 dì 13 d'Aprile, vennero in Firenze reliquie del 
beato apostolo santo Barnaba^ le quali mandò da corte di papa 
il cardinale Pelagrù al comune di Firenze, perchè sapea ch'e'Fio- 
rentini l'aveano in grande devozione; e funne fatta in Firenze 
grande reverenza e solennità , e furono riposte nell* altare di 
santo Giovanni. 



(i) orlique: ▼• a. reliquie. Nel tom. L lib. 5. cap. i4* abbiamo tUm- 
palo orliquiC' onó* è da avvertire , che ti trova oe* buoni tetti a penoa 
neir «M e nell' altra maniera. Ved. ivi la nota i. 



LIBRO NONO 155 

GAPITCMLO CIV. 

Come lo *mperadore assediò Cremona^ e sua genie ebbe Vicenza. 

Nel detto anno di 12 del mese d'Aprile, laocendo lo 'mpera- 
dorè 06te sopra Cremona^ mandò il vescovo di Ginevra suo cu* 
gino con trecento cavalieri oltramontani^ e colla forza di mes- 
ser Cane della Scala di Verona , subitamente tolse la città di 
Vicenza a' Padovani, e quegli eh' erano di Padova nel Castello 
per paura sanza difendersi abbandonarono la fortezza, la quale 
perdita fu grande ìsbigottimento a'Padovani, e a tutta loro par- 
te ; per la qual cosa poco tempo appresso s' acconciarono col- 
r imperadore , e diedongli la signoria di Padova , e centomila 
fiorini d'oro in più paghe^ e '1 suo vicario ricevettono. n detto 
vescovo di Ginevra andò poi a Vinegia e richiese i Viniziani 
da parte dello 'mperadore d*aiuto: feciongli grande onore^ e do- 
nargli per comperare pietre preziose per la sua corona libbre 
mille di Viniziani grossi^ e in Vinegia di que' danari e d* altri 
si fece la corona e la sedia imperiale molto ricca e nobile , 
ù' arlento dorata la sedia e d*oro con molte pietre preziose la 
corona. 

CAPITOLO XV. 

Come lo 'mperadore ebbe la città di Cremona. 

Nel 1311 di 20 d'Aprile, essendo lo 'mperadore ad oste a 
Cremona , essendo la città molto stretta perché s' erano male 
provveduti per la loro subita rubellazione , renderò la città 
allo 'mperadore a misericordia per trattato dell'arcivescovo di 
Ravenna , il quale gli ricevette e perdonò loro , e fece di* 
sfare le mura e tutte le fortezze della città, e di monéta forte 
gli gravò. E avuta Cremona , incontanente andò ad oste sopra 
la città di Brescia a di 14 di Maggio, e là si trovò con più 
isforzo e con maggiore cavalleria e migliore ch'egli avesse mai, 
che di vero si trovò più di seimila buoni uomini di cavallo, 
i quattromila e più. Tedeschi e Franceschi e Borgognoni e gen- 
lili uomini , e gli altri , Italiani ; che avuto lui Milano e poi 
Cremona , più grandi signori della Magna e di Francia il ven- 



156 GIOVANNI VILLANI 

nero a servire ^ e chi a soldo , e molti per amore. E di certo 
00 allora avesse lasciata la 'mpresa dell' assedio di Brescia e 
venatosene in Toscana, egli aveva a quoto Bologna, Firenze^ 
e Lucca, e Siena^ e poi Roma, e *1 regno di Puglia^ e tutte le 
terre contrarie , perocché non erano fomiti nò provveduti , e 
gli animi delle genti molto variati, perchè il detto imperadore 
era tenuto il più giusto signore e benigno. Piacque a Dio ri- 
stesse a Brescia \ il qual assedio molto il consumò di genti e 
di podere per grande pestilenzia di morti e malattie^ come in» 
nanzi farò menzione. 

CAPITOLO XVI. 

Come i Fiorentini per la tenuta dello 'mperadore traeeonù 

di bando tutti i guelfi. 

Nel detto anno a di 26 d'Aprile, avendo i Fiorentini n orette 
come Vicenza e Cremona erano rendute allo 'mperadore ^ e 
come andava all'assedio di Brescia, per fortificarsi feciono ap- 
presso dicroto e ordine, e trassono di bando tutti i cittadini e 
contadini guelfi di che bando si fosse , pagando certa piccola 
gabella : feciono più ordini di leghe in città e 'n contado e 
coU'altre terre guelfe di Toscana. 

CAPITOLO XVn, 

Come i Fiorentini con tutte le terre guelfe di Toscana 
feciono lega insieme eontra lo 'mperadore. 

Nel detto anno 1311 di calen di Giugno , ì Fiorentini^ Bolo* 
gnosi , Lucchesi , Sanesi^ Pistoiesi e Volterrani , e tutte V altre 
terre guelfe di Toscana feciono parlamento e fermarono lega 
insieme, (a) e fermarono taglia de'cavalieri, e giurarsi insieme 
alla difensione e contasto dello *mperadore. E appresso a di i6 
di Giugno i Fiorentini mandarono a Bologna il maliscalco del 
re con quattrocento cavalieri catalani , eh' erano al loro soldo 
per la guardia di Bologna, e per contastare allo 'mperadore se 
venisse da quella parte ; e simigliante vi mandare i Sanesi 

(n) Vedi App^Dclica o,® 65, 



LIBRO NONO 157 

e'Locchesi, e dimorarvi più mesi tra in Bologaa e in Romagna 
io servigio del re Ruberto. 

CAPITOLO xvm. 

Come il re Ruberto fece pigliare per inganno i ghibMini 

di Romagna. 

Nel detto anno , di 8 di Luglio , venne in Firenze metter 
Gilii)erto da Santiglia con dugento cavalieri catalani e cinque- 
cento mugaveri a pie » che gli mandava il re Ruberto in Ro- 
magna per Visconte^ perocché '1 papa avea fatto lo re conte 
di Romagna . Come fu di là , colla forza del maliscalco pre- 
se tutti i caporali ghibellini di Forlì , e di Faenza , e d' I- 
mola, e 'dell'altre terre di Romagna, e misegli in pregione per- 
chè non gli rubellassono la terra, e accomiatonne tutti i giii* 
|>ellini e'biancbi usciti di Toteana che v'erano. 

CAPITOLO XiX. 
Come il marchese del papa prese Fano e Pesaro. 

Nel detto anno all'entrante di Settembre, il marchese ch'era 
nella Marca per lo papa prese la città di Fano e quella di 
Pesaro , (a) che s' erano rubellate alla Chiesar 

CAPITOLO XX. 

Come lo 'mperadore Arrigo ebbe la città di Brescia per assedio* 

Nel detto anno 1311 essendo lo 'mperadore ad oste a Bre- 
scia^ più assalii v' ebbe , ove mori gente assai di que' d' entro 
e di que'di fuori, intra'quali fu morto a uno assalto, d'uno qua- 
drello di balestro grosso, messer Gallerano di Luzimborgo fra- 
tello carnale e maliscalco dello 'mperadore, e più altri baroni 
buoni cavalieri; onde fu grande spavento a tutta Toste. E per 
quella baldanza i Bresciani uscendo spesso fuori ad assalire To- 
ste, del mese di Giugno parte di loro furono rotti e sconfitti , 

(a) Vtdi Appeodioe n.^ 66. 



158 GIOVANNI VILLANI 

e furonne presi da quaranta de' nag glori della terra 9 e morti 
ben dugento , intra* quali presi fu messer Tebaldo Broscfatl il 
quale era capo della gente d' entro, e uomo di grande valore, 
ed era stato amico dello 'mperadore , e avealo rimesso in Bre- 
scia quando ne furono cacciati i guelfi: fecelo isquartare a quat- 
tro cavalli come traditore , e più altri leoe dicapitare, onde il 
podere de'Bresciani molto afiiebolio; ma però que' d* entro non 
lasciarono la difensione della città. In quello assedio si corrup- 
pe Tarla per la puzza de*cavalli e della lunga stanza del cam- 
po, onde v'ebbe grandissima infermità e dentro e di ftiori , e 
ammalare gran parte degli oltramontani, e molti grandi baroni 
vi morirono, e se ne partirono per la malattia , e morirne poi 
in cammino. Intra gli altri vi mori il valente messer Guido di 
Namurro fratello del conte di Fiandra, die fìi capo deTiammin- 
gbi alla sconfitta di Coltrai , uomo di gran valore e rinomea $ 
per la qual cagione i più dell'oste consigliavano Io 'mperadore 
se ne partisse. Egli sentendo maggiormente la diflUta d'estro, 
si deirinfermità e mortalità^ e si di vittuaglia, si fermò di non 
partirsi, ch'egli avrebbe la terra. Quegli di Brescia, fallendo lo- 
ro la vivanda, per mano del cardinale dal Fiesco si renderono 
alla misericordia dello 'mperadore , a di 16 di Settembre nel 
detto anno (a). Gom'ebbe la città, le fece disfare tutte le mu- 
ra e le fortezze, e condannogli in settantamila fiorini d' oro, e 
con gran fatica in più tempo per loro male stato gli ebbe ; e 
cento de'migliori della città grandi e popolari mandò a' confini 
in diverse parti. Partito dall' oste da Brescia con sua grande 
perdita e dammaggio, che '1 quarto della sua gente non gli era 
rimasa , e quella gran parte inferma , fece suo parlamento in 
Cremona. Quivi per sodduzione e conforto de'Pisani e de'ghibel- 
lini e bianchi di Toscana, si fermò di venire a Genova e là ri- 
formare suo stato , e in Milano lasciò per vicario e capitano 
messer Maffeo Visconti , e in Verona messer Cane della Scala, 
e in Mantova messer Passerino de'Bonaposi, e in Parma messer 
Ghiberto da Correggia, e cosi tutte l' altre terre di Lombardia 
lasciò a tiranno , non possendo altro per lo suo male stato , e 
da ciascuno ebbe moneta assai , e brivilegfblli delle dette si- 
gnorie. 



(a) Vetli Appeodice o.^ 67. 



LIBRO nono 159 

CAPITOLO XXf. 

Come t FioreniM e'Lueehesi guernirono le frontiere per la venuta 

dello 'mperadore. 

Nel detto anno a di 17 d'Ottobre, i Fiorentini sentendo che 
lo 'mperadore veniva a Genova , presono in guardia il castello 
e la rocea di Samminiato del Tedesco , e fornirlo di cavalieri 
e di pedoni, e mandarono a dire a Volterra che non si rubel- 
lasse per gli ghibellini allo 'mperadore o a soa parte ; e' Luc- 
chesi fornirono tutte le castella di Lunigiana e del Valdamo di 
ponente. 

CAPITOLO XXII. 

Come papa Clemente diede legati allo' mperadore Arrigo 

che 7 eoroncusono. 

Negli anni di Cristo 1311 , papa Clemente alla rìchesta del- 
lo 'mperadore, non potendo in persona venire a Roma a coro- 
narlo per cagione del concilio ordinato, mandò il vescovo d'O- 
stia cardinale da Prato legato, che potesse in ciò come la per- 
sona del papa; il quale fu con lui in Genova del mese d'Otto- 
bre, e mandò il detto papa legato in Ungheria messer Gentile 
da Montefiore cardinale, per coronare Carlo Rimberto, figliuolo 
che fu di Carlo Martello nipote del re Ruberto, del reame d'Un- 
gheria, e per dargli Taiuto e favore della Chiesa. E cosi fece, 
e dimorovvi più tempo in Ungheria il detto cardinale , tanto 
eh' ebbe conquistato quasi tutto il paese il detto Carlo , e lui 
coronato pacificamente. E alla tornata in Italia del detto cardi- 
nale^ ebbe comandamento dal papa che tutto il tesoro della 
Chiesa eh' era 'a Roma e in altre terre del patrimonio condu- 
cesse di là da' monti a lui , il quale cosi fece infìno alla città 
di Lucca. Di là non lo poteo più innanzi conducere per terra 
nò per mare^ perchè la riviera di Genova cosi per terra come 
per mare era tutta scommossa a guerra per le parti guelfi e 
ghibellini , per la venuta dello imperadore. Lasciollo in Lucca 
nella sagrestia di san Friano, il quale tesoro fu poi rubato per 
gli ghibellini^ come innanzi faremo menzione. 



160 GIOTAlfHI TILLAlTt 

CAPITOLO XXIil. 

Carne papa Q&mente fece eoneUio a Vienna in Borgogna, e eanonitzó 

santoy Lodmrieo figliuolo id re Carlo. 

Nel detto anno 1311, per calen di Novembre , il detto papa 
Clemente celebrò concilio a Vienna In Borgogna per la pro- 
messa fatta al re di Francia^ per cagione della questione mossa 
per lo detto re contra alla memoria di papa Bonifazio , come 
addietro facemmo menzione , ov'ebbe più di trecento vescovi , 
sanza gli abati e prelati. In quello concilio si dicbiarò che pa- 
pa Bonifazio era stato cattolico , e non in nonno caso di reria 
avea operato (1) che il re di Francia gli mettea addosso^ prima 
per più ragioni giuriste allegate dinanzi al re e al suo eomiglio 
per messer Biceiardo da Siena cardinale e sommo legista^ e per 
messer Gianni di Namurro per teologia^ e per messer Fra Gmn" 
tile cardinale per decreto^ e per Messer Caraccio e messer Gui* 
glielmo d' Ebole Catalani^ valenti e prodi cavalieri^ per appello 
di battaglia. Per la guai cosa il re e' suoi rimasano confusi; 
ma per lo papa e per gli cardinali si trovò modo per conten- 
tare il re di Francia^ e fecesi dicreto, che per offesa che '1 re 
di Francia avesse fatta al detto papa Bonifazio , o alla Chiesa, 
mai a lui né a sue rede potesse essere opposto né dato briga; 
e ordinossi che tutti i beni e possessioni eh' erano state della 
magione del tempio , fossono della magione dello spedale , le 
quali convenne che la magione dello spedale ricomperasse gran* 
dissimo tesoro dal re, e da'signori che Taveano occupate; onde 
la magione dello spedale si credette essere ricca^ e per lo gran* 
de debito in che entrò per riscattarle, venne in male stato. Al 
detto concilio fu il re di Francia e più altri signori , e fecìon- 
Tisi più costituzioni, e si cominciò il settimo libro de'decretali. 
E compiuto il concilio, il papa se n'andò a Bordello. In quello 
concilio fu canonizzalo a santo, Lodovico arcivescovo di Tolosa, 
frate minore, figliuolo del re Carlo primogenito, e fratello del re 
BubertOy e per essere religioso lasciò Tenore mondano e la co- 
rona del reame. Fu uomo benigno e di santa vita, e molli mi- 
racoli mostrò Iddio per lui, e prima a sua vita, e poi. 

(i) Tutto quello cb*è io caraUere ooriivo maoca nel eod. Dafarioli» 
e rabbiam tratto 4al cod. riccardiano di n.^ i533. 



tlBEO Éonifi ìùl 

CAPITOLO XXlV. 

Co^fut lo 'tnperadore Arrigo vennt tMlla città di Genova» 

Nel detto anno 1311 a di 31 d'Ottobre, lo ^mperadore venne 
di Lombardia a Genova con seicento cavalieri di sua gente ol- 
tramontani, sanza i Lombardi. Per gU Genovesi fu ricevuto ono^ 
revolemente come loro signore, e fattagli grande festa, e dato^ 
gli al tutto la signoria della terra; che fu tenuto grande cosa, 
essendo la libertà e la potenza de* Genovesi si grande , come 
nulla cittd dei cristiani in mare e in terra, n detto imperado- 
re pacificò tutte le discordie de' Genovesi , e rimisevi messer 
tJbizzino Spinoli e suoi seguaci, che n' l)f atlo fuori per ribelli, 
e fece fare pace tra loro e gli Orii , e loro parte : donargli i 
Genovesi alla sua venuta cinquantamila fiorini d*oro^ e alla im^ 
l^radrice ventiioiìila. 

CAPITOLO XXV. 

Come in Arezzo venne vicario d' imperio» 

Negli anni 1311 del mese d'Ottobre^ venne ad Arezzo viea^ 
Ho dello ^mperadore uno gentile uomo di Padova : pacificò gli 
Aretini insieme, e rimisevi dentro i guelfi^ e poco appresso vi 
mori di remai 

CAPITOLO XXVI. 

Come in firenze vennero ambasciadori iMo ^mperadorCy 

e furonne cacciati. 

Nel detto anno e mese d' Ottobre, velmero a Firenze messer 
PandoUò Savelli di Roma e altri cherici per ambasciadori del' 
lo 'mperadore. Quando furono alla Lastra sopra a Montughi , i 
priori di Firenze mandarono loro che non entrassono in Firen- 
ze, e si partissono (a). I detti non volendosi partire^ furono ru- 
bati per malandrini di Firenze, con consentimento segreto 

(a) Vedi Appendice n.® 68. ... 

Gio. Villani T. IL 21 



162 gioVaUki vtLiAin 

de'priorì; e con rischio delle persone fuggendo» se ii'aiidafotlO 
per la via di Mugello ad Arezzo, rlcbeggendo poi in Arezzo tut^ 
ti i nobili e signori e comuni di Toscana^ che si appareechias" 
sono d'essere alla coronazione dello 'mperadore a Roma. 

CAPITOLO xxva. 

Carne i Fiorentini mandarono loro masnade in Lunigimna 
per eontradiare i passi atto^mperadore^ 

Nel detto anno e mese d' Ottobre , sentendo i fiorentini che 
lo 'mperadore era partito di Lombardia e ito verso Genova^ fe- 
ciono tornare il maliscalco con loro soldati da Bologna , e fe* 
ciongli andare a Pietrasanta in Lnnìgiana e a Serrezzano con 
altra buona gente di Firenze e di Lucca , a guardare il passo 
di porta Beltramo/ e la via della marina, perchè lo 'mperadore 
non potesse venire a Pisa. 

CAPITOLO xxvm. 

Come in Genova morì la 'mperadriee* 

Nel dettò anno del mese di Novembre ^ mori in Genova la 
imperadrice moglie dello 'mperadore, la quale era tenuta santa 
e buona donna, e fu figliuola del duca di Brabante; e soppel* 
lissi a' frati minori con grande onore. 

CAPITOLO XXIX. 

Come lo 'mperadore fece suo processo eonira i Fiorentini. 

Nel detto anno e mese , lo 'mperadore fece in Genova suo 
processo contra i Fiorentini , che se infìra quaranta di non gli 
mandassono dodici buoni uomini con sindaco e pieno mandato 
ad ubbidirlo , che gli condannava in avere e in persona dove 
fossono trovati. Non vi mandò il comune di Firenze, ma a tutti 
i Fiorentini mercatanti eh' erano in Genova comandato fu si do- 
vessono partire, e cosi feciono; ma poi ogni mercatanxia clie 
si trovò in Genova in nome de' Fiorentini , fu impacciata per 
la corte dello 'mperadore. 



LIBBO NONO 143 

CAPITOLO XXX. 

Di scandalo eh' ebbe in Firenze tra' lanaiuoli. 

Nel detto anno e mese , i lanaiuoli di Firenze rennono tra 
loro in grande divisione e sette per cagione del consolato, e 
funne quasi a remore la citti. 

CAPITOLO xxsa. 

Come il re Ruberto mandò gente a' Fiorentini per coniastare 

lo 'mperadore. 

Nel detto anno a di 15 di Dicembre, il re Roberto mandò a 
Firenze dugento de' suoi cavalieri ch'erano in Romagna^ per- 
chè i Fiorentini e' Lucchesi potessono meglio contastare il pas- 
so air imperadore; ond' era capitano il conte di Luni da Roana. 

CAPITOLO xxxn. 

Come la città di Brescia si rubellò allo'mperadore. 

Nel detto anno all' uscita di Dicembre , i guelfi di Brescia 
rientrarono nella terra per ribellarla dalla signoria dello'mpe- 
radore. Gavalcovvi messer Cane della Scala con suo isforzo, e 
cacciogline fu^ri con grande loro dammaggio. E nel detto mese 
di Dicembre, messer Ghiberto da Correggia, che tenea Parma, 
si rubellò dalla signoria dello 'mperadore , e simile feciono i 
Reggiani; e'Fioreojtini^ e Valtra lega de'guelfi di Toscana^ man- 
darono loro aiuto di gente a cavallo. 

CAPITOLO xam. 

Come in Firenze ebbe grande novità per la morte 
di messer Pazzino de' Pazzi- 

Nel detto anno di 11 di Gennaio, avvenne in Firenze che 
messer Pazzino de'Pazzi, uno dei maggiori caporali che reggea 
la città » e più amato dal popola j^ andando a falcone in isola 



i64 GIOVANNI VILLANI 

d'Arno a cavallo sanza guardia con suoi falconieri e fkininarl, 
Pafflera de'Cavalcanti l'uccise,^ coll'tluto de'BruDeDesciii e d'al- 
tri masnadieri in sua compagnia a cavallo, a tradimento^ secoiH 
do si disse, perocché messer Passino da loro non si guardava; 
e ciò fece per vendetta di Masino de'Cavalcanti e di messer Bot- 
to Brunelleschi^ dando colpa al detto metter Panino |^f avesse 
fatti morire. Per la qùal cosa, recato il corpo suo morto al pa- 
lagio de'priori per più infirmare i Cavalcanti, la città si mosse 
tutta a romore e ad arme, e col gonfalone del popolo in furia 
si corse a casa i Cavalcanti, é mlsevisi fuoco, e da capo furono 
tracciati di Firenze i Cavalcanti. Per questa cagione il popolo di 
Firenze alle spese del comune fece quattro de' Pazzi cavalieri , 
donando de'|>eni e rendite del comune. 

CAPITOLO XXXIV. 

Come la città di Cremona H rubeW daUo' mperadare. 



Nel detto anno 1311, di 10 del detto mese di Gennaio, i Cre** 
monesi si rubellarono alla signoria dello 'mperadore, e cacciar- 
ne fuori sua gente e suo vicario, e ciò fa per soddotta de'Fio^ 
rentini, che ancora v'aveano loro ambasciadore a trattare ciò, 
promettendo a'Cremonesi grande aiuto di danari e di gente; ma 
male fu loro per gli Fiorentini attenuto, 

CAPITOLO XXXV, 

Come il malisealco dello 'mperadore giunse in Pisa , 
e cominciò guerra a' Fiorentini, 



Nel detto anno di il di Gennaio, messer Arrigo di Namurro 
fratello del conte Ruberto di Fiandra , malisealco dello 'mpera-« 
dorè, giunse per mare in Pisa con poca gente, e a due di ap- 
presso usci di Pisa con sua gente di qua da Pontadera, e tutte 
le some de' Fiorentini che ventano di Pisa, fece prendere e ri- 
menare in Pisa: onde i Fiorentini ebbono grande danno. Per 
questa cagione i Fiorentini mandarono gente a cavallo e a pte^ 
^ alla guardia di Samminiato e di quella firontiera. 



LIBRO NONO 105 

CAPITOLO XXXVl. 

Come i Padovani H rubellarono dalla signoria 

dèllo'mperadore. 

Nel detto anno a di 15 di Febbraio^ i Padovani col conforto 
de'Fiorentini e de'Bolognegi si nibdlarono dalla signoria dello 'm- 
peradore, e cacciarne il suo vicario e sua gente; e a romore 
uccisono inesser Gaiglielmo Novello loro cittadino 9 e gran capo 
di parte ghibellina in Padova. 

CAPITOLO XXX vn. 

Come lo 'mperadore Arrigo venne nella città di Pisa. 

Nel detto anno a di 16 del mese di Febbraio , lo 'mperadore 
si parti di Genova per mare con trenta galee per yenire a Pisa: 
por fortuna di tempo gli convenne dimorare in Portovenerl di- 
ciotto di; poi di là arrivò a Portopisano, e in Pisa entrò a di 
6 di Marfo 1311 , e da' Pisani fu ricevuto come loro signore , 
faccendogli grande festa e processone, e al tutto gli diedono la 
signoria della città, faccendogli grandi doiii di moneta per for* 
nire sua gente, che grande bisogno n'aveva. In Pisa dimorò in-» 
fino a di 22 d'Aprile 1312, (a) attendendo gente nuova di suo 
paese. In questo dimoro io Pisa il maliscalco suo con la sua 
gente molte cavalcate e assalti fece sopra le terre e castella 
de'Lucchesi e di Samminiato del Tedesco, sanza tendere cam* 
po^ assedio. In quelle cavalcate presono il castello di Buti e 
la valle che teneano i Lucchesi ; altro acquisto non yi fece di 
terra alcuna. In Pisa si trovò con millecinquecento cavalieri ol- 
tramontani con gl'infìrascritti baroni e signori: TarcivescoYO di 
Trievi suo fratello carnale, il vescovo di Legge fratello del con* 
te di Bari suo cugino , il duca di Baviera , il conte di Savoia 
suo cognato, il conte di Forese^ messer Guido fratèllo del Dal- 
fino di Vienna, messer Arrigo fratello del conte di Fiandra suo 
maliscalco e cugino, messer Ruberto figliuolo del detto conte di 
Fiandra, il conte d'Alvagna d'Alamagna chiamato Lullo Maatro, 

(n) Vfdi Appcndioe n.^ 69* 



166 GTOyAfdfl VILK^AKI 

cioè iD latino Mastro Siniscalco, uomo di grande yalore^ e piò 
altri conti della Magna non conosciuti da noi, castellani e ban^ 
deresi assai, ciascuno di questi signori con sua gente, e mMì 
Italiani, Lombardi e Toscani. I Fiorentlle e gli altri Toacani aen-^ 
tendolo in Pisa, s'afforzarono di cavalieri e di gente ia grand» 
quantità per contastarlo. 

• 

CAPITOLO xxxvm^ 

Ome ^i ^^HfU furono ieonfUii éki'^PomgimL 

Nel detto anno 1311 di 28 di Febbraio, gli Spuletini ch'era- 
no a parte ghibellina furonoi sconfitti da' Perugini , e assai na 
furono tra presi e morti^ 

CAPITOLO XXXIX. 

Delta raunata che 'l re Ruberto e la lega di Toscana fèoiono 
a Roma per contasiare la coronazione d'Arrigo imperadore. 

Nell'anno 1312 del mese d'Aprile, sentendoli re Ruberto Fap* 
parecchiamento che '1 re d'Alamagna facea in Pisa per venire 
a Roma per coronarsi, si mandò innanzi a Roma, alla rlchesta 
e colla forza degli Orsini , messer Gianni suo fratello con sei- 
cento cayaHeri catalani e pugliesi , e giunsono in Roma di 16 
d'Aprile; e mandò a' Fiorentini e Lucchesi e Sanesl e air altre 
terre di Toscana ch'erano in lega con lui , ohe yi mandasaono 
loro isforzo; onde v'andarono a di 9 di Maggio 1312^ di Firen-» 
ze dngento cavalieri di eavallate de*migliori cittadini» e 'I ma- 
liscalco del re Ruberto, ch'era al loro soldo, con trecento caTalierì 
catalani e mille pedoni, molto bella gente, ond'ebbe la 'nsegna 
reale messer Berto di messer Pazzino de' Pazzia valente e savio 
giovane cavaliere, e a Roma morì al servigio del re e del co- 
mune di Firenze. E di Lucca v' andarono trecento cavalieri e 
mille pedoni , e Sanesi dugento cavalieri e seicento pedoni , e 
molti d'altre terre di Toscana e di terra di Roma vi mandaro- 
no gente. I quali tutti furono in Roma a di 21 di Maggio 1312^ 
al contaslo della coronarne dello 'mperadore, e colla forza 
de'detti Orsini di Roma e di loro seguaci presono Campido^io> 
« mescer Luigi di Savoia sanatoire per forza ne cacdaroni^: pie^ 



Ltbko nono 167 

Mii6 ìè iohrt e toriètze a pie di Campidoglio sopra la merca- 
tanzia^ e fornirono castello Adriano detto sant'Agnolo, e la cbie<- 
sa e^palagi di san Piero; e cosi più della metade di Roma e la 
meglio popolata^ e tutto Trastevero. I Colonnesi e loro seguito 
che teneano la parte dello 'mperadore teneano Laterano, santa 
Maria Maggiore, Ciiliseo, santa Maria Ritonda, le Milizie, e san- 
ta Savina; e cosi ciascuna parie imbarrata e asserragliata con 
grandi fortezze. E dimoiandovi la gente de' Fiorentini, il di di 
santo Giovanni Battista , loro principale festa , feciono correre 
in Roma palio di sciamilo chermisi» siccome usano il detto di 
in Firenze» 

CAI^ITOLO XL. 

Come lo'nkperadore Arrigo si partì di Pisa e andonne a Aonuu 

Nel detto anno di 23 d'Aprite , il re d'Alainagna si parti di 
Pisa con sua gente in quantità di duemila cavalieri e più , e 
fece la via per Maremma^ e poi per lo contado di Siena e per 
quello d' Orbivieto, sanza soggiornare , e sanza altro contrasto 
se n'andò a Viterbo, e quello ebbe sanza contradio, perocch'era 
nella signoria de'Colonnesi. E passando lui per lo contado d'Or^ 
bivieto, i Filippeschi d' Orbivieto col loro seguito di gbil)ellini 
cominciarono battaglia nella città contro a'Monaldesctii e gli al-^ 
tri guelfi d'Orbivieto, (a) per dare la terra allo' iroperadore. I 
gnelA trovandosi fòrti e ben guerniti , combatterono vigorosa- 
mente innanzi cb'e' ghibellini avessono la forza della gente del- 
lo 'mperadore , e si gli vinsono e cacciarono della città , con 
molti morti e presi di loro parte. Soggiornando poi più giorni 
lo re d'AIamagna in Viterbo, perchè non potea avere l'entrata 
della porta di san Piero di Roma, e (1) ponte Emale sopra Te- 
vero era gueruito e guardato per la forza degli Orsini , alla 
fine si parti di Viterbo , e in su monte Malo s' attendò , e poi 

(a) Vedi Appendice o.^ 70. 

(1) ponte Emale : il vero nome di qaeito poote urebbe ponte Emi" 

Ho, dil nome Emilio Scaaro , che lo fece fabbricare. Ma è accaduto di 

qaesto nome come di molti altri nomi propri, che nell' andar dei tempi 

•00 rìmatti corrotti in bocca del popolo. Quindi trovasi appellato ponte 

Milvio , ▼olgarmente ponu Molle , e per la UesM ragione il Villani lo 
chiamò pome Emale. 



168 GIOVANKl VtLtAKt 

per forza della sua gente 41 fuori , e di quella de* GolonUéil é 
di loro sefoìto d^entro» assalito le fortezze e guardie di ponlé 
Emale, e per forza le yinsono^ e cosi entrò in Roma a di 7 di 
UaggiOf e andonne a santa Savina ad albergo. 

GAprrOLO xLi. 

Come metser GaUasso VistotUi di Milano prese la città di Pineefua. 

Nel detto anno 1312, essendo i guelfi della eliti di Piacen-» 
za (a) in grande divisione tra loro, messer Alberto Scotti ^^era 
capo dell'una setta, si elesse per loro podestà per sei mesi mes- 
ser Galeasso Visconti figliuolo del capitano di Milano. Compin-' 
lo il termine, il detto messer Galeasso sotto spezie d^Ambasce^ 
ria mandò a Milano il detto messer Alberto Scotti , e dieci 
de' maggiori guelfi, e dieci ghibellini , e a Milano furono rite^ 
nuti i guelfi; poi messer Galeasso con dugento cavalieri clie gli 
vennero da Milano^ coll'aiuto de* ghibellini, e massimamente di 
quegli della casa di Landa , corse la terra e fecesene ilare si- 
gnore, e caccionne i guelfi , di 24 di Luglio del detto anno* 

CAPITOLO XLD. 

Come i Fiorentini legarono in isconfitta i Pisani da CerretéUo. 

Nel detto anno a di 20 di Maggio, essendo i Pisani ad asse-' 
dio ad uno loro casteUo in vai d'Era, ch'avea nome Cerretello^ 
vi cavalcarono i Fiorentini da cinquecento cavalieri di cavalla- 
te^ e le loro masnade di Catalani^ e levargli da oste in iacon- 
fitta, e furonne assai morti e presi di gente a piede. 

CAPITOLO XLm. 

Come Arrigo di Lusimborgo fu coronato imperadore in Roma» 

/ 
Nel dettò anno, dimorando il re de'Romani in Roma più tem- 
po per poter venire per forza alla Chiesa di san Piero a coro- 
narsi » più battaglie feciono la sua gente contra quegli del re 

(a) Vtdi Appendice n.^ 71. 



LIBRO NONO 169 

Ruberto e de'Toscani che '1 contradiavano, e per forza viiupno 
e racquislarono Campidoglio, e le fortezze sopra la Mercatan- 
zia , e le torri di san Marco. E di certo si crede eh' avrebbe 
vinta in gran parte della pugna y se non che uno giorno, a di 
26 di Maggio , a una gran battaglia il vescovo di Legge con 
più barotii d^Aiamagna, avendo rotte le sbarre, e correndo la 
terra infino presso al ponte sant^Angiolo , la gente del re Ru- 
berto con quella de'Piorenlini partendosi di campo di Fiore per 
vie traverse, per costa fedirò alla detta gente che cacciava , e 
ruppongli , e più di dugetUocinquanta cavalieri ne furono tra 
morti e presi^ intra^quali fu il detto vescovo di Legge preso, e 
menandolo uno cavaliere in groppa di suo cavallo disarmato a 
messer Gianni fratello del re Ruberto , uno Catalano a cui era 
stato morto il fratello in quella caccia , il fedi dietro alle reni 
d*uno stocco, onde giugneodo a castel sant'Angiolo^ poco stette 
e mori; onde ne fu grande danno, perciocché era signore di gran 
valore e di grande autori té. Per la detta perdita e sconfitta, la 
gente del re Ruberto e loro seguito presono gran vigore, e quel- 
la del re d'Alamagna il contradio. Veggendo il signore che Tur- 
tare non facea per lui, e che ne perdea sua gente e suo onore, 
avendo prima mandato al papa per licenza eh* e* cardinali il 
potessono coronare in quale chiesa di Roma a loro piacesse, si 
si diliberò di coronarsi in san Giovanni Laterano , e in quella 
fu coronato (a) per lo vescovo d* Ostia cardinale da Prato , e 
per messer Luca dal Fiesco e messer Arnaldo Guasconi cardi- 
nali, il di di san Piero in Vincola, di primo d'Agosto 1312, con 
grande onore , da quella gente eh' erano con lui , e da quegli 
Romani ch'erano di sua parte. E coronato lo *mperadore Arri- 
go, pochi giorni appresso se n' andò a Tiboli a soggiornare, e 
lasciò Roma imbarrata e in male stato , e ciascuna parte tenea 
le sue contrade afforzale e giiernite. De' suoi baroni si parti , 
fatta la coronazione, il dugio di Raviera e sua gente, e altri si- 
gnori d*A1amagna che l'aveano servito, sicché con pochi oltra- 
montani rimase. 



(a) Vedi Appendice n.® 79. 



Giù. Ymani T. Ih S2 



ITO GIOVANNI VILLANI 

CAPITOLO XLIV. 
Come lo *mperadare si farti di Roma per venire in Toscana. 

Poi si parti lo 'mperadore da Tiboli, e venne con tua gente 
a Todi , e da^ Todini fu ricevuto onorevolemente, e come loro 
signore, perocché teneano sua parte. I Fiorentini e gli altri To* 
scani, sentendo che lo'mperadore s*era partito di Roma e facea 
la via verso Toscana, incontanente mandarono per la loro gen- 
te ch'era a Roma, i>er essere più forti alla sua venuta. E tor- 
nata la delta gente , i Fiorentini e V altre terre di Toscana si 
guernirono le loro fortezze di cavalieri e di gente, per resistere 
alla venuta dello 'mperadore, temendo forte della sua forza, e 
faccendo più con Guati, ghibellini e sospetti; e* Fiorentini creb- 
bono il numero delle loro cavallaio in milletrecento , e soldati 
aveano col maliscalco e con altri da settecento , sicchò circa 
duemila cavalieri aveano; e ciascuna altra città e terra di To- 
scana della lega del re Ruberto e di parie guelfa s'erano isfor- 
zati di genie d*arme per tema dello 'mperadore. 

CAPITOLO KXV. 

Come lo*mp$radore venne alla citià d^ Arezzo , e poi come venne 

verso la città di Firenze. 

Del detto mese d\4gosto nel 1312, si parti lo *mperadore da 
Todi e venne per lo contado di Perugia, guastando e ardendo, 
e per forza prese la sua gente Castiglione Chiusino sopra il 
Lago, e di là venne a Cortona , e poi ad Arezzo, e dagli Are- 
tini fu ricevuto a grande onore. E in Arezzo fece sua raunan- 
za per venire sopra la ciltà di Firenze, e subitamente si parti 
d'Arezzo, e entrò in sul contado di Firenze a di 12 di Settem- 
bre , e di presente gli fu renduto il castello di Caposelvole in 
su TAmbra ch'era de' Fiorentini. E poi si puose ad oste al ca- 
stello di Montevarchi , (a) il quale era bene guernito di gente 
soldati a cavallo e a pie, e di viltuaglia: a quello fece dare 
più battaglie, e votare i fossi deirncqua per riempiere. Quegli 

(a) Vedi Appendice n.* 78. 



LIBRO WOIfO Vft 

della terra Teggendo eh* erano si forte combattuti , e aTea la 
terra le mura basse , e che i cayalieri dello 'mperadore a pid 
combattendo , e con le scale salendo alle mura non tcmeaiio 
saettamento né gtttamento di pietre , si sbigottirono forte , e 
maggiormente sentendo cb'eTtorenttni non gli soccorreano , si 
s* arrenderono il terzo di allo 'mperadore. Avuto MonteTarehl , 
sanza dimoro venne ad oste al castello Sangiovanni, e per si- 
miglianie modo gli si rendeo^ e presevi da settanta cavalieri 
catalani soldati de'Fiorentinii e cosi sanza riparo ne venne nel 
borgo di Pegghine« 



CAPITOLO XLVI. 

C9m$ % Fiorentini furono quasi sconfitti al casttlto MV Àneistt 

da genie dello 'mperadore. 



I Fiorentini sentendo lo ^mperadore partito dWrezzo, incon- 
tanente cavalcarono popolo e cavalieri di Firenze , sanza at- 
tendere altra amistà, al castello deirAncisa in su l'Arno, e fu- 
rono intorno di milleottocento cavalieri e gente a pie assai , e 
air Ancisa s' accamparono per tenere il passo allo 'mperadore. 
Egli sentendo cid , con sua gente armata venne nel piano de!- 
r Ancisa in su Pisola d'Arno che si chiama il Mezzule^ e ri- 
chiese i Fiorentini di battaglia. I Fiorentini non sentendosi dt 
numero di cavalieri guari più che quegli dello 'mperadore , e 
erano sanza capitano, non si vollono mettere alla ventura della 
battaglia^ credendosi per lo forte passo riparare lo 'mperadore, 
che non potesse valicare verso Firenze. Lo 'mperadore veg* 
gendo eh' e' Fiorentini non voleano combattere , per consiglio 
de' savi uomini di guerra usciti di Firenze si prese la via del 
poggio di sopra all' Ancisa, e per istretti e forti passi valicò il 
castello , e venne dalla parte verso Firenze. Yeggendo 1* oste 
de'Fiorentini la sua mossa, dubitando non venisse alla città d! 
Firenze , parte di loro col malìscalco dei re e sue masnade si 
partirono dall'Ancisa per essergli dinanzi al cammino. 11 conte 
di Savoia e messer Arrigo di Fiandra, ch'erano venuti innanzi 
a prendere il passo ^ sotto a Montelfi vigorosamente fedirò a 
quegli eh' erano alla frontiera , e coli' avvantaggio che aveano 



172 GIOVANNI VILLANI 

del poggio, gli misono in volta e la isconfitta, (a) segaendogU 
parte di loro infino nel borgo dell' Ancisa. La rotta de' Fioren- 
tini fu più per lo sbigottimento del subito assalto , ebe per 
dammaggio di geute ; che tra tutti non vi morirono venttoln* 
que uomini di cavallo, e meno di cento a piede; e quasi tutti 
quegli oltramontani che per forza veqnono cacciando InQnQ nel 
borgo, rimasene morti* Ma pure la gente dello 'mperador^ rima- 
sono vincenti della punga, e'Fiorentinl molto impauriti^ 9 quel- 
la notte s'attendò lo 'mperadore di qua dall' Ancisa ver^o Fi- 
renze due miglia. I Fiorentini rimasono nel castello dell^AncIsa 
quasi assediati e con poco fornimento di vittqaglia si fattunien- 
te, che se lo 'mperadore fosse stato fermo all'assedio, I Fioren- 
tini eh' erano all' Ancisa > erapo quasi tutti morti e presi. Ma 
come piacque a Dio , lo 'mperadore prese consiglio la notte 
d'andarsene al diritto alla città di Firenze , credendolasi avere 
sanza contasto, lasciandosi l'oste de'Fiorentini addietro all'An*^ 
elsa, come assediati e molto impauriti e peggio ordinati^ 

CAPITOLO XliVll . 

Come la 'tnperadore Arrigo $i puoie ad oste all<^ città 

di Firensfe. 

E cosi il seguente giorno di 19 di Settembre 1312» lo 'mpe^ 
l*adore venne ad oste alla citld di Firenze, ardendo la sua genie 
quanto si trovavano innanzi; e cosi passò il fiume d' Arno al- 
lo 'ncontro ov'entra la Mensola, e attendessi alia badia di santo 
Salvi forse con mille cavalieri. L'altra sua gente rimase in Yal- 
darno , e parte a Todi , i quali gli vennero poi : e vegpendo 
per lo contado di Perugia, daTerugini furono assaliti e quegli 
si dife^ono, e con danno e vergogna de' Perugini passarono. ^ 
giunse lo 'mperadore si subito, che i più de'Fiorentini non po- 
teano credere vi fosse in persona; ed erano si smarriti per te* 
ma della loro cavalleria, eh* era rimala all' Ancisa quasi come 
sconfitti, che se Io 'mperadore o sua gente in su la subita ve- 
nuta fessone venuti alle porte, le trovavano aperte e male guer- 
nite; e per gli più si crede eh' avrebbe presa la citte, Tuttora 
% Fiorentini veggendo l'arsioni delle case che per lo cammina 

(a) ytài Appendice n.^ 74* 



LlBmO NONO 17J 

facea , a suono di campana a* armarono il popolo, e co* gonfa- 
loni delle compagnie vennero nella piazza de' loro priori, e M 
vescovo di Firenze co* cavalli de' cherici a* armò, e Irasse alla 
difenMone della porla di santo Ambrogio e de'fossi, e tutto il 
popolo a piede con Iqi, e serraro le porte, e ordinarono i gon- 
falonieri e loro gente 9u per gli fossi alle poste alla guardia 
della città di di e di notte. E dentro alla città da quella parte 
puosono uno campo con padiglioni , logge e trabacche, aocioc- 
cbò la guardia fos^e più forte 9 e feciono steccati su pe' fbssl 
d'ogni legname^ e bertescbe, in assai brieve tempo- ]B cosi di- 
iQQParo in grande paura i Fiorentini due di> cb'e'loro cavalieri 
e oste tornarono dall' Ancisa per diverse vie per vai di Robbfa- 
no (!) e da santa Maria in Pianeta a Montebuoni di notte tem- 
po. Giunti in Firenze, la città si rassicurò: e'Lucchesi vi man* 
darono ali* aiuto e guardia della città seicento cavalieri e tre* 
mila pedoni, e'Sanesi seicento cavalieri e duemila pedoni, e'PI- 
stolesi cento cavalieri e cinquecento pedon{, e'Pratesi cinquanta 
cavalieri e quattrocento pedoni, e' Volterrani cento cavalieri e 
trecento pedoni, e Colle e Sangimignano e Samminiato ciascuno 
cinquanta cavalieri e dugento pedoni, i Bolognesi quattrocento 
cavalieri e mille pedoni^ di Romagna vi vennero tra di Himinl 
e di Ravenna e di Faenza e Cesena e l'altre terre guelfe trecen^ 
to cavalieri e millecinquecento pedoni , e d' Agobbio cento ca- 
valieri, e dalla città di Castello cinquanta cavalieri. Di Perugia 
non vi venne aiuto per la guerra cb'aveano co*Todini e Spu- 
letini. E cosi fra otto di posto V assedio per lo 'mperadore , si 
trovarono i Fiorentini con loro amistà più di quattromila uo- 
mini a cavallo, e gente a piò sansa numero. Lo'mperadore era 
con milleottocento cavalieri, gli ottocento oltramontani^ e mille 
Italiani^ di Roma, della Marca, del Ducalo, d'Arezzo , e di Ro- 
magna, e de'conti Guidi, e di quegli di SantaGore, e usciti di 
Firenze^ e gente a piò assai ; perocch' e* nostri conladini dalla 
parte ov' e' possedea, tutti seguivano il suo campo. £ fu quel-* 



(1) santa Maria in Pianeta; ìq qualche loritlore posteriore al Villani 
li trova santa Maria in Pineta : della qnal voce derivano alcooi I' eti* 
mologia dall' esser questo luogo in mezzo a* pini onde abbonda il paese 
air inlorno. Volgarmrnle si chiama Imprunetat è distante da Firenze al 
$ad circi otto miglia. 



174 «lOTARNI TILLAIfl 

Tanno 11 più largo (1) e uberoso di tutte vittoagUe che Ibiae 
trent'anni addietro. All'assedio dimorò Io 'mperadore teflno al* 
raltimo di del mese d'OtUAre, guastando il contado tutto dall» 
parte di Levante ^ e fece gran danno a' Fiorentini sania dare 
battaglia ninna alla città, stando in isperanza d'averla di eoi»- 
cordia; e tutto l'avesse combattuta , era si guemita di gente a 
eayallo, che due tanti e più n'avea alla difenslone della eittè 
che di fuori ^ e gente a pie per ognuno quattro ; e rwsiciirarBi 
•t i Fiorentini^ che i più andavano disarmati, e teneano aperte 
tutte Taltre porte, fuori che da quella parte; e entrava e usci- 
va la mercatanzia , come se non v*^ avesse guerra. Dell' uscire 
fuori i Fiorentini a battaglia, o. per viltà^ o per senno di guer- 
ra, o per non avere capo, in nulla guisa si vollono mettere al-^ 
la fortuna del combattere, che assai aveano l'avvantaggio, s'a-» 
vessono avuto buono capitano, e tra loro più uniti che non era* 
no. Ben léciono una cavalcata a Cierretello, che v'erano tornati 
i Pisani a oste , e ancora gli ne levarono a modo di sconfitta 
del mese d'Ottobre^ Lo 'mperadore fu malato più giorni a san 
Salvi, e veggendo non potea avere la città per accordo, né la 
battaglia voleano i Fiorentini , se ne parti non bene sano (2). 
E stando ancora a san Salvi, ragionando il conte di Savoia con 
1' abate e certi monaci di là entro , come lo 'mperadore avea 
da'suoi astroìaghiy ovvero per altre revelaziool, che dovea con- 
quistare in fino in capo del mondo, Tabate ridendo disse: Com- 
piuta è la profezia , che qui presso dofse^ voi dominate, ha una 
via sanza uscita , che $i chiama Capo di mondo : onde il conte 
e gli altri baroni che udirò questo, rimasero confusi della lore 
vana speranza: e però per gli uomini savi non si dee dare fe- 
de a ogni profezia o detti d'astrolago^ che sono mendaci e di 
doppio intendimento. 



(i) uberoto: lo itetio ohe ubertoso, eioè abbondante, feoondo, fertile^ 
Dtnca nel Yocabolario. 

(a) Ciò che aegne fino alla fine del capitolo non li legge nel codio» 
Davamati , mt 1' abbiamo tratto dal codice riccardiano, Bomìncto altro 
voltCì aegnato di n.* i533. 



LIBEO NONO 175 

CAPITOLO XLVIU' 

€bm« lo *mperador$ $% partì dall'assedio da san Salvi # andanm 

a san Caseiano^ e poi a Po§gibonizxi. 

Lo 'mperadore con sua oste si parti la notte vegnendo la Tuf- 
santi, e ardendo il campo^ Talicó Arno per la vìa ond' era ve- 
nuto, e accampossi nel piano d' Eroa di lungi alla città da tro 
miglia. Né già per sua levata i Fiorentini non uscirono la notte 
della città, ma sonarono le campane, e ogni gente fu ad arme; 
« per quello si seppe poi, la gente dello 'mperadore ebbono gran 
tema della levata , che la notte non Tossono assaliti dinanzi o 
alla retroguardia da'FiorentinL La mattina vegnente una parte 
de' Fiorentini andarono al poggio di santa Margherita sopra il 
campo dello 'mperadore, e a modo di badalucchi più assalti gli 
ledono, de' quali ebbono il peggiore: e con vergogna là dimo- 
rato tre f iorni, si parti , e andonne con sua oste in sul borgo 
di san Casciano presso alla città otto miglia ; per la qual cosa 
i Fiorentini feciono affossare il crescimento del sesto d'oltrarno 
ch'era fuori delle mura vecchie, in calen di Dicembre 1312. E 
stando lo 'mperadore a san Casciano, gli vennero in aiuto i Pi* 
sani (a) ben cinquecento cavalieri e tremila pedoni, e mille ba- 
lestrieri di Genova, e giunsono a di 20 di Novembre. A san Ca- 
sciano dimorò in fino a di 6 di Gennaio sanza fare a* Fiorentini 
altro assalto se non di correrie e guasto e arsioni di case per lo 
contado, e prese più fortezze della contrada ; né perciò i Fio- 
rentini non uscirono fuori a battaglia , se non in correrie e 
schermugi^ quando a danno dell'una parte e quando dell'altra, 
da non farne grande menzione, se non che a una avvisaglia a 
Cerbaia di vai di Pesa furono i nostri rotti da'Tedeschi, e mori 
uno degli Spini, e uno de'Bostichi^ e uno de'Guadagni per loro 
franchézza in qnesta stanza, ch'erano d'una compagnia di vo- 
lontà a una insegna campo verde e banda rossa con capitano, 
e chiamavansi i cavalieri della banda, de'più pregiati donzelli 
di Firenze , e assai feciono d'arme. Bla in quella stanza i Fio- 
rentini s' alleggiarono di gran parte di loro amistà , e dierono 
loro commiato^ e allo 'mperadore medesimo mancò gente, e per 

(a) Vedi Appendiee D^ 75. 



176 GIOVANNI TILLANI 

lo SUO lungo dimoro e per disagio di freddo si comincia nel 
caiDiK) a san Gasciano grande infermeria e mortalità di gente, 
la quale corruppe forte là contrada , e infino a Firenxe segui 
parte; per la qual cagione si parti lo 'mpei^dore con sua oste 
da san Casciano e andodne a PoggiboHiixi « é prese il castello 
di Barberino e di san Donato in Poggio, e più altre fortezze: a 
Poggibootz^i ripuose il castello in sul poggio» come afitktmente 
soleà esdere> e puosegli nome Castello imperiale. LA dimord inflno 
a di 6 di Itarzo, e fallogli molto la Vittuaglia, e soffersevt gran 
soffratta egli e tutta sua oste, eb'e* Sanesi dall^ una parte e'Fio- 
rentini dall^altra gli aveano cbluse le strade, a trecento soldati 
del re Ruberto erano in Colle di Valdelsa, che'l guerregglaTano 
al continuo; e tornando da Casoli dugento cavalieri dello 'mpe- 
radore, furono sconfitti da'cavalieri del re ch'erano In Colle, a 
di 14 di Febbraio 1313. E dall'altra parte il maliscalco eo'sol- 
dati de'Fiorentini era a guerreggiarlo in Sangimignàno, slechè 
lo staio dello 'mperadore scemò molto, e q«asl iioii gli rfanaso- 
no mille uomini a cavallo , che messer Ruberto di Fiandra se 
ne parti con sua gente, e da'Fiorentini fu combattuto di costa 
a Castelfiorentirto, e morta e presa di sua gente gran parte, e 
egli con pochi si fuggi , con tutto ch'assai tenne campo, e assai 
die'a fare a quella gente che lo assalirò, ch'erano per uno qual* 
irò, ed ebbonne vergogna. 

CAPITOLO XLlX. 

Come lo* mperadore $i partì da Poggibonizzi e si tornò in Pi^a, 
e fece molti processi contro a' Fiorentini. 

Lo ^mperadore veggendosi cosi assottigliato e di gente e di 
vittuaglia , e eziandio di moneta , che nulla gli era rimase da 
spendere, se non che ambasciadori del re Federigo di Cicilia, 
i quali apportarono a Pisa e vennono a lui a Poggibonizzi per 
fermare lega con lui incontro al re Ruberto, gli lUedono venti* 
mila doble d'oro. Con quelle pagati i debiti, si parti da Pog- 
gibonizzi^ e sanza soggiorno si tornò a Pisa a di 9 di Marzo 1312 
assai in male stato di se e di sue genti: ma questa somma vir- 
tude ebbe in se, che mai per avversità quasi non si turbò, né 
per prosperità ch'avesse non si vanagloriò. Tornato lo' mpera- 
dore in Pisa, fece grandi e gravi processi sopra i Fiorentini di 



tifino jroxo 177 

torre alla citU ogni giuridizione e onori, di9iM)iiendo tutti i giu- 
dici e notari, e condannando il comune di Firenze in centomÌ> 
la marchi d'ariento^ e più grandi cittadini e popolani che reggea« 
no la città nell'avere e persone e ne'loro beni, e che i Fiorentini 
non potessono battere moneta d'oro né d* argento ; e consenti 
per privilegio a messer Ubizzino Spinoli di Genova e al mar-^ 
chese di Monferrato^ che potessono battere in loro terre i fio- 
rini d'oro contraffatti sotto il conio di quegli di Firenze; la qual 
cosa da'savi gli fu messa in grande diffalta e peccato^ che per 
cruccio e mala volontà ch'avesse contro a' Fiorentini, non do* 
vea ninno privilegiare che battessono fiorini falsi. 

CAPITOLO L. 

Come lo' mperadore condannò il re Ruberto» 

Sopra il re Ruberto fece somigliantemente grandi processi, con- 
dannandolo nel reame di Puglia e della contea di Proenza, e 
lui e sue rede nelle persone , come traditori dello 'mperio ; 1 
quali processi furono poi cassi e annullati per papa Giovanni 
\igesimosecondo. E stando lo' mperadore in Pisa , messer Ar- 
rigo di Fiandra suo maliscalco cavalcò in Versilia e Lunigiana 
con ottocento cavalieri e seimila pedoni, e per forza prese Pie-» 
trasanta (a) a di 28 di Marzo 1313. I Lucchesi i quali erano a 
Camaiore collo sforzo de'Fiorentini, e'non ardirono a coniasia- 
re, si tornaro in Lucca: e Serrezzano che '1 teneano i Lucche- 
0i, s' arrenderono a'marchesi Malispini che teneano collo 'mpe* 
radore. 

CAPITOLO LL 

Come lo 'mperadore $' apparecchiò per andare nel Regno 
contro al re Ruberto, e si partì di Pisa. 

Fatto ciò, prese consiglio lo'mperadore di non urtare coTio' 
rentini e con gli altri Toscani^ che poco n'avea avanzato, ma 
peggiorato suo stato; ma di farsi dal capo^ e d*andare sopra il 
re Ruberto con tutto suo isforzo^ e torregli il regno ; e se ve- . 

(à) Vedi Appendice n.® 76. 

Gio YUlani T. IL 23 



17^ GIOTAUNI «rirLAKI 

411H0 f\ì fosw falto, si credea e«ere signore dìtalla: e di 
lo cosi sarebbe stato, se Iddio non avesse riparato^ come ùure^ 
mo menzione. Egli s'allegò col re Federigo che tenea l'isola di 
Cicilia, e -co' Genovesi, e ordinò cbe ciascuno a giorno nomato 
avesse in mare grande navllio di galee armate; in Alamagna e 
in Lombardia mandò per gente nnova , o cosi richiese tatti i 
i suoi sudditi e ghibellini d'Italia. In questo soggiorno in Pian 
raunò moneta assai^ e non dormendo, tuttora id suo naliacaleo 
facea guerreggiare Lucca e Samminiato> ma poco «'avamA. Nella 
^tate 1313, che soggiornò in Pisa, venutogli suo isforzo, si tro^ 
vò con più di duemilacinquecento cavalieri oltramontani, i |^ 
Alamanni, e Italiani bene millecinquecento cavalieri* 1 Genovesi 
armarono a sua richesta settanta galee , onde fu ammiraglio 
messer Lamba d'Oria, e venne col detto stuolo in Porto pisano, 
e parlò allo 'mperadore: poi n'andò verso il Regno all'isola A 
Ponzo. 11 re Federigo armò cinquanta galee, e il giorno noma- 
to, di 5 d'Agosto 1313, lo 'mperadore «i parti di Pisa; e qiiello 
di medesimo si trovò lo re Federigo si parti coH'armata éL lfe»> 
Sina, e con mille cavalieri si puose in su la Galavra ^ « prese 
la città di Ueggio, e più altre terre. 

CAPITOLO tlK 

Come to* mperadore Arrigo morto a Boneontenlo nel ^eoniadó 

di Siena. 

Partito lo 'mperadore di Pisa, passò su per TEba e combattè 
Castel fiorentino, e noi poteo avere: passò oltre tra Poggibonizzi 
e Colle infino a Siena lungo le porte. In Siena avea gente as- 
sai; e cavalieri di Firenze alquanti per badalucchi uscirono per 
la porta di Cammollia, ed ebbonne il peggiore, e furono ripin* 
ti per ibrza nella citte; e cosi Siena in grande paura, lo 'mpe* 
radere valicò la città , e puosesi a campo a Ifontaperti In su 
l'Arbia: (1) là cominciò ad ammalare, con tutto che inflno aUa 

(1) /à eomineiò ad ammalare , con tulio che infino aUa partitm di 
Pitm si sentisse: coti hanno i buoni tetti • penna, e ognuno agevolacafe 
comprende l' ellissi del participio ammalato, oioè , eon tutto dbc infrto 
da ijuando parti da Pisa^ si sentisse ammalato: aiechè non v*era biso- 
gno ebe altri alterasse la genuina lesione, eom' è stato fiitto, tlMipaodo: 



LIBRO NONO 179 

partita d! Pisa si sentisse; ma per non fallire la partita sua al 
fiomo ordinato , si mite a cammino. Poi andò in piano di Fi- 
letta per bagnarsi al bagno a Biacereto, e di la andò al borgo 
a BoBconvento di li da Siena dodicf miglia. Là aggravò forte, 
e come piacque a Dio, passò di questa \ita il di di santo Bar^ 
tolonuneo» di 24 d'Agosto 1313 (a). 

CAPITOLO l HI. 

GmiB e0m$-mwrto lo ^mperadcre si ditUe te fiiao#/r^ e'jruot barom 
ne pwrtarene il corpo aHa città di Pian 

iforto lo 'mperadòre Arrigo , Ta sua oste, e'^Pisani , e ttittì f 
suoi amid ne menarono grande dolore^ e' Fiorentini^ Sanesi^ e- 
l;uccbesi , e quegli di loro lega ne ffeciono grande allegrezza. 
Incontanente, lui morto, si partirono gli Aretini e gli altri gbi- 
bellini della Marca e di' Romagna' dell' oste da Bonoonyento , 
nella quale avea gente grandissima a cavallo e a piede. Isuoi 
baroni e'cavalieri pitoni con loro gente sanza soggiorno passa- 
rono per la Maremma c(à corpo suo> e recarlo in Pisa: là con 
grande dolóre , e por con grande onore il soppellirono al loro 
duomo. Questa fu la fine dello *mperadore Arrigo. E non si ma- 
ravigli chir legge , perché per noi è contibuata la sua storia 
sanza raccontare altre cose e avvenimenti d'Italia e d*altre Pro- 
vincie- e reami; per due cose , V ima , perchè tutti i cristiani, 
ed ezlandib t Grecf e' saracini , guardavano ar suo andamento^ 
e lòFtana, e- per cagione dl^ ciò' poche* novitl notabili erano in 
nulla parte altrove; l'altra , per le diverse e^ varie grandi' for- 
tune che gllbeorsono in si pit^colo tempo ch'egli visse, che di 
certo si credea ^v gli savi, che se là sur morte non fosse stata 
si prossimana, al signore di tanto valore e di si grandi tmpre^ 
se com'era egli, avrebbe vitato il Regno e toTtoh) al re Ruber^ 
io , che piccolo apparecchiamento avea al riparo suo. Anzi si 
disse per moltl^ che *ì re Ruberto non favrebbe atteso, ma ito-^ 
sene per mare in Proenza ; e appresso s' avesse vinto il Regno 
come s'avvisava, assai gli era leggiere di vincere tutta Italia > 
e dell'altre provincie assai. 

COI» nato ékc infino alla partita di Pisa ti •cniiite malato: e in quak 
cbe altro con liberti aaehe maggiore: n9n $i scntittc bene*. 
(«) Vedi Appeadioe a.* 77. 



tSO GIOVANNI VII,LANI 

CAPITOLO LIV. 

Come Federigo detto re di GeUia venne per mare aUa eMd 

di Pisa. 

Federigo re di Cicilia il qnal era in mare con suo stnolo, 
come fatta ò menzione , aggiuntosi già co* Genovesi , sentendo 
della morte dello 'mperadore, venne in Pisa, e non avendo pò * 
tuto vedere lo 'mperadore vivo , si il volle vedere morto. 1 Pi« 
sani (1) per dotta de'guelfi di Toscana e del re Ruberto i^ voi* 
lono il detto don Federigo fare loro signore : non volle la si- 
gnoria, ma per sua scusa domandò loro multo larghi patti fuo- 
ri di misura , con tutto che per gli più si credette ciie , beiio 
eh' e' Pisani gli avessono fatti, non avrebbe voluto lasciare la 
stanza di Cicilia per signoreggiare Pisa; e cosi sanza grande di^ 
moro si tornò in Cicilia. I Pisani rimasi molto sconsolati e la 
paura, vollono fare signore il conte di Savoia e messere Arri* 
go di Fiandra: nullo volle ricevere ; ma tutti i caporali e ba- 
roni ch'erano collo 'mperadore si partirono e tornarono in loro 
paesi. Altri cavalieri tedeschi e brabanzoni e fiamminghi con 
loro bandiere rimasono al soldo de'Pisani intorno di mille a ca^ 
vallo ; e i Pisani non potendo avere altro capitano , elessono 
Uguccione da Faggiola di Massa Tribara, (a) il quale era stato 
per lo 'mperadore vicario in Genova. Questi venne a Pisa e 
prese la signoria , e appresso col seguito de' cavalieri tedeschi 
che vi rimasono , fece in Toscana grandissime cose , come in- 
nanzi si farà menzione. 

CAPITOLO LV. 

Come U conte Filippone di Pavia fu sconfitto a Piacenza. 

Nel detto anno 1313 del mese d'Agosto, il conte Filippone 
di Pavia colla parte guelfa vegnendo sopra Piacenza , che la 
tenea messer Galeasso Visconti, fu sconfitto e preso. 

(i) per dottai coir o largo, viene dal francete douu in senso di Sùno* 
rt\ donde il Ycrbo dottare %\ spesso usato dal nostro Autore, 
(a) Vedi Appendice n.® 78. 



LIBRO lfO!<fO 181 

CAPITOLO LVI. 

Come i Fiorentini diedono la signoria di Firenze al re Ruberto 

per cinque anni. 

Nel detto anno 1313^ ancora vivendo lo 'mperadore, parendo 
a'Fioréntini essere in male stato ^ si per la forza dello 'mpera- 
dore e di loro ascili, e ancora dentro tra loro per le sette nate 
per cagione delle signorie , si diedono al re Ruberto per cin- 
que anni, e poi appresso si '1 raffermarono per tre, e cosi otto 
anni appresso il re Ruberto n'ebbe la signoria, mandandovi di 
sei in sei mesi suo vicario , e *1 primo fu messer Giacomo di 
Cantelmo di Proenza^ che venne In Firenze del mese di Giugno 
1313. E per simile modo appresso feciono i Lucchesi e' Pisto- 
iesi e' Pratesi di darsi alla signoria del re Ruberto. E di certo 
fu lo scampo de'Fiorenlini, che per le grandi divisioni ira'guelfi 
insieme , se '1 mezzo della signoria del re Ruberto non fossa 
stato, guasti e stracciati s'arebbono tra loro^ e cacciata parte, 

CAPITOLO LVn. 

Come gli Spinoli furono cacciati di Genota. 

Nel detto anno del mese di Febbraio e di Marzo ^ essendo 
morto lo'mperadore, e partito Uguccione da Faggiuola di Geno* 
va^ i Genovesi ghibellini tra loro ebbono grande discordia per 
invidia degli ufici e signoria della terra; che gli Orli che era- 
no possenti, e Spinoli somigliante, ciascuno volea essere il mag- 
giore. Per la qual cosa vennero a battaglia cittadina insieme , 
la quale durò per venti di continui molto pericolosa, che tutta 
la città era partita^ l'una parte con gli Orli, e l'altra con gli 
Spinoli; nella quale battaglia molli ebbe morti d* una parte e 
d'altra. Alla fine misono fuoco combattendo , onde arsero t>iù 
di trecento case nel migliore della citte; e dibattuti di tanta 
I>estilenza, gli Spinoli non tanto per forza cacciati , ma per i- 
sdegno si partirono della ciltà^ e andarne a Bazzalla, e la terra 
rimase alla signoria di quegli d'Oria e de'Grimaldi che tenea* 
no insieme con loro^ e feciono stato comune di popolo^ e durd 
più anni. 



182 GIQVAllNI TILKAHt 



CAPITOLO LVm. 



Orni Ugmeioné da Fagfimola ripiùm in F%$a fm mMm guirrm 
a- Lucehm^ iicehé miama i §kibMitU usciti per i$forMia pae^ 



iii Lucca* 

Nel detto anno Ì3i3, essendo Ugacckme in Pisa per signore 
appresso la morte dello *niperadore colla masnada tedesca* non 
istette ozioso, ma innanzi ch*a loro ibsse cominciata gnem^ ^i- 
forosamente assalirono i Lucchesi e* Samminlatesi, cavalcando^ 
gli molto H^esso infino alle porle , ardendo e guastando f e in 
più avvisamene sempre n'ebbono i Lucdiesi il peggiore^ peroc- 
chè per la loro ^Kscordia tra' guelfi medesimi , per sette IkUe 
per Invidia di loro signorie, male intendeano m seg^ke Fanlica 
loro buona sollecitudine e unttà e vittorie , ma seemanda loro 
cavallate o soldati, per la quaL cosa a'Fiorenlini convenla por« 
taro tutte H: Cbmcìo e la spesa, sovente cavalcando a Lueea po- 
polo e cavidleri alla loro difèosione. Ma Uguccione co* Pisani 
essendo di presso, partiti i Fiorentini , iocontanente gli caval- 
cava , ^cchè molto gli afflisse ; e per la loro divisione , del- 
la quale era capo dell'una setta messer Luti degli Obizzi, e del- 
Taltra messer Arrigo Berarducoi, contra la volontà de' Fioren- 
tini pace fedone coi Pisani, rendendo loro Ripafratta e più al- 
tre castella de' Pisani, che anticamente aveano sopra loro gua- 
dagnate, e rimisono in Lucca quegli éeìhk casa degrintenninelll 
e loro seguito $ onde i FicNrentini molto isdegnarono e furono 
crucciosi. 

CAPITOLO UX. 

Della marte di papa Qetnente* 

NdTanno iai4 ólL SO d'AprHe, morì papa Clemente: («) vo- 
lendo andare a Bordello in Guascogna , passato il Rodano alla 
lk>oca Maura in Proenza, ammalò e mori. Questi fu uomo mol-^ 
lo cupido di moneta, e simoniaco, che ogni beneficio per d»* 
nari a' avea in sua corte, e fu lussurioso; che palese si dicea^ 

(«} Vedi Appendice a.* 79. 



IIBAO NOIIO 183 

^lie tenea per amica la contessa di Pelagorga bellissima doniìa> 
figliaola del conte di Fusci. E lasciò i nipoti e suo Ugnalo 
eon grandissimo e inmimerabile tesoro: e dissesi che, rivendo 
11 detto papa, essendo morto mio suo nipote cardinale cui egli 
molto amaya, costrinse uno grande maestro di negromanzia che 
sapesse che tleiranima del nipote fosse. li detto maestro fatte 
^ue afti^ uno cappellano del papa molto sicuro fece portare (1) 
a*dimotìla, i <iuali il menarono allo 'nferno, e mostrargli visibi- 
temente uno palatxo iv*entro un letto di fuoco ardente, nel qua- 
le era l'anima dd detto suo nipote morto^ dicendogli^ che per 
la sua simonia era cosi giudicato. E vide nella visione fare un 
laltro palazzo aHa "ncontra , il quale gli fu detto si facea per 
papa Clemente; e cosi rapportò il detto eappellano al papa, il 
-quale mai poi non fu allegro, e poco vivette appresso: e mora- 
to lui^ e lasciatolo la notte in una chiesa con grande luminara, 
«'acoese e arse la cassa, e *1 corpd suo dalla cintola in giilu 

CAPITOLO LX* 

Come UgueetOM da Faggiuola eo*Pisani preiono la eitfà di Lucca, 

e rubarono U 4e$oro della Chiesa. 



Nel detto anno 1314, essendo i ghibellini rimessi in Lucca ^ 
Uguccione molto tegnendo corti 1 Lucchesi che rendessono i 
beni loro, e'guelfi di Lucca che gli s'aveano appropiaii non gli 
Yoleano rendere, per lo detto Uguccione fu ordinato tradimento 
in Lucca (a) con gllnterminelli^ che v'erano rimessi, e co'Quar^ 
tigiani e Pogginghi e Onesti; e Subitamente a di 14 di Giugno 
nel detto anno, la terra si misono a remore, combattendo in- 
sieme, e giugnendo Uguccione alle porte co'Pisani e loro isfor- 
To per la detta parte, gli fu data la postierla del Prato. Onde 
«ntrò nella terra con sua gente il vicario del re Ruberto, mes* 

(i) «' dimonia , i tfuali il menarono ee. Gli tUmpati dieono : Jèce 
panare alle demania allo *r^fèmo: faoeodo deaumia ài genere fenninile, 
«one ordioarianenle ti trova ; ma avendo trovato che non nn lolo , ma 
Il più de' migliori eodiel hanno la letione del letto Davans. ahbiamo tti- 
BMii» ben fatto di legaitarla ; molto pi& ohe la divertila di lotte le pa- 
role del detto patto, mottra ettere alata iilti negli lUmpall nn' altera- 
«ione del lotto arbitraria. 
(a) Vedi Appendice n." 8o* 



184 GIOVAUNI TILIAKI 

ser Gherardo da san Lupidio della Marca, e gli altri guelfi di 
Lucca male in accordo e peggio forniti di cavalieri e di genie, 
e benché avessono mandato per soccorso a' Fiorentini « i quali 
erano già ventiti a Fucecchio, il loto soccorso fu tardi, perché 
Uguccione co'Pisani aveano corsa la terra. Per la qual cosa il 
vicario del re Ruberto e gli altri guelfi non potendo resistere, 
uscirono di Lucca e yennonne a Fucecchio, e a santa Maria a 
Monte, e airaltre castella del Yaldamo, e la città di Lucca per 
gli Pisani e Tedeschi fu corsa e spogliata d'ogni ricchezza, che 
per otto di durò la ruberia cosi agli amici come a'nemici, pur 
chi più avea forza, con molti micidii e incendi. E oltre a ciò, 
il tesoro della Chiesa di Roma, che '1 cardinale messer Gentile 
da Montefiore della Marca avea per comandamento del papa 
tratto di Roma e di Campagna e del Patrimonio, e avealo la- 
sciato in san Friano di Lucca , per lo detto Ugucdone e sue 
masnade tedesche , e per gli Pisani tutto fu rubato e portato 
in Pisa. E non si ricorda di gran tempi passati che una città 
avesse una si grande avversità e perdita, per parte che vi rien- 
trasse, com'ebbc la città di Lucca d* avere e di persone. 

CAPITOLO LXf. 

Come fnesser Piero fratello del re Ruberto venne in Firenxe 

per signore* 

Nel detto anno e mese di Giugno, i Fiorentini avendo novelle 
della perdita di Lucca furono molto crucciosi, e scommossi , e 
già avendo dinanzi gV indiai, s'erano mossi al soccorso, ma giun- 
sono tardi; che Uguccione co'Pisani erano più vicini , e prima 
fornirono d* aver Lucca. I Fiorentini , essendo perduta Lucca , 
presono poi le castella di Valdarno che ancora si teneano a 
parte guelfa, ciò furono Fucecchio, santa Maria a monte, Mon- 
tecalvi, Santacroce, Castelfranco, e Montetopoli ; e in Yaldinie- 
vole, Montecatini e Montesommano; ma Serravalle, in su la per- 
dita di Lucca, per negligenza e avarizia de'Pistolesi, non volen- 
do spendere trecento fiorini d'oro per dare alle masnade che '1 
teneano, dagli usciti di Pistoia fu preso* E cosi Toscana appa* 
recchiata a grande guerra per la rivoluzione della città di Luc- 
ca, i Fiorentini mandarono incontanente in Puglia al re Ruber- 
to che mandasse loro uno de'fratelii con gente a cavallo e per 



LIBRO NONO 18.1 

loro capitano. Il re Ruberto sanza indugio mandò a Firenze 
mescer Piero suo minore fratello^ giovane molto grazioso e sa* 
yio e bello^ con trecento uomini di cavallo^ e con savio consi- 
glio de'suoi baroni: e giunse in Firenze a di 18 d' Agosto del 
detto anno: daTiorentini fu ricevuto a grande onore come loro 
signore , dandogli del tutto la signoria della città , e faceva i 
priori e tutti gli uficiali di Firenze : e fu si grazioso appo i 
Fiorentini, cbe se fosse vivuto, per gli più si dice ch'e'Fioren- 
tini r avrebbono fotto loro signore a vita. 

CAPITOLO LXn. 

Come U re Ruberto andò con grande etuolo eopra Gcilia » 

e auediò la città di Trapali. 

Nel detto anno 1314, il re Ruberto per vendicarsi di Fede- 
rigo di Cicilia che alla venuta dello 'mperadore gli avea rotta 
pace, e allegatosi con lui^ e prese le sue terre in Galavra, si 
fece una grande armata a Napoli, che tra di Proenza e di Pu- 
glia e del Regno e Genovesi armò centoventi galee, e tra uscie- 
ri e legni grossi da portare cavalli e arnesi d' oste presso di 
cento, sicché dugento e più legni a gabbia fu lo stuolo; e con 
duemila cavalieri e gente a pie sanza numero: egli in persona 
col prenze Filippo e con messer Gianni suoi fratelli si parti* 
rono di Napoli col detto stuolo , del mese d' Agosto del detto 
anno^ e puose in Cicilia a Castello a mare, e per forza l'ebbe; 
e poi alla città di Trapali pose l'assedio per mare e per terra, 
e quella credendosi di presente avere per trattati fatti prima 
ch*e'si movesse, da' cittadini di Trapali ingannato fu, che sotto 
i detti trattati fatti fare a posta di don Federigo, fu tanto Pin- 
dngio della partita del re Ruberto , eh* egli forni Trapali di 
gente e di vittuaglia , e rafforzò la città per modo , che per 
battaglia (che più e più ve ne dio) il re Ruberto non la poteo 
avere: e per lungo stallo e male tempo di pioggia, e l'oste mal 
fornita di vittuaglia per lo tempo contrario, grande infermeria 
e mortalità fu nell'oste. Il re Ruberto veggendo non potea aver 
la città, né combattere non volea don Federigo con lui in mare 
né in terra , fatta fu triegua per tre anni tra loro , e cosi si 
parti il re Ruberto con sua oste assai peggiorato, e sanza nulla 
acquistare; di là tornò in Napoli il di di calen di Gennaio an- 

Gio. Villani T. li 34 



186 GfOTAIfIVI VILLANI 

no 1314^ e più galee delle sue affcmdarono in mare colta gente, 
perché erano state nuove e non riconce in si lungo soggiornò. 

CAPITOLO LXm . 

Come i Padotani furono iconfitti a Vicenza da messer Cane 

déUa Scala. 

Nel detto anno 1314 a di 18 di Settembre , essendo i Pado- 
vani con tutto loro isforzo, andarono a Vicenza e presono i bor- 
ghi, e assediarono la terra: messer Cane signore di Verona subi- 
tamente venne in Vicenza, e con poca gente assali i Padovani; 
e eglino male ordinati, confidandosi della presa de'borgfai, si fu- 
rono sconfitti, e molti di loro presi e morti. 

CAPITOLO LXIV. 

Come i Fiorentini feciono pace con gli Aretini. 

Nel detto anno 1314 a di 28 di Settembre, i Fiorentini e'Sa- 
nesi e tutta la lega di parte guelfa di Toscana feciono pace con 
gli Aretini per mano di messer Piero figlinolo del re Carlo in 
Firenze, che abitava in casa i Mozzi a capo del ponte Rubaconte. 

CAPITOLO LXV. 

Come apparve una stella cometa in cielo. 

Nel detto anno 1314, apparve una cometa di verso settentrio- 
ne quasi alla fine del segno della Vergine , e durò più di sei 
semmane, e secondo che dissono gli astrologi, significò molte 
novità e pestilenze , e appresso furono , e la morte del re di 
Francia e de'suoi figliuoli^ che morirono poco appresso. 

CAPITOLO LXVI. 

Della morte di Filippo re di Francia e de' tuoi figliuoli. 

Nel detto anno 1314 del mese di Novembre^ il re Filippo re 
di Francia^ il qnale avea regnato ventinove anni, mori disav- 



LlIftO KIONO f87 

ventaratamente, (a) che essendo a una caccia, uno porco sai- 
valico gli s' attraversò tra le gambe al cavallo in su che era » 
e fecelne cadere, e poco appresso mori. Questi fu ùe^pìù belli 
uomini del mondo, e de' maggiori di persona , e bene riqKMi- 
dente in ogni membro, savio da se e buono uomo era, secon- 
do laico, ma per seguire i suoi diletti, e massimamente in cac- 
cia, si non dlsponea le sue virtù al reggimento del reame, 
anzi le commettea altrui, sicché le più volte si reggea per 
male consiglio, e quello credea troppo, onde assai pericoli ven- 
nero al suo reame. Questi lasciò tre figliuoli Luis re di Na- 
varra , Filippo conte di Pettierl , e Carlo conte della Marcia .- 
tutti questi figliuoli furono in poco tempo l'uno appresso l'al- 
tro re di Francia, succedendo l'uno all*àltro per morte. £ poco 
innanzi che '1 re Filippo loro padre morisse , avvenne loro 
grande e vituperevole sventura , che le mogli di tutti e tre si 
trovarono in avolterio; e si erano ciascuno di loro de' più beili 
cristiani del mondo. La moglie del re Luis fu figliuola del du- 
ca di Borgogna. Questi quando fu re di Francia la fece stran- 
golare con una guardanappa , e poi prese a moglie la reina 
dementa, figliuola che fu di Carlo Martello figliuolo del re Carlo 
secondo. La seconda e la terza donna di loro furono serocchie 
e figliuole del conte di Borgogna , e redo della contessa d' Ar- 
tese. Filippo conte di Pettierl , per disdette della sua , e che 
ramava molto, la si ritolse per buona e per bella: Carlo con- 
te della Marcia mai non rivolle la sua, ma la tenne in pregio- 
ne. Questa sciagura si disse ch'avvenne loro per miracolo, per 
lo peccato regnato in quella casa di prendere a moglie loro 
parenti , non guardando grado , o forse per lo peccato com- 
messo per lo loro padre nella presura di papa Bonifazio , co- 
me il vescovo d'Ansiona profetizzò, secondo dicemmo addietro. 

CAPITOLO LXVU. 

JDeUa lezione the fu fatta in Àlammgna di due imperadoriy l'uno 
il dogio di Baviera, # V altro quella d'Oeterich. 

Nel detto anno 1314, per gli prenclpi della Magna fu fatta 
lezione di due re della Magna : V uno fu fratello del dogio di 

(a) Vedi Appendice »•* &i. 



188 GIOVANNI VILLANI 

Baviera chiamato Lodovico, nomo valoroso e franco. QoMtl eb- 
be più boci , ciò fu queUa dell* arcivescovo di Magania e di 
quello di Trievi , e quella del re Giovanni di Boemia e del 
do^o di Sassogna y e quella del marchese di Brandimborgo. 
Federigo d' Osterich ebbe quella dell' arcivescovo di Ck^ogna 
e quella del dogio di Baviera nimico del fratello: queste ebbe 
certe , e ebbe quella del dogio di Chiarentana , il quale dicea 
dovea essere re di Boemia di ragione, perchè avea per moglie 
la prima figliuola di Yincislao reda : e ebbe la boee d' uno 
de'marchesi di Brandimborgo, che dicea ch'era di ragione mar» 
chese, ma non possedea. Ma Lodovico più presso era di ragione 
imperadore ^ se non che '1 dogio di Baviera suo fratello per 
promessione fatta die la sua boce co' detti altri elettori a Fé* 
derigo dogio d' Osterich , della quale isvariata lezione grande 
Beandolo surse in Alamagna tra Tuno eletto e V altro, e tra 1 
dogio di Baviera e Lodovico eletto suo fratello , e più aas en i 
bramenti e guerre ebbe tra loro, 

CAPITOLO LXVUI. 

(mvm Vguceione 9ignore di Pisa fece grande guerra 

alle terre vicine. 

Nell'anno 1315^ avendo Uguccione da Faggiuola co' Pisani 
e'Tedeschi presa la città di Lucca^ come addietro è fatta men« 
zione, tutte le castella eh* e' Lucchesi aveano de' Pisani posse- 
dute infino al tempo del conte Ugolino rendè al comune di Pi- 
sa, delle quali i Pisani feciono disfare Asciano, e Cuosa , e Ca- 
stiglione di Valdiserchio , e Nozzano , e '1 ponte a Serchlo , e 
ritennero il castello di Ripafratta, il Mutrone^ e '1 Viareggio di 
su la marina, e Rotaia , e '1 borgo di Serrezzano. E in questo 
medesimo tempo e nel caldo di tanta vittoria, il detto Uguc- 
cione colla masnada de' Tedeschi cavalcando sovente sopra i 
Pistoiesi infino a Carmignano, e sopra i Volterrani, e per tutta 
Maremma^ e sopra Samminiato , e per assedio ebbe il castello 
di Cigoli e di più altre loro castella, e molto gli afflisse, e poi 
si puose all' assedio a Montecalvl che '1 tenevano i Fiorentini, 
che per non esser soccorso s'arrendeo ad Uguccione e a* Pisa- 
ni, salve le persone. 



LIBEO MONO 189 



CAPITOLO LXIX. 



Gnn$ eor<mato il re Luis di Francia^ andò ad o$te iopra 
i Fiamminghi^ ma niente v'acquisiò. 

Nel detto anno 1315 , il di di san Giovanni Battista di Già- 
gno, Luis si coronò re di Francia coUa reina dementa sua mo- 
glie. Incontanente che fu coronato, fece bandire oste sopra S 
Fiamminghi, rompendo triegue e pace che il re Filippo suo pa- 
dre avea fatte con loro ; e in persona con tutta la baronia di 
Francia^ in numero di diecimila o più cavalieri e popolo innu- 
Dierabile, andò in Fiandra, e puosesi a campo a Coltrai. 11 con- 
te Ruberto di Fiandra co'suoi Fiamminghi gli vennono allo 'n- 
contro a Coltrai per combattere con lui. Come piacque a Dio, 
del mese d'Agosto cadde tanta piova ( e '1 paese di Fiandra é 
come marese ) che '1 carreggio che apportava la vittuaglia al- 
l'oste de'Franceschi non potea uscire di cammino, e le tende e 
padiglioni della detta oste si circondate d' acque e di pantano^ 
che non poteva appena andare V uomo dall' uno padiglione al- 
l'altro; sicché per lo difetto della vittuaglia , e per lo guasta- 
mente del campo, convenne che il re di Francia si partisse da 
oste del mese di Settembre, con vergogna e con gran dammag- 
glo quasi di tutti i loro arnesi. E poi il detto conte di Fiandra 
con sua oste andò infino a Gassella a santo Mieri per assediare 
la terra^ e se non che quegli delle buone ville non vollono più 
vergogna fare al re, eli! avrebbono potuto correre tutto Artese 
sanza contasto neuno. 

CAPITOLO LXX. 

Come Vguccione tignare di Lucca e di Pisa fece porre l'assedio 

al castello di Montecatini. 

Nel detto anno, Uguccione da Faggiuola colla forza delle ma- 
snade de'Tedeschi, signore al tutto di Pisa e di Lucca , trion- 
fando per tutta Toscana, fece porre oste e assedio a Monteca- 
tini in Valdinievole, il quale teneano i Fiorentini dopo la per- 
dita di Lucca, e quello guernito di buona gente^ con battifoUi 
fu molto distretto , sicché gran difetto aveano di vittuaglia. I 



190 GlOVilKHI TILLAlff 

Fiorentini mandato nel Regno per lo prenze Filippo di Taranfii^ 
fratello del re Ruberto, per conlastare la rabbia dUguccioDe e 
de*Pisani e de' Tedeschi^ quegli venne a Firenze di li di Lvt- 
glio, con cinquecento cavalieri a soldo de' Fiorentini con mes- 
ser Carlo suo figliuolo, contra voglia del re Roberto^ conoteen- 
do il suo fratello per più di testa cbe savio» e con qvesto non 
bene avventuroso di battaglie > ma il contradio; e a* e* Fioren- 
tini avessono voluto più indugiare, il re Ruberto mandava a Fi- 
renze il duca suo figliuolo con più ordine e con più consiglio» 
e migliore gente: ma la fretta de' Fiorentini^ coHo studio della 
contradia fortuna , gli fece pure volere il prenze » onde a lora 
segui grande dammaggia e disonore. 

CAPITOLO LXXI. 

Carne il frenze di Taranto venitlo in Firenze ^ t /tarvaftiit «uer- 
reno ad aite per soccorrere Monteeaiini , e furono eeonfOi dm 
Uguceione della Faggiuola^ 

Venuto il prenze di Taranto e 1 figliuolo in Firenze , Uguc- 
eione con tutto suaisforzo di Pisa e di Lucca, e del vescovo 
d'Arezzo, e de'conti da Santafiore, e di tutti i ghibellini dì To- 
scana e usciti di Firenze , con aiuto de* Lombardi da messer 
Maffeo Visconti e da*figliuoli, il quale Uguceione (ìi con novero 
di venticinque centinaia e più di cavalierì, e popolo grandissi- 
mo, venne alF assedio del detto castello di Montecatini. I Fb- 
rentini per quello soccorrere raunarono grande oste, e richeg- 
gendo tutta loro amistà, vi furono Rologncsi, Sanesi, Perugini, 
della Città di Castello, d'Agobbio , e di Romagna, e di Pistoia, 
di Volterra, e di Prato, e di tutte Taltre terre guelfe e amici 
di Toscana, in quantità^ colla gente del prenze e di messer Pie- 
ro, di trentadue centinaia di cavalieri, e gente a pie grandissi- 
ma, e partirsi di Firenze di 6 d'Agosta E venuta la detta oste 
deTiorentini e del prenze in Valdinievole alla ^ncontra di quel- 
la d' Uguceione, più di stcttono affrontati , il fossato^ della Nie- 
vole in mezzo , cou più assalti e badalucchi. I Fiorentini con 
molti capitani e con poca ordine, i nemici aveano per niente: 
Uguceione e sua gente con tema grande, e per quella feceano 
grande guardia e savia condotta. Uguceione avendo novelle die 
i guelfi delie sei miglia del conlada di Lucca per stHUaarione 



LIBRO NONO 191 

fle'Ftorénìlnl venieno verso Lucca, e già aveano rolla la scorta 
« la strada onde venia la vittuaglla all'oste d*Uguccione, prese 
per consiglio di levarsi dall'assedio, e di notte si ric-olse e fece 
ardere i battifolli, e venne con sua gente schierata in sul con- 
giugnimento dello spianato dell'una oste e dell' altra, a inten- 
zione, se il prenze e sua oste non si dilungasse, di valicare e 
andarsene a Pisa; e se '1 volessero contrastare, d'avere l'awan- 
ìaggio del campo ^ e di prendere la ventura della battaglia. Il 
prenze e' Fiorentini e loro oste veggendo ciò , in sul giorno si 
levarono da campo , e islendaro loro padiglioni e arnesi , e 'I 
prenze malato di quartana, con poca provvedenza non tenendo 
ordine di schiere per lo subito e improvviso levamento di cam- 
po, s'affrontarono co'nimici, credendogli avere in volta. Uguc- 
cione veggendo non potea schifare la battaglia, fece assalire le 
Iguardie dello splanato, ch'erano i Sanesi e' Colligiani e altri, 
a*suol feditori intorno di centocinquanta cavalieri, ond'era ca- 
pitano col pennone imperiale messer Giovanni Giacotti Malespi- 
nl rubello di Firenze , e 'l figliuolo d"* Uguccione, e quegli Sa- 
nesi e Colligiani sanza contrasto ruppero e trascorsono infino 
alla schiera di messer Piero ch'era colla cavalleria de' Fioren- 
tini. Quivi i detti feditori furono rattenuti, e quasi tutti taglia- 
ti e morti, e rimasevi morto il detto messer Giovanni, e il fi- 
gliuolo d'Uguccione e loro- compagnia , e abbattuto il pennone 
imperiale, con molta buona e franca gente, 

CAPITOLO LXXn. 

Àncora detta detta battaglia e iconfitta de' Fiorentini 

e del prenze. 

Essendo cominciato l'assalto, e Uguccione veduto il male sem- 
biante di fuggire che feciono i Sanesi e' Colligiani per la per- 
cossa de'suoi feditori, incontanente fece fedire la schiera de'Te- 
ilescbi, ch'erano da ottocento cavalieri e più^ e quegli rabbio- 
samente assalendo il campo e la detta oste male ordinata, che 
per la subita levata gran parte de' cavalieri non erano armati 
di tatte loro armi, e'pedoni male in ordine, anzi al fedire che 
feciono i Tedeschi di costa , i gialdonieri lasciarono cadere le 
loro lance sopra i nostri cavalieri, e misonsi in fuga; la quale 
istra l'altre fu gran cagione della rotta dell'oste de'Fiorentini, 



192 GIOVANNI TILLANI 

che la detta schiera de' Tedeschi pignendo innanzi gii miaooo 
in volta con poco ritegno, salvo dalla schiera di inesser Piero 
e de*Fiorentini che assai sostennono , alla perfine furono scon- 
fitti (a). Nella quale battaglia mori messer Piero fratello del 
re Ruberto^ e non si ritrovò mai il corpo suo; e morivvi mes- 
ser Carlo figliuolo del prenze, e '1 conte Carlo da Battifolle , e 
messer Caroccio e messer Brasco d'Araòna conestabili de' Fio* 
rentini^ uomini di gran valore; e di Firenze vi rimasono quari 
di tutte le grandi case e di grandi popolari, in numero di oen- 
toquattordici tra morti e presi cavalieri delle cavallate, e di 
Siena e di Perugia e di Bologna e dell'altre terre di Toscana 
e di Romagna pur de'migliori; nella quale battaglia ftirono di 
tutte genti morti tra uomini a cavallo e a piede da duemila^ e 
presi da millecinquecento. Il prenze con tutta 1' altra genie il 
fuggi , chi verso Pistoia , e chi verso Fucecchio , e chi per la 
Cerbaia, onde molti capitando a'pantani della Guisciana, del ao* 
praddetto numero de' morti sanza colpi annegarono assaL Que- 
sta dolorosa sconfitta fu il dì di santo Giovanni dicollatOy di 29 
d'Agosto 1315. Fatta la detta sconfitta , il castello di Monteca- 
tini s'arrendeo a Uguccione , e *1 castello di Montesommano , i 
quali teneano i Fiorentini ; e quegli che dentro v' erano , se 
n'andarono sani e salvi per patti. 

CAPITOLO LXXIII. 

Come Vinci e Cerretoguidi ti rubellarono a'Ftorentini. 

Come la detti sconfitta fu fatta, i signori d'Anghiano rubel- 
larono dal comune di Firenze il loro castello di Vinci, e Baldi- 
naccio degli Adimari rubello di Firenze rubelló il castello di 
Cerretoguidi di Greti; e fuggendo i Fiorentini e gli altri della 
detta sconfitta, ne presono e rubarono assai; e poi per più tem- 
po fatta compagnia con Uguccione, e poi con Castruccio di Luc- 
ca, grande guerra feciono al contado di Firenze in quella con- 
trada, e più volte vi furono rotti e rlcevettono danno 1 soldati 
di Firenze, e que* d'Empoli, e di Pontormo, e del paese, per le 
masnade de'Tedeschi di Lucca. Alla fine per patti e per danari 



(m) Vedi Appendice n.® Sa. 



fclBRO HONO 198 

tessendo trailo di bando Baldinaccio e allri , con vergogna del 
comune di Firenze, renderono le dette eaatelia a'PiorentinL 

CAPITOLO LXXnr. 

Come il re Ruberto fMindò in Firenze per eapituno 

il tonU Not>eao, 

Nel dello anno , i Fiorentini per la detta aèonfllta non isbi* 
gotliti , ma vigorósamente la loro città di Firenze riformarono 
e d'ordini e di forza di gente d*arme e di moneta^ e gleccarsi 
i fowi per la loro difensione , e mandarono al re Roberto per 
«no capitano di guerra, il 4uale sansa indugio mandò a Fiiren' 
ze il conte d' Andria e di Montescaglioao detto conte Novello 
della casa del Balzo, con dngenlo cavalieri; e costi stettono al 
riparo della fortuna d*Uguccione senza perdere stato o signoria 
o castello o allra tenuta, onde i ghibellini e usciti di Firenze 
si trovarono ingannati , cbe si credetlono avere vinta la terra 
fitta la sconfitta: ed e' fu il conlradio, che già per ciò non fh 
il danno si grande , che essendo in Firenze , paresse v' avesse 
mai avuta sconfitta^ non lasciando gli artefici di fate i loro la* 
▼ori continuo. 

CAPITOLO L^XV. 

Come Vjueeione fece tagliare la teeta a Bandueeio Boneonti 
e cU figliuido^ grandi cittadini di Piea. 

Nell'anno 1316 del mese di Marzo^ trionfando Uguccione del* 
la detta vittoria^ e avendo la signoria di Pisa e di Lucca» yo- 
lendo come tiranno al lutto dominare senza contasto , fece pi- 
gliare in Pisa Banducclo Bonconli (a) e '1 figliuolo , uomo di 
grande senno e autoritade , e mollo creduto da' suoi cittadini , 
perchè per bene del suo comune contrastava alla sua tirannia, 
gli fece subitamente dicapitare, opponendo loro falsamente che 
teneano trattato col re Ruberto; onde i Pisani forte sHndegnaro- 
no cootra Uguccione, ma per la sua forza e signoria nullo l'ardiva 
a contastare: fàcciamne menzione per quello che n'avvenne poL 

(a) Vedi Appendice n.^ 83» 

Gio Villani T. li, ^^ 



ÌH GIOTANKI TIltAlfl 

GAPrrOLO LXXVI. 

Carne i Fiormiim •» dioimmm tfwidro per eeite, 

è feeiono hargMo. 

■ ■ . s ■. I . ■ . 

Nel detto anno 1316 , i FioresHni iw>lendosi fortificare e ri' 
parare alla forza d' Ugaccione , mandarono in Francia amba* 
sdadori e atnclaeiii per lare venire per kvo capilnno m m% u F:- 
Uppo di Valoe figMeolo tf metier Carlo di PnoMoia eoe otto* 
eento cavalieri fraeceacUt il. quale iMr la tiartMuiiiine della 
norie del re ioli di Francie sao engieo non Tenaei (^ aMora 
v'eblie sturbo e difetto per le aette ehe nacfuero gfendlaaiae 
tra' Floreettnl, che rune perte de' guelfi ealevane tat aigeoria 
del re Beberlo e éfl FraHeesobi , e gli altri 11 ccbtrudio e* ve- 
leaao ; e naadarone la 'Alevagea par le conte di Ltetinher^ 
gbe peròbè mesaase cinquecento cavalieri teéeaolii » e alni- 
gHaate non vennero ^ e velentieti avrebbono tolta le aignerla 
data al re Ruberto. Onde in Firenze ai cominciò grande sisau 
e parte tra' guelfi; e dall' una parte cbe disamavano la aigoo- 
ria del re Ruberto , erano capo messer Simone della Toaa eoo 
certi grandi, e'Magalofti con certi popolari, i quali al tutto con 
loro isforzo e seguito signoreggiavano la terra ; e se non fosse 
per tema d' Uguccione » certamente la parte del re Ruberto 
n'avrebbono cacciala fuori della città; e mandarne il conte No- 
vello eoB sua gente , che non era ancora dimorato in Fireaze 
che quattro mesi capitano di guerra , e dovea dimorare uno 
anno : e si era in Firenze vicario in luogo di podestà e capi- 
tano per lo re Ruberto , ma poco podere v* area, perocché In 
celta contraria aveano la feraa e signoria del prioralo e degli 
altri offici e ordini della terra. E per meglio signoreggiare k 
terra ed essere più temuti, la detta setta reggente creò e fect 
uno bargella ser Landò d' Agobbio, uomo carnefice e cmdele ; 
e il di di caien di Maggio lai^ gli diedono il gonGiloiie e k 
signoria ; il quale continno stava con cieqne fanti ermeti eoa 
mannaie a piò del palagio de' priori , e tubitameote nundafa 
pigliando gbibellini e nibelU e loro figUueli e àttri c«à ^ 
piacee di folto , in città e in contado y e sanie giadioie ordi- 
nale di fatto gli facea a' suoi fanti tagliare colle mannaie ; e 
cosi fece a' oberici sacri della casa degli Abeti , e e uno fio- 



vane ftloooeole disila casa da' Falconieri > a a più altri di 
afiara^ onde II cooiuoe papolo di Firanie id>ifOlilU dalla fvar* 
ra di ftiori d' Dfycctoae, e della UFaBoetaa e cniéela atf^MMia 
d'entro, ciaaouiio Tivea in paura 9 aoal i fmM tome i fMbal- 
lini, I 4«iaU pan erano di queMa aelta, a te cittì era oadnU iit 
pcatitAo atato; ve man «he Udio yì provTld» aaii corto rinledin^ 
conte inoanti Sarà meniione. 

GAprroii» LXXV1I- 

Come si OMirarana farU MU mura di Fòrtnsu , e fmmi 

mnu mala monéta. 

Nel detto anno a tempo, iotto la signoria dal detto barfnllo^ 
in Firenze si oompierooo di murare le mura dal pvalo d'Ognia* 
canti a san Gallo, e lècesi una moneta falsa in Firaaie, cb*etfa 
quasi tutta ^i rame l)ianchita d* ariento di fuor! , e ooolatatf 
r uno danari sei , che non yalea danari quattro , e chiamarli 
^rgMinii fu molto biasimata per gli buoni uominL 

CAPITOLO LXXVUI. 

Come Vgueeione da Faggiuola fu tacciato delta eignoria di Piea 
e di Lucca , e come Caetruccio di frima ebbe la eignoria di 
Lucca. 

Nel detto anno ISid di IQ: d* Aprile , essendo In Lucca per 
signore il figliuolo d' Ugucciooe da Faggiuola, Castruccio della 
^asa degrinlermineUi ( non perciò de' migliori della casa , ma 
era di grande ardire e seguKo ) avendo (atto in Lunigiana taf^ 
te ruberie e micldii centra volontà d' Uguccione , preso fu in 
Lucca dal figliuolo d' Uguccione per giustiBiare. Quegli per la 
fòrza de* sud consorti e seguito non 1* osava né ardia a lare : 
mandò per Uguccione suo padre , e egli vanne a Lucca con 
]»arte di sua cavalleria per seguire la detta giusUaia. Si toalo 
come fu in sul monte san Giuliano, ii^popolor^l. Pisa si leve 
a remore per soperchi ricevuti , e per la morte éì Banduocio 
Boncooti e del figliuolo, onde forte s'erano gravati della signo- 
ria d' Uguccione, onde fu capo Goscetto da Colle franco popo- 
lare ^ e corsone con arme e con fuoco al palagio o%a itava 



IM GIOTJfKHI TIIiLAlTl 

Cgoecione e sua famiglia , gridando: «motèl ti tirmmo t Ufm^ 
eianei e coni rabarono e uccisooo tatta sua fiuntglia è rlnrataro 
stato nella terra, e lèciono loro signore il conte Gadéo de'Glie- 
rardeschi, nomo saiio e di gran podere. Ugnectone trorandoel 
in Lucca , qnari la terra «commessa per mbellarsi eoiitra Io! 
per la cagione di Castracelo, e avendo novelle da Pisa di'e'PI- 
sani s' erano nibellati , per panra si parti e|^l e 'I iglinolo e 
sua gente , e andarsene (a) verso Lombardia nelle terre del 
marchese Spinetta , e poi a Verona a messer Cane della Scala. 
Castruccio scampato, a grido fu fatto signore di Lucca (b) per 
uno anno , coli* aiuto e favore di messer Pagano de' Qnartl- 
giani , Pogginghi , e Onesti , e con patto che 4 detto meaaer 
Pagano fosse signore in contado, e compiuto Tanno, scambiare 
la signoria. Ma Castruccio per]^essere al tutto rignore, gli colse 
cagione, e cacdolto di Lucca e del contado; e tal! sono t me* 
riti de*tirannl. E cosi in picciolo tempo a Uguoctene Ih mutata 
la fortuna, e l'una citte e l'altra tratta della sua tfrannica si- 
gnoria. Questo 111 il guidardone che lo 'ograto popolo d! Pisa 
rendè a Uguccione da Faggiuola , che gli avea vendicati di 
tante vergogne, e racquistate loro tutte loro castella e dignlté, 
e^ rimisìgli nel maggiore stato, e più temuti da'loro vicini ch^ 
citte dìUlia. 

CAPITOLO LXXIX. 

Come U conte da Battifolle fu vicario in Firenze , e caceionne 

il bargello , e mutò stato in Firenze, 

Nel detto anno 1316, gran parte de'guelfi grandi e popolani 
di Firenze eh' aveano data la signoria al re Ruberto , ì quali 
erano gran parte di tutte le maggiori schiatte della terra , e 
con loro quasi tutti i mercatanti e artefici , parca loro male 
stare per la signoria del bargello, segretamente si dolsono per 
lettere e ambasciadori al re Ruberto, e richiesonlo ch'egli fa- 
cesse vicario di Firenze il conte Guido da Rattifolle , il quale 
dal re fu accettato e fatto, e '1 detto conte del mese di Luglio 

del detto anno venne a Firenze, e prese la signoria per lo re. 

t 

(<t) yftié'ì App^Q Hcr D.* 84[. 
{b) Ide» D.*" 85. 



LIBRO vaso 197 

L' altra setta che aiginoreggiava la città nel priorato , che noa 
amavano la signoria del re Roberto , volentieri V avrebbero 
contastato; ma il conte da Battifolle era si guelfo e si possente 
vicino, che non l'ardirono a contastare alla sna venata in Firen* 
le. Ma poco potò aoperare il loro contradio per la sua signo- 
ria, per la forza del bargello, e perchè tutti e sette i priori 
e gonfaloniere erano di quella setta, e' gonfalonieri delle com- 
pagnie dell* arti di Firenze. Ma avvenne in quello tempo, che 
la figliuola del re Alberto della Magna^ scrocchia del dogio 
d'Osterich^ andava a marito a Carlo duca di Calavra figliuolo 
del re Ruberto , e passò per Firenze : incontro per accompa- 
gnarla venne V arcivescovo di Capeva cancelliere del re , e 
messer Gianni fratello del re Ruberto, e '1 conte Camarlingo, 
e '1 conte Novello con cavalieri in numero di dugento. Venuti 
In Firenze, per lo conte da Battifolle vicario del re, e per gH 
altri cittadini ch'amavano la sua signoria, si dolsono a quelli 
aignori della signoria del bargello, e mostrarono com*era cen- 
tra Tenore e stato del re; onde avvenne che s'intramisono d'ac- 
cordo e per parole e per minacce^ eh* e' guelfi si raccomunasi 
sono insieme della signoria, e convenne che si facesse; sicché 
alla lezione de' priori , che venia in mezzo Ottobre , che sette 
erano già fatti di quella setta che reggea la citta , convenne 
che sei altri della parte del re s^aggiugnessono a quegli. E co* 
rae quelli signori furono colla donna a Napoli, e fatto assapere 
al re lo stato di Firenze e la signoria del bargello, incontanen- 
te mandò il re a Firenze che la signoria detta s' abbattesse , 
e M bargello più non fosse ; e cosi fu fatto : e partissi il bar- 
gello di Firenze del mese d'Ottobre 131G, perocché la parte 
del re col podere del conte da Battifolle vicario avea già si 
presa fona, che valse non che a disfare Poficio del bargello, 
ma la seguente lezione de'tredìci priori furono quasi tutti della 
parte eh' amavano la signoria del re ; e cosi al tutto il conte 
da Battifolle con quella parte rimasono signori, e si mutò stato 
in Firenze sanza nuli* altra turbazione o caceiamento di genti. 
La quale gente di vero tennero la città in assai pacifico e 
tranquillo stato più tempo appresso , onde la città s* avanzò e 
migliorò assai; e per lo detto conte da Battifolle vicario s'or^ 
dinò e cominciò e fece gran parte del palagio nuovo ove sta 
la podestà. E nel detto anno del mese di Gennaio, alla signor 
ri« del detto conte nacque al Terraio in Valdarno uno fanciullo 



19S filOIFAlCNI JìlsLA^Ì 

eoa due corpi cosi folto, « fo recato ta Firenwt e Tffelli |»f A 
dt Tebtt di t poi tnoH allo apcdale dt lauta Maria della Scala » 
r ano prima che 1* altro: e toleado emere recato tIto a'primi 
ch'allora erano per mara^viglia, non vollonò ch'èntraate in pa-^ 
lagio, recandoM a pietà e aospetto di ai fatto nmatra, il qua!» 
lecondo V oppeniooe degli antichi , oyc naiee «ra aegtm di im^ 
turo danno. 

CAPITOLO hSSX. 

Cónim di framit- fame a aiertdZild M'aveenne et iraa ie iil K 

Nel detto anno 1316, grande peatilefizia di tàiae e morlalilé 
afTenne nelle parti di Germania , cioè nella Magna «H aopra 
verso tramontana , e atèsesi in Olanda y e in Frisia , e io SI* 
landa, e in Brahante, e in Fiandra, e in AnaMo Infino nella Ber- 
gogna, e in parte di Francia/ e fa ai pericolosa, che più che 1 
terzo della gente morirono , e dair uno giorno air altro qnegll 
che parca sano era morto: e 1 caro fu si grande di tntte vit- 
luaglie, che se non fosse che di Cicilia e di Puglia vi si man- 
dò per mare per gli mercatanti per lo grande guadagno, tutti 
morieno di fame. Questa pestilenzia avvenne per Io verno dinan* 
kì, e poi la primavera e tutta la state fu si Ibrte piovosa, e 'i 
paese è basso , che 1* acqua soperchiò e guastò ogni sementa. 
Allora le terre affogarono si, che più anni appresso quasi non 
fruttarono, e corruppe l'aria. E dissono certi astrolaghi, che la 
cometa ch'apparve dinanzi nel 1314 fu segno di quella pesti* 
lentia, eh' ella dovea venire perché la sua influenza fti sopra 
quegli paesi. B in quello tempo la detta pestilenzia contenne si^ 
migUanté in Romagna e in Casentino infino in Mugello. 

CAPITOLO LXXXl. 

DMm leziene di papa Giótanni ventiduuima. 

Giovanni ventiduesimo nate di Caorsa di basso affare, sedette 
papa anni diciotto , mesi due e di ventisei. Questi fu eletto a 
di 7 d'Agosto 131^ in Vignone da' cardinali, essendo stata va- 
caaione bene di due anni» e tra loro in grande discordia , pe- 
medi' e' cardinali guasconi ch'erano una gran parie del eolto* 



Lituo NONO in 

gìo, voleàDO Pelesione in loro, e gli cardinali Italiani e fran- 
eeschi e provenzali non aeconaBnUonOt il erano stati punti del 
Guascone. Dopo la molta contesa, quasi come in mezzano, ri- 
miscmo i^ma parte e l'altra le booi In costai, credendoel i Gua- 
sconi la rendesse al cardinale di Bidersi ch'era di loto nazione» 
o al cardinale Pelagrù. Questi con assentimento degli altri ita- 
liani e Provenzali,, e pef trattato di messer Napoleone Orsini 
cardinale, capo di quella setta contro a' Guaseooi, la diede a se 
medesimo , eleggendosi papa (a) per ordlosrto modo secondo i 
decretali. Questi fti uno povero clierico, e di Bazlene del padre 
cialMtliere, e col vescovo d'ArU cancelliere del te Carlo séeoil- 
do a* alleva , e per sua bonti e solleoitudine essendo In gfvtala 
dei re Carlo, a sua spensaria il fece studiare, e poi U re ifeoe 
Are vescovo di Vergiù; e morto Tarciveseovo d'ArH messer Plo- 
ro da Ferriera eanceUlere e siio maestro, il ve Ruberto il ffsce 
in sno luogo caaceiliere; e poi con sno studio e sagaeltA man- 
dando lettere da parte del re Roberto a papa Clemente di aea 
raccomandigia , delle quali il re , si disse , non seppe neenle -, 
per le quali lettere il detto vesoovo di Vergiù fu permutalo e 
fatto vescovo di Vlgnone , e p<^ cardinale per lo suo senno e 
studio; onde il re Ruberto Innanzi che fòsse cardinale, era ma^ 
le di lui e aveagli tolto II suggello, perch'egll avea suggeMale 
le dette lettere in suo fkvore al detto papa Clemente senza sua 
eoscienza Questo papa Giovanni fu coronato in ^gnone il tt 
di santa Maria di 8 di Settembre 1316. Poi fu grande amico 
del re Ruberto , e egli di lui ; e per lui léce di grandi cose , 
oome innanzi fari menzione. Questo papa diede compimento al 
«eltlmo libro delle decretali, il quale avea cominciato papa Cle- 
mente, e rinnovellò la Pasqua e festa del Sagramenlo del eor-» 
pò di Cristo con grandi indulgenze e perdoni , chi fMse a o^ 
lebrare gli ufici sacri ad ogni ora , e die perdono generale a 
tutti i cristiani di quaranta di per ogni volta che si f ac e s s e re- 
verenza quando il prete nominasae Gesù Crlalo: questo léce pel 
iieU' anno 1319. 



(e) Vedi Apf énOice lu* 86. 



200 «lOVARXl YtLLlNt 

CAPITOLO LXXXIf. 

CotM il r$ Ruberto e'FiorM^ini fèeiono pae§ co' Pi$am 

^Lucthesii 

Nel detto anno 1317, del mese dUprile, pace tu Catta dal rf 
Ruberto a'Pisani e Lucchesif e simigliante la fece lare il dettQ 
re a'Ftorentini e Sanesi e Pistoiesi , e a tutta la lega, di parte 
guelfa di Toscana; e con tnlto che per gli guelfi malToIratie- 
ri si facesse per la sconfitta ricevuta da loro, e dando Madmo 
al re Ruberto di viltà, si '1 fece per gran senno e proredenza, 
e per pigliare lena e forza per se e per gli Fiorentini, e non 
urtare co'nimici alla fortuùa della loro vittoria, e per altri mag- 
giori intendimenti, come innanzi farà menzione. I patti ebbe il 
re da'Pisani, che quando facesse generale armata gli darebbo- 
no cinque galee armate, o la moneta che coatasaono, e volle fa- 
cessone in Pisa una cappella e spedale peif V anime de' morti 
alla sconfitta da Ifontecatino a perpetua memoria; e ancora di 
questo fu ripreso, e lo re la fece fare a gran provedenza. I Fio^ 
rentini ebbono patti d'essere liberi e franchi in Pisa^ e le castel- 
la che aveano si tonessono; e tornarono i pregioni in Firenze 
di 29 di Alaggio: furono ventotto tra cittadini e contadini no- 
bili e buoni popolani, sanza più altri, minuta gente e contadini. 
E la detta pace co* Pisani non avrebbe avuto effetto con tutto 
il podere del re Ruberto , perocch' e' Pisani in nulla guisa vo«> 
leano fare franchi i Fiorentini in Pisa, né altri patti domanda- 
ti, parendo loro, com'erano, d'essere al di sopra della guerra 
con vittoria, se non fosse adoperato per gli Fiorentini una bel- 
la e sottile maestria di guerra per TuGcio passato de*priori in- 
tra'quali avea di savi e discreti uomini, della quale è bene da 
fare notevole memoria per assempro di quegli che sono a ve*^ 
nire. Essendo, come detto è dinanzi , rinnovato lo stato in Fi- 
renze per la signoria del conte da Ratti folle, e era ancora mol- 
to tenero, e avendo la guerra di Pisa e di Lucca, non erano in 
sicuro stato , si usarono questa savia dissimulazione; eh' eglino 
elessono quattordici buoni uomini popolani, e rinchiusongli nel* 
l'opera di santo Giovanni, e commisono loro che facessono nuo- 
ve gabelle , e delle vecchie raddoppiassono , sicché il comune 
avesse d'entrata cinquecento migliaia di fiorini d'oro l'anno, o 



LIBRO NONO 20i 

più ; e di questo ordine si diede la boce per la cittade , e di 
mandare in Francia per uno de'reali» figliuolo o nipote del re> 
per capitano con mille cavalieri franceschi. E questa prove- 
denza fu commessa per lo conte e per tutto l'uficio de' priori 
in Alberto del Giudice^ uomo di grande antoritade, con Donato 
Acciaiuoli , e con noi , (a) che tutti e tre eravamo di quello 
collegio y e funne dato il suggello del comune e piena autorità 
con giurata credenza. Incontanente per gli detti furono fatte 
lare lettere 4la parte del comune al re di Francia e a messer 
Carlo suo fratello, pregandogli per bene e stato di santa Gbie^ 
sa e di parte guelfa, e per riparare la venuta di nuovo impe- 
Tìo, ci mandassono uno de' loro figliuoli con mille cavalieri a 
nostro soldo; e ordinossi colle compagnie di Firenze cb'aveano 
affare in Francia, che fkcessono lettere di pagamento di sessan- 
tamila fiorini d' oro , per dare per arra e fare la promessa 
de'gaggi a Carlo; e scrìssesi al papa e a più de'suoi cardinali 
amici del nostro comune, ch'eglino iscrivessono e confortassono 
k> re e messer Carlo di questa impresa. Fatte le dette lettere^ 
ebboDo uno fidato corriere francesco, e ordinarono eh' andasse a 
Parigi per la via di Vignone, ov'era il papa, in quindici di per 
lo cammino di Pisa; e disparte s'ordinò segretamente per quegli 
ch'era sopra le spie, eh' una spia fidata gli facesse compagnia 
a condurlo per Pisa. E come furono in Pisa, com'era tempera- 
to, la detta spia scoperse al conte e agli anziani del detto cor- 
riere, il quale feciono pigliare colle dette lettere, e quelle aper- 
te e lette, s' ammirarono forte dell' ordine impresa , si grande 
per lo nostro comune, e di tanta entrata di gabelle, consiglia^* 
rono che per loro non facea di mantenere la guerra , potendo 
avere pace; e con tutti i loro vizi (i), credendoci avere ingan- 
nati per la presa delle lettere , rimasono ingannati: e di pre*- 
sente mandarono al nostro comune che riraandassono i loro am- 
basciadori Irattatori della pace a Montetopoli, e i loro verreb- 
bono a Marti , e cosi fu fatto. E innanzi si partissono si die 
compimento alla pace, al piacere, e com'era prima domandata 
per gli Fiorentini: e cosi si mostra che la savia previdenza be- 
ne guidata e colla credenza, nelle guerre e neir altre imprese 
vince ogni forza e potenzia, e reca a fine onorevoIeu)gni gran cosa. 

(a) Vedi Appeodioo n.^ 87. 
(1) Altrove ti leg^e « vietai. 

Gio. YWani T. IL 26 



!202 GI0VAK!VI tiLLAXt 

CAPITOLO LXXXUI. 

Gmm % Fiorentini dis fedone la mala moneta, e feeiono la huona 

del guelfo nuovo. 

Nel detto anno 1317^ i Fiorentini disfeciofto la mala moneta 
bargellina che correa per danari sei l'uno, ed erano di valuta 
di danari quattro, o meno, e fecionne una da danaft venti, che 
poco valea meglio per bontà d'argento, che poi si disfece quel- 
la da venti , non piacendo al popolo , e feeiono la buona mo- 
neta del guelfo da danari trenta V uno , e quella da quindici 
danari di buono argento di lega d'once undici e metzo di fine. 
E in quello anno del mese di Luglio si fondarono in su TAnio 
la pila del nuovo ponte detto Reale, e feeiono le mura da quel- 
la torre di su T Arno inGno alla porta di santo Ambrogio , e 
quelle di su la riva d'Arno in su l'isola infino al Corso de*TiB- 
tori di costa Torto di santa Croce. 

CAPITOLO LXXXIV* 

Come il re Ruberto mandò sua armata in Cicilia , 

e fece gran danno. 



Nel detto anno essendo fallite le triegue dal re Ruberto a 
quello di Cicilia , per lo detto re si fece armata in Napoli di 
sessanta galee sanza gli altri legni passeggleri, onde fu ammi«> 
raglio e capitano messer Tommaso di Marzano conte di Squil- 
laci, il quale con dodici centinaia d'uomini a cavallo e gente 
a piò assai, passò col detto stuolo in Cicilia, e puose a Castello 
a mare, e poi per terr» n'andò in Valle di Mazzara, guastando 
intorno a Trapali e tutta la contrada , e le galee per mare, e 
grandissimo danno fece dì tutto il fermento ch*era alle piagge: 
poi ritornò colla detta oste per la via da Coriglione a Palermo, 
e quivi per più giorni dimorò; e tutti i giardini e vigne della 
città d'intorno guastò, e le Tonnare del porto: d'allora innanzi 
vennero in queste marine grande abbondanza di tonni , che 
prima non ce n'avea. E poi se n'andò, per terra i cavalieri, e 
le galee per mare» infino a Messina, guastando ciò che innanzi 



LIBBO NONO 20S 

gli fi trovava, sanxa riparo ninno: intomo a Messina (a) slette 
ad oste più di quindici di, guastando tutte le vigne e giardini 
di Messina. 11 re Federigo non ardi di comparire né per terra 
né per mare; ma si dimorò colla sua oste a Gastrogianni , per 
la qual cosa l' isola di Cicilia ricevette in quello anpo più di 
guerra che prima non avea ricevuta dal re Carlo primo , né 
dal secondo. E dissesi, se il re Ruberto l'avesse continuato Van- 
no appresso , i Ciciliani non avrelibono durato ; ma papa Gio- 
vanni volle che triegue fossono per cinque anni; e la citte di 
Reggio in Calavra e più castella intomo che '1 re Federigo avéa 
conquistate alla venuta dello 'mperadore Arrigo, rimise nelle 
mani e guardia della Chiesa; la qual triegua il re Ridato ac^r 
eettò per la 'mpresa eh' avea fatta di Genova per recarla a sua 
parte^ come innanzi fari menzione , e per racquistare le dette 
terre, le quali riebbe 410Ì in guardia dalla Chiesa; onde quello 
di Cicilia si tenne tradito e ingannato dalla Chiesa e dal re Ru« 
berlo, perocché il re Ruberto le si ritenne in sua signoria. 

CAPITOLO LXXXy. 

Come Ferrara $% rubellà dalla CSkteia^ 

Nel detto anno a di 4 d' Agosto , i Ferraresi si rabeUarone 
dalla signoria della Chiesa e del re Ruberto, e a romore assa- 
lirono e uccisone e presono la sua masnada cb! erano Catalani 
a soldo; e poco appresso i marchesi della casa da Est! se m 
feciono signori, come aveano ordinato co' loro cittadini. 

CAPnoiiO uaayi. 

Come Uguecione da Faggiuola filmava per rientrare in Piea^ et 
le notUd ne furono in Pisa^ e di Spinetta marcheee. 

Nel detto anno 13t7 del mese d'Agosto, Uguccione da Fag- 
giuola coir aiuto di roesser Cane da Verona venne «subitamente 
con gente a cavallo e a pie assai infino in Lunigiana , colla 
forza e per lettere di Spinetta marchese, il quale intendea di 
venire a Pis^ per certi trattati eh' avea nella citte per genti 

(a) Vedi Appeadicc u/" B^ 



204 GIOVANNI VILLANI 

di 8oa setta ; il quale trattato fu scoperto, e a grido di popolo, 
onde Coscetto dal Colle di Pisa si fece capo, col constilo del 
conte Gaddo corsouo a furore a casa i Lanfranchi clie s' inten- 
deano con Uguccione , e uccisonne quattro de' maggiori della 
casa y e più di loro mandarono a' confini , e di loro segoito. 
Sentendo Uguccione che non potea fornire la sua impresa , si 
ritornò in Lombardia a Verona. Castruccio signore di Lucca e 
nimico d' Uguccione fece lega col conte Gaddo e co' Pisani , e 
col loro aiuto de' cavalieri andò ad oste sopra Spinetta marchese 
eh* avea dato il passo a Uguccione , e tòlsegli Fosdinuovo for- 
tissimo castello, e Veroca e Buosi, e di tutte sue terre il diser- 
taro; e il detto Spinetta si foggi con sua famiglia a messer Ga* 
ne della Scala a Verona. 

CAPITOLO LXXXn. 

Comt la part$ ghibellina u$eì di Genova. 

Nel detto anno 1317 a di 15 di Settembre , essendo la città 
di Genova in istato di popolo, ma più v' aveano podere i Gri- 
maldi e' Fiescadori e la loro parte de' guelfi^ che gli Orti e i 
ghibellini; T una perchè il re Ruberto favoreggiava i guelfi^ 
r altra perché gli Spinoli eh' erano di parte ghibellina , erano 
nimici di quegli d' Oria, e fuori di Genova alquanti della casa 
de' Grimaldi per dispetto preso contra quegli d' Oria feciono 
tornare in Genova gli Spinoli, sotto pretesto che stessono alle 
loro mandamenta e del comune. Come quegli della casa d'Oria 
e i loro amici sentirono ciò , si ebbono spspetto e tema d' es- 
sere traditi da' guelfi e da' Grimaldi, e la città ne fu ad arme 
e a romore; e quegli d'Oria non trovandosi per lo contradio 
de' guelfi , e eziandio per gli Spinoli ghibellini loro nimici , si 
si celarono eglino e' loro amici sanza comparire in forza d' ar- 
me, per la qual cosa i guelfi presono vigore e furono all' arme, 
• feciono capitani di Genova mesàer Carlo dal Fiesco, e messer 
Guasparre Grimaldi, a di 10 di Novembre 1317. Veggendo ciò 
gli Spinoli eh' erano tornati in Genova, che la terra era venu- 
ta al tutto a parte guelfa, e conoscendo che ciò era fatto per 
opera e industria del re Ruberto , incontanente s* accordarono 
con quegli della casa d' Oria e loro amici ghibellini, e si par- 
tirono della città sanza altro cacciamento, onde appresso segui 



Lieao NONO M5 

grande Mandalo e guerra, come per innaozi farà meniione, 
perocclié le dette due case d'Oria e di Spinola (a) erano le 
più poderose schiatte d' Italia in parie d' imperio e ghibellina. 

CAPITOLO LXXXVni. 

Qnne i gkibeUini di Lombardia auediaronù Cnmona. 

Nel detto anno a di 20 di Settembre, la parte ghibellina di 
Lombardia^ in quantità di dugento cavalieri e gente, a pie assai, 
end' era capitano messer Cane della Scak di Verona , puosodo 
assedio alla città di Cremona , e avendola molto 8tretta'> per 
forte tempo di piova convenne si partissono dall' assedio, e an- 
cora perchè i Bolognesi; per fargli levare da Cremona, caval- 
carono sopra la città di Modena e guastarla intomo, e fiecionvi 
danno assai. 

CAPITOLO LXXXIX. 

Come mesier Cane della Scala feóe otte eopra i Padovani, e toUe 

loro molte caeteila» 

Nel detto anno del mese di Dicembre , il detto messer Cane 
con suo isforzo venne a oste sopra i Padovani, e prese Monse- 
lici ed Esti, e gran parte di loro castella , e recogli si ad sot- 
tile, che '1 Febbraio vegnente non possendo contestare, fecioUo 
pace come piacque a messer Cane, e proraisono di rimettere i 
ghibellini in Padova, e cosi feciono. 

CAPITOLO XC. 

Come gli ueeiti di Genova eolla forza de* ghibellini di 
Lombardia aeeediarono Gencva. 

Nel anno 1318 , essendo usciti di Genova quegli della casa 
d* Oria e di Spinola col loro seguito, e per loro podere si sta- 
vano nella Riviera di Genova all^ loro possessioni, mandarono 
loro ambasciadori in Lombardia, e trattato e lega feciono eoo 

(a) Vedi Appendice n." 89. 



dd6 CIOTIHHI YILLAIII 

«tesser Maffeo Visconti capitano idi Milano, e co' flf linoll e con 
tutta la lega di Lombardia di parte d' Imperio e gliilwlliMu Per 
la qoal cosa mesaer Marco Visconti figlinolo dei detto neaMr 
Blaffeo venne di Lombardia con grande oste di gente, Tedeachl 
e Lombardi a cavallo e- a piò, e co' detti usciti di Genova poo- 
sono assedio alla detta città dalla parte di Co* di Fare e de' bor- 
ghi; e ciò Ih a di S5 di Mano 1318; e pochi di appreno que- 
gli della casa d' Oria coir ainto degli altri usciti feciono mi* al- 
tra otte alla citti d* Albingano nella Riviera di Genova^ te qwlla 
ebbono a patti in pochi gioraL Appresso stante la detta nato a 
Genova, measer Adoardo d'Orla tenne trattato (1) coll^abto 
del popolo di Saona, e entrò nella detta città di Saona di notte 
eelatamente, e Incontanente colla forza de*gfaibellinl della terra, 
che la maggioro partita erano di parte imperlale, al rdbellarooe 
la detta terra al comune di Genova del meae d' Aprile; perla 
qual cosa molto accrebbe la forza agli usciti di Genova 9 che 
quasi tutta la Riviera di ponente era a loro signorìa , salvo il 
castello di Monaco e Yentimiglia e la città di pioli, e nella Ri^ 
vi«;ra di levante leneano Lerici^ 

CAPITOLO XGI. 

Come i ghibellini di Lombardia ebbono Cremona. 

Nel detto anno 1318 del mese d'Aprile, la parte ghibelliiia 
di Lombardia colla forza della gente di messer Cane ebbono la 
città di Cremona per tradimento, per una porta che fa loro dar 
ta, con grande danno de* guelfi eh' erano dentro. 

CAPITOLO XCO. 

Comt gli ueeiti di Genova presono % borghi di Preti. 

Nel detto anno aH' uscita di Maggio, avendo i detti usciti aa* 
sediata la terra di Co' di Fare per due mesi, e quella si tenea 

(1) abao: ewì Màmti^tkù dai Safonesi e dai GeDOfesi il eapo dei loro 
popolo» qoati dir foleuero padre. Inperoocbè ▼iene dfe abboMf^ (padre) 
ohe in boooa lingoa italiana ti dice abate^ ma nel dialetto di qoei pò* 
poli, aHneno i» qoei tempi, ti diceva oAao. È da Tederai il Dii*Fretiie» 
ehe tratte qoetto ponto molto erodi teoiente. In aleoai ttampatì la loet 
«liaQ ftt oambi^ta male e propotito in balàìK 



LIBRO NONO W7 

fràncattente per ^ue' d' étitro, per Imo Boltile difieiò di canapi 
che venia della torre a una coeca del porto di Genova, é- per 
quello ai fomia e rinfrescava a contradio di tutta V oste, si si 
nisono i detti usciti a cavare e tagliare sotterra la detta torre. 
Quegli d'entro temendo non cadesse, si renderono la torre, salve 
le persone, e chi disse per danari; e tornati in Genova, fbroDO 
giudicati a morte , e traboccati di fuori. Stando al detto asse- 
•die, continuo davano battaglia a' borghi di Prea che sono ftiori 
alla porta delle Vacche; combattendo per forza il presono a di 
25 di Giugno nel detto anno , onde avanzarono mollo , e quei 
4^ entro a Genova perderò per modo, che i' oste di foori crelibe 
e si ridusse ne' borghi, e presono la montagna di Peraldo e di 
san Bernardo di sopra a Genova, e accircondaro la terra ; e so- 
^a il Bisagno puosono un altro campo, sicché la città per terra 
era tutta assediata, e per mare avea persecuzione assai per le 
^lee di Saona e degli usciti che signoreggiavano il mare. 

CAPITOLO XGin. 

€ome H re Ruberto venne per mare al eoceareo if» Genota», 

Nel detto anno 1318, essendo la parte de'guelfi cosi assediata 
in Genova e per mare e per terra, si mandarono a Napoli loro 
nmbascladori al re Rulierto , il quale avea fatta in Genova la 
detta commutazione, ch'egli gli dovesse soccorrere, e sanza in- 
dugie aiutare; e se ciò non facesse, non si potevano tenere, si 
erano a stretta di vittuaglia e d* assedio. Per la qual cosa il 
re Ruberto incontanente fece una grande armata di quaranta- 
sette uscieri e venticinque galee sottili , e più altri legni e 
eocche cariche di vittuaglia ; e egli in persona col prenze di 
Taranto, e con messer Gianni prenze della Morea suoi fratelli, 
e con più baroni e Con quantità di mllledugento cavalieri, parti 
di Napoli di 10 di Luglio, e venne per mare , e entrò in Ge- 
nova (a) a di 21 di Luglio 1318 , e da' cittadini tu ricevuto 
ODorevolemente come loro signore, e rlArancó la città, che poco 
M potea tenere per dlffalta di vittuaglia. Incontanente che 'I 
re Al giunto in Genova , gli usciti levarono l' oste eh* aveano 



(a) Velli Appeadioe n.^ 90. 



808 GIOVANNI VILLANI 

mefsa in Bisigno , e si lidussono «Ila montarla di un Ber- 
nardo e di Peraldo, e a' borghi di Prea verso ponente. 

CAPITOLO XCIY* 

Comi % Gtnoveii diedono la signoria di Genofm al r» Rmb$rto. 

Nel detto anno a di 27 di Luglio , i capitani di Genova e 
l' abao del popolo e la podestà in pieno parlamento rinnnzia- 
rono la loro balla e signoria , e con volontà del popolo diodo* 
no la signoria e la guardia della città e della Riviera al pepi 
Giovanni e al re Ruberto per dieci anni, secondo i capitoli di 
Genova; e il re Ruberto la prese per lo papa e per se, come 
quegli che più tempo dinanzi V avea desiderata , a intenzione 
che quando avesse a queto la signoria di Genova, si credea ra- 
cquistare V isola di Cicilia , e venire al di sopra di tatti gli 
suoi nimici ; e a questo intendimento procacciò più tempo di- 
naiMu la rivoluzione della città , e di farne cacciare fuori gli 
Spinoli e gU Crii, perocché più volte^ essendone eglino signori 
di Genova,' contastarono il re Ruberto e il re Carlo suo padre, 
e alarono quegli d'Araona che teneano Tisola di Cicilia, come 
addieti^o è fatta menzione. 
.^' 

^ CAPITOLO XCV. 

t 

Della riva guerra che gli usriti di Genova eo' Lombardi 

feeiono al re Ruberto. 

Per la venuta del re Ruberto in Genova, non affiebolio To- 
ste di fuori, ma maggiormente crebbe per l'aiuto de' signori di 
Lombardia di parte d'imperio, e rifeciono lega con lo 'raperà- 
dorè di Costantinopoli^ e col re Federigo di Cicilia, e col mar- 
chese di Monferrato^ e con Castruccio siguore di Lucca, e an- 
cora co' Pisani al segreto. E stando all' assedio , forti e gravi 
battaglie continuamente davano alla città , traboccandola con 
più dificii , e assalendola da più parti di di e di notte , come 
gente di gran vigore , si fattamente , che '1 re Ruberto con 
tutto il suo isforzo non acquistò niente sopra loro in niuna 
parte, anzi con cave sotterra puntellare gran pezzo delle mura 
dalla porta a santa Agnesa, e quelle feeiono eadere , e parte 



LIBRO NONO 209 

di loro per forza entrarono nella città , onde il re in persona 
s' armò con tutta sua gente , e con gran rigore affrontandosi 
in su le mura rovinate colle spade in mano , pure i maggiori 
baroni e cavalieri del re ripinsono fuori i loro nemici con 
gran danno di gente dell'una parte e dell* altra, e rifeciono le 
mura con grande affanno in poco di tempo , lavorandovi di di 
e di notte. Stando il re e sua gente in Genova cosi assediato 
e combattuto y si mandò per aiuto in Toscana , e di più parti 
l'ebbe; da' Fiorentini cento cavalieri e cinquecento pedoni tutti 
soprassegnati a giglio e di Bologna altrettanti, e simigliante di 
Romagna e di più altre parti , e andarono a Genova per mare 
per la via di Talamone; siccbé, giunta V amisté^ il re si trovò 
in Genova in calen di Novembre del detto anno con più di 
duemilacinquecento cavalieri^ e pedoni sanza numero. Di fuori 
n'avea più di millecinquecento cavalieri , ed era capitano del- 
l' oste messer Marco Visconti di Milano , e aveano le fortezze 
de' monti d'intorno^ per modo che il re non potea campeggia- 
re; e cosi dimoraro le dette osti in guerra stretta di badaluc- 
chi e di traboccarsi e saettarsi tutta la detta state, e eziandio 
il verno, che l'uno dall'altro non potea avanzare. E in questa 
stanza il detto messer Marco Visconti ebbe tanta audacia^ che 
fece richiedere il re Ruberto di combattere con lui corpo a 
corpo, e quale vincesse , rimanesse signore ; per la qual cosa 
il re molto isdegnò. 

CAPITOLO XGVI. 

Comt nella città di Siena si fece una congiura ed ehbevi 

romore e gran mutazione. 

Nel detto anno del mese d' Ottobre 1318 ^ nella città di Sie- 
na (a) nacque scandalo e romore , del quale fa capo messer 
Sozzo Dei e messer Deo de' Tolomei , con seguito de' giudici e 
de' notari e beccar! che voleano muovere il reggimento dello 
stato della città , e molto vi furono di presso , e la città tutta 
ad arme. E trovandosi la gente de' Fiorentini eh' andavano a 
Genova, in Siena, a richesta del detto comune seguirono V ofi- 
cio de' nove che reggeano la terra , onde quegli delia detta 

(a) Vedi Appendice n.^ 91. 

Gio. ViUani T. IL 27 



Sto GIOVATIVI VILLANI 

congiura Tennero a niente, e furono cacciati di Siena; onde al 
crid iprande divisione nella cittd , e per questa cagione non 
mandarono i Sanesi aiuto al re Ruberto. E alcuno disse che ^ 
perché r ordine de' nove che si reggea molto al volere de* Sa- 
limbeni ( e aveaVi de* ghibellini ) non voleano mandare aiuto 
al re Ruberto « que' de* Tolomei Pecione quella novità ; ma di 
vero si crede cominciasse per mutare stato nella citti per la 
briga già nata tra'Tolomei e'Salimbeni, trovando quella cagione* 

CAPITOLO XCVII. 

Come la genie del re Ruberto iconfisiono gli usciti di Genota 
alla tilla di Sesto^ e si partirono dall'assedio della città. 



Nel detto anno 1318, essendo il re Ruberto assediato in Genova 
per lo modo che addietro fa menzione , più di sei mesi , si 
pensò che non potea gravare i nemici suoi di fuori se non pò* 
nesse sua oste in terra Ira'borghi e Saona: fece ordinare un'ar* 
mata di sessanta tra galee e uscieri , e ivi su fece rioogHere 
da ottocentocinquanta cavalieri , e gente a pie bene quindici- 
mila ; e con questa gente furono quegli de' Fiorentini e altri 
Toscani , e di Bologna , e Romagnuoli , e partirsi di Genova a 
di i di Febbraio , per porre la detta gente nella contrada di 
Sesto. Sentendo ciò gli usciti e que' di fuori , incontanente vi 
mandarono di loro gente a cavallo e a pie in grande quan* 
tità per contastare la riva dell' oste del re Ruberto , acciocché 
non ponessono in terra la gente del re. Arrivarono a di 5 Feb- 
braio , e con grande travaglio mettendosi innanzi l>otti vuote 
combattendo co'nemici manescamente, onde i principali furono 
i Fiorentini e gli altri Toscani che prima scesono di galee sot- 
to la guardia de' balestrieri delle galee eh* erano alla riva , e 
per forza d*arme presono terra, e la gente degli usciti ruppono 
e sconfissono in su la piaggia di Sesto, e assai ne furono mor- 
ti e presi ; e quegli che scamparono fuggirono ne' borghi e a 
Saona ; e la notte vegnente tutta 1' oste ch'era ne* borghi e al 
monte di Paraldo e di san Bernardo^ si partirono, e ri n*an« 
darò verso Lombardia , e lasciarono tutti i loro arnesi aanza 
ricevere altra caccia , che il re non volle che sua gente si 
mettesse a seguirgli al periglio in quelle montagne. Appresso 



LIBRO IfOXO 2tt 

quegli della citU di Genova ripresono i borghi di Prea e Co*di 
Fare^ e tutte le fortezze di fuori. 

CAPITOLO XGYlIh 

Come il re Ruberto $i parti di Genova e andò a eorte 

di papa in Proenza. 

NeU' anno 1319 a di 29 d'Aprile, il re Ruberto si parti di 
Genova con quaranta galee, e con sua gente se n'andò in Pro* 
enza ov' era la corte del papa a Vignone , e ivi da papa Gio- 
vanni fu ricevuto onorevolemente. In Genova lasciò per suo vi-* 
cario messer Ricciardo Gambatesa d'Abruzzi, uno savio signo* 
re, con seicento cavalieri e con più sergenti a pie, e con più 
galee alla guardia di Genova. 

CAPITOLO XCIX. 

Come jfli useiti di Genova co' Lombardi tornarono aWassedio 

di Genova» 

Nel detto anno 1319, sentendo gli useiti di Genova partito it 
re Ruberto, si armarono in Saona ventotto galee onde fu am- 
miraglio messer Currado d'Oria, e mandarono in Lombardia per 
aiuto, e rauuarono mille e più cavalieri, la maggiore parte Te- 
deschi , e grande quantità di popolo $ e a di 27 dt Luglio del 
detto anno tornarono a oste sopra Genova, e puosonsi a campo 
in Ponzevera, e a di 3 d'Agosto vegnente s*^ appressarono alla 
citte, dando battaglia a'borghi da più parti per terra dalia par- 
te di Bisagno; e le dette galee entrarono nel porto comliattendo 
foriemente la citta, ma niente acquistarona E a di 7 d'Agosto 
Tegnente fu una grande liattaglia nel piano di Bisagno (a) tra 
f li usciti e quegli della città, e Tuna parte e Taltra ricevettoao 
danno assai, sanza avere nessuna parte onore della vittoria , e 
que' di fuori si ritrassono al poggio, e que' d*entro si tornarono 
Bella città: appresso continuamente combatteano di di e di notte 
la città per mare e per terra. 



(a) Vtài Appcodiot lu* u^ 



212 GI0V.A1VNI TILLANl 

CAPITOLO C 

Com$ metter Cane della Scala pre$$ le borgora di Padove^ 

Nel detto anno 1319 d'Agosto , measer Cane della Scala con 
gli usciti di Padova, eh' e' Padovani non yoUono rimettere nella 
terra per gli patti fatti per messer Cane , si venne a oste so- 
pra Padova con duemila cavalieri e diecimila pedoni, e preaono 
le t>orgora, e puosonvi tre campi per assediare Padova» 

CAPITOLO CI. 

Come i Guelfi di Lombardia ripreeono Cremona. 

Nel detto anno di 10 d' Ottobre , i Fiorentini mandarono in 
Lombardia trecentocinquanta cavalieri per una taglia fatta per 
Bologna e parte guelfa di mille cavalieri, ond'era capitano mes- 
ser Ghiberto da Correggia: partissi di Brescia^ e prese la città 
di Cremona per tradimento, e recolla a parte guelfa : ma per 
la lunga guerra e mutazioni era quasi strutta e recata a niente 
la detta Cremona. 

« 

CAPITOLO CM. 

Come messer Ugo dal Balzo fu sconfitto ad Alessandria. 

Nel detto anno 1319 del mese di Dicembre, essendo messer 
Ugo dal Balzo in Piemonte per lo re Ruberto , nel borboglio 
d'Alessandria, e assediava la detta città, uscendo fuori un di con 
dugento cavalieri per far fare legname per fare ponti e dificii, 
messer Marco Visconti di Milano con seicento cavalieri per uno 
aguato gli usci addosso^ e sconfisse, e uccise. 

CAPITOLO cm. 

Come gli usciti di Genova ripresone i borghi di Genciea» 

Nel detto anno 1319 a di 10 d'Ottobre, avendo gli usciti di 
Genova colla lega di Lombardia date più battaglie alla citte per 



LIBRO ICOTTO S13 

terra e per mare^ si preaono per forza il GasteOaccìOt ch'a^ea- 
no fatto 1 guelfi d'entro in sul monte dà Peraldo e di san Ber- 
nardo^ il quale era con poca guardia; e con quella vittoria disce- 
sono giù a' l>orghl , e sanza ritegno gli ebbono ; cbe veduto i 
Genovesi d*entro perduto il poggio, abbandonarono i lK>rghi. E 
cosi la detta oste riprese la signoria de' borghi come innanzi 
altra volta s'aveano, e pochi di appresso eblK>no la torre di 
Co' di Fare, e quegli dell'oste ^ Bisagno per non essere trop- 
po sparti si ritrassono al poggio e a' lK>rghi di Prea a di 19 di 
Novembre; e cosi tutto il verno vegnente combatterono la città 
continuamente per mare e per terra, e teneanla molto afflitta. 
In questo assedio l'armata degli usciti di Genova ebbe si grande 
fortuna, che si levò da Genova, e otto di loro galee ruppono in 
terra a Chiaveri , e perderò tutta la gente , e il rimanente si 
tornò in Saona rotte e stracciate. E in questo tempo essendo 
dodici galee di Provenzali a Noli, que' di Saona armarono ven- 
tidue galee^ e sopra Noli combatterono quelle dodici galee del 
re, e otto ne presono, e quattro ne tirarono in terra. Sentendo 
ciò quegli di Genova, andarono a Saona con trentasei galee, ma 
niente poterono danneggiare il porto. 

CAPITOLO CIV. 

Come i ghibellini presono Spulelo. 

Nel detto anno 1319 del mese di Novembre , per trattato t» 
aiuto del conte Federigo da Montefeltro e degli altri ghibellini 
della Marca e del Ducato, la parte ghibellina di Spuleto ne cac- 
ciarono per forza la parte de'guelfì, e combattendo la città vi 
furono assai micidii e incendi, e presono i ghibellini più di du- 
gento buoni uomini della città di parte guelfa , e misergli in 
pregìone. I Perugini i quali furono tardi al soccorso de'guelfi, 
vennero poi con tuttti loro isforzo all'assedio di Spuleto, (a) e 
stando al detto assedio, l'anno appresso il detto conte Federigo 
fece rubellare a* Perugini la detta città d' Ascesi , per la qual 
cosa si partirono da guerreggiare Spuleto, e puosonsi all'assedio 
d'Ascesi l'anno 1320. E '1 detto anno del mese di Dicembre, 1 
ghibellini di Spuleto a furore corsono alle carcere ove aveano 

(«i) Vedi Appendice n." gj. 



S14 GIOTANlfl VILLANI 

In predone i graelfi^ e vi misono fuoco e arsonvegli tolti deii« 
tro; la quale fa una scellerata orudeltade, 

CAPITOLO CV. 

Gnne il re di Tunisi ritornò in #ti« ii§neria* 

Nel detto anno 1319, il re di Biig^gea il quale era stato prima 
re di Tunisi, e poi cacciato per un altro ch^era di suo legnag« 
giù clie si fece re, si rivenne alla cittd di Tunisi , (a) e colla 
forza degli Arabi si ne cacciò 11 detto re, e racquistd la signo»- 
ria; e quegli che tenea la città se n*andó a Tripoli di Barbe^ 
ria , e accordossl col re Federigo di Cicilia per moneta che gli 
diede, e col suo aiuto fece grande guerra al re che tenea To- 
nisi, per terra, e più per mare ; che la seccò si di vittuaglia , 
che Tunisi era in grande bisogno : onde quello re che tenea 
Tunisi dando al re Federigo maggiore quantità di moneta» a'ac« 
cordò con lui^ e fornigli la terra di vittuaglia^ e rimase fllgno« 
re: e cosi il re Federigo di Cicilia con inganno da* detti dna 
re saracini guadagnò in poco tempo dugento migliaia di doMe 
d'oro* 

CAPITOLO cn. 

Come Castrueeio signore di Lucca rupp& pace a*Fiorentini^ 

e eomineiò loro guerra. 

Nell'anno 1320 del mese d'Aprile , essendo Castrueeio Inter- 
minelli signore di Lucca a parte gbibellina e a lega ce' Pisani^ 
sentendo che '1 sopraddetto papa Giovanni col re Ruberto avea- 
no sommosso di fore venire di Francia in Lombardia mesaer 
Filippo di Valos figliuolo di messer Carlo fratello del re di 
Francia con grande gente d' arme , per contastare- la ièna dt 
messer Haflèo Visconti e de* figliuoli e di sua lega; e seotenda 
eh' e* Fiorentini e'Sanesi e'Bolognesi aveano mandato in Ixhd-^ 
bardia mille cavalieri a richesta del re Ruberto e della Chiesa^ 
e erano già alla città di Reggio, il detto Castrueeio a preghie^ 
ra e richesta del detto messer Maffeo Visconti e della lega de'gìhlr 

(«J VeJi Appendice n.® g^- 



tìttLO ivoNo 2I& 

bellini di Lombardia ruppe pace a' Fiorentini per isturbare la 
delta impresa di Lombardia; e ancora come tiranno, che istan«> 
do in pace scema suo stato, e vivendo in guerra l'esalta. E Ca- 
struccio , (a) come uomo vago di signoria , credendo montare 
in istatO) cominciò guerra a^Fiorentini; e sanza nullo isfidamen- 
to, colla forza delie masnade de^ Pisani cavalcò e prese e fugli 
fenduto come avea ordinato il castelletto di Gappiano, e '1 pon- 
te sopra la Guisciana, e Montefalcone, le quali fortezze teneano 
i Fiorentini; e fatto ciò, passò la Guisciana, e corse guastando 
e ardendo intomo a Fuceccbio^ e a Vinci» e a Cerreto, e poi 
inflno ad Empoli in sul contado di Firenze» E ritornando al 
puose ad assedio a santa Maria a Monte che si tenea per gli 
Fiorentini, salvo la rocca si tenea per gli terrazzani , e quella 
in pochi giorni ebbe, petocch' e' terrazzani per tradimento Tar* 
renderono a di 25 d'Aprile; e'Fiorentini , che non erano prov- 
veduti come si convenia , credendosi conservare la pace , non 
poterono a ciò riparare; e avuta la terra, tornò a Lucca con 
grande trionfo, e quegli traditori che gli aveano renduta santa 
Maria a Monte per sospetto menò a Lucca, e in pregione lan- 
guendo gli fece morire. E appresso in quello anno il detto Ca- 
stracelo più castella di Garfagnana e di Lunigiana vinse e recò 
alla sua signoria, per la qual cosa sturbò molto, ma quasi tutta 
la 'mpresa fatta per la Chiesa e per lo re Ruberto in Lombar- 
dia coll'alire cagioni, come innanzi farà menzione. 

CAPITOLO cvn. 

Come gente degli usciti di Genova furtmo sconfitti a Lerici. 

Nel detto anno 1320 , essendo in Genova grande stretta di 
vittoaglia perchè gli usciti di Genova con diciassette galee cor- 
seggiavano la Riviera, e prendeano navi e cocche e altri legni 
ehe recavano vittuaglia a Genova , quegli di Genova armarono 
ventisette galee, e seguirono quelle degli usciti, e in Lerìcl le 
rincbinsono, e rìpresono una nave ed una cocca carica di yit- 
tuaglia ch'aveano prese le dette galee degli usciti. E assedian- 
do quelle galee in Lerici co'loro uscieri, feciono yenire da Ge- 
nova centocinquanta cavalieri di quegli del re Rul>erto, e que- 

(«} Vedi Appendioe n.* o5. 



216 GIOVANNI VILLANI 

gli di Lerici tirarono le galee io terra, e si miiero a comtat^ 
tere co'detti cavalieri: a di 31 di Maggio furono sconfitti dalia 
gente del re Ruberto e di Genova, combattendo contra loro per 
mare e per terra ; presono e arsone il porto di Lerici , e le 
dette galee con gran danno degli usciti. 

CAPITOLO GVin. 

Come quegli di Genotoa freeono il Bingane» 

Nel detto anno 1320 , il vicario del re Ruberto co' Genovesi 
armarono da sessanta tra galee e uscieri: con quattrocentocin- 
qnanta cavalieri n'andarono e puosono assedio alla città del Bin« 
gane, e quella combattendola, per forza presono a di 21 di Gin* 
gno, e rubarla tutta. Allora tutto il marchesato di Gravigiana 
tornò alla signoria di Genova e di parte guelfa. 

CAPITOLO CIX. 

Gme il Papa e la Chiesa feeiono venire in Lombardia 

messer Filippo di Valos, 

Nel detto anno 1320 , avendo il papa e la Chiesa fatte fare 
più richeste a messer Maffeo Visconti e a'ilgliuoli che si leva»* 
sono dall' assedio della città di Genova, la quale si tenea per 
la Chiesa e per lo re Ruberto, come addietro fa menzione , e 
quegli i delti comandamenti non ubbidirò^ opponendo che Ge- 
nova era terra dUmperio e non di Chiesa; per la qual cosa per 
lo papa fu fatto processo e scomunica contro a' delti , e inter- 
detto in Milano e Piacenza e l'altre città di Lombardia ch'e'det- 
ti per forza tirannescamente teneano e signoreggiavano , e or- 
dinò che messer Filippo di Valos nipote del re di Francia ve- 
nisse in Lombardia per vicario di Chiesa per abbattere la si- 
gnoria de'detti scismatici e rubelli della Chiesa^ il quale messer 
Filippo (a) vi venne con sette conti e con centoventi cavalieri 
tra bandcresi e di corredo, con quantità di seicento gentili no- 
mini d*arme a cavallo, molto bella e nobile gente, al soldo del- 
la Chiesa e del re Ruberto. E mandò in Lombardia per legato 

(«) Vedi Appendice n.* 96. 



LIBBO NONO dl7 

della Chiesa inesser Beltramo del Pog((etlo cardinale con otto-* 
cento cavalieri tra Provenzali e Guasconi, i quali ^oi detto le- 
gato e con messer Filippo di Valos e sua gente s' aggiunsonò 
alla città d*Asli in Lombardia; ed avendo novelle che la città 
di Vercelli si combat tea dentro tra'guelfl é^ ghibellini^ si parti 
il detto messer Filippo d'Asti con qtieiia tatita gente ch^ aveà ^ 
sauza attendere l'altra cavalleria che gli niandavà il papa é ^1 
re Ruberto di Pfoenzà^ e quella che gli Riandava il rè di larari - 
eia à messer Carlo suo padre di Viennese , e il sinìscalcato di 
Belcari, che in piccolo tempo sarebbe stata grandissima quan- 
tità di gente; e sanza attendere mille cavalieri eh' e' Fiorentini 
e'Bolognesi è* Sanesi gli mandavano in aiuto in Lonlbardia, e 
per male consiglio i coii quantità di millecinquecento cavalieri 
si mise a oste tra Vercelli e Noara in luogo detto Mortara. Seù-' 
tendo la sua venuta il capitaiiò di Milano ^ il quale era come 
uno grande re in Lombardia, ch'egli con quattro duoi figliuoli 
signoreggiava Milano, Pavia, Piacenza, Lodi > Como , Bergamo, 
Noara, Vercelli^ Tortona, è Alessandria ^ sanza la foi'za delle 
altre città di Lombardia di parte d'imperio e ghibellina ch'era^ 
no a lega con lui , e Pisa , e Lucca , e Arezzo ini tosciana ^ si 
mandò i suoi figliuoli con tutto suo isforzo contra il detto mes-* 
ser Filippo di Valos, che furono tremila e più uomini à Caval- 
lo, gran parte Tedeschi , e gente a pie sanza numerò , e puO- 
sonsi a campo contra la detta oste appresso d' uno miglio di 
terrai 

CAPITOLO ex. 

Come messer ÌFUippo di Valos si tornò in Francia con vergogndj 

sanza niente acquistare. 

Messer Galeasso e messer Marco figliuoli del capitanò di Mi- 
lano , capitani dell' oste , feciono richiedere messer Filippo di 
Valos di volere parlamentare con lui, e ordinato il parla- 
mento , e aggiunti insieme , messer Galeasso con savie é mae- 
strevoli parole , che le sapea ben dire , pregò mestòf Filippo 
che non gli fosse incontro né gli volesse disdriat^^ è com'egli 
e' suoi sempre erano stati amici e servidori del ré di Francia 
e del suo padre messer Carlo, e che l'avea fatto cavaliere, e 

che la tenza da' suoi alla Chiesa la rimettea volentieri nel re 
Giù. YUlani T. IL 28 



218 GIOVANNI VILLANI 

di Francia^ e mostró^li la sua forza e cnvallcria, eh* era più di 
diie tanti che quella della Chiesa , e che per suo amore e del 
padre non gli Totea offendere , come potea. Veggendosi 11 gio- 
vane mesBQr Filippo a si fatto punto condotto , non gli parve 
bene slare ( e dlssesi per tradimento di messer Berardo di Mar- 
cogito suo maliscalco , il quale era stato ribello e bandito del 
re di Francia, per sua vendetta, e perchè si disse che n*ebbe 
molti danari dal capitano di Milano, per farlo venire innanzi al 
termine ordinato sanza attendere V altro soccorso ) si s' accordò 
co' detti figliuoli del capitano di Milano, e tornossi con grandi 
presenti e doni vituperosamente in Francia colla sua gente. Que- 
sto fu del mese d'Agosto anni 1*320: poco appresso i detti fi- 
gliuoli di messer Maffeo ebl>ono per forza e per assedio la par- 
te della città di Vercelli che teneano i guelfi, e fu preso mes- 
ser Simone da Collibiano signore di Vercelli, e menalo a Milano; 
e '1 vescovo suo fratello scacciato con tutti i suoi seguaci. An- 
cora il detto messer Filippo di Valos rendè a messer Filippo di 
Savoia il castello di Carignano in Piemonte , il quale sì tenea 
per la gente del re Ruberto, e eragli mollo caro, ed ebbene, 
si disse, diecimila fiorini d' oro. E peggiorò duramente le con** 
dizioni di Lombardia, a danno e a vergogna della Chiesa e del 
re Ruberto e di chi a loro attenea; che per questa cagione la 
gente de* Fiorentini e' Bolognesi e* Sanesi, eh' erano già infino a 
Reggio, si tornarono addietro, e la forza e vigore del capitano 
di Milano e deMigliuoìi molto accrebbe. Di questa diffalta si sen- 
so in Francia messer Filippo al re e a messer Carlo , eh' era 
stata perché il papa e '1 re Ruberto non gli aveano attese le 
convenenze di fornirlo di moneta e di gente al tempo, come a- 
veano promesso; ma per gli più si disse che la diffalta fu sua, 
e di ehi 1' ebbe a consigliare di venire più tosto verso Milano, 
che non era ordinato : ma quale si fosse la cagione, egli acqui- 
stò poco onore. È da notare una favola che si dice e dipigne 
per dispetto degritaliani in Francia: e' dicono^ ch'e'Lombar* 
di hanno paura della lumaccia, cioè, lumaca. I signori Visconti 
di Milano, come si sa, hanno V arme loro il campo bianco e la 
vipera cilestra ravvolta con un uomo rosso in bocca, e messer 
Marco Visconti per leggiadria e grandezza avea la sua bandiera 
e schiera di cavalieri , intorno di cinquecento pur de* migliori 
scelti per feditori, e tutti colla detta sopransegna. Gì' ignoranti 
Franceschi credevano che quella insegna fosse una lumaccia, e 



LIIIRO fiOSQ 9Ì9 

per loro dispetto e eoutrario fosse per loro fatta, onde il si re- 
carono a grande onta, e forte ne parlaro in Francia del dispet- 
to eh* aveauo loro fatto i Lombardi ; ma colla beffa e disonore 
si tornarono in Francia^ per lo modo che detto avemo. 

CAPITOLO CXI. 

Come Casirnecio andò ad oste nella Riviera di Genova. 



Nel detto anno 1320, in quello tempo oh' erano in Lombardia 
le d(^Ue oavìtà della venuta di messer Filippo di Valos , non 
cesse la lega de' ghibellini di Lombardia V assedio di Genova , 
ma maggiormente l' accrebbono e rinforzaro, e feciono lega di 
capo con Federigo re di Cicilia, e collo 'mperadore di Costan- 
tinopoli , e con gli altri usciti di Genova , e con Castruccio si- 
gnore di Lucca, il quale Castruccio con sua gente venne a oste 
nella Riviera di Genova dalla parte di levante, e più castella e 
terre della Riviera gli si renderono, e quegli de' borghi di Ge- 
nova per la sua venuta crebbono V oste , e misono campo in 
Pisagno per assediare al tutto la terra di Genova. 

CAPITOLO CXIL 

Come Federigo di Cicilia mandò sua armata di gale$ 

all' assedio di Genova. 



Nel detto anno 1320 del mese di Luglio^ il re Federigo che 
tenea la Cicilia fece armare quarantadue tra galee e uscieri, e 
con dugento cavalieri mandò la detta armata in servigio degli 
usciti di Genova , e gli usciti di Genova n' armarono ventidue 
galee, le quali galee s* aggiunsono insieme del mese di Agosto 
per consumare Genova , assediandola strettamente per mare e 
per terra, per modo che nullo vi potea entrare né uscire, e la. 
città era male fornita e a grande disagio di vittuaglia e di moU 
te cose. Della detta armata era capo ammiraglio messer Cur- 
rado d' Oria uscito di Genova* 



92M) GIOVANNI TILLAlfl 

CAPITOLO GXni. 

Come U re Ruberia fece iua armata di galee per conioitare 
quella de^Ciciliani^ e quello eh* aoperà. 

Nel detto anno 1320, sentendo il papa e'I re Ruberto rap« 
parecchiamente fatto per gli usciti di Genova e per quello di 
Cicilia, feciono armare sessantactpque galee tra in Pro^men e a 
Napoli, e quegli di Genova armarono venti galee; e del detto 
stuolo Ui ammiraglio messer Ramondo di Cardona d' Aragona : 
e congiunte le dette galee insieme, vennero sopra lìenova per 
combattersi con quelle di Cicilia e degli usciti di Genova, le 
quali sentendo come venia contra loro queir armata , si parti- 
rono della Riviera di Genova, e vennono in Porto pisana, e poi 
con savio provvedimento di guerra, e per fare partire V armata 
della Riviera, sanza soggiorno se n'andarono in verso Napoli ; 
e giunti air isola d' Ischia, misono i cavalieri in ifitrt^^ e cor- 
^ono r isola e guastarla in parte. Sentendo la loro partita T am- 
miraglio del re Ruberto, con sua armata si parti di Genova e 
della Riviera, e le segui vigorosamente per abboccarsi con loro, 
e sopraggiunsegìì a Ischia una sera al tardi. Quelle galee di Ci* 
cilia e degli usciti, veggendo i nemici si di presso per volere 
la battaglia, si rioolsono di notte, e si misono in m^re dando 
boce di tornarsi in Cicilia. L' ammiraglio del r^ Ruberto veg- 
gendogli la mattina parliti, volendogli seguire, la gente di Prin^ 
cipato, eh' erano intorno di trenta galee , trovandosi in loro 
paese, gridarono: rinfrescamento e panatica: e di vero bisogno 
ne aveanp; e cosi a grido, sanza alcuno ritegno a Napoli se 
n' andaro. Le galee di Proenza e di Genova rinfrescati a Ischia 
alquanti giorni , avendo novelle come 1' armata de* Ciciliani ^ 
usciti di Genova aveano fatta la via di ponente verso Genova, 
per seguirle in verso Proenza si ritornare : e cosi la detta ar- 
mata per male seguire il loro ammiraglio, ovvero per sua dif- 
falta e mala condotta, quasi tutta si sbarattò e venne a niente; 
che se avessono seguita quella de' Cieiliani e degli usciti di Ge- 
nova, di certo s' avvisava che sarebbono stati vincitori» peroc« 
ph' erano più galee, e meglio armate. 



Lilio IIOXO 22t 

CAPrroi^o cxiv. 

Di quello medesimo. 

L* armata deTiciliaoi e ieglì usciti di Genova maestrevole- 
mente e non sanza temenza partiti da Ischia, nel porto di Ge- 
nova arrivaro a di 3 di Settembre 1320, e con grande tumulto 
gridando cb'aveano sconfitta Tarmata del re Ruberto per ispa- 
ventare que'di Genova, assalirò la città dalla parte del porto, 
e gli usciti e' Lombardi di' erano air assedio l'assalirono dalla 
parte di terra da più parti. Quegli della città con la gente del 
re Ruberto con grande afTanno di di e di notte , e con paura 
e diffalta e necessità di vittuaglia, francamente si difesono da 
più assalti e battaglie di mare e di terra, sicché i nimici non 
acquietarono niente. 

CAPITOLO CXV. 

Come • Fiorentini feciono tornare Castruccio dall'assedio 

di Genova. 

Nel detto anno 1320 , Castruccio signore di Lucca con suo 
isforzo e coir aiuto delle masnade de' Pisani, andò con grande 
oste verso Genova per la lega fatta per istrignere la città, e 
vincerla per forza e assedio coli' aiuto dell' armata di Cicilia 
per lo modo eh' è detto. I Fiorentini sentendo cavalcato Ca- 
struccio, i loro soldati mandare in sul contado di Lucca nelle 
contrade di Valdipievole guastando e ardendo , e tornando ad 
Altopascio. Castruccio ch'era presso a Genova, sentendo ciò, te- 
mendo che la città di Lucca per tradimento non gli si rubel- 
lasse, tornò in Lucca con tutta la sua oste. Sentendo ciò il ca- 
pitano della guerra de' Fiorentini , con le masnade de' soldati 
si ritrassono verso Fucecchio, e Castruccio con sua gente vigo- 
rosamente se ne venne ad oste a Cappono in su la Guisciana 
a petto a' Fiorentini. Quivi per istanza di più mesi l'una oste 
di qua dal fiume, e l'altra di là, stettono a perder tempo e a 
badaluccare con grande spendio, faccende ballifolli, fortezze, 
e ponti, e dificii per gravare 1' una oste 1' altra', sanza avan- 
zare neente l'una parte all'altra; e si avea da ciascuna parte 



922 CIOrAKXI VILLANI 

da milledugento cavalieri in su , sanza il popolo grandissimo. 
Alla fine per la vernata e mal tempo di pioggia , ciascuna 
parte si parli sanza altro avanzo, e con poco onore de*Fioren- 
tini , se non in tanto che di vero si disse , che per 1' andata 
de' Fiorentini Gastruccio con sua oste non andò all' assedio di 
(Genova; che se giimto vi fosse coll'altra forza de'ghìbelUDi, la 
città non si polea tenere. 

CAPITOLO C^^Vh 

PeU$ battaglie che gli uieiti di Genown e' GcUiani diidono 

alla itrray ed tbbomo. il fcggiore. 

Nel detto anno 1320, essendo l'oste a Genova per mare e per 
terra per Io modo detto addietro, e veggendo i Cieiliani e gii 
usciti di Genova che della parte del porto. non poteano pre»- 
dere la città, perocché '1 porto era tutto impalizzato e incate- 
nato , e di sopra di grosso legname imbertescato di maravi- 
glioso lavoro ; e veggendosi venire il verno addosso , si ritras- 
sono con tutta loro armata in Bisagno, e da quella parte colo- 
ro cavalieri e colla ciurma delle loro galee in terra discesono, 
e sopra Carignano la terra agramente combatterò per due volte, 
runa a di 26 di Settembre, è l'altra a di 29 di Settembre , con 
grande speranza d' avere la città per forza da quella parte ; e 
quegli de' borghi combatleano la città dalla loro parte , quegli 
della città difendendosi di di e di notte a tutte le battaglie vigoro- 
samente. Alla fine, all'ultima battaglia, usci la cavalleria ch'era 
nella città del re Ruberto con popolo assai per la porta di Bisa- 
gno, • assalendo l'oste de'Cìciliani e usciti vigorosamente gli 
levaro dalla battaglia della città. Ritraendosi combattendo quasi 
come sconfitti , si ricolsono a galee , e vi lasciarono presi e 
morti gente assai; e la detta armata de'Cìciliani se n'andò in 
Cicilia molto peggiorata, e quella degli usciti a Saona ; e cosi 
r ultimo di di Settembre fu liberata la città di Genova , e '1 
campo dell'oste ch'era in Bisagno $i ritrasse al monte e all'ai^ 
tr^ oste ch'era ne' borghi. 



CAPITOLO cxvn. 

Come gli usciti di Genova guastarono Oiiaesri. 

■ » 

Nel detto anno 1320 a di 14 di Dicembre, qaiadlei j^alee d««* 
ìg;\ì usciti di Genova corseggiando la Riviera scesono al lK>rgo 
di Chiaveri , (a) e quello per forza présoDO, e rubarlo « ar- 
sonlo tutto» 

CAPITOLO GXVlII. 

Gtme gli usciti di Genova abbono iVb/t, e fedone diversa guerra. 

Nel detto anno 1320 a di 25 di Gennaio, gli usciti di Geno^ 
va pet mare, e '1 marchese dal Finale per terra, assediarono 
la città di Noli , traboccandola e combattendola; per più volte: 
alla fìne si renderò a patti a di 6 di Febbraio 1320 , salvo il 
castellò', che si tenne poi insino a di 6 d' Aprile vegnente , e 
per fanàe si reodeo. Chi potrebbe scrivere e continuare il di*- 
verso. assedio di Genova, (b) e le maravigliose imprese fatte 
per gli usciti coMoro allegati? Certo si Stima per gli savi, che 
l'assedio di Troia, in sua comparazione, non fosse di maggiore 
continuamente di battaglie per mare e per terra, che cosi il verno 
come la state tenendo galee armate in mare, assediando là città 
per modo, che a grande distretta e necessitade di vittuaglia la 
condussono più volte nel detto anno 1320 e nel 1321 vegnente, 
e per due volte la lóro armata per fortuna di mare peircòsse 
in terra, e rotte le loro galee, e perita gran parte della gente, 
però non lasciavano la guerra , sanza il continovo corseggiare 
per mare in diverse parti del mondo, consumando Funa pafte 
l'altra di più mercatanzia che non vale uno reame; delle con- 
tinue battaglie di terra assalendo la città per di e per notte 
con più diflcii ,gittando que'di fuori a que'd* entro, e quegli 
d'entro a que'di fuori, e con rovinare le mura della citta, e di 
quelle fare cadere, e quegli d'entro con grande travaglio e ne- 
cessitadi sollecitamente riparare e difendere , se tutto questo 

(n) Vedi Appenrliee n.** 9^. 
(ò) Idem n* 98. 



224 GIOVANNI VILLANI 

libro fosse scritto per quelle storie seguire, sansa altro sarebM 
pieno. E non è da maravigliare , che i Genovesi erano i più 
ricchi cittadini e' più possenti in €|tiello tempo clie Tossono 
tra'cristiani, e eziandio tra'saracini; e coli'una parte e coli* al- 
tra erano allegati signori e comunanze di grandissima potenza^ 
come ò fatta menzione. 

CAPITOLO CXIX. 

Come il frantilo del re di Spagna fu ieon fitto dd*$araeim 

di Granata. 



Nel detto anno 1320, i saracini dei reame di Granata^ 
do sopra loro ad oste il fratello del re di Spagkia con grande 
quantità di cristiani a cavallo e a piò^ quegli saracini mom poa- 
sendo alla forza riparare, con gralide speùdid di peemiia oor- 
ruppono certi baroni traditori di Spagna, i quali non sefiiinMM» 
11 loro signore.' assaliti da' saracini furono sconfitti, e presso a 
diecimila cristiani furono tra morti e presi , e morto vi fu il 
detto fratello del re di Spagna , e corsono la Spagna infino a 
Sibilla a grande dammaggio e vergogna de* cristiani (a). 

CAPITOLO CXX. 

Come t (rieri dello spedale seonfissono i Turchi con loro 

navilio a Èodi, 

Nel detto anno 1320, uno ammiraglio di Turchia venendo per 
prendere l' isola di Rodi, che tenea la magione dello spedale, 
con più di ottanta tra galee e altri legni di saracini, il coman- 
datore di Rodi con quattro galee e con venti piccioli legni, e 
coir aiuto di sei galee de* Genovesi d' entro che tornavano di 
Erminia, combatterò co' detti saracini e sconfissongli, e grande 
parte de* detti legni presono e profondafd« Appresso andare a 
una isoletta ivi presso, ove àveano posti più di cinquemila uo- 
mini saracini per mettergli in su 1* isola di Rodi: le dette galee 
de* cristiani tutti gli ebbono presi^ e uccisone i vecchi, e' gio- 
vani venderono per ischiavi. 

(«3 Vedi AppendUe n^ D9* 



LIBRO NONO 225 



CAPITOLO CSXh 



Cume meaer Caiw della Scala eaendo all' assedio di Padova 
fu sconfitto da' Padovani e dal conte di Gorizia. 



Nel detto anno 1320, messer Gatie della Scala sig^nore di Ve- 
rona , essendo all' assedio della città di Padova con tutto sao 
isforzo stato per più d'uno anno continuo^ e a quella città quasi 
prese tutte le sue castella e contado^ e 8con6ttigli per più vol- 
te, r avea si afflitta^ che più non si potea tenere> che tutta in- 
torno con battifolli forniti di sua gente 1' avea circondata si , 
che vivanda non vi potea entrare. I detti Padovani quasi dispe- 
rati d' ogni salute , si diedono al dogio d' Osterich eletto re 
de' Romani, il quale mandò a loro soccorso il conte di Gorizia 
e '1 signore di Gualfe con cinquecento cavalieri a elmo, il quale 
subitamente , e come di nascoso , entrò in Padova colla detta 
gente. Il detto messer Cane , per grande audacia e superbia 
eh' avea delle sue vittorie^ e per la grande cavalleria e popolo 
eh' avea in sua oste^ poco si curava de' Padovani^ e per lo lun- 
go assedio, per troppa sicurtà, male si tenea ordinato. Avvenne 
che a di 25 d' Agosto 1320 , il detto conte di Gorizia co' suoi 
Friolani e Tedeschi e co' Padovani^ usci di subito della città, e 
assali r oste vigorosamente. Messer Cane con alquanta di sua 
cavalleria male ordinata, credendo riparare^ si mise alla bat- 
taglia^ il quale dal conte di Gorizia e da' Padovani fu sconfitto 
e atterrato e fedito, e di poco scampò la vita per soccorso di 
sua gente , e in su una cavalla in Monselice scampò, e l'oste 
sua fu tutta isbarattata, e rimasevi di sua gente morta e presa 
assai, e tutti i loro arnesi: e cosi per mala provedenza, la for- 
tuna di si vittorioso tiranno si mutò in contradio. Al detto as- 
sedio di Padova mori Uguccione della Faggiuola (a) in citta- 
della , di suo male , essendo venuto in aiuto a messer Cane. 
Questi fu r altro grande tiranno che persegui tanto i Fiorentini 
e' Lucchesi, come addietro è fatta menzione. 



(a) Vedi Appendice n.** loo. 

Gio. YiUani T. II 29 



226 6IDTli!l?(I TtLLAKt 

CAPITOLO fixxn. 

Come morì il eonte Gaddo signore H tHiOf e f» fsito 

signore il eonte Nieri^ ^ 

Nel detto anno 1320, il conte Gaddo de' Gherardeschi, ch'era 
signore di Pisa, mori ( per gli più si disse per veleno' ); e fitto 
fu signore 11 conte Nieri suo zio; e lui fotto signóre, màtd Malo 
in Pisa , e tutti quegli eh' erano stati con Uguiicione dft Fag> 
ginola fece grandi, e a quegli che lo areano cacisiato, tolse la 
signoria, e alquanti capitani di popolo léce morire, e altri fece 
ribelli , e chi confinati , e fece lega con Castracelo signore A 
Lucca e con gli usciti di Genova, dando loro occultamente ahi- 
lo e favore centra I Fiorentini e que* di Genova. 

GAPTIOLO GXXni- 

Come fu fatta pace dal re di Francia a' Fiamminghi. 

Nel detto anno 1320 , il conte Ruberto di Fiandra c<m Lois 
conte d' Anversa suo figliuolo , andarono a Parigi con grande 
compagnia di Fiamminghi di tutte le buone ville, per dare com- 
pimento alla pace dal re di Francia a loro, della grande guer- 
ra eh' era stata tra loro più di ventidue anni. E ciò fu a mossa 
di papa Giovanni che vi mandò uno suo legato cardinale , e 
come piacque a Dio, del mese d' Aprile vi si diede compimen- 
to, e il re di Francia diede per moglie la figliuola a Luis fi- 
gliuolo di Luis conte d' Anversa , che dovea essere reda della 
contea di Fiandra , e rendégli la detta contea. E' Fiamminghi 
per patti lasciarono Lilla e Doagio e Bettona e tutta la terra 
di qua dal fiume del Liscio , ove si parte la lingua francesca 
dalla fiamminga , e promisono di dare al re di Francia mille 
migliaia di libbre di buoni parigini in termine di venti anni, 
per ammenda e soddisfacimento delle spese, (1) e di quello che 
aveano misfatto alla corona. 



(l) e di quello cìC aveano misfatto alla corona: il Terbo misfare v* a. 
oltre il tigaiBcato di malfare , e di contravvenire , ha anehe quello di 
arrecar danno altrui, come appooto io qaetto luogo} e il patto mdd<tto 



LIBRO NONO sui 

CAPITOLO Gxxnr. 

Com$ tra quegli della ea$a di Fiandra 
ebbe grande diesensione. 

Nel detto anno 1320^ essendo i detti Fiamminghi in pBce col 
Franceschi, e in buono stato, invidia nacque tra Lnis conte di 
Anversa maggiore figliuolo del conte di Fiandra, e Ruberto suo 
fratello; perocché '1 conte vecchio loro padre amava più Ruber- 
to suo minore figliuolo, perch' era più valoroso, e quasi al tutto 
Favea latto signore di Fiandra ; onde il conte Luis forte isde^ 
gnd, e quasi tutto il paese se ne divise a setta , e per questa 
cagione in Ganto e in Rruggia ebbe più romori e battaglie ciU 
tadine , e uccisonne e cacciarne assai; e quegli che teneano 
con Luis e che amavano la pace co* Franceschi rimasono signori, 
in questo si disse, che '1 conte vecchio volle essere avvelenato, 
e fu apposto che Luis suo figliuolo il facea fare ; per la qual 
cosa il fece prendere a Ruberto suo minore fratello, e mettere 
in pregione, onde il paese maggiormente si divise, che T una 
parte tenea con Luis, e l' altra con Ruberto, e crebbe si V er- 
rore, che la villa di Bruggia si rubellò al conte e a messer Ru- 
berto, e cacciarono della terra tutta sua parte. Per la qual co* 
sa quello anno e V altro appresso , il detto messer Ruberto gH 
guerreggiò e prese la villa del Damo e quella della Schiusa 
ov' ò il porto. Quegli di Bmggia uscendo fuori a oste per as* 
sediare il Damo , quegli della villa di Ganto e d' Ipro furono 
mezzani, e acconciarono quegli di Bruggia col conte, rimanen- 
do signori la parte di Luis, dando al conte danari per ammen- 
da, e si pacificaro (a). 



▼noi dire: del danno eh* avemno arrecato atta corona* Questa foce non 
piacque ad alcuni correttori, e però la tolsero TÌa; ma te aveitero beo 
eooùdcrato, doTean Tedere che non era sola ad aver quésta fltoiioMia, na 
che mUttaUt aUsagio , miscredenie , mitvenire ce »on toe ioiaUc^ • da 
tenitori aulorevolisaimi ti troyano adoperate* 
(a) Vedi Appeodìce d.* ioi. 



238 GIOTAViri TILLAHI 

CAPrroiiO Gxxv. 

,Come i ghibeUini fMnmo caeeUsti di Ri$H. 

Nel dello anno 1320 del mese d* Agosto^ i guelfi della cilU 
di Rieli , coU' aiuto di quegli dall' Aquila e di CiYiladaeatè e 
gente del re Ruberto^ cacciarono per fona i gldbeUinl di Rieti, 
e combaltendo nella cillé, più di cinquecento n' uccìiodo, e ^ 
n' annegarono nel fiume , il quale di sangue corae. E pc^ ap^ 
presso a quallro mesi» essendo i delli guelfi di Bieti all' asaa- 
dio del castello d' Airone nel contado di Spuleto , i gldbellini 
41 Rieli usciti, coli' aiuto e forza di Sciarra delia Golonoa, per 
forza rienlrarono in Rielf e cacciarp^ i guelfi che non erana 
9ir ostof 

CAPITOLO CXXVI. 

D'uno grande raunamento d'osti che fu tra* due eletti 

d' Àlamagna. 

Nel dello anno 1320 , grande raunala fu falla nella Magoa 
per combattersi insieme il doge d'Osterich e quello di Baviera, 
i quali amendue erano eletti re de'Romani per lo modo eh' è fatto 
menzione, e più tempo stettono ad oste in sul fiume del Reno, 
e quasi tutta la cavalleria della Magna , chi dall' una parte e 
chi dall'altra. Alla fine si partirono sanza combaltere , perché 
quello di Baviera non potè durare la spesa, 

CAPITOLO CXXVII, 

Come Spinetta marchese s'allegò co'Fiorentini eontra a Castruecioy 
' ma tornò a vergogna de' Fiorentini. 

Nell'anno 1321, i Fiorentini volendo guerreggiare Caslruccio 
signore di Lucca , si feciono lega con Ispinetla marchese Mali- 
spina, (a) il quale , tutto fosse ghibellino , per Caslruccio era 
^tato diserlato di sue terre. I Fiorentiui gli mandarono in Li|-> 

(a) Vedi AppcQdioe o.** loa. 



LIBKO NONO 229 

nigiaoa per (a via di Lombardia trecento soldati a cavallo , • 
cinquecento a piò , ed egli con suo aiuto fece cento uomini a 
cavallo, e in poco tempo racquistd assai di sue castella; ed era- 
no per discendere al piano di Lunigiana , e fare guerra assai 
alla città di Lucca, perocché i Fiorentini dall'altra parte erano 
in sul contado di Lucca , e posto assedio al castello di Monte- 
vettolino con ottocento soldati cavalieri e gente a pie assai; e 
se i Fiorentini avessono fatta la 'mpresa con maggiore provve- 
dimento, e con più forte braccio^ della guerra erano vincitori. 
Gastruccio sentendo il detto apparecchiamento , non fu ozioso; 
mandò a tutti i suoi amici per aiuto , e di Lombardia dal ca 
pitano di Milano^ e da quello di Piacenza, e da'Parmigiani eb- 
be cinquecento cavalieri^ e da'Pisani e dal vescovo d'Arezzo e 
altri ghibellini di Toscana più di altri cinquecento , sicché si 
trovò in Lucca con più di sedici centinaia di cavalieri ; e di- 
sponendo suo consiglio saviamente^ la 'mpresa di Lunigiana la- 
sciò, e con tutta sua oste de'detti cavalieri, e popolo sanza nu- 
mero , venne centra 1* oste de* soldati di Firenze. I Fiorentini 
male provveduti di si fatta impresa, e non credendo che la sua 
forza fosse si grande per l'aiuto de'Lombardi , si levarono dal- 
l'assedio di Montevettolino, e si ritrassono in su Belvedere. Ga- 
struccio e sua oste seguendoli si puose a oste centra loro, e se 
la sera avesse combattuto, di certo avea la vittoria, perocché 
di gente e di tutto avea l'avvantaggio. Guido dalla Petrella, ca- 
pitano delle masnade de*Fiorentini , la sera francamente si di* 
fese, assalendo con badalucchi la gente di Gastruccio, mostran- 
do gran vigore, e che attendessono aiuto. La notte vegnente, di 
8 di Giugno, accesone molti fuochi e facelline, e faccende sem- 
biante d'assalire i nemici , e per questo modo lasciando i falò 
e luminare nel campo accesi , si levarono da campo ^ e salva- 
mente con tutta sua oste si ridusse in Fucecchio e a Garmi- 
gnano e all'alt^ castella; e vennegli bene, che una grande a- 
equa da cielo venne la notte, perché Canniccio non senti la sua 
partita , e f u gabbato per le luminare. La mattina per tempo 
vedendo Gastruccio partiti i suoi nemici^ si tenne ingannato, e 
incontanente cavalcò, e guastò Fucecchio intorno, e Santacroce, 
e Castelfranco, e Montopoli, e Vinci, e Gerreto sanza contasto 
niuno: stette a oste per venti di sanza riparo con grande ver- 
gogna de' Fiorentini , e tomossi in Lucca con grande onore. I 
Fiorentini per questa cagione feciono tornare di Lnnigiana i 



239 GIOTANRI TILLARI 

loro cavalieri. Castmccio incontaiieiite tì cavalcò^ e ripreae tù^ 
le le sue castella e Pontremoli e più terre de'marcheil, e Spi» 
oetta le abbandonò, e tornossi a messer Cane a Verona. 

CAPITOLO CXXYUI. 

Di fmità a ufieii ii Firétm. 

Nel detto anno e mese di Ginipoo, incorrendo a* Fiorenlini al 
Catte traversie di guerra, e per la aetta di guelH che bod reg» 
geano la città , erano i priori e*rettori calonniati e biasimati , 
onde si criò un uficio di dodici buoni uomini popc^ni due per 
sesto^ che consigliassono i priori» e che sanza loro consiglio e 
diliberazione, i priori non potessono fare niuna grave dilibera- 
zione^ né prendere balia, n modo (ù assai lodato, e fti soategaa 
della setta e stato che reggeva. 

CAPITOLO CXXIX. 

Come il marchese Cavalcabò eolla lega di Toscana fu sconfitta 

in Lombardia. 

Nel detto anno i32i, papa Giovanni e '1 re Ruberto per soc- 
correre il Piemonte e'ioro amici di Lombardia^ che molti erano 
isbigottiti per la partita di messer Filippo di Valos^ mandaro- 
no lA per capitano di guerra messer Ramondo di Cardona d'A- 
raona con dodici centinaia di cavalieri, che fosse col legato car- 
dinale, e rifeciono lega co'Fiorentini e'Rolognesi e*Sanesi^ i qua- 
li mandarono in Lombardia mille cavalieri tra due volte, onde 
fu capitano il marchese Cavalcabò di Cremona, ed erano parte in 
Reggio e parte alla Pieve d'Altavilla in sul contado di Piacen- 
la. Di là da Po era il patriarca d*Aquilea con quegli della Tor- 
re e co' Bresciani, e teneano Cremona e Crema , e guerreggia- 
vano il capitano di Bfilano. Messer Galeasso Visconti veggendosi 
cosi guerreggiare a' cavalieri di Toscana e di Bologna , e den- 
tro alla terra avea sospetto , mandò per aiuto a Milano al pa- 
dre, e a Pisa e a Lucca, i quali gli mandarono seicento cava- 
lieri, n marchese Cavalcabò con cinquecento cavalieri cavalcò 
in Valditara, e quello borgo e più castelletta prese, e puosesi 
all'assedio alla rocca di Bardo. 11 capitano di Piacenza vi man- 



LIBKO NONO ^i 

éò da ottocento cavalieri in mille al soccorso , e trovando il 
detto marchese mal provveduto ék tanta forza de'nimiciy quasi 
sorpreso, fu sconfitto, ed egli morto con più di centocinquanta 
cavalieri tra presi e morti, n rimanente si fuggirono a grande 
periglio al borgo di Valditara ; e questa sconfitta fu del mese 
di Novembre all'uscita, anno 1321. 

CAPITOLO GXXX. 

• 

Cam$ m$s$er Gitleaiio di Milano Me la fitta 

di Cremona^ 



Per questa vittoria il detto messer Galeasso con sua oste pa»- 
sò il Po, e a Cremona si puose ad assedio sentendo la mala 
fortuna, e la citte era molto annullata per la guerra dello *m- 
peradore, e maggiormente per la morte del marchese Cavalca* 
bó isbigottitL Battaglia diede alla città per tre di; quegli d'en- 
tro annullati, e non avendo speranza di soccorso, le masnade 
che v'erano dentro, da dugento a cavallo e trecento a pie, ab- 
bandonarono la terra, e si lìiggirono a Crema. La gente di mes- 
ser Galeasso, non essendo quasi chi difendesse la terra, per for- 
za ruppono del muro della citti, e in quella entraro, e preson- 
la e spogliarono d^ogni sustanza che v' era rimasa; e dd fu a 
di 5 A Gennaio 1321. 

CAPITOLO €XXXI. 

Come eeurà U eole^ e morì il re S Fraiieia* 



Nell'anno 1321 a di 27 di Giugno, iscurd il sole in sul levare 
quasi le due parti o più, e dorò per un'ora. Nel detto anno il 
di deirEpifania mori Filippo re di Francia , il quale fu uomo 
dolce e di buona vita: non rimase di lui reda maschio. Appres- 
so la sua morte fu fatto re di Francia Carlo conte della Mar- 
cia (a) suo fratello e figliuolo del re Filippo il grande , e f u 
coronato a Rema, di 11 di Febbraio 1321. 

(a) Vedi Appeodiee u.* io3. 



23S OIOfANNI VlLLAfTt 

CAPITOLO CXXZIf. 

Com§ i Bolognesi eaeeiarono di Bologna Bomeo do'PofpoU 

il ficco uomo, $ iuoi segnaci. 

Nel detto anno 1321 del mese di Giugno , i Bologneri n ro« 
more di popolo col seguito de' JBeccadelli ,e altri nobili caccia- 
rono di Bologna a furore Roni^ de'Peppoli» (a) grande e pos- 
sente cittadino e quasi signore della terra, con tutta sua setta, 
il quale si dicea il più ricco uomo cittadino d'Italia, acquistato 
quasi tutto d'usura, che ventìniila fiorini e più avea di rendita 
Tanno sanza il mobile. Per la sua partita molto sturbd lo stato 
di parte guelfa di Bologna. 

CAPITOLO cxxxm. 

Come lo'mpsradore di Coiiantinopoli ebbe gnerra eo'figlimli. 

Nel detto anno 1321 , lo' mperadore di Costantinopoli fu in 
grande discordia co' figliuoli , perchè lo 'mperadore a sua yìU 
avea fatto imperadore succedente a lui il figliuolo del suo mag-* 
giore figliuolo, ch'era morto; onde il secondo figliuolo vivente 
{sdegnato col padre, congiura fece co'baroni contra al padre e 
nipote , e quasi gran parte dello 'mperio gli rul>ellò. E questo 
fu grande cagione dell'abbassamento degli usciti di Genova, pe- 
rocché il detto imperadore per abbassare la forza della Chiesa 
e del re Ruberto continuamente co' suoi danari mantenea la 
guerra agli usciti di Genova, e a quegli di Saona contra la citti 
di Genova e contra al re Ruberto, e per la sua guerra abban- 
donò la 'mpresa. 

CAPITOLO CXXXIV. 

Come Federigo di Cicilia fu scomunicato^ e come fece 
coronare il figliuolo del reame. 

Nel detto anno 1321 , il detto papa Giovanni co' suoi cardi- 
nali ordinarono triegua per tre anni dal re Ruberto a don Fe- 

(d) Vedi Appendice n.* io4i 



LIBRO NONO 233 

dcrigo di Cicilia, per potere meglio fornire la 'mpresa di Ge- 
nova. Il detto re Federigo domandò per suoi ambasciadori pa- 
ce o triegua di dieci anni, e Reggio e altre terre di Calavra, 
eh* egli avea rendute in mano del papa, le quali il papa avea 
rendute al re Ruberto; onde tenendosi ingannato e tradito , si 
contradisse la detta triegua di tre anni ch'avea fatta il papa y 
e fece disfidare il re Ruberto : il papa e' suoi cardinali ìsde- 
gnati gli diedono sentenzia di scomunicazione. Il detto Fede- 
rigo per questa cagione coronò del reame di Gcilia don Pie- 
ro (a) suo maggiore figliuolo sanza dispodestare se a sua vita , 
e fecegli in sua presenza fare omaggio e saramento a tutti 1 ba- 
roni e comuni dell' isola. 

CAPITOLO GXXXV. 

Come % Fiorentini inandarono in Frioli per cavalieri» 

Nel detto anno 1321^ i Fiorentini mandarono in Frioli per ca- 
valieri a so*do , e vennono in Firenzb ilei mese d' Agosto cento- 
sessanta cavalieri a elmo , con altrettanti balestrieri a cavallo 
tra Friolani e Tedeschi, molto buona gente d' arme, ond'era ca- 
pitano Iacopo di Fontanabuona grande castellano di Frioli > e fe- 
ciono guerra assai a Castruccio: almeno da poi che gU senti in 
Firenze non s'ardi a passare la Guisciana, come in prim^ era 
usato di fare. 

CAPITOLO CXXXVI. 

Chi fu il poeta Dante Alighieri di Firenze» 

Nel detto anno 1321 , del mese di Luglio mori Dante Ali- 
ghieri {b) di Firenze nella città di Ravenna in Romagna , es- 
sendo tornato d' ambasceria da Vinegia in servigio de' si- 
gnori da Polenta , con cui dimorava ; e in Ravenna dinan- 
zi alla porta della chiesa maggiore fu seppellito a grande 
onore , in abito di poeta e di grande lìlosafo. Mori in esilio 
del comune di Firenze in età circa cinquantasei anni. Questo 

(tt) Vedi Appendice n.® io5. 
(A) Idem n.° 1 06. 

Gio Villani T. IL 30 



2a4 CIOVAKNI VILLAHl 

Dante fu onorevole e antico cittadino di Firenze di porta saa 
Piero, e nostro vicino; e 'i suo esilio di Firenze fu per cagio- 
ne , che qoando mcsser Carlo di Vaio» della casa di Francia 
venne in Firenze Tanno 1301^ e caccionne la parte bianca, co- 
me addietro ne' tempi è fatta menzione, il dttto Dante era 
de' maggiori governatori della nostra citte, e di quella parte , 
bene che fosse guelfo ; e però sanza altra colpa colia delta 
p.irte bianca fu cacciato e sbandito di Firenze , e andosaene 
allo stodìo a Bologna, e poi a Parigi, e in più parti del mondo. 
Questi fu grande letterato quasi in ogni scienza , tatto fòsse 
laico ; fu sommo poeta e fllosafo , e rettorico perfetto tanto in 
dittare e versiflcare , come in aringa parlare nobilisaimo dici- 
tore, in rima sommo/ col più pulito e bello stile che mai fosse 
in nostra lingua inGno al suo tempo e più innanzi- Fece in soa 
giovanezza il libro della Vita nova iV amore ; e poi quando fo 
in esilio fece da venti canzoni morali d' amore molto eccel- 
lenti , e in tra 1' altre fece tre nobili pistole ; l' una mandò ai 
reggimento di Firenze doglteadosi del suo esilio sanza colpa ; 
l'altra mandò allo 'mpera^ore Arrigo quand' era ali* assedio di 
Brescia, riprendendolo della sua stanza, quasi profetizzando; la 
terza a'cardinali italiani, quand'era la vacazione dopo la morte 
di papa Clemente, acciocché s'accordassono a eleggere papa Ita- 
liano; tultf; in latino con alto dittato, e con eccellenti senlen- 
zie e autoritadi, le quali furono molto commendate da'savi in- 
tenditori. £ fece la Commedia, o>e in pulita rima, e con gran- 
di e sottili questioni morali, naturali, astrolaghe, filosofiche, 
e teologhe, con belle e nuove figure, comparazioni, e (1) poc* 
trie, compuose e trattò in cento capitoli, ovvero canti, dell'es- 
sere e staio del (2) nìnferno, purgatorio, e paradiso, cosi alta- 
mente , come dire se ne possa , siccome per lo detto suo trat- 
tato si può vedere e intendere, chi è di sottile intelletto. Bene 
si dilettò in quella Commedia di garrire e sclamare a guisa di 
poeta, forse in parte più che non si convenìa: ma forse il suo 
esilio gliele fece fare. Fece ancora la Monarchia , ove trattò 

(1) poetrie: v. a. maniere poetichf. 

(a) nin/erno: ?• a. usata coinunemente dagli antichi al pari che infirm 
no, E non è in questa sola yoce ehe si troTa aggiunta la n in principio» 
ma si trova pure nabnto e nabiaare. È da yedrrsi ciò che ne dicono i 
Deputati a p.ig. 58 nelle annot. sopra il Decamerone* 



LIBRO KOKO 235 

deirofieio del papa e degrimperadori. (1) E eomiciò uno com- 
mento sopra quattordici delle sopraddette sue canzoni morali 
volgarmente, il quale per la sopravvenuta morte non perfetto si 
truova^ se non sopra le tre; la qualef per quello che si vede^ al- 
ta , bella , sottile , e grandissima opera riuscia , perocché ornato 
appare d'alto dittato e di belle ragioni filosofiche e astrologiche 
Altresì fece uno libretto che l'intitola de vulgati eloquentia, ove 
promette fare quattro libri, ma non se ne truota se non due, 
forse per l'affrettato suo fine, ove con forte e adorno latino e belle 
ragioni ripruova tutti i vulgari d* Italia. Questo Danle per to 
suo savere fu alquanto presuntuoso e schifo e Isdegnoso, e quasi 
a guisa di filosafo mal grazioso non bene sapea conversare 
coMaici; ma per l'altre sue virtudi e scienza e valore di tanto 
cittadino^ ne pare che si convenga di dargli perpetua memoria 
in questa nostra cronica, con tutto che le sue nobili opere la- 
sciateci in iscrittura facciano di lui vero testimonio e onora-> 
bile fama alla nostra ciltade. 

CAPITOLO CMXVII. 

Come i Fiorentini rimasono fuori della signoria del re Ruberto, 
e feciono parte delle mura della città» 

Nel detto anno 1321, in calen di Gennaio, i Fiorentini usci- 
rono della signoria del re Ruberto, la quale era durata per 
otto anni e mezzo , e tornare a fare lezione di loro podestà e 
capitano^ com'erano usati per antico, e cominclaronsi a fare 
le mura e le torri dalla porta di san Gallo a quella di santo 
Ambrogio della città di Firenze. £ io scrittore , (a) trovando- 
mi per lo comune di Firenze uflciale con altri onorevoli citta- 
dini sopra flatre edificare le dette mura, di prima adoperammo» 
che le torri si facessono di dugento in dugento braccia , e si- 
mile s'ordinò si coroinciassono i barbacani, ovvero (2) confessi 

(i) Ciò eh' è in caraltfre corsifo manca nel cod, DaTtna. ed è IraUa 
dal eod. rieo. i53S. 

(a) Vedi Appendice n.* 107* 

(9) barbacani, ofvero confessi i alcuni leali leggono eo*i /ìm*ì invece 
di eonfasii\ ma chi aeriate t quel modo non inteae che le voce confo»* i 
alt invece di confostionati, che cosi appunto i noUri muralori chiamano 
i barhactni del genere di quelli che vuole iiàlcndcrc il n. Aature, 



236 GIOVAimi TILLANI 

di costa alle mura o di fuori da' fossi y per più foriexn e bel- 
lezza della cittade^ e cosi si seguirà poi pertulto, 

CAPITOLO GXXXVin* 

Comt il re d'Inghilterra fece uccidere il cugino e più tuoi baroni, 
$ come gli Scotti gli cominciarono guerra. 



Nel detto anno 1321 , fallirono le triegue dalli Scotti «1 re 
d* Inghilterra , e con grande isforzo corsone gli Scotti gran 
parte de'conflni d'Ingbilterra dalla loro parte^ (1) tenendo tutu 
gl'Inghilesi di quelle marce sotto tributarla; e ciò ayvemne per 
grande discordia^ che il re Adoardo il giovane re d^Ingiiiller^ 
ra ave'quasi con più de' suoi baroni, ond' era capo il conte di 
Lancastro^ cugino del re e della casa reale. E la detta lega e 
giura era fatta per gli baroni contro al re, perch' egli si reg» 
gea per male consiglio e vile portamento , dando più fede a 
uno messer Ugo il dispensiero, cavaliere di picciolo affare, che 
a tutti gli altri suoi baroni. E crebbe tanto la detta scisma , 
che i detti congiurati teneano arme contro al re ^ e s' erano 
rubellati nella contrada del Trento verso Bonobruco^ cioè Ponte. 
E tornando uno conestabile del re con più di sua gente d'ar- 
me dalle frontiere della Scozia, e per mandamento del re gen- 
ie a piò del paese ragunó in buona quantità per offendere 
a'detii allegati^ trovandogli male ordinati al detto Ponte, ch'era 
uno stretto passo, gli sorprese e sconfisse con piccola fatica di 
combattere, e quasi tutti s'arrenderò; onde il re fece .dicapi- 
tare il detto conte di Lancastro (a) e '1 conte d'Ariforte con 
ottantotto tra conti e baroni. E ciò fu all' uscita del mese di 
Marzo anni 1322^ e fu tenuta una grande crudeltà, per la qual 
cagione la forza del reame d'Inghilterra molto affiebolio. 



(i) tenendo tutti gV Inghileti di quelle marce tetto tributaria: maree, 
che gli antichi talora scrÌHero ioTece di marche, Taol dire paesi, con» 
trade,donde il titolo di marchese, per signore di quella tal contrada o 
paese. Ved. Du-Fresne. Tributaria, o come altri Irggono tributerh, è lo 
atesso ohe tributo, 

(a) Vedi Appendice n.® loS. 



L1BK0 NONe 237 

CAPITOLO GXXllX. 

Come t Perugini ebbono la città d'Asceti per aesedio. 

Nell'anno di Cristo 1322^ essendo il comune di Perugia sialo 
allo assedio della città d' Ascesi per più d* uno anno con più 
battifolli, per cagione che s'erano rubellati da parte di Chiesa, 
e signoreggiavala il popolo in parte ghibellina , quella città 
molto affitta di guastamento intorno intorno^ e tolte loro tutte 
le castella^ e oltre a ciò di più awisamcnti la loro gente scon- 
fitta, e fallendo loro la viituaglia e molte cose bisognevoli , si 
renderò al comune di Perugia, i quali le disfeciono le mura • 
le fortezze^ e recarla a loro giuridizione, e tolsono il suo con- 
tado infino al fiume di Chiaccio a piò della città: e questo fu 
del mese d'Aprile del detto anno. E entrati i Perugini in Asce- 
si corsono la terra, e oltre a' patti più di cento cittadini ucci- 
sono a furore nella terra, ch'erano stati loro ribelli. 

CAPITOLO GXL. 

Come la parte ghibellina furono cacciati di Fano. 

Nel detto anno e mese d' Aprile, i guelfi della città di Fano 
della Marca coli' aiuto de' Malatesti da Rimini , (a) cacciarono 
di Fano la parte ghibellina, e si renderono al marchese, eh' era 
per lo papa. 

CAPITOLO CXLL 

Come Federigo conte da Montefeltro fu morto a romore da 

quegli (f Urbino. 

Nel anno 1322, essendo stata, e era grande guerra nella Mar- 
ca d' Ancona , la quale mantenea il conte Federigo da Monte- 
feltro colla città d* Urbino, e d'Osimo, e di Recanati, centra il 
marchese che y' era per la Chiesa, e morto in Recanati uno ni- 
pote e uno cugino del detto marchese con molta di sua gente, 

(a) Vedi AppencUce d.^ 109. 



t • 



S38 GIOTÀIINI VILLANI 

il papa per la detta cagione, a ricliesta del marchese, fece prò* 
cesso, e sentenzia diede centra il detto conte Federigo , e dm- 
tra i caporali e rettori della citte d* Osimo e di Recanati, tro- 
vandoli, in più articoli di resta, e tali in idolatria, secondo la 
sentenzia; e croce fece contro a loro predicare in Toscana e 
in più parti d* Italia y perdonando colpa e pena chi andaste o 
mandasse in servigio di santa Chiesa. Più crociati t' andarono 
di Firenze e di Siena e di più altre cittadL E *1 marchese es- 
sendo con sua oste intorno a Recanati, avvenne, che essendo il 
conte Federigo in Urbino , e Catta a gnegli delia cittade una 
grande taglia , ovvero imposta di moneta , per andare al soc- 
corso di Recanati con certi soldati del vescovo d' Arezzo e di 
Castmccio, come piacque a Dio, maravigliosamente e tt subito 
il popolo d' Urbino si levd a romore contro al detto conte Fe- 
derigo, ed egli improvviso rinchiuso e assediato dal popolo nel- 
la sua fortezza della terra , vedendosi ncm guernito né da po- 
tere riparare, s* arrendè come morto al popolo, pregandoigli per 
grazia gli tagliassono la testa ;'^è spogliato in giubba, col ca- 
pestro in collo, e con uno suo figliuolo scese al popolo chcg- 
gendo misericordia , il quale popolo a furore lui e '1 figliuolo 
uccisono, (a) e poi faccendo il corpo suo tranare per la terra, 
vituperosamente a' fossi in uno (1) carcame di cavallo morto il 
soppellirono, siccome scomunicato; e due altri suoi figliuoli fug- 
gendo d* Urbino furono presi da quegli d' Agobbio; e un altro 
suo Piccolino fanciullo fu preso dal popolo d' Urbino , e Spe- 
ranza da Montefeltro si fuggi nel castello di san Marino. E per 
questo modo venne il giudicio di Dio improvvisamente a quegli 
della casa da Montefeltro , gli quali erano stati sempre ribelli 
e perseguitori di santa Chiesa; e questo fu a di 2d d'Aprile 1322^ 

CAPITOLO GXLO. 

Cbm« la città d* Osimo si rendè alla Chiesa. 

Nel detto anno , per cagione del rubellamento d' Urbino e 
della morte del conte Federigo , quegli della città d' Osimo si 
levare a romore centra i loro rettori , gridando che voleano 

(a) Vedi AppeDdìce n.* no. 

(i) carcamgi ?. i« eadaferc tcarno e spolpato. 



LIBRO NONO 239 

pace colla Chiesa; e veggendo i delti 11 popolo scommosso a 
romore , per paura di quello eh' era avvenuto al conte Fede- 
rigo, si fuggirò della terra, e *1 comune e '1 popolo d' Oslmo si 
renderò alla Chiesa e al marchese; e questo fu a di 3 di Mag- 
gio 1322. 

CAPITOLO GXLm. 

Come la eittà di Reeanati si rendè alla Chiesa, e come il 

marchese la fece disfare. 

Nel detto anno e mese , quegli della città di Recanati veg- 
gendo renduti al marchese Urbino e Osimo^ s* arrenderò al det- 
to marchese e a sua oste liberamente, e cacciarne I loro ret- 
tori e caporali. Il marchese presa la citte, per vendetta del ni- 
pote e di sua gente eh' avcano morti, dicendo che in Recanali 
s' adoravano gì' idoli , la città sanza misericordia fece ardere 
tutta, e appresso i muri diroccare infino a' fondamenti ; e ciò 
fu a' di 15 di Maggio 1322, la quale fu tenuta grande crudeltà, 
ovvero fu sentenzia di Dio per gli loro peccati. 

CAPITOLO CXLIV. 

Come i Visconti signori di Milano furono scomunicati^ e come la 
Chiesa fece venire cantra loro il dogio d' Osterich. 

Nel detto anno 1322, veggendo papa Giovanni che '1 capitano 
di Milano e' figliuoli noi voleano ubbidire per richeste fatte più 
volte che facesse levare V assedio dalla città di Genova, e am- 
moniti dal cardinale legato e scomunicati, sentenzia diede la 
Chiesa centra loro siccome eretici e sismatici, e fece predicare 
la croce centra loro in Italia e in Alamagna, e perdonare colpa 
e pena. E oltre a ciò, veggendo la Chiesa che la 'mpresa fatta 
con messer Filippo di Yalos era venuta a neente, che solamen- 
te per la forza di messer Ramondo di Gardena e di sua gente 
non si pelea resistere alla forza de' detti tiranni , ordinò e ri- 
chiese con trattato del re Ruberto Federigo dogio d' Osterich , 
eletto re de' Romani, che s' egli mandasse d' Alamagna le sue 
forze in Lombardia centra I detti scomunicati e sismatici , di 
confermarlo per la Chiesa imperadore, e uno suo fratello che- 



\ 



240 GIOVAFNI VILLANI 

rico farebbe arcivescovo di Maganza- Per la goal con Fede- 
ri^ detto mandò in Lombardia Arri^ dogio d' Ostericb suo 
fratello con cinquecento cavalieri a elmo; e giunse nella citte 
di Brescia domenica d' ulivo del detto anno ; e poi più signori 
e genti d' arme crociati d' Alamagna vi s* aggiunsono, siccbè si 
trovò in Brescia con duemila Tedescbi d' arme a cavallo. Sen- 
tendo ciò il capitano di Milano e' suoi seguaci, parea loro male 
stare , e al tutto temendo di perdere la signoria , veggendo si 
grande esercito venire contra lui dalla parte di Brescia della 
Magna, e d* altri Lombardi fedeli della Chiesa, e Fiorentini e 
Bolognesi e Sanesi per fornire la loro lega colla Chiesa e '1 re 
Ruberto, e mandati i loro sindachi con molta moneta in Frioli 
e in Alamagna per soldare quattrocento cavalieri a elmo, e dn* 
genio balestrieri a cavallo per aggiugnerlia Brescia» eolla foru 
del detto dogio Arrigo d* Ostericb d* altra parte. 

CAPITOLO GXLV. 

Come i signori di Milano sotto trattato d* accordo colla Ckit' 
sa corruppono il dogio d* Osterich , sicché si tornò in Àia- 
magna. 

Mcsser Ramondo di Gardena era collegato a Valenza con mil« 
lecinquecento uomini a cavallo, e con gente a pie innumerabi- 
Ic crociati per venire verso Milano dalla parte di Pavia. 11 det- 
to capitano veggendosi cosi assalire da tutte parti dalla forza 
della Chiesa, mandò dodici de'maggiori cittadini di Milano per 
ambasciadori al legato cardinale per acconciarsi colla Chiesa , 
perocché '1 popolo di Milano veggendosi si fatti eserciti di gen- 
te venire addosso, non voleano essere scomunicati, né distrutti 
per quegli della casa dc'Yisconti. Essendo i detti ambasciadori 
col legato a Valenza trattando d' accordo , il detto capitano di 
Milano mandò segretamente suoi ambasciadori in Alamagna, e 
eziandio moneta assai a Federigo dogio d' Osterich , mostrando 
come facea contro lo 'mperio e contro a se medesimo; e che se 
la Chiesa e '1 re Ruberto avessono la signoria di Milano, avreb- 
bono tutta Lombardia, e'fedeli dello'mperio di Lombardia e di 
Toscana distrutti per modo , che mai non potrebbe passare in 
Italia né avere la corona dello 'mperio. 11 Tedesco per queste 
ragioni e per la cupidigia della moneta fu scommosso, e man- 



Liiio nodo M! 

dò al luo fratello Arrig<>, ch'era a Brescia, che coglieMe alca- 
na cagione e si tornasse addietro, n quale avnto il mandato 
del fratello, e disparte dal capitano di Milano e dagli altri ti* 
ranni di Lombardia moneta assai, adendo ordinato co*Bre8ciani 
e col patriarca d'Aqnilea e con loro segnaci d' andare ad oste 
sopra la città di Bergamo, ch'era in trattato di rendersi a loro, 
mosse qnistione a^resciani, che in prima che si partisse Yolea 
la signoria di Brescia. I Bresciani negando che non la poteanò 
dare, perchè vacando imperio s* erano dati al re Roberto, in^ 
contanente sanza ninno ritegno si parti della terra a di 18 di 
Maggio 1322, e con tutta sua gente se n*andd a Verona; il 
quale da messer Cane della Scala signore di Verona onorevole- 
mente fu ricevuto e presentato di ricchi doni; poi appresso sanza 
dimoro se n'andò in Alamagna, guastando alla Chiesa si grande 
impresa e si bello servigio incominciato, per si Catto tradimento 

CAPITOLO GXLVI. 

Come i Piitohii fidano iriegua con Cattruecio etmtra *l volere 

derFioreHiini. 

Nel detto anno 13*22 del mese d^ Aprile , essendo i Pistoiesi 
molto gravati di guerra da Gastruccio signore di Lucca, il quale 
tenea il castello di Serravalle presso a tre miglia a Pistoia , 
trattato ebbono con lui di triegua; onde i Fiorentini entraro in 
grande gelosia, che Gastruccio sotto la detta triegua non pren- 
desse la terra; per la quale cosa più volte vi mandarono loro 
ambasciadori per isturbarla. Alla fine la terra si levò a remo- 
re, e feciono loro capitano di popolo l'abate di Pacciana di Te- 
dici, che volea la detta triegua, e centra volontà de'Fiorentini 
la feciono, dando di tributo a Gastruccio tremila fiorini d* oro 
r anno , e cacciarne per ribelli il vescovo e altri caporali che 
teneano co' Fiorentini. 

CAPITOLO CXLVif. 

Come in Siena ebbe romare e nomttide. 



NeU'annó 1322 del mese d'Aprile, la città di Siena fta a ro- 
more per cagione che quegli della casa de' SaUmbent uecisono 
Gio. Villani T. II. 31 



242 . GIOVAlfFri TILIANI 

una notte due fratelli carnali figlÌii(A di carAller» della catti 
de'Tokmiel^ loro nemici , nelle lóro caie. Per la potenia delie 
dette due case i Sanesi quasi tutti (i) parati per eombattérsl 
insieme , e temendo di certe masnade tedeselie eh' e* Pisani e 
Castmcck) mandavano per lo loro contado al vescovo d'Aietio» 
per aiuto mandarono a' Fiorentini , ì quali mandarono loro le 
masnade de'FrioIanli ch'erano trecentocinqoanta cavaliori« mol- 
to buona gente, e tutte le leghe del contado di Firenxe di genti 
a pie vicini de* Sanasi , per la qual jcosa la città di Siena si 
guarenti di battaglia cittadina con tutto rimanesse assai pregna 
di male volontadi tra loro (a). 

CAPITOLO GXLVm. 

Come i ghibellini di CMe tallono frendire la forra 

e furono seonfitli. 

Nell'anno i322 del mese d'Aprile, gli usciti di GoUe di Val- 
delsa coir aiuto di certi ribelli di Firenze entrarono per forta 
nel borgo di Colle. Quelli della terra combattendo per forza gli 
ripinsono fuori, e assai ve ne rimasono morti e presi; e quegli 
di Colle fedone popolo colla 'nsegna a croce del popolo di Fi- 
renze. 

CAPITOLO CXLIX. 

Come il ioldano della Soria eorse e prese quasi tutta l'Erminia. 

Nel detto anno i322 del mese d'Aprile^ il soldano della So- 
ria con più di venticinquemila uomini a cavallo corsone T Er- 
minia di sotto, e quella presono e guastarono tutta infino alla 
marina, salvo alcuna fortezza di montagne ; e tutti gli Ermini 
e cristiani che in quella correria presono , assai n' uccisone e 
menarono in servaggio ; e questa persecuzione si disse fu per 
loro peccato e discordia, che essendo morto il re d'Erminia, e 
rimasi di lui due piccioli figliuoli^ il signore del Curco suo zio 

(t) parati per eonòatteni imieme: altri eodioi leggono partiti ioftct 
di parati, ed è fono miglior letione. 
(a) Vedi Appcndioe n.^ iii. 



LIBBO FTOIfO Si3 

prese per moglie sanza dispensazione di papa la reina stata 
mogUe del nipote, e figliuola del prenze di Taranto, per aver- 
si la signoria del reame; e quella reina ripresa del matrimonio 
che Tolea fare, e che mandasse al papa per dispensazione^ dis- 
se ^ che prima si peccava che si domandasse perdono ; onde i 
baroni sdegnati furono in discordia e partiti^ per la qual cosa 
quando fu bisogno non difesono il reame da'saracini, onde l'Er- 
minia fu quasi distrutta. 

CAPITOLO GL. 

Come il re di Tunisi caeciato di iignoria la racquistò. 

Nel detto anno 1322 del mese d'Aprile^ il re di Tunisi, ch*era 
stato cacciato di Tunisi^ come addietro fa menzione, s'accordò 
co' signori degli Arabi, e rannate suo sforzo, con alquanti cri- 
stiani di soldo e'venne verso Tunisi con quattromila uomini a 
cavallo e con gente a pie assai. L' altro re che tenea Tunisi , 
usci fuori a battaglia e fu sconfitto; sicché il primo re fu vin- 
citore e racquistò il suo reame. Questo re fu figliuolo di ma** 
dre cristiana, e assai si riteneva co*cri&tiani. 

CAPITOLO CU. 

Come il veeeov^ ^ Arezzo cominciò guerra u* Conti , 

e prese Castelfoeognano, 

Nell'anno 1322 del mese di Maggio il vescovo d'Arezzo ch'era 
di quegli di Pietramala, fece raunata di seicento cavalieri con 
centocinquanta Tedeschi ch'ebbe da'Pisani e da Castruccio si- 
gnore di Lucca : dissesi , che ciò avea fatto per soccorrere il 
conte Federigo da Montefeltro; ma sentendo ch'era morto, ca- 
valcò colla detta gente in Casentino, e tolse il castello di Fron- 
zolo sopra Poppio , il quale teneano i figliuoli del conte da 
Battifolle; e fatto ciò^ incontanente cavalcò e puosesl a oste a 
Castelfoeognano. I Fiorentini a richesta dei Conti e de' signori 
del Castelfoeognano mandarono in Casentino Uecentocinquania 
cavalieri friolani, e .fermassi in Firenze di d^re loro aiuto ge- 
nerale^ quanto il comune potesse fare , per levare il detto as- 
sedio , ricordandosi i Fiorentini , che '1 detto vesc9ì^ i wm 



244 QlOVilfXI VILLAHI 

istante la pace fatto con loro alla aooDfltte a Montoeattoi, ora* 
tocinquanto de'suoi cavalieri mandò incontro all'otte éaVkMroD* 
tini; e poi quando Caitniceio mppe la pace a*Florentinl e ca* 
valcó in sol oontodo di Firenze , ne mandò cento cavalieri in 
suo alato. Faccende i Fiorentini V appareccliiamento d' oite, a 
richesti gli amici di Toscana e di Romagna e della Marea 9 il 
detto vescovo per tradimento cbe ordinò con uno ptovano di 
que* signori del castello^ ebbe a patti il detto castello, eh' era 
fortissimo e ben fornito; e come gli fu rendoto» sanza attenefo 
patti il fece tutto ardere, p poi diroccare infino a'fondamenlL 

CAPITOLO GLII. 

Come Rom$o de'Peppoli $ iuo ie§uito v$nnono per prendere 

Bologna e aniome in iseonfUta. 

Nel detto anno del mese di Maggio , il grande ricco nono 
Romeo de'Peppoli cacciato di Bologna, come addietro è folto 
menzione, essendo a Cesena in Romagna, de'suoi propri danari 
e con amici subitomente raonò quattrocento cavalieri: venne 
alla città di Bologna, e con aiuto di certi suoi amici cb' erano 
nella città , entrò dentro all' antiporte ne' borghi. I Bolognesi 
quasi improvvisi della subita venuto , francamente difendendo 
la terra, i detti loro ribelli per forza e con grande loro dam- 
maggio gli pinsono fuori della città , e poi più confinati e ri- 
belli feciono di quella parte, rimanendo Bologna in grande so- 
spetto e in male stoto, e mandarono per aiuto a' Fiorentini , 1 
quali mandarono loro centocinquanta di loro cavalieri, 

CAPITOLO GLlil. 

De' romori e grandi noviià eh' ebbe nella eittà di Pism 

per la setta de' cittadini. 

Nel 1392 del mese di Maggio, la citU di Pisa si levò a ro- 
more per cagione delle sette ch'erano tra'cittadini. Messer Cor- 
bino della casa de'Lanfranchi uccise messer Guido da Caprona 
de'maggiori cittodini cbe vi fosse; e quello deXanfiranchi preso 
a remore dì popolo ^ a lui e al fratello fo tagliato U capo. E 
per cagione di ciò non cessò il remore nelto terra , ma pU 



LlBfiO FfORO 245 

caldamente si raccese , che il colite Nieri de* Gherardeschi si- 
gnore delie masnade tedesche co' grandi della terra corsono la 
città , e a furore da' detti grandi Lanfranchi e Gualandi e Si- 
smondi e Gapronesi (a) ch'erano dell' altra setta contra il po- 
polo, uccisone tre possenti popolani e cercando per tutto que- 
gli ch'erano della setta di Coscetto dal Colle per ucciderli ^ di- 
cendo eh' aveano fatto uccidere quello da Gaprona , e feciono 
venire Goscetto dal Colle : il popolo per la detta ingiustizia e 
micidii isdegnarono contra il conte Nieri e contra i grandi, il 
secondo di s' armarono e corsono la terra , e voUono che giu- 
stizia si facesse , onde furono condannati quindici de' maggiori 
delle dette case per ribelli^ e guasti i beni loro: il conte me- 
desimo sarebbe stato corso dal popolo di Pisa , se non che si 
trovò forte delle masnade $ e si si disse , che ne' micidii detti 
non avea avuto colpa , ma più il campò , che Castruccio con 
tutto suo isforzo venne per due volte infine in sul monte san 
Giuliano. I Pisani temendo della sua venuta , eh' egli e la sua 
gente non corressono e rubassono la città , si gli contradissono 
la venuta. Istando i Pisani sotto l'arme e in grande sospetto più 
giorni per le dette divisioni e sette, Coscetto dal Colle popola- 
no, uomo di grande valore e ardire , il quale era stalo capo di 
popolo in Pisa a cacciare Uguccione dalla Faggiuola, e poi a uc- 
cidere quegli della casa de' Lanfranchi, come addietro ha fatta 
menzione, e allora era fuori di Pisa per ribello , sentendo le 
dette divisioni in Pisa per certi trattati dei suoi amici d'entro, 
venia in Pisa per mutare stato alla città, e per uccidere e cac- 
ciare il conte Nieri e suoi seguaci; essendo fuori di Pisa assai 
presso alla città in una piccola casa d'uno villano per entrare 
la mattina per tempo in Pisa, uno suo compare e confidente il 
tradì e l'appostò al conte, il quale a grande furore fu menato 
preso in Pisa, e sanza altro giudicio fatto, il fe'tranare, e tra- 
nando tagliato a pezzi, e gittate in Amo. E fatto ciò, la terra si 
racquetò, e feciono grande festa e processione, e mandare a'con- 
fini più nobili e popolani della setta del detto Coscetto in di- 
verse e lontane parti del mondo, e '1 detto conte Nieri feciono 
signore e difensore del popolo di Pisa, di 13 di Giugno 1322 : e 
cosi in pochi di il detto conte fu in cosi varie e diverse fortuna. 



(a) Vedi Appeodiflc n.*^ 1 1 a. 



d46 GIOVAftni TILLAKJ 

CAPITOLO CUV. 

Com$ Cattruceio fiee uno grand$ eoitdlo in Lnce^ ^ 

Nel detto anno del mese di Giugno ÌZ9^ Castrocdo lignom 
di Lucca spaventato per la morto del conte Federigo da Mod- 
tefeltro, e per le mutazioni latto per lo popolo di Pisa eontfo 
al conto Nieri , tornendo clie 1 popolo di Lucca noi eorranoBO 
a furore, ordinò nella città uno maraviglioso castone* ebe quasi 
la quinto parto della città dalla parto di verso Fisa prese t o 
murò di fortissimo muro con Tentinofre grandi torri intomo, e 
puosegli nome TAgusto, e caccionne fuori tutti gli abitanti , e 
egli e sua famiglia e sue masnade tì tomaro ad àbitara $ In 
qual cosa fu tonuto grande noTitA e magnifloo lavorio^ 

CAPITOLO CLV. 

Òomi U re di Tunisi fu ricacciato della eignoria. 

Nel detto anno del mese di Giugno, il re di Tunisi cb' avea 
racquistato la signoria del mese d'Aprile passato, siccome é fot- 
ta menzione, fu cacciato della signoria dall' altro re suo nimi^ 
co: coir aiuto di certo parte deglr Arabi riprese la signoria. 

CAPITOLO CLVI. 

Come mori messer Maffeo Visconti capitano di Milano. 

Nel detto anno 1322 a di 28 di Giugno, mori messer MaflEèo 
Visconti (a) capitano per lo 'mperio di Milana alla badia di 
Cbiaravalle fuori di Milano, scomunicato dalla Chiesa di Roma, 
e con processo d'eretico e sismatico. Questi fu uno savio signo* 
re e tiranno, e molte grandi cose trasse a fine per suo senno 
e industria , e visse più di novant' anni, e infino ali* ultimo fu 
savio e di grande signoria, li detto di che mori , Galeasso suo 
maggiore figliuolo e capitone di Piacenza corse la città di Mi- 
lano colle masnade de'soldati^ e fecesi fare quasi per forza ca- 
pitone di Milano uno anno. 

^«J Vedi Appendice u.^ ii3. 



I.l»«0 IfOHO ■■ 2Vt 



CAPITOLO €LVn. 



' i 



Come tuUa Okiesa di Rama nacque grande quUiiane etopra 
- ^ la foverià di Crieto^ 

Nel detto anno, grande quUtione nacque nella Chiesa di Ro- 
na^ onde segui dooto errore tra' cristiani, per movimento cbo 
fece imo grande maestro in divinità de*fìrati minori, che predi- 
cava in Proenza, che Gesù Cristo fu tutto povero sama avere 
nullo propio né in comune , onde molti prelati> e frati predi- 
cibori, ed eziandio in corte papa Giovanni e' suoi cardinali taor 
tradissono a ciò , provando che Cristo con gli apostoli ebbe 
propio e in comune, come si mostra per gli VangeU9 che Gio- 
^a Scarlatto era camerlingo e spendltore de* beni loro dati per 
Dio, e ancora cosi seguirò i discepoli , come si mostra per gli 
Atti degli apostoli. Per la qual cosa il papa crucciato contro 
a quegli frati e altri prelati che sosteneano 1* altra oppinione, 
dicendo ch'erano eretici, o egli e gli altri papi passati e car- 
dinali e prelati ch*aveano proprietà comune erano eretici; e di 
ciò diede termine a'frati, che a questo articolo diliberatamente 
rispondessono. Per la qual cosa i frati minori feciono capitolo 
generale a Perugia, nel quale dichiararono e rispuosono al pa- 
pa, ch'eglino ne credeano quella opinione che la Chiesa di Ro- 
ma per antico avea consueto, e quello che ne fìi dichiarato per 
papa Niccola HI. Il papa per questa cagione fece uno dicroto , 
che r ordine de' frati minori non potesse avere nullo cofenune 
propio, né loro procuratori potessono nullo bene temporale do- 
mandare sotto titolo della Cliiesa di Roma^ né potere essere a 
nulla esecuzione di testamento , nò quello che a loro fosse la- 
sciato per favore di Chiesa, né secolare braccio potere doman- 
dare* La quale cosa fu tenuta grande novità nella Chiesa di 
Dio. 

GAPTIOLO CLVIII. 

Come in Firenze t^ordinò una fiera^ e altre notitadi. 

Nel detto anno 1322 del mese dì Giugno, i Fiorentini ordi- 
narono una fiera in Firenze di cavalli e di tutte cose per la fé- 



5*8 OTtnrAKNI TILLAlfl 

sta di san Giovanni di Giupio , la quale fecfono franca a*fore- 
stieri otto giorni innanzi alla' tata e otto giorni appresso^ la 
quale si fiacesse nel prato d'Ognissanti; ma poco tempo appresso 
dorò, per cagione delle grandi gabelle eh' erano alton in Fi- 
renze; e d'altra parte ^ considerando il tero della piena arte e 
mercatanzia eh' è in Firenze ogni di si poó dire vi sia fiera. E 
a di 7 di Luglio vegnente s'apprese il fooco in sul ponte vec- 
chio, e arsone tntte le botteghe ch'erano da mezzo il ponte In 
qua^ con molte case di soUo le volte. E infira quattro aemmane 
vegnenti s' appresone l'altre botteghe dàll^altro lato , e arsone 
tutte le case de'lfannelli. E In quello tempo uno sottile maèsin) 
di Siena per suo arti6cio fece sonare la gran campana drt po« 
polo di Firenze» ch'era stata diciassette anni che nullo maestro 
V avea saputa farla sonare a distésa , essendo dodici uomini , e 
acconcioUa per si sottile e bello artificio , che due la poleano 
muovere^ e poi mossa, uno solo la sonava a distesa (e pesa pld 
di diciassette migliaia di libbre); onde il detto maestro per suo 
servigio ebbe dal comune di Firenze trecento fiorini d'oro. 

CAPITOLO CLIX. 

Di guerra che fu in GeUia e in Calatra» 



Nel detto anno 1322, all'uscita del mese di Giugno^ e airen- 
irata di quello di Luglio, il duca di Galavra figliuolo del re Ru- 
berto mandò da Napoli in Cicilia diciotto galee armate in cor- 
so sopra i Ciciliani, le quali presono e guastarono risola di Li- 
pari , e poi guastarono le tonnare di Palermo , e corseggiare 
intomo air isola con danno assai de' Giciliani. Partite le dette 
galee, il re Federigo fece armare in Messina ventisei galee e 
con più legni puose cavalieri e genti a pie assai a Reggio in 
Galavra, e guastollo intorno, e simigliante Nìcotera e più altre 
terre senza altro acquistare, ma le sopraddette galee del duca 
misono in caccia. 



tltlRO Hosù Siti 



CAPITOLO GLX 



Come mener Ramondo di Cardona capitano per ta Chiesa 
fu sconfitto iU poMe a Basignano. 



Nel detto anno 1322 à dì 6 di Luglio, èssendo messer M* 
Ynondo di Cardónà capitano in Lombardia per la Chiesa, della 
gente della Chiesa e del re Ruberto, air assedio della ròcca di 
Basfgnano, e quella molto distretta, ch'egli avea fatto fare poh' 
ti di navi in sul Po , sicché vittuaglia non vi potèa entrare ^ 
niesser Marco Visconti di Milano con suo isforzo di ^entidne 
centinaia di cavalieri e éon popolo a pie grandissimo venne a! 
soccorso, e puosesi a oste sopra i borghi di Basignatio, e mes* 
ser Gherardino Spinoli uscito di Genova capitano della detta 
oste con grande navilio scese giù per Po , per combattere il 
ponte e fortiire la detta rocca, e messer Marco per terra assa^ 
liro a un'ora Toste di meséer Ramondo ch'era fuori de'borghi^ 
ov'ebbe grandinimi assalii e battaglie, e per più riprese. E vo* 
lendo rompere il detto ponte sopra al Po mettendo fuoco « e 
Taltra parte difendendo, grandissimo dammaggio yì ricevettono 
quegli del capitano di Milano di morti e d'annegati : e avendo 
perduto in Po, si ritrassono in terra, ov'era cominciata la bai* 
taglia per la cavalleria e popolo, la quale durò dà diezzò di a 
vespro; e per due volte rotti quegli di Milano, e morti più di 
trecento uomini di cavallo, e di que' da pie grande quantità; 
alla fine essendo la forza di messer Marco maggiore che quel-" 
la di messer Ramondo, il quale non avea che dodici centinaia 
di cavalieri, e di quegli gli convenia guardare di qua e di Id 
da Po e il ponte sopra Po, la gente sua ch'era dal lato de'bor-<. 
ghi , per soperchio di gente fu ripinta per forza ne* borghi e 
sconfitti, ove morirono di sua gente da centocinquanta uomini 
di cavallo, e di que' da pie assai; e c^osl quegli òhe maggiore 
dammaggio ricevettono furono vincitori del campo, (a) e rifor^ 
nirono la rocca di Basignano, e rimasono all'assedio della gen^ 
te della Chiesa ch'era ritratta ne' detti borghi. 

(n) VeAì Appendice ii" 114. 

Gio. Villani T. IL Sfl 



250 GIOVANNI VILLANI 



CAPITOLO CLS3. 



Conia di grande guerra tra il re d^Inghilierra e quello 

di Scozia. 



Nel detto anno 1322 del mese di Luglio, il re di Scozia con 
suo isforzo sentendo la divisione ch'era in Inghilterra tra 1 re 
e' suoi baroni , venne in sa V Inghilterra , e tutto le frontiere 
dc'suoi confini guastò. Sentendo ciò il re d'Inghilterra» del me- 
se presente d'Agosto con tutto suo isforzo andò ad oste in'faco- 
zia per terra , e per mare vi mandò bene trecento cocche e . 
navi armate. Gli Scotti sentendo V esercito che venia loro ad- 
dosso, si ritrassono fra la Scozia in foreste e fortezze. Grbghi- 
lesi male provveduti di vittuagUa, grandissimo difetto ebbe nd- 
Toste, per la qual cosa moltitudine morirono di fame, e si cor- 
ruppe Toste per modo che non poterono durare; e cosi sanza 
nullo acquisto fare si tornò il re d'Inghilterra con sua oste ad- 
dietro del mese di Settembre, con grande vergogna e dammag- 
gio di ventimila uomini morti di fame e d'infermità. E in quel- 
lo medesimo tempo i Fiamminghi per discordia ch'aveano con 
gringhilesi, si guerreggiarono in mare rubando e corseggiando 
sopra gringhilesì, i quali in quello anno d'una parte e d'altra 
e tra loro molto furono afailti. 



CAPITOLO CLXII. 

Come la citlà d'Osimo si rubellò alla Chiesa. 



Nel detto anno del mese d'Agosto, mcsser Lippaccio, ch'ora 
stato signore della città d' Osimo della Marca e ribello della 
Chiesa, coiraiuto di quegli della città di Fermo e d* altri ghi- 
bellini della Marca, in Osimo ritornò e caccionne la gente del 
marchese, e coU'aiuto de'Fermani si cominciò grande guerra al 
marchese, e feciono rubellarc Fabriano. 



LIBRO NONO 25i 

CAPITOLO CLXllI. 

Come i Fiorentini feciono una grande raunaia di genie 
credendosi avere alcuna terra di Castrucdo. 

Nel detto anno del mese d'Agosto , i FiorentiDi sabitamente 
feciono raunata di venticinque centinaia di cavalieri tra di loro 
gente e d'amici, e di quindicimila uomini d'arme a pie (a . La 
cagione nullo sapea, se non certi segretari: dissesi, che doveano 
avere una terra ovvero città di loro ninnici. Per la qual cosa i 
Pisani e '1 signore di Lucca , e ancora gli Aretini , stettono in 
grande guardia e gelosia, e più confmati mandarono fuori. Al}a 
line non potendosi compiere il trattato, a di 9 d'Agosto diedo- 
no commiato a tutti i forestieri , e '1 migliore fu ; e perchè di 
ciò avemo fatta menzione, che mai non si scoperse la cagione 
del segreto, che di rado suole -avvenire a'Piorentini. 

CAPITOLO CLXIV. 

Come ainbasciadori del dogio d' Osterieh feciono fare triegua 
in Lombardia a danno della Chiesa, 

m 

Nel detto anno 1322 del mese d'Agosto, il dogio d'Osterich, 
uno degli eletti re de'Romani, mandò in Lombardia suoi amba- 
sciadori al legato del papa per discusarsi della laida partita da 
Brescia del dogio Arrigo suo fratello, e per fare trattare accordo 
dalla Chiesa a'iìgliuoli del capitano di Milano; e giunti loro in 
Blilano, messer Galeasso fece loro grande onore, e con sindachi 
del detto comune e di nove d'altre città di Lombardia, ond'era- 
no signori, privilegiaro, e si diedono al detto dogio d' Clstericb, 
acciocché gli accordasse, o difendesse dalla forza della Chiesa. 
I quali ambasciadori andati a Valenza al legalo, feciono fare 
triegua dall'oste della ««hiesa a quella del $lgnofe~di Milano, in« 
fino a calen d'Ottobre vegnente; e ciò assenti il cardinale per 
la gente della Chiesa ch^era assediata ne' borghi di Basignano 
a grande distretta, i quali n'uscirono sani e salvi, lasciando la 
terra a guardia de'detti ambasciadori : e simigliante lasciarono. 

(a) Vedi Appendice n.® ii.V 



259 GIOTàBTHI TILIiAHl 

que' di Milano la rocca di Basignano. E fallite poi le detto 
triegue^ non possendo poi essere ac^r^o» i detti ambasciadort 
renderò a messer Marco capitano dell' oste di Milano la ròcca 
di Basignano e eziandio i borghi , opponendo , che se messer 
Kamondo rivolesse i borghi, rimettesse nella terra la sua gente 
assediata , e nello stato eh' era quando si feciono le triegue ; 
onde il legato e messer Ramondo si tenpono traditi e ingann 
pati 49' detti amb99ctadQrir 

CAPITOLO GLXY, 

Come i Pisani in certa parie ruppano la paee efFiareniini. 

Nel detto anno del mese d' Agosto , i Pisani féclooo certe 
nuove gabelle sopra loro legni e galee che adducessono roba 
di franchi o portassono, faccende pagare alla roba^ rompendo 
la libertà de' fiorentini , e' patti della pace in più guise sotto 
il detto colore. I Fiorentini vi mandarono ambasciadort, fi 
niente valse ^ onde si tennono forte gravati da' Pisani. 

CAPITOLO CLXVI. 

Come i Fiorentini r acquisi aro il casiello di Capoidvolt 

Nel detto anno di 7 di Settembre , i Fiorentini riebbono il 
castello di Caposelvoli di Valdambra , il quale aveano tenuto 
gli Aretini dalla venuta dello *mperadore , e rendési a patti 
per certi del castello. Quegli della rocca si tennono alquanti 
di attendendo soccorso dagli Aretini. I Fiorentini vi cavalcaro- 
no popolo e cavalieri; per la qual cosa gli Aretini non ardirono 
di venire al soccorso, e fepiono rendere la rocca. 

CAPITOLO CLXVlf, 

Come il signore di Maniova e quello di Verona oennoiM 

a osie a Reggio, 

Nel detto anno 1322 , del detto mese di Settembre , messer 
Cane della Scala signore di Verona, e messer Passerino signor 
di Mantova vennono a oste sopra la citta di Reggio con mU- 



LIBRO NONO 253 

lecinquecento cavalieri, e qaello guastando^ si puosono a osta 
a uno loro^castello de* Reggiani dicendo di venire a Bologna. I 
Bolognesi temendo mandarono per aiuto a' Fiorentini , i quali 
vi mandarono trecento cavalieri. Stando i detti a quello asse- 
dio, subitamente si levarono da oste, lasciando di loro arnesi, 
e con danno d' alquanti di loro gente. La cagione della subita 
partita, si disse cbe fu per tema cbe 'l detto messer Cane ebbe^ 
che 'l dogio di Chiarentana e 'l conte di Gorizia per coman- 
damento del dogio d'Osterich re de*Romani non venissono sopra 
Verona e Vicenza, come faceano l'apparecchiamento, 

CAPITOLO CLXVm. 

Come nella eittà di Parma ebbe battaglia tra* cittadini. 

Nel detto anno 1322 di 18 del mese di Settembre, la città di 
Parma si levò a romore , e si combatterono insieme i cittadi- 
ni: (a) dell'una parte era capo Orlando Rosso, dell'altra Gian- 
ni Quirico e V abate di san Zeno , i quali dal detto Orlando e 
dal popolo di Parma furono sconfitti e presi col loro seguito: 
ciò si disse che fu , perché il detto Giaimi Quirico trattava 
co' Fiorentini e* Bolognesi di recare Parma a parte guelfa; ma 
i più dissono, ch'egli trattava di dare la terra a messer Cane 
e a messer Passerino suoi parenti, e però aveano fatta la detta 
cavalcata sopra Reggio. Il detto Orlando Rosso rimase signore, 
e rimise in Parma i figliuoli di messer Ghiberto da Coreggia, 

CAPITOLO CLXIX. 

Come i signori di Ravenna e'ueeisono insieme. 

Nel detto anno e di, i figliuoli di messer Bernardino da Po- 
lenta di Ravenna , (b) con trattato de' Malatesti signori di Ri- 
mini, si uccisono l'arciprete di Ravenna loro cugino e consorto, 
eh' era signore della terra, e di quella rìmasono ignori. 



(a) Vedi Appendice n.* ii6. 
(Jk) Idem 0.^ 117. 



254 GIOVANNI VILLANI 

CAPITOLO CLXX. 

Come gli u$eiH di Genova eibono Jlbingana 



Nel detto anno 1322 del mese di Settembre, il re Federiga 
di Cicilia fece de* suoi danari armare in Saona diciasaette ga- 
lee per guerreggiare la citte di Genova e 'I re Roberto, e 
quelle galee con gli usciti di Genova e coll'aiuto di Gastmceio 
assediarono Portovenero per mare e per terra; e poi appresso 
coir aiuto del marchese dal Finale assediarono la cittA d'Albin- 
gano che teneano quegli di Genova. Per la qual cosa, il re Ro- 
berto co' Genovesi d'entro armarono in Genova ventona gaka, 
e in Proenza dodici uscieri con dugento cavalieri per levare 
il detto assedio. E vegnendo i detti uscieri di Proenxa, per 
contrario tempo non poterono porre i cavalieri in lem ad 
Albingano , ma se ne vennero in Genova. L' armata delle di- 
ciassette galee disarmarono e lasciarono V assedio di Portove- 
nero^ ma perciò non lasciarono quello d' Albingano* I Genovesi 
per altra volta caricarono gli uscieri di loro cavalieri per 
porre ad Albingano, e per contrario tempo non poterono pren- 
dere terra. Per la qual cosa la detta terra di Albingano molto 
stretta di vittuaglia^ e non soccorsa, s'arrendè poi agli usciti 
di Genova e al marchese dal Finale a patti, a di 13 di Di^ 
cembro vegnente. 

CAPITOLO GLXXI. 

Come papa Giovanni fece battere moneta y fatta come 

il fiorino d'oro. 



Nel detto tempo e anno , papa Giovanni fece fare in Vigno- 
ne una nuova moneta d' oro fatta del peso e lega e conio del 
fiorino d'oro di Firenze sanza altra intrasegna, se non che dal 
lato del giglio diceano le lettere il nome del papa Giovanni; 
la qual cosa gli fu messa a grande riprensione , a fare dissi- 
mulare si fatta moneta come il fiorino di Firenze. 



LIBRO NONO 255 

CAPITOLO CLXXir 

Come il re di Francia lasciò la prima moglie^ e prese la figliuola 

che fu d'Arrigo imperadore. 

Nel detto anno 1322 e mese di Settembre , Carlo il dovane 
re di Francia^ lasciata la prima sua moglie figliuola che fu del 
conte di Borgogna^ perchè si trovò in avoUerio, prese per mo- 
glie la figliuola che fu dello 'mperadore Arrigo e scrocchia del 
re Giovanni di Boemia. Compensò il papa il detto matrimonio 
opponendosi per la petizione, che la madre della prima moglie 
figliuola che fu del conte d'Artese aveva tenuto a battesimo li 
detto re. Questa prova si disse che fu falsa , e che alla con- 
tessa d'Artese il convenne assentire per iscampare la figliuola 
di morte: e cosi del detto mese di Settembre a Tresi in Cam- 
pagna sposò la detta seconda moglie vivendo la prima (a). 

CAPITOLO CLXXnL 

Come il re Ruberto volle essere morto a Vignone. 

Nel detto anno e mese, il re Ruberto essendo colla corte di 
papa a Vignone volle esser morto per suoi familiari, (b) a pe- 
tizione di messer Ugo di Parizzo di Borgogna, per cagione che 
il re gli contradisse a moglie la prenzessa della Morea; e dis- 
sesi, eh* e' tiranni di Lombardia e di Toscana di parte ghibel- 
lina aveano procacciato ciò. Non se ne seppe il vero. I detti 
familiari furono presi e distrutti; intra gli altri fu uno Fioren- 
tino. 

CAPITOLO CLXXiy. 

Come i Fiorentini rifedono Casaglia^ e ripresono le ville e popoli 

d^Àmpinana in Mugello. 

Nel detto anno e mese di Settembre, i Fiorentini feciono ri- 
fare il castello di Casaglia sopra l'Alpe, il quale avea fatto gua- 

(«) Vedi Appendice n.® ii8. (ft) Idem n." 119. 



d56 GIOTàRHI TILLAVi 

stare il conte A BattifoUe a Sioibaldo Donati, qoaUdWa in hàtt^ 
do al tempo de'bianclii, e levarono uno passaggio, che *i dettd 
conte vi facea ricogliere. E in quello medesimo tempo ii detto 
comune di Firenze riprese la signoria d'undici popoli di più di 
mille uomini , i quali furono sotto il castello d* Ampinana in 
Mugello, i quali fedeli erano stati del conte Guido da Raggiuo-* 
lo, e per suo lascio succedeano a'figUuoli del conte a BattifiAle. 
n comune di Firenze vi cusava ragione , che infino nel I39i 
essendo air assedio della detta Ampinana , dal conte Manliredi 
che v'era entro la comperarono tremila fiorini d*oro, e posse- 
duto alcuno tempo. Per la qual cosa in Firenze venne il toatt 
Simone da BattifoUe e '1 conte Kuggeri da Doadola, domaiidan^ 
do al comune che si commettesse a ragione la quistione in gin- 
dice comune; non furono uditi, e cosi si partirono male ippi« 
gati da'Fiorentini. 

CAPITOLO CXXXV. 

Come reietto d'Osterich fu sconfitto da quello di Batterà. 

Nel dello adno 1322 , martedì a di 29 di Settembre , nella 
duchea di Baviera in Alamagna fu grande assembiamento e bst- 
taglia tra il re Federigo d'Osterich e il re T^odovico di Bavie- 
ra, amendue eletti re de* Romani. La quale battaglia durò dsl 
sole levante insino al tramontare, perocché non v*avea pedoni, 
e combatteano a riprese a modo di torniamenta; e fu si aspra 
e si dura, che più di qnaltromila combattitori a cavallo vi fu- 
rono morti tra dall'una parte e dall'altra, e più di seimila ca- 
valli morti. Alla fine la vittoria e la signoria del campo rima- 
se al re Lodovico di Baviera; e '1 sopraddetto Federigo re e 
Arrigo dogio d' Osterich suo fratello con molti baroni furono 
presi in forza del detto re Lodovico; e quasi tutta la gente del 
re Federigo rimasono tra morti e presi , infra' quali rimasooo 
più di duemila cavalieri ungari, che Carlo Umberto re d'Unga* 
ria avea mandati in aiuto al detto re Federigo suo parente. Il 
duca Lupoldro d'Osterich, il quale venia con millecinquecento 
cavalieri a elmo in aiuto al fratello, ed era presso già a quin- 
dici miglia all'oste, non giunse a tempo alla battaglia, peror^ 
c'b^ quello di Baviera sentendo sua venuta affrettò saviamente 
la battaglia, e passò la riviera. Il re Federigo, per isdegno di 



LiBfto nono K7 

siidL potenza e grandezza, non curando il nimico Uè essendo or- 
dinato per lo modo detto, fii soonfltto. 

CAPITOLO OLXXVI. 

tome il re d' Ungheria venne eapra U re 

di Raeeia^ 



Nel detto andò 13d3 del mese di Settembre , (ìarlo Oaiberto 
te d' Ungheria con più di ventimila Ungari a cavallo oorae so- 
pra le terre del re di Rasala in ischiavonia^ e venne plresso a 
Giadra a due giornate guastando il paese , per cagione che gli 
ScfcdAvi nokì lo ubbidieno; per la quale cosa si temette per qoe'di 
fichiavonià^ e ancora per gli Viniziani, ch'eglino non pTendes- 
aono infino alle marine. Alla fine il detto re di Rassia fece le 
sue comandamenta , e ancora per la sconfitta di sba gente in 
Baviera si ritomd addietro in Ungaria* Questo Carlo Umberto 
fu figliuolo di Carlo Martello, eh» fu figliuolo di Carlo secondo 
re di Cicilia e di Puglia; e se '1 padre non fosse in prima mor- 
to che 1 detto Carlo secondo , gli succédea il reame , il quale 
succedette poi al re Ruberto suo secondo flratello i ma però il 
detto Carlo non ne fu mai contento» 



CAPITOLO CLXXVn. 

Come gli Vbaldini ii diedono alla eignaria 

deT Fioremim. 



Nel detto anno 1322 del mese d'Ottobre , ì signori Ubaldini 
per iscandalo che surse tra loro, V una parte e l' altra a gara 
insieme^ eglino e'Ioro fedeli si diedono alla signoria del comu- 
ne di Firenze , il quale comune loro promise di trarre d' ogni 
bando, e feceli esenti di gravezze per due anni ; il quale a- 
cquisto fu di più di tremila distrettuali; ma come per addietro 
sono usati , poco stettono fedeli de' Fiorentini per la guerra di 
Castruccio. 

Già. Vmani T. IL S3 



258 GTOTAKKT TItLATfl 

GAPITOIiO CLXXVIIL 

Carne meuer Yergiù.^di Isnim ruhdlò Pi 
a meuer Galea$$o Visconti di Milano. 

Nel detto anno 1322 , Obim» chiamato Vergiù della cita di 
Landa (a) di Piacenza , tutto fosse ghibellino , discacciato di 
quella cittA da messer Galeasso Visconti di Milano signore di 
Piacenza, per cagione di vergogna fatta per lo detto messer Ga- 
leasso alla donna del dettOf Terfiù, e ancora lai battalo^ e tol- 
togli Ripalta suo castello^* il fti rubelló, e andonne al dardinate 
legato per la Ghiesfi.. Ed essendo messer GaleaÉ» a MilaDO , il 
detto Vergiù subitamente con quattrocento cavalieri di qvegii 
della Chiesa venne a Piacenza , e per suoi amici d' éntro ima 
porta gli fo aperta , e cosi con questa gente enM Bella eittd 
a di 9 d'Ottobre, e corse la terra» e di quella prese le aigno- 
ria sanza contasto: fu fatto vicario per la Chiesa, e feceat fan 
cavaliere, e caccionne Azzo figliuolo del detto messer Galeasso 
che n' era signore, e rimise in Piacenza tutti gli usciti guelfi. 
Per la qual cagione ebbe appresso in Lombardia grandi com- 
mntaziont E del mese di Novembre venne il legato cardinale 
in Piacenza, e fu ricevuto a grande onore: e poco appresso i 
Piacentini racquistarono tutte le loro castella, che tenea la gen- 
te di messer Galeasso. 

CAPITOLO CLXXiX. 

Di grande fortuna che fu in mare e in terra. 

Nel detto anno i322 di 26 d'Ottobre, fu delle maggiori for- 
tune di vento a greco e tramontana con neve che si ricordasse 
per ninno che allora vivesse; e fece maggiori pericoli in mare 
di rompere navi e galee e altri legni in più parti del mondo, 
spezialmente nel golfo di Vinegia: e simigllante fu in terra, che 
in più parti divelse grandissimi alberi, e ruppene innumerabi- 
le quantità, e molte case fece cadere in Toscana, onde più gen- 
ti ne morirò. 

* • . 

(a) Vedi Appendice n.^ lao* 



LIPRO HOMO 259 

CAPITOLO GLXXX* 

Come gli Scoiti scon/Usono gì' Inghileti. 

Nel detto anno 1322, all'uscita del detto mese d'Ottobre, es- 
sendo il re d'Inghilterra tornato di Scozia con sua oste con 
grande vergogna e dammaggio^ come addietro fa menzione , e 
essendo di li da Vervich alla badia di Rivalse» e i suoi baroni 
erano dimorati più innanzi alle frontiere della Scozia per con- 
trastare gli Scotti che non passassono, ed erano in numero di 
cinquecento cavalieri e tremila uomini d'arme a piede; gli Scot- 
ti gli assalirò , e gì' Inghilesi per tema si ritrassono in su uno 
monte per essere forti. Gli Scotti assediarono il detto monte , 
e ismontaU da cavallo assalirono gl'Inghilesi^ e quegli misono 
in isconfitta, e quasi la maggiore parte furono tra morti e pre 
si ; intra' quali furono presi Gianni di brettagna , il conte di 
Klcccmonte , il signore di Sugli e più altri baroni. 11 re d' In- 
ghilterra sentita la detta sconfitta, quasi solo con poca compa- 
gnia si fuggi della detta badia vituperosamente (a). 

CAPITOLO CLXXXl* 

Come meaer Galeoito Yieconii fu cacciato di Milano. 

Nel detto anno 1322 del mese di Novembre, dopo la rubel- 
lazione che quegli di Piacenza aveano fatta di messer Galeasso 
Visconti, i nobili e '1 popolo di Milano veggendosi scomunicati 
e in sentenzia della Chiesa per la signoria di messer Maffeo Vi- 
sconti e de' figliuoli , si elessono dodici de' migliori della città 
grandi e popolani , che trattassono accordo dal comune di Mi* 
lano al legato cardinale, i quali più volte furono al legato con 
volontA del capitano di Milano , promettendo di lasciare la ^- 
gnoria, acciocché la città di Milano avesse sua pace colla Chie- 
sa. La quale promessa fatta infintamente per messer Galeasso, 
non volendo assentire all' accordo, si levò a romore la città di 
Milano a petizione de'delti dodici caporali, volendo che messer 
Galeasso lasciasse la signoria, come aveano promesso al cardi* 

(a) Vedi Appeu4ÌÌ6e o.* i?i. 



260 GIOYÀHIII TILLàHI 

naie; e reoaro da loro parte grande parte delle mamade de*Te« 
deschi per impromesie e danari dledona loro , e per cagione 
che più tempo messer Galeasso non gli avea pagati, e a fìirore 
il popolo e' cavalieri coraono al palano gridando fae$ face , # 
viva la O^iesa. Messer Galeasso credendoai riparare co* foldati 
italiani e altri che gli erano rimasi, si mise al contasfo, e in 
tre parti nella citte ebbe battaf^lia, e in ciascuna parte ebbe il 
peggiore con danno di sua gente: yeggendo che non potea du^^ 
rare si parti di Wlano (a) eon poca di sua gente, e andosaene 
a Lodi a di 8 di Novembre , e della città di Ifllano rimaiOBO 
signori 1 detti dodici^ i quali erano messer Luigi ^scontt eon- 
sorto di messer Galeasso, messer Giacomino da Postierla, vwi- 
ser Simone Grevelli, messer Francesco da Barbagnano e tìM 
grandi cattani e yanrassori, che non sapemmo di tutti fi mm^ 
Di questa mutazione di Milano ebbe in Firenae grande aD^grei- 
za , e fecesene grande festa e belle giostre , istimando die la 
guerra di Lombardia avesse fine. Ma se avessono saputo la mu- 
tazione futura e contraria che fu assai di presso, e quello dan- 
no ohe ne segui a*Fiorentini, come innanzi si potrà vedere, a- 
vrebbono non fatta festa , ma il contrario : e però di felicità 
mondana non si dee l'uomo troppo allegrare, né d' avversità 
troppo turbare , perocch' eli' è fallace , e con diverse e varie 
n^utazioni. 

CAPITOLO CLXXXn. 

Come Mancia fu presa e corea per quegli di Milana. 

Nel detto anno 1322 del mese di Novembre, essendo Galeasso 
Visconti e suoi seguaci cacciati di Milano, e della terra di Men- 
cia con seguito d' amici di quegli della Torre feciono raunanza 
per venire a Milano. Per gli dodici rettori di Milano fu man- 
dato a quegli di Mencia che cessassono la detta rannata , pe- 
rocché voleano riformare prima la città per gli patti ordinati 
colla Chiesa ; e di vero, tutto fosse Galeasso cacciato di Mila- 
no, per gli detti dodici si reggea la città a parte d'knperio e 
non di Chiesa. Quegli di Moncia per troppa volontà disuMw* 
dienti, furono assaliti dalle masnade di Milano e dal popolo, e 

(d) Ve4> Appendice o.^ 122. 



LIBIO NOVO S61 

per fona presooo la terra e rubarla tuUa^ e caooìarne la detta 
raimama con danno di più di dugento uomini morti. 

CAPITOLO GLXXXni* 

Come certi della casa de* Tdomei feeUmo grande guerra 

nel contado di Siena. 

Nel detto anno 1322 del mese di Dicembre , measer Deo 
de' Tolomei (a) co' 9noi seguaci ribelli di Siena , coli* aiuto e 
trattato del Vescovo d'Arezzo e di certi loro amici di Firenze, 
con danari e improm^se corruppono cinque conestabili oltra** 
montani con loro masnade in quantità di dugenlo a cavallo, i 
quali erano al soldo del comune di Firenze, i quali sanza sa- 
puta del detto comune si partirono da Fucecchio e andarne 
in Valdichiane, e congiunti col detto messer Deo e colla gente 
del vescovo d'Arezzo e con cento cavalieri d'Orbivieto, presono il 
castello d'Asinalunga e quello di Torrita, e corsone per lo eon-* 
tado di Siena guastandole rubando sanza nullo riparo; e fa- 
eevansi chiamare la compagna, ed erano bene cinquecento ca- 
valieri e gente a piò assai sanza ordinato soldo , vivendo di 
ratto e di ruberia ; per la qual cosa in Siena n' ebbe grande 
paura e gelosia: mandarono per soccorso a' Fiorentini, i quali 
vi mandarono trecento cavalieri e mille pedoni , e '1 capitano 
del popolo con grande ambasceria per trattare accordo, il qua- 
le da' Sanesi non fu inteso , temendo eh' e' Fiorentini in servi- 
gio di quegli della casa de' Tolomei non avessono fatta ismuo- 
vere la detta gente; ma feoiono più confinati della casa de'To- 
lomei e di loro amici, e fortificarsi di soldati assai, e feciono 
loro capitano di guerra il conte Buggeri da Doadola de' conti 
Guidi. E stando la detta compagna nel contado di Siena , per 
gli Sanesi furono contastati di guerra guerriata non assicuran- 
dosi d' abboccarsi a battaglia , siccome a gente disperata ; e 
cosi stetlono tutto il verno. Alla fine la detta compagna per 
più difetti non possendo durare si partirono a di 16 di Feb- 
braio 1322 , e sbarattarsi nella Marca e in più parti , e cosi 
per buona sofferenza i Sanesi rimasero liberi di quella affli- 
zione ; e si riconobbono, che quella ismossa di gente non fo 

(4) VoJi AppeoJice p.^ |33. 



262 fiioVÀimi fiLiARi 

eoo volontà del oomune di Firenze , and gli tìmulibnmo eone 
traditori i detU ioldaU. 



CAPTIOLO M^i^^^MT' 

Come me$$er Galeanù VUeomii nìamd tu IKImo. 

Nel detto anno 1322 del mese di Dicembre » essendo i dodici 
rettori della citU di Milano in istretto tratUto eoi legato car- 
dinale di dargli la signoria della città di MilaBo , e d* essere 
ricomunicati dalla Chiesa , e la maggior iMffte de* detti nolrili 
si voleano dare liberamente ; e mandati loro amtaiwiadori e 
sindachi a Piacenza al cardinale che venisse in JIHaBO, b 
parie de' Visconti ch*era rimasa in Milano, ond' era capo nesp 
ser Lodovico Visconti, non piacendogli il detto accordo, mandò 
segretamente a Lodi per Galeasso Visconti e per gli ftitclU , 
che venissono col loro isforzo alla terra; e in Milano ecmippe 
le masnade tedesche , i quali erano stati a cacciare Galeasiw , 
che Tossono in suo aiuto, e loro promise diecimila fiorini d'oro; 
e '1 detto Galeasso venuto di notte , gli fu data e aperta la 
porta de' Sonagli, e per quella entrò in Milano sabato all'alta 
del giorno 11 di Dicembre, e corse la terra. Per la qual cosa 
quad tutti i nobili di Milano ch'erano stati contra Galeasso e 
al trattato della Chiesa, col loro seguito uscirono di Milano, e 
poi il detto Galeasso si fece fare signore della terra a grido 
di popolo , di 29 di Dicembre nel detto anno. E cosi in corto 
termine si cambiò la sua fortuna per accrescimento di mag- 
giori mali in Milano e in Lombardia per punizione de' peccati, 
rome innanzi faremo menzione. 

CAPITOLO CLXXXV. 

Cofne Luis d* Universa fu fatto eonts di Fiandra. 

Nel detto anno 1322 del mese di Gennaio, Luis d'Universa 
figliuolo del figliuolo del conte di Fiandra , fu fatto conte di 
Fiandra con volontà delle buone ville di Fiandra per asseguìre 
i patti della pace; messer Ruberto di Fiandra suo zio, volendo 
essere conte egli , perchè il padre di Luis era prima morto 
che '1 conte suo avolo , onde pialo fu a Parigi dinanzi al re 



di FnittcU, e per sentenzia fa renduto per osservazione dei 
patti della pace^ che '1 detto Luis fosse conte , e non messer 
Buberto. 

CAPITOLO GLXXXVI. 

Bri grande freddo che fu tu Italia e eareiiia. 

Nel detto anno 1322 del mese di Novembre» e Dicembre, e 
Gennaio y fu In Italia la maggiore vernata, e di più nevi che 
ibsse grande ten^ passato ; e in Puglia fu si grande secco , 
che pVi di mesi otto stette che non vi piovve , per la qnal 
cosa grandissimo struggimento e carestia di tutti I beni fti 
nel paese ; e cosi segui quasi in tutta Italia , spezialmente in 
Pisa e in Lucca e Pistoia, grandissima fame e carestia , onde 
tutti i poveri di loro contado fuggirono per la lame a Firenze, 
e in Firenze medesimo fu caro; le due e mezio stala di grano 
uno fiorino d'oro. 

CAPITOLO CLXXXVD. 

Come i Fiorentini mandarono loro gente in Lombardia 

eopra Milano. 

Nel detto anno In calen di Febbraio , a richesta del detto 
papa Giovanni i Fiorentini mandarono in Lombardia in aluto 
del legato e all'oste della Chiesa dugento cavalieri con loro ca- 
pitani e ambasciadori , e altrettanti ne roandaro i Bolognesi , 
e'Parmigiani cento, e i Reggiani cento, e^Romagnuoli simiglian- 
te, per andare sopra la città di Milano^ e per abbattere i tiranni 
e ribelli di santa Chiesa della casa de' Visconti. 

CAPITOLO GLXXXVIII. 

Come gli ueeiti di Genova furono sconfitti e levati dalVaee$di0 

di Genova. 

Nel detto anno 1322 a di 17 dì Febbraio, essendo ancora gli 
usciti di Genova ad assedio della citte ne'borghi di Prea (come 
addietro fa menzione, stati allo assedio di Genova presso di cin- 



§64 GIOYAHTTI YILIiAirt 

que anni tra due volte con piccolo intenrallo) gnegU ddli cit- 
tà feciooo uscire di notte delle uuumade del re SnbeHo cento- 
cinquanta uomini a cavallo e miUe a pie per comlMitteré it 
fortezza del monte di san Bernardo, e saliti al poggio combat- 
terò co'nimici, e sconflssongli («), cacciandogli infine «'Ikh^iL 
Quegli della città sentendo la detta rotta uscirono della terra 
per la porta delle Vacche, e per fona entrarono ne'fiorglii; i^ 
seguendo la detta caccia e sconfitta racquislarono i detti boi'- 
ghi con tutte le fortezze. E degli usciti tatooo morti aiqoaiiti, 
lAa più presi, e guadagnarono di robe e avere eh' era ne'deltl 
borghi, più di libbre ventimila di genovini, perocché gli meitt 
stavano ne' detti borghi con loro llimiglie , e faceano 1* arti e 
mercatanziè comd nella città> e qpoegli che scamperò, Iteggirone 
a Saona e a Veltri; per la qua! cosa la Ibrza degli nietll bmiI- 
to alfiebòlio, e fti tenuto miracolo di Dio, ohe p«r piccola rotta 
perderono quello che per tutta la fona del re Ruberto e del 
comune di Genova prima per tanto tempo non ti potè aefnbtara. 

CAPITOLO CLXXXIX. 

Come il re di Tunisi caeeiàto ricaverò la signoria. 

Nel detto anno e mese, il re di Tunisi, che 'l Giugno passa- 
to era stato cacciato della signoria^ come addietro fa menzione, 
racquistò la signoria e caccionne l'altro. E cosi mostra, che i 
detti saracini abbiano piccola stabilità in loro signorie, che tre 
volte in due anni mutare la detta signoria per due re. 



cxc 

Come ta città di Tortona s' arrendè alla Chiesa e al re Ruberto. 

Nel detto anno 1322 di 19 di Febbraio, messer Ramondo di 
Gardona con cinquecento cavalieri e con gli usciti guelfi della 
città di Tortona in Lombardia , per trattato fatto per lo legato 
cardinale entrò nella detta città, la quale gli fu data da' citta- 
dini, e fattone signore; e la signoria e masnade che v'erano 
per lo capitano di Milano, a pochi di appresso renduta la città 

(a) Vedi Appendice n.^ ia4« 



del poggio colla rocca, a patti se n'uscirono salve le persone* 
e più castella del contado di Pavia si renderono a messer Ra« 
mondo. 

CAPITOLO CXCI. 

Come Vate di Milano furono seonfiui da quegli deUa Chiesa 

in $ul fiume d'Adda. 

Nel detto anno del mese di Febbraio , essendo cavalcata la 
cavalleria e V oste della Chiesa da Piacenza in sul contado di 
Milano nella contrada della Ghiaradadda al castello di Cravaz* 
10, il quale si teneva per gli nuovi usciti di Milano, là si tro* 
varono tra soldati della Chiesa e V amistà di Lombardia e di 
Toscana più di duemila cavalieri d'arme e popolo assai, ond*era 
capitano messer Castrone nipote del legato e messer Vergiù di 
Landa. Messer Marco Visconti con ottocento cavalieri delle ma* 
snade di Milano e popolo assai era venuto in su la riva del fiu- 
me d' Adda alla villa di Trinazzo e a Bassano per contrastare 
il passo alla detta oste della Chiesa: avvenne che venendo ( 25 
di Febbraio 1322 ) messer Vergiù di Landa con gli usciti di 
Milano con cinquecento cavalieri, dilungandosi alquanto dall'oste 
su per la riva d' Adda passarono il fiume ; messer Marco con 
sua gente andò contra loro, e assaligli vigorosamente per modo, 
che gli avea quasi sconfitti ; e già morto il fratello di messer 
Vergiù, e messer Slmonino Cravelli, e messer Francesco da Gar- 
bagnana usciti di Milano e più altri ; V altra oste della Chiesa 
ch*era in su la riva, veggendo la detta battaglia per lo capi- 
tano e conestabili e insegna del comune di Firenze , eh' era 
messer Filippo Gabbrielli d'Agobbio, e messer Urlimbacca Te- 
desco, prima messi a passare l'Adda e l'altra gente appresso, 
con grande contasto de' nimici nel fiume , e alla riva combat- 
tendo vittoriosamente passaro , e trovando la gente di messer 
Marco sparta e travagliata gli misono in iscouGtta; ove grande 
quantità ne riroasono morti e presi , e fuggito il detto messer 
Marco col rimase di sua gente a Milano , l' oste della Chiesa 
presono Trinazzo e più ville e castella; e a di 27 di Febbraio 
presono la terra di Monda presso a Milano otto miglia , e in- 
contanente più gente cittadini uscirono di Milano a cavallo e a 

pie, e vennono alla detta oste. 

Giù. ViUani T. IL 34 



S6(t GIOTAlflII VILLANI 

CAPITOLO GXCir. 

Come i Padovani H paei/iearo imieme co' loro tuctìt. 



Nel detto anno 1322 e mese di Febbraio» I Padovani, I qoa- 
li erano sotto la signoria del dogio di Chiarentana, si pacifica- 
ro insieme , e rimisono in Padova tatU i loro usciti ; la quale 
cosa non seppono fare innanzi, quand'erano in migliore e mag* 
giore stato e in loro libera signoria. 

CAPITOLO CXGin. 

Com$ Caitruecio raequUtò eerti eaeUUa di Garfagnana eke |/i 
erano fatte rubellare per gli Fiorentini. 



Nel detto anno del mese di Marzo, Gastniccìo signore di Luc- 
ca fece oste sopra il castello di Lucchio in Garfagnana che gli 
s' era rubellato, e sopra le terre della montagna di Pistoia ; e 
quegli abbandonati da' Pistoiesi , per tema che Castruccio non 
rompesse loro le triegue, mandarono a Firenze per aiuto. 1 Fio- 
rentini per farlo spendere e consumare, vi mandarono settanta- 
cinque cavalieri e quattrocento pedoni per la guardia di quel- 
le terre. Castruccio vigorosamente , non guardando alle nevi 
ch'erano grandi alla detta montagna, assali in persona le dette 
terre ch'erano sopra Lucchio con suo seguito di cavalieri a pie. 
Quegli che v'erano alla guardia abbandonaro i passi, e si ridns- 
sono alle fortezze, i quali poco appresso s'arrenderono, e salve 
le persone se n'andarono; e partita la detta gente, il detto ca- 
stello di Lucchio fortissimo si rendè a patti, di 17 di Marzo. 1 
Fiorentini per Io soccorso del detto castello di Lucchio trattato 
feciono d^avere il ponte e '1 castello di Cappiano in su la Gui- 
sciana: essendo Castruccio a oste in Garfagnana , vi cavalcare 
le cavallate e'soldati di Firenze infino a Empoli, e non vegnen- 
do fornito il tradimento, si ritornarono in Firenze con grande 
riprensione dell'una impresa e dell'altra. 



LiBBO nono 207 

CAPITOLO CXCIV. 

Còm$ pac$ fu ira Veletto imperadore di Batterà e quello 

d'Osterieh. 

Nel detto anno e mese , il re Lodovico di Baviera eletto re 
de' Romani fece grande parlamento in Alamagna di tutti i suol 
baroni^ e in quello si fece raccordo da lui al duca d'Ostericb» 
e trattelo di pregione sotto certi patti e saramento di non chia- 
marsi re, e di non esserli incontro; ma poco Tattenne. 

CAPITOLO CXCV* 

Come Aìeaandria in Lombardia si rendè al legato del papa 

e al re Ruberto. 

Nell'anno 1323 a di 2 d'Aprile , essendo stato trattato da 
quelli della città d'Alessandria in Lombardia al legato cardina- 
le , si renderò alla signoria della Chiesa e del re Ruberto ; e 
messer Ramondo di Gardena v' entrò ^ e prese la signorìa con 
quattrocento cavalieri , e caccionne quegli che v' erano per lo 
capitano di Milano. E in quegli giorni messer Arrigo di Fian- 
dra, (a) maliscalco che fu dello imperadore Arrigo , non po8« 
sendo riavere la contea di Lodi, che gli avea privilegiato lo*m- 
peradore , e.teneala il capitano di Milano, venne al servigio 
della Chiesa e del legato , il quale gli confermò per la Chiesa 
la detta signoria, e privilegiò e fecelo capitano nell'oste di tutti 
gli oltramontani. 

CAPITOLO CXCVI. 

Come il dogio di Baviera eletto imperadore mandò al legalo 
in Lombardia ohe non guerreggiasse le terre delWmperio. 

Nel detto anno e mese d'Aprile , Lodovico eletto re de' Ro- 
mani, a richesta e sommossa de'ghibellini di Toscana e di Lom- 
bardia, per soccorrere il signore di Milano , mandò tre amba- 

(a) Vedi Appcndioe n.® laS. 



268 GIOVANNI VILLANI 

»cìadori in Lombardia, Bertoldo conte di Niferi e Bertoldo con- 
te di , e ano suo mastro scrivano di sua corte, i quali foro- 

no a Piacenza al legalo cardinale, a richiederlo e pregarlo che 
non gravasse il signore nò la città di Milano , peroccb' erano 
allo 'mperio. 11 legato rispuose, clie quando fosse imperio legit- 
timo, non s' intendea per la Chiesa d'occupargli nulla tua ra- 
gione, ma di conservarla e mantenerlai ma che si maravi^ia* 
va, che il loro signore volesse difendere e Divorare gli eretici; 
e domandò loro per iscritto e con suggelli il mandato oh'avea- 
no dal loro signore. Queglino accorgendosi che se per iscritto 
mostrassono che il loro re favorasse i ribelli della Chiesa, ca- 
dea in indegnazione di quella, incontanente negare che di dò 
ch'aveano detto non aveano mandato dal loro signore, e diie- 
soDO perdono al legato, e partirsi; e l'uno di loro venne a Loo^ 
ca e a Pisa, e gli altri andarono « Mantova e Verona con loro 
ambasciata. 

CAPITOLO CXGVII. 

Come la città d'Orbino n rubella alla Otiesa. 

Nel detto anno e mese d'Aprile, il popolo d'Orbino si levò a 
remore , e cacciarono della città la signoria che v' era per lo 
marchese e per la Chiesa, per soperchi e incarichi che facea- 
no loro. 

CAPITOLO CXCVill. 

Come giudice d'Arborea di Sardigna si rubellò da' Pisani a petizione 

del re d'Àraona. 

Nel detto anno e mese d' Aprile , faocendo il re d' Araooa 
grande apparecchiamento di navile e di cavalieri per venire a 
prendere l'isola di Sardigna, la quale gli fu privilegiata per pa- 
pa Bonifazio ottavo , il comune di Pisa , che della detta isola 
teneano grande parte , avendo fotta murare Villa di Chiesa e 
più altre fortezze, e mandatavi gente a cavallo e a pie al loro 
soldo , e a soldo di giudice d' Arborea , (a) per contastare al 

(«i) Vedi Appeodioe d.* ia6, 



LIBBO KONO S6f 

detto re d'Araona^ avvenne che *1 detto giudice, il quale tenea 
ed era signore d' Arestano e bene del terzo di Sardigna » a di 
11 d'Aprilo tradì i Pisani, e si rubellò da loro per trattati fatti 
da lui al re d'Araona, e fece mettere a morte quanti Pisani e 
loro soldati che si trovarono in sue terre, e eziandio i Pisani sucì 
familiari e soldati. £ fatto questo malificio, incontanente man- 
dò suoi ambasciadori al re d'Araona, che venisse per la terra- 
La cagione del dello rubellamento si disse che fece , perchè i 
Pisani il trattavano male , e che quando il detto giudice prese 
la signoria, i Pisani oppuosono ch'egli era bastardo, e conven- 
nesi ricomperare dal comune di Pisa per avere la signoria die- 
cimila Oorioi d'oro sanza il privato costo de' cittadini di Pisa; 
per la qual cosa poi non fu loro amico di cuore. 

CAPITOLO CXGIX. 

Come mesier Marco Visconti di Milano fu sconfitto dalla genie 

della Chiesa. 

Nel detto anno martedì a di 19 d'Aprile, messer Marco de'Vi- 
sconti si parti di Milano con mille cavalieri e duemila pedoni, 
molto buona gente d'arme, per prendere e guastare il ponte da 
Vaveri e quello da Casciano sopra il fiume d'Adda , acciocché 
vittuaglia non potesse venire all'oste della Chiesa ch'era a Mon* 
eia. Sentendo ciò i capitani della delta oste, messer Arrigo di 
Fiandra, e messer Gianni della Torre, e messer Castrone nipote 
del legato , e messer Vergiù di Landa, e messer Filippo Gab- 
brielli capitano de'soldati del comune di Firenze, con loro ma* 
snade in numero di milledugento cavalieri e da tremila pedoni, 
si partirono da Moncia per contrastare il detto messer Marco 
Visconti e sua gente. E scontratisi insieme al luogo detto la 
Gargazzuola, quasi in sul tramontare del sole , la battaglia fu 
aspra e dura d*una parte e d'altra, perocché in ciascuna parta 
era la migliore cavalleria delle dette osti; e grande pezzo durò 
la battaglia, che non si sapea chi avesse il migliore. Alla fine 
Marco Visconti e sua gente furono rotti e sconfitti , e di sua 
gente a cavallo vi rimasono tra morti e presi intomo quattro- 
cento, e rimasonvi diciassette bandiere, sanza quegli da pie in 
gran quantité; e cavalli vi rimasono morti tra dell'una parte • 
dell' altra ottocento e più ; di quegli della Chiesa fi rimaaooo 



d70 GIOVARHI VlllAKI 

da feoticinqne a cavallo tra morti e presi, e uno Tedesco co- 
nestabile de'Fiorentini eoo tre altri conestabili della Chiesa tì 
rìmasono presi nella longa caccia ; la notte si troTaro pvtiti 
da'sttoi infira'nimici, e furono ritenuti. E cosi Marco Visconti (a) 
col rimanente di sua gente si tornò a Milano; ma se non Ibsse 
la notte , la detta guerra era finita , che della gente di Marco 
Visconti pochi ne scampavano. 

CAPITOLO ce. 

Com$ il conte di Gorizia mori per «ifenoi 

Nel detto anno 1323 il di di calen di Maggio, il conte di CSo- 
rizia essendo in Trivigi stato a nozze e a festa , subitamente 
mori: dissesi , che messer Cane di Verona il fece avvelenare : 
fu uomo molto valoroso in arme. 

CAPITOLO CCI. 

Come il eonte Novello venne in Firenze per capitano di guerra. 

Nel detto anno a di 15 di Maggio , il conte di Montescheg» 
gioso e d'Andrì, detto il conte Novello, venne da Napoli a Fi- 
renze con dugento cavalieri al soldo del detto comune , e per 
essere capitano di guerra de' Fiorentini. 

CAPITOLO CClh 

Come grande scandalo fu nell'oste della Oiiesa a Monda. 

Nel detto anno e mese di Maggio , grande scandalo e znflTa 
fu nell*oste della Chiesa ch'era a Moncia tra'Tedeschi e'Latini^ 
ove n' ebbe morti più di cinquanta uomini di cavallo ; e il fi** 
gliuolo di messer Simonino Crivelli con certi si parti della det- 
ta oste e si tornò in Milano ; per le quali novità , e per non 
avere nell'oste uno sovrano capitano, grande sturbo fu alla det« 
ta oste* 



(a) Vedi Appendice o.* 197. 



LIIBO NONO STI 



CAPTiOLO ceni. 



Àneoru di grande scandalo che fu in Ptaanxa ira la gcnU 

deUa Chiesa. 



Nel detto anno 1323 del mese di Maggio, simlgliante fu nel- 
la città di Piacenza grande scandalo tra' guelfi e'ghibellini, ed 
ebbeyi più micidii tra' cittadini , essendo la città in arme e a 
remore ; e ciò addivenne per sospetto , che messer Vergiù di 
Landa era andato a parlamentare con messer Cane della Scala 
e con messer Passerino da Mantova sanza coscienza del cardi- 
nale legalo; e tornato lui in Piacenza, o ch'avesse intenzione 
di rimutare stato nella terra, o si pentesse per animo di parte 
d*avere data la terra alla Chiesa, o perché gli paresse ch'e'guelfi 
avessono presa troppa signoria , fu il cominciamento del det- 
to scandalo. E temendo il cardinale, mandò a Tortona per mes- 
ser Ramondo di Cardona, il quale vi venne con cinquecento ca- 
valieri^ e riformossi la città a parte di Chiesa , e messer Ver- 
giù lasciò la signoria, e '1 cardinale il mandò a corte ai papa 
per ambasciadore , e messer Ramondo mandò nell'oste a Men- 
cia per capitano generale. 



CAPITOLO CCIV. 

Come i Fiorentini per lettere di papa feciono impasta 

al chericato. 



Nel detto anno e mese di Blaggio , per commessione di let- 
tere di papa Giovanni , tratte per ambasciadori del comune di 
Firenze , ì Fiorentini impuosono al chericato del vescovado di 
Firenze ventimila fiorini d^oro per aiuto alle mura della città, 
de'quali con grande scandalo si ricolsono la metade, e per bi- 
sogno del comune si convertirono in altre spese; e poi per let- 
tere di papa di contramandato , per istudio del vescovo e del 
chericato, non se ne ricolsero più danaio per lo comune* 



272 OIOTinVI YILLAHt 



CAPITOLO GCV. 



Com$ $li Aretini feciono o$te sopra la terra éT Uguedone 

da Faggiuola» 



Nel detto anno e mese di Maggio, U conrane d*Aretxo e qnel' 
lo del borgo a Sansepolcro con dogento Ga?aliert e tremila pe- 
doni feciono oste sopra le terre d^guccione da Faggiocrta^ (a) 
perchè s'aveano fatto privilegiare al re de'Romani il detto bor- 
go e Gastiglionaretino e più castella; in quella andata vi rice- 
TCttono danno e vergogna. E poi i detti figlinoli d' Ugnccione 
feciono lega co' gnelfl di Romagna e co' conti Gnidi guelfi in* 
contro agli Aretini. Nel detto anno a di 20 di Maggio, la not* 
te vegnente scuro la lana , quasi le due parti nel segno del 
Sagittario. 

CAPITOLO CCVi. 

Come lunga triegua fu fatta dal re d'Inghilterra e quello 

di Scozia. 



Nel detto anno all' uscita di Maggio , triegua fu fatta tra '1 
re d'Inghilterra e quello di Scozia per tredici anni, la quale si 
fece per lo male stato ch'avca il re d'Inghilterra^ che per suo 
male reggimento quasi tutti i baroni del paese Taveano abban- 
donato; e come il padre Adoardo fu re di graude senno e pro- 
dezza e temuto, cosi questo Adoardo suo figliuolo fu il coutra- 
dio. Per la qual cosa Ruberto di Bristo (b) cavaliere di scudo 
fattosi re delti Scotti, perocch'era nato d*una delle figliuole d*A- 
lepandro re di Scozia, colla sua gente a piò più che a cavallo 
lo sconfisse , e prese dell' Inghilterra , e in più modi gli Tece 
danno e vergogna; e per non potere meglio, fece il re d'Inghil- 
terra la detta ontosa triegua. 

(a) Vedi Appendice n.* laS. 
(h) Idem, n.^ i99* 



LIBRO IfOIfO Mi 

CAPITOLO ccvn. 

Come i Perugini tornarono aWassedio di Spulètò. 

Nel detto anno ali* uscita di Maggio^ i Perugini per connine 
tornarono all' assedio della città di Spuleto , ove aveano loro 
ballifolli; e tutto intorno assediarono la detta città, sicché nullo 
vi potea entrare né uscire sanza grande pericolo. 

CAPITOLO CCVIII. 

Xhme il capitano de'eoldati ftiolani^ th* erano co* i^iorentini, 

se n'andò a Cattrueeio. 

Nel detto anno 1323, avendo i Fiorentini latta ordine con loro 
amistà e con loro is forzo di fare oste sopra r4astr uccio signore 
di Lucca, e'Genovesi d'entro per terra e per mare doveano ve- 
Dire a riòhesta de'Fiorentini in Lunigianà sopra quello di Luc- 
ca , e con trattato d' avere il castello di Buggiàno e iiltre ca- 
stella di Valdinievole; il detto Castruccio non pigro, scoperse i 
detti trattati, e dodici di Buggiàno impiccò, e cercò tradimento 
con Iacopo da Fontanabuona capitano de' soldati friolani, ch'e- 
rano al soldo deTiorentini, promettendogli molti danari; il qua*' 
le traditore sanza nulla cagione dalla parte de' Fiorentini , se 
non gli era scemato soldo , e partita sua masnada a più ban- 
diere^ e con le sue masnade in numero di dugento cavalieri , 
essendo in Fucécchio, e fkccendo vista di cavalcare topra i ni** 
mici^ a di 7 di Giugno ée n'andò a Lucca, (a) il quale da Ca-» 
strucclo fu bene ricevuto. Per Io quale tradimento e partita i 
Fiorentini rimasono mollo sconfortati, perocch* era la migliore 
masnada ch'avessono, e sturbò loro tutta la detta impresa. 

CAPITOLO CGES^ 

Come Caitruecio fece oite alle castella di Yaldamo di ponente. 

Incontanente il detto Castruccio con sua gente , e co* detti 
Friolani, e con aiuto di certe masnade di Pisa, con quantità di 

(la) Vedi Appendice n.*^ i3o. 

Gio. Villani T. IL U 



274 GIOTAtlNI TltLAHI 

ottocento cavalieri e ottomila pedoni, a di 13 del detto Giagno 
passò la Guisciana al ponte a Capplano, e puosesi a oste a pie 
di Fucecchio, e quello in parte guastò; e poi fece il sUnigttan- 
te al castello di Santacroce e quello di Caslelfrancoi e poi pas* 
so r Arno , e guastò a pie di Montetopoli » e poi tornò in so 
]' Elsa, e guastò a pie di Samminiato , e tomossi a Locca eoa 
grande onore, di 23 di Giugno. I Fiorentini mandarono per loro 
amisté; ma però non cavalcarono contra il detto Gaatmodo, ae 
non che intesono a fare guardare le fìaontlere ; e ooal qodlo 
ch*aveano ordinato di fare a Castruccio, per suo senno e {pro- 
dezza fece a'Fiorentini con loro vergogna. 

CAPITOLO CGX. 

Come Nanfus figliuolo del re fÀraona andò con sua armmtm 

in 8u l'iiola di Sardignu. 



Nel detto anno 1323 a di 8 di Giugno, Nanfus figliuolo pri' 
mogenito del re d'Araona con armata di settanta galee, e con 
più cocche e legni grossi e sottili, in numero di dugento vele, 
e con millecinquecento cavalieri e gente a pie grandissima ar- 
rivò in Arestano in Sardigna, il quale da giudice d'Arborea fu 
ricevuto onorevolemente , e da tutti i Sardi come loro signo- 
re; (a) e tutte le terre che teneano i Pisani si rubellaro^ e s'ar- 
renderò al figliuolo del re d' Araona , salvo Villa di Chiesa e 
castello di Castro^ e Terranuova , e Acquafredda , e la Gioiosa 
guardia. Il quale si mise l'assedio a Villa di Chiesa e a Castel* 
lo di Castro; e dimorandovi tutta la detta state e '1 verno, di 
sua gente e di quella de' Pisani vi mori in grandissima quan- 
tità di più di dodicimila uomini ; e però non cessò 1' assedio. I 
Pisani, del mese d'Ottobre nel detto anno^ armarono trentadue 
galee per levare la detta oste , e andarono infino nel golfo di 
Calieri; incontanente la gente del re d'Araona n* armarono al- 
trettante e trassonsi fuori per combattere. I Pisani non si vol- 
lono mettere alla battaglia , ma si tornarono in Pisa» e disar*^ 
marmio con loro danno e vergogna. 



(a) Vedi Appendice n.^ i3i 



LlBftO NOMO 275 

CAPITOLO GCXI. 

Come messer Ramando di Cordona eolia gente della Chieea e 
detta lega di Toeeana e Lombardia puose o$te alla eiUd di Mi- 
lano. 

Nel detto anno 1323 a di 11 del mese di Giugno, messer Ra- 
mondo di Cardona , capitano generale dell* oste della Chiesa , 
con quantità di trentotto centinaia di cavalieri tra soldati della 
Cliiesa e del re Ruberto, la gente del comune di Firenze, e di 
Bologna, e di Parma, e di Reggio , e usciti di Milano^ e con 
più cavalieri tedeschi fuggiti di Milano e ancora de' presi in 
battaglia, a cui il legato avea fatti francare e rendere loro 
l'arme e* cavalli e dato il soldo, e con gente a pie innumera- 
bile si parti dalla terra di Mencia per andare ali* assedio della 
citte di Milano. E giunti alla villa di Sesto presso di Milano , 
Galeasso e Marco Visconti signori di Milano con loro cavalleria 
e popolo uscirono di Milano intorno di duemila cavalieri, fac- 
cende segno di volere la battaglia. Messer Ramondo ordinate 
sue schiere francamente^ non (1) rifusando la battaglia , si ri- 
strinse verso la città; quegli di Milano per sospetto de'cittadint 
rimasi dentro , o per tema di soperchi nimici , si ritornarono 
in Milano con danno e vergogna: messer Ramondo con sua gen- 
te pugnando contra loro prese per forza i borghi di porta Nuo- 
va, e quello di porta Lenza ^ e quello di porta Commasina; e 
arsi i primi due borghi, in quello di porta Commasina s'accam- 
pò con sua oste, a di 19 di Giugno, e quello afforzando, la cit- 
tà molto strinse, e tolse l'acqua di Tesinello^ con intendimento 
di lasciare batti folle da quella parte , e al monastero di santo 
Spirito da porta Vercellina che per lui si tenea, e mutare Toste 
tra porta Romana e quella di Pavia per chiudere al tutto la 
città : nel quale oste i Fiorentini , il di di santo Giovanni di 
Giugno, feciono correre il palio^ onde i Milanesi si recarono a 
grande disdegno, e poi ne feoiono bene vendetta, come innan- 
zi farà menzione. 



(i) rifuiondo z rìfiaUndo» ricoModo: il s. A. ba adoperata pia toIIc 
quetla foce, cb'ci tolse dalla fraoeeie refiuer» 



276 GIOTAHHI TILLAHI 

CAPITOLO CCXU. 

Carne ia dita di Milano fU ioceana, e eom$ VoiU éMm Om» 

ie me farti* 

Nel detto aonq e mese di Giugno^ quegli di Milano Teggen-i 
dosi a mal ponto^ si mandarono per soccono al signore di Ve- 
rona, e a quello di Mantova, e all'altre terre ghibelline di Looi- 
bardia, e ancora agli ambasciadori del re LodoTico di Baviera 
ch'erano in Lombardia, mandando a dire, se non dessono loro 
subito aiuto, che renderebbono la città di Ifilano alla Chiesa. 
I quali non osservando patti né saramenti fatti al legato, e pr(^ 
messe di non soccorrere i ribeUi della Chiesa, si vi mandarono 
i detti ambasciadori con titolo d'imperio con quattrocento loro 
soldati. E giunti in Milano i detti ambasciadori e cavalieri , 
quello Bertoldo conte di Mferi della Magna si fece flttixilanien- 
te vicario d' imperio, e a Galeasso Visconti fece lasciare il ti- 
tolo della signoria , e rafTonsò lo stato della citte ; ma per ciò 
non s' ardirò d* uscire a campo contra V oste della Chiesa . la 
quale era molto possente. Appresso, a di 20 di Luglio , i delti 
signori di Mantova e di Verona e'marchesi da Esti, che allora 
erano di loro lega contra la Chiesa , mandando ancora in aiu- 
to di quello di Milano cinquecento cavalieri e mille pedoni; e 
passando il fiume del Po, per trattati fatti , credcttono 1 detli 
cavalieri torre la città di Parma a petizione della parte di 
Gianni Quirico; il quale trattato scoperto con danno di loro^ 
non venne loro fatto; e credettono ancora prendere Firenzuola, 
e con danno di loro si partirono, e andarne a Milano. In quel- 
lo assedio di Milano trattati avea assai da quegli di Milano a 
quegli dell'osfe della Chiesa, tutti coverti di tradimenti dalFuna 
parte e dall'altra; e credendosi messer Ramondo e gli altri ca- 
pitani dell* oste della Chiesa, con ispendio di moneta assai e 
grandi promesse trattando coTedescht ch'erano nel campo, che 
facessono co'Tedeschi ch'erano nella città, che dessono loro l'en- 
trata della città , o almeno 1' abbandonassono e venissono nel 
campo dalla loro parte, avvenne tutto il contradio: che dieci 
bandiere di Tedeschi eh' erano nell' oste della Chiesa in quan- 
tità di cinquecento a cavallo, subitamente si partirono dell'oste 
9 ^iitraro in Milano. Per la qual cagione, e ancora perchè gran-. 



LIBBO NONO 977 

de infermeria si cominciò nell'oste, gli usciti di Milano isblgot- 
titi e colla paura del tradimento, quasi tutti si partirono del- 
l'oste e si ritrassono a loro castella e alla terra di Moncia. Mes- 
ser Ramondo reggendosi rimaso pur co' soldati del re e della 
Chiesa e degli altri comuni, in quantità di duemilacinquecento 
cavalieri , si ricolse con sua oste, e mise innanzi prima la sal- 
meria e popolo minuto, dando battaglia alla città: colle schie- 
re fatte si parti da Milano a di 28 di Luglio , e se n' andò a 
Moncia sano e salvo, che per sua levata quegli di Milano non 
ardirono d'uscire loro dietro a battaglia, ovvero per più savia 
capitaneria. E cosi è da notare , che in ninna forza umana si 
pud avere ferma speranza, che in si piccolo tempo si possente 
e vittoriosa oste, come era quella della Chiesa^ per gli soprad^ 
detti avvenimenti si parti isbarattata dal detto assedio di Mi-i 
lano. 

CAPITOLO GGXIU. 

Come quegli di Milano assediaro l'oste della Chiesa in Moncia , 

ma levarsene in isconfitta. 



Nel detto anno di 8 d'Agosto, quegli di Milano uscirono ad 
oste sopra la città di Moncia con tremila cavalieri e popolo 
grandissimo. In Moncia era messer Ramondo di Gardona coU'o- 
ste della Chiesa rimaso con duemila uomini di cavallo. Quivi si 
puosono ad assedio, e dimoraronvi inftno al primo di d'Ottobre; 
ed essendo nella detta oste grandissima infermeria e mortalità, 
e molta gente di quella oste partita, uscendo fuori la gente 
della Chiesa a pie con balestrieri venuti da Genova per assa- 
lire il campo, quegli dell'oste sanza riparo di battaglia si par- 
tiro a pie e a cavallo, chi meglio e più tosto si potò guaren- 
tire; e cosi rimase il campo e tutti i loro arnesi alla gente del-* 
la Chiesa. Poca gente vi fu morta e presa, se non degl'infermi, 
perché V assalto fu sprovveduto e sanza la cavallerìa , sicché 
poca fu la caccia e tardi, che già i Milanesi s'erano ricolti. 



278 6I0f ANNI YlLLANl 



CAPITOLO GGxnr. 



Come Catimecio venn$ ad atte a Prato, $ tome i Ftoromiim 
vi cavalcarono, e le novità che ne pirono in Firenze, 

Nel detto anno 1323, Castracelo signore di Lucca preae m- 
dacia e baldanza della cavalcata che poco dinanzi aveva Citta 
sopra le terre del Valdamo sanza contasto de' Fiorentiak il di 
di caien di Luglio subitamente cavalcò in sol contado del ca-* 
stello di Prato, perchè i Pratesi non gli voleano dare Irlboto 
come i Pistoiesi, e puosesi a campo alla villa d'Aiuolo presso 
a Prato a poco più d'uno miglio^ con seiceatocinqoanta aomiDi 
a cavallo e con quattromila pedoni, con tutto si credesse la Fi- 
renze che fossero presso a due cotanti genti. I Fiorentini ineoa- 
tanente saputa la novella , serrate le botteghe e lasciata ogni 
arte e mestiere, cavalcarono a Prato popolo e cavalieri lifbna- 
tamente: e ciascuna arte vi mandò gente a piede e a eavallo, 
e molte case di Firenze grandi e popolani vi mandaro masnade 
a pie a loro spese; e per gli priori si mandò bando, che qua- 
lunque ìsbandilo guelfo si rassegnasse nella detla oste sarebbe 
fuori d'ogni bando; il quale bando non saviamente fatto, ne se- 
gui poi grande pericolo alla città. Avvenne poi appresso , che 
il di seguente si trovarono i Fiorentini in Prato millecinque- 
cento cavalieri e ben ventimila pedoni, che i quattromila e più 
erano isbanditi, molto fiera gente: e ordinarono il seguente di 
d' uscire a battaglia contra Gastruccio , e spianando le vie il 
detto Gastruccio^ la mattina tre di Luglio si levò da campo ^ e 
con grande paura de'Fiorentini^ e ancora di tradimento de'Pi- 
stolesi, si parti d'Aiuolo, e colla preda ch'avea fatta in sul con- 
tado di Prato passò TOmbrone, e sanza arresto, e di buono an- 
dare di galoppo , si ridusse a Serravalle : e con tutto che Ga- 
struccio n'andasse a salvamento per la discordia de* Fiorentini, 
fu tenuta la sua venuta folle condotta. Ghe se i Fiorentini a- 
vessono mandata di loro gente, come poteano, tra Serravalle e n 
l'oste di Gastruccio, a certo Gastruccio e sua gente rimanevano ^ 
morti e presi ; ma a cui Dio vuol male , gli toglie il senno. I 
Fiorentini rimasi in Prato con poca ordine e con difettuoso ca- 
pitano, e per vizio de*nobili, che non voleano vincere la guer* 
ra in onore e stato di popolo, scisma e discordia nacque nella 



LiliBO NOMO 279 

detta oste; che il popolo tolto volea seguire dietro a GastruceiOf 
o almeno andare a oste in su quello di Lucea , e' n<^ili quasi 
tutti non voleano, assegnando loro ragioni, cli'era il peggio. Ma 
la cagione era , perchè parea loro essere gravati degli ordini 
della giustizia, che non voleano essere tenuti l'uno per lo ma- 
lificio deiraltro, la qual cosa per lo popolo non si aceonsentia, 
e per questa cagione più di stettono in quello errore , e man- 
darono a Firenze ambasciadori per la (1) diliveragione del ca« 
valcare o tornare V oste in Firenze. Consigliando sopra ciò in 
Firenze in sul palazzo del popolo , simigliante errore nacque 
tra'nobili e popolani , e addnrando di pigliare partito di consi- 
glio in consiglio, il popolo minuto ch'era di fuori, cominciando 
da'pargoli fanciulli, raunandosi in quantità innumerabile di gen- 
te , gridando battaglia battaglia , e muoiano i trtuiitori , e git^ 
tando pietre alle finestre del palazzo; essendo già notte, per te- 
ma del detto romore e del popolo, i signori priori col detto con- 
siglio, quasi per necessità e per acquetare il popolo minuto a 
romore, stanziaro che l'oste procedesse (a). Questo fu a di 7 di 
Luglio. E fatta la detta diliberazione, tornati gli ambasciadori 
all'oste a Prato, si parti la detta oste di Prato, di 9 di Luglio, 
con mala voglia e infinta per gli nobili , se n* andarono per la 
via di Carmignano a Fucecchio , e giunti a Fucecchio , sanza 
ninno buono fare , od onore del comune di Firenze: ma se in 
Prato avea errore tra' nobili e '1 popolo del cavalcare, maggio- 
re fu a Fucecchio di non valicare né entrare in sul contado di 
Lucca. E si era cresciuta l'oste e crescea tutto di, che 'l comu- 
ne di Bologna vi mandò dugento cavalieri, e '1 comune di Sie- 
na altri dugento; e oltre a quegli tutti i nobili delle case di 
Siena a gara, chi meglio potè, vennono in quantità di dugai«* 
tocinquanta a cavallo molto bella gente, e'Conti e altre terre e 
amici; onde l'oste era si possente, se vi fosse stato 1' accordo, 
che all'assedio di Lucca e più innanzi poteano con salvezza an- 
dare , che Gastruccio s' era ritratto alla guardia di Lucca con 
grande paura, e poca di sua gente mandati a guardare i passi 
sopra la Guisciana* Ma sempre ov' è la discordia è il minore 

(i) dUivtragionei deliberatioDe, risolutioae: da dilibirazume , potto 
fi » nella ieraa tillaba invece del b^ come untano freqaentemeale gli an- 
tichi. Quetta' voce non è nel Vocabolario ; ma non è che una templloe 
divertili di acriltura. 

(a) Vedi Appendice n*. i3a. 



280 GIOVAffHI VILLAHI 

podere, tulio sia ^ìù gente; e ancora per difetto del ntia mstA^ 
ciente dnca, il conte Novello , che non era capitano a condu' 
cere si fatto esercito , per necessità contenne tomaisono a FU 
irenze sània nulla fare, con grande onta e vergogna di loro é 
del comune di Firente. E oltre a questo 4 crtlscendo peggto al 
màle^ che certi nobili scommossono gli sbanditi^ elle iioa sarelH 
bono dal comune tratti di bando, onde a bandiere levate ren- 
nono i detti isbanditi innanzi alla cittA^ credendo per ikina en- 
trare dentro, la sera di 14 di Luglio. Sentendo dò 11 popolo, a 
suono di campane s*armd, e trassono alla guardia della clCIA e 
del palazzo del popolo; e tottà la notte guardare francan«ote, 
temendo di tradimento dentro ordinato per gli detti e»ti de'no^ 
bili. Gli sbanditi perduto la spérania, e la mattina Vegnente, 
di 20 di Luglio, tornando la cavalleiia e l^alti^ oatfe^ al fliggl- 
rono i detti isbanditi^ e la citte si racquetò. Ayemo seguito pet* 
ordine questo processo de' Fiorentini , perchè slamo di Fireme 
e fummo presenti^ e '1 caso fu nuovo e con più oontraril, è 
per quello segui appresso^ per dare esemplo a'nostri successori 
per lo innanzi d' essere più franchi e più interi e di migliore 
consiglio, vogliendo onore e stato della repubblica e di loro^ 

CAPITOLO GGXV. 

Cóme U vescovo d'Arezzo prese il castello di Rondine. 

Nel detto anno, a di 17 di Luglio , s'arrendè il castello di 
Rondine al vescovo d'Arezzo , e gli Aretini che v' erano stati 
ad assedio più mesi. Stando que' d'entro a speranza eh' e' Fio- 
rentini gli soccorressono, noi voUono fare, tra per non potere 
per le cagioni di su dette, e per non rompere pace agli Are*^ 
tini. 

CAPITOLO CCJLVl. 

Come Castelfranco si rubdlò a' Bolognesi^ e come lo riehbonoi 

Nel detto anno, a di 19 di Luglio, si rubellò per tradimento 
del signore di Modona Castelfranco da' Bolognesi, I quali Bolo* 
gnosi subitamente vi trassono per comune ; e per lo sollecito 



LtiBO NOKO 881 

SDceono , e che quegli di Modena non v* eratio ancom giunti , 
itoquiataroiio il castello, e'traditori strussono. 

CAPITOLO CCXVII. 

Cbtfitf liieet g^Au dnfGtmMui furofM frtn da*TurM 

fer tradimento* 

Nel detto anno e mese di Lùglio> dieci galee di Genovesi guel- 
fi andarono in Corso in Romania rubando amici e nimici , e 
presone tanta roba^ che si stimava trecentomilà fiorini d'oro, 
e feciono eompa^oia col cerabi di Sinopia , uno grande ammi- 
raglio di Turchia; e corseggiato tutto il mare maggiore, torna- 
ti al porto di Sinopia^ per quello ammiraglio nobilemente rice- 
vuti, e fatta gran festa e conviti per trarli a terra^ e dato loro 
uno ricco desinare, al levare delle tavole gli fece assalire a'suol 
l'urchi, e uccidere e prendere, e simigliante le galee e la ro- 
ba ch'era in porto; e cosi perderono V avere male acquistato , 
e le persone: che delle dieci galee e di tutta la ciurma non 
iscamparono che tre galee; e rimasonvt quaranta e più de'mag- 
giori nobili di Genova , e bene millecinquecento ^tri per lo 
tradimento del detto Saracino» 

CAPITOLO ccxvm. 

(hme sanio Tommato ttÀquino f^ eunanùuuio 

ia papa 



t9èl detto anno 1323, all'uscita di Luglio^ per lo sopraddetto 
papa Giovanni e per gli suoi cardinali appo Vignone, fu cano- 
nizzato per santo frate Tommaso d' Aquino (a) dell' ordine di 
san Domenico, maestro in divinità e in filosofia, e uomo eccel- 
lentissimo di tutte scienze, e che più dichiarò le sacre scrittu- 
re che uomo che fosse da santo Agostino in qua , il quale vi- 
vette al tempo di Cario primo re di Cicilia. E andando lui a 
corte di papa al concilio a Leone, si dice, che per uno fislzla- 
no del detto re, per veleno gli mise in confetti , il fece mori- 
re , credendone piacere al re Carlo , perocch' eri del lignaggio 

(a) V^iii Appendice a.* f33. 

Gio. raiani T. Ih 36 



^82 GIOTAIfKI TILLAlfl 

de'signori d'Aquino suoi ribelli, dubitando che per lo «uo sen- 
no e virtù non fosse fatto cardinale; onde fu grande daimnaf- 
gio alla chiesa di Dio: mori alla badia di Fossannova in Cam- 
pagna. E quando venne alla sua fine, prendendo corpus Domi- 
ni, fece questa santa orazione con grande divozione: ào^^fn»- 
tium meae redemptionit; ave^ viatieum nuae peregrinationù; ove, 
praemium futurae vitae, in euiui manui commendo animam et 
spiritum meumi e passò in Cristo. 

CAPITOLO CCSUL. 

Di grande novitad$ ch'ebbe in Pirenxe per cagione 

degli sbanditi^ 

Nel detto anno e tempo , essendo gli sbanditi di Firenze , i 
quali erano stati nell'oste a Prato e a FucecchiOy in isperaua 
d* essere ribanditi per la promessa loro fotta e per lo bando 
mandato per gli priori , non si trovò via per gtt forti oMsà 
che potessono essere ribanditi. Per la qual cosa otto di loro 
caporali, ch'erano in Firenze a sicurtà per sollecitare d'essere 
ribanditi, veggendo che la loro speranza era fa llita, si ordinare 
congiurazione e tradimento nella città col favore di certi no- 
bili delle case, ond'erano di quegli isbanditi; e la notte di san- 
to Lorenzo, di 10 d'Agosto 1323, vennero alle porte della città 
da più parti, in quantità di sessanta a cavallo e più di mille- 
cinquecento a pie, con iscuri assai per tagliare la porta che va 
verso Fiesole. Sentendosi la sera a tardi la venuta , non per 
certo, ma per alcuno indizio, la città fu ad arme e in grande 
tremore, dubitandosi il popolo non tanto degli sbanditi di fuo- 
ri, che piccolo podere era il loro alla potenza della città, quan- 
to di tradimento dentro si facesse per gli grandi. Per la qual 
cosa la città si guardò la notte con grande sollecitudine, e per 
la buona guardia nullo s'ardi a scuoprire dentro di tradimento. 
Gli sbanditi ch'erano di fuori, veggendo la grande guardia e lu- 
minare sopra le mura , e che nullo rispondea loro dentro, si 
partirono in più parti, e cosi per la grazia di Dio e di messer 
santo Lorenzo iscampò la città di Firenze di grande pericolo e 
rivoluzione; che di vero si trovò, che doveano correre la città 
e ardere in più parti , e rubare e fare micidii in assai buoni 
uomini, e abbattere l'uficio de'signori priori e gli ordini delia 



LIBRO NONO 2g3 

giustizia, che sono contra i nobili, e lutto il pacifico stato della 
città sovvertere ; e cominciato per gli sbanditi il male , qaasl 
tutti i nobili doveano essere con loro per disfare il popolo. E 
cosi si trovò; ma perchè l'opera era grare a pulire^ tanti n'e- 
rano colpevoli , si rimase di fare giustizia per non peggiorare 
stato^ che Tuna setta e parte del popolo, I quali non reggeano 
la citté^ voleano pure che giustizia si facesse^ perchè si volges- 
se stato nella città. Quegli che reggeano, perchè scandalo noif 
crescesse onde nascesse mutazione nella città, si la passarono il 
più temperatamente che poteano. Ed essendo alla fine opposto 
per la fama del popolo e per gli più caporali d6*tiobiU, ch*^ a- 
vesBono acconsentito alla delta congiura, a messer Amerigo Do- 
nati, a messer Tegghia Frescobaldi^ e a messer Lotteringo Gbe- 
rardini, (a) ma non si trovò nullo ch'accusasse; ma nel consi- 
glio de' priori e del popolo per dicroto convenne ciascuno in 
polizze scrivesse, chi gli parca fosse colpevole: trovossi per gli 
più i tre cavalieri nomati; che tu nuova legge, e modo. I quali 
tre cavalieri dinunziati per lo modo e sorte che detto avemo, 
essendo richesti per messer Manno della Branca d'Agobbio, al- 
lora podestà , a sicurtà privata di loro persone , comparirò e 
confessarono, che sentirono il trattato ma non vi si legare; ma 
perchè noi palesarono a' priori, furono condannati ciascuno in 
libbre duemila^ e a*confini per sei mesi fuori della città e con- 
tado quaranta miglia. Per molti si lodò di passarla per questo 
mezzo per non crescere scandalo nella città; e per molti si bia- 
simò, che giustizia non si fece de^ detti e di molti nobili , che 
si dicea che v*aveano colpa alla detta congiurazione. £ per 
questa novità, e per fortificare II popolo^ a di 27 d'Agosto 1323 
si diedono cinquantasei pennoni della 'nsegna delle compagnie, 
tre per gonfalone e tali quattro, e eosi a quegli della setta che 
non reggeano come a quegli che reggeano, mischiatamente; e 
tutti i popolani a sesto a sesto si congregarono insieme, e pro- 
misono d'essere a una concordia alla difensione del popolo; per 
la qual cagione poi nacque mutazione in Firenze , e si creò 
nuova stato, come innanzi farà menzione. 



(o) Vedi Àpp^*DdÌGC o.^ «34 



fi84 filOTAHni TIlLAHf 



Com$ Coiirìteeio gumtto U eattètta di YaUUtnm H «oHìl 

Nel detto anno^ a di 84 d'Agofto, estendo per quegli del 
stello di MoDtopoli fatta preda e danno a quegli del castello di 
Marti, Castruccio signore di Lucca a richiesta de' Pisani mandò 
trecento cavalieri, e fece guastare le vigne di Montopoli e dò 
che v'era scampalo, ch'egli non avea guasto quando vi fii a <k 
sto ; e simigliante feciono a Castelfranco e a quello di santa 
Croce sania niuno contasto o soccorso delle masnade de'FliH 
rentini, eh* evano in maggiore quantità di cavalieri in Valdar- 
no , onde ita grande vergogna a'Fiorentini E tutto ci4 avventa 
per le divisioni della cittA. 

GAPÌT014O cacD. 

Come qu0gli i% Bruggia in Fiandra presono e arsono ii forkk 

delle Schiuse. 

Nel detto anno e mese d'Agosto, essendo quistione tra 'I coni 
te di Fiandra e quegli di Bruggia col conte di Namurro suo 
zio , il quale tenea la villa e *1 porto delle Schiuse , e quella 
terra era mollo cresciuta e moltiplicato per lo buono porto; il 
detto conte di Fiandra , ciò fu ii giovane Luis , con quegli di 
Bruggia andarono ad oste sopra le dette Schiuse , e per fona 
r acquisterò , e ucoisono e presono gente assai » e '1 conte di 
Namurro fu preso; e poi rubarono e arsono la dette villa e por 
to, che v'avea più di millecinquecento abitenti sanza i foreslien 
ri navicanti^ 

CAPITOLO CGXXn* 

DNmo vento pe$$ilenzio$o ehe fu in Italia e in Franerò. 

Nel detto anno 13231, all'uscite d'Agosto e all'entrar di Set- 
tembre , ita uno vento a favognano , per lo quale ammalarono 
di freddo con alquanti di con febbre e dolore di teste la mag- 
pùte parte degli nomini e delle femmine in Firenze: e quesU 



LIBBO HO!CO t85 

peslilenia fti generale per tutte le cittA d'Italia, ma poca gen- 
te ne mori; ma in Francia ne morirono asaai, 

CAPITOLO GCXXIIL 

Come quegli di Bergamo furono eeonfiUi da genie 

della Óhieea. 

Nel detto anno e mese di Settembre , gente di Bergamo in 
boona quantità a cavallo e a pie, vegnendo in servigio di que'di 
Milano all' ò6te e assedio eh' era a Monda , per la gente della 
Chiesa furono scontrati e sconfitti, e rimasonne tra morti e preg- 
ni cinquecento e più. 

CAPITOLO CCXXIV* 

Come i mereatanii viniziani eeonfissono gPInghUeei in mare. 

Nel detto anno e mese di Settembre , essendo partite sette 
galee de' Viniziani di Fiandra cariche di mercatanzia , trenta- 
quattro cocche d'Inghilesi l'assalirò per rubare, le quali galee 
francamente difendendosi, quelle cocche* sconfissono, e preaoii- 
pe dieci, e uccisonvi molti Inghilesi (a). 

CAPITOLO CGXXV, 

Come i Fiorentini perderono U castetto deUa Traffolm 

con loro vergogna^ 

Nel detto anno e mese di Settembre, il castello della Trap- 
pola in Valdarno, il quale teneano i Pazzi, si diede a*Fioren-> 
tini: mandovvisi per lo comune di Firenze gente e guemimen* 
to; e stando a sicurtà con mala guardia quegli che v'erano en- 
tro, i Pazzi e libertini, per tradimento fu loro data T entrata 
del castello, e quanti guelfi vi trovarono in su le letta gli uc- 
cisone, in numero più di quaranta gagliardi fanti di Castelfran- 
co. Sentendo ciò i Fiorentini, vi mandarono dugento cavalieri e 
pedoni assai. Quegli eh' erano nella Trappola per tema m ne 

(«} Vedi Appeadics m* i35. 



380 GIOTANlfl TtLLAiri 

IMirUro, e rabarono il cutello e mlsoaTi fàoc<s e rMiBMNHi mtk 
castello di Laaciolina. Ia gente de* Fimmtliil tegoeipdofll > gl& 
aMediarone nel detto castello per più giorni; poi i Pani e Dber- 
tini con gli Aretini iafonatameiite con pUk di dogento caralleri 
e popolo assai vennono al soccorso; per la qnal coaa la gente 
de'Fiorentlni sansa attendere se ne partirono dall' a ss ed io ^ e con 
grande vergogna se ne tornarono a Firenze. 

CAPITOLO GGXXn. 

Come U 9€$eùw> tàfxxo Me la eittà di CtuiMo f$r tradimemH^ 

Nel detto anno, a di 2 d' Ottobre, signoreggiando la tàM di 
Castello messer Branca GuelfuccI a gnisa di tiranno , e I pift 
de'migliori gnelfi cacciati della terra> certi di quegli che T'era- 
no rimasi popolani si feciono trattato col vescovo d*Areiio per 
cacdare messer Branca , il qnaie vi mandò trecento uonkii a 
cavallo con Tarla tino suo fratello. E' detti traditori gli diedooo 
la notte nna delle porte^ e come gli Aretini furono dentro, ce'fi- 
gUuoli di Tane da Castello degli Ubaldini e più altri ghibelli- 
ni, corsone la terra, e per forza ne cacciarono il detto messer 
Branca, (a) ed eziandio tutti quegli guelQ che aveano loro dala 
la terra, e ben quattrocento altri goelfl caporali, e in lutto isi 
riformò a parte ghibellina. Per la qual cosa i Perugini, e Agob- 
bini, e Orbitani , e Sanesi , e Bolognesi , e conti Guidi guelfi 
mandarono ciascuno a Firenze loro ambasceria , e in Firenze 
fermarono taglia di mille cavalieri , e capitano il marchese da 
Valiana per guerreggiare la città di Castello e '1 vescovo d'A- 
rezzo. E fermarono compagnia di tremila cavalieri per tre anni 
a richesta del capitano della taglia, che '1 terzo e più ne toccò 
a' Fiorentini. Piuvicossi la detta compagnia in Firenze in santo 
Giovanni a di 31 di Marzo 1323. 

CAPITOLO cjcxxvn. 

C^me il papa seamunieò Lodovieo di Batiera eleUa imperadon- 

Ilei detto anno 1323» a di 8 d'Ottobre, papa Giovanni soprad- 
detto appo Vignone in Proenza , in pluvico concestoro diede 

(«] Yedi AppeDdiec n."" i36. 



lliRO NOKD SS7 

Èèìitefiia di ècoitiaiiicazione contra Lodovico dogio di Baviera , 
il quale si dice re de' Romani, pereccb* avea mandato alato di 
sua gente a Galeasso Visconti e a* fratelli^ che teneano la cittA 
di Milano e più altre città di Lombardia contra la Chiesa, op- 
ponendogli, che non gli era licito d'usare l'uficio dello imperio 
Infinochè non fosse approvato degno e confermato per la Chie- 
sa, dandogli termine tre mesi, ch'egli dovesse avere rinundata 
la sua elezione deUo Imperio, e personalmente venuto a scasar- 
si di ciò , eh' avea favoreggiati gli eretici e sismatici e ribelli 
di santa Chiesa: e privò tutti 1 cherici che al detto Lodovico 
dessono consiglio aiuto o favore, se disubbidisse, n quale Lo- 
dovico com'ebbe ti detto pcocesso, con savio consiglio appellò 
al detto papa o suo successore e al concilio generale , quando 
egli fosse alla sedia di san Piero a Roma ; e mandò a corte 
grande ambasceria di prelati e d^altri signori scusandosi al pa- 
pa, faccende promettere di non essere contra la Chiesa ; onde 
gli fu prolungato termine tre altri med, e secondo che aope- 
rasse, cosi si procederebbe contra lui. 

CAPITOLO CCXXVIIL 

D'ufui grand$ Umpesta che fkwd mare magfiare* 

Nel detto anno e mese d'Ottobre, fu si grande tempesta nel 
mare maggiore di le da Costantinopoli , che bene cento le- 
gni grossi vi perirò; onde fu gran danno a*mercatantl di Vine- 
gia e di Genova e di Pisa e ancora de'Greci, che molto avere 
e «lercatanzia e gente vi si perderò. 

CAPITOLO CCXXIX. 

Di natité che furano tu Firenze per cagione de^i nfei 

e dette eetU. 

Nel detto anno, alfuscita d'Ottobre, i priori e gonfaloBieri che 
allora erano alla signoria di Firenze, e erano de' maggiori po- 
iwlani della città, presono balla di fare priori per lo tempo av- 
venire, e feciongli per quarantadue mesi avvenire, e mischla- 
roiio della gente che non avea retta la terra dal tempo del 
c^nle a Battilolle allora, due in tre per uficio 41 priorato, per 



288 ClOTAtÉI iritLAtt 

moetrare di racernnuiiare la terra per là novità degù iliMdlti 
eh' era itaU l^AgOBto dinanil, e'dettl eletti priori miioiio i boi' 
soli ordinati dt trargU di due in due moti i onde poi naofoe 
noYiti innanzi ehe finliie Tanno, eoole inddnzi fkrd menilonei 

CAPITOLO GGXXX. 

Com$ CaitrMceio voUe fiatare Pisa ptr tradimmi9. 

Nel detto anno 13^3, à di fl4 d'Ottobre, fi leopene in Ptii 
nno tradimento eh' avea ordinato Castracelo stgilore di Lucca 
con messer Botto Italepa de^Lanfranclii e con quattro conesla- 
bili tedeschi, di fare uccidere il conte Ideri e *1 figUnolo e |iU 
altri che reggeano la città, e correre la terra, e darò la tàgmh 
ria a Castracelo; per la qoal cosa fa tarlata la teste al detto 
messer Batto, e presi i detti conestal>ili, e eaeelata la loro gen« 
te; e d'allora innanzi il Conte con quegli die reggeano in Fiis 
si palesarono nimici di Castruccio , e feciono dicroto elle chi 
l'uccidesse avesse dal comune di Pisa diecimila fiorini d*oro, 6 
tratto d'ogni bando. Questo tradimento scoperse uno de'Guidi e 
Bonifazio de'Cercbi rubelli di Firenze, che dimoravano in Luc- 
ca e in Pisa; e guadagnarne danari da'Pisani. 

CAPITOLO ccxxm. 

Come la gente della Chiesa ebbano dantio a Carrara 

in Lombardia. 

Nel detto anno e mese d'Ottobre^ essendo nella villa di Car- 
rara nel contado di Blilano trecento cavalieri di quegli della 
Chiesa, messer Marco con cinquecento cavalieri di Milano subi- 
tamente assali la detta villa; quella poco forte e male fornita, 
abbandonata da*spldali della Chiesa, presono e rubarono e ar- 
sone con alcuno danno de'nimici, partendosi la gente della Chie- 
sa in isconfitta. E poi nel detto anno, a di 12 di Novembre, il 
detto messer Marco Visconti con millecinquecento cavalieri ven- 
ne air assedio alla rocca e ponte di Basciano In sn il Anna 
d'Adda, il quale era molto bene fornito di vittuaglia e di gente 
per la Chiesa. Non avendo soccorso da messer Bamondo e dalh 
sua gente ch'erano a Gargazzuola, vilmente s'arrenderò, e chi 



L1B10 NOlfO M9 

dice per aMmeta; clie n'era capitano ano ottevmotitameb E tor- 
nalo mesÉer Marco in Milano^ dissensione nacque tra la sua 
gente dagli Alamanni di sopra a quegli di sotto^ cioè di Valdf- 
reno» per invidia che quegli di Soavia erano più di presso al si- 
gnore, e meglio pagati; e ben cinquecento a cavallo se ne par- 
tirono, e parte se n' andarono in Alamagna , e parte vennono 
nell'oste della Chiesa sotto la bandiera di messer Arrigo di Fian- 
dra. Di questo è fatta menzione per la poca fede de* Tedeschi. 

CAPITOLO CCXXXU. 

Come U popolo militilo di Fiandra ii rubellarono ootiira i nobili, 

e distruiiongli. 

Nel detto anno e mese di Novembre , il popolo minato del 
Franco di Brnggia in Fiandra^ cioè i paesani d'iiltomo a Brug^^* 
già , (a) si rubellarono contra i nobili deUa contrada, e fecio* 
no uno capitano il quale appellavano il Conticino , e a furore 
corsono il paese, e arsono e guastarono tutti i manieri e for- 
lezse de'nobili^ e molti ne presono e incarcerare. E la cagione 
fu, perché i nobili gli gravavano troppo della taglia ch'aveano 
a pagare per la pace al re di Francia; e crebbe tanto la detta 
congiura, che contaminarono tutto il paese di Fiandra, e non 
ubbidieno il conte di Fiandra loro signore; e alla fine, a di 21 
di Febbraio vegnente entrarono in Bruggia per forza coll'aiuto 
del popolo minuto di Bruggia, e corsono la terra, e uccisone a 
furore molti grandi borgesi, e mutarono lo stato e signoria del- 
la terra a loro volontà. 

CAPITOLO ccxxxni. 

Come Coitrueeio prese Fueeeekio, e incontanente ne fn cacciato 

in ieconfitta. 

Nel detto anno 1323/ a di 19 di Dicembre, Gastruccio signo- 
re di Lucca subitamente con suo isforzo si parti da Locca, e la 
notte vegnente venne intorno a Fucecchio per prendere la ter- 
ra; e per alcuno di quegli d'entro di piccolo essere Un iamura- 

(«) Vedi Appenrfiec n.® 137. ' \ 

Gio. Villani T. Ih 37 



290 QIOTA?riCI TILtAWÌ 

ta una piccola postterla, la quale era In luogo aotltarìo preaio 
alla rocca^ e per quella entraro molti di sua fante di Gaatnw- 
ciò, che noD furono sentiti, perchè plorea ^Tersamente, e Ca> 
strucclo In persona v'entrò con più di centocinquanta uomini a 
cavallo e cinquecento a piò. B combattendo la notte la terra 
e* presene una parte, e prese la rocca che v'aveano comlndata 
a fare 1 Fiorentini, salvo la torre; e credendosi avere vinta la 
terra, e già n'avea scritto a Lucca, quegli ti Fucecclilo fedono 
la notte cenni di fuoco per soccorso alle castella vicine, ov'era 
la guemigione de'soldati de'Plorentlnli per gli quali cenni soc- 
corso vi venne delle masnade fiorentine, ch'erano a Santacroce, 
e a Castelfranco , e a Samminiato, e vegnente 11 giorno, vigo- 
rosamente combatterò con Castrucclo e sua gente, 11 quale era 
abbarrato alle bocche delle vie d' In su la piazza, e per Ibm 
gli sconfissone e cacciarono della terra; e '1 detto Gastmedo Ih 
fedito nel volto , e a grande pena scampò, e pM vi rlmasono 
morti e presi In quantità di centocinquanta uomini tm a ea- 
vallo e a pleite, e quasi tutti I loro cavalli ch'aveano condotti 
dentro vi rlmasono, perchè si ftigglrono a pie; e se fbasono sta- 
ti seguiti, era finita la guerra castruccina a'Fiorentlid. Grande 
allegrezza n*ebbe in Firenze, perocché al cominclamento avea- 
no la terra per perduta, e più bandiere di Castrucclo e de'sooi 
conestabill co*cavalli presi ne vennono a Firenze. 

CAPITOLO CCXXXIV. 

D'uno grande miracolo ch'apparve in Proenxa. 



Nel detto anno 1323, il giorno dell'Epifìinia, apparve in Proen- 
za in una terra e' ha nome Alesta uno spirito d' uno uomo di 
quella terra, il quale di poco era morto, e con sentore quando 
venia scortamente parlando, dicendo grandi cose e meraviglio- 
se dell'altra vita e delle pene di purgatorio; e 'l priore de*frati 
predicatori, uomo di santa vita, con più de'suoi fìrati e con più 
di cento buoni uomini della terra il venne a disaminare e a 
scongiurare, recando seco privatamente corpus Domini, per te- 
ma non fosse spirito maligno e fittizio , il quale incontanente 
conobbe, e confessò quello essere vero Iddio, dicendo al priore: 
Tu hai teeo H Salvatore dd mondo ,- e per la virtù di Cristo , 



ftlBmO HOMO Mi 

flcoogiurandolo^ più aecrete cose ditte, e jQpme per raiolo e oie- 
rili del detto priore e mioì frali tosto avrebbe requia eleraale. 

CAPITOLO GCXXXV. 

Come U vticato d^ Arezzo ebbe e preee la rocca di Capreee. 

Nel detto anno, a di 7 di Gennaio, il yescoto d'Areno ebbe 
la rocca di Caprese (a) del conte da Romena, alla quale era 
alato ad assedio più di Ire mesi; e per lo detto conte e per gli 
Fiorentini fa lardi soccorsa^ onde al detto vescoYO crebbe podere 
di più di cinquecento fedeU di Valdicaprese, cb*erano tutti guelfi. 

CAPITOLO CCXXXVI. 



Gme gli ueeiti di Piacenza furono econfiiti dàUa genie 

della (^ie^. 

Nel detto anno, di 10 di Gennaio, messer ManCredi di Landa 
uscito di Piacenza, cbe tenea castello Aquaro, con dugento ca- 
valieri e gente a piò venne verso il borgo a Sandonnino per 
levare preda e mercatanzia eh' andava a Piacenza : sentendosi 
in Piacenza, quattrocento cavalieri di quegli del legato caval- 
carono centra loro, e tra Firenzuola e Sandonnino gli sconfis- 
Mmo, e gran parte ne furono presi e menati in Piacenza. 

CAPITOLO ccxxxvn. 

Come % Pieani furono eeonfitti in Sardigna dallo 'nfante d'Araona. 

Nel detto anno 1323, all'uscita di Gennaio, i Pisani fèciono 
un'annata di cinquantadue tra galee e uscieri, con cinquecento 
cavalieri Ira Tedeschi e Italiani, e con duemila balestrieri pi- 
sani, ond*era capitano messer Manfredi figliuolo del conte Nie- 
ri naturale, e si partirono di Pisa a di 5i5 di Gennaio, per an- 
dare in Sardigna per soccorrere Villadichiesa, ch'era assediala 
da don Anftis figliuolo del re d'Araona , il quale era in su la 
Sardigna per conquistarla , come addietro ò Usila menzione. E 

(a) Vedi AppcaiÌM n.^ i3g. 



292 GlOVAimi VILLAHI 

per contrtdlo tempo sogglonid la detta armata al porto di Lan- 
gone in Elba infine a di 13 di Febbraio, e in Sardigna arriva- 
reno a di 25 di Febbraio a capo di terra nel golfo di Calieri, 
e trovarono che Villadichièia, s'era rendala al detto don Anfos 
a di 7 di Febbraio, il quale v'era stato ad assedio otto mesi ^ 
e venuto era con saa oste ad assediare GastenodicastròL'I Pisa- 
ni scesi in terra con loro oste andando verso Castello, e la 
gente di Castello venieno per congiugnersi con loro , a di 29 
di Febbraio s' afnrontarono a battaglia col detto don AbAb , e 
combattendo aspramente , alla fine la gente de' Pisani 'fimnio 
sconfitti e morto il loro capitano e degli altri, e morirne aasal 
de'Tedeschi a cavallo: la maggior parte de'Pisanl che poco ras- 
sono alla battaglia si fuggirono in Castellodicastro. E dopo la 
detta sconfitta e perdita, le galee di don Anfus, ch'erano nel 
porto di Castello incatenate per contradiare il porto e la scesa 
a' Pisani, si scatenare e vennono contro all'armata dè^ Pisani; 
quegli incontanente si misono alla ftrga, e lasciarono tutti I lo- 
ro legni grossi carichi di vittuaglia e d'arnese d'oste, i quali 
furono presi dalle galee de' Raonesi. E ciò fatto , il detto don 
Anfus puose r assedio per terra e per mare a Castellodicastro. 
Per questa sconfitta e perdita di Villadichiesa fu grande abbas- 
samento de*Pisani^ che più di dugentomila fiorini d'oro costava 
9\k loro la detta guerra, onde rimasono in male stato e in gran- 
de discordia dentro per le sette che v*erano nella città, e con 
grande sospetto di Castruccio ch'era loro contradio, e allegato 
col re d'Araona. 

CAPITALO GCXXXVIII. 

Come i Fiorentini mandarono in Francia per cavalieri. 

Nel detto anno, del mese di Gennaio, i Fiorentini mandaro- 
no in Francia ambasciadori per cinquecento cavalieri france- 
schi, che venissono al soldo del detto comune. 

CAPITOLO GCXXXIX. 

Come messer Ramando di Cardona fu sconfitto da quegli 

di Milano 9 e preso. 

Nel delio anno, a di 29 dì Febbraio, messer Ramondo di Car- 
dona capitano dell* oste delia Chiesa in Lombardia si parti da 



LIBIO IfOlfO 393 

Monda con mille eavalieri e con gente a piò aiaai, e Tenne a 
prese il castello e '1 ponte di Vavri in sul fiume d'Adda. Ga- 
leasso e Marco Visconti incontanente vi cavalcarono da Ula- 
no con dodici centinaia di cavalieri tedeschi e popolo asaal a 
pie , e misonsi air assedio del detto castello di Vavri. Messer 
Ramondo non essendo fornito di vittuaglla usci fuori al campo 
colla saa gente, e affinon tossi a battaglia con quegli di' Milano, 
la quale fu aspra e forte. Alla fine per soperchio di gente il 
detto messer Ramondo coireste della Chiesa furono sconfitti, e 
preso il detto messer Ramondo e più altri conestabili, intra'qua- 
li due di quegli che v' erano per lo comune di Firenze vi ri- 
masono, e menati presi in Milano; messer - Simonino di messer 
Guidotto della Torre , uomo di gran valore , annegò nel fiume 
d'Adda, e più altra buona gente vi rimasono presi e morti; e 
messer Arrigo di Fiandra vi fu preso y ma riscattossi da' Tede- 
schi che l'aveano, e con loro insieme e con gli altri eh' erano 
scampati della battaglia ne venne in Mencia. E poi il detto 
messer Ramondo essendo preso in Milano colle guardie , del 
mese di Novembre scampò e venne a Mencia (a). 

CAPITOLO GCXL. 

Comt il vicario del re Ruberto fu cacciato da' Pistoiesi. 

Nel detto anno 1323, di 3 di Marzo, tornando a Pistoia per 
patti il vicario del re Ruberto , che n' era stato cacciato, con 
trenta a cavallo della masnada del conte Novello, per gli Pisto- 
iesi fu assalito e sconfitto sotto a Tizzano, e fottagU grande ver- 
gogna; e ciò fu opera di messer Filippo Tedici, che volea per 
tirannia signoreggiare la terra. 

CAPITOLO GGXLl. 

Come i Tartari di Gazzeria corsono Grecia. 

Nel detto anno, del mese di Febbraio, il Tartaro della Gaz- 
zeria e Russia con esercito di trecento migliaia d'uomini a ca- 
vallo vennono in Grecia infino a Costantinopoli e più qua più 

(a) Vedi Appendice n^ iSg. 



5194 oioTAimi ▼iLLim 

gioniate, contamando e goattniHla ciò che inuaiiil ti t t m wnn • 
dimorarvi infino all'Aprile Tegnente oeo frtnde eonanmaiioBe 
e distrmione de'Gred d'avere e di penoiie, che plA di 
cinquanta migliaia di persone» tra'mortl, e' ne menanao in 
maggio. Alla fine per difètto di Titloaglia per Ione e di lem 
Bilame furono coitretti a dipartirai, e tornarono in loro 
Per questo avveniniento ancora ai moitn il flagello di Mo a 
coloro che non sono sool amici, che gli Hi peraegnitare a'pey* 
glori di loro. E non ai maravigli chi leggeri di tanta fBaatlli 
di gente a cavallo $ perocché ciascuno Tartaro va a oavaBo» 
eloro cavalli smio piccidi e senza ferri e con (i) bretUna aa»> 
sa freno, e la loro pastura è d'erbaggio e di strana aan» Ha- 
da; e' detti Tartari vivono di pesce e carne mal coda, eoa pò* 
co pane^ e di latte di loro bestiame, che ne* loro eaercHi ma- 
nano grandissima moltitudine; e sempro stanno a campi 
in cittadi e in castelli o ville diitano^ ae non aono ffik 



CAPITOLO CCXLn. 

Come papa Giotanni ancora fece processo contro l^deitù^ 

di Baviera* 



Nel detto anno, a di 22 del mese di Marzo , papa Giovanni 
ventesimo secondo appo Vignone fece e piuvicó nuovi processi 
centra Lodovico dogio di Baviera eletto re de* Romani, per ca- 
gione deiraiuto dato a' Visconti di Milano centra la Chiesa , e 
scomunicoUo se personalmente non venisse alla sua misericor- 
dia in fra tre mesi appresso , e ordinò perdono di croce, per- 
donando colpa e pena chi andasse o mandasse per tempo d'uno 
anno al servigio della Chiesa in Lombardia centra I Visconti 
signori che teneano MHano. 



(i) ireiimci v. •• le redÌDÌ del eavallch Queita foM è plattotlo rara 
«be no iboIm tra gli antichi ; ma è rìna«ta tra noi sei diaiiaativo lr«^ 
tcUaf ohe aoo è nel VocaiMlario, tclibcne sia mitatÌMinia nel parlar fi- 
miliare, poiché breiteUe si appellano quelle atriaoe di paMio, o di pelle, 
che ai adattaao per reggere i calauni. 



Lilio NONO 995 



CAPITOLO GCXLDI. 



C§m$ roiU di MOamo H partì daWaueUo di Mancia 

con hra danna. 

Nell'anno 1S24, a di 38 del mese di Mano» eatendo 11 glfno- 
ve di Ifilano Galeasso Visconti a oste a Monda, e per più ^or- 
ni data tattaglla alla terra , qaegll eh* erano per la Chiesa In 
Monda , ond* era capitano messer Arrigo di Fiandra , uscirono 
fuori a combattere le toni e altri Ingegni de* nlmlcl^ e quegH 
per forza di battaglia arsono e presono con gran danno di qne- 
gli dell'oste. Per la quaV cosa tutta Toste si ritrasse daU' asse- 
dio della terra per Ispazlo d'uno miglio e plù^ lasciando 11 cam- 
pò con gran danno di loro; poi appresso a due di si pariirono 
e ritomai*ono In Mtanò. E Intra V altre cagioni , perocché '1 
campo della detta oste, che v^era per lo eletto di su detto re 
de' Romani, per lettere del suo signore per non fare centra la 
Chiesa si parila e tomossl con sue genti in Alamagna. 

CAPITOLO CGXUV. 



Come i Perugini cotFaiuta deTTaecani ebbano la eiUd 

di Spuhto. 

Nel detto anno , a di 9 d'Aprile , essendo la cittA di Spuleto 
assediata per gli Perugini e per lo duca di Spuleto che v^era 
p&t la Chiesa^ per due anni e più ^ e avevavl intomo quattor* 
dici battifoni, per tale modo Ta^eano afflitta e distretta di Tlt- 
tuaglia, che s'arrenderono liberamente alla Chiesa e al comune 
di Perugia sanza nullo patto salve le persone (a) ; e I primi 
per palli che entrarono nella città , acciocché non si corresse 
né guastasse , furono i cavalieri eh' erano nella detta oste del 
comune di Firenze e quelli di Siena^ ch'erano dugentoclnquan- 
ta, i quali guarentirono la terra ; poi v' entrarono i Perugini 
«ansa nullo malificio fare; e riformarono la terra a loro rigno- 
ria in parte guelfa , e siccome terlra loro distrettuale , e come 
loro sudditi. 

(«) Vfdi Appendice n.® i^o. 



296 GIOTAHNI TILLAHI 



CAPITOLO 



► HI 



Di eerti ordini faiti in Firmxé cantra fU amammiii ddU ionm€, 

e di trarre di bando i$banditu 

Nel detto anno 1324, del meie d'Aprile, artiitii ftirona IME 
in Firenze, i qoali léctono molti capitoli e fortt ordini eontra i 
diBordinati ornamenti delle donne di Fireme. Pedono decretd 
cli*ogni isbandito potesse uscire di bando pagando certa piccola 
cosa al comune , e rimanendo il bando al suo nimico , talTo i 
rubelli, e quegli cbe furono condannati per la venuta ch'atea- 
no natia alle porte l'Agosto dinanzi per essere ribandltL Non 
lù per gli più lodato il decreto , perocchò la città non era in 
bisogno né iscadimento, cb' e' bisognasse ribandire i maUlittorL 
Ma fecesi per la promessa fatta loro nèll' oste a Prato , come 
dinanzi si Itece menzione. 

CAPITOLO CGXLVI* 

Come il papa scomunicò il veeeovo d'Arezzo. 

Nel detto anno, di 12 d'Aprile, papa Giovanni appo Vignone^ 
in piuvico concestoro scomunicd e privò il vescovo d'Arezzo , 
ch'era di quegli della casa da Pietramala d*Arezzo, a condizio- 
ne, se infra due mesi non avesse fatta rislituire la città di Ca- 
stello nel primo stato a parte di Chiesa e guelfa^ e lasciata la 
signoria temporale d'Arezzo , e venuto personalmente in sua 
presenza in fra tre mesi; la qual cosa non attenne^ e rimase io 
contumacia della Chiesa (a). 

CAPITOLO CCXLVIL 

Cóme il eonte Novello prece Carmignano. 

Nel detto anno , a di 21 d'Aprile , il conte Novello capitano 
di guerra de*Fiorentini colla sua gente e usciti di Pistoia guel- 
fi subitamente prese Carmignano^ salvo la rocca , sanza saputa 

(a) Vedi Appendice d.^ i4>* 



LiUfto soso 29? 

de'FioreDtini; e per vendetta deU*oiita che que' che teneano Pi» 
stola feciono al vicario del re e alla sua ^nte^ e' non si volea 
partire se non avesse la rocca. Per questa cagione Gastfuoclo 
signore di Lucca, a richesta dell* abate da Pacciano che tetiea 
Pistoia, venne a Serravalle con cinquecento cavalieri; e accen- 
do segni di volere rendere Pistoia a Castruccio> i Fiorentini 
feciono partire il conte da Garmignano per tema e gelosia di 
Pistoia, e perchè il conte avea fatta Timpresa sansa loro saputa. 

CAPITOLO GCXLVin. 

Come U re dt Francia venne in Proenxa per frocaetiate 

d'esiere imperadwre. 

Nel detto anno e mese d'Aprile , Carlo re di Francia venne 
In Tolosana colla reina sua moglie , figliuola che fu d*Arrigo 
imperadore , e col re Giovanni di Boemia suo cognato , e più 
baroni e signori; e per gli più si credette che venisse al papa 
a Vignone per farsi eleggere imperadore. Torneasi addietro in 
Francia, e tornando, la detta reina mori sopra partorire , ella 
e la creatura; e per gli più si disse, ch'avvenne perch*egli Ta- 
vea tolta per moglie vivendo la sua prima , ond* è fatta men 
tiene. 

CAPITOLO GCXLIX. 

Come il re Ruberto $i partì di corte di papa e andonne 

a Napoli. 

Nel detto anno e mese, il fé Ruberto si parti da .corte di pa- 
pa e di Proenza con cinquantasei tra galee e uscieri e trecen- 
to cavalieri, e arrivò in Genova di 22 d'Aprile , e in Genova 
dimorò più giorni, e per gli Genovesi gli fu fatto grande ono- 
re, e cresciuta la signoria di Genova per sei anni, oltre al pri- 
mo termine gli s' erano dati. Poi rassettata la terra a sua si- 
gnoria si parti di Genova del mese di Maggio, e puose a Porto 
pisano, e fece uno cavaliere di casa i Bardi di Firenze, e da'Pi- 
sani ebl>e grandi presenti e onore, e poi si tornò a Napoli colla 
moglie del duca suo figliuolo, la quale era figliuola di messer 

Carlo di Valos di Francia, e a grande onore la sposò a Napoli. 
Gio. ViUani T. IL 3S 



298 GIOVAHIII ttLLA?ri 



CAPITOLO GGL. 



Comi genie di Milano furono teonfUti da maser Arrigo 

di Fiandra. 

Nel detto anno, a di 28 d*ApriIe , enendo partito ék MObdo 
mesaer Vercellino Visconti con trecento cavalieri e cìnqueeen- 
to pedoni, e presa la villa di Decimo, e quella intendea d'affor- 
zare acciocché yittuaglia non entrasae in Moncia, menar Arri- 
go di Fiandra si parti di Moncia con cinquecento cavalieri , e 
subitamente sorprese la detta gente di Milano e scoofiaie^ e po- 
clii ne camparono, che non tossono morti o presi. 

CAPITOLO CGLL 

Come i Pieani furono eeonfitH un'altra volta in Sardigum. 

Nel detto anno, all'entrante di Maggio, i Pisani ch^erano in 
Castellodicastro, con tutta loro cavalleria e Tedeschi, uscirono 
un'altra volta fuori a battaglia con don Anfus figliuolo del re 
d*Araona, i quali furono sconfìtti, e tra morii e presi più di 
trecento cavalieri; il rimanente si fuggirono in Castello; e pò 
chi di appresso il rimanente delle galee e tutto il navile de*Pi- 
sani si partirono di Sardigna e tornarono a Pisa^ per tema di 
venticinque galee sottili , che '1 re d'Araona avea mandate in 
Sardigna in aiuto a don Anfus suo figliuolo , onde i Pisani ri- 
masono in Sardigna disperati d' ogni salute. Nel detto anno , a 
di 9 di Maggio , scurò la luna in gran parte in sulla sera nei 
segno dello Scorpione. 

CAPITOLO CCLIL 

Come gente di Castruecio ricevettono danno a Castelfranco. 

Nel detto anno , a di 22 di Maggio , vegnendo la gente di 
Castruecio signore di Lucca a Castelfranco in quantità di cen- 
tocinquanta a cavallo^ i soldati de' Fiorentini intorno di cento- 
venti a cavallo uscirono di Castelfranco, e vigorosamente s'af- 
frontarono insieme; e durò la battaglia per più di tre ore, cho 



LIBRO IV OPTO 299 

poco avea vantaggio dalF uno all' altro. Alla fine sopravvenne 
da Facecchio in soccorso de' soldati di Firenze della gente del 
conte Novello intorno di cento cavalieri. Per la qual cosa i sol- 
dati di Lucca si misono in rotta^ e rimasonne morti dieci a ca- 
vallo. Della gente del conte trascorsero tra' nemici Porcelletto 
d'Arti e uno suo compagno^ e tanto andarono innanzi, che fu- 
rono presi da'nemici. 

CAPITOLO ccxni. 

Come i Fiorentini meindarono aiuto a'Perugini sopra la eiUà 

di Castello. 

Nel detto anno, a di 28 di Maggio, i Fiorentini mandarono 
a Perugia per fare guerra alla città di Castello (a) la parte 
loro della taglia, che furono trecentoquaranta cavalieri soldati, 
onde fu capitano messer Amerigo de' Donati ; e simigliante fe- 
ciono i Sanesi^ e*Bolognesi, e l'altre città che tennono alla ta- 
glia, che furono mille cavalieri. 

CAPITOLO CCLIV. 

Come il eonte Novello si tornò a Napoli. 

Nel detto anno, in calen di Giugno, il conte Novello, ch'era 
a soldo de' Fiorentini con dugento cavalieri , si tornò con sua 
gente a Napoli, e poco onore e meno ventura di guerra ebbe 
in uno anno che dimorò al servigio de' Fiorentini e capitano 
di guerra. 

CAPITOLO CCLV. 

Come U dogio d'Osterich e quello di Chiarentana passarono 
in Lombardia eonira messer Cane. 

Nel detto anno, all'entrante di Giugno, il dogio di Chiaren- 
tana , e il duca Otto d' Osterich con molti altri baroni , e con 
più di seimila cavalieri con più di dodicimila cavalli e con ar- 

(a) Vedi AppcnJioe n.^ §4^. 



300 GIOTAURI TILLAllf 

cieri ongarl vennooo nella Marca di Trerigl e a Padova , per 
Are guerra a messer Cane della Scala aigoore A Teraia» per 
cagione che tenea Vicenza e molle castella de' Padovaid ; e i 
Padovani s'erano dati al doglo di Chiarentana. Ed erano tanta 
gente e si disordinata, die distmggeano amici e niodd, e per 
gl'Italiani erano dilaniati BartMinicciii. Meastf Cane prima con 
grande paura del detto esordio e poi con gran semw ai riten-» 
ne alle fortezze , e tenne trattati co' detti Tedeschi mmmoMì 
più tempo in isperanza di lare i loro comandamenti^ por modo 
che a loro fàlU vittoaglia , e cominciò mortalili in loro naie $ 
per la qoal cosa fedone triegna con messer Cane, e per 
neta che diede a*consiglieri de*detti aignori, infine aDa 
te Pasqua di Risorresso, e tornarsi fai loro paese con p e g giora^ 
mento dello stato de'Padovani e Trevigiani , e (1) aaaltamanlii 
del detto messer Cane^ 

CAPITOLO GGLVI* 

Detta ff qa^àezza ed edificMione ddla eiiià di Ftrensm^ 

alle nuoffe cerchia e mura. 

Nel. detto anno 132.4, si stanziarono per lo comune di Fi- 
renze e si comindarono i barbacani alle mura nuove della cit- 
te di Firenze, a fargli a costa alle dette mura e al di luori 
de' fossi; e siroigliante s'ordind? che in ogni dugento braccia di 
moro avesse e si facesse una torre alta quaranta braccia e lar- 
ga bracda quattordici, per fortezza e bellezza della detta citli 
E acciocché sempre sia memoria della grandezza della detta 
citte, e ad altre genti che non fossono stati di Firenze che ve^ 
dessono questa Cronica, si faremo menzione ordinata della edi- 
ficazione delle dette mura, e la misura come furono diligente^ 
mente misurate ad istanzia di noi autore , essendo per lo co- 
mune uGciale sopra le mura (a). Prima in su la fronte di le* 
vanto di costa al fiume d'Amo dalla parte di settentrione, ove 

(i) asaitamenio; è lo sletso ohe esalUnento ; po»U 1' « io prinàplo 
per la #, per maggior faciliU di pronuoiia, «fuggriKlosi coti Tiiiooplro 
delle due e. Su quatto tcarabiainento dell' a per la e abbUi» parlato al- 
trofc. 

(a) Vedi Appendiee n.® i4a. / 



LIBRO KOHO 301 

sono le ciiuioe sestora della citU, si ha una lorre alta sessanta 
braccia fondata sopra una pila di ponte ordinato a ivi edifica- 
re, il quale si dee chiamare il ponte reale. Dipresso a quella 
torre a novanta braccia si ha una porta con una torre alta ot- 
tanta braccia, che si chiama porta reale, e chi la chiama por- 
ta di santo Francesco, perchè è dietro alla chiesa de' frati mi- 
nori. Dalla detta porta reale a quattrocentoquarantadoe braccia 
una torre in mezzo, si ha poi un' altra grossa torre alta simi- 
gliantemente sessanta braccia e larga braccia ventidue, con 
una porta, che si chiama porta guelfa* Dalla detta porta con- 
seguendo la detta frontiera e linea di muro a trecentotianta- 
quattro braccia, un'altra torre in mezzo, e poi si ha una torre 
di simile altezza con una porta chiamata della Croce , ovvero 
di santo Ambrogio, porta mastra, onde si va in Casentino. Dalla 
detta porta conseguendo la delta frontiera di levante, si ha sei- 
centotrenta braccia , infra le quali ha tre torri infine a una 
grossa torre con cinque faccio alta sessanta braccia, sanza por-» 
ta; ivi fa 11 muro gombito, ovvero angolo, e si mostra verso tra- 
montana , e da quella torre chiamata la Guardia del Massaio 
alla porta detta fiesolana, e chi la chiama da Pinti, che si 
guarda in verso Fiesole, con una simigliante torre alta sessanta 
braccia, si ha di misura braccia novecentoventicinque, e cinque 
torri. E dalla detta porta e torre fiesolana a un' altra torre e 
porta detta per nome de'Servi sante Marie, per uno munistero 
de'frati cosi chiamato, si ha braccia seicento, con una torre in 
mezzo. Dalla detta porta e torre de'Servi conseguendo la linea 
del muro infino alla mastra porta e torre della porta a san 
Gallo, dalla quale esce la strada di Bologna, e di Lombardia, e 
quella di Romagna , si ha braccia ottocento quarantadue , e 
quattro torri in mezzo. E dalla detta porta fa gombito ovvero 
angolo alle dette mura, mostrandosi al segno di maestro; e dal- 
la detta porta di san Gallo a quella si dice di Faenza, per uno 
monistero di donne ch'è di fuori e si chiamano di Faenza , si 
ha braccia milleottocentoquarantotto, e nove torri; e ivi fa gom- 
bito il muro e discende al ponente. E dalla detta porta e torre 
di Faenza infino a quella che va in Polverosa , si ha braccia 
trecentoventi, e una torre in mezzo. E dalla detta porta di Pol- 
verosa infino alla porta mastra del Prato d'Ognissanti, onde esce 
la strada che va a Prato e a Pistoia e a Lucca , si ha br;iccia 
mìllesettanta , e cinque torri in mezzo. E dalla delta porta e 



302 GIOVANNI VILLANI 

torre del Prato infino a una torre cb* d in su la gora d'Amo ^ 
ha braccia dogentosettantacinque e una torre in mena E dal!» 
detta torre infino alla riva d*Amo, la quale gira 1* isola dalla 
gora al fiume cbe si chiama la Sardigna, ordinata di chiudere 
di mora, ha braccia da trecentosettanta. E cosi troviamo^ che 
il detto 8j[>azio delle cinque sestora della città di Fireue , alle 
nuove cerchia di mura, sono colla testa di Sardigna settemila 
settecento braccia sanza la larghezza dell'Amo, ch*d da braccia 
cinquecento, dalla Sardigna a Verzaia: e hawi nove porle con 
torri di sessanta braccia alte^ molto mague, e dascuoa con an- 
tiporto, che le quattro sono mastre e le cinque postierle; ed 
hawi in tutto torri quarantacinque con quelle delle porte^ mn- 
rata la frontiera di Sardigna. E dalla torre della Sardigna so 
per la riva d'Arno infine alla torre reale , dove cominciamola 
di verso levante, si ha braccia quattromilacinquecento, ch*ò mi- 
glio uno e mezzo. Avemo diterminata la cittA di qua dal fiume 
d'Arno; diremo appresso del sesto d' oltrarno , che per se è di 
grandezza e potenza come un'altra buona cittade, e seguiremo 
il primo trattato. E trovammo, che dalla torre della Sardigna, 
ch'è in su la riva d'Arno dalla parte di ponente, infino dall'al- 
tra riva d'Arno dalla contrada detta Verzaia , V ampiezza del 
fiume d'Arno si é braccia trecentocinquanta. Bene non è la det- 
ta torre della Sardigna appunto allo *ncontro alla torre delle 
mora d'oltrarno^ ch'é fondata in sul fiume d'Arno^ perocché la 
lunghezza del sesto d'oltrarno, il quale è murato, non é tanto 
quanto quello delle cinque sestora, anzi è più addietro da ... • 
braccia; ma la ritondità della città e circuito pigliamo solamente 
alla latitudine del fiume d'Arno , come avemo detto di sopra , 
braccia trecentocinquanta. 

CAPITOLO CCLVII. 

Àncora delV edificazione delle mura d'oltrarno. 

Nel detto anno si cominciò il muro in su la riva d'Amo dal- 
la coscia del ponte alla Carraia oltrarno andando insino a Ver» 
zaia, ove si fece una torre fondata in sul fiume (la detta torre 
fece rovinare poi il fiume d'Arno per uno diluvio), ove fa capo 
il muro che chiude il sesto d' oltrarno ; e da quella torre alla 
porta da Verzaia^ ovvero detta di san Friano ^ la quale strada 



IIBRO NONO 303 

va a Pisa, si ha braccia di muro dugentocinquanta^ e una torre 
in mezzo. E dalla detta porta andando al diritto verso mezzo- 
giorno infino a una torre a cinque facce, ove fa canto, ovvero 
angolo, il detto muro y si ha braccia seicento e torri cinque , 
computando la detta porta e la delta torre coir altre. E dalla 
detta torre si volge il muro verso il segno di scilocco assai bi- 
storto e male ordinato , e con più gomiti ; e ciò si prese per 
fretta, e fondossi in su' fossi sanza addirizzarsi, ed havvi di mi- 
sura infine alla porta Romana, ovvero detta di san Piero Gat- 
lolìno, braccia milledugentoclnquanta, e torri nove. E per mela 
via dinanzi alla chiesa di Camaldoli , si ha una postierla con 
torre; e quella porta Romana è molto magna, e alta braccia...., 
ed é in su la strada che va a Siena e a Roma. E dalla detta 
porta andando al diritto , quasi verso levante verso la villa di 
Bogole, salendo al poggio in fino a una torre a cinque iiacce , 
che fa canto alle mura , ha braccia millecinquecento , e torri 
dieci. E dalla detta torre andando le mura su per Bogole infi- 
no alla vecchia torre e porta di san Giorgio al poggio, che va 
in Arcetri, si ha braccia quattrocento, e torri ... E poi dalla 
detta porta di san Giorgio seguono le mura vecchie fatte al 
tempo de'ghibellini, scendendo verso levante alla postierla che 
va a san Miniato, si ha braccia mille, e torri. E poi seguono 
le mura di sopra del borgo di san Niccolò infino allo 'ncontro 
della torre reale di qua dall'Arno, ove dee essere una ricca por- 
ta , le quali mura sono di spazio di braccia da settecentocin- 
quanta, con torri..., quando fieno compiute, dalla porta di san 
Miniato a quella di fuori dal borgo di san Niccolò ; sicché la 
parte d'oltrarno, si ha tre porte mastre e tre postierle e... tor- 
ri; e poi la larghezza del fiume d'Arno dal detto luogo allo'n- 
contro della torre fondata sopra la pila del ponte reale di qua 
dalFArno, si ha braccia treccntoquaranta: e in questo spazio è 
stanziato uno ponte. Sicché raccogliendo le dette misure, sono 
in somma braccia.... che sono da cinque miglia di misura. E 
tanto gira la citte dentro , cioè le mura sanza i fossi e le vie 
di fuori; che braccia trentaclnque sono larghi i fossi di qua da 
Arno, e trenta quelli di là da Arno, e la via di fuori braccia 
sedici, e altrettanto quella dentro , e le mura di qua dalFArno 
grosse braccia tre e mezzo, sanza i barbacani, e alte braccia 
venti co'merli, e quelle d'oltrarno grosse pur braccia tre, sanza 
i barbacani; ma aggiunsevi per ammenda gli arconcelli al cor- 



30i titOtAflKI tltLÀkl 

ridoio dt sopra. E cosi gira la nostra cittA di Fireaie niiglii 
quattordici, e dngentoclnqiianla braccia; che le tremila braccia 
alla nostra misura fanno uno mi|^ Fnossl ragionare girl cin- 
que miglia al di fuori; ma rimase dentro assai del yolo di ca* 
samentl con più orti e giardini. La l a r g he m e croce iella dét- 
ta città fticemmo misurare , e trovammo , che daDa porta alla 
Croce ovvero di santo Ambrogio , ch'è da levante > Inlno alla 
porta del Prato d*Ognissantl In sul Mngnone ch*è dal ponente, 
andando per la via diritta onde si corre 11 palio # ha braccia 
quattromilatrecéntodnqnanta, e dalla porta di san Oafla In sol 
Mugnone ch*d di verso tramontana , fallino alla porta B o mam 
di san Piero Gattoltno oltrarno , ch'è dal menoglonlo » al ha 
braccia cfaiquemlla; e dalla sopraddetta porta alla Croce a Gef- 
go infino a meno mercato vecchio, si ha da braccia ttmmUk* 
dogento; e dal detto mercato tnflno alla porta del Prato dXlgÉb* 
santi, si ha quasi altrettante; e daDa porta di san Gallo IbIbo 
in Mercato vecchio ha braccia duemila dugento , e dalla peiU 
Bomana di san Piero Gattolino in Mercato vecchio si ha da brac- 
cia duemilaottocento ; sicché mostra , che '1 punto della croce 
e del centro del giro della cittade si ha in su la Cali mala, qua- 
si ov*è oggi la casa de^consoli dell'arte della lana, ch*è tra Ca* 
limala e la piazza e loggia d' Orto san Michèle. La detta città 
di Firenze ha sopra il fiume d*Arno quattro ponti di pietra: 
quello si chiama Rubaconte ^ e il ponte Vecchio , e quello di 
santa Trinità, e quello della Carraia, sanza quello ordinalo di 
Aire alla fronte di levante detto reale. E nella detta città si ha 
da cento chiese , tra cattedrali , e badie , e monisteri e altre 
cappelle, dentro alle dette mura; e all'uscita quasi d*ognl por- 
ta n'ha una chiesa, o monistero, o spedale. Lasceremo ornai del 
sito della cittade di Firenze, ch'assai n^avemo detto, e torne- 
remo a nostra materia. 

(I4PITOLO CCLVUL 

Come genie della Chieia furono econfitli da fueUi 

di Milano, 

Nel detto anno 1324, a di 8 di Giugno, partendosi della ter- 
ra di Mencia in Lombardia messer Passerino della Torre uscito 
di Milano , con seicento cavalieri di quegli della Chiesa , per 



LIBIO NOlfO 305 

andare a...., da inesser Marco Visconti colla gente di Milano fu 
assalito e sconfitto j e rimasonne ben dugento a cavaQo , tra 
morti e presi, di quegli della Chiesa. 

CAPITOLO GGUX. 

Come i Pisani fecero pace con V infante d'Àraona 

in Sardigna. 

Nel detto anno, a di 18 di Giugno , essendo la gente de*?!** 
sani strettamente assediati in Gastellodicastro in Sardigna da 
don Anfus figliuolo del re d'Araona, come addietro fa menzio- 
ne, non possendo più durare, avute due sconfitte, e per difetto 
di vittuaglia, s'arrenderono^ e pace feciono per lo comune di 
Pisa col detto don Anfus In questo modo : che riconoscieno il 
detto re d^Araona per signore e re dell'isola di Sardigna, e pro- 
niisongli , che ciò eh' e' Pisani singulari e il comune avessono 
possessione in Sardigna, di tenerle da lui e fargline omaggio, 
e Gastellodicastro riconoscere da lui, dandogline 1' anno libbre 
duemila di genovini d* omaggio, rimanendo la terrà a' Pisani, 
ma ciò attenne loro poco appresso, che al tutto volle la signo- 
rìa del castello. Ed essendo all' assedio il detto don Anftis di 
Gastellodicastro, avea fatta una terra murata e accasata in su 
la rìva del porto di Galleri a piò di Gastellodicastro, e popola- 
ta di Raonesi e Gatalani, alla quale puose nome Aragonetta, e 
chi Bonaria. E per tanlo lasciò loro la terra di Gastello, peroc- 
ché nulla persona vi poteva entrare sanza la volontà di quegli 
della terra di Raonetta di sul porto. E altri dissero, che come 
t Pisani erano (1) a misaglo dentro al castello, cosi e più erano 
di fuori i Gatalani per pestilenzia d'infermità e di mortalità, e 
però ne prese ogni patto che ne potè avere. Ma con tutto il 
danno che '1 detto don Anfus vi sostenesse di perdita di sua 
gente, che per corruzione d'aria vi morirono quindicimila e 
più Gatalani, egli per forza d'arme e con grande senno e pro- 
vedenza vinse e conquìse la detta isola di Sardigna (a) sopra 
i Pisani in uno anno; onde tutti gl'Italiani si maravigliarono, 
come ciò potea essere^ Partissi di Sardigna il detto don Anfus 

(i) erano a misagio ▼. a. disagio, Ved. L nota i. a pftg* a26. 
(a) V«di Àpprndio^ o.^ i44' 

Giù. Villani T. IL 39 



S06 GlOTAIIiri TIlLAiri 

a di 16 di Loglio con cinqomtaflel Ira galee e melerl, a tor- 
notti in Catalogna» lasciando fbrnite le tNrtene dell' iioliu 

CAPITOLO CCLX. 

Come U legato Me CaeidU^uaro. 

Nel detto anno , a di 8 di Loglio » CasteUaQoaro del eentado 
di Piacenza» forte e nobile castello, s'arrendè al legalo cardi* 
naie e al comone di Piacenia per difetto di TlIlQagliat e bob 
area soccorso. Ebbene messer Manfredi di Landa^ fl qoala 11 
tenea, cinquemila fiorini d*oro dal legatoi ed eraTl state Porta 
della Chiesa e del cornane di Piacenia pUk tempo alTsssBdlo 

CAPrroco Gcaua. 

JGome meeeer FUiffo TeiNet di Pitioim toUe la terrm «ITclafi 

da Paeeiama tuo mìo* 

Nel detto anno, a di 23 di Luglio, messer Filippo de* Tedici 
di Pistoia levò a romore la città di Pistoia, e tolse la rignoria 
all'abate da Pacciano suo zio , e fecesi chiamare signore per 
uno anno. I Fiorentini mandandovi i loro cavalieri, non gli la- 
sciò entrare dentro alla terra , ma incontanente riformata la 
terra a sua guisa, si rifermd triegua con C'astruccio signore di 
Lucca, dandogli Tanno tremila fiorini d* oro di tributo; e que- 
sta mutazione della signoria di Pistola per molti si disse che 
fu di tacito consenso dell'abate da Pacciano, perchè messer Fi- 
lippo potesse meglio fornire i suoi conceputi tradimenti , come 
innanzi si farà menzione. 

CAPITOLO CCLXn. 

Come il re di Francia tolse per moglie la cugina. 

Nel detto anno 1324, a di cinque di Luglio, Carlo il giovane 
re di Francia sposò e tolse per moglie la figliuola che fu di 
messer Luis di Francia , fratello di padre , ma non di madre , 
che fii del re Filippo suo padre, e sua cugina carnale, per di- 
spensazione di papa Giovanni; la quale per tutti 1 cristiani fu 



LIBIO NONO 30t 

tenuta sconcia e laida cosa ^ e ancora vivendo la sua prima 
moglie. 

GAPrrOLU GGLXm. 

Come $% eamineiò guerra in Guascogna tra H re di Francia 

e quello d* Inghilterra. 

Nel detto tempo, il detto Carlo re di Francia cominciò guerra 
in Guascogna centra il re d'Inghilterra, per cagione che la gente 
del re di Francia avendo cominciata una bastita, ovvero una 
nuova terra^ in su i confini della Guascogna infra le terre del- 
la giuridizione del re d'Inghilterra , quegli del paese col balio 
del re d'Inghilterra presone la detta bastita, e disfeciono e gua- 
staronOy e '1 balio e gli sergenti che v'erano per lo re di Fran* 
eia impiccarono in sul detto luogo ; per la quale cosa il re di 
Francia sdegnato, vi mandò messer Carlo di Valos suo zio con 
più di tremila cavalieri franceschi a fare guerra, e per bisogno 
di danari peggiorò la sua buona moneta d' argento quattordici 
e più per cento^ e fece medaglie e bianche d' argento a guisa 
del re Filippo suo padre , e fece prendere e ricomperare tutti 
gl'Italiani che prestavano in suo reame, e (1) fargli finare per 
moneta. 

GAPITOLU CCLXIV. 

Come papa Giovanni ecomunicò Lodovico di Baviera detto re * 

de'Romani. 

Nel detto anno^ a di 13 di Luglio , papa Giovanni appo Vi- 
gnone in Proenza diede l'ultima sentenzia centra Lodovico do* 
glo di Baviera eletto re de'Romani, dispognendolo d'ogni bene- 
ficio di lezione d' imperio , siccome ribello di santa Chiesa , e 
fautore e sostenitore degli eretici di Milano in Lombardia, e di 
mastro Gian di Gandone^ e di mastro Marsilio di Padova, gran- 
di maestri in natura e astrolagi, ma di certo eretici in più ca- 

(i) e JargU Jinare per monetai quìtare, far qaiUnta: e le parole del 
letto vogUoo dire: fece far loro per moneta la quitama^ e laieiarii io li- 
berU* Altri leggono: finigli per moneia» 



308 GIOVAHNI TILLAHI 

si; e comandò, che innanxl ealen d'Ottobre piwàmo tome w* 
nulo il detto Lodovico peraonalmente dinaosl da lui a mlaarl- 
cordia^ e a fare penitenza del mlB&tto, o dal termine Inuuiri 
procederà centra lai e aqol beni» ileGOiee icIaniaUco e eretloo. 

CAPITOLO GGLXV. 

« 

Come I Malaieiti da Rimine furono eeanfUH a OfUna. 

Nel detto anno, a di 11 d'Agosto» ettendo i signori MalaleiK 
da Rimine posti ad oste ad Orbino, e bittt loro sei caTaHerl a 
grande onore, e con loro i^no e del cornane da Bimine posti 
ad oste ad Orbino, e pognendo nna Ibrteita e battUblle In ss 
lino poggetto chiamato CaTalIino presso a Orbino, i ghibellini 
della Marca collo sforzo del. vescovo d'Arezzo e di i[iie" della 
città di Castello subitamente vi cavalcarono con i^ù di otiocea- 
to cavalieri e popolo assai, e per forza presono la detta fortes* 
za ancora non compiata, e non A prendeano guardia, e aocaUs- 
8ungli e misono in rotta; e rimasonne di qaegli da Rimine in 
morti e presi più di settecento, i più pedoni (a). 

CAPITOLO CCLXn. 

Come i ghibellini di Romagna vollono pigliare Cesena- 

Nel detto anno, a di 16 d'Agosto, i ghibellini di Romagna col- 
Taiuto di parte della detta gente che levarono il l>atlifolle ad 
Orbino, per tradimento entrarono in Cesena. Alla fine, combat- 
tendo , da quegli della terra ne furono per forza cacciati con 
grande danno di quegli che v'erano entratL 

CAPITOLO CCLXVn. 

Come il re di Francia si credette essere eletto impereuU^e. 

Nel detto anno 1324, essendo il re Carlo di Francia stato in 
grande speranza e trattato col papa e con più baroni della Ma- 
gna d'essere eletto re dc'Romani per le dissensioni de*due eletti 

(a) Vedi Appondiee n^. i45. 



LIBIO HOlfO 309 

re d'Alamagna, e colla detta speranza parlamento avea ordina- 
to a Bari sovr'Alba in Borgogna alle conQni dello 'mperio, ove 
dovea essere il re di Boemia suo cognato , e gran parte degli 
elettori dello *mperio, e più altri signori e prelati d'Alamagna, 
al detto Bari andò con molta di sua baronia , e al giorno no* 
mate del detto parlamento del mese di Luglio, al quale parla- 
mento nullo de*detti baroni vi venne^ se non il dogio Lupoldro 
d'Ostericb. Per la qual cosa il re si tornò in Francia molto 
aontato, e con poco onore della detta impresa, veggendo (1) la 
diflEalta che gli aveano fatta i baroni delia Magna. 

CAPITOLO GCLXVin. 

Come messer Carlo di Valos acquistò parte di Guascogna • 

Nel detto anno , del mese d'Agosto e d i Settembre , messer 
Carlo di Valos eh' era ito coir oste del re di Francia in Gua- 
scogna, più terre della Guascogna di sotto ebbe a'suoi coman- 
damenti, e la città di Regola ebbe a patti, e fece triegua col- 
la gente del re d'Inghilterra sotto trattato d'accordo, e tornossi 
in Francia del mese d'Ottobre. 

CAPITOLO CCLXIX. 

Come % Pistoiesi feciono triegua con Castruccio contra 'l volere 

de* Fiorentini. 

Nel detto anno, a di 31 d'Agosto, Castruccio signore di Luc- 
ca venne con suo isforzo di cavalieri e pedoni nel piano di Pi- 
stoia presso alla citte, e poi si puose a campo a pie delle mon- 
tagne, e cominciò a fare riporre il castello di Brandelli, e puo- 
segli nome Bellosguardo, perchè del luogo si vede non solamen- 
te Pistoia , ma Firenze e tutto il piano di Firenze. I Pistoleri 
mandarono per soccorso a'Fiorentini, i quali vi cavalcarono po- 
polo e cavalieri, ed essendo a Prato, mandarono innanzi di lo- 

(i) dtffalta: mancaneoto di parola. Abbiam notato altrove in altro pro- 
posito questa voce, e ivi abbiam dello derivare dal ^tthojaiiìn, poiebè 
ai trova aver tutti i significati di questo verbo. Neppure in questo luogo 
iMcntisce la sua origine. 



310 eiOTAimi YILtAHI 

ro gente per entrare In Fittola. Mener Fll^o cbe a' era ri- 
gnore^ non A fidò che noìlo norentlno entrane nella terra, bm 
voleva eh' andastono di ftiorl contro a Gaatmcclo. Per la ipui 
cosa i Fiorentini lidegnati, A tomaro in FIrenae aaun aniare 
più innanzi; e' Pistoiesi rifermarono la trtegoa eoo CailrMcio 
alla sua volontà, e con loro vergogna e ereBClmento di Miolo. 
Per lo detto isdegno^ i Fiorentini cercarono uno trattalo ealTa* 
bate da Facciano e con ono loro conestaUle goaseonn di* erm 
In Pistola alla guardia della terra , e dovea dare a* Flofeattal 
una delle porte; ma tutto dò era Inganno e tradiasento. 1 fio- 
rentini a di 22 di Settembre, di notte» vi ftdono cavaloare A 
loro soldati , e come forono alle porte di Fistola, Il detto eons> 
stabile avendo rivelato il trattato al signore di Flsìt«ria» la terra 
fu in arme, e fii preso il detto abate dal nipote; e ambaacìado 
ri che v' avea del comune di Firense , e lutti i Ftocentliil che 
dentro v' erano, furono a gran periglio. Upoaoml il ronaon « e 
que'ch* aveano cavalcato d tornarono a Flrenie molto aoondt 

CAPITOLO CCLXX. 

Come il signore di Milano riprese Monda. 

Nel detto anno e mese di Settembre, Galeasso Visconti signore 
di Milano con sua gente andò ad oste sopra la terra di Mencia, 
la quale si tenea per la Chiesa , ed eravi dentro per capitano 
messer Vergiù di Landa con trecento cavalieri e mille pedoni , 
slrignendo la detta terra per modo, che sanza grande scorta e 
periglio non si potea fornire. Alla fine per difTalta di vivanda 
s'arrendeo a quegli di Milano a patti» se non avessono soccorso 
dal legato cardinale in fra dieci di. Il qaale cardinale non aven- 
do forza di fargli soccorrere , si renderono salve le persone e 
Tavere: a di 10 dL Dicembre nel detto anno, con grande vergogna 
della Chiesa e del detto legato, lasciarono Mencia a que* di lOIano. 

CAPITOLO CCLXXI. 

Come si mutò stato di reggimento in Firenze* 

Nel detto anno 1324^ del mese di Settembre , certi caporali 
grandi e popolani che reggeano la città di Firenze ( parea che 



LIBRO NONO 311 

tra loro medesimi avea certi di quelli , che nel reggimento vo- 
lessero più che parte, ciò erano detti Serraglini, ch'erano i Borr 
doni, e altri loro seguaci ) vennono in divisione; e la maggiore 
parte di loro che si teneano migliori popolani^ accostandosi con 
quegli che non aveano retto per addietro né ossuti di loro setr 
ta, che n' avea alquanti tra' priori; e i loro dodici consiglieri^ 
che allora erano alla signoria della città , copertamente e con 
ordine fatta^ feciono prendere balla a' detti priori e dodici con- 
siglieri , a correggere e a riformare a loro volontà la lezione 
de' priorati fatti l'anno dinanzi, e quelle lezioni trovando assai 
bene fatte, non le mutarono , ma arrosono gente nuova per sei 
priorati^ e mischiarsi insieme con gli altri, e mettendovi dell'al- 
tra setta che non avea retto^ sotto colore di raccomunare la cit- 
tà, e dare parte a'buoni uomini. E conseguendo il detto proces- 
so, il seguente priora to> del mese di Novembre seguente, fecio- 
no lezione per quarantadue mesi di tutti gli ufici che doveano 
venire, si de' gonfalonieri delle compagnie, e simigliante de' do- 
dici consiglieri segreti de'prioH, e de'condottieri delle masnade 
de'soldati, a trarli all'elezioni, come venieno, di sei in sei me- 
si, (1) e mischiarono assai presso eh* ebbene di ciascuna setta, 
e misonli in bossoli. E simigliante corressono le lezioni delle ca- 
pitudini dell'arti, che ogni anno non iàcessono di loro più ch'una 
lezione. E cosi si rinnovelld nuovo stato in Firenze , (a) sanza 
ninna novità o pericolo di città, mischiatamente della setta ch'a- 
vea retto la città dal tempo del conte a Battifolle in fino allora, 
e di quella gente che non avea retto, rimagnendo quegli ch'a- 
veano retto in assai buona parte della signoria. Averne di que- 
sta mutazione fatta menzione per esempio a quegli che sono a 

(i) e mischiarono astai presso eh* ebbene di ciascuna seiia^ e misonli 
in hossoU: cioè, che quasi ve n'ebbe di ciatoaiMi tetta» Altrove ti legge: 
e mischiarono assai bene, che presero di ciascuna setta. Qaello poi cbe 
dice: misonli in bossoli : ?ool dire, che i nomi di qaelli oh' erano tUtt 
acelti, gli miion nei vati deilioati a contenere le poliate da ettrartl per 
1' eletioni . Oggidì infece di bossolo dieeti busiohtto , Unto nel aenio 
che in questo luogo si parla« quanto in qualunque altro senso , quando 
questa voce si adopra per vaio. Quindi si dice il bussolotto dei ciechi; 
il bussolotto delle limosine; il giuoco dei bussolotti ec. che aoii bossolo 
in questo senso non li sente più in bocca di alcuno. Ora la marafiglia 
eooie non sia stala la foce bussolotto, così comune, registrata nelVocab* 

{a) Tedi Appendice n.® 146. 



3i2 QIOVAtlNI VltLAHt 

Yenire^ e perché nullo tìy» In isperansa che le eoae tamad e 
signorie, spezialniente in Firenze, aMiiano fermo stato, ma aeai* 
pre siamo In mutazioni $ che feccendo raglode , la detta aetta 
che si creò al tempo del detto conte a Battlfolle , non éooiplè 
di durare otto anni interi^ vincendo anoora delle loro o p at a a»* 
sai il meglio. 

GAPitoLO cajaai. 

Come U eommie di Firemt$ itequiOò U emièBo M fawsfaifna. 

Nel detto anno , In calen d^ Ottobre, ^arraiidè al oommie di 
Firenze 11 castello di LandoHna In Valdarno, per cagkma, da 
guerreggiando 11 contado di Valdarno AghinoUb igUnolo di M- 
tino Grosso degli libertini con -sua masnada che dimoMifa in 
Lanciollna, fti sconfitto e preso da qpiegll di CasteUraneo e di 
Loro, e per riarere II detto AgfalndUb , renderono fl detto ca^ 
stello, e donarne ogni ragione al comune di Firenze , Il quale 
avea avuto per retaggio della madre dal conte Alessandro ds 
Romena suo zio. 

CAPITOLO GCLXXm. 

Come in Mugello ei fece una terra» 

Nel detto anno e mese d' Ottobre, si cominciò per lo conni* 
ne di Firenze a fare una terra nuova in Mugello presso ove fii 
Ampinana, e le terre che s'erano racquistate per lo detto co- 
mune dai Gonti^ e puosesi nome Vico (a). 

CAPITOLO CCLXXIV. 

Dell'appello che l'eletto di Baviera fece contro al papa. 

Nel detto anno, del mese d'Ottobre, Lodovico di Baviera elet- 
to re de'Romani, per cagione del processo e scomunica e pri 
vazione che papa Giovanni avea fatta contro a lui , si fece in 
Alamagna uno grande parlamento, nel quale si discusó del pro- 

(a) Vedi Appendice n.® i47* 



LIBRO NONO 313 

cesso che '1 papa fatto avea contra lui , come gli facea torto , 
e appellò alia detta sentenzia al concilio generale a Roma, op- 
ponendo contra il detto papa trentasei capitoli , come non era 
degno papa ; e '1 detto appello mandò del mese di Novembre 
alla corle a Vignone; onde il detto papa e tutta la Chiesa eh* 
he grande turbazionc. 

CAPITOLO CCLXXV. 

Come i marchesi da Esti tohono Argenta alla Chiesa. 

Nel detto anno, a di 31 d' Ottobre, i marchesi da Esti , che 
teneano Ferrara , tolsono la terra d'Argenta in Romagna alla 
Chiesa di Roma, sanza fare danno o micidio ninno nella terrà; 

CAPITOLO CCLXXYI. 

Della venuta de' cavalieri franceschi in Firenze. 

Nel detto anno 1324, a di 20 di Novembre, giunsono in Fi- 
renze cinquecento cavalieri franceschi, i quali il comune di Fi- 
renze avea fatti soldare in Francia, e furono molto bella gente 
e nobili, tutti gentili uomini , intra' quali avea più di sessan- 
ta (1) cavalieri di corredo. I capitani e conestabili furono : il 

(i) cavalieri di corredo: poiché il n. A. parla ti speato delle molte ti^éeìè 
dei cavalieri ch'erano a quei tempi; e per etier eatiotl quegli orditoi, i 
loro Doni poisoo per a?veotiir« oggidì comparire oteari i noi orediamd 
ben fatto il darne in questo luogo un'idea^ aebbene ra?renmò potuto fa- 
re un po'prìma. Olire quelli ch'eran detti cavalieri di cabaliate ^ cava» 
Iteri d*elmo, e lemplicemente cavalieri, tenta nessuno aggiunto, I quali 
lutti non importavano nessun grado d' onore , e non erano ohe sempliei 
nomini d'arme a cavallo; noi troviaipo rammentati i cavalieri di corredo^ 
I cavalieri bagnati , i cavalieri bandereti, i cavalieri d*armef e i cava-- 
Iteri di scudo. 

Cavalieri di corredo: eran cosi detti perchè il giorno che pigliavaiio 
ti grado della cavalleria facevasi un gran corredo, cioè un lauto e pub- 
blico convito. Che poi gli antichi adoperassero corredo per convito , ai 
potrebbe agevolmente con molti passi di autori comprovare; ma basta ve* 
dere il Vocabolario. La loro divisa era una veste verdebruna, e una ghir* 
landa dorata. 

Gio. raiani T. IL M 



314 GIOTARHl flLLAiri 

sin di Batentino, il bIH di Ciaflgnl, il ilrl dl^prt. Il lirt « Già- 
conte, meflser lliles d'Alzano» measer Gvlgilelttio di Noren, mc§* 
Ber Gian di Curri, meaaer Uttaso d*Oiiibrlerea, Baotino Lanieri, 
messer Prenzlvalle di...., Rinaldo di Fontana, Raolino di Roccia^ 
forte; e vennono per Lombardia armati e con bandiere lerate. 
E messer Passerino signore di Hantova , cbe tenea k dttd di 
Modona per parte d'imperio, a richesta deTiorentlnl e Bologne- 
si largì il passo per Io contado di Modona presso alia cittì» pa-* 
gando certa gabella per caTallo, con tatto cbe per fimn d'ar* 
me fossono pasaad, si erano ridottati. 

. CAPITOLO GCLXXTir. 

Come il legato cardinale eredeiie onere la eitià di LoM, 

e furono eeonfitti. 

Nel detto anno, a di 8 di Dicembre, sentendo il legalo ttat^ 
dinaie che la terra di Moncia non si potea tedei^y cercò trat- 
tato con certi della città di Lodi, che gli dovessono tradire U 
terra , e doveanne avere ottomila fiorini d' oro: fece cavalcare 
da Piacenza cavalieri e gente a pie assai, e fu per gli tradito- 

Cavalietri bagnati i questi pare prendeiraDo la loro denomiiiaiìciie Uà 
una eerimonia che nella loro elezione li pratieaira; eioè, TenÌTan iMgnati 
da altri cavalieri in un bagno tolennemente preparalo per lo più in ona 
chieia, ma talora anche in una piatza; olire più altre cerioaonie, che ìd 
queir occasione eran aolite coitumarii» 

Cavalieri bandereti , o della banda: i quali portavano per insegna oot 
banda rosta in campo verde. Il nostro Autore, nel cap. 48 di questo li- 
bro, racconta l'origine di questi cavalieri in Firenze; che fu alla venata 
dell'imperatore Arrigo l'anno i3i3, in queato modo: erano Mtna comfa 
gnia di volontà , a una integna campo verde, e banda rosta^ de^pià pre^ 
giaii donzelli di Firente» E qui si noti, che dontelli si dicevano quei 
giovani nobili, i quali erano destinati e si educavano a qualche ordine ca- 
valleresco. Questa sorta di cavalleria si sparse in breve per tatta Italia, 
e fuori in Francia e in Ispagna , e fu tenuta in gran pregio , e molto 
onorata. 

Cavalieri tT armei eran quelli che si facevano sul campo di battaglia, 
o per accrescere il coraggio, o per rimeritare il valore* 

Cavalieri iT onore^ che ai onoravano del titolo di cavaliere o dai prin- 
cipi o dai popoli, e all'eleiione erano regalati di ano scudo. 



LIBIO IfOHO 3i5 

ri rotto del muro della terra , ed entrarono dentro parte della 
gente della Chiesa. Sentiti da quegli della città , per forza gli 
ruppono e sconfissòno con grande danno di quegli ohe v'erano 
entrati, e vergogna della Chiesa. 



GGLXXVIII. 

Come U papa ieomunieò ehi fweae tontraffart il fiorino d'oro. 

Nel detto anno e mese di Dicembre, papa Giovanni fece gran* 
di processi e scomunica contra chiunque facesse battere o bat- 
tesse fiorini d' oro contraffatti e falsi alla forma di que' di Fi- 
renze, perocché per molti signori erano fatti falsificare, com'era 
il marchese di Monferrato e Spinoli di Genova. Ma il papa per 
sue scomuniche corresse altrui, ma in quesla parte non corresse 
se medesimo, che fece fare i fiorini alla lega e conio di quegli 
di Firenze , e non v' avea altra differenza, so non che dal lato 
della 'mpronta di santo Giovanni diceano le lettere: papa Gio-* 
tanni: e per intrasegna , di costa al san Giovanni una mitra 
papale, e dal lata del giglio diceano lettere: Sondo Petra et Paulo. 

CAPITOLO GGLXXIX. 

Come Carmignano si rendè al comune di Firenze, 

Nel detto anno, a di 13 di Gennaio» i terrazzani del castello 
di Carmignano conoscendo che messer Filippo Tedici tenea Pi- 
stoia tirannescamente e a pregiudicio di parte guelfa, si rende- 
rono di loro buona volontade a perpetuo al comune di Firenze, 
il castello e la rocca e la corte , siccome distrettuali e conta- 
dini di Firenze: e furono falli franchi sette anni, e che a loro 
guisa chiamassono loro podestà di Firenze che fosse popolano^ 
pendetti sette anni. 

CAPITOLO CGLXXX. 

Come il re Ruberto volle esser morto in NapolL 

Nel detto anno, del mese di Gennaio, sentendo il re Federi- 
go che tenea Cicilia , che '1 re Ruberto e '1 duca suo figliuola 




316 Giov. 

feceano tt NapMt' grande apparcncblaroonto per fare nrmata pt^t 
andare tb CkiUa^ ordinò con assassini calnlnni e (osr.nni , cbr 
in NapoU'ioTCWOn» Deridere il re Knberto (a) e 'I duca . e 
■neltere fuoco alla lerzana ov'era il navllio; il quale tradimen- 
to Bcoperto , gli assassini furono presi e giudicati ad aspra 
morie. 

■ - 'i ■.•.:.'■''>■ i-.r-.-'i-.i: ■ ■'-. -1 fW^'W.^ !!■ 

■ '"- ■. ■. - -vnciiir iu ■;-' fF»f"rfi *»■: 

Nel detto KtmA 13-24, del mese di Gennaio, meìiser (^annl 

fratello del re Bnbcrlo prenze della Monca, ei parli da Brandi- 
zio, con TontkiDqDe ^alec armato e allri le^ni , per andare io 
ftomaala a racqniriarc il principato della Morea , e arrivando 
airisola di CeMeot» e del Giacinto, trovò che 'I conto di Cefa- 
Ionia era «tato inorto per uno suo ft'atcllo, d uvea rubcllata rì- 
sola. Il pronae per forza d'arme romliattò co'ribclll. e sconfis- 
segli e preseli, e le dette isole recò a sua signoria, disertando 
i detti ribelli; e poi passò a Chiarenza, e fuvvi ricevuto come 
signore a grande onore. 

CAPITOU» CCLXXXII- 

Come guelti della terra di Bntggia ti rtibellarono, 
di conte di Fiandra. 



Nel detto anno , del mese di Gennaio , quegli della terra <U 
Bruggia In Fiandra con quegli del Franco d' intomo , per ca- 
gione delle sette cb'avea II popolo minuto co'grandi bontesl, si 
rubellarono al conte Luis di Fiandra ; per la qual cosa tutti i 
mercatanti si partirono di Bruggia , e que'di Bruggia faccendo 
guerra assediarono nella terra d'Andilwrgo la gente del conte, 
e per buono tempo molestando il paese. Alla fine quegli di 
Ganto e d'ipro feciono accorda tra quegli di Bruggia e 'I conte 
per moneta, a grande vergogna del conte e dc'nobili. 

(nj Vedi Appradlce n.* i^S, 



LIBEO IVOffO 317 

CAPITOLO GCLXXXin. 

Com» in Firenzi ebbe mutazione per cagione delle sette. 

Nel detto anno^ del mese di Gennaio, essendo per §etta ac- 
icusato Bernardo Bordoni e altri suoi compagni all'esecutore del^ 
la giustìzia, ch*avessono fatta baratteria all'oficio della condot- 
ta de'soldati, i suoi compagni comparirono^ e scusarsi ; ma il 
detto Bernardo essendo a Carmignano per ambasciadore del co- 
mune, il detto esecutore volendolo condannare , e parte dello 
uficio de'priori il contastavano, che l'aveano mandato in pruo- 
va a Carmigoano, e Chele Bordoni suo fratello col favore e ià-^ 
miglia de'priori compari alla condannagione^ protestando all'e*^ 
secutore; zuffst e romore si cominciò tra la famiglia de*priori e 
quella dell' esecutore , onde tutta la città quasi romi. Alla fine 
1* esecutore il condannò in libbre duemila , e che non avesse 
mai uficio ; e forse non sanza giusta cagione ; e pre^ il detto 
Chele e più altri loro seguaci , e condannogli grossamente , e 
mandogli a' conGni a torto sanza altra ragione , con tutto ne 
fossono degni; non per questa cagione, ma per la loro soperchia 
arroganza^ eh' erano i più presuntuosi popolani di Firenze , e 
avcano guidata la terra assai tempo. Ma per abbattere loro e 
la lorp setta^ ch'erano chiamati Serraglini, fu loro fatto piA che 
giustizia. E per cagione di ciò, uno che allora era de'priori lo- 
ro amico e vicino, che gli aveva favorati, uscito del priorato , 
fa condannato dall'esecutore per contumacia sotto inquisizione 
di baratteria in libbre millecinquecento, a torto e sanza ragie* 
ne, in abbassamento e disonore dell'uGcio del priorato. E tutto 
fu per cagione delle sette, perocché '1 detto esecutore favoreg* 
giava coloro ch'erano tornati in istato in comune. Per la qual 
cosa Tuficio del detto esecutore, eh' avea nome Pietro Landol- 
fo (a) da Roma, montò in tanta audacia e tracotanza, che Tu- 
ficio de'priori avea per niente; e tanto crebbe, ch'avrebbe gua- 
sta la citta a modo d'uno bargello; e già Tavea follemente co- 
minciata , se non che poi ravveduti i buoni popolani che gui- 
davano la città, che V opera andava male , vi misono freno , e 
feciono decreto, eh' e' priori potcssono privare dello uficio, p<H 

(a) Vedi Appendice n.'* i49- 



ai8 «lOYAMI TlIikASI 

desta, e capitano, e esecutore, che hoq si portaMooo bene; per 
la qual cosa il detto esecutore si rltaoDUDie del suo folle loteodl* 
meato. Di ciò aTemo fatta menzioue non tanto per lo piocolo 
fatto de^fiordoniy quanto per la mutazione che ne segni, e per 
le sette di Firenze, e per esempio per l'avTenires perocchò per 
la cagione di questa norità al tutto fb atterrata quella ietta 
de'SerraglinI, e non fu picoda mutazione tra'popolani di Fbeme. 

CAPITOLO GCLXXXIV* 

Di mutazioM mona ndla eiM ài Si$nm^ 

Nel detto anno 1324 , a di i8 di Febbraio » te Stena risane 
la censura de'giudici e de'becoari e altri popolani coBira Vm^ 
ficio de'nove che governavano la città, per rivolgere Jo slaln 
della terra, la quaile giura scoperta, ne furono preal ili[i«rt^ n 
dicapitati, e molti condannati e fatti ribelUU 

CAPITOLO CCLXXXV. 

Come Cattrmcdo prese la Sambuca^ e'PUtoUti $*accordarona 

co' Fiorentinù 

Nel detto anno , a di 25 di Febbraio , Gastruccio signore di 
Lucca cavalcò la montala di Pistoia^ e più tenute prese ; e 
poi andando al castello della Sambuca^ gli si rendeo, lo quale 
era fortissimo castello. Ma per gli più si disse , che fu opera 
simulata per lo signore di Pistoia, per quello che ne segui ap- 
presso. Kotta la detta triegua per Gastruccio a'PistolesI, manda- 
rono a Firenze , e feciono accordo co' Fiorentini , e promisono 
d'essere alla guerra co'Fiorentini contra Gastruccio, rimanendo 
messer Filippo Tedici signore in Pistoia , con più altri patti , 
promettendo i Fiorentini di rendere loro Garmignano, e di fare 
che '1 papa promoverebbe il vescovo di Pistoia in altro bene- 
ficiOy ch'era contrario di messer Filippo; e bollono alla guardia 
di Pistoia cento cavalieri soldati di quegli di Firenze con ca- 
pitano^ cui quegli di Pistoia seppono eleggere. E tutto ciò che 
seppono domandare a'Fiorentini ebbono , salvo che domandava 
moneta il detto messer Filippo, ed era opera simulata; peroc- 
ché grossamente gli fu profferta per gli Fiorentini , laseiaada 



L1B10 NOHO S19 

la Bignoria , e non la tollono poi dare. I soldati de* Fiorentini 
entrarono in Pistoia il di di Risorresso, a di sette d'Aprile, on- 
de i Fiorenlini teneodosi poi al sicuro di Pistoia, si troTarono 
ingannati^ perocché tutto fu opera di tradimento del detto mes- 
ser Filippo Tedici, come innanzi fari menzione. 

CAPITOLO CCLXXXVI. 

Carne la taglia de* eavaUeri eh' erano a Caetello ca^akaromo eopra 

gli Aretini. 

Net detto anno, a di 28 di Febbraio^ il capitano della taglia 
ch'era sopra la città di Castello^ il qual era messet Ferrante 
de' Malatesti d'Arimino , (a) con tutta sua gente càTalcd sopra 
Gastiglionearelino, che per tradimento gli si dovea tendere; il 
qmale tradimento scoperto, e perduta la speranza, levarono gran 
preda, e feciono gran danno e arsione intorno , e per lo con" 
tado di Cortona , perchè i Cortonesi erano scesi centra loro. 

CAPITOLO CCLXXXVn. 

Come si troiiono de'grandi certe echiatte di Firenze. 

Nel detto anno, all'entrare di quaresima, si feciono in Firen- 
ze arbitri sopra gli ordini e statuti a correggere e fare di nuo- 
vo* Intra l'altre cose che feciopo, si trassono del numero de'gran- 
di e potenti dieci casati minimi e impotenti di Firenze, e ven- 
ticinque schiatte de'nobili di contado, e recargli a popolo. Per 
certi fu lodato; ma per molti biasimato, perocché delle schiatte 
di popolani possenti e oltraggiosi erano degni di mettere tra'gran'» 
di per bene di popolo. 

CAPITOLO CCXXXVllfi 

Come Àzzo Visconti di Milano prese il borgo san Donninos 

Nel detto anno, a di i 5 di Marzo, essendo i Parmigiani e'Pia-' 
centini ad assedio ad uno castello che si chiamava Castiglione^ 

(a) Vedi Appendice n.^ i5o. 



320 GIOVANNI VILLANI 

s'arrendeo loro a patti. E in quello stante, Azzo flgliaolo di Gà- 
leasso signore di Milano, passò il fiume di Po con miUecinqne- 
cento cavalieri per soccorrere il detto castello, ma non venne 
a tempo; ma in quello trattò d'avere il borgo a san Donnino, 
il quale a di 18 di Marzo gli s'arrendeo, e iv' entro si dimorò 
colla maggiore parte di sua gente y faccendo grande guerra 
a'Piacentini, e alla gente della Chiesa e a*Parmigiani. 

CAPITOLO CCLXXXES. 

Comt Castruceio volle fare uccidere il eonte Nieri di Pisa. 

Nel detto anno 1324, di 20 di Marzo , Gastruccio signore di 
Lucca mandò suoi assassini in Pisa per fare uccidere il conte 
Nieri e più altri maggiorenti che reggeano la citte, perché non 
si voleano tenere a sua lega; 1 quali presi, furono distrutti: on- 
de crebbe maggiormente la mala volontà da lui a quegli che 
reggeano Pisa. 

CAPITOLO CCXG. 

Come nuova moneta picciola si fece in Firenze. 



Nciranno 1325,^ in calen d'Aprile, si fece in Firenze noova 
moneta picciola della lega e peso dell'altra, mutando il conio 
con san Giovanni più tango , e '1 giglio mezzo alla francesca 
sanza fioretti; perocché 1* altra era molto falsificata. Ma molti 
indovinarono^ che non dovea bene avvenire alla città, avendo 
levati i fioretti dentro a'glgli, come sempre erano stati. 

CAPITOLO CCXCL 

Di miracolosa neve che venne in Toscana, 

Nel detto anno, a di 11 d'Aprile, in tutta Toscana cadde una 
grande neve molto piena , e durò per più di quattro ore; non 
si prese nella città, ma di fuori per tutto ; e crcdeltesi eh' a- 
vessc guaste tutte le frutta e tutte le vigne ^ e non fece quasi 
danno ninno. 



Litio ifOffO 321 

CAPITOLO ccìxcn. 

Come Càétruìceió ordinò tradimento in Firenze. 

Nel detto anno 1325 , del mese d'Aprile ^ Gastriiccio sigoof'é 
di Lucca sentendo eh' e' Fioretìtìni s' apparecchiavano di fargli 
guerra, fece cercare tradimento in Firenze , e in Pistoia, e in 
Prato per rompere l'ordine de' Fiorentini, in Firenze per uno 
suo famigliare ; eh* era congiunto di Tommaso di Lippaccio di 
inesser Lambertuccio Frescobaldi , il quale Tomoiasò cercò di 
corrompere le masnade francesche con uiiò messer Cristiano 
tnonaco, il qudle il papa ayeà dato a' Franceschi per loro pe- 
nitenziere , e eh' egli assolvesse colpa e pena. Questi con uno 
eavaliere della bandiera di messer Guiglielmo di Noren segul-^ 
tono il trattato ; e pronietteano al detto niesser Guiglielmo é 
inesser Bfiles d'Alzurro coneslabili^ e degli altri, tornare dà da- 
struccio. d quale trattato si sco|terse : e ancora che '1 dettò 
Tommaso dòvea rubellare ài comune di Firenze Capraia e Ifon- 
telupo. Furono prèsi il detto moriacò, e '1 detto cavaliere: Tom- 
ihaso si fuggi. E ritrovato il tradiaiento, ai detto cavaliere fu 
tagliato il capo, e '1 detto moiiàco in perpetuale carcere^ e Tom^» 
inaso condannato conie traditore , e disfatti i beni suoi, e mes^ 
fter Guiglielmo di Nored si scusò eh' era nialatò , e disae òhe 
hon senti il trattato; nia veramente lie fu colpevole , come iil^ 
lianzi si scopri. 11 trattato di Pilato era per messef Vita Puglié- 
si cavaliere della terra. Scopérsesi, e fùroii^ decapitati, ed egli 
e' suoi cacciarono di Prato. A quello di Pistoia diede com^^ 
inento, come innalzi iàrà inenzione. 

GAf^ITÒLO cdLdài^ 

Come altuno accordò fu tra gli eletti dMa Magna. 

Nel detto anno e mese d'Aprile, il dogio di Ratiera eletto ré 
fle'Jlomani trattato fece di pace con Federigo dogio d'Ostericb 
àimigliante elètto, il quale avea in sua pregione, e èo'suoi fra* 
telll sotto certi patti , iiiccendogli rinunziare alla sua lezione 
flello 'mperio, salvo che '1 duca Lupoldro suo fratello non volld 
acconsentire al détto acéordo, ma s^allegò colla Chiesa e col fé 
érto. Villani T. li. 41 



322 GIOVANlfl VILLANI 

di Francia , e facca ^an guerra al detto eletto di Earieni; e 
però non si compiè allora il detto trattato 9 ma poi por certo 
modo, come diremo innanzi nel capitolo GGCXVL 

CAPITOLO GCXaV. 

Come Castruccio iignore di Lucca eHe to città di Fisiaia. 

Nel detto anno , domenica mattina anzi il giorno , di 5 di 
Maggio 1325 , messer Filippo Tedici' che tenea Pistoia diede 
compimento al suo tradimento , che mise in Pistoia Gastmecio 
signore di Lucca con tutta sua gente, e corse la terra; e' sol- 
dati che v' erano alla guardia per gli Fiorentini, e altri guelfi 
della terra che si levarono alla difensione, furono preai e mor- 
ti, e tolto loro Tarme e'cayalli. Sentendosi la novella la Firen- 
ze, non però al certo che al tutto fosse perduta la terra. Cu- 
cendosi per lo comune e popolo una grande festa, che la asat- 
tina aveano fatto cavaliere uno Pietro Landolft da Roma eseen- 
tore degli ordini della giustizia del popolo^ e Urlinbacca cone- 
stabile tedesco^ per loro meriti; ed essendo i priori co'detti ca- 
valieri novelli e tutte signorie , e buona parte della migliore 
gente di Firenze, a tavola a mangiare nella chiesa di san Piero 
Scheraggio, ove si faceva la corte , s' abbatterono le tavole, 
ogni gente fu all' arme , e cavalcossi infino a Prato , credendo 
che parte della terra si tenesse , per aiutarla ricoverare. Sen- 
tendo il vero , come al tutto per lo detto tradimento era per- 
duta, si tornarono in Firenze con gran dolore e tema. Di que- 
sto tradimento ebbe il detto messer Filippo (a) da Castruccio 
diecimila fiorini d' oro ^ e la figliuola del detto Gastruccio per 
moglie; e incontanente Castruccio vi fece cominciare a murare 
uno grande castello dentro alla città dalla porta Lucchese in 
sul prato di Pistoia. E intanto di questa perdita di Pistoia s'eb- 
bono a riprendere i Fiorentini, che più volte avrebbono avuta 
la signoria della terra dal detto messer Filippo , dandogli la 
detta somma di moneta, o meno; ma per certi trattatori fioren- 
tini, volendolo ingannare, o della detta moneta per loro pro- 
prietà guadagnare, non si compio il trattato; ma trattando più 
volte cercarono via, e feciono fare cavalcate infino a Pistoia 

{a) Vedi Appendice 0.° i5i. 



LliRO FTOIIO 323 

per torre 'la terra; onde il detto mesger Filippo con disperato 
tradimento si condusse a darla a Castruccio; la qoal cosa fu co- 
roinciamento di molti mali e pericoli che ne seguirono a' Fio- 
rentini, e a parte guelfa in Toscana. E il di medesimo apparve 
in aria due cerchietti congiunti cosi di due colori^ quasi a mo* 
do d'arco, apparenti molto, e durarono assai; onde si disse per 
molli , che non era sanza grande significaiione di future novi- 
tadi. 

CAPITOLO GGXCV. 

Come messer Ramondo di Cardona venne in Firenze 
per capitano di guerra. 

Nel detto anno^ il seguente di che si perde Pistoia^ di 6 di 
Maggio? in su la terza giunse in Firenze subitamente messer Ra- 
mondo di Gardena eletto capitano di guerra per gli Fiorentini, 
che venia da corte per mare per la via da Talamone, onde i Fio^ 
rentini si riconfortare molto; e il di medesimo in sul vespro 
giurò Tutlcio in su la piazza di san Giovanni, con grande trion- 
fo e parlamento. E incontanente i Fiorentini cavalcarono e puo- 
sono assedio ai castello d' Artimino, ch'era de* Pistoiesi , e di 
poco tempo rimurato e aiTorzalo per gli Pistoiesi. 

CAPITOLO CCXCVI. 

€ome il duca di Calavra con grande armata andà 

sopra la Cicilia' 

Nel detto anno, a di 8 di Maggio 13^5, Carlo duca dì Cala^ 
vra e figliuolo primogenito del re Ruberto, apparecchiata una 
grande armata di centoventi galee e uscieri, e legni di carico 
in grande quantità, coi^ duemilacinquecento cavalieri e popolo 
grandissimo, si parti di Napoli per andare in Cicilia; ma per 
contrario tempo dimorò all' Isola d* Ischia infino a di 22 di 
Maggio; poi fatta vela arrivò a Palermo, il di della Pentecosta 
di 26 di Maggio, e puose assedio alla detta città di Palermo, e 
dievvi più battaglie di di e di notte , e faccende minare delle 
mura , ma niente v'acquistò altro che di guastarla intorno, e 
dimorovvi all' assedio infino a di 18 di Giugno. Poi partita l'o^ 



3Si PIOTAMI TILLASI 

trecento braccia, dalla iwrte doT'era itala Toile. Rote a cba 
pericolosa fòrtnna furono i Palermitani, e o^mie fta eprla la fi- 
HciU del doèa. E partito il duca, léce la via per t^rra da Go- 
riglione con sua oste, e 1 navilio per man, goaalailda TnpaB 
^ tutto il paese d* intorno^ e tutta YaUiasaiBantììfr^pttf Serago- 
^ta e Cattania, e poi a di 7 d' Agosto si poose a Mesrina dalla 
contrada detta Tavemabianca, infino presso alla dHà a dna art- 
glia , guastando tutto sansa riparo q contasto palio. E a di 90 
d^ Agosto si parti dell' isola sano e aalvp con tntta sua oste e 
payilio, e arrivò in Calavra; e a di....dl....toriid in NapolL 

CAPITOLO ccxcvn* 

Di iegno ch^^pparve im aria^ 

Nel detto anno, di 9f di Maggio, dopo 11 soono delle tra, nm 
ne uno grandissimo trennioto In FIrenae , ma dorò poep > e la 
pera vegnente 32 di Maggio uno grandissimo raggio di vapofi 
di i^oco si vide volare sopra la citté^ e chi senti e vide 1 detti 
sfegni dubitò di futuro pericolo e novità. 

CAPITOLO ccxcvin. 

Come t Fiorentini effbono il castello (fÀriimino. 

Nel detto anno, di 22 di Maggio^ s' arrendo il castello d' Arr 
limino air oste de' Fiorentioi , salve le persone^ vegnendo que- 
gli che v' erano dentro presi a Firenze^ che furono dugentosette 
tra terrazzani e Pistoiesi: ma poi furono lasciati, e fecionsi ab- 
battere le mura e le fortezze, e recossene la campana del co- 
mune d' Artimino. 

CAPITOLO ccxcn^. 

Come la gente 4el marchete d^^ Marca fu ieonpha ad Otmo. 

Nel detto anno 1325, a di 30 di Maggio, essendo l'oste del 
marchese della Marca intorno di cinquecento cavalieri e popolo 
Bte al terzo di rovinarono delle mura di Palermo (o) più i\ 

(a) Vedi Appendice d.° i52. 



LIBIO MONO 2^ 

grande d' iotonio gaa8ian4o la città d*<Miiio^ quegli di Fermo 
e di Fabbriano veouii chiusamente la flotte dipanzi in Osino, 
e r oate della Chiesa essendo spartt al guasto^ assaliti da quegli 
d'Psimo, furono sconfitti; onde vi rimasono di quegli della 
Chiesa più di dug^ntp ^ cayallp, ^ più fii ini|l^ 9 pl^ kfl IPprtl 
P presi. 

CAPITOLO ecc. 

V appareeehiamento dell' o$i0 di^ Fiorentini. 

Nel detto anno , a di 8 di Giugno , i Fiorentini ordinaro d| 
fare oste sopra Pistoia e contra Castruccio signore di Lucca: 
diedono loro indegne d' oste , e pupsonle a san Piero a Mentir 
celli. Castmecìo sentendo ciò, non istando ozioso, a di il di 
Giugno usci di Pistoia, e venne in sul castellare del Montale, e 
quello con ìstudio fece riporre e afforzar^. I Eipreptini sentendo 
ciò, mercoledì mattina a di. 12 di Giugno, (éciono cavalcare 
messer Ramondo di Cardona oapitanp di guerra con tutti i sol? 
dati a Prato, e il giovedì vegnente cavalcarono tutte le caval-r 
late di Firenze, e ogni gente, popolo e cavalieri, e amando le 
campane del comune: intra 1' altre sonava una campana che fu 
già del castello del Montale recata per gli Fiorentini quando 
r acquistarono: cominciando a sonare si ruppe; opde per mol- 
ti si dubitò di segno di mala fortuna. Ma perchè cresce ma- 
teria di grandi cose da' FiorenUni a Castruccio , lascieremo 
ogni altra ricordanza d' altre novità di diversi paesi infino che 
sia tempo e luogo, per seguire ordinatamente quelle de' Fioren- 
tini. E prima faremo menzione dell'ordine dell* oste, cb^ mai 
per lo c«omune di Firenze per se proprio non la fece maggiore^ 
sanza aiutp d* amistà; che della città v^ andarpnp quattrocento 
cavalieri di cavallale de' migliori della città, grandi e popolani, 
che con loro compagni furono più di cinquecento uomini a ca- 
vallo d' arme ben montati, che più di cento erano a grandissi- 
mi destrieri. Soldati avea , e vi furono quindici centinaia che 
bene seicento erano Franceschi, con più grandi signori e gen-? 
tili uomini, e dugento Tedeschi molto buona gente e isprovata, 
e dugentotrenta ne avea messer Ramondo di Cardona capitano 
^ell^oste tra lui e '1 suo maliscalco, eh' avea nome messer Bornio 
41 Borgogna, che i cento ^rano Borgognoni e gli altri Catalani. S 



326 GIOYAimi TlttÀlff 

oltre a' detti loldati n'avea da goattnapci ^lau iB li «t» Frt É MWi 
8chi, e GittMoni, e FtainmlD|lil , e PfOTdttÉU, e HalkÉil, ieeltt 
di tutte le masnade Teedde ,'foeld fw taidienu G eÉ U m -pie 
ftirono tra eittadint e contadini |^ di (ollididndia HeM 
ti; ed eblxmo i Fiorentini la loro oete otteeenlo e pii* 
che e padigUoni e tende di panno Uno: e andarano eam mnà 
campana in sol carro, al mono della fnale si mntaTa Peile e 
s* armava: e non era nvUo tt / ebt non costasse a' g lfl gsi tflni 
tremila fiorini d' oro e pia. Ed avea nella detta oste, ti» ett- 
tadini e signori forestieri, pia di tréeeslò grandMud teeMeit 
di valuta da centocin^pianta fiorini d' oro In su, tutti a lNri|^ 
e tra ogni cavallo ronzino e somieri pM di sdndla, 9MM ^fm^ 
gli disir amistadij, che vennono poi. 



tioftnu^ 



' i ¥' 



Come PiMfe di^Fiùrentìmi mM « Milote, a espia prasin» 

ti pa$9o dMa Cmhekma. 



Nel detto anno 1325, lunedi di 17 di Giugno, eosi nobUe o- 
ste e cosi fornita, aggiuntivi dtigento cavalieri di Siena, si par- 
tirono di Prato , e puosonsi ad Agliana a campo in su qoeHo 
di Pistoia, guastandogli intorno da più parti, abbattendo molte 
fortezze e eoa gran prede, e mutandosi per sei campi, e il cH 
di san Giovanni feciono correre palio di sciamito velluto presso 
alla porta di Pistoia. Castniccio essendo dentro alla terra di Pi- 
stoia con settecento cavalieri e popolo grandissimo, non s' ardi 
a uscire fuori a nullo avvisamento, ma xntendea pure alla guar- 
dia della terra. Poi a di 4 di Luglio si puose Toste a Tizza- 
no^ e a quello messer Ramondo fece rizzare dificii e cominciare 
a cavare da più parti , faccendo vista di volere il castello ; e 
cosi stando, a di 9 di Luglio messer Ramondo e 'l suo consiglio 
de' capitani dell' oste feciono la notte dinanzi cavalcare il suo 
maliscalco con cinquecento cavalieri de' migliori dell* oste a Fn- 
cecchio; e acciocché Castruccio non si prendesse guardia , la 
notte medesima fece un' altra cavalcata presso a Pistoia , gua- 
stando. Giunti i detti cavalieri a Fucecchio con gli usciti di 
Lucca ^ ch'erano da centocinquanta a cavallo e a pie assai, e 
dell'altre castella di Yaldarno gente assai ^ ond' erano capitani 



LIIRO NONO 327 

ttiésser Ottaviano Bmnelleschi e inesser Bandino de' Rossi (a) di 
Firenze, apparecchiato uno ponte di legname^ la notte vegnente 
di furto per loro fu posto in su la Guisciana al passò di Rosa- 
iuok), e chiavato; e passati i detti cftvalieri e popolo assai di 
là, anzi che quegli di Gappiano e di Ifontefalcone se n* aecor- 
gessono. E poi quel di medesimo, di 10 di Luglio, mester Ha- 
mondo con tutta V oste subitamente si partirò dair assedio di 
Tizzano e valicarono il poggio del monte di sotto , e la sera 
medesima furono accampati con gli altri cavalieri prima andati 
di là da Guisciana iniorno al castello di Gappiano, che fu uno 
bello e provveduto e subito acquisto di guerra, che mai per 
forza né per altro modo quel passo non s* era potuto acquistare 
per gli Fiorentini. Gastruccio ciò sentendo, e appena creden- 
dolo, come stordito si parti di Pistoia con tutti i Pistoiesi , la- 
sciando la terra fornita di sua gente, e venne in Valdinievole, 
e si puose in su Vivinaia con sua oste; e mandò per soccorso a 
Lucca e a Pisa e a tutti i suoi amici, il quale ebbe dal vescovo 
d'Arezzo trecento cavalieri, e della Marca e di Romagna du- 
gento cavalieri, e di Maremma da' Genti a Santafiore e altri bo- 
roncelli ghibellini da centocinquanta; sicché si trovò da quin- 
dici centinaia di cavalieri e popolo grandissimo, e in su Vivi- 
naia, e Montechiaro, e in luogo detto il Gerruglio s' afforzò , e 
ripuose Porciiri, e fece fare uno fosso dal poggio al padule, e 
steccare e guardare con molta sollecitudine di di e di notte. Ma 
da' Pisani nullo aiuto ebbe, perchè il conte Meri e quegli che 
reggeano la terra si teneano suoi nimici, per quello eh' egli a- 
vea operato centra loro. 

CAPITOLO cccn. 

Come t Fiorentini ebbono Cappiano e '/ ponie^ 

e poi Montefalcone. 

I Fiorentini essendo ad oste a Gappiano , a di 13 di Luglio 
s* arrenderono a loro le torri e '1 ponte da Gappiano , eh' era 
molto forte; e a di 19 di Luglio s' arrendè Gappiano, salve le 
persone, per tema di cave e di dificii. E a di 21 di Luglio si 
puose r oste a Montefalcone , e a di 29 di Luglio s' arrendè a 

(d) Vedi Appeadice n.** i53. 



328 «lòtiifirt tliXAKt 

patti , Btlfe Ì6 penone. Bnendo 1 Fionniiiil In tlilork , HÈtl 
fll amici mandarono loccono: t Saneri oltre a' dnfento primi 
cavalieri , mandanmo altri dogento eavalieri e eetcenlo bale- 
strieri, e cento cavalieri dèHe caie cittadine di Siena, e c$e«lo 
soldati: Perugia tra doe volte dngmtdMisantà cavalieri t Bolo- 
gna dogento caval:eri i Ciamérino clngoanta cavalieri i AgMM 
cinquanta cavalieri s Grosseto trenta iSatallerl: Mo n te p al ri aiid 
quaranta càvAtieri: it coàte Assarrlano da tìdnsl quiBdicI cavi- 
Iteri: CnAk Qùaraùta cavalieri. Saiigimignanò qèaraUa cafva- 
lierì: Satiiminiat6 qtiarania cla¥alleri: YÒIferra traik tevaHeH: 
t'aenza e Imola cento cavalieri tra due mandate: quelli éa Lo- 
gitano qtiiMici cavalieri e gente i pie: 1 conti a BaltilUle vetttì 
cavalieri e cinquecento petenls è gtt usciti di Locca arno pU 
di cento «àvàUeH^ è gU usciti di Pistola ia veutiàfllttia: *- 
thè roste de^ Fiòi^ntini ttéim in plA diit^niila oavaBefL fl 
Htrovarono a di 3 d^ Agosto, die fa ptiosoDO ad asaedlo ad Al^ 
topascio^ il quale èra molto Ibrte di mura e torri, é Ikml e ilBe> 
òatì. Bene avveiinè all'oste de^VÌoMltiilt peitìMadm^ d^B psr 
io dimoro cb' aveano fatto iii liti la Guisciana , molti n' ammS'< 
iarono e molti ne morii'oDo , pure de* più cari cittadini di Fi- 
renze è altri forestieri assai, onde V oste aifietM>ll mioìto. Stando 
i'oste ad Altopascio^ Castruccio fece cercare e rinnovare il trat- 
tato è tradimento nell* oste de* Florentìdi co' dOé conestalrifi 
iìraiMièsciii i ciò (ù Riesser Miles d' Alztnrro e meàtìet Guigliefaatf 
di Nored d' Arièse polveri cavalieri, il quale tradimento si sco- 
perse essendo malato il detto messer Miles^ e vegnendo a morte; 
e fu preso per messer Raniondo il détto fhesser GuigUelnio, ma 
per tema degli altri Fraitcesclii noii fd giustiziato ^ ma datogli 
commiato: faccendo vista d^ andare a Napoli al re' , da McMite^ 
liulciano per Marémma si tortiò dalla parte di Castruccio, e poi 
iécé molto di male a' fiorentini. Ed essendo àncora 1^ oste ad 
Altopascio, Castruccio fece cavalcare dà Pistoia dugento de' suoi 
cavalieri e pedoni in sui contado di Prato , e in su quello dì 
Firenze inftno a Lecolè a di 10 d' Agosto^ àrdendo e guastandé 
sansa niuno contasto , levando grande preda. E poi a di 83 di 
Agosto fece fare un' altra cavalcata in su Carmignano di cento-' 
cinquanta cavalieri e mille pedoni, credendo prendere la terra 
é fare levare 1' oste d' Altopascio; e già entrati nella vinta, al- 
quanti Fiorentini con quegli di Campi e di Gangalandi e'godfi 
di Carmignaiio vi cavalcarono , e co' cavàliéfri ÀMoffneri eb' e- 



ttBlO ROlfO '829 

rano In Firenze, e sconflMongli, e bene qualtrocentodncpianta 
ne ftirono morti e presi assai, onde V oste di Gastrocelo molto 
isMgottlo. 

CAPITOLO cccin. 

Come il eatiello d*Àltopa$eio i'arrendè a'FiorétMnù 

Sentendo quegli di Altopascio la rotta da Carmlgnano, e es- 
sendo di loro assai malati, e vegneudo tra loro a riotti^ dentro, 
s! s* arrenderono a' Fiorentini a di 25 d*Ag06to 1325 , salve le 
persone, che v'avea dentro cinquecento fanti, e fornito per due 
anni. Preso Altopascio, nell' oste de' Fiorentini e ancora in Fi- 
renze ebl>e contasto ad andare più innanzi o di tornare all'as* 
sedio a santa Maria a Monte, e in questo (1) bistentaro , e rì- 
stettono ad Altopascio, poi clie l^ebl>ono, infino a di 9 di Set* 
tembre, con grande spendio e scemamento dell' oste de'Fioren- 
tini, si per molti infermi che v'avea, e a' più era rincresciuto 
l'osteggiare si lungamente, e d'altra parte per la baratteria che 
messer Ramondo facea al suo maliscalco , di dare parola per 
danari a chi ri volea partire dell'oste, onde molto scemò l'oste 
de' Fiorentini; e 1 detto messer Ramondo non v' avea la metA 
di sua gente. Di questi difetti accorgendosi i saVi^ e di Piren- 
le e eh' erano nell' oste capitani , com' era impossibile di pas- 
sare verso Lucca per le fortezze e ripari di Castruccio, consi- 
gliavano che '1 porsi a santa Maria a Monte ^ e l' afforzare II 
eampo, e avvicendare 1 cittadini e'forestierl, « di fermo era 11 
migliore , e sanza guari indugio 9* avea il castello per difetto 
d'infermità che v' era stata dentro. Altri dttadidi grandi e po- 
polani che menavano messer Ramondo e l'oste a loro guisa (cM 
fti per loro presunzione e vanagloria) si fermarono s' andasse 
infino a Lucca, anzi che l' oste tornasse In Firenze ; e cosi ri 
prese partito del plggiore; e il detto di 9 di Settembre ri parti 
d'Altopascio, e per arrota al primo fello ri puosono alla badia 
a Poizevere in sul pantano di Sesto, die ri poteano porre alla 

• 

(i) hùtÉnunw qiMfto verbo bisieniare, oltre al ligoifieato firoprio ohe 
gli li dà nel Vooabolarioy di MUntare, H&rt in ditagio, ne ha pare on 
altro aMtaforleo» eioè, di trattenerti con iincerfesM» »$Hàm strpertt rlfol- 
vere o muovere a fire una cosa, il ohe rilrimeiitl diesel armeggit'^* 

Gio. rutani T. Il 42 



330 GIOTAXKI TILtAKI 

piaggia tra Vivinaia e Porcari, e a?eaBo rotte Toati de^nemld, 
e conqalflo Gastraccio ; ma a cut IHo iruole male gli toglie il 
senno. E con questo crebbe giusta cagione, che m ei a c r Bamon- 
do con quegli caporali florentini cbe '1 guidavano per modo di 
setta, si credea essere siguore di Firenie, e non volendo porre 
l*oste a santa Maria a Monte, né cavalcare e porre Toale come 
potea in sul poggio , per quisticml eh' avea mosse m' Fiorentini 
di volere balia cosi nella citti^ tornato lai, come nell* oste, con- 
dusse se e r oste de* Fiorentini a pericolo e gran vergogan e 
daromaggio, come appresso ikrà meniioiie. 



CAPITOLO GCGIV. 

Come i Fiorentini furono teonfUli ad MtofOMeio 

da Coitruceio» 



Gastroccio d'altra parte , con tutto che l*oste de* Fiorentini 
fosse aflOebolitat egli medesimo e la sua oste era mancata mol- 
to, si per infermiti , e si per lunga dura , e che gli fallia lo 
spendio , che appena si potea rimediare; tuttavia come franco 
duca ritenea la sua oste con molto affanno in isperanza , te- 
gnendo guemiti e afforzati tutti i poggi di Vivinaia e Monte- 
chiaro, e Gerruglio , e Porcari, poi infino al pantano di Sesto, 
acciocché Toste de'Fiorentini non potesse valicare a Lucca. Ma 
dottandosi ancora che per se non potesse durare, e ancora ce- 
noscendo che Toste deTiorentini era condotta in luogo dov'egli 
avea Tavvantaggio del combattere, s'avesse avuto di più gente, 
si mandò al capitano di Milano messer Galeasso che gli man- 
dasse il figliuolo Azzo con gente ch'era nel borgo a san Don- 
nino , e mandogli diecimila fiorini d' oro , promettendogli più 
moneta. Il quale Azzo con comandamento del padre s'apparec- 
chiò di venire con ottocento cavalieri, e per diffalta del legato 
e delToste della Ghiesa, ch'erano a oste a san Donn ino, che gli 
lasciarono partire , e ebbe danari il maliscalco del legato , si 
parti colla detta gente per venire a Lucca, e messer Passerino 
signore di Mantova e di Modena gline mandò dugento cavalie- 
ri, sicché subito soccorso e aiuto ebbe di mille cavalieri tede- 
schi e oltramontani 



LIBEO NONO 331 

CAPITOLO CCCV. 

Di quella medesimo. 

Essendo V oste a Pozzevere , messer Ramondo volendo am- 
mendare il fallo che si fece di dovere porre V oste in su la 
piaggia tra Montechiaro e Porcari, raddoppiò il fallo sopra follo, 
che mandandovi il suo maliscalco e messer Urlinbacca Tedesco, 
forse con cento cavalieri con gli spianatori» per fare spianare, 
a di li Settembre, di lungi all'oste più d'uno miglio, Castruc- 
cio che era al disopra del poggio, ordinatamente mandò gente 
in più schiere per partite, a cominciare a' detti goardatori de- 
gli spianatori badalucco, ed egli poi con tutta sua gente e schie« 
re fatte si calò giù alla valle. Cominciato il badalucco si co- 
minciò a ingrossare, che dell' oste de' Fiorentini vi trassono di 
volontà sanza ordine più di dogento cavi.lieri , tra Franceschi» 
e Tedeschi, e Fiorentini, de*migliori dell'oste, e simigliante di 
quegli di Gasthiocio , e fu la più bella e ritenuta batlaglietta 
che fosse anche in Toscana, che durò per ispazio di parecchie 
ore, e più di quattro volte fu rotta V una parte e l'altra, ran- 
nodandosi e tornando alla battaglia a modo di torniamentoj e 
la gente de' Fiorentini , che erano pochi più di trecento a ca- 
vallo , sostennero e ripinsono quegli di Gastruccio , che erano 
più di seicento; e aveasi la sera la vittoria per gli Fiorentini, 
se messer Ramondo avesse mandata più gente in aiuto a' suoi, 
o colle schiere grosse fosse mosso contro a'nemici; ma condus- 
sele in capo del piano, che v' avea uno fosso con piccolo spa • 
zio di spianato, per modo che bene comodamente le schiere 
fatte non poteano sanza spartirsi valicare , e con periglio. r4a- 
struccio che per lo vantaggio del poggio vedea tutto , pinse 
colla sua schiera centra i Fiorentini , e fu sostenuto e ripinto 
gran pezzo, e scavallato in persona, e fedito egli e più de'suol, 
per virtù de'buoni cavalieri, ch'erano dall'altra parte; ma alla 
fine tra per lo soperchio di gente, e perchè s' annottava, que' 
de*Fiorentini si ritrassono alle schiere loro, ma si vi rimasono 
di loro da quaranta cavalieri tra morti e presi pure de'miglio- 
rl. In tra* quali fu messer Urlinbacca cavaliere tedesco preso 
con dodici di sua bandiera, e messer Francesco BruneHeschl ca- 
valiere novello, e Giovanni di messer Rosso della Tosa, e de'Pran- 



332 GIOTARHI TILLAHI 

ceschi^ e molti fediti nel volto. E simigUante di qoegii di Ca- 
stniccio ne furono morti aeud , ma non però preal 9 perocché 
Castmccio alla fine soprastette In luogo ove fii la ba t t agl ia; ma 
più di cento cavalli de'suol vuoti tornarono nel campo deTio- 
rentini, perocchò tennono al fuggire tatti al piano, B la aera 
ritratti Fona oste e Taltra^ infine a notte stettono schiarati da* 
acuno trombando appetto l'mio dell'altro, p^ sostenere IVmora 
del campo; ma la notte diparti, e ciascuno tome alla aoa Jogw 
gè. Ma di certo dal giorno innami qne* dell' cete de* VIonbUbI 
non fioirono coraggiosi né avvolontati di combattere, cobo era* 
no in prima, per diliàlta di qoeUa mala condotta, « per 16 dan- 
no che rlcevettono; e Castracelo, come qoegli die non donila^ 
avendo presa baldanza di qoella cotanta vittoria ch'avea aro* 
ta, e attendendo sao soccorso e alato di Lombardia , e cono* 
scendo il male ^to ove i Fiorentini erano accampati, eoo sagacia 
inganno fece tenere in filsi trattati measer Ramondo e *l «sa 
consiglio con più di quelle castella di Valdinlevole , per ftegil 
Indugiare che non si partissono e levassono il campo, eoae lal< 
to di erano infestati si da Firenze e da' savi delf*ÒBte, che co* 
nosoevano il male luogo^ ov'erano accampati; e tra che fte tem* 
pò piovoso, e lo 'nganno de' trattati, gli venne fatto suo intea- 
dimentot 

CAPITOLO CGGVL 

Di quella materia medesima. 

Come que' dell' oste de' Fiorentini sentirono che Azio ^scoali 
con sua gente era venuto di Lombardia in aiuto a Castruccio, 
eh' erano ottocento cavalieri tedeschi , e quegli di messer Ra- 
mondo , domenica mattina di 22 di Settembre si levarono da 
campo dalla badia a Pozzevere schierati e ordinati, e puosonsi 
ad Altopascio dal lato di qua , che agiatamente potea venirne 
l'oste di qua da Guisciana, o almeno si fossono posti in au Gai- 
lena , erano signori del combattere a loro volontà ; ristettono 
ad Altopascio per fornirlo. Castruccio, che non ne stava ozioso, 
veggendo l'oste de' Fiorentini levata per tema e paura, la do- 
menica medesima venne in Lucca per sollecitare Azio che ca» 
valcasse con sua gente, e a tutte le belle donne di Lucca colla 
moglie insieme il fece pregare: egli per riposarsi, e che vcdea 



LIBIO HOMO 333 

la moneta che gli fu promessa^ non si volea partire di Lucca» 
onde Gastruccio con grande fatica (1) Taccivi, tra di danari a 
di promesse di mercatanti di seimila fiorini d'oro^ e promisegU 
di cavalcare lunedi mattina. Gastruccio lasciò la donna sua col- 
l'altre donne che '1 sollicitassono, ed egli la domenica a notte 
ritornò in sua oste, che gran paura avea che l'oste de'Fioren"* 
tini si partissono sanza battaglia, reggendo suo vantaggio. Il lu- 
nedi BMttina Toste de' Fiorentini si levò e misonsi in ischiere, 
ed erano rimasi intorno di duemila cavalieri e non più » per 
gU malati e partiti dell*oste, e gente a piò da ottomila, e tutti 
ad agio si poteano partire e venire a Gallena; ma per arrogan* 
fa si misono a roteare colle schiere loro verso V oste di Ga- 
struccio trombando e drappellando richeggendo di battaglia. Ga- 
struccio incontanente con sua oste armata, ch'era con millequat- 
trocento cavalieri , cominciò a scendere il poggio e tenere a 
badalucco i Fiorentini, tanto che Azzo con sua gente venisse ; ^ 
e cosi gli venne fatto , che in suli' ora di terza Azzo giunse 
colla sua gente; incontanente che fa venuto si calarono di Vi- 
vinaia al piano alla battaglia , i quali furono da duemilatre* 
cento cavalieri in tutto que'delToste di Gastruccio; nui il pò* 
polo suo lasciò al poggio > che pochi ne scesono al piano alla 
battaglia. L'oste de'Fiorentini molto bene ordinata in ischiere 
s'affrontarono con T oste di Gastruccio, e una piccola schiera 
deTranceschi e de'Fiorentini e d'altri intomo di centocinquanta 
a cavallo, ch'erano al dinanzi alla schiera de'feditori, fedirono 
vigorosamente, e trapassarono le schiere d'Azzo. Gli altri fedi« 
tori ch'erano ordinati, ch'erano da settecento, ond'era guida- 
tore messer Bornio maiiscalco di messer Ramondo , reggendo 
cominciata la battaglia , non resse , ma incontanente volse la 
sua bandiera. Gli altri dell' oste veggendo volgere le 'nsegne 
de'feditori, sbigottiti, incominciarono a temere, e parte a fìig* 
gire: che se messer Ramondo colla schiera grossa avesse ancora 
pinto dietro a'primi feditori , avea vinta la battaglia; ma stan* 
do fermo , e la gente per la mala vista del maRscalco comin* 
eiando a fuggire, prima furono da'nimici assaliti che dessono 
oolpo, ma parvono storditi e ammaliati; ma il popolo a piò co- 
minciaro a sostenere francamente , ma la cavalleria non resse 
IPMbì niente, e cosi in poca d'ora che durò l'assalto furono roti} 

(i) Paccm: lo provfiile: asiUlisiimo pretto gii aaiichi. 



334 6I0TA1IVI riLLAKI 

e sconfitti: («) e ciò fa 11 Imedl tu n la aiMU, a il 9S « 8eC- 
temlNre i3S5. La quale «confitta A eerlo il dhM, che 1 dalla 
Bornio auOiioalco per tradioMnto ordliiato ti odie prtaM m taf 
gire che a fMIre i e eid d trorA , cà* e|^ ara stato caTÉllava 
per mano di metser Galeano Viwontt padre del dalla Ana, a 
stalo lunfaaiente a* suol loldt ; e coinè tome In Ffrenn »• aal 
non si lasciò trovare , ami si parti di naseoiOb U de— ■■gglu 
de' mortt ali* aff'rontata prioia fti pleeolo, per lo poeo lagian 
che fece Toste deTiorenttnl, au poi alla ftaga ne AsroDO muM 
e presi assai , perocché Castracelo mandò Ineonlananin U^smi 
gente a prendere 11 ponte a Gapplano» Il fnala 
per qne'che v'erano dentro In so la torri* fti 
de i FiorenUnl e loro amistà che ftigglanOi rieevettooo 
danno di morti e di prigioni, che non feelono nella knlia^hi 
Rimasoone morti in tutto da. •• tra a eavallo 9 che Itan ana f^ 
chi, e a pie, che non furono ventlclnqne delle cavnllaln il n- 
renze: mortt e presi ne ftirono In tolto Intorno dL it • IntraT^ 
li fu messer Ramondo di Gardena ea]dtano délPoilay • 1 
lo, e più haroni franceschi, che alquanto ressono 1A battaglia ; 
cbbevi da quaranta de'migliori di Firenze grandi e popolani a 
cavallo, e da cinquanta oltramontani buona gente e di rinomo» 
la maggior parte cavalieri, e da venti uomini di rinomo d*al* 
tre terre di Toscana. Tutti gli altri scamparono , chi per una 
via e chi per altra; ma il campo e la salmeria di tende e ar* 
nesi quasi tutti si perderò; e pochi di appresso s'arrendè il ca* 
stello di Cappiano e quello di Hontefalcone; e poi a di 6 d'Ot- 
tobre s'arrendè Altopasclo; e andarne pregioni a Lucca, ch'e- 
rano più di cinquecento; ed era fornito per più tempo, e fior- 
tissimo. E cosi in poca d*ora si mutò la fallace fortuna a* Fio* 
rentini , che in prima con falso viso di felicità gli avea lusin- 
gati in tanta pompa e vittoria. Ha di certo fu giudlclo di Bio 
per soperchi peccati, d'abbattere tanta superbia potenaa^ e cosi 
nobile cavalleria e valente popolo , come Airono alla prima I 
Fiorentini nella detta oste, per più vili di loro sconfitU; e cori 
non è d'avere speranza in forza umana altro che nel plaeere e 
volontà di Dio e la sua disposizione. Lasceremo al presenta al* 
quanto delle sequele e avversità che per la detta sccmfitta av<> 
vennero a'Fiorentini, perchè n'è di necessità, per trattare dal*> 

(a) Vedi AppcDdioe o.^ i54« 



LTÌIKO NONO 335 

r altre Doviià sUte infra '1 detto tempo per l'universo mondo 
In più parti; e raccontate quelle, torneremo a nostra materia» 
In seguire delle storie e fatti de' Fiorentini, ch'assai ne cresce 
nateria di dire. 

CAPITOLO CGGVIL 

Come a Cartona fU riititmito il f^escotado. 

Nel detto anno 13S5^ del mese di Giugno^ papa Giovanni con 
soo concestoro rendè il vescovado suo alla cittA di Cortona^ (a) 
che lungamente era Vacato, perch'aveano morto il loro vescovo 
anticamente , e sottomiselo al vescovado d' Arezzo: e ciò fatto 
per afliebolire la grandezza del vescovo d'Arezzo, che bene il 
terzo di suo vescovado gli scemò , e fé cene vescovo uno degli 
libertini. Per la qual cosa il vescovo d' Arezzo fece in Arezzo 
abbattere le case degli libertini^ e Hontuozzi loro castello, on- 
de gli libertini rubellarono al vescovo Laterino, e di loro ven- 
nono a Firenze per allegarsi co'Fiorentini; ma come fu la scon- 
fitta» s'accordarono col vescovo, e renderono Laterino. 

CAPITOLO CCCVUI. 

€bme ti legato del papa fece fare oste al borgo a san Donnino. 

Nel detto anno, all' uscita di Giugno, il legato del papa che 
era in Lombardia coli' oste della Chiesa e aiuto de' Piacentini 
e Parmigiani , vennono ad oste sopra il borgo a san Donnino 
con duemilacinquecento cavalieri e popolo assale il quale s' era 
rubellato, ed eravi dentro Azzo Visconti con grande cavalleria 
di ribelli di santa Chiesa, e distrinselo si, che poco v'aveano 
a mangiare. La lega de' ribelli , cioè messer Cane della Scala 
signore di Verona, e messer Passerino signore di Mantova e di 
Modona, e' marchesi d' Esti da Ferrara, si raunarono a Modona 
bene millecinquecento cavalieri, per soccorrere e fornire que- 
gli del borgo a san Donnino, e grande navilio con vlttuaglla e 
con gazzarre armate misono su per lo fiume di Po, le quali 
'Montrandosi col navilio della Chiesa, da loro furono sconfitti e 

(a) Vedi Appendice b**" i55. 



336 eiOVAiriri TILLAIIt 

presi. Veggente la lega de^ gUbdlliil A UmàmMti, cto 
Iioteaiio fornire 11 borgo a san Donnino per qoel modo» A 
SODO ad aiiedio a SaMnolo , ano fòrte eaateUo del e oo lad» di 
Modena^ ed ebbonlo a patti, e Fiorano on altro cailejDo di 
signori da Sassuolo; e arati i detti eastelli il. diparti di 
la detta rannata, e ciascnno A tornò -a -eaaa. Ver A, cte 
n* andarono per la via di Cremona » e entrarono nel boqiD n 
san Donnino con ¥itioaglia , peroeehA l' aiwdlo dcAP oila dalla 
Chiesa e de' Parmigiani era molto dilungato dal bof|«H e peid 
al francò 11 bwgo, e Aaxo de' Vliconll e na genlai^MAartl 
a soccorrere Castrucdo e fsconfiggere V oale de*giawmlinli'«' 
me ne' passati cafdtoli areiAo slfisamenln fittila 



CAPITOLO GGGiXi 

OnM U r$ f Àra<ma rieamineiò pmrm «f fUmà» 



Nel detto anno e mese tt CMugno, il re d' Anwnn naandl li 
Sardigna dodici galee armate con trecento caTallerl, e trovarans 
nel golfo di Calieri due cocche de' Pisani cariche di ▼ittnagliaf 
eh' andavano per fornire Castellodicastro; quelle presone, e uc- 
cisone tutti 1 Pisajìiy onde ricominciarono la guerra a' Pisani: 
per la qual cosa tutti i Catalani mercatanti e altri che foroao 
trovati in Pisa, furono presi con tutta loro mercatanda e robi 

CAPITOLO CCCX. 

Come il eonte di Fiandra fu ieonftto § preso a CoUrm 

da quegli di BruggiOé 

Nel detto anno 1325, a di 13 di Giugno , essendo il giovane 
Luis conte di Fiandra a Ipro, ne fece cacciare tutti i caporali 
de' tesserandoli e folloni, e popolo minuto, perchè gli erano in- 
contro con quegli di Bruggia; e poi n'andò a Coltrai eoa pM 
di centocinquanta gentili uomini a cavallo, e là iacea rannata 
e s' afforzava per fare guerra a que* di Bruggia, che gli sT era- 
no rihellati, e per volere fare prendere certi caporali di Brog 
già eh' erano venuti a Coltrai per fargli impiccare ^ fuggiti ia 
una casa nel borgo di verso Bruggia; la gente del conte vi mi- 
sono fuoco, e arse tutto il dello borgo^ e eziandio passò il fhi- 



LIBRO NONO 33f 

me della Liscia^ e arse la metà e più della terra. Per la qnal 
cosa que' di Coltrai veggendosi cosi arsi e guasta la terra , si 
raunaroDO armati con certi che v' erano di Bruggia, e combat- 
terono in su la piazza coi conte e con sua gente, e sconflsson- 
gli , e presono il conte , e fedirò e uccisonne più di quaranta 
nobili uomini , in tra' quali morti fu il siri di Ruella e quello 
di Terramonda^ figliuolo di messer Guiglielmo della casa di Fian- 
dra, é il conte di Namurro fedito a morte^ E venuti que' di 
Bruggia a Coltrai , ne menaro il conte preso a Bruggia , e a 
mezzo il cammino in sua presenza tagliarono la testa a ven- 
totto suoi famigliari gentili uomini, ch^ erano presi con luì, che 
fu una grande crudeltà per vili gènti é (1) fedeli fare al loro 
signore: é menato in pregioné il conte, si feciono tui>èllaré il 
popolo minuto d' Iprò, e cacciarne i grandi borgesi che teneano 
col conte. Quegli della villa di Ganto per soccorrere il loro si-» 
gnore lo conte, del mese d'Agosto vegnente^ andarono ad òste 
contra quegli di Bruggia, i quali da quegli di Bruggia sCohfittl 
furono, e morti è presi assai; e tornati in Ganto que^ che scam- 
parono, il popolo minuto tesserandoli e folloni, voUono uccidere 
tutti i grandi borgesi di Ganto a riciiiesta di quegli di Bruggia, 
ónde in Ganto tra loro ebbe battaglia ; ma i gran borgesi e la 
)>arte del conte si trovarono più forti , onde il popolo minuto 
furono sconfitti, e molti morti e presi, e giustiziati di villana 
iiiorte*; 

ÌL4PITOLÒ CCCXI4 

D$* fatti di Firenze. 

Nel detto anno, a di 27 dì Luglio, s'apprese fuoco In Fti^ti<< 
ze in Parione di costa alla chiesa di santa Trinità , e arsoAvi 
quattordici case, e morirvi cinque persone. Il di di caled d'Agosto 
del detto anno si pubblicò in Firenze il processo e scomunica 
fatta per papa Giovanni contra Castruccio , siccome rubello é 
persecutore della Chiesa^ e fautore d'eretici per più articoli 
toniro a fede. 



(\) fedeli i questa foo« nói! deriva à^L fede ó fedeltà , oa da feudo f 
òioè todditi feudali, ehe pagan tribolo di feudalilà. 

Gio. ViUani T. IL 43 



S3B r.ioVAn!(i villani 

CAPITOLO CCGXn* 

Com» U MuU di Savoia fa icotiftto dal Da'/ino di Vienna. 

Nel detto «ODO, a di 7 d'Agosto, Tu grande battaglia in Vieri' 
■tese tn 11 Dalfioo di Vienna e '1 conte di Savoia appresso del 
castello di Trevi, cke la gente del conte v'era ad assedio con... 
cavalieri e popolo issai ; e dopo la grau battaglia il conte di 
Savoia fii scoafltto , o furoooe morti assai , e preso il conir 
d'Alzurro, e '1. fratello del duca di Borgogna , e 'I siri di Bel- 
giù( e più di cealodnquanta tra cavalieri e sergenU geoUU uo- 
miiU, ch'«nDO c^d conte di Savoia- 



CAPITOLO CCCXIIL 



ComeiteoitUJIbtrtaàmManfaiu.fìtwmitf «tfw* 
^FianMùU. 



Nel detto anno, a di 19 del meae d'AgoBto , il conte Alberto 
da Hangone (a) fu morto a ghiado per tradìgione in soa came- 
ra per Spinello bastardo suo nipote , e per uno di quegli da 
Coldala, a petizione degli Ubaldini e di messer Benocclo Salinh 
beni da Siena, che tenea Vernia, e avea per rooglie la flgUno- 
la che fu del conte Nerone, perchè gli faceva guerra del detto 
retalo. Per la qual cosa il castello di Mangone, e la corte fii 
per lo detto Spinello fenduto al comune di Firenze, ed ebbene 
per lasciare la rocca millesettecento fiorini d' oro dal comune, 
con tatto che di ragione succedea al comune dì Firenze e Ver- 
nia e Hangone , per testamento fatto per b conte Alessandro 
padre d'Alberto e di Nerone , e poi ratiScatu per lo detto Al- 
berto e Nerone, che bb rlmanessono aaoza reda di figlinoli ma* 
ubi legittimi, ne fosse reda il comune di Firenze. E ancora il 
comune di Firenze v* area su ragione per cen^ vacati, i qoali 
doveano per patU di molli tempi addietro. Nel detto anno, a di 
28 d'Agosto, dugcoto cavalieri di quelli ch'erano nel borgo a 
san Donnino, andando per foraggio, furono sconStU «I ponte a 
Lensa da quegli di Parma. 




(a) Vedi Appaodka d°> i56. 



lìlRO NONO 339 

COITOLO GGGXIV. 

Come il Monte a Santavino fu diiiruiio. 

Nel detto anno, del mese di Settembre^ poiché fu la acoofitta 
de'Fiorentinì, quegli del Monte a Sajsavino ai renderono al ve- 
scovo d'Arezzo^ il quale fece abl>aitere le mura alla detta ter* 
ra, perch'erano molto gueld , e aveauo mandato aiuto di loro 
gente all'oste deFiorentini. E poi a di 11 di Maggia vegnente 
vi cavalcò il vescovo con sua gente, e trasse del castello tutti 
gli abitanti, e arse e fece disfare tutta la terra, che non vi ri- 
mase pietra sopra pietra; e si v*avea più di mille abitanti, che 
tutti gli disperse qua e là, acciocché mai non potessono rifarà 
la tetra. 

CAPITOLO GGGXV. 

Come il compiè pace tra 7 re di Francia e if Inghilterra 

per la guerra di Guascogna, 

Nel detto anno, del mese di Settembre, Adoardo figliuolo del 
re d* Inghilterra venne in Francia , e per trattato della reina 
d*lnghiHerra sua madre e scrocchia del re di Francia, si com- 
piè la pace dal re di Francia a quello d'Inghilterra della guer- 
ra cominciata in Guascogna, e 'l detto figliuolo del re d'Inghil- 
terra ne fece omaggio al re di Francia in persona del padre 
re d' Inghilterra, e lasciò al re di Francia le terre che messer 
Carlo di Valos avea conquistate in Guascogna, e rimase in Fran- 
cia colla madre , e non vollono tornare in Inghilterra , peroc- 
ché '1 re d' Inghilterra si reggea male, e contro a loro volere 
ai guidava per messer Ugo il dispensiere. 

CAPITOLO CCCXVI. 

Cotne i due eletti d'Àlamagna feciono accordo insieme^ § Federiga 

d*Osterich fu tratto di pregione. 

Nel detto anno, del mese d'Ottobre airuscita, il duca di Ba* 
viera eletto re de'Romani diliberó di sua pregione Federigo óiàs- 



$^iQ GIOTARRI TII.LAHI 

pa d'Osterich^ perch'era altresì eletto re de'Romaiil^ e ftoe |m« 
ce con lui^ e promisegll di rinoDilare tua lettone, e di daifill 
le sue boci. Poi furono a parlamento all'ottava ami Natale, e 
non furono io accordo, perocché Lapohlro fratèllo del duca d'O- 
3terich non yplea che '1 suo fratello rii|unzj|a^. E poi fiiroao a 
un al^rq parlamento , furono ìq accordo , che qn^io di Ba- 
vierii doresBe passare in Italia , e *1 duca ^apoMrq 4' Oetoricli 
con lui e per suo onerale vicario , e giiellQ d' Qfl(fr|oh rlàa- 
nere re nella Magna ; e di questo rt prooiISQoo ^oa Intiere e 
suggelli. Gli elettori 4ellQ 'niperio a pet)i|one del papa e del f0 
di F^anpia contradissonp, opponendp ehe V mio e 1' f|trQ aveà 
perduta la lesione, perchè a loro pon fra licito di tagloiie dM 
Tuno potesse 4are airiiltrq bpoe, sa^ia .fire per gii eiettori 
nuora lezione. In questo meno il duca Lupoldro dXÌ■tericl^ il 
quale trattava ool re Ruberto , e con quello di Francia , • aa* 
cera co'Fiorentini, e quello accordo dissimulava per eaaere e|B 
signore in Italia^ si si mori a di S7 di Febbraio 13S5^ e dsM- 
sì che fu avvelenato; per la qual morte tutto quello eaotdio ( 
accordo rimase sospeso e annullato. "^ 

CAPITOLO GCCXVn. 

(hme Caitruceio con sua oste venne in sul contado di Firenu 

m 

presso alla cittày ardendo e guastando. 

Nel detto anno , tornando ^ nostra materia lasciata addietrq 
de' fatti di Gastroccio e de'Fiorentini, come Gastruccio ebbe U 
vittoria della battaglia, mandati i pregioni e le spoglie del cam- 
po a Lucca^ non tornò a Lucca in per^na, ma posto V assedio 
ad Altopascio, si fece disfare le torri e '1 ponte a Cappiano, e 
poi il castello di Gappiano e di Montefalcone , per non avere 
in quella parte a guardare, e se ne venne a Pistoia per guer- 
reggiare i FiorcDlini, e per dilungare la tornata sua in Lucca, 
perchè non v'avea da sodisfare i suoi cavalieri soldati di loro 
paghe passale d'assai, e delle doppie per la vittoria^ e per nu- 
tricarli sopra le prede de' Fiorentini. E a di 27 di Settembre 
fece uscire ad oste a Garmignano roesser Filippo Tedici co'Pi- 
stolesi , e incontanente fu abbandonato da coloro che v' erano 
per gli Fiorentini, salvo la rocca. Poi a di 29 di Settembre Ca^ 
gtruccio con tutta sua oste venne a Lecere in sul contado ^ 



LIBIO ^HOHO 341 

Firenze ^ e il di segaente puose il sao campo in sn i cpUt dH 
Slgna. I cavalieri e'pedoni de'Fioreiitiiii ch'erano fu Sigila* fa$- 
ceodola afforzare^ veduta l'oste di Castmceio abbandonarono la 
terra^ e furono si vili, che non ardirono a tagliare il ponte so* 
pra r Arno. Poi il di di calen d' Ottobre Gastruccio pnose suo 
campo a san Moro, ardendo e rubando Campi, Brezzi, e Qua- 
racchi , e tutte le villate d' intorno ; e a di 2 d' Ottobre venne 
in Peretola , e la sua gente scorrendo infino presso alle mura 
di Firenze, e là dimorò per tre di, faccende guastar per fuoco 
e ruberia dal fiume d'Arno infino alle montagne, e infino a piò 
di Gareggi in su Rifredi , eh' era il pia bello paese di villate , 
e '1 meglio accasato e giardinaio, e più nobilemente, per dilet-^ 
to de'cittadini, che altrettanta terra che fosse al mondo. E poi 
il di di san Francesco, di 4 d* Ottobre, fece in dispetto e ver- 
gogna de* Fiorentini correre tre palli dalle nostre Mosse in fino 
a Peretola, l'uno a gente a cavallo, e Taltro a piede, e l'altro 
a fcnimine meretrici; e non fu ardito uomo d'uscire della città 
di Firenze; ma i Fiorentini molto inviliti, e storditi di paura e 
sospetto che dentro alla città non avesse tradimento^ con tutto 
avessono cavalieri assai e gente a piò innumerabile, si tennono 
dentro in arme di di e di notte con grande affanno e sollecitu- 
dine a guardare la città e le mura e le porte^ e sgombravasi tut- 
to il contado^ recando dentro cosi bene que' da san Salvi e da 
Ripole e di quelle contrade, come delle villate eh* erano ver^Q 
f nimici. 

CAPITOLO ccGxynit 

Della materia medesima^ 

Poi il sabato mattina, di 5 d' Ottobre, ^i levò da Peretola, o 
firse tutta la villa e quello d'intorno, e presono e arsone il ca- 
rtello di Gapaile e quello di Calenzano sanza riparo ninno, che 
que'che v'erano dentro gli abbandonare. Ancora i Fiorentini den- 
tro pareano per paura animaliati ; e ritornatosi Gastruccio con 
sua oste la sera in Signa, la domenica appresso ^ di 6 d' Otto- 
bre, fece correre e ardere, siccome avea fatto di qua, di là dà 
Amo Gangalandi, e san Martino la Palma, e '1 castello de'Pnlf 
pi, e tutto il piano di Settimo. E poi il martedì, di otto d* Ot- 
tobre, venne con tutta sua oste infino a Grieve, e' suoi 8corr{« 



949 fiiov*n!(i TiikAsi 

dori lalnb a sao Piero a MouMccllt, e aaltrooo In HarlgnoUe lu- 
ioo 1 Onloabala , rubando e levando grandi prede sanza c«o- 
tMto nlaBo'i eh' e' Fiorealioi temeano molto da quella parte , 
perché I bMghi di san Piero Galtolino e quello di Bau Frìaso, 
e d'intonw al Carmino e a Caoialdoli non erana muratU ma ri- 
mettendo I tossì e farcendo beccali con cento bertesche > Ib 
quindici di lavorando di di e di notte con grande sospetto o 
paura. la tomma 1' assedio e guasto che lo 'mperadore Arrigo 
Bvea fatto alla città dì Firenze, fu quasi niente a comparazio- 
ne di minto , ronsumando ciò eh' era dalle porle in Tuorì da 
quelle parti, con levando ogni dt grandissime prede di gente e 
di bbatlniM e dì loro arnesi- K cosi fecìouo inQno a Torri m 
Valdipeu, « inDno a Giogoli , e poi ìnRno a Hontelupo, e ar- 
Btmo il bMfO, e cosi quello dì Punlormo, e la villa di Quartt- 
tola, e pUt altre viilate. E poi a di il d' Ottobre »' arrendè k 
rocca di Carmignano, e poi il castello degli Strozzi, ch'era hi 
prewo ndlto forte e bene fornito, cbiamalo Torrcbecchi; e aa- 
dò poi coB Bua oste scorrendo iufiuo a Prato. ^ , 

CAPITOU» GCCXIX- 

Comt Ctrtrmeeio oon À»so di MilMto ritonò m» toro otì» 
alla città di Firetuu. 

Come Azzo Visconti di ilìlano, ch'era a Locca cm (sa len- 
te, fu pagato di venticinque migliaia di fiorini d'oro, dbe Ca- 
slruccio gli avea promessi per la vittoria e per la saa parte 
de* prigioni e preda, i quali danari 11 comune di Lucca Improa- 
tarano a nsura dagli nsclU di GenoTa che dimoravano in Fin, 
si ne venne il detto Azzo con sua gente a Signa , per lare la 
vendetta de' Fiorentini del palio che feclono correre alte porte 
di Milano coli' oste di messer Ramondo, eome dicemmo addie- 
tro. E a di 26 d'Ottobre con Castruccio Insien», con bene dna 
mila cavalieri, vennono iofino a Rifredi, e di qoa in sa mia i- 
wla d'Amo, che si vedea apertamente di Firenze, fece cmrere 
nno palio di sciamilo ; e poi la sera ai ricolsono a Signa. Ma 
se prima ■* ebbe paura e dotta in Firenze , a questa ritornata 
l'ebbe maggiore, per paura non aveseono U-attalo di tradimeolo 
dentro per f^i amici e parenti de'clttadini preti alla BCoaDtta, 
11 quale mai non al senti di vero; ma cercamoati d'accordo as* 



ttftmo HOMO S4S 

fiai per rIaTere i pregioni , ma non fdrono uditi né interi , ma 
tenuti a sospetto dagli altri citUdini; ma i buoni tiondni di Fi- 
renae, cosi i guelfi e cosi i ghibellini ch*erano in Firenze, era- 
no favorevoli e solleciti alla guardia della città , e ali* entrate 
continuamente di di e di notte per tema della città. B poi il 
seguente di Azzo se n'andò con sua gente a Lucca e poi a Mo^ 
dona in Lombardia. 11 contado di Firenze in verso il ponente 
ove Gastruccio guastò e corse rimase tutto diserto , e le genti 
scampate rifuggiti in Firenze^ per gli disagi ricevuti v* addus- 
sono infermità e mortalità grande, la quale s'appiccò a*cittadi- 
ni; e tutto quello anno ebbe nella città grande mortalità di 
gente si fatta, che s'ordinò che banditore non andasse per mor- 
ti , acciocché la gente inferma non isbigottisse di tanti morti ; 
e ooii per le peccata de'Fiorentini segui la pestilenzia alla di*^ 
savventnrata fortuna, ch'eglino aveano nutricata. 

CAPITOLO GGGXX< 

Ddh $ta$o di Fìrrato m$d$iimo 

I Fiorentini essendo in tanta afflizione ^ guerra e cosi ispro- 
vati dal tiranno Gastruccio loro nimico, mandarono per soccor- 
so al re Ruberto a Napoli e a'vicini e agli amici, ma da nullo 
n'ebbono subito aiuto, se non da'Samminiatesi ottanta cavalieri 
e da'Colli giani venticinque e cento fanti. E feciono, per paura 
che Gastruccio non valicasse dall'altra parte della città, alTor- 
lare la rocca di Fiesole, perocché n'avea minacciati i Fioren-* 
tini , e avea grande volontà di riporre Fiesole per assediare 
meglio la città; e avrebbelo fatto, s' e* signori Ubaldini l'aves- 
sono seguito , come aveano promesso. E ancora per paura di 
Gastruccio i Fiorentini feciono afforzare la badia di san Minia- 
to a Monte, e in ciascuno luogo misono gente e guernigione; e 
ancora per tema che gli sbanditi non facessono rannata né ru- 
bellazione dentro alla città o di fuori d'alcuno castello, feciono 
ordine e dicreto, che ciascuno potesse uscire di bando (1) chen- 
te e per che misfatto si fosse pagando al comune certa piccola 



(i) ehentt: ?• a. io qaeiio luogo la voce chemé, tale qaalooqoe. Iii« 
toroo al falore di quella #oce è da tederti il Vocab. 



344 GIOTAHHI TILLAHI 

gabella , talTo qjai&gìì delle case (1) eieettati per gUbèmiiI é 
bianchi nibelli. E fecioDO capitano di gnem meaier OdUò da 
Perugia, eh' era ▼enato pei^ tó loo oomune capitano » e infiaaf 
Guasta da Radicofiuni alla ffairdta deìUt cittA. E coai come gea-> 
te ismarrita e sconfitta si sosténtarò, intendmido solamente aDi 
guardia della città, ogni More àbbiiildtaandd. 

CiAPITOCÒ 



►^♦1 



Come U €ùnU Ugo da BattìfMe ritdu urto ctmtmJlé 

a' FioronHni in Mugèlh. 

Nel detto anno, in caied di Ottolire, essendo ancora i Flore»' 
tini in tanto affanno e pericdo, il conte Ugo figliaolo del oaM 
Guido da Battifolle (a) riprese pef* suoi cinque popoli e TiDaie 
di sotto ad Ampinana in Mugello , i quali s' erano rendati pNk 
tempo addietro al comune di Firensé, é succiedeaiid al 
di ragione pei* Pomperà fatta quando s* ebbe Ampimbiià, 
do che si diceva. Onde il popolo di Firenze forte si tennero 
gravati dal conte Ugo , e maggiormente perch* era stato il pa- 
dre ed egli amico , e faccendo si fatta novità veggendo i Fio- 
rentini in tanta avversità: con tutto che*l detto conte dicea 
eh' erano suoi per retaggio e di ragione, opponendo che la ven- 
dita che fece il conte Manfredi quando vendè Ampinana, fu so- 



(i) esceitatii ▼. a. eceeltuatì ; e non delle case cacciate , eone hi 
le fditioni. Nel Vocabolario è un eiempio dell« Fittole di Seneca; ed ia 
Valerio Mattimo lib. 5. cap. 6 ti Ifgge: hmvd cosà i dunque , etceiia» 
tane là virtude, che col detiden'a mortale e colla mano possa mc^ai^ 
stare còsa immortale. L'autore ha voluto alludere in questo luogo alla 
legge ch'era allora in vigore degli Eccettuati, o Èccettaii, la quale fé 
fatta nell'anno 1 3 1 1 , quando temendo i Fiorentini nella venata io Italia 
di Arrigo ioipei-alore di non dovere divenir preda di lui^ ai riaolvettero 
di levar di bando molli fuorutciti # onde cresceste la foraa della repub- 
blica , e scemassero i nemici^ Fu fatta una scelta dì quelli che doveaoo 
ritornare, e intorno a quelli che rimasero esclusi, o eccettuati, ai fece un 
decreto che non mai potettero etter levali di bando, e neppure i loro 
nomi proposti in consiglio. Questa legge fu chiamata degli eseeuaii; e 
ognora che si ordinava di richiamar dall' esilio dei cittadini , ai adope^ 

rava la formula salve le famiglie escettate. 
(a) Vedi Appendice n.® i57. 



; . XilBftO,iiOllO B45 

laménlB per ÌMekre il castello 4i fatto a* Fiorentini, e voleaUi 
coinmettere di ragione in giudice comune , ma per lo modo 
BcoDcio non 8* accettò per gli Fiorentini. Ma ragione o non ra^ 
l^ione che avesse il ponte,; fa <x>ndaiuiato .pec 1' esecutore degli 
ordinamenti della giustizia air uscita del mese di Decembre del 
detto aìDuo in libbre trentamila^ a condizione, ja non avesse 
ristituiti i detti popoli nello stato primo in fra dieci di; la qual 
cosa perciò non fece , e rimase in bando e in contumace del 
oomokie di Firenze , con tutto che fosse sostenuta sua parte in 
Firenxe per suoi amici e parenti grandi e popolani. Ma poi al^ 
Tenuta éA duca in Firenze, il conte {]go il vcome a servire in 
persona con venti cavalieri e dugento pedoni per tre mesi; per 
la ^ruai cosa il duca il fece cancellare di bando, ma i più dei 
Fiorentini ne furono crucciost 

CAPITOLO GCCXXII. 

Come Coittucdo ven%$ a otte a Praiih 



tkì detto anno ^ a di 19 d* Ottobre , Castruccio con sua oste 
venne intorno a Prato, istandovi a campo per nove dl,:guastan- 
ilolo intorno intorno , e poi per pioggia non poteo per la via 
diritta tornare a Signa; ma a di 28 d' Ottobre si tornò in Pi- 
stoia, e poi l'altro di ritornò in Signa; e a di 30 d'Ottobre 
fece anc<»'a da due parti correre sua gente infino a Rifredi , e 
di là da Amo infino a Grieve ; e simlgliante fece a di 4 di No- 
vembre, faccende ardere infino a Giogoli. E poi a. di 5 di No- 
vembre cavalcò con sua oste , forse con settecento cavalieri e 
mille e cinquecento pedoni, in Valdimarina; e albergovvi una 
notte, laccendovi grandissimo guasto. I Fiorentini sentendo come 
era entrato in forte passo, e che i Mugellesi erano raunati alla 
croce a Gombiata per ripararlo che non passasse in Mugello, 
si vi cavalcarono dugento cavalieri e duemila pedoni per richiu- 
dergli il passo dinanzi di là dalla pieve a Galenzano; e fatto 
i' avrebbono per lo stretto e forte luogo , se non che per ispie 
infino di Firenze gli fu fatto assapere; onde si ricolse e usci 
del passo, anzi che la gente de' Fiorentini vi giugnesse, e an- 
donne a Signa a salvamento , e con gran preda , e con cento- 
trenta pregioni; e a.pià dialetto de* Biorentinl.lèoe battere mo- 

Gto. Villani T.n 44 



346 6iaT;4Miii ir^vLAHi 

nela picciola te Sìgna tMà ìmpmàM éUo'i 



chiamarli 1 eafltnicctnl. *'>**• 

I ■ . .. • 

i 

CAPiTonb 



K^>^%^ 



Qm$ Ouirwccio famd i • ìimm «dìi frMb irimm^ 

jitr -fa UHI vjitorta» 

Nel detto anno, Cattruedo guaito e ano il fliUanmtoB 
Udo di nrane e Quello di Prato |^ b «odo cfaa taH a è.di 
sopra, adendo tra pid volto afmti pid préglonl, e 
da che non ebhe alla seonfitla , e qnarff taeUtaiabttn > 
gueroita Si gna degli nieitl di Flrenié èdl treoèntoCL.....,, 
e rimandati al TeicoTO d' Areno trecento noi cnvalMl^^ya- 
¥ea avuti continui alla detta guerra, riochi delle prede de'Ila- 
rentinU a di 10 di Mbrembre A tomfr'.lÉ' Lucca por Care la fe- 
sta di san Martino con grande trioofo e gloria, vegneBdoH la- 
contro grande procenknde , e tutti quegU della eitU vomlii • 
donne siccome a uno re; e per più dispregio de' Fiorentini, à 
fece andare innanzi il carro colla campana eh' e* Fiorentini i- 
veano neir oste, coperto i buoi dell' arme di Firenze, Csccendo 
sonare la campana, e dietro al carro i migliori pregloni di Fi- 
renze, e messer Ramondo con torchietti accesi in mano ad o^ 
ferere a san Martino. E poi a tutu diede desinare, che ftneoo 
da cinquanta de' maggiorenti, e l'insegne reali e del oonoie 
di Firenze a ritroso in su il detto carro: e poi gli fece rinel- 
tore io pregione, gravandoli d' incomportabili taglie, fiicceaéo 
loro fare tormenti e gravi misagi sanza niuna umanitd ; e al- 
quanti de' più ricchi per fbggire i tormenti si ricomperarono 
grande somma di moneta. E di certo Castruccio trasse de* no- 
stri pregloni e de* Franceschi e forestieri presso a oentonfla 
fiorini d' oro, onde forni la guerra. 

CAPITOLO GCCXXIV. 

Come i Fiartntini usendo in mali stato ti framndomo 

di moneta e di genie. 

Nel detto anno e 0ese,'intrante Novembre, i Fiorentini veg- 
gendod In grandi ipese e In cosi perieoloia guerra, noo ridi- 



• 1 



JUiBftO. MQno 347 

gperamfo, nà taiiciiiii«»te s'argfMWDlarQoo a loro dlfeosionei 
e ordinarooo • feoiooo nuoYe gabelle, che montarono aeiianla- 
mUa fiorini d'oro Fauno/ olire a quelle che prinia ayeano^ che 
montaifiBino centottanlamila fiorini d' oro , iMnr fiwrnire la detta 
gnenra caatmccina ; e mandarono per caTalieri nella Magna e 
a f adova y e feciono rifiorre e afforcare il poggio di Gombiata 
e<!foellò di Montebnono, acciocché Castracelo non pole8ae%va- 
Ueare in Mogello né in Yaldigrief e; e mandarono dugepilo ca- 
fattori in aiutò a*Bolognesi, onde furono capitani m ftM o r e Ajne? 
rigo Donati e messer Biagio Tomaqoinci; che allora Ap uno 
grande fitto aTiorentini, essendo col nimico tiranno all'uscio» 
a mandare soccorso all'amico* Lasceremo al presente del ipaie 
stato de*Fiorentini, e diremo delle avverbitA che ne' detti tem- 
pi avvennero a'BoIognesi per la fona de'Uranni di Lombardia. 

CAPITOLO GGGXXV. 

Cems t Bolognesi furono seonfiiti da me$tmr Paamno signore 

di Mantova e di Modona. 

Nel detto anno, del mese di Luglio^ i Bolognesi feciodo oste 
per contastare la raunata di messer Passerino (a) signore di 
Mantova e di Modona e degli altri tiranni di Lombardia^ ch'e- 
rano nel contado di Modona, acciocché non potessono mandare 
aiuto a Castr uccio né al borgo a san Donnino; ma più per tema 
ehe non entrassono nel loro contado ; e però non mandarono 
aiuto all'oste de'Fioreniini che dugento cavalieri. E sentita loro 
partila, la raunata di Modona si valicarono la Scolienna> e in- 
torno a Modona feciono danno assai per pia cavalcate , e tor* 
narsi in Bologna. Ma come i Fiorentini furono sconfitti ivi a 
pochi dl^ cioè a di 30 di Settembre* i ribelli di Bologna di ca- 
sa Galluzzi, e'figliuoli di Bomeo de'Peppob, colla forza di mes- 
ser Passerino rubellarono a'Bolognesi il castello di Monteveglio 
alla montagna. I Bolognesi vi cavalcaro peppole e cavalieri e 
puosonvi Tassedto, e richlesonQ tutti i loro amici di Toscana e 
di Bomagna , e rifeciono il fosso che si chiama la Mnccia -, di 
qua dalla Scoltenna, che tiene dal monte al pantano, per loro 
slcnrlade^ ed erano l'oste de'Dolognesi bene veptidne ceaÉinala 

(a) Vedi Appcodioc o.'' 168. 







348 OIOTAfniI TlttttMl 

di cavalieri 'eèBe lutò caVADttti;' é MMrlfeDlMdtaii] 

per còtaittiié V* efaiiò qtiegllf Mia cittfct M iMe r ? fi 

stia rauiiatt» ^hè irl Ventfè li geMI'«l«NHilr Gatto ìii-; 

toiì leteeitfe èaVÉtted» e*iiiaielietf>tt'tttt'4aii^ 

ehè v'afeàìktoe^dtetolto^cMliiMia il>a^ 

1^ (tt lA dal ibtMi é daBa tBeóWeapftiyfcatfiliaBiiiftai 

forùii^ HI «atlMd e piMaite 'ti toant, • ef ArtogneH 

ftwcaftoesM. Ml'eMta*d'OCtabire^iiate i^aM 

dava a' MUaBé edn Ma gimle} ri[<idlnte&^^ «erd«i6. tt 

Pai8e¥ìliiò'> e'«iioóra Ga(rtnlMto^gll!«laM^-d«ieiilo: 

rièché ìdM véMfCbtli^ 'MÌttiMa d|-ettfaliaal:ift»eBtt hw 

Lombardia , 4«alil ( plù'TedeaoU.'I'0aHgM 

stretti, è'iàll? aisBédiò del castèllo noBtfVoiealMiipaHiNf^l 

mandarino per aiillò a'iFIdreàliBi. ì [Ft&na/KbA. DOBk 

al loro grande bisogno mandaroBo loro dngento cavalieri, e 

darono pregando per aiMHittlhdttr V 0> :^ :yttraesaeiio e 

mettessono a battaglia: fisctonsene beffe , rlmprocetante I Fla^ 

renfinl di lóro vUlade. Fol /a dIJ «I Nomldm làégll «.A»* 

ser Passerino valicarono la ScoHeima > e' in parte ruppono il 

fosso^ e valicarne di loro; ma per forza dal popolo di Bologna 

lUrono ripinti, e non poter<Mio fornire ti castello, 

CAPITOLO CCCXXVI. 

Di quello medeiima. 

Veggendo messer Passerino e gli altri capitani che m» pa^ 
teano passare la rannata, feciono vista di partire l'oate, e graa 
parte tornarono a Modona; poi feciono vista di porre aaaedio al 
ponte a santo Ambrogio. I Bolognesi lasciarono alla rolla dd 
fosso i Roroagnuoli e' Fiorentini , cb' erano da cinquecento 
▼alieii, e vennono parte di loro cavalieri verso il ponte, 
ser Passerino e sua gente avendogli spartiti, cavalcarono (I) 9r 
sCivamente di là dalla Scoltenna verso il castello , e' Bologaol 
dalla loro parte seguendo; ma prima de' Bolognesi giunsono i 
loro nemici ov' era stata la rottura del fosso e più flebole ; e' 
Romagnuoli e' Fiorentini cbe v* erano a guardia mandando alla 
cavalleria di Bologna per aiuto, lentamente vi vennono. La ge»< 

(i) ai|<Vri«ierifr v. a. pruoUmeule, presiameote, io freiU. 



ihiumo HOMO i.. M9 

le di memer Panerino per fona Talicaroiio il paiso, e comin- 
ciaroDo la battaglia. I Bolognesi teggeo4o;y assalto pooo resio- 
Do^ ma incontanente si misono alla fuga, e que' cotanti elie reflp 
sono, die furono i Romagiraoli e* cavalieri de* Fiorentini è usciti 
di Modena, furono malmenati , clìe più di trecentocinquanta a 
cavallo e più di millecinquecento a piò vi rimasono tra presi e 
morti.- 1' Bolognesi piccolo danno v' ebbono- à comparaslone delia 
lèrar gtande oste^ ch^e'cavàUert si fugglrokio verso Bokiigna, e 
irpopolo alto mokitagne e a' loro castelli j ma da ventisette dd 
Iraoitf deRft terra e la loro podeslà vi rimasono presi, e messer 
Màlateitlnò e quattro de' migliori usciti di Modena eapitani. B 
questa'soonfitta fa a pie di Monteveglio venerdì dopo nona, di 
15 di 1<rovettfere* ' 

CAPITOLO CCCXXVII. '' "' 

• •. .. * . .' . K • .4 

Come mesur Pauerino signore M ManUn>a e di Mod&àM * l 
venne a oete alla città di Bologna, 



1 Bolognesi tornarono in Bologna con grande vergogna e con 
glande danno, e messer Passerino con gli altri Lombardi vali- 
carono Il fosso della Mocela, e tutti vennono ad oste sopra Bo- 
logna , e puosonsi al borgo a Panicale in sul fiume del Reno ,' 
e tolsono 1* acqua alle loro mulina, vegnendo Inlino alle po^te 
di Bologna , e salirono in su santa Maria a Monte di sopra Si 
mM> miglio alla città. 11 popolo di Bologna a ftiria voleano uscire 
Hoori, ma dal loro capitano furono ritenuti, acciocché non com^ 
plessono la loro infortuna d' essere affatto sconfitti , e perde»- 
sonò la terra ; ma si misono alla difisnsione della citte , e più 
assalti ebbono alla città da' Lombardi ; e se non fosse V aiuto 
de* finreétieri si perdea la terra. Alla fine vi feciono correre tre 
pallt, uno messer Passerino, e uno Azze, e uno I marchesi. E sen^ 
tendo ehe la gente della Chiesa da mille cln4uecento cavalieri e* 
rano venuti verso Reggio, si levarono da oste di 24 di Novembre, e 
tornarono In Modena : ma prima ebbono il castello di . • .*• • E cosi 
mostra, che le infortunate planete di Saturno e di Marte et al* 
tenessono la 'mpromessa delle loro congiunzioni state In ipoesto 
anno di tante battaglie e pericoli in questo nostro paese e ai* 
tiove, come per noi è fatta e farà menzione. 



CAPITOLO cccxxvm. i -^ 

Comt Ca'lruceio fece trattare fatta paet co' parenti 
farenlini dt' ntot jirtgioni. 

Nel detto anno 1325, di 7 di Novembre, ì Fiorentini furono 
in grande sospiitta dentro tra loro, temrndo 1' uno de))' altro di 
tradigione, e ape zi alm ente di tierli grandi e popolani poaiieoli, 
i quali aveano loro figliuoli e fratelli in pregione a Lucca , d 
feciono uno dicreto sotto grande pena, che nullo cittadino che 
avesse progioni! a Lucca potesse essere castellano di natio ca- 
etelli), o vicaro di le^ o di gente, o ricbesto a nullo consiglio 
di cumiine; peroccliè sotto colore di pace, a petizione e tnosa 
de' pregioni, teneano Iraltali eoo Castruccio contea il volere de- 
gli altri cittadini ; e non fu sania gran pericolo , se non cbe 
per gli savi cittadini fu riparato. 

cAprroLO cccxxix- 

J>«ir eti$4io • perdtìa di Mtmttmuri». 

Hel detto tempo , a di 18 di Novembre , ancwa la yestc <i 
Caitniccio veoDODO ecorrendo e guastando infioo a Glogoli laanr 
ntdlo rifiarD, pw ispaventare i Fioreulinlt e a di 34 di Sottm- 
bre Castmccio ritornò a Signa con suo isibnoi e a dt S7 dì No- 
vembre ti puose all' assedio al castello di Hostemorlo, a ftaii 
iatomo più batUfolti, e il di seguente ebbe per patti la fortona 
d^l Strozzi che ti chiama Chiavello, e Ibcela abbattere e la- 
fllare dal pie, e I' altro di ebbe per forza la torre a Palngiaa» 
eh' 9n de' Pazzi, e morirvi più di trenta noinini, e fecdi di- 
•Care.: E stando all' assedio di Hontemurlo lo steccò tolte telar- 
no, e eoa pUl dlBcU vi gillava, e fece cavare 11 e—t el io drib 
parie della rocca, « fece cadere molto ddle mar». P eMrp -v' ò- 
«ano per castellani Giovami di messer Tedisi degli AdieMV^ e 
Bierl di mester Paizino de' Pazzi eoo ccDtoeinqoaata bwMit tati 
di ìmsmAi; H easteUo era medio femllft di vittuagtlai nw male 
IbnUe d' aran e di gente a si grande circuite e tante abnoo 
dt batta^ie e dt diflcii e di cave; e piA volte mandarono per 
soccorso a Firenze, almeno che fossone AkoIUAÌ fcnle-cbe dea- 



LtiBO HOHO S5i 

tro gli alasse alla guardia. Quegiiiio die l' aTeano a fare , clie 
erano all' uflcio della condotta de' soldati, per negligenza, ov- 
vero per miseria di spendio ^ s' indugiarono tanto a fornirlo , 
che quando vollono non ebiiono il podere, né altro soccorso non 
si fece per gli Fiorentini; e si potea fare, che più volte Castruc- 
€io non vi avea trecento cavalieri, e per le grandi nevi e ft*ed- 
dure mollo straccata la sua gente; ma la viltà e la disavven- 
tura era tanta de* Fiorentini, e con esso la discordia^ die non 
r ardirono a soccorrere quando si potea. Quegli del castello veg- 
gendosi abbandonati da' Fiorentini ^ avendogli per ^ volte rl- 
chesti di soccorso, e veggendo per le cave cadere le mura^ e per 
gli molti difici flagellati, si cercarono loro patti con Castruccio, 
e renderono il castello a di 8 di Gennaio 1395 , salre le per- 
sone> con ciò che ne potessono trarre, e salvi I terrazzani che 
vi volessono dimorare; con tutto che malvagiamente trattò i ter- 
razzani, che quasi tutti gli sporse, e recolla a gente di masna- 
de alla gnardia, rafforzando il castello molto di rocca e girone 
di mura e di torri, e murò di fuori la fronte: la quale perdita 
fu grande vergogna e sbigottimento a' Fiorentini, e fece aspra 
guerra al contado di Firenze e a quello di Prato. 



CAPITOLO CCCXXX. 

IH genie due mandò U re Ruberto a* Fiorentini. 



Nel detto anno^ il di di calen di Dicembre , giunsono in Fi- 
renze trecento cavalieri che ci mandò il re Ruberto di Puglia, 
la metà a nostro soldo. Furono cattiva gente^ e niente di bene 
ci adopererò. Che se alla loro venuta fossono stati valorosi, cd- 
r altro aiuto de' Fiorentini e loro masnade, poteano di leggiere 
levare V assedio da M ontemurlo, ma o per loro viltà, o per co- 
mandamento del re, conoscendo la infortuna de' Fiorentini, non 
volkmo fare una cavalcata , ma Istaisi in Firenze alla guardia 
della terra* 



GTOVAKKI TILLaKI 

CAPITOLO CCCXXX 



leonfitfa eh' e' Pisani ebbono in mart im Sirii^àa 
4al rt d'Araona, t comt feciono pace. 



i 



Nel dello anno 13'i5, in caien di Dicembre, si parUrtmo d( 
Porlo pisaoo trenlalrè gslee , le quali i Pi»am aveano arniJiti- 
per soccorrere e fornire Castel lodi castro io Sardigoa, ed erano 
gran parte degli usciti di Grnova »1 loro soldo, e ammlraelio 
mcsser Ouasparre Daria ; e a di Stf di Dicembre si comballcriiuo 
coli' armala del re d' Araona nel ^ITo di Calieri, ch'erano Iten- 
liina galea e qmranla (1) barche im borbottale, e sette cocche 
Alla line delb dura battaglia 1' armata à«' Pisani furono tran- 
filli, e prese delle toro olio galee, e molta gente morta e prrH. 
! Pisani avendo perduta ogni speranza di potere Boccnrren- Ci- 
ste I lodi castro, cercarono accordo col re d' Araona, e inandarKli 
loro nmbasciadori in su una galea con ledere e messi di noslm 
signore lo papa. Alla fine la pane si compiè, eh' e' Pisani mi' 
derono al re d' Araona Castellodicastro e ogni fortezza eli' i- 
Tuno In Sardlgna, e egli gli qoeU detta rendita det tenpo cke 
1' «veano tennta, poich' egli ne fa etetto aigoore, e l'aito alTal' 
tre renderono 1 pregloni, e piuvicoesi io Fisa la detta pace 1 
10 di Giugno 1336, 

GAprroLo cccxxxD< 

Comt la ge*te di Cattrvceio eh' arano in Signa eonono fa|Ea« 
olla città M Fuma: 

, . nn detto anno 13S5 , a dt 10 di Dicembre , le nuuaato « 
Gaatrocdo cli'wano in fligna, intorno di dugente cavaUwlf ev 

[l) iareht imharhoiiate: ami coperte:' t cih li rileia 'Sm An yni M 
Sinnto prnM il Du^reioe , Il qnlile pirlando di qaMta Ipèole dt ani, 
"Jiée ooil: ùuligit praelerea dtetiu extreiltitijuoJ ig* hlù MtHgStmll 
'éUtà «UfMB iSu ùteaimtata , Mii «orioMM uU aw*, "^àH KmìM 
fraadietarum non timtani lapidei maehùiamm. FiailaM«l« ^Mllc'aBti 
•he *i diocHio barbottt eraos le medeiime birehe inborboUate | • I* 
voM barbuta in kiim di tlmetlo hi dito l'arl|ine a quali* vod, otHN 
l'ha rloe«sU da loro; poicht quello Don I altro ohe un «maN da sopfin^ 
e difindere il aapo. 



ttllBO !I050 353 

iMDtio inflno a san Ptero a MoaticeUi, e ventenne infino alle por- 
te di Firenze: usci una masnada di Fiamminghi a combattere 
con loro; e se pf lo capitano della guerra tossono seguiti^ a« 
veanne la vittoria; ma per lo soperchio di gente furono rotti 
e malmenali da quegli di Castruccio. In Firenze si levò il ro- 
more^ e sonarono le campane ^ e popolo e cavalieri furono in 
arme e uscirono fuori , e corsono infino a Settimo sanza ordi- 
ne ninna. I nimici per lo soperchio si ri trassono a Signa sanza 
danno ninno; e la gente de'Fiorentini^ ch*erano più di ottocen- 
to cavalieri e popolo innumerabile, si tornarono la sera di not- 
te in Firenze. La tratta fu gagliarda e di volontà, ma male or- 
dinata, e per gli savi di guerra fu forte biasimata; che se Ca- 
struccio fosse stato in aguato pur con cinguecento cavalieri , 
avea sconfitti i Fiorentini, e presa combattendo la citlé. 

CAPITOLO GGCXXXm. 

Come i Fiorentini ilanziarono di dare ta eignoria detta eiltà 
e contado al duca di Calavra figliuolo del re Ruberto. 

Nel detto anno, a di 24 di Dicembre, i Fiorentini veggendosi 
cosi afflitti dal tiranno e in male stato, e con questo male or- 
dinati e peggio in concordia , per cagione delle parU e sette 
tra'cittadini, e vivendo in paura grande di tradimento, temen- 
do di coloro eh* aveano i loro figliuoli e fìratelli pregioni in 
Lucca, i quali erano possenti e grandi in comune, e la forza 
del nimico era ogni di alle porte per lo baitifolle di Monte- 
murlo e di Signa; i popolani guelfi, che reggeano la citte col 
consiglio di gran parte de*grandi e possenti* non veggendo al- 
tro iscampo per la citte di Firenze , si elessono e ordinarono 
signore di Firenze e del contado Carlo di Calavra, (a) primo- 
genito del re Ruberto re di Gerusalem e di Cicilia, per tempo 
e termine di dieci anni, avendo la signoria e amministrazione 
della città per suoi vicari, osservando nostre leggi e statuti, ed 
egH dimorando in persona a fornire la guerra , tenendo Dermi 
mille cavalieri, il meno, oltramontani; dovea avere dugSntomi- 
gliaia di fiorini d'oro Tanno, pagandosi di mese in mese sopra 
le gabelle , e avendo uno mese di venuta e uno di ritomo ; e 

(a) Vcrli Appendice o.^ iSg. 

Giù Villani T. //. 45 



^4 OIOTAHiri TILLAIII 

fornita la guerra, per tiltoria o per owNralÉ pace, peten laida* 
re uno di aita caaa o altro grande liarone In eoa luògo con 
quattrocento cavalieri oltramontani , e atere cenloBiln iorinl 
d'oro l'anno. In questa forma con plA altri artieoU gU al mum^ 
dò la leiione a Napoli per aolenni ambaadadorii II quale daea» 
col consiglio del re Ruberto suo padre e de'aool ili e d'altri 
de'suoi iMuroni) accettò la detta signoria a di IS Genanloi e 
puta r accettagione in Firenae n' eld>e grande aliegresa , 
ìrando per la sua venuta essere vendicati e dlliberl dalla tona 
del tiranno Gastrucclo , e messi In boono stato* B partissi di 
Napoli per venire a FIrenie a di 31 di Maggio 13M, 

CAPITOLO GGCXXXIY. 

Com$ quegli di Bruggia in Fiamira punmo ieanfiUif a frgjsiaj 

ti Uro caiUe di jregiom. 



Nel detto nnno 13S5, all'uscita del mese di Novembre» 
della genie di Bruggia In Fiandra avendosi mbellatl dal tara 
signore, come addietro ò fatta menzione, guerreggiando il pae- 
se furono sconfitti tra Bruggia e Ganto dal conte di Namurro e 
da quegli di Ganto, e morti più di seicento. E poi a pochi gior- 
ni quegli del Franco di Bruggia furono sconfitti dal detto coa- 
te e da quegli di Ganto, e rimaseme morti più d'ottocento; per 
le quali sconfitte e abbassamento che fu fatto di loro> lù trat- 
tato accordo, e quegli di Bruggia trassono di preglone Ldf il 
giovane loro conte e k)ro signore. 

CAPÌTOLO CCCXXXV. 

Cbms lo *nfanU figliuolo dd re d*Àroona tolse le decime ed pstpa. 

Nel detto anno, del mese d^Ottobre, Anfus detto inCuite d*A- 
raona tolse a'cotlettort del papa che tornavano di Spagna tutti 
i danari ricolti di decime e di sovvenzioni; e dissest, che fiaro- 
no dugento migliaia di fiorini d' oro la valuta; onde il papa si 
crucciò forte. Il re d'Araona mandò a corte suoi ambaaciadorì, 
dicendo, come la detta moneta volea in presto per la guerra di 
Sardigna, e volea darne pegno più castella alla Chieaa, e ac- 
cordarsene col papa. 



LIBBO NONO 355 

Del mese di NoTembre presente, sei galee del re d'Araona 
cli'aiidavaiio in Sardigna, si combatterono con sette de^Genove- 
si^ e quelle de' Catalani furono sconfitte, e presane V una^ con 
grande danno di loro gente< 

CAPITOLO GGGXXXin. 

Come i Fiorentini feciono loro capitano di guerra meseer Piera 

di Nani. 

Nel detto anno 1325^ in calen di Gennaio, i Ptorentini feoio* 
no loro capitano di guerra messer Piero di Narsi (a) cavaliere 
banderese della contea di Bari del Loreno , il quale tornando 
d'oltre mare dal sipolcro, il Settembre dinanzi per sua prodei^ 
za e valore volle essere alla battaglia, ove i Fiorentini furono 
sconfitti, ed egli vi fu preso, e'I figliuolo morto^ e di sua gen-» 
te assai; e tornato lui di pregione per sua redenzioiie, fu eletto 
capitano; e presa lui la signoria, con molta prodena e solleci- 
tudine si resse , lenendo Castruccio assai corto della guerra, e 
per suo senno fece trattato con certi conestabili di suo paese 
ch'erano con Gaslruccio, di fare uccidere Castruccio e di rubel- 
ìargli Signa e Garmignano^ e tornare dalla parte de' Fiorentini 
con più di dugenlo cavalieri. Isooperto per Gastraecio il detto 
trattato , a di 28 di Gennaio fece tagliare la testa a tre coae- 
stabili, due Borgognoni e uno Ingbilese e sei Tedesehi, ebe le-* 
neano mano al tradimento , per la qual cosa molto si turbare^ 
no i soldati e masnade di Castruccioi e diede commiato a tutti 
i Franceschi e Borgognoni eh' avea , intra gli altri a messer 
Guiglielmo di Noren, ch'avea traditi i Fiorentini, ed era di qoeK 
la (iuraj. ond^ mplto si scompigliare le m93nia49 41 Castruicciow 

GAPITOU) GGGXXXVn- 

Come JMV gli gkiielHni detta Mawea fu freea la Roecaeamiradeu 



Nel detto anno, a di i2 di Gennaio, quegli di Pabriana 
gente ghibellina della Marca e masnade d'Areizo presone per 
tradlniienlo con totisk ìi castello delia Roocacentradaj, e ucoison^ 

(aj YtAì Appcttiicc u^ i6o^ 



356 QlOVAIIHl ÌIM.LAII1 

Yi molU di quegU ohe teoeuio li parte della Chiesa, por*' 
glori 4ella terra, uomiiii e aoniie e faneliilil* 

CAPITOLO CGCXXXVm. 

Com» CoitrueciQ anf Swne^^eiam $ wm0 i^^ ^ Parelobi 

e poi arse $ abbwkhnò 



Nei detto anno , a di 30 di Gennido , meteer Piero di Nani 
capitano di guerra in Firenze caTalcd a Signa con qwatlioeeB- 
lo cavalieri gubttamente , e tornò la aera i poi per gol o é a r di 
perdere la flirtena vi venne Cabracelo la peraonn a di S di 
Febbraio, e oMoonne pred tette eoqeitahlil ira a cavalln e a 
pie* B per qoeata cagloneiddla cavalcala di l aoB o e r MevOf e 
per dispetto di dò , avendo I Fiorentini per nidnla, Castraeda 
tornò iq SIgna con settecento cavalieri e duemila padoal a di 
19 di Febbraio, e cavalcò a Torri la VUdlpesa, e i^iaatd; a «r^ 
^e tutta la villa levando gran preda; e poi a di SS di PaMa^ia 
fece un'altra cavalcata infino a Sancasciano, e aree il borgo e 
tutta la contrada, e la sera tornò in Signa. Il capitano de'Fio- 
routini co'cavalieri ch*avea, cavalcò il di in sul poggio di Cam- 
paio ; ma se Tossono iti alla Lastra per lo piano « e preso il 
passo, Castruccio e sua gente erano sconfltti: si tornarono strac- 
rati e male in ordine per TafKanno e lungo canmiino ch*aveano 
fatto il giorno. 

CAPITOLO CCCXXXIX. 

Di queUo miàpiima. 

Pol^ a di 25 di Febbraio, Castruccio per fare più onta a'FlOf 
renlini venno con ottocento cavalieri e tremila pedoni infine a 
Peretola, e incontanente si torno in Signa , ma per ciò di Fi- 
rcnie non usci uomo alla difesa. E poi a di 28 di Febbraio rl-^ 
colta sua gente fece ardere Signa e tagliare il ponte sopra l'Ar- 
no, e abbandonò la terra, e ridussesi a Carmignano, e quello 
fece crescere e aflbrzare, e riducere alla guardia de* rubelli di 
Firenxe e di Signa e di tutta la contrada. La cagione perchè 
4ibbandonò Signa, si disse perchè gli era di gran costo a man- 
iefi<;rla, e di grande rischio^ quando 1 Fiorentini fossono stiUi 



LIBBO MONO U7 

valoroal , essendo cosi di presso alla cUU ^ e sentendo come il 
duca s* apparecchiava di mandare gente a Firenie , tenieiido 
che la gente che tenea in Signa non Cusso soppresa. Ma bene 
ebbe tanto ardire Castruccio e tanto gran cuore, che istando in 
Signa cercò con grandi maestri se si potesse alzare eoa mora 
il corso del flume d'Amo, allo stretto della pietra golfòlina per 
fare allagare i Fiorentini, ma trovarono i maestri, che lo caio 
d*Amo da Firenze infino laggiù era centocinquanta braccia, • 
però lanciò di fare la 'mpresa. 

CAPITOLO CCGXL. 

Come i Bologneii fedono pace con meuer P4$siirin9* 

Nel detto anno, in calen di Febbraio, i Bolognesi ibciono pa^ 
ce con messer Passerino signore di Mantova e di Modena, e per 
patti debbono tutti i loro castelli e fortezze e Monteveglio, per- 
ché furono sconfitti, e tutti i loro pregioni: e per ^urté della 
pace diedono quaranta stadichi giovani garzoni figliuoli di buo* 
ni uomini di Bologna. 

CAPITOLO CCCXU. 

CopM eerte masnade d'Arezzo furono eeonfUte da quelle 

de' Perugini. 

Nel detto anno^' a dì Vf di Febbraio, trecento soldati del ve- 
scovò d'Arezzo che erano alla Città di Castello, andando a gua* 
stare il feastello della Fratta, si scontrarono nelle masnade de*Pe< 
rugìhì^ e combattersi insieme aspramente; e se non fosse di'era 
prèsso a notte^ grande dammaggio si foceano insieme. Alla fliie 
qiiègU d* Arezzo n'ebbono il peggiore. 

CAPITOLO GCGXUI. 

Come la genie della Chiesa^ capitano meuer Yergié di Landu, 

cominciò guerra a Modona* 

Nel detto anno , a di 10 di Marzo , messer Vergiù di Landa 
vtspQe sopra Modoaa con ottocento cavalieri di quegli deUa 



358 «lOTAimi TIL1.AXI 

ChieM 9 e ripnoie SamofaM e poi M bmé di Ibfglo pnm 
GasMveeeMo, e più cafteHetta e TiDaggl de'ibdiMML B'Fhi- 
rentinl tI mandarono in ainto daHa <9ii«a dngeato csvàliat 9 
e con gnofta gente e n*ùf^uM di BMMer Ghlberlo in Gbcfef- 
gia, meaaer Vergià finae per fona, a di t5 di Giugno ISSi, 
r toola di Senana che era aleccala e goamlta di bMfeHhe , e 
avoTavi dngento cavalieri e tremila pedoni n gnardln pw lo al- 
gnore di ManlOTa, 1 qoaU ftarono aconlttt , e prein la 
del ponte a Borgoforte di qm da Po» acerrenin il 
con grande danno de'rlbelll della C3iiefa* B poi a di ft A 
presono per fona gli aatipQrtl <bor|^ di liodooa» ék\ 
fornati e steccati ; e* caTallerl de' Plonnttnl flarono Jo^plmail 
di'entrarono all'antiporta, e poco filili cIm» non eidiaiin la «mi; 
e stettono tutto Luglio allo assedio di Modena tenendoin aaoia 
stretta. All*nsclta di Luglio messer Passerino eoiln ìmgm étFì^ 
bellini di Lombardia per lama di perdere Modena al p n ttli sna 
dall'assedio d'uno castello deHnanhesi GaTaleabd Ibi GMriMmnn 
e ieciono al Po ponte di navi. Messer Tergift e san fenle sen- 
tendo il soperchio de'nimici misono liioco ne'lx)rghi di Modana 
e se ne partirò, e tornarono a Reggio^ e guastarla Intorno. 

CAPITOLO CGCXUn* 

Come il veseaw^ i'Aftf^^o fece diefàre LaUrtno^ 

Nèiranno 1326, del mese di Marzo, il vescovo d'Areno fece 
disfare il castello di Laterino, che non vi rimase pietra sopra 
pietra, e eziandio fece tagliare il poggio in croce > aecioodié 
mai non vi si potesse su fare fortezza; e tutti gU abitanti fece 
andare in diverse parti, ch'erano bene cinquecento famiglie; e 
ciò fece per dispetto degli libertini , acciocché noi potessono 
rubellare, perchè senti che alcuno di loro vennQ a Firenze per 
trattare di dare il detto Laterino a' Fiorentini e allegarsi eoa 
loro, perocché 1 vescovo gli avea cacciati d'Arezzo» perch* elH 
cercavano in corte col papa, che '1 proposto d'Areno ^ eli' era 
d^U Dberlini, avesse il vescovado d'Areuo% 



IIBBO IIOHO 35!^ 

CAPITOLO GCGXUV^ 

Cbme • ghMttini della Marea coreano la dUà di Fermo ^ 
e tufpono la pace ordinata cMa O^ieea. 

Nel detto anno, a di 96 di Marco , essendo trattalo accordo 
da quegli della città di Fermo colla Chiesa, e quegli della ler<> 
ra fkccendone festa e ballando per la città uomini e donne^ que- 
gli d'Osimo con certi caporali ghib^Uni delia Marca, non pia- 
cendo loro raccordo, entrarono nella città e corsonla, e ucci- 
aonne de'caporali che Toleano l'accordo, e nel palagio del co* 
mune misono fuoco^ essendovi il consiglio per lo detto accordo 
compiere ; e molta buona gente vi mori , e furono arsi e ma* 
gagnatt. 

CAPITOLO GCCXLV. 

Come Quirmeeio con eua gente eavakò in Oreti 9 inf no 

a EmfolL 

Nel detto anno , Castruccio avendo di poco avuta la Castel- 
fina di Cretl^ che uno de*Frescobaldi che l*avea in guardia per 
moneta la rendè , si si distese poi Castruccio e sua gente per 
lo Creti, e diede battaglia a Vinci e a Cerreto e a Vitolino^ e 
passò Amo infino a Empoli. E poi a di 5 d'Aprile ebbe il ca- 
tlelletto di Petroio sopra Empoli, e quello guemi: e colla Ca- 
stellina gran danno faceano alla strada e a tutto il paese. Ma 
pok a di 25 di Giugno abbandonò Petroio e diafècelo, per tema 
éòUà venuta del duca d'Atene e gente del re Ruberia 

CAPITOLO CCCXLVI. 

Come U ifteeoeo d'Arezzo fu privato dello efiritwAe per lopapOf 
e €om^ fu deito legato per venire in Toscana. 

Nel detto anno, a di 17 d'Aprile, papa Giovanni in concesto- 
ro di tutti i cardinali appo Vlgnone dispuose il vescovo d'Arez- 
ao de' Tarlati dello spirituale del vescovado, e coneedettelo In 



360 CIOTASXI VILtAHl 

guardia al proposto della chiesa d'Amzo, rh'ora dogli CImMI- 
nl; ma per cid non lasciò, e non ubbideltc a'mandaU drl papA- 
E in quello concesloro elesse il papa per legalo in l'oscina <■ 
terra di Boma, per ricbesta e petizione de' Fiorentini e d«I tv 
Knbcrto , messer Gianni Guatani degli Orsini dal Monte cardi- 
nale, e fecclo paciaro in Toscana, accioccb* mettesse consiglio 
e pace nelle discordie di Toscana , dandoprli grande aiilorìladc 
di procedere spiritualmCDle a chi fosse disubbidiente alla Chiesa. 

CAPITOLO CCCXLFII. ^ 

Come ii ricomineiò guerTù in Romagna. ^* 



Nel detto anno 13211, del mese d'Aprile, si cominciò guetn 
in Romagna tra Forlì e Faenza . e rubellossi per gli ghibellini 
il castello di l.iirrbio. Qnogli di Faenza e' giielfl l'assediaro, 
e'ghibcllint di Itoraagna e di Lombardia vi vennono a fornirlo 
con gran forza; e di Firenze e di Toscana T'andò gente in set- 
Tigio de' guelfl. Alla fine per accordo s' arrendè a' signori di 
Faenza. 

CAPITOLO CCCXLVIU* 

Cerne Gittfveeio eatalcò in *« quello di Prato ^ « fee» fkr$ 
ma fortezza al ponte Àgltana. 



Nel detto anno, del mese d'Aprile, Caslntcclo avendo notta 
molestati I Pratesi, e sostenea nno battifolle fatto in ValdibiMD- 
zio chianato SerraTaltino, e un altra presso all'Ombrane yeno 
Carmignano, si ne puoae nn altro a ponte Agliana tra Prato e 
Pistola per guerreggiare i Pratesi , e perché i Pistole^ potcì- 
■one lavorare le loro terre : le quali fortene liirono tutte ab- 
bandonale e disfatte alla venuta del duca d* Atene tnogoteneala 
del duca di Calavra. 



LIBBO NOlfO w 36! 

CAPITOLO GGGXLIX- 

Come Azza Visconti fece guerra a* Bresciani j e tolse loro 

piit castella. 

Nel detto tempo , del mese di Marzo e d' Aprite , Azzo Vi- 
sconti colla masDada di Milano fece ^an guerra a'Bresciani, e 
tolse loro più castella e fortezze. 

CAPITOLO GCGL. 

Come messer Piero di Narsi capiiano d^l^iorentini fu sconfitto 
dalla gente di Castruccio, e poi mozzo il capo. 

Nel detto tempo , a di 14 dì Maggio , messer Piero di Narsi 
capitano di guerra de* Fiorentini per fare alcuna valenzia in- 
nanzi che la gente del duca venisse* si cercò uno trattato con 
certi conestabiti borgognoni e di suo paese eh* erano con Ga* 
strucclo , d* avere il castello di Garmignano , e segretamente , 
sanza sentirlo niuno Fiorentino , si raunò di tutte le masnade 
dugento de'migliori cavalieri e con gente a pie da cinquecento, 
e subitamente si parti di Prato , e passò V Ombrone scorrendo 
la contrada; il quale da' detti conestabili fu tradito, ch'eglino 
colla gente di Gastrucclo aveano messo in aguato in due luo- 
gora quattrocento cavalieri e popolo assai, e uscirono addosso 
al detto messer Piero e sua gente , il quale co' primi combat- 
tendo vigorosamente, gli ruppe; ma poi sopravvegnendo l'altro 
aguato, fu rotto e sconfitto e preso^ egli e messer Amò di Gu- 
berto e messer Vicisso , conestabili franceschi , e bene undici 
cavalieri di corredo , e quaranta scudieri franceschi e gente a 
piò assai; onde In Firenze n'ebbe gran dolore^ con tutto se n'a- 
vesse colpa per la sua troppa sicurtà e non volere consiglio. 
Avuta questa vittoria Gastrucclo , venne in Pistoia e fece ta- 
gliare la testa al detto messer Piero , opponendogli come gli 
avea giurato, quando si ricomperò di sua pregione, di non es- 
sergli incontro; ma non fu vero, che messer Piero era leale e 
prò' cavaliere^ e di lui fu gran dammaggio; ma fecelo morire 
Gastrucclo per crescere più l'onta de'Florentini^ e per LqMiurire 
I Franceschi loro soldati. 

Érto. rt7/afit T. ih « 



362 «IDTAÌISrt TILLAlfl 

CAPIRLO CCGLI. 

Cawu il duca d'Atene venne m Firenze nieario M éupn 

di Calavra. 

Nel deUo anno 1326, a di 17 di Maggio , giunse in FIraiie 
il duca d' Atene (a) e conte di Brenna con quattrocealo cat»- 
lieri, per vicario del duca di Calavra, e tutte le slgaorle léce 
giurare sotto la signoria del duca di Calavra e sua ; e canó 
tutte l'elezioni fatte de*prior1 per lo innanzi, e* primi priori a 
mezzo Giugno fece a sua volontà. 11 detto signore 'mandò il re 
Ruberto Innanzi, perché 11 granduca indugiava più sua vntta» 
per cagione dell' armata eh' apparecchiava per mandare In G* 
cilla; e I detti cavalieri vennono a mezzo soldo del re, e ^i^ 
tro mezzo del comune di Firenze. E quello tanto tempo dK 1 
detto duca d' Atene lenne la signoria, ciò fu inflno alla 
del duca di Calavra figliuolo del re, la seppe reggere 
te, e fu signore savio e di gentile aspetto, e menò aeoo la mo- 
glie figliuola del prenze di Taranto e nipote del re Ruberto: al- 
bergò a casa de^ Mozzi oltrarno; e a di 22 di Maggio fece pio» 
vlcare in Firenze lettere papali , come la Chiesa avea Ditto 11 
re Ruberto vicario d' imperio in Italia vacante imperio. 

CAPITOLO GGGLII. 

Come V armata del re Ruberto andò in Geilia^ e poi come tema 
in Maremma e nella Riviera di Genofm* 

Nel dello anno ^ a di 22 di Maggio , si parti di Napoli Tar- 
mata del re Ruberto, la quale furono novanta tra galee e uscieri 
e più altri legni passeggeri con mille cavalieri; della quale 
armata fu ammiraglio e capitano il conte Novello conte d*An- 
dri e di Montescheggioso della casa del Ralzo; e a di 13 di 
Giugno arrivarono in Cicilia nella contrada di Patti, e guasta- 
rono infino a Palermo, e poi nel plano di Melazzo; e poi si ri- 
eobono a galee, e valicarono per lo faro, e guastarono intono 
a Cattana e Agosta e Seragosa ^ e tornarono infino alle mora 

(«3 Vedi A|>|>eo(lice ii°. i6i. 



LiBio [leKO 363 

di Messina; e poi si ricolsono in galee, e rivalicarooo per lo 
faro sanza contasto ninno, e ripuosonsi ancora nel piano di Me- 
lazzo. Allora il figliuolo di don Federigo, che si chiamava il re 
Imperio, yi cavalcò con settecento cavalieri ; ma il conte s'era 
già ricollo con suo stuolo a galee, sicché non v' ebbe battaglia, 
ma grandissimo guasto e danno feciono all' isola di Cicilia. Poi, 
a di 14 di Luglio , tornati ali* isola di Ponzo , e rinfrescati di 
▼ittnaglia, si partirono, e come era ordinato di venire nella Ri- 
viera di Genova e in Lunigiana, la detta armata per gaerreg^ 
giare gli usciti di Genova e Gastniccio da quella parte , e '1 
duca yerso Firenze; e partendosi, arrivarono in Maremma, e a 
di 20 di Luglio scesono in terra, e presono per forza il castello 
di Magliano, e quello di CoUecchio, e piiV altre villate de' conti 
da Santafiore, levando grandi prede con grande danno de' detti 
conti. Poi si partirono di Maremma, e lasciarono goeraito Ma« 
gliano di cento cavalieri per guerreggiare i detti conti; si par- 
tirono e arrivarono a Portoveneri, e U s' accozzarono coir oste 
de' Genovesi per racquistare le terre della Riviera e fare guerra 
a Castruccio, (1) ma poco v' approdare di racquistare fortezza 
ninna , se non che arsone per forza combattendo i borghi di 
Lievanto e pòi quegli del Lerice; e btotentando nel golfo della 
Spezia, non s' ardirono di scendere in Lunigiana, petrocchò Ca- 
struccio v' era guemito di molti cavalieri e pedoni , e *1 duca 
di Calavra non era ancora uscito ad oste sopra quello di Lucca^ 
com' era fatta l' ordine; sicché stando e operando invano, all'u- 
scita di Settembre si parti la detta armata , e' Genovesi torna- 
rono in Genova, e' Provenzali in Proenza, e V altre a Napoli i 
ma il conte Novello scese in Maremma , e con cento cavalieri 
venne al duca di Calavra eh' era in Firenze. 



(i) MA poco v* approdavo di racquistare eo. fari soao I significali del 
yerbo approdare, come può riacontrarsi nel Vocab, tra'quali è quello di 
aecoslarsl alla proda / gì ognere i riva; e in acnao melali polrtbbe dinìi 
arrifare i e*po d' naa eota : ottener V intento. Ciò appunto signiflea in 
qntalo loogo la voce approderò ; e vuol dire , cbe poca riutekette m 
rmeftUtiare, ovvero» non otHonero ii loro in§eaio di racquistare ce* De^ 
ritlÉido snelle questo verbo da pra sott. che vuol dir tmniaggié, miéU^ gma^ 
dagmo f viene a dir lo aleiso. Alenai atampati leggono nNilMienle : po0n 
M adoperarono di raetfuistare eo. 



364 GIOVANNI VILLANI 



CAPITOLO GGGLIU* 



Come il legato del papa arrivò in Taeoana e venm4 

in Firenze, 

Nel detto anno 1326, messer Gianni degli Orsini cardinale e 
legato per la Chiesa, arrivò a Pisa in su cinque galee de' Pisa- 
ni a di 23 di Giugno , e da' Pisani gli fu fatto grande onore , 
contuttoché in grande guardia e gelosia erano, sentendo in Fi- 
renze il duca d'Atene. E in quegli giorni quattrocento cavar 
lieti provenzali gentili uomini, vennono per mare in sa dieci 
galee di Proenza a Talamone per venire in Firenze. Stando il 
legato in Pisa, Castruccio gli mandò lettere dicendo in tenore: 
che contuttoché la fortuna V avesse fatto ridere s' acconciava di 
volere pace co' Fiorentini ; ma furono parole vane e infinte, t 
quello che segui poi. Dimorato il legato in Pisa alquanti giorni, 
si venne in Firenze a di 31 di Giugno , e da' Fiorentini fii ri* 
cevuto onorevolemente quasi come papa, e fattogli dono di milk 
fiorini d' oro in una coppa. Albergò a santa Croce al luogo dei 
frati minori , e a di 4 di Luglio piuvicò la sua legazione , e 
com' era legato e paciaro in Toscana , e nel Ducato , e nella 
Marca d' Ancona, e in Campagna e terra di Roma, e nell' isola 
di Sardigna , faccendo per sue lettere ammonizione a tutte le 
città e signori di sua legazione, che '1 dovessono ubbidire e dare 
aiuto e favore. 

CAPITOLO GCGLIV. 

Come trecento cavalieri di quegli del signore di Milano 

furono sconcili a Tortona, 



Nel detto tempo , a c|I ^9 di Giugno , trecento cavalieri di 
quelli di Galeasso Visconti signore di Milano con popolo aàsai 
liscirono di Pavia, e vennono per guastare Tortona ^ e guastando 
la contrada, e sparti d'intorno di Tortona^ uscirono centocin- 
quanta cavalieri di quegli del re Ruberto e della Chiesa, e tutti 
quegli della terra per comune, e sconfissongli con danno di kh 
ro, e assai morti e presi. 



LIBIO NO!fO 365 

CAPITOLO GCCLV. 

Come Tano da len iconfiue genie de' ghibellini della Marea^ 
e eatne in Rimine fu fatto uno grande tradimento. 

Nel detto tempo, all' entrante di Luglio, gente di Fabriano e 
altri ghibellini della Marca, intorno di trecencinqnanta cavalleii 
e popolo assai, essendo cavalcati per prendere o guastare il ca- 
stello di Murro, Tano signore di Iesi coir aiuto de' Malatesti éi 
Rimine yennono al soccorso di Murro subitamente, e trovando 
sparti e sproYveduti gì' inimici , gli misono in isoonfltta con 
grande danno di loro. Essendo messer Malatesta con sua genia 
al detto Murro. messer Lamberto, (a) figliuolo di Gianniciotio 
suo cugino, per signoreggiare Rimine, si ordinò uno laido tra- 
dimento , siccome pare costume de' Romagnoli i che fece in- 
vitare messer Ferrantino e 'I suo figliuolo suoi consorti, e a ta- 
vola mangiando con lui gli fece assalire con arme, e prendere 
e ritenere, e quale di loro famiglia si mise alla difensione di 
loro signori, fu morto e tagliato; e poi ciò fatto, corse la terrm 
faccendosene signore. Sentendo ciò messer Malatesta eh' era a 
Murro , subitamente cavalcò con sua gente e con sua amistà 
alla città di Rimine , e là giugnendo fece tagliare una porta 
coll'aiuto de'suoi amici d' entro, e corse la terra , e riscosse I 
pregioni suoi cugini. 11 traditore messer Lamberto veggendo la 
forza di messer Malatesta non si mise a difensione, ma fuggen- 
do a gran pena scampò nel castello di Saulauglolo in loro com* 
trada. 

CAPITOLO CCCLVL 

Come il duca venne in Siena, ed ebbe la signoria einque anni. 

Nel detto anno , a di 10 di Luglio , il duca di Calavra con 
sua baronia e cavalieri entrò nella città di Siena, e da' Saneu 
fu ricevuto onorevolemente. Trovò la terra mollo partita per la 
guerra ch'era intra'Tolomei e' Salimbeni, che quasi tutti i cit- 
tadini chi tenea coll'uno e chi coll'altro; e' Fiorentini tenien^il 

(a) Vedi Appendice o^^ i6a. 



^66 6IO?A2f!fI VlLLARl 

per quella discordia che la terra non si gnastasse, e parte fael- 
fà non prendesse altra volta per la detta discordia « si manda- 
rono per loro ambaseiadori pregando il dnca, che per Dio noe 
si partisse della terra inflno che non gli avesse acconci iMle- 
me, e avesse la signoria della citti; e '1 dnca cosi fece, che tra 
le doe case Tolomei e Salimbeni fece foro triegua eoo sofllcien- 
le sicnrtd cinque anni, e fecevi molti cavalieri novelllt • ihDo- 
rowi infino a di 28 di Luglio; e in questa dinoranza tanto s*a- 
doperd tra per paura e per amore , come sono te parti nella 
città divise , gli fu data la signoria di Siena per dnqoe ami 
sotto certo modo e ordine, e per questa stanza del duca in Sie- 
na, volle daTiorentini oltre a'patti sedlcimila fiorini d'or<n» en* 
de i Fiorentini A tennono male appagati. 



APPENDICE 



(i) Meritano di esser consultati intorno a Giano della Bella 
la Cronaca di Dino Compagni , la Storta Mia Toscana del Pt* 
^fwfl» ed il Compendio Mia Storia éTItalia de'iccrii di mezzo del 
Sismondi. Parlano poi più o meno estesamente di questo cele* 
(bre riformatore della ftepubblica fiorentina tutti gli storici con- 
temporanei. 

(2) L'elenco completo dei Gonfalonieri di Giustizia della Re- 
pubblica fiorentina cioè dal 1293 al 1539 è stato pubblicato 
dal cbiarissimo sig. Cav* Alfredo Reumont nelle sue Tawde ero» 
nologiche e sincrone della Storia Fiorentina j stampate in Firen- 
renze nel 1841 per cura del sig. Vieusseux. 

(3) Di S. Maria del Piore^ di questo miracolo delPumano in- 
gegno, di questo splendido monumento della grandezza della fio- 
rentina Repubblica si trova la storia nelle seguenti opere: — 
Deicrizione istorico^^tica del principio e proseguimento detta 
fabbrica del Duomo di Firenze, stampata in Firenze nel 1786. — 
Dissertazione e diverse osservazioni concementi V edifizio detta 
Metropolitana e M Battistero di San Giovanni di Firenze M 
Senatore Gio. Batta Clemente Nelli , stampata in Firenze nel 
1756. — Descrizione delV insigne fabbrica di S. Maria M Fio- 
re in varie earte intagliata da Bernardo Sansone SgriUi, stam- 
pata in Firenze nel 1733. — Due discorsi eopra la cupola di 
Santa Maria M Fiore di Alessandro Cecchin stampati in Firenze 
nel 1753. — Discorso sopra la stabilità della cupola di Santa 
Maria del Fiore contro le false voci sparse in Firenze di Barto- 
lommeo Vanni. — Firenze antica e moderna illustrata daU'Àb. 
Vincenzio Follini, stampata in Firenze nel 1789. — Notizie ieto- 
riche Mie Chiese fiorentine del P. Bicka, — Aneddoto ietorico 
relativo alla facciata che si proponeva di fare nel secolo XVII ed 
Duomo di Firenze, opuscolo stampato in Firenze nel 18M. È 
stato recentemente posto di nuovo in campo il progetto della 



368 APPENDICE 

faeeiaim dd Dmomo^ sul qaale han dato prora d' ingegno Tari! 
disUnti architetti e letterati; nondimeno, chi sa ancora per quan- 
ti anni, questa facciata rimarrà in stato di progetto! 

(4) Di Bnmetto Latini maestro di Dante ha scritto la Yila Fi- 
lippo Villani che si pubblicherà in seguito. Brunetto fa uno dei 
più gran filosofi del suo tempo , come ne fan testimoniama le 
opere che di lui ci restano. Egli nacque nel 1230 e mori nel 
1294. Nello scorso secolo il distinto letterato Giuseppe Benci- 
Tenni-Pelli ne pubblicò V elogio. La genealogia della famiglia 
Latini compilata dal Canonico Don Anton Maria Biscioni esiste 
manoscritta nella Magliabechiana. 

(5) Chi amasse di conoscere più dettagliatamente I llrtli ai 
quali si riferisce questa nota, consulti De Blasi Storia éMm S- 
ctfta e Giannone Storia del regno di Napoli. 

(6) Della terra di San Giovanni nel Valdarno superiore» rbe 
si gloria di esser patria di Masaccio e di Giovanni da San Gio- 
Tanni, io scrivente pubblicai nel 1834, un volume di Memorie 
storiche. 

(7) Molti sono gli Scrittori che hanno parlato della noUtts- 
sima famiglia Colonna : ma a mio credere si è sopra gli altri 
distinto il dottissimo sig. Conte Pompeo Litta il quale con tana 
critica, e con quell* indipendenza che distingue il genealogista 
storico dal cortigiano ne ha pubblicato l'albero genealogico, il 
quale forma parte delle Famiglie celebri Italiane: opera colos- 
sale e di raro merito che Tottimo Lilla va pubblicando da va- 
rii anni con un nraore e con una costanza superiori ad ogni 
encomio. Alla detta genealogia pertanto potrà ricorrere chi de- 
sidera avere più estese notizie delle cose narrate dal VUlaai 
intomo alla famiglia Colonna. 

(8) Questo Conte da Monte Feltro che consigliò al papa di 
dare lunga promessa con V attender corto è quello stesso che 
Dante pone neirinfcrno tra i fraudolenti. Vedi Arritabon§ Seco- 
lo di Dante e Baldi Storia di Urbino. 

(9) Intorno al palazzo dei Priori di Firenze detto comune- 
mente palazzo vecchio si può consultare 1* erudita Descrizione 
che ne ha pubblicato Tegregio sig. Filippo Moisè. 

(10) Della celebre famiglia d* Este ha pubblicato le Memorie 
con quella dottrina che ognuno può immaginare il Muratori, e 
ne ha pubblicata un'estesa genealogia il sullodato conte Litta 
nelle sue Famiglie celebri Italiane». 



APPENDICE 3G9 

(11) Credo fare cosa grata ai lettori coH'estenderc il racconto 
della battaglia accaduta tra Federigo d'Aragona e Filippo d*An- 
gió, recando quello che ne dà T Amari nella sua opera da noi 
più volte citata. « Ne' vasti piani della Falconarla, ad otto mi- 
glia da Trapani, dieci da Marsala, due o tre dalla marina, To» 
s(e siciliana trovò i nemici , il di 1 dicembre 1299. Era più 
forte di fanti, animosi, ma senza disciplina; l'aiutava un po' di 
gente catalana, ma s'ignora l'appunto delle sue forze: de'nemi- 
ci si sa che la vantaggiavan di cavalli; che un grosso di Pro- 
venzali s' aggiungea a' Napolitani della città e del regno ; che 
avean seicento cavalli, e assai più pedoni. Ordinaronsi gì! uni e 
gli altri in tre schiere : Filippo a destra, alla mezzana il ma- 
resciallo Broglio de'BoDsi, alla manca Ruggier Sanseverino, con- 
te di Marsico: e Federigo, per consiglio di Blasco, oppose Bla- 
SCO stesso al principe con pochi cavalli e un forte di almuga- 
veii; stette ei medesimo nella schiera di mezzo col grosso del 
fanti; assegnò la destra accavalli di Giovanni Chiaramonte, Vin- 
ciguerra Palizzi, Matteo di Termini, Berardo di Queralte, Fari' 
nata degli liberti , coi fanti di Castrogio vanni. Quest' ala entrò 
prima in battaglia, lentamente movendo contro Sanseverino. A 
tal vista, il principe di Taranto, dall'altro corno, spicca i bale- 
strieri provenzali 'a cavallo a ferir gli almugaveri; ei, stretto a 
schiera con gli uomini d' arme , spingesi a quella vòlta contro 
la bandiera di Blasco, che parca la più segnalata, non mostran- 
dosi per anco le aquile di Federigo, inteso dietro le file ad ar- 
mar novelli cavalieri nel memorabil giorno* Blasco per affan- 
nosi messaggi l'affrettò a montare a cavallo. Gli almugaveri in- 
tanto, fermi, lasciano avvicinare il nemico. Com'entra a gittata 
mano, a lor usanza gridano: Aguzzate i ferri, e dan co' giavel- 
lotti a striscio su per le selci , che tutto allumò di scintille il 
terreno , scrive Montaner, con meraviglia e terrolr del nemico; 
e si venne alle mani •. 

• Alla carica del principe , balenava un istante la gente di 
Blasco; scrollata di qua, di là, combatteasi la bandiera: ma rat- 
testaronsi in un attimo que' combattenti , nò cedeano un passo. 
Filippo allor , vedendo la schiera nostra di mezzo rimasa al- 
quanto indietro, credendol timore, pensò sperder quelle frotte 
di fanti ; spronò consigliatamente ad essi , lasciandosi interi a 
destra gli almugaveri con Blasco, che freddo e fermo sopra lui 
ripiegossi. Allora un cortigiano , di cui Speciale per generoso 
Ciò. nUani T. IL 47 



370 APPENDICE 

•degno tace il nome , supponendo abbattuto Blasco , gridava al 
re: fuggiamo; e forse tutto perdeasi; ma Federigo: fttggi tm, tr^ 
ditortj gli disse: la mia vita io qui dar debbo per la Steflio. B 
fa spiegar la sua bandiera; e con un pugno di cavalieri, qoaiH 
ti n'avea in quella schiera, sprona egli il primo contro la ca- 
valleria del principe •. 

• Qui fece egregie prove; pugnandosi da corpo a corpo; tra- 
mescolate le due schiere; riscaldati i guerrieri dalla preaema, 
questi del re, quelli del principe. Lampeggiava in alto la spa- 
da di Filippo; Federigo or di mazza, or di spada uccise il sua 
roano più uomini ; ferito lievemente ei stesso in Tolto , e alla 
man destra. Ma in questo si sentirono da sinistra i colpi 41 Bla- 
sco , che pria caricò con gli uomini d' arme la cavalleria M 
principe, poi risoluto tornò ad affrettare gli almugaveri, che il 
seguivano a piede, e. Uccidete, gridò, % eavalli a'nemiei. Gli d- 
mugaveri con mezze lance, leggeri e lesti, saltano nel c<HilUltOi 
tramettonsi negli ordini della cavalleria nemica. Un d*e«l, %* è 
da credere al Montaner, col giavellotto passava fuor fuora « 
cavaliere coperto collo scudo; un altro, per nome PorcellOy di 
un fendente di squarcina tagliava netto la gamba armata 4'« 
Francese, e apri anco la pancia al cavallo. Fecero strage degli 
animali si rabidamente, che molti anco n'uccisero a' cavalieri 
di Federigo. Sdrucita dalle schiere del re in faccia , a destra 
dagli almugaveri, la cavalleria di Filippo andò in vòlta. L' ala 
sinistra , non ostante la virtù del conte Ruggier Sanaeveriso , 
con poco avvantaggio s'era affrontata col fior della siciliana qo- 
bilté. La schiera di mezzo, forte di dugento cavalli napoUtaai, 
per l'error di Filippo a occupar il terreno ov*essa dovea com- 
battere, poco o punto mescolossi nella battaglia; ma il mare- 
sciallo Broglio, che la comandava , fu trovato nel campo, tra i 
cadaveri de'suoi Francesi, trapassato da cento ferite •. 

• Filippo , combattendo , s' avvenne in un Martino Perez de 
Ros, fiero e forzuto, che 'l percosse di mazza; e '1 prìncipe gli 
die due punte tra le squame dell' usbergo ; ma il Catalano col 
suo ferro, tentando invano tutta l'armatura al nemico, il ficcò 
alfine nella visiera con leggiera ferita: e indi vennero alle pre- 
se; e agga vigna ti stramazzarono entrambi giù da' cavalli. Già 
Martino lottando, soverchia l'ignoto guerriero; gii alza il pu- 
gnale per ispacciarlo, quando questi: Beata Vergine! sciamava, 
•OH Filippo d^Àngiò^ e V altro sopratenne il colpo, ma non len- 



APPBIVDICB 371 

lava il principe, e a gran voce chiamava Blasco, ingaggiato 11 
presso a finir lo sbaraglio della schiera nemica. Senza lasciarla, 
bollente e infellonito, comanda Blasco a due almugaveri: Sega^ 
tegli la gola ; paghi l'assassinio di Corradino ; e periva Filippo 
d'Angiò d'ignobil morte, se in questo non si levava un remore 
tra i nostri: Il nimico , t7 nimico ! scoprendo i dugento cavalli 
napolitani del centro, allorché si dileguarono in rotta gli squa- 
droni della dritta: onde Blasco pur pensò a Corradino, sconfitto 
a Tagliacozzo mentre tenea la vittoria; e tutta V oste siciliana 
avventossi contro la novella schiera. Federigo , saputo il peri- 
colo di Filippo , corre a lui ; lo strappa a* due almugayeri ; e 
fattegli tor le armi, il dà in guardia a'suoi ». 

(12) Chi bramasse acquistare una chiara e completa notizia 
di questa famiglia celebre, consulti i Genealogisti citati ai pri- 
mi Numeri di quesl* Appendice nel Voi. I. 

(13) Allo stesso oggetto si consultino gli autori al luo* 
go suddetto. Piacemi qui riferire in aggiunta a tutto quello 
che il n. A. ha detto intorno all' origine delle fazioni bianca 
e nera in Pistoia e alla diffusione delle stesse fazioni in Fi- 
renze, quanto dice il Sismondi nella parte prima , cap. 5 della 
0ua Storia del risorgimento^ de' progressi ec. per meglio rilevare I 
particolari di un punto storico che tanto importa al fatto nostro. 
Egli si esprime cosi: • La più amena e selvosa plaga degli Ap* 
pennini spettava alla repubblica di Pisa ; anzi yasto che no , 
questo sito tocca i confini del Lucchese, Modenese, del Bologne- 
se e Fiorentino, e chiamasi , con nome enfatico , la Montagna» 
Quasi tutte le castella ond* era popolata la montagna apparte- 
nevano alle famiglie de'Cancellieri o de' Panciatichi , due tra 
le più possenti in armi di tutta Italia. Guelfa la prima, era la 
seconda Ghibellina; e siccome di quel tempo signoreggiavano 1 
Guelfi nella Toscana, per comandamento di costoro dovettero i 
Panciatichi uscire da Pistoia. Se n' erano i Cancellieri avvan- 
taggiati allargando la loro potenza mediante acquisti di terre , 
conquisti e leghe: noveravano nella sola loro famiglia da cento 
eayalieri armati di tutto punto. Vero è ch'essa famiglia parti- 
vasi in due rami di lontano parentado , distinti dal sopranno- 
me di Bianchi e Neri. Una rissa occorsa tra due Cancellieri^ 
l'uno bianco e l'altro nero, fu proseguita dai due rami della b- 
miglia con tutta la ferocità e perfidia connaturale ai nobili pi- 
stoiesi di quel tempo. Le mutilazioni , gli assassinamenti , Ì% 



372 APPENDICE 

guerre a morte si avvicendarono con Unta rapidità dal 1296 ti 
1300, che tutta Toscana ne fu alia perfine sgomentata. Deside- 
rosi i Fiorentini di pacificare Pistoia, fecero esiliare da zittèlla 
citte tutti i Cancellieri; volendo però metterli d'accordo, li ac- 
colsero tostamente nella loro città. Ma questa potente DnaigUa, 
collegata ai nobili guelfi di Toscana , a luogo di ponce in di- 
menticanza le proprie ofl(ese , fu operatrice che tutti i di lei 
ospiti le si accostarono. Pessimi umori mossi da altre cagioni 
bollivano già in Firenze. Corso Donati poteya assaissimo soli' a- 
nimo delle antiche famiglie , le quafi avevano in ogni tempo 
governata la parte Guelfa. Vieri de' Cerchi, salito com' esse di 
fresco a grande potenza e dovizia, erane il capo. RinfaccitTi- 
no queste alle altre il non mai spento antico odio dei Guelfi e 
Ghibellini^ la smania di turbar continuo la repubblica per lievi 
e frivole cagioni , e chiedevano che alle molte proscriziooi fos- 
sero surrogate leggi eguali per tutti. 1 Cancellierì neri strinsero 
lega con Corso Donati , coi nobili antichi e co'Guelfi t più wt- 
denti; i bianchi, per converso con Vieri de* Cerchi, cogli nomi- 
ni che da poco tempo avevano fatto fortuna^ coi Guelfi oMde- 
rati, ed appresso coi Ghibellini ed i Panciatichi. A qoest' otti- 
mo partito si aderirono Dante , lo storico Dino Compagni , il 
padre di Petrarca^ e tutti quelli che a Firenze professavano le 
lettere. Cercò Bonifazio Vili di metter pace tra i due partiti, i 
quali , sotto il nome di Bianchi e di Neri cominciavano a di- 
videre tutta la Toscana; ma violento e collerico, non era costui 
l'uomo che potesse riconciliare quegli spiriti esacerbati. Anzi 
poco di poi prese a favorire gagliardamente la parte dei neri, 
quella cioè dell' aristocrazia e dei Guelfi i più fervidi. Aveva 
chiamato in Italia Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello , 
per farlo capo di una spedizione contro la Sicilia. GÌ' ingiunse 
di pacificare nel suo passaggio la Toscana, dandogli ad intende- 
re che gli sarebbe slato agevole di ottenere in cosi ricca ter- 
ra un lauto guiderdone. Non ardi la repubblica fiorentina ricu- 
sare l'intromissione del Valoìs ; da lungo tempo erasi adosala 
a riconoscere nella casa di Francia la proteggi trice della Chie- 
sa e della parte guelfa • ma innanzi di accoglierlo nella citti 
colle ottocento lance che capitanava , ella stabili d' on modo 
esplicito i limiti dell* autorità accordatagli. Visto Carlo che la 
fazione dei Neri era la più aristocratica e la più veemente nel* 
V odio 9 pose subito da un lato gì' impegni assunti , e legossi 



APPENDICK 373 

intimameiite ad essa. Appena fu slcuraio di una buona porzio- 
ne nel bottino , allentò il freno alle passioni del suo partito , 
dandogli piena facoltà per sei giorni , dal 5 all' 11 novembre 
1301, di mettere a ruba e d'incendiare le case dei nemici , di 
trucidare i più esosi , di rapire alle famiglie le ricche eredi 
sposandole ai propri figH, di far dannare infine da un podestà 
creato a posta^ airesiglio ed all'ammenda le più illustri feimiglie 
della setta bianca. Aiutavano siffatte abbominazioni i soldati fran- 
cesi, ed i Guelfi di Romagna introdotti da Carlo nella città. In 
questo mezzo tempo , Dante e Petracco dell' Ancisa , padre di 
Petrarca , furono in uno a parecchie altre centinaia confinati 
Quando Dio volle, il di 4 aprile del 1302 , Carlo di Yalois se 
ne parti da Firenze. Lo seguirono i tesori e le maledizioni 
de'Toscani; e l'impresa d'Etruria gli tornò in grandissimo vi- 
tupero «.Forse sembrerà ch'io mi sia troppo esteso nell'aggiunta 
di questo brano storico; ed io mi lusingo che non sia per riu- 
scire discaro , potendosi ricorrere a questo N." per gli schiari- 
menti che occorreranno in appresso. Per coloro poi che desi- 
derassero avere una esatta e minuta notizia intorno all'origine 
della divisione delle parti Nera e Bianca, della quale poco parla 
il Villani nel cap. 38 , ne riporto anche il racconto tale quale 
si legge nel cap. I e segg. delle 5lorte Pistoiesi. • Nel 1300 la 
detta città (Pistoia) avea assai nobili e possenti cittadini, in- 
fra'quali era una schiatta di nobili, e possenti cittadini, e gen- 
tiluomini, li quali si chiamavano Cancellieri; ed avea quella 
schiatta in quel tempo diciotto cavalieri a speroni d' oro , ed 
erano si grandi e di tanta potenza, che tutti gli altri grandi 
soprastavano e batteano; e per loro grandigia e ricchezza mon- 
tarono in tanta superbia, che non era nessuno si grande né in 
città , né in contado che non tenessono al disotto; molto villa- 
neggiavano ogni persona, e molte sozze e rigide cose faceano; 
e molti ne faceano uccidere e fedire, e per tema di loro nes* 
sono ardia a lamentarsi. Seguitòe che certi giovani della detta 
casa , li quali teneano la parte Bianca , ed altri giovani della 
detta casa, li quali teneano la parte Nera, essendo a una cella, 
ove si vendea vino, e avendo bevuto di soperchio, nacque Bean- 
dolo intra di loro giuocando; onde vennero a parole, e peroos- 
sonsi insieme , sicché quello della parte Bianca soprastéo a 
quello della parte Nera , lo quale avea nome Dorè di M. Goi- 
glielmo , uno de' maggiori di casa sua ; cioè della parte Nera. 



374 AFFENDlCfi 

Quello della parte Bianca^ che Tavea battuto, a^ea boom Car- 
lino di M. Gualfredi pure de' mas^ori deUa casa della parte 
Bianca. Onde cedendosi Dorè esser battuto , ed oHraggialD , e 
vituperato dal consorto suo , e non potendosi quivi vendicare , 
perocch'erano più fratelli a darli, partissi, e propuoseri ék vo* 
lersi vendicare, e quel medesimo di, cioè la sera a tartft ftaii- 
do Dorè in posta , uno de* fratelli del detto Carlino , A* avea 
olBeso lui^ ch*avea nome M. Vanni di M. Gualfredi, ed era ^- 
dice , passando a cavallo in quel luog^ dove Dorè stava in 
posta. Dorè lo chiamò ; ed egli non sapendo quello che 1 fra- 
tello gli avea fatto, andò a lui, e volendogli Dorè dare d*na 
spada in su la testa, M. Vanni , per riparare lo colpo parò la 
mano ; onde Dorè menando gli tagliò il volto e la mano per 
modo, che ve li rimase altro che*l dito grosso; di che M. Vanii 
si parilo, e andonne a casa sua. E quando lo padre, e'Iiratdii, 
e gli altri consorti lo videro cosi fedito , n* ebbero grande do- 
lore; perocch*egli era, come detto è, de* migliori del lato ino; 
ed anco perchè colui, che V avea fedito , era quello medeainw 
intra quelli del suo lato , di che tutti gli amici e parenti loro 
ne furono forte mal contenti. Lo padre di M. Vanni, e' fratelli 
pensarono per vendetta uccidere Dorè, e *1 padre , e' firatelli , 
e' consorti di quello lato. Ellino erano molto grandi , e molto 
imparentati, e coloro gli temeano assai , e tanta paura aveaao 
di loro, che per temenza non usciano di casa. Onde vedendo il 
padre, e' fratelli, e* consorti di Dorè che li convenia cosi stare 
in casa, credendo uscire della briga , deliberarono di mettere 
Dorè nelle mani del padre , e de' fratelli di M. Vanni, dbe ne 
facessono loro piacere , credendo , che con discrezione lo trat- 
tassouo come fratello. Dopo questa deliberazione ordinarooo 
tanto, che fecìono pigliare Dorè , e cosi preso lo mandarono a 
casa di M. Gualfredi e de*fratelli di M. Vanni , e miserld loro 
in mano. Costoro, come spietati e crudeli, non riguardando alla 
benignità di coloro , che gli lo aveano mandato , lo misono la 
una stalla di cavalli, e quivi uno de'fratelli di M. Vanni gli ta- 
gliò quella mano^ con la quale egli avea tagliato quella di M. 
Vanni, e diedegli un colpo nel viso in quel medesimo lato, do- 
ve egli avea fedito M. Vanni, e cosi fedito e dimozzicato lo ri- 
mandarono a casa del padre. Quando lo padre , e'fratelli , e* 
consorti del lato suo, ed altri suoi parenti lo viddero cosi con- 
cio, furono troppo dolenti, e questo fue tenuto per ogni peno- 



APPENDICE 375 

lift troppo rigida e crudele cosa, a mettere mano nel langiie 
loro medeFimo, e spezialmente avendolo loro mandato alla mi- 
sericordia. Questo fue lo cominciamento della divisione della cit- 
tà e contado di Pistoia; onde seguirono uccisioni d'uomini, ar- 
sioni di case, di castella e di ville. La guerra si cominciò aspra 
intra quelli della casa de^Cancellieri della parte Nera, è quelli 
della detta casa della parte Bianca , e disfldaronsi insieme ; e 
tanto moltiplicò ia guerra che non rimase in Pistoia né nel 
contado persona , che non tenesse o con V una parte o con 

r altra •. 
(14) L'eruditissimo prof. Vincenzio Nannucci nel suo IfaiMiii- 

U-dMa Letter. del primo ieeolo della Lingua italiana eosi ne 

scrive: • Guido Cavalcanti, fu, dice il Boccaccio, imo de*mi^iO' 

ri laici che avesee il mondo, ed ottimo filosofo naturale ei fu egli, 

legfftadriiiimo e eoetumato, e parlante uomo molto^ ed ogni eoea 

far volley ed a gentile non partenente, eeppe meglio che altro uom 

fare, e con questo era ricchissimo, ed a chiedere a lingua $ape9a 

onorare cui nell'anima gli capea che il valesse -. 

• Cavalcante padre di Guido era in voce di Epicureo, e tra 
gli Epicurei fu pure cacciato da Dante nell* Inferno. Questa mac- 
chia si diffuse eziandio sopra Guido, a cagione principalmente 
dell'umore suo fantastico e singolare. Egli era assai dedito agli 
stndii di filosofia, e perciò amava vivere solitario, e speculan- 
do diveniva cogitabondo ed astratto, e talvolta ancora malinco- 
nico e sdegnoso. Egli, continua il Boccaccio , alcuna volta epe* 
culando molto astratto dagli uomini diveniva ; e perciò eh' egli 
alquanto teneva ddl'opinione degli Epicurei, si diceva tra la gen* 
te volgare , che queste sue speculazioni eran solo in cercare se 
trovar si potesse che Iddio non fosse •. 

• La famiglia de' Cavalcanti fu involta nelle civili discordie, 
da cui era agitata allora Firenze. Guido era acerrimo Ghibel- 
lino, e s'infiammò ancora più, sposando la figlia di messer Fa- 
rinata degli liberti, allora capo di quella fazione. Corso Donati, 
capo di parte guelfa, uomo egli pure potente a quei tempii e 
nemico di Guido, tentò di assassinarlo , mentre andava in pel- 
legrinaggio a San Giacomo di Galizia. • Un giovane gentile , 
dice Dino Compagni, figliuolo di Messer Cavalcante Cavalcanti, 
nobile cavaliere, chiamato Guido, cortese e ardito, ma sdegno- 
so e solitario , e intento allo studio , nimico di Hesser Corso , 
avea più volte deliberato offenderlo. Messer Corso forte lo te- 




376 A»rBHDICB 

mea , perdiè lo conoscea di g^rande anfnw , e cenò di 
narlo andaste in pellegrinagfio a S. Jacopo» e noB ^• 
fatto, n perehé tornato a Fireme o aentenddte , li 
Rovani eontro di lai, i quali gli promlaero e*ere In 
Essendo un di a cavallo con alconl di eaaa i CSeveU^ 
dardo spronò il cavallo contro a Heaier Cono; ino^ 
forte e ardito giovane, e Ceccbino da' Bardi, e molti 
le spade, e corsongli dietro, e non lo ghigneMo^ tt 
dei sassi, e dalle finestre gii ne fàrono gettali per 
fu ferito nella mano. • Il Comune di Firenie, stanco 
dissensioni, esiliò I capi delle doe partii e Ckdte fla- 
Sarzana, dove per Tarla insalubre eadte ammalati^ 
il suo richiamo , mori in nrenae nel 1300 delT ìtk9t/emtUk^ém^ 
tratta nelT esilio ». Bgli era In tale opMone premo 
da Imola che non eaitò a cMamarlo il seoonte occhio 
scana Letteratura^ delia ^ale Mnte era 11 prhno : iUkar 
FlùreMiM tempore DmiiU; e qpoesf ultimo tanfo lo 
averlo primo ed intimo tira gli amtei, come apparlaen 
Nuova; e gliene rese debita lode nel canto XI del Porgaforio, 
nel quale cantò: 

Cosi ha tolto Tono all' altro Guido 
La gloria della lingua; e forse è nato 
Chi Tuno e l'altro caccerà dal nido; 
e nel canto X deirinferno agguagliando Guido a se stesso nel- 
l*altezza dell'ingegno, fa dire a Cavalcante padre di lai queste 
parole: 

Se per questo cieco 
Carcere vai per altezza d'ingegno. 
Mio figlio ov'é? o perchè non è tceo? 
(15) Sembrami cosa utile l' aggiungere a quanto 11 nostro 
Autore ha brevemente detto intorno alla cacciata dei Neri da 
Pistoia operata dai Bianchi della stessa città coli* aiuto e 
favore dei Bianchi che governavano la città di Firenze , ri- 
portando per intero il brano storico che leggesi nelle Sto- 
rie Pistoleei^ al eap, il e segg. «. . . lo popolo di 

Firenze chiamò capitano di Pistoia M. Andrea de' Gherardini 
di Firenze , ed anziché fosse eletto promise che caccerebbe la 
parte Nera di Pistoia ; e quando lo tempo fue venuto, secondo 
l'ordine preso tra lui e 'l comune di Firenze, M. Andrea venne 
in officio a Pistoia, ed entrato nell'oficio prese la signoria della 



ÀÌrl>E^DtCÈ ili 

etlU è contado di Pistoiii» ei poco stette neiroflcio a sforzarsi 
di gente, e da cavallo, e. da piedi , per non poter essere con- 
trastato, ed afforzato. E preso V ordine col comune di Firenze 
é con la parte Bianca di Pistoia della cacciata , che dovéano 
fare della parte Nera di Pistoia, e fatto tutto lo Icnrninieiitó che 
gli bisognava^ M. Andrea capitano fóce lo pdniò pr()ceS8o coti* 
tro a ìi. Baschiera de'Rossi, è contro a tutta la (Sasà, é '1 simi- 
le fece contro a tutti quanti glt altri della parte Nera di Pistoia 
grandi. E formati gli detti {Processi , a di 24 di lÉaggio anni 
1301, li gonfaldniei'i del ftopolo di Pistoia il capitanò gli fece 
sommuovere tutti la mattina mólto per tenipò, li Quali egli aveà 
fatti a Quel fine i 6 cosi fatto lo capitano fece richiedere ÌL 
Baschiera , é cetti altri de' Rossi ciie comparifisonò dinanzi dà 
lui còsi tosto, conie lo niesso , a pena dello avere é della per-^ 
sona. Colóro t>^r tema noó comparii'onó. Lo capitano fècó sona-* 
re la campana del pòpolo. Gli gonfelonteri e l'altra gente ch'e- 
rano soiiimossi^ trassono alla piazza. Come la genie fue in pì^t-^ 
za dtiiatizi al palagio del calcitano , e 'l capitano fece niettei'é 
fuori le sue inségne, e fece comandare a^gonfalonieri del ik>po^ 
lo , e fece bandire clie tutta la gente lo seguisse i e messo Id 
bando, la gente, secondo l'ordine dato , si mòsse e andoune à 
casa de^Ròssi, e combatterongli alle case d'ogn^intoi'no con bà-^ 
lestra duramente; e combattuto alquanto, e non possendogli viri- 
cere, fecefo venire molta stipa, ed àffocaiMo le cato. Quando 
i Rossi, e gli altri ch'erano nelle case, videro lo fuoco appreso 
che noi! si poteano difendere , allora ciasctino alla meglio che 
poteo, si gittd fuori di casa del lato di rieio, e più di loro fu- 
rono fediti , e Certi per tema della niòrte andarono ai coman- 
damenti. Le case loro furono tutte rubate ed arse, ed alquanti 
di quelli ch'erano in su le torri, non potendo asceridere, aréo- 
no. Quando ebbonò cosi àrsi ò vinti li Rossi, pfesorio alquanto 
di lena, e tutto lo di si posarono, e l'altro di andàroiid allò ca- 
se de'Sinibaldi, e conibalterongli, e diedono loro più battaglie. 
Le case erano (orti che non si potieno vincere, la gente stava 
loro di e notte d'intorno, perché non né potessorid uscire, e fe- 
ciono fare molti gatti é grilli di legname, ed accostarongli al- 
l'uscia e misonvi fuoco. Li Sinibaldi vedendo che non si potea^^ 
no difendere, féciono trattare con M. Schiatta Cancellieri dì vo- 
lersi arrendere a lui , e M. Schiatta gli ricevéo , e quanto pkà 
celatamente poteo gli mise fuori della fortezza , ma noi po^ 
Gio. tillani T. II. ♦S 



378 APPKXnipJE,. 

teo fare si celato che noi tentlfieill. CH^afdo e i^ allrl lare 
nimicì; e quando furono usciti della Ittrteztt, IL Gherardo eoa 
suoi consorti ed altri da piò e da cayallo trawmo per oOender- 
11; M. Schiatta gli difese, sicché non furono offiesl ; le catelta* 
tono tutte rubate ed arse , ed eglino ricoyerarooo in Dmiala 
nella fortezza di M. Simone Cancellieri» la quale- era la Maggior 
fortezza della terra, dove la maggior parte de' grandi e daTpope- 
lari della parte Nera era ricoverata per paura, e quiri tV 
zarono, e steccarono le vie con ta¥ok«:accloccliò noa 
essere corsi di subito. Quando gli Rossi e li ^nlbaldi 
vinti ed arsi , e la gente fue riposata , ordinarono d* andare a 
Damiata^ dove la parte Nera era rinchiusa* La gente Ila ama- 
ta, e con le balestra e con i' arme aodairono alle parale » che 
li Neri aveano fatte, e comlMitteronli. <2oelil d'entro al difeaiei 
no, sicché quelli di fuori non poteano acciulstare neente, e Md 
passò uno di; e poscia l'altro di vedendo quelli di Damiala dhs 
non poteano avere soccorso fedone parlare a M. Barone da firn 
Miniato, eh' era capitano di taglia per li Fiorentini, ed en ia 
Pistoia con la gente del comune di Firenze, e con lui trattaro- 
no di volersi arrendere ed andare fuori della terra. M. Barone 
con volontà de' Pistoiesi ^U riceveo , e andò con la gente saa 
alla fortezza, perchè non fiissono offesi da' nemici loro, e trai- 
seli della fortezza, e andò con loro infino alle porte delia ciUi 
e misonli fuori. Tuttavulta gli Bianchi gli andavano percuoten- 
do per volerli uccìdere. M. Barone, e M. Schiatta, ed altri fo- 
n'siieri stavano alla loro difi^a, sicché non ne uccisono nessu- 
no. Molli ne rimasono in nella citte in casa di loro amici, che 
per paura di non essere morti non ne vollono uscire in quel 
imnto; poscia, quando parea loro, usciano fuori celatamente del- 
la terra. Quando gli ebbono messi fuori, feciono serrare le por- 
te, acciocché nessimo potesse andare per offenderli. Alcuna gen- 
te di quelli Neri, che usciti erano, andarono a Prato , ed altri 
in Valdinievole del contado di Lucca nella terra di Pescia; quel- 
li, che andarono a Prato, furono accomiatati per paura cheTra- 
tesi aveano de'Fiorentini. Come li caporali della parte Nera fu- 
rono cacciati delia città di Pistoia , M. Andrea capitano di Pi- 
sloia cominciò a fare processo centra li caporali de" popolari 
Neri ch'erano rimasi dentro, e Tun di facea richiedere l'uno, 
e l'altro di l'altro, meltendogli alla colla; e facea dire loro cx»- 
rae voleano tradire la Citlà e darla al comune di Lucca; e per 



APPENDICE 379 

questo gli Cacea ricomperare a quale tollea dugento fiorini , a 
cui più, ed a cui meno, secondo le condizioni delle persone, e 
nondimeno quale condannava in cinquecento , e quale in mille 
fiorini; e quando gli avea condannati e fatto pagare le condan- 
nagioni gH cacciava a'confini. Assai v'ebbe di queUi, che fug- 
giano della terra per paura di non essere condannali, e riven- 
duti; molti ne mise fuori a' confini , e feciono gran parte agli 
usciti Neri. Molto grande quantità di moneta tolse loro lo ca- 
pitano a quelli della parte Nera dentro, e stette la città più di 
scorsa, e moHi de^Neri, ch'erano rimasi, hirono dentra morti, 
fediti e presi. Poscia dopo alquanti di cominciarono a far ta- 
gliare ed abbattere tutte le case e fortezze de' Neri , e prima 
cominciarono a Damiata, e a tutte V altre case dei Cancellieri 
Neri; poscia a quelle de'Tcdici, Sinibaldi, Rossi, Tebertelli, Laz- 
zari e Ricciardi^ e molto disfeciono la città, e '1 contado; . . . 

e la parte Nera fu cacciata (H 

Pistoia a di 28 Maggio ». 

(16) Il eh. marchese Mazzarosa nella sua Storia di Lucca , 
iib. 2, pag. 117, intorno alla cacciata da Lucca degli Antelmi- 
Belli e loro seguaci^ e intorno alla demolizione ed abbruciamene 
io delle case loro cosi scrive, ripigliando dall' origine della nl- 
micizia nata tra gli Antekninelli e gli Obizi: • Una (cosa) pe- 
rò ne avvenne in Lucca il 1300, che portò gravi amarezze per 
allora , e fu poi sorgente feconda di mali varj anni appresso» 
Quantnnque la nostra città fosse guelfa ^ mm è che la parte- 
ghibellina mancasse qua affatto. Eravi anzi , s<4sU'nuta da po- 
tenti famiglie^ e di quando in quando faceva lo sue prove per 
avere il di sopra , sebbene però senza effetto. Cosi fu in que- 
st'anno, ma In modo più violento dell'ordinario. Stavano dalla 
parte ghibellina , o vogliiiro dir bianca , molte illustri Ccise , e 
fra queste quelle del Ciapparoni e degli Anlnlminelli ; e dalla 
guelfa, ossia nera, altre di egual nome u ricchezza, cogli Obizi 
alla testa: che il nome primo avevano allora cangiato le dette 
parti in qucHo di bianca e nera , ad esempio di Pistoia , ove 
questa nuova peste si palesò fino il 1289 per via di cittadine 
discordie. Accadde che due dei Ciapparoni con un Antclmlnelli , 
per privata cagione, ammazzarono uno degli Obizi, uomo reputa- 
tissimo per nobiltà e per dottrina. Furono subito in suU'arml per 
vendicarsi gli Obizi tutti, la loro clientela numerosa, e con essa 
la partenera. Né la bianca stette con le mani a cint^^la; e fu presta 



3S0 ^9f%n9%cE 

a difendere quelli della sum parte. Vlmme p^rò gli OMxi; I foali 
usarono deOa vittoria bestialmente e emddniente, cod Io ifiaMn 
e bruciar le case degli Antelminelli dtoafe da lato alla cattedra- 
le^ con lo sbandir molti della fàiione Uasca» e eoi Canaan nel 
capo un innocente^ certo Ranuiio Mordeeaatelli « pevèhé ai te- 
leva rea la tua fitmiglia della uccisione dell' OUao aaseaio in 

litigio con esso loro Anche le case del (Jiaffarani, 

ed altre de*compsgnl loro» fiirono in qpneata oecasloiia levlBale 
dall'infuriata parte Tlncitrioe; la Quale era ijutata In tali an* 
leflcj dalla ftxion nera di Pistoia, stata di U eaedala pqeo in? 
nanzi dali'aTYersa ?• ^ 

(17) Goal nel Okrameon Kuroptim:* MOtXUVaL Jtmmim$i A 
ierius de la Seda frater Domim Matiimi fraeiieii meoeteU m 
Ihminio et faeiue fuit CspilansM ei Dùmhm GmiaMU Yemm, 
f ut dkHam GvitaUm benigne ptbemaeit^ ei raactt Àmmie UUIj 
in domino, et ie morte nainrgii deeeeeit. • B i^ft aotto al kna 
quanto io trascrivo qui per dare al lettore mia Mea cUaia • 
distinta della successione dei figli di easo Alberto ndla aignsrii 
della detta Citte: f MCOCL Paet moìfiem Domini Alberti i$ fa 
Scala praedicti sueeessit in Dominio Dominus Bartholomaeus ii 
ta Scala, primogenitus dieti Domini Alberti^ qui rexit dwAu$ is- 
nii eum dimidio in maxima grafia Populi Yeronae^ qui morissi 
est naturali morie. • De MCCCIV. eeptimo Martii Dominus M- 
boinus de la Scala frater praedicti Domini Bartholomaei fàHnt 
fuit Dominus Generalis Civitatis Veronae^ et rexit per annos Ylll 
in Domino, et mortuus est morte naturali MCOCXL ultimo De- 
cembris. » MCCCXIL Dominus Canis Orandis j)rimue de la Sea- 
la, frater Domini ipsius Domini Àlboini, et fUtus Domini Alber- 
ti primi de la Scala, sueeessit in Dominio , et factus fmi Cefi- 
taneus et Dominus Generalis Civitatis Veronae et Vieentiae...,^. 

(18) Vedi al n." 13 di quest'Appendice. 

(19) Intorno alla condotta tenuta da Carlo vedi al n.* di so- 
pra citato. 

(20) Vedi la sopraccitnta opera del eh. Amari al cap. 19. 

(21) Vedi le Istorie Pistoiesi al cap. 19 e segg. 

(22) Vedi la Scorta di Francia del P. Gabriele Danielto, na£. 
468 e seguenti. 

(23) Vedi r opera qui sopra citata. 

(2i) Vedi Meyer Hisloìrc de Fiandre , Aubcrt le Mire Ann. 
de Flapdre e la Serie dei Conti di Fiandra in line deU' App. 



APPENDICE 381 

(25) Vcggasi la Storia di Francia del suddetto autore. 

(26) Dino Gompagui nella sua Cronaca cosi racconta questo 
fatto alla pag. 124, notando brevemente per colpa di chi e co- 
me si scoprissero le pratiche segrete che teneano i bianchi. 
f Ebbono i bianchi un* altra ria fortuaa p^r semplicità d' un 
{Cittadino ribelle di Firenze , chiamato Tiberardino DiodatL 11 
quale stando in Pisa e confidandosi ne'consorti suoi scrisse loro, 
che i confinati stavano in isperanza di mese in mese essere 'in 
Firenze per forza. E cosi scrivendo ad alcuno suo amico, le let^ 
tere furono trovate. Il perchè due giovani suoi nipoti (figliuoli 
di Finiguerra Diodati) e Masino Cavalcanti (bel giovane) furo* 
no presi, e tagliata loro la testa. E Tignoso de'Macci fu messo 
pila eolla, e quivi mori, E fu tagliato il capo a uno de^Gherar- 
dini ». Segue poi osservando come per inganno fu tratta la 
madre de'due Finiguerra da messer Andrea da Cerreto giudice; 
• Deh quanto fu la dolorosa madre de' due figliuoli ingannata | 
che con abbondanza di lacrime, scapigliata^ in mezzo della via 
ginocchione si gettò in terra innanzi a messer Andrea da Cer- 
reto giudice, pregandolo colle braccia in croce per Dio s'ado- 
perasse nello scampo de'suoi figliuoli. Il quale rispose^ che per^ 
ciò andava a palazzo: e di ciò fu mentitore, perchè andò per 
farli morire f. 

(27) Intorno alla fine di messer Donato Alberto^ Dino Compa- 
gni , alle pag« 126 e segg. , racconta il fatto circostanziandolo 
come appresso, terminando in una bell'apostrofe diretta a Do- 
nato Alberti che piacemi qui riportare come a riepilogo della 
storia di lui. « Messer Donato Alberto tanto fu lento che fu 
preso , e un valente giovane nominato Berlo di messer Goccia 
Adimari e due giovani degli Scolari. E Nanni Rufibli fu morto 
da Chirico di messer Pepo della Tosa. Fu menato messer Do- 
nato vilmente su un asino, con una gonnelletta d'un villano^ al 
poteste. Il quale quando il vide, lo domandò: S%et$ voi n^ser 
Donato Alberti? Rispose*. Io sono Donato. Così vi fo$$$ innanzi 
Andrea da Cerreto^ $ Nieeola Aeciaiuoli, e Baldo ^^Agugtìone , e 
Jacopo da CertaUo, che hanno distrutta Firenze. Allora lo pose 
alia coUa^ e accomandò la corda all'aspo, e cosi ve lo lasciò sta- 
re. E fé' aprire le finestre e le porte del palagio, e fece richie- 
dere molti cittadini sotto altre cagioni, perchè vedessono lo stra-* 
zio e la derisione facea di lui. Tanto procurò il pptesté ^ che 
gli fu conceduto di tagliargli la testa • me;»- 



ser Donalo, ciuanto In fortuna li st volse in contrario! che pri- 
ma li presono il figliuolo, e ri comprasi ilo lire tremila, e Ir 
taaiiDo decapitalo. Chi le lo lia fatto? I guelfi, che tu tanto a- 
mavi, e che in ogni tua diceria tifinovi un colonDelIo contro a'gbi- 
twUìni. Come ti potù esser tolto il Dome di pielfo per falsi voi 
gart? Come da'guelll fosti giustiziato tra i ghibelUoi? Chi tolse 
il nome a messer Baldinaccio Adimari, e al Baschicra Tosinghi, 
4'esser guelfi; che tanto i padri loro feciono per parte guclb? 
Chi ebbe balla di torre e dare in picciol tempo, che i gtiiltcl- 
Udì fussono delti guelfi, e 1 grandi guelQ detti ghibellini? CIù 
ebbe tal pTivilegio? Messer Rosso della Tosa e ì suoi seguaci. 
ebe niente operava ne' bisogni delta parte , aozi nulla appo I 
padri di coloro , a cui il nome fu tolto. E però ìb cì& parM 
bene un savio uomo guelflssimo , vedendo fare ghibellini per 
fbrxa- n quale fu il Corazza Ubaldini da Signa, che disse: E'»- 
no tanti gli uomini che sono ghibellini e che vogliono essere , 
che il farne per forza non 6 bene >. 

(28) lo riferisco qui per comodo dei lettori quanto hn scrii- 
to 11 Muratori ne'snoi Annali d' Italia nlle paR. 109 e 200 de! 
T. XIX , sulle cause dell' inimicizia nata tra papa Bonibiio e 
il re Filippo di Francia, in iscbiarimcnto e in aggiunta a ciA 
che leggesi nel n. Autore. • In quanto alle liti gii iasorte fn 
papa Bonlfatio e Filippo il Bello re di Franc'a, brevemente di- 
rò esser elle nate dal volere il re fare il padron delle eìàtat, 
e prendere le rendite dei beni ecclesiastici dopo la morte de'pre- 

lati e dall' avere imprigionato il vescovo 

di Pamiers, e impedito ad altri vescovi il venire a Roma. Pipa 
Bonifazio VOI che era alto alla mano, e di^ustalo ancora pa- 
che il re facea carezze a Stefano della Colonna rifugiato io Fraa- 
cia, gli scrisse lettere minacciose, per le quali si attribuiva aa- 
toriU anche sul temporale dei re, e facoltà di dcporli. Filippo 
Il Bello che in alterigia non la cedeva a chi che sia, uè guardia 
va misura ne'suoi trasporti, s'irrild forte contro il papa, e gino- 
se tanto innanzi lo sfrenato impegno, che il papa Bonifacio bea- 
che non con espresse parole, lo scomunicd, e all' incontro et» 
re dichiarò pubblicamente di non più riconoscere Bonibxio por 
papa, ma bensì di tenerlo per un simoniaco ed eretico manife- 
sto ed Incorreggibile >. 

(29) Cosi il eh. Muratori nella succitata opera, Tomo cìUlo, 
pag. 208 Bonifozio rimesso In libertà s'alfìvttò per ritort 



AFPKKDICE 383 

i^arscne a Roma, dove giunse, incontrato con indicibii concorso 

e plauso del popolo romano Sopravvisse ben egli parec* 

chi giorni ancora 9 ma colla mente sconvolta , parendogli sem- 
pre d' aver presenti uomini armati che gli volessero levar la 
vita , e Agitato dai fantasmi degli obbrobri ed oltraggi patiti 5 
tanto più sensibili a lui^ quanto che per confessione di tutti fu 
il più superbo uomo del mondo ^ e maggiormente per Tesecra- 
bile affronto in lui fatto al tanto venerabil carattere di vicario 
di Cristo, e di capo visibile della Chiesa militante. Meditava egli 
bensì delle strepitose vendette e un concilio generale^ per quivi 
esporre V ingiuria ridondante sulla Chiesa tutta ; ma non reg- 
gendo allo sdegno e al dolore , per cui s' infermò , fuori di se 
spirò Tanima nel di 11 d'ottobre dell'anno presente (1S03). 

Chi poi amasse conoscere le particolarità che sono special- 
mente raccontate da Ferreto vicentino intorno alla morte del 
suddetto papa, legga la sua Hist. lib. 3, T. IX ^ Rerum Italie. 

(30) Intorno a Dino di Mugello vedi le Vite degli uomini il* 
lustri fiorentini seritle da Filippo Villani colle annoi, del conte 
Giammaria Mazzuechelli , pag. 21 e seg. dell'edizione seconda 
di Firenze 1826, e la Biografia Universale. 

(31) Intorno a Taddeo da Bologna vedi le Vite degli uomini 
illustri fiorentini scritte da Filippo Villani colle annoi, del conte 
Giammaria Mazzucchelli , pag. 23 e seg. dell'edizione seconda 
impressa come sopra, e la Biografia Universale. 

(32) Il Muratori ne*suoi Annali d'Italia, ove parla dell'elezio- 
ne di questo papa rileva le belle e buone doti che lo distingue- 
vano, e fa conoscere con imparzialità quale condotta costui te- 
nesse in quei critici tempi , scrivendo nella maniera seguente: 
• Radunatisi alcuni giorni dopo la morte e sepoltura di papa 
Bonifazio i cardinali nel conclave , diedero da li a poco , cioè 
nel di 22 d'ottobre, per successore ad un papa mondano , tur- 
bolento e iracondo, un papa santo e pacifico, cioè Niccolò del- 
l'ordine de'pred'icatori, cardinale e vescovo d'Ostia, bassamente 
nato nel territorio di Trevigi^ ma per le insigni sue virtù alza- 
to ai primi onori , e degnissimo di sedere nella cattedra di S. 
Pietro^ Prese egli il nome di Benedetto XI, e fu coronato nella 
festa d'Ognissanti. Si trovò a quella funzione Carlo II re di Na- 
poli con Roberto duca di Calabria e Filippo principe di Taran- 
to suoi figliuoli , essendovi egli accorso con molte milizie per 
assicurare la quiete di Roma 



384 

I pensieri del fetion papa Benedetto XI mlriTiM MU mUà 
Non era egli né guelfo né ghibellino ^ ma pain mid— i 
seminava^ ma toglieva le discordie, non peuMTa ad aaallar 
tt ^ tioii a throcaeciàr moneta; e più all'iadalgmite eke tt rlgova 
era portato il betigno anitno ino. Diede PrtMliiilwin al daa4^o- 
sii cardinali JacòjK) e Pietro ColdmMt, e teilitnl loro iriilH prfj 
Yiiegi^ ina non gli stati, nò il cat^pello caidloalliio. 
censtfre cidntro di Gdgliehiio da Nògaretd > Sdarrti dettai 
na ed altri che areaiio ìnsoltato li detbni» ponfollee, e 
il terioro della ciiiesa in A^ignl. fiassd o ndti^ miollft bsÉIK' 
zioni d'esso paiM Bodilblo^ perdié Iktle di sul e^^riodd^- mk 
za Voler dipendere dal consigfilo dei liritelli, cioè 4UL 
legio dei cardinali. Specialmente Ànnflld qdeile cdte 
no Filippo re di Francia, tfA rlnietteré qUel i^ é ngnl» i»|i^ 
sesto di toiti i suoi j^tilegt -. ÉL eonanlti te ijifajfimUù 
lui Vieenitnus lib. i , Tom., tf Èmm IMiemitm, ove al 
raiiftò le basi sulle Quali À fonda tutto «tuetto dio Ìm» rlpoiMi 
del suddetto scrittore; Vèdad aiidie la Crtmibm di iMiio (ìsalpM 
gnì. 

(33) Cosi Muratori nella soprdccitata opera e Dino Compsgoi 
nella sua Cronaca. 

(34) Non solo i cittadini di Firenze diedero a temere al car- 
dinale da Prato ^ né egli per questa sola ragione se ne fogfl^ 
Aia gli fu giuoco forza andarséiie da clie videli gii in prodoio 
di ttìitìultuare aniniosaniente contro di Itii, e scor^eKì espostole 
tin pericolo certo. Annali d'Italia del suddetto. 

(35) Riporto qui t^er intero il raccontò di quest'intcfendio, ca- 
gionato per isfogo di vendetta dalle fazioni cittadine^ tale qiu- 
le leggesi nella Cronaca di Dino Compagni non tanto perché vi 
sembra aggiùngere interesse a quello fatto dal n. A. , quanto 
perchè in modo succinto includo alcune particolarifd^ ricercale 
assai di sovente dai giovani lettori e che cadono molto in pro- 
posito. Egli ripigliando dal principio cosi descrive tori quellV 
nima e commozione a tutti note: « Messer Rossellino della Tosil 
con sue brigate venne a casa i Sassetti , per metterri fboco. 1 
Cavalcanti soccorsouo e altre genti. E in quello trarre Nerone 
Cavalcanti scontrò messer Rossellino^ al quale basso la lancia » 
e posegliela a petto per modo che lo gittò da cavallo '. 

1 capi di parte nera aveano ordinato un fuoco lavorato pen- 
sando bene che a zuffa convenieno venire. £ iotesonai eoo rSA 



APPENDICE 385 

ser Neri Abati priore di S. Piero Sciieraggio^ uomo reo e dis- 
soluto, nemico de' suoi consorti: al quale ordinarono clie met- 
tesse il primo fooco. E cosi mise a'di 10 di giugno 1304 in rasa 
i consorti suoi in Orto S. Michele. Di mercato vecchio si saettò 
fuoco in Galimala: il quale moltiplicò tanto per non esser difeso, 
che aggiunto col primo arse molte case e palagi e botteghe > . 

• In Orto S. Michele era una gran loggia con un oratorio 
di Nostra Donna, nel quale per divozione eran molte immagini 
di cera. Nelle quali appreso il fuoco» aggiugnendovisi la caldez- 
za deiraria, arsono tutte le case che erano intorno a quel luo- 
go, e i fondachi di Calimala e tutte le botteghe che erano in- 
torno a mercato vecchio fino in mercato nuovo, e le case de*Ca- 
valcanti e in Vacchereccia e in Porta S Maria fino al ponte 
vecchio. Che arsono più di millenovecento magioni: e ninno ri- 
medio vi si potò fare •. 

• I ladri pubblicamente si metteano nel fuoco a rubare e por- 
tarsene ciò che poteano avere : e niente era lor detto. E chi 
vedea portarne il suo, non osava domandarlo^ perchò la terra 
in ogni cosa era mal disposta •. 

• I Cavalcanti quel di perderono il cuore e il sangue^ veden- 
do ardere le loro case e palagi e botteghe : le quali per le 
gran pigioni, per lo stretto luogo, gli teneano ricchi ». 

• Molti cittadini, temendo il fuoco, sgombravano i loro ar- 
nesi in altro luogo, ove credeano che dal (taoco fusaono sicuri: 
il quale si stese tanto, che molti li perderono per volerli cam- 
pare, e rimasono disfatti •. 

• Acciocché di tal maleficio si sappia il vero, e per che cagio* 
ne fu fatto detto fuoco e dove: i capi di parte nera, a fine di 
cacciare i Cavalcanti di quel luogo (i quali temeano, perclié e- 
rano ricchi e potenti) ordinarono il detto fuoco a Ognissanti. E 
era composto per modo, che quando ne cadea in terra, lascia- 
va un colore azzurro. Il quale fuoco ne portò il detto ser Neri 
Abati in una pentola, e miselo in casa i consorti. E messer Roi- 
io della Tosa e altri il saettarono in Calimala 

Rimasono i cittadini in Firenze smagati per il pericoloso fuoco 

e sbigottiti, perchè non ardivano a lamentarsi di coloro che 

nesso ve Taveano, perché tirannescamente teneano il reggimen- 

to$ contuttoché anche di loro arnesi assai ne perdessono quelli 

ebe reggeano ». 

Gio. nUani T. IL 49 



(36) In impMilo della MonatU Ati bianchì e ghibellini me- 



riU di I 



r letto U nceoato che m dd nella sua Cronaca Di- 



. uoi preferii' 



no Compagni, nella qnala ri poMono trovare alcune partìcolarì- 
U taclnte dal Villani, • che aono per riuscire assai utili al let- 
tore cont quelle cbe ^nrgoao maciiior lume su questo punte 
■lorica E HblMDe la quelli •'iBeoatci una differenza nelb da- 
U de! htlo, leggendOTU WjafMto II di di S. 
na, ^omn SS di IngUo. eoa» die !■ quello accade si 
tata vittoria e lo ttampo ddU dtti di Firenze 
no col Muratori il glonw notato neUa nostra Cronica. 

(S7) Tedi la pcegerole opanlta ^r eruditissimo Sig. Pietrn 
Fraticelli intUtriatai DttU fiifMi Mrceri di Firenze dtnatn.iM^ 
le Stinclu. — Ft'rvMC* 183f. d 

(38) Gabriele DanleBo parla di foesto fatto nella siia Sttim 
a Francia citata plA lopra. ài 

(39) Vedi U Storia dUU al *■' precedente. J 

(40) Vedi come lopra. M 
(4i) Cod il cta. Haratorl: • Blierbossi in petto U se«U,9 

quale secondo le apparenze fii di traiportare In Francia h » 
de apostolica •. ninnali d'Ittdia, pag. 33t, epoca corrente. 

(4a) Vedi gii Annali d'Italia del suddetto, le btorie PùbM, 
la Storta di Iucca del eh. Hazzarosa e l'opera Annaliutt si orì- 
pne Lueaniit Urbi* dì Bartolommeo Beverini, pubblicati in lec- 
ca negli anni 1829-1833. 

(43) Si legga il racconto d) questo assedio nelle Ittam fi- 
jtoleit e sena Storia di Lucca dcU'anzldetlo autore. 

(U) Vedi la Cronaca dì Dino Compagni e gli Ann. del Huratorì. 

(15) Teggasi il prelodato Dizionario del cb. Emmannele Ke- 
petU all'arUcoIo Starptria. 

(46) Chi desiderasse acquistare notizia più cblara ed ettcn 
intorno a questo punto storico riguardante Azio vm , tignere 
di Ferrara, troveri come appagare pienamente la sna lodufole 
studiosltA, consultando gli Annali d Italia del Uuratoii alla pa* 
gina SS6 e seguenti, dove ripigliando dal matrimoDìo eonchna 
con Beatrice posaonsi leggere le conseguenze di esso ed il pro- 
cesso dei fatti che indi ne nacquero. Allo stess* oggetto oooìolli 
gli Annalei Eitansei, T. 15 S«rum /fah'carwm,- Ptoiomanu JLmcw- 
«t( in Yittt Qemetttit V ed il Cironieo» Parmente , Tom. 9 Jb- 
rtim Aoltearuffl. 

(47) A fine di ottenere cbiaretta maggiore Intorno a qaeito 



APPENDICE 387 

fatto sarà bene che siano letti gli Ànnalet Àreiinae Urbis ì quBÌì, 
come dicemmo da principio, sono compresi nel voi. 24 della 
Raccolta storica del Muratori, e gli Annali d'Italia dello stesso. 

(48) Tra le cose utili delle quali l' Inghilterra é debitrice e 
tale si confessa a questo principe sono le seguenti: l'intera sua 
libertà procuratale da esso mediante la sanzione data alla ca- 
mera dei comuni; l'acquisto del principato di Galles , che fino 
al tempo del regno di lui era stato un ricovero , dove gran 
parte di malcontenti e scostumati Inglesi usava di rifugiarsi. In 
quanto alle buone qualità ond*era adorno si notano specialmen- 
te l'amore per la giustizia e una somma prudenza; ma egli non 
andava esente da qualche macchia, anzi trasportavasi impetuo- 
samente e fino alla crudeltà contro chi opponeasl alla sua am- 
bizione di dominare , siccome ne fanno fede le tante stragi 
fatte dalle sue armi nel regno di Scozia. In quanto a lui mo- 
rente voglio qui recare, per soddisfare chi ne fosse curioso^ le 
tre cose ch*egli raccomandò al figlio suo Odoardo per ciò man- 
dato da esso a chiamare.* Ch'ei soggiogasse interamente gli Scoz- 
zesi; mandasse il suo cuore a Terrasanta con trentatri mila lire 
sterline per mantenimento del santo Sepolcro; che non richìamas" 
se mai alla sua corte Piers Gaveston^ suo favorito^ che Odoardo 
mteita bandito per i perfidi suoi portamenti. La morte di questo 
re accadde ai 7 di Luglio del 1 307, avendo egli 6B anni di età 
e 34 di regno. 

(49) Chi bramasse avere notizia più estesa di questo Rol>erto 
Brace ribelle al re Odoardo e delle guerre da esso tentate con- 
tro questo principe, potrà leggere la Storia d'Inghilterra di Vin- 
cenzio Martinelli y stampata in Londra nell'anno 1770, ove di 
ciò eslesamente si tratta. 

(50) Intorno a questo fatto narrato dal n. A. leggasi la 
Sioria di Francia di Gabriele Daniello , all' epoca in discorso , 
ove questo fatto trovasi sufficientemente circostanziato. 

(51) Riguardo alla morte di Alberto re d' Alamagna , della 
quale il n. A. dà per positiva causa V usurpazione eh' esso Al- 
berto faceva del retaggio del nipote cosi scrive il Muratori al- 
ranno 1308 de*suoi Annali d'Italia: • Succedette nel primo di 
di maggio di questo anno la morte Amesta di Alberto austria*- 
co re dei Romani. Grande odio gii portava Giovanni figliuolo 
di un suo fratello primogenito , pretendendosi gravato da lui , 
perchè gli negava una parte, non che il ludo , degli stati do« 



388 AfrB]l»ICB 

▼oti a M pcf le ragioni del padre. ParUfaMl di Utiàmanàh 
berte, nel panare il fluine Ona^ fta aanllio dd aipote ^Mi ape 
mano di aieaij t e trafitto da più q^ade fdrt laeelA la:iMif.*f 

(52) DeDa morte di qoeato elttadIaD tcflfe cnal WmatOmf^ 
gnl nella sua ChHuwe: • Meiiev GeraolnteaMi per la arile AVf 
già Teno la l»adia di san SalTi^ dorè gii noU waH if M hi d W 
e ftitti Dure. Gli igherigli 11 pieaoQO e rieepothoalo* ?gi-^lRiH 
dokie niellare^ si difenderà eoa belle pavdlB alceovo «Ht^ewa» 
liere. Intanto aopraTYenne nn giofane oognalo -dd 
cbe stimolato da altri d'oeciderlo non ToOe UAk Uh 
dosene indietro Ti Ita rimandato: e la seeoi^ Tolta g^'Altfb 
na lancia eatalanesca nella gola , e mo altro ttUga agi 
cb*ei cadde in terra. Alenai monaci ne 1 portanoo alla 
e qni?i a' di t5 di settendm 1907 Ita. aepoiio « • 
inolire dò cbe in pocbe parole si legge tallo stesso 
le It$9ri0 Fì^maim di MlecoM MaoUaìrdll élU^ IMt « ..^p^ 
nel yenire yerso Firenze, per non Tederà In Tlaa 1 aaioi 
TittorloBi, ed ea^re strasiato da qnelll» si laaoM (i 
da caTallo cadere, ed essendo in terra. Ita da uno di qnelH da 
lo menavano » scannato ; il corpo del q[uale fu dai monad il 
san SalTi ricolto^ e sensa alcuno onore sepolto %• 

(53) Vedi gli Annali d' Italia del Muratori, 7*oin. IX, ft^ 
367, la Storia di Toi$eana sino al principato del Pienotti, 7sai* 
///, lib. 3, cap. 7 e quella del ch^ cav. Ingbirami, Topi. fUf 
eap. 17. 

(54) Non furono questi due cioè il conte di Savoia e messa 
Guido di Namurro i soli mandati in ambasceria, pò guasta acv 
cadde secondo i più nelPannp assegnato dal nostro Autore. Ec* 
co come intorno a ciò scrive il Muratori, f. Furono poi speW 
da esso Arrigo solenni ambasciadori al papa, cioè 1 VeseoTi di 
Basilea e di Coirà , Amedeo conte di Savoia , Guido cpnle di 
Fiandra, Giovanni Delfino di Vienna , ed altri baroni per dte^ 
nere il copsenso pontificio; il cbe fu facilmente conceduto- TSi^ 
le ambasceria viene da' più riferita all' anno seguente, ma dih 
vette precederne un'altra almeno, certo e^iendo che Arrigo fi| 
coronato in Aquisgrana nelPEpifania dell'anno seguente, e dd 
non par fatto senza la precedente approvazione del papa n* Ànr 
nali d' linUia , Tom. XIX. A tagliere poi la confusione cbe por 
irebbe nascere nei giovani lettori noto, cbe Arrigo fu sesto fra 
gi'lmperadori^ m^t cgmqiiement^ è cbiamatp Arrigo YU, perciò 



APPENDICE 389 

tale apparisce nell* ordine cronologico dei re di Germania di 
questo nome. 

(55) Si coQsalti riguardo a questo punto storico rHUtoire d$ 
l' Àngleterre par Clarendon nella quale estesamente e con som* 
ma profondità e critica leggesi nel caso nostro quanto abbisogni 
ad una piena cognizione storica ; inoltre grande profitto si ri- 
trarre dalle Camiderazioni $uUe Crociate che leggonsi nella 
Storia unii^ersaU del eh. Cesare Cantù. 

(56) La causa onde i Fiorentini ripigliarono la guerra contro 
gli Aretini si fu che i Tarlati coU ritornando n'aveano caccia- 
ti i guelfi. Ammirato, $t(nie Fiorentine^ Tom, IL lib, V. 

(57) Cosi Muratori neU' opera da noi tante yolte citata , né 
è¥vi differenza alcuna intorno a questo fiitto nelle Cronache 
particolari. 

(58) Leggansi le Notizie Storiche deUa città di Volterra del 
Cecina, pag. 85; gli Annali e memorie degli uomini illuetri di 
5. Gemignano del Coppi, pag. 185 e la Storia deUa Toeeana del 
prelodato Inghirami, Tom. YII^ fogg. 10 e li. 

(59) Nella Storia ddla Toeeana dell' Inghirami aUa pag. iì, 
ove racconta questo fatto d'armi, si trova differenza rispetto al 
numero dei fanti e cavalieri che costituivano Tesercito del co- 
mune di Firenze, leggendovisi: tra le masnade ca- 
talane del maresciallo e il popolo della città in brevissimo tem-* 
pò misero in ordine un esercito di 450 cavalieri e seimila pe- 
doni «. 

(60) Intorno alle famiglie che il n. A. cita in questo capitolo 
e intorno alla cacciata da Venezia della famiglia Querini e suoi 
seguaci merita di essere consultata la Storia della BejmbWce^ 4% 
Vetuxia del Daru, 

(61) Vedasi la Biografia Universale. 

(62) Cosi Muratori ne*sooi i4iifia/t d'Italia^ pag. 371. 

(63) Credo Air cosa grata ai giovani lettori coir estendere 
quanto ha detto il n. A. nel presente capitolo rispetto alla ve- 
nuta di Roberto in Firenze producendo le ragioni che Muratori 
ne dà ne'suoi Annali nel seguente tenore: • Dava molto a pen- 
iare a Roberto re di Napoli la disposizione di Arrigo VII , we 
dei Romani di calar in Italia, ben prevedendo che egli soster- 
rebbe il partito dei ghibellini amici deli' imperio con depres- 
•ioDe dei guelfi , dei quali egli era il capo. Gli parve dunque 
di non dovere maggiormente differire U suo ritorno dalla pro^ 



390 AmRBICK 

venta in lUII» par dar Mrttt aluol afUrL ColTnwra taiaU» a 
papa a fermare la ma reitdeau in ATlfimie, eitU 4aBa ttm^ 
za , e pareld di «w> dominio , ^U ara flvntuto come arbiiru 
della corte pontlBda. E fti In gncafamio dw ottenne il viaria 
to della Bomafu e di Farrara, ed larl6 oold i suoi tninislrj a 
comandar le ftata. Il poateflce dementa la taolo barcbeggìava. 
Uostrarad egli tutto brorerfrie ad Arrigo yu cou approdare U 
sua venata a prendere la corona imperlale ) avea anche desti- 
nati i eardioali che gliela deiaen) In Bona » e scrisse per lai 
lettera al veieovi, principio alle cittA d'ItaHa. Tuttavia ;nn ca- 
ra area di non dlagnatara il n Roberto* e non gli doveano dj- 
■piacera-gll avanzamenti della fksloDe fodlk. Ora esso re Ra- 
berto nel di 10 di gingno arrivò a Cnieo In Piemonte. TiiiU 
Uonterico, PoMano, SavlgUano, Cheraaoo ed Alba , terre di hh 
gtnriBdizlwM. Filippo di Savoia, che il trovava allora io AiU, 
fece un' InpertOM InUmadone agU Aatlgluii di guardarsi 4d- 
l'amleitla di quel re. Altrettanto fecero li vescovo di BadlM, 
Luigi di Savoia ed altri ambaKìatori del re Arrigo, cbe enM 
pervenuti In quella cittd , e passarono dipoi a Savola , Geoen 
e Pisa , annunziando dappertutto la venuta di easo Arrigo afe 

corona 

Paeid RolMrlo nel d) tO d'agosto ad Alessandria, e ne acaccU 
gl'lnvltlali e i Lanzavecchl ghibellini, e si fece dar la eigHrii 
di quella città dai guelfi ilo poscia a Lucca e a Firene di- 
ve indarno si sludlA di pacificare insieme > goelQ diannlU..-' 
Del quale sunto dei Muratori sembrami si posaano valotara lat- 
te le circostanze taciute dai Villani che tornano mollo a pro- 
posito e che maggior luce spargono su questo breve capitolo- 

(64) Cosi Uuratorì , e noi gid lo notammo al numero 54 A 
quest'Appendice ove parlammo dell'ambasceria a tale ogcett* 
Inviata alla corte pontificia. 

(65) Leggasi in proposito di ciò la Storia dell'lnghtrani ovs 
egli a pag. t9 e segg. estesamente tratta di questa lega dei 
Florantlni coi Bolognesi, Lucchesi , Pistoiesi ed altri, fetta per 
opporre insuperabile contrasto ad Enrico VII che dlrlgevaii alla 
volta loro; vedasi anche l'Ammirato, opera citata, T. n, pari I, 
pag. 167 e seg. 

(66) Cosi Muratori negli .annali ^Ilaliay pag. 989 e Perralo 
vicentino T. 9 Renm Ilaliearum: gloveri poi aasaUaimo vedere 
Inlomo a questo punto la Storia tTAntonm éi Mcntignor Penasi. 



APPKNDICB 391 

(67) Vedansi Mbertinut Muitaiut^ Hi$t. Aug. Tom. 8 Rernm. 
Italie, e Malveeius Jaeobus j Chranicon Brixianum , Tom. 14 
Rerum Italicarum. 

(68) Vedi Sismondi Storia delle repHbbliehe italiane del me- 
dio evo^ Tom. IV, pag. 261 e Inghiraml Storia detta Toeeana , 
eap. 17, pag. 24 , dove leggesi questo latto raccontato in latta 
la glia estensione. 

(69) Cosi nella Storia del risorgimento, dei progreeei ee.^ del 
sopra citato autore intomo alla condotta dirersa tenuta coll'im* 

peratore dalle due Repubbliche fiorentina e pisana • la 

repubblica di Firenze, ricca, prudente, ardimentosa, atta a qua- 
lunque intrapresa, reggeva a sua posta cotesto partito (oonira' 
rio ad Enrico VII)^ disponerasi a fare ostacolo al monarca, ri- 
cusava udienza a' suoi ambasciadori , sommoveva tutti 1 Guelfi 
d'Italia, e facevasi mettere da lui in bando dell'impero. D'altra 
parte, la repubblica di Pisa, il cui affètto alla Ikzione ghil>elli- 
na era ravvigorito da tante speranze , da tante reminiscenze 
di gloria, prestavagli l'opera sua con uno zelo, con una gene- 
rositi indicibili. Ad agevolargli il passo in Italia , i Pisani gli 
aveano spedito a Losanna un dono di 60,000 fiorini ; pagaron- 
fli 1 debiti contratti a Genova , prestaronlo di nuovo quando 
andò a ritrovargli; da ultimo lo accomodarono di trenta galee 
e seicento balestrieri. • Questo ho voluto aggiungere per porre 
flotto occhio de'giovanl un confronto tra le due partite Repub- 
bliche, che spero non riuscirà loro affatto inutile; inoltre noto 
quanto leggo nel Muratori in proposito della dimora dell'Impe- 
ratore a Pisa: • Colà concorsero a furia 1 ghibellini di Toscana 
e di Romagna, ed egli nella stessa città aspettò il rinforzo che 
gli dovea venire di Germania •• Annali d'Italia, pag. 293. 

(70) Vedi Ferretui Vieentinus lib. 5, Tom. 9, Jl^niei Italica-' 
rum e Muratori opera citata, pag. 294. 

(71) Vedi CSIrontcon Plaeentinumy Tom. iù. Rerum Italicarum. 

(72) Muratori consentaneo al n. A. intomo a tutto ciò che 
nel presente capitolo si legge, solo nella data del giorno dell'in- 
cofonazione dissente , dacché egli dice questa essere avvenuta 
non già nel di di S. Pietro in Vincola, primo giorno di agosto, 
ma nella festa de' SS. Apostoli Pietro e Paolo , cioè nel di 20 
di giugno, e tutto questo sull'autorità del predetto Cronista. An- 
nali d'Italia, T. 19, pag. 294. 



.Vi <« 



392 Anmnmcn 

(73) Veggadd /LmnArito, ShH$'Kamiiim$, Taou V^^trto I, 
pag. 175 e IngUraml Sforte édlm Tmmm, T. f, pÉg. tfc 

(74) Yedi eome sopra al luogo citato. : A 
(76) Yadl Ammirato e tagUramt eome qol MiprÉ. ' 

(76) Muratori intorno alla aondantti del'M Kobctfc^ iflfié la 
questo tenorex • In Pisa Arrigo aogoitoi ìratadoal 
della penna dé'soot legali^ ftee I plA strani ai 
contro del re RcrtMrto, dlcMafUidoto nemleo priAiMIi^^ tÉJJlo 
re ed nsùrpator delle terre del raakaiio Impero , prUtìJÈÙÉ'M. 
tatti gli statt e ^ogni onore e prtvllegto, e profsnMfeifl^ Jtf«H^ 
tema di morte contro di Ini : Àmmtt #JWte; 't. M^^«HL 

(77) Essendosi coluto pensare e serifose da mA far iméÈté 
strane Ibggte sulle cause della asorto' dt guelfe Impnsrfhip rp 
senta firn akun cenno di quanto leggesf negtt aeriti! V^sìAìh 
ro prescelgm d*aggiungere qudfe che -eon taffai erMcn 'tefiìl^ 
tato U MiMtori sutalpniposlto, unitamente a qsamto 4Mbì^IIp 
tomo alte doti che disttoguerano Arrigo -¥11, fcàJslo «itolMÀP^ 
ritAdei Grottlstt contemporaneL «SinoltrA dodlel'ntgHaf «4* 
Stona, ed aggravatosi il male si fece portare a RuonconTeutSi 
dote nel di festivo di S. Bartolommeo 24 d* agosto con esean 
piare rassegnazione ai voleri di Dio spirò l'anima sua. Principe 
in cui anche 1 nemici guelfi riconobbero un complesso di tante 
virtù e di si belle doti che potè paragonarsi ai più gloriosi che 
abl»iano retto il romano impero, lo non mi fermerò panie 
ne'suoi elogi, e solamente dirò, che se i mali straordinaij del- 
r Italia erano allora capaci di rimedio , non si potea scegHeie 
medico più a proposito di questo. Ma V Improvvisa sua mecfs 
guastò tutte le misure, e peggiorò sempre più da li innansi la 
malattia degritaliani. Sparsesi voce, ch'egli fosse morto di vrieao, 
che un Arate dell'ordine dei predicatori suo confessore, l'avesn 
attossicato nel dargli alcuni di prima la sacra comunione; e tal 
voce secondo il solito si dilatò per tutta Europa , credendola 
chiunque è più disposto a persuadersi del male che del bene. 
Molti sono gli autori che ne parlano. Ma non ha essa punto del 
verosimile. All>ertino Mussato , Guglielmo Ventura , Ferreto 
vicentino, Giovanni da Cermenate e Tolomeo da Lucca , autori 
tutti contemporanei^ scrissero che egli era mancato di morte na- 
turale, o di febbre, oppure di peste; segno che non ai trovò al- 
lo ra vestigio alcuno di veleno, o che tal ciarla non avea fon- 
damento, oltre all'essere narrata con gran diversiU ancora nelle 



ArrsifDiCE 393 

eircoBtanze. Ferreto scrive^ essere stato un Tedeseo che la disbe* 
minò , e che infuriati molti suoi nazionali corsero al convento 
de*predicatori di Pisa, ed alcuni ne uccisero. Nulladimeno per- 
chè questa calunniosa accusa tornava in grave pregiudizio del- 
Tordine de* predicatori j la fecero essi dopo alcuni anni , per 
quanto poterono, distruggere con una bolla del successore di papa 
Clemente, e con un autentico attestato di Giovanni re di Boemia, 
figliuolo del medesimo imperadore Arrigo. Alcuni scrittori prò* 
testanti, che di questo han parlato, danno beosi a conoscere il 
loro livore, ma non recano già buone prove del preteso veleno*. 
Annali ìT Italia, Tom. 19, pag. 309 e ieguenti. Noto poi che se- 
condo la volontà dell* imperatore stesso, spiegata negli ultimi 
momenti della sua vita, il corpo di lui fu trasportato dall'eser- 
cito pisano nei propri stati , e deposto nella chiesa maggiore 
del castello di Savereto, finche non gli fosse preparato in Pisa 
un condegno monumento. Due anni dopo tu trasferito colà a 
sommo onore da più di tremila cittadini vestiti a lutto » e fu 
riposto in un* arca marmorea che ora pud vedersi nel Campo 
santo di quella città. • Vedi Grassi , Descrizione storica e arti- 
stica di Pisa, parte storica, pa§. 162, not. 82. 

(78) Intorno ad Uguccione della Faggiuola merita di essere 
letta la Storia dell'antica Liguria e di Genova del eh. marche- 
se Serra, Tom, II, cap. 5, pag. 258 e segg., e Sismondi, opera 
citata. 

(79) Ancor qui senza produrre niente di ciò che da tanti fu 
scritto a somma vergogna e vitupero dì Clemente, e, forse In 
parte ad essi dettato dalla malignità, trascrivo, che mi sembra 
cosa di non lieve momento, tutto quel che leggesi nel Muratori, 
affinchè I giovani lettori ne traggono queir utile che quindi 
deriva. • Sono brutti i colori lasciati alla memoria di questo 
pontefice da Giovanni Villani , da Albertino Mussato , da Fra 
Francesco Pipino e da altri. Certo alcuni ne avrà inventati la 
malignità. Ma indubitato è ancora che un gran processo dovei- 
te questo pontefice trovar nel tribunale di Dio, per la maniera 
da lui tenuta in ottenere il pontificato, o per aver privata della 
sua residenza quella città , di cui Dio ha fatti pastori partico- 
lari I sommi pontefici , e con empiere il sacro collegio di ol- 
tramontani , per eternare in tale forma la permanenza della 
santa sede di là dai monti. Fu anche accusato di non aver co- 
nosciuta misura neirarricchire ed ingrandire 1 suol parenti» nel 

Gio. VUlani T. Ih 50 



394 Ap^fitrmcE 

ridurre in éommeiMla tanll OMmiBleri, e nèiraln 
che per illecite vie : tesori che do^ la ma noria andaraw 
tatti a Meco colla giunta di quel defbrme apetlaeolD die vie- 
ne asserito dal suddetto frate Francesco Pipino* dell'ordlM de'pn» 
dicatori per relazione di chi v'era presente: oloè» ^m di laais 
sue ricchezse appena potò trovarsi uno straccio di ìbbIb da. co- 
prirlo; e morto restò talmente abbandonato da tutti I mlt In- 
tenti allo spoglio, che il Iboco caduto da un dopplefe ^ feni- 
cio una parte del corpo. Raccontano ancora gli atorld, dM um 
dei templarii condotto fin da Napoli alla eatt» pontlflela, e ean- 
dannato al fuoco, benché si protestasse innocente ^ àM il tri- 
bunale di Dio il papa e Filippo re di Francia entro lo spaiis 
di un anno a rendere conto di quella inginstiila: e che naa f- 
nito r anno amendue mancarono di vita. Quand* anche Inss 
vera una tal citazione, noi non dobUam per guasto atlrUrira 
ad essa la morte del papa, perchè troppo seuri sono al gavis 
nostro i giudizi di Dio. Ma essendovi cU niega quealo Mli, 
quasi che non si combinino i tempi, si vuole osaerrare che ad 
precedente anno due templari ed altri nel presente , tutti co- 
stantissimi in asserir se stessi innocenti di quei misfatti, de'qus- 
li erano incolpati^ furono bruciati vivi in Parigi; e però poter 
forse sussistere un si fatto racconto. - Annali d'Iialia, Tom, 19, 
pag. 319 e 320 *. E qui ad istruzione e consiglio di chi ne ab- 
bisogna, mi giova riportare ancora un periodo dello stesso Mu- 
ratori in seguito a quanto ho trascritto airoggetto stesso per età 
fu dettato: « Non so io dire se a qualche troppo delicata persona 
potesse parere non ben fatto il parlare dei difetti dei capi visibili 
della Chiesa di Dio , senza por mente all' esempio delle diviae 
scritture e de'Santi, e dei migliori Storici che ugualmente per 
istruzione dei posteri han lodato i buoni e biasimato i cattivi, 
e senza riflettere che i difetti delle persone non sono difetti del- 
la cattedra , la quale fu santa e sempre sarà finché il mondo 

avrà vita « Quindi per noi debbo inserirsi, che di sano 

giudizio e di gran discernimento fa di mestieri per sentenziare 
sulla condotta degli uomini, qualunque sia lo stato, il grado, la 
dignità loro, senza ofi'endere in minima parte queste rappre- 
sentanze religiose e sociali^ giacché forse noi non ne saremmo 
punto migliori , perché commessi della stirpe di Adamo. 

(80) Leggasi nella Storia di Lucca del eh. Mazzarosa la pag, 
ÌZi e seguenti^ dove di ciò si tratta distesamente. 



▲PPBNDICB 39S 

(81) Alctiai storici fraicesi taciono cruesta parUcolarilé e la 
negano altri; ma in quanto a noi« ne siamo al>bastanza assicu- 
rati da Ferreto vicentino e Guglielmo Ventura^ cronisti contem* 
poraiiei, ohe 'vanno unisoni col nostro Villani e l'autorità loro 
per noi esclude ogni dubbio. 

(82) Vedi Sismondi, Aorta delle Repubbliche itaiiat^ del me- 
dio evor yol. 18, pag. 306 e Inghirami SUfria della Toscana, 
Tom. Yllj eap. 18, pag. 68 e eegg. 

(83) Per fatti luminosi Uguccione era reputato uomo mara« 
viglioso in guerra, e come tale erasi meritata la riconoscenza 
dei Pisani; ma divenuto estremamente orgoglioso se ne attrasse 
ben presto Todio per la maniera tirannica onde govemavali. 
Ha nella sua tirannica ambizione trovò il proprio tracollo, che 
gl'imprigionamenti, e lo spargimento di sangue de'più rispetta-* 
bili cittadini, e l'esecuzione delia sentenza capitale su Banduc- 
ciò e Pietro Bonconti, uomini di gran credito in Pisa, anzi che 
accrescere il numero dei proseliti, accelerarono precipitosamen- 
te la perdita di lui. Vedi Grassi^ Descrizione Storica e Artistica 
di Pisa, pag. 166 e Inghirami opera citata Tom. VII9 cap. 18, 
pag. 73. 

(84) Vedi Mazzarosa, Storia di Lacca y pag. 138 e seguenti e 
le Istorie Pistoiesi^ pag- 134. 

(85) Leggasi la Vita di Castruccio Castracani di Lucca descrit* 
ta da Niccolò Machiavelli. 

(86) Questi fu Jacopo d'Ossa da Cabors, già vescovo di Frejus, 
poi d'Avignone e infine cardinale vescovo di i^orto , pers(Niag<- 
gio di bassissimi natali, di piccola statura, ma scaltro e di gran 
sapere massimamente nei canoni e nelle leggi. Molte notizie di 
sua vita prima del pontificato, oltre queste che ci dà il n. A., 
le ausiamo da Ferreto vicentino, lib. 7, Tom. U, Rerum Ita-^ 
licarum. 

(87) Vedi negli Annali d* Italia aUa pag. 342 del Tom. XIX 
come in proposito di ciò scrive Muratori. 

(88) Vedi Muratori, Annali d'Italia, Tom. XlXy pag. 341 e 
Niccolò Speciale, Ilistoria , lib, 7 , cap. 8 Tom. X Rerum Ita- 
licarum.. 

(89) Per acquistare una completa notizia di queste due iK 
lustri famiglie genovesi leggasi V Origine delle famiglie nobili 
di Genova , ms.Tom. iF, pag. 133. 



396 APP£?I1>1CS 

(90) Vedi la Storia deU'antiea Liguria e di Gtmmm ed 
ehese Girolamo Serra^ Tom. Ily eap. 2, dove si tratta di gacite 
fatto con estensione. 

(91) Vedi Male volti» Sioria di Siena, Ammiratcs 5lorif ffarMi- 
Une pag. 232 e 235 e Ingbirami^ Storia della Toicama, Tom. TU, 
eap. iS, pag. 90. 

(92) Leggasi la sapraecitata opera del eh. Serra , Ttmh liy 
eap. 2 pag. 260 e ngg.^ nella quale si trova una descriilMw pie- 
na e seguita di questa battaglia, 

(93) Vedi Muratori^ opera citata^ loco citato. 

(94) Leggasi in proposito la Biografia VnivereaU. 

(95) Vedi Mazzarosa, Storia di Lucca^ Tom. I, lib. 3 ]Mf . f 4i. 
Reco poi ciò che intorno al signore di Lucca osserva 11 t9^. ki- 

ghirami nella sua Storia della Toscana f in meo» di 

questo apparente equilibrio tra le forze delle opposte teloÉl, 
•rasi in Lucca innalzato alla testa del partito ghil>e11ino V wumo 
che univa l' astuzia e la dissimulazione al valore ed aDe pie 
rare virtù militari, temuto dal popolo e caro ai soldati, gMl- 
ce estimatore dell'odio impotente, che si può dispreziare^ e éeK 
l'amicizia e favore che importa l'acquistare, in grado di 
cere senza provocare la vendetta^ di fidarsi airamicizia, 
rischiare d'essere tradito t . Dai quali tratti caratteristici di tal 
uomo potranno i giovani lettori segnare una traccia onde ren- 
dersi ragione della condotta di lui e nelle cose in discorso e di 
quelle che loro si presenteranno soli' occhio nel progresso di 
questa Cronica. 

(96) Leggansi gli Ann. d'Italia del predetto, T. XJ, p.9e IO. 

(97) Vedi Serra ^ opera citata^ loco citato. 

(98) Merita in modo speciale di essere letta la descrizione di 
questo assedio, che il eh. Serra ha con molta eloquenza dettalo 
nella sua Storia dell'antica Liguria. 

(99) Vedi intorno a questo fatto il De Blasi, Stona deUm Si- 
cilia. 

(100) Vedi in fine di quest' Appendice le notizie che si pal^ 
bucheranno intorno a Uguccione. 

(101) Leggansi VHistoire de Fiandre par Meyer^ e les Ànnedee 
de Fiandre par le Mire Àubert^ e gli Ànnales Fiandrenses Ma^eu- 
li XIY. 

(102) Per acquistare piena notizia intorno al marchese Mala- 



▲PPSHDICK 897 

spina • mia Ciniglia di lui leggasi l'oilera più voltò citata i^el 
eh. Pompeo Litta. 

(103) Vedi la SUria di Francia del predetto autore. >' ^ ^ 

(104) La fama probabilmente ingrandi di troppo il di lui ate- 
re. Qud che è certo, queste sue immense riccbeasie e V iesser 
egli come signore di quella terra, gli fecero guèrra, sicèome 
persona di troppo esposta alFinvidia de'suoi concittadiiii. Però 
nei di 17 del sudd. mése (giugno) i Beccadelli ed altri ntktìik 
mossero il popolo a remore contro di lui. Si rifugtd egli' oc- 
cultamentb. in casa di Alberto Sabbatini , tutto che contrario 
alla sua parte, e questi per tre mesi onoratamente il tenne 
nascoso, tanto che trafugato se ne scappò a Ferrara a troTaré 
i marchesi d'Este suoi parenti. Per la sua partita molto si 
turilo in Bologna la parte guelfa. Annali d'Italia, 7. XX p. M* 

(105) Fece Federigo ( non so se prima o dappoi ) coronare 
re di Sicilia don Pietro suo figliuolo, senza volere attendere I 
capitoli della pace degli anni addietro, per cui dopo la sua 
morte avea da restituirsi al re Roberto il regno di Sicilia. Ifi- 
mdi é^ltalioj loco citato. 

(106) Varii sono gli autori che hanno scritto la vita del no* 
stro divino Alighieri, fra'quali possono leggersi dai giovani oon 
grandissimo profitto Giovanni Boccaccio, Leonardo Aretino, Fi- 
lippo Villani nelle sue Vite degli uomini illustri fiorentini colle 
annoi, dd conte Giamnutria Mazzuchelli, e Pelli, Memorie per cervi' 
re allatita di Dante. Molti storici della letteratura italiana so- 
nosi anche diffusi e con molta ragione intomo a questo gran* 
d'uomo, e tra essi il Tiraboschi nella sua grande Istoria deila 
Letteratura italiana^W Ginguené nell'lTM/otr^ littéraire de l'Italie 
e Tab. Giuseppe Maffei, i quali nella doviziosa erudizione loro 
a chi li consulti non lasciano a desiderare. Ed è degna di molta 
lode la vita che deli' Alighieri ha scritto il eh. Prof M. MissirìnL 

(107) Vedi l'Ammirato nelle sue Storie fiorentine a pag. S55 e 
seguenti del Voi. II. 

(108) Or essendo spirato il termine della tregua tra la Scozia 
e l'Inghilterra, gli Scozzesi sboccarono nel Northumberland^ e 
bentosto furono essi raggiunti dal conte di Lancaster e dal con- 
te Hereford. 11 jre dall'altro Iato riunì le sue forze, e si pose in 
marcia contro i ribelli; allora ebbero luogo varii combattimen* 
ti io uno de*quali morse l'arena Hereford, e fu fatto prigioniero 



398 IPPENDICK 

Lancasier^ il quale fu pria condotto a York, e poacia id ano ca- 
stello di Pontefract, ove venne decollato nel marzo del ISdS. Lia- 
gard^ Istoria deW Inghilterra , Tom. I pag. 195. 

(i09) Vedi il Chronieon Àncohitanum all'epoca corronte. ' 

(liO) Vedi gli Annali d'Italia, Tom. XX pag. 32 a 3S. 

(Ili) L'Ingbirami in proposito nota le cause dell* iDimicliia 
tra le due famiglie Senesi e nomina quello della famlglte Sa- 
limbeni che commise l'uccisione de'due Tolomel, scrivendo eoab 
• . Una rovina maggiore ebbe a succedere in Siena, perdio non 
ostante ebe si fosse fatta pace tra le due famiglie Tolomei e 8a- 
limbeni, l'odio non era spento ancora, cbe lungo tempo era sta- 
to tra loro , percbò con piccola occasione Ib da Balsimo Telo* 
mei ferito Francesco Salimbeni, ed essendo alquanti giorel do- 
po morto di quella ferita , Agnolino Salimbeni con «Uri aooi 
aderenti, per farne vendetta, entrò una notte in casa degli ere- 
di dimesser Meo Tolomei^ ed ammazzò due suoi figli; di cba 
si fece gran tumulto per Siena, ed i parenti dell'una e dell'al- 
tra parte si levarono in arme Storia della Toeemna^ 

Tom. VII, pag. ili « 112. Vedi anche Malevolti Storia di Sm- 
na, Part. 11^ lib. 5, pag. 82. 

" (112) Si legga intorno a queste grandi famiglie pisane il Gras* 
si , Descrizione Storica e Artistica di Pisa part. I , pag. 170. 

(113) Reco qui riguardo a Matteo Visconti tutto quello che 
il Sismondi ne scrive prima di toccare della morte di lui^ co- 
me a sunto storico e riepilogo delle imprese di questo potente 
gbibellino. • Matteo Visconti, signor di Milano , uno d' infra i 
più capaci e potenti capi ghibellini, fu a presenza d*ogni altro 
fatto segno del legato (Bertrando) alle sue scomuniche, ed alle 
armi (e la ragione ne conoscemmo ), cui il pontefice padre, gli 
mandava dalla Provenza. 11 Visconti erasi co'suoi modi accorti 
guadagnato l'amor de' Milanesi ; quantunque probo non fosse , 
mostravasi almeno sollecito di una reputazione vergine di delit- 
ti; d'ingegno aperto e sottile, conosceva tutti i viluppi del cuo- 
re umano; alla prontezza del risolvere, accoppiava Tardimento 
ed una gloria militare ravvigorita da quella di quattro figli , 
suoi fidi luogotenenti^ bravi tra i bravi. Soprannominaronlo gli 
Italiani il grande: veramente di quel tempo essi erano anzi li- 
berali che no di siffatti titoli. Osteggiando i Guelfi lombardi 
s'insignorì Matteo di Pavia, Tortona ed Alessandria; accozzato^ 



APPENDICE 399 

eoi GtdbeUioi ^novegi^ assediò in Genova il re Roberto^ il <iua- 
le serratosi in questa città, voleva farne la sedia delle opera- 
zioni militari di essi i Guelfi lombardi. Costrinse innanzi tut- 
to ad andarsene pe' fotti suoi, Filippo di Valois, che ad istiga- 
zione del papa, e prima di esser re fotte, era nel 1320 passa- 
to in Italia; Tanno appresso sconfisse Raimondo di Cardona, ca- 
talano, generale del papa. A Federigo 01 d'Austria^ che aveva 
spedito il fratello in aiuto del pontefice, fece intendere quanto 
disdicesse si alKuno che all'altro dei pretendenti all'impero l'as- 
sottigliare i Ghibellini, soli in Italia che difendessero le prero- 
gative di colui che sarebbe dei due rimasto vincitore. Ma dopo 
«ver guerreggiato per lo spazio di venti anni il partito della 
Chiesa, senza che gli fosse pur surto in mente il dubbio di man- 
care alla fede^ però che era religioso senza bacchettoneria^ so- 
praggìunse finalmente l'età a spaventarlo coi fantasmi della su- 
perstizione. Paventando l' inferno minacciatogli dagli anatemi 
del legato^ rinunciò la signoria a suo figlio maggiore Galeazzo, 
e in termine di poche settimane mori •. E qui é da conside- 
rare quanto grande fosse pel partilo ghibellino la perdita di un 
tanto sostenitore^ dacché aveanlo avanti conturbato i rimorsi e 
gli scrupoli dello stesso Visconti. Milano levossi a remore, il fi- 
glio di lui Galeazzo fu costretto a pigliare la fuga e di nuovo 
si proclamò la repubblica; ma fu la sorte propizia a Galeazzo 
per essere omai spente la virtù e la carità che doveano esseme 
il valido sostegno. 

(114) Egli (Raimondo da Cardona) ne rimase sconfitto, e più 
di cinquecento cavalieri e circa dugento balestrieri e pedoni 
dei suoi furono menati prigioni. Poco nondimeno servi ai Vi- 
sconti questo vantaggio, perchè di tanto in tanto venivano spe- 
diti nuovi rinforzi al Cardona da papa Giovanni e dal re Ro- 
berto, ed erano in aria altri nuvoli. E qui conviene accennare 
un altro spedieute preso da esso papa e re per mettere a terra 
i ghibellini. Fecero essi maneggio , acciocché Federigo di Au- 
stria eletto re dei Romani venisse colle sue forze in Italia alla 
distruzione dei Visconti , dandogli a credere di voler defìdere 
la lite dell' imperio in suo favore ; e mettere a lui in capo la 
corona. Annali d'Italia, Tom. XX^ pag. 24. Vedi anche Corio^ 
litaria di Milano. 

(115) Si consulti in proposito la Storia di Lucca del eh. Maz- 
sarosa^ lib. Z, pag. 157. 



♦00 APFEKD1CB 

. ,<116; idi gli ^finali d'Italia, T. XX e il CJ.ronieon EiUiut. 

r««. I «rum Ilaticaram. 

(117 si Muratori;* Tenevano la signorìa di Ravenna in que- 
sti ten iuido e Itinaldo da Polonia. Dimorava il primo in Ba- 
lena lano di quel popolo, l'allro se ne slava in Ravenna , 
arcldi I di quella chiesa, e d'essa gid eletto arcivescovo do- 
po la rie accaduta in quest' anao di un altro Kinaldoarci- 
v«m;ovo santa vita. Oslasio da Polenta, signore di Cervia, io 
ckI. la ' ata voglia ' ire avea estinto ogni rifletto 
di pan e sentimento ila, ilo a Ravenna conte and- 
co liarb !nte tolse dì > Rinaldo arcivescovo eletta . 



fld-«cci Inminio di n | .. Loco citalo, pag. 31. Vefi 

«BChe I wn Ettet 10 Remm hatiearum f Ah 

ietu, B 1 Ravenn. 

(118) la Storia "' " citata pili sopra. 

(119) >rno itlenlato sulla vita del r« Ro- 
berto li u 1 reavi li del Giannone. 

(120] gli Annali i Tom. citato, pag. 33 e itgmu- 

ti, dove Biur;ilori trattando dell' Ininiici/in di Vcrsnxio Land* 
contro Azio Visconte, nata per la ragione esposta dal n. A., de- 
scrive i gravi danni cbe quindi provennero a quest'alUoio. Tfr 
di inoltre 11 Chronicon Plaeentinum, Tom. 16 Rerutn luUiemnm. 

(131) e poco mancd, che non venisse a cader pri- 
gioniero degli Scozzesi, che si piacquero inseguirlo Gno a YvL 
Lingard, opera citata, Tom. I. 

(123) St ritirò a Lodi, dove amorevolmente venne accolto dd 
Vestarini, caporali dulia fazione ghibellina di quella citte, ia- 
noli d'Italia. 

(133) Leggasi intorno a ciò la Storia di Siena del MalevdH 
aìla fag. Sì, parte II, lib. 5. 

(124) Vedi la Storia dell' antica Liguria e di Genova dd A- 
Serra, Tom. II cap. 5 pag. 2T3. 

(125) Cosi Muratori, opera citata. Vedi anche gli Storici flia- 
mÌDgbi di sopra citati. 

(116) Credo bene di aggiungere qui colle parole del cb. li- 
ghirami tutto quello che si legge In proposito nella saa Storta 
delta Toscana per dare schiarimento a quanto ne ha scritto 9 
nostro Autore. ■ Intanto la Sardegna sottoposta al Pisani ved' 
va attaccata da un potente monarca Jacopo n re d'Aragona, ■< 
istigazione di alcuni feudataril di quell'isola. Ugo Bassi dti Vi- 



APPENDICE 401 

sconti mi dei regoli, dopo i soccorsi richiesti ed ottenuti dalla 
Repubblica pisana, fa il primo a tradirla e far man bassa so- 
pra i soldati e mercanti pisani de' suoi dominii. L'armata ara- 
gonese, comandata dall' infante D. Alfonso , aveva contempora* 
neamente intrapreso Y assedio di Cagiieri e di Villa Inglesias. 
Trovaronsi i Pisani a soccorrerle con trentacinqne galere , ma 
vennero ributtati. Le guernigioni però si difesero ostinatamente 
nel corso di otto mesi, in capo ai quali il presidio di Villa In- 
glesias^ mancante affatto di viveri, dovette capitolare, ma cogli 
onori di guerra e colle facoltà di portarsi alla difesa di Caglie- 
li. Sembra che a tutto condiscendesse l'infante, per togliersi in 
fine da quei terreni paludosi ov' erasi accampato , e dove una 
fiera epidemia menomato gli aveva Tesercito per oltre diecimi- 
la uomini •. Tom. VII, eap. 19. Vedi anche il Grassi nell'ope- 
ra più volte citata, part. /, pag. 172. 

(127) Per altro l'esito di questa battaglia non fu più pregiu- 
dieevole pei Visconti che per quelli della Chiesa : e benché il 
Villani dica che i primi n*ebbero la peggio, secondo alcuni la 
perdita maggiore fu per quest'ultimi. 

(128) Intorno a questo fatto leggansi gli storici citati al n.* 18 
in quanto al Borgo a S. Sepolcro e gli altri in quanto alla cit- 
te d'Arezzo al n.** 24 dell'Appendice al Tomo I. 

(129) Si veda VHistoire d^Àngleierre par Qarendan e quella 
del Dott. Lingard citate più sopra. 

(130) Nella fiducia di recare non lieve vantaggio al lettore 
trascrivo per intero quello che leggesi neiringhirami opera ci- 
tata, intomo alla elezione in condottiero di Giacomo Fontana- 
buona fatta dai Fiorentini, e alla rea condotta di lui onde tan- 
to di male ne venne a quei che aveanlo eletto. • Non sapevano 
I Fiorentini darsi pace del fatto di Pistoia , e perciò ad altro 
non pensavano di e notte che a vendicarsi di Castruccio. Ten- 
tavano adunque sul principio deir anno 1323 di occupargli a 
tradimento delle terre in Val di Nievole ; nel tempo stesso fa- 
cevan lega coi Genovesi, perchè lo molestassero dalla parte del- 
la marina. Castruccio però stava all' erta , per cui riuscigli di 
sventare le macchinazioni dei nemici, e di sgomentare col sup- 
plizio di dodici traditori scoperti a Buggiano , altri che Incli- 
nassero a mancargli di fede: ciò fu cagione che i Genovesi non 
si mossero. Siccome i Fiorentini avean fatto venire dal Friuli 

Giacomo di Fontanabuona, gentiluomo che faceva II mestiere di 
Gio. ruiani T, IL 51 



402 APPENDICE 

coKdD*tfero, vale a dire , che conduocva la sua piccuin .irnuU 
fll mMo dì coloro che volevano adoperarlo, cosi sUva per man- 
dare questo capilano con 350 cavalli da lui condotti nella Val 
di Nlevole, ove tenevano segrete intt-IIigeniP, e sporavan d* a- 
Tcre a tradimento il castello di Biiggiano. Fu allora the Ca- 
slmcciVy avendo avolo qualche seniore di questo trattalo, col- 
^'olferta d'un maggior soldo potette sottrarre Giacomo di Pon> 
tanabnona a disertare colla truppa, ed a passare al stM servi- 
gio • . E qui mi pare pregio dell'opera che si osservi coll'idiv- 
M> Batore che • fu quello il primo esempio di quei tradimenti Ari 
condottieri che si fecero in breve cosi frequenti in tutta Itali*. 
e reso cosi pericoloso l'uso dei e<oldatì mercenari; purr s'nnd^oJ 
aempre più abbandonando loro la cura di difendere gli «tali. In 
«apitano che non avesse avuto nell'eserctlo una banda detti di 
quelle renali soldatesche, non ardiva porre fidanza alcuna' in 
tutto il rimanente, e le milizie cittadine diflidavano di te me- 
desine e dei loro commilitoni, non vedendosi a Iato una trup- 
pa più vspertn ed esercitata alle pugne per sostenere il prinui 
urto e slare in risiTvn. 1 condoUieri che rampavan hi viti 
guerreggiando, ed appena fermata la pace in un luogo, racaw- 
bì in altre contrade a cercar nuove pugne e nuovo aoldOt Mt 
solsmente si avvantaggiavano sulle milizie cittadiDeschc, ■>& e- ~ 
rano di lunga mano più addestrati alle pugne, come ntébboA 
le soldatesche di lìnea, per le quaU non cessasBe mai lo ibia 
di guerra ■■ Tom. VII, pagg. 112 e 113. 

(131) Veggasi quello che ho riportato al n.* 126 di queri'Ar - 
pendice. 

(13S) lo non posso astenermi dall'agglungere quanto ha det- 
tato l'Inghirami sopraccitato intorno a questo fatto, ai pcnU 
credo recare un utile al lettore riguardo alla materia in diacer- 
80) e perchè sembrami un brano storico assai pregevole. • U 
minuto popolo che il giorno avanti aveva abbandonate le i» 
o{Bcioe, pili non respirava che gloria militare e vendetta coaln 
Castruccio. Il nemico, dicevan essi, fugge innanzi a noi, mk I» 
otato agpettart l'imigna trionfati dtl giglio, ma oggi ri afftì' 
tiine a noi Viniegvirloi noi ditlrugger dobbiano U muri dd **■ 
mito, pntlargli i batiami , e puntWo dtU' insolenza cotta fMli 
tMu/(d tante volle il nostro territorio. Ventimila aoldati utàrem 
««t di Firenze, e non devono rientrare senza aver prima etlt- 
muia una compiuta vittoria. Ha i nobili cbe compwieTaM b 



APPENDICE 403 

cavalleria di quesf armata rispondevano con amari motteggi a 
queste parole : I cittadini per avere indossate le armi non es-* 
sere già ad un tratto divenuti soldati : aver il popolo ottenuta 
il maggiore successo cui potesse aspirare , vale a dire spaven- 
tato col numero il nemico, prima che questi avesse conosciuto 
per prova quanto poco fosse da temere quella moltitudine^ la 
quale entrata una volta nel paese nemico , la fame e la sete , 
non meno che la spada^ farebbe loro desiderare la tranquillità 
delle abbandonate officine. Per verità potevano i nobili temere 
a ragione l'esito di una campagna, che si voleva intraprendere 
senza troppe assoldate e con un esercito indisciplinato ; ma 
quello sprezzo che eglino dimostravano pel minuto popolo e 
col quale rispondevano alle sue millanterie, era imprudente ad 
uo tempo e assai poco giovevole alla patria: quindi i motteggi 
con cui s'opponevano all'entusiasmo del popolo, destavan la col- 
lera dei più paciflci cittadini. Gol finire dell'anno 1331 era spi- 
rata Tautorità data sopra la repubblica al re Roberto, ed erasi 
rinnovata ad un tempo Tordinanza di giustizia contro la nobil- 
tà, la quale ordinanza faceva i nobili mallevadori dei delitti 
gli uni degli altri: per la qual cosa lagnavansi, che mentre essi 
difendevano soli coli' armi lo stato, fossero i soli privati della 
protezione delle leggi. Non potendo il consiglio di guerra piglia- 
re alcim partito per la discrepanza delle voci , risolvette , per 
sedare la discordia del campo , di chiedere a Firenze nuove i- 
struzioni. Ma i sentimenti della signoria o dei consigli si divise- 
ro come nel campo. Tutti i nobili volevano che si differisse la 
pagna, i popolari che si movesse contro il nemico^ e perchè le 
discassioni si protrassero fino a notte, il popolaccio adunato nel- 
le strade vinse le irresoluzioni dei consigli, chiedendo con for- 
sennate grida la battaglia; onde fu mandato ordine che il conte 
Guido Novello conducesse Tarmata contro Lucca •. Oftra eita- 
ta, he. cit. pagg. 115 e 116. 

(133) Intorno a quest'insigne teologo che illustrò la Chiesa e 
l'Ordine a cui appartenne colla santità della vita e la sublimità 
delle dottrine, si leggano: il Dizionario di Erudizione eeeleiiaiii- 
ea del eh. Moroni^ la Storia ecclesiastica, del fierchastel e quella 
del Fleury^ la Storia dei Concila del Labbé e la Biografia CVu- 
versale. 

(I3i) In fine di quest'Appendice darò alcune notizie d<^Ua 
antichissima famiglia Gherardinì. 



404 APPISNIIICK 



4 



(135)- Leggi la gloria tlclla Repubblica di Venezia dui limi, 
VHiitwrt de Fiandre ài McjtT, lei ^nnolM de Fiandre, di Ab- 
jMrt le Mire, Vliisioria dtW ln<fliillcrra del LÌDgard e quella di 
Clareadtn. 

(196) Vedi le Memorie tecteiiasliche e civili di citld di' Ca- 
Hello pubblicate receiilemenle da mons. arciv. Giovami Mml 
cIm lo fili nomiun a causa d' onore. 

(137) Vedi gli Storici (iainmiii«lii Moyer e Aubert le Un • 
gli Ànnalei Flandrenstx taecuti XIV, citali più sopra. 

(138) Vedi io proposito gli Storici aretini citati al n.' 24 del- 
l'Appendice noi primo Tomo, il Dizionario del eh. Eainunurle 
Repetti tfl' articolo Caprtne, e Cantini, /^Ifere a diverti iifiMfn 
soggetti topra alcune terre e castella di Toscana, Lettera Xtf. 

(139) Si legga il Corto, htoria di Milano, il Muratori, Jiiwfi 
d'Italia^ loco citalo, pagg. 3G e 37, e Verri Storia di UHmt». <i 

(140) Intorno a questo fatto legga nsi le Storie di Ponigla, (tV 
tate al n.' 23 dell'Appendice nel Tomo 1. '4 

(IM) Leggi in proposito gli Storici di Arezzo, citali al P-*9l 
dell'Appendice nt-l Tomo suddrlto. 

(142) .... il quale avea la cartea principale di coui^e- 
re per la repubblica appresso il nuovo generale della TagfiL 
Scipione Ammirato, Storia Fiorentina, Tom. I, part. ly lA. 6. 

(143) In proposito delle nuove cerchia e mura della cltU fl 
Firenze vedasi Firenze antica e moderna illuttrata diài'Ab. Tta- 
etnxio Follxni, stampala in Firenze nell'anno 1789, e YOtMm- 
lore Fiorentino, dove si troverà quanto ba rapporto con qaedD 
Capibdo. 

(144) Vedi la Bibliotheea Àragonentit , gli Annali PUmmi M 
Tranci, la Cronica di Pita del Hangaronl e la DtterixùìM Sl^ 
riea t Àrtittiea di Pisa del suddetto Grassi. 

(145) Vedasi Muratori, Optra citala, Tom. XX. 

(14fi) Intorno al rinnovameoto di Stato avvenuto oéll' epoca 
corrente alla clttd di Firenze meritano di essere letti gli Stari- 
ci Fturentini e gli altri Scrittori delle nostre cose patrie, i foi- 
II noi abbiamo citato in vari! numeri dell'Appendice del prta> 
Tomo. 

(147) Intorno a questa nuova Terra, che li n. A. cbiami FtM, 
l^lta dal comune di Firenze in Mugello, leggasi il predelta Di- 
$ioHario del cb. Bepetti all'articolo Ticchio. 



APPENDICE 405 

(148) Per tutto ciò che ha rapporto con questo breve Capi- 
tolo, vedi il De Blasi e Giannone nelle opere sopraccitate. 

(149) Intorno a Pietro Landolfo da Roma e alla condotta da 
esso tenuta leg^ le Storie Fiorentine dell' Ammirato , Tomo /, 
pari. /, lib. 6, pag. 503 e 304^ dove se ne tratta con molta e« 
stensione. 

(150) Vedi come indietro gli Storici di Arezzo, loco citato. 

(151) Secondo il n. A. fiorini diecimila d'oro furono il prez- 
zo di quel tradimento, ma l'Autore anonimo delle Istorie Pisto- 
lesi raccontando il medesimo fatto dice seimila fiorini d'oro. A 
me sembra doversi tenere per fermo quanto si leg^ in que- 
st'ultimo giacché narra anche come venisse esaurita quella som- 
ma, ripigliando dal noverare quelli che furono a parte del tra- 
dimento stesso. Egli scrive cosi: • E voglio , che tutta gente 
sappia chi furono li Pistoiesi, che quello tradimento sentirono. 
Tutto lo tradimento s'ordinò per M. Cremona; frate Grigoro, fu 
quello, che fece Io trattato; Mino di M. Cino, e Bartromeo Bric- 
ciardi insieme con Carlino di M. Filippo apersono la porta del 
tradimento. Per quello che fece palese, si spesero per Castruc- 
ciò sei miglia fiorini d'oro; 5000 ne ebbe M. Cremona, 500 ne 
ebbe Vanni di Lapo Baldanzi, il quale senti tutto quel tradi- 
mento in servigio di Castruccio; 500 ne ebbe tra Mino, e Bar- 
tromeo; molti altri cittadini si disse ancora, che ne ebbono. Ma 

perchè noi seppi di fermo, neente ne scrivo Prosegue poi 

raccontando •• E poi riformò (Castruccio) la terra di nuovi An- 
ziani, e di nuovi officiali^ e fece fornire la terra, e le castella, 
e le fortezze del contado di sua gente; quando l'ebbe cosi for- 
nita, fece suo capitano M. Filippo Tedici traditore, e diegli per 
moglie Madonna Rialta sua figliuola: ed assegnò loro certo ren- 
dite delle gabelle del Comune di Pistoia, ciò furono lire 1200 
lo mese, acciocché potessono onorevolemente tenere la signoria, 
e sposolla con grande allegrezza , e fece grandissima festa •• 
Cap. 78 e 79. 

(152) Leggasi intorno a questo fatto la citata Storia d'ÀneO' 
na di Monsignor Peruzzi , e il Chronieon Àneonitanum , epoca 
corrente. 

(153) Ottaviano Brunelleschi e Bandino dei Rossi capitani del- 
le frontiere , uomini valorosi e pratici del paese , trovato il 
luogo opportuno gettò la seguente notte un ponte di legno sulla 
Guisciana, e passale tutte le genti senza disturbo alcuno, assa- 



406 APPENDICE 

liroDO improvvisamente le torri del ponte a Cappiano tenaU 
dai nemici. Inghirarai , opera citata. Per acquistare particola- 
ri notizie intorno a questi due cittadini e alle famiglie loro leg- 
gansi i genealogisti e gli scrittori, fiorentini^ citati nell'Appen- 
dice del primo Tomo. 

(154) Leggi gli Annali d' Italia del sopraddetto , Tom, JCK, 
pag. 51 e 52. 

(155) Vedi i vari! Storici della città di Cortona da noi ciU- 
ti al n.* 29 di quest^Appendice al Tomo I, e il Dizionario del 
Repetti all'articolo Cortona. 

(156) Vedi intomo al conte Alberto da Mangone la genealo- 
gia relativa nelle opere dell' Ammirato e del Gamurrini. 

(157) Intorno al conte Guido di BattifoUe si legga la Storia 
dei conti Guidi dell' Ammirato. 

(158) Vedi intorno a Passerino Muranus^ Chronieon Muiinmh 
#e, Tom. XI Rerum Italicarum e Muratori , opera eitaim , loco 
citato. 

(159) Vedi intomo a Carlo di Calabria, De Blast operm eitetta, 
e intorno all'elezione che ne fecero i Fiorentini a Signore del- 
la città loro, vedi Ammirato citato Tom. I part. I, e la Storia 
della loicana dell' Inghirami , Tom. VII , cap. XIX , pmg. 157 
e 158. 

(160) Fu questi dai Fiorentini creato solennemente capitano 
generale delle loro gentil fintantoché Carlo duca di Calabria fos- 
se venuto in persona a prendere la signoria della città , ed il 
governo della guerra. 

(161) La venuta del duca di Atene fu per 1' alflitta città di 
gran ristoro. E qui col Sismondi ed altri Storici piacemi fer- 
marmi ad osservare quale si fosse mai la Repubblica fiorenti- 
na. Le caratteristiche di essa bene esaminate fanno concludere 
che • Se eravi repubblica da far testa a Castruccio e mantene- 
re intatta l' indipendenza della Toscana minacciata dall'ambizio- 
ne di lui , era quella di Firenze , già fin d'allora l'Atene del- 
l'Italia- n genio manifestato da alcuni de' suoi cittadini , il sa- 
pere^ la pratica de$^li affari comune ad ogni condizione di gen- 
te, la generosità che pareva essere il segno distintivo della na- 
zione, sempreché occorresse patrocinare gli oppressi, o la cau- 
sa della libertà^ ponevano questa ritta in cima a tutte le altre. 
Siena, Perugia, e Bologna parteggiavano come Firenze coi guel- 
05 e queste quattro repubbliche, aggiuntevi alcune comuni pift 



APPENDICE 407 

deboli , costituirono la lega guelfa di Toscaaa. Finalmente avea 
veduto la parte guelfa che bisognava ogni sforzo per salvare i 
Fiorentini; perchè se Castruccio giungeva mai ad impadronirsi 
di Firenze , era finita in Toscana per i guelfi e fors* anco per 
tutta l'Italia •. Le quali riflessioni mi è sembrato non doversi 
trascurare in un punto storico, che per cosi dire è in modo in- 
verso come il seme delle novità che in appresso accaddero. Inol- 
tre intorno al duca d' Atene io qui riporto alcune parole del- 
l' Inghirami onde far conoscere la discendenza di lai. • Era 
Gualtieri nato in Grecia ed apparteneva a quella tralignata stir- 
pe ch'era in Levante succeduta ai primi crociati, indicata per- 
ciò coirìngiurioso soprannome di pullani^ cioè viziosi. Era co- 
stui di bassa statura e di aspetto deforme, ed accoppiava ad nn 
animo sospettoso e falso un cuore perfido e costumi corrottis- 
simi. La sua ambizione non era frenata né dalle leggi dell'one- 
ste, né della religione^ e la sola avarizia avanzava l'ambizione: 
per dirlo in una parola, di tutte le virtù^ che avevano reso glo- 
riosi i suoi antenati, non aveva ereditato che la prodezza, dose 
splendida benché non rara^ ma compatibile con ogni sorta di vi- 
zi, e talvolta ancora colla stessa viltà d'animo, n ducato d'Ate- 
ne era stato tolto a suo padre dai Catalani Tanno 1312; il du- 
cato di Lecce in Puglia gli rimaneva, e quello era il solo suo 
patrimonio •. Storia della Toscana, Tom. VII, eap. XXII^fag. 
298 e 299. 

(162) Ecco come il Muratori racconta questo fatto: • In Ri- 
mìni la matta voglia di dominare fece vedere in quest' anno 
una brutta scena* Essendo mancato di vita nell'Aprile Pandolfo 
M alatesta signore di quella città^ gli succedette nel dominio Fer- 
rantino figliuolo di Malatestino e nipote di esso Pandolfo». Ru- 
bens , Hist. Ravenn. Uh. 6 .• Nel di 9 di Luglio Raml>erto fi- 
gliuolo del fu Giovanni Malatesta invitò esso Ferrantino con al- 
tri Malatesti ad un convito, dove fece prigione lui, e Malatestino 
di lui figliuolo, e Frarino e Galeotto de'Malatesti. Fu a rumore 
tutta la città. Polentesa moglie di Malatestino, coraggiosa donna 
corse colla spada sguainata in piazza e presa la bandiera cer- 
cò di muovere in suo favore il popolo^ ma perchè fu creduto 
che i presi fossero stati uccisi, non ebbe seguito •. Annali if/- 
talia, Tom. XX, pag. 63 e 64. 



408 APPENDICE 



SERIE DEI CONTI DI FIANDRA. 

(da riferirsi al n. 24" di queAt*Appeniiet) 



jfnni di G* C. 

862. Baldovino I. 

879. Baldovino II. 

918. Arnoldo I e Baldovino IH. 

965. Arnoldo 11. 

989. Baldovino IV. 
1036. Baldovino V. 
1067. Baldovino VI. 

1070. Arnoldo 111. 

1071. Roberto I. 
1093. Roberto II. 
1111. Baldovino VU. 
1119. Carlo I. 

1127. Goglielmo Cliton. 

1128. Tierrico. 
1168 Filippo. 

1191. Margherita e Baldovino VDI. 

1194. Baldovino IX. 

1206. Giovanna, Ferrando e Tommaso. 

1244. Margherita II. 

1280. Guido. 

1305. Roberto III. 

1322. Luigi I. 

1346. Luigi IL 

1384. Margherita, Filippo. 

1405. Giovanni senza paura. 

1419. Filippo il buono. 

1467. Carlo 

1477. Maria. 

1482. Filippo. 

1506. Carlo V. 



Spero di far cosa grata agli ammiratori della Cronaca di Gio- 
vanni Villani pubblicando in queste Appendici alcuni canti del 
Centiloquio di Antonio Pucci, il quale contiene la detta CroMca 



AP^BNDICK 40d 

ridolta in terza rima. Ctd poi amasse di conoscere per intiero 
il detto Ceutiloquio lo troverà nei volumi III, IV, V e VI delle 
Delizie degli eruditi loseani. Io ne pubblico solo qaanto basti 
a far conoscere l'indole di questo lavoro, ed in qual pregio fos- 
se tenuta la Cronaca del Villani. 



CANTO XXXIV. 

ARGDMBNTO. 

Come sconfitti furo i Viniziani^ 
Anni E fondato il Palagio de' Priori^ Villa ni 

di €.1298 E la Porta del Prato; e d'altri strani^ l. 8. e. a4 
e •«gg. Cioè di Francia, e de'Tartari alquanto , e «egg. 
E d'altre cose dice questo Canto. 



Correndo quel medesimo, ch'è detto 
Nel Capitol dinanzi, i Genovesi 
I Vinizian si recaro a dispetto> 

E fecer grande armata in lor paesi 
Ad intenzion d'andarne a Vinegia^ 
E mossi fur valorosi o accesi. 

Ed Ammiraglio della gente egregia 
Fu Messer Lamba Doria valente. 
La cui memoria ancor per me si pregia* 

Tra via trovar chi disse veramente. 
Che i Viniziani sono in Schiavonia 
Con molto grande esercito di gente; 

Ed e' ne fecer festa, e quella via 
Fecer^ come color, che san del mare 
Ogni argomento e ogni maestria. 

Giunsono a loro^ e sanza millantare^ 
Subitamente vennero alle mani, 
E dopo lungo ricevere e dare , 

Furo sconfitti allora i Veneziani > 
E' Genovesi ne menar settanta 
Legni carchi di loro e degli strani. 
Irto. Villani T. IL 59 



ArPEKDICK 

Nel predelt'.-inno , come qui si canta , 
A Uieli ed a' Spuleti ed a Pistoia 
TremO la terra quasi tutta quanta ; 

Cadder torri e pniagi , l' questa ooja 
Fu quasi segno dt futuro danoo , 
Come udirai . se legger non ti noja. 

Nel sopraddetto mìlicsinio ed anno 
n popol di Firenze nuovamente 
Fondò il Palagio, ove ì Priori stanno; 

Perocché a' Popolan sicuramcnlo 
Non parea bene star ne' bianchì Cerchi , 
Dove abitar roleano primaraenle , 

Solo per maggioranza e per soperchi 
De' Grandi , che rompien degli statuti 
E delle leggi a lor posta i coperchi. 

Onde siccome savii e provveduti , 
A cl<ì chiamaro certi popolani , 
Ch' eran da molto in quel tempo tenuti. 

Questi il fonUiiro alialo n' Casi^iari . 
V.he Turon degli IJberli, e aoa volendo 
Toccar del lor , non fu il palagio pari. 

DI che ancora mollo gli riprendo , 
Perocché non doviem , se beue squadro , 
Dargli difetto , schifarlo posseodo. 

Che se '1 Palagio fosse stato quadro , 
E più di lungi a San Piero Scheraggio , 
Non avea nel mondo un si leggiadro. 

Nel seguente anno d^ mese di Maggio 
Si fé' la pace per motte ragiosi 
Tra Genova e Vioegia d'ogni oltraggio, 

E ciascbedun riebbe i suo' pregioni 
Con que' ^Iti , che voUe il Genovese, 
Cioè, eh' e' Viitiiiaii , né ' lor Padroni 

Navicar non dovessero il paese 
Presso a CoatantÌD<^l , né 'a Soria 
Fra tredici anni , e coei si comprese. 

Nel predett' anno , essendo molto pria 
Durata tra Bologna guerra amara , 
E '1 Harcbese Azzo , th' avea Signoria 



APPEIVDICE 411 

Di Modena , di Reggio , e di Ferrara y 
E Mainardo ancor degli Ubaldini , 
Ch' era con luì ^ a cosi fatta gara , 

Per procaccio e virtù de' Fiorentini , 
Gli' erano amici di ciascuna parte , 
Fecer la pacc^ e furo amici fini: 

Baciarsi in bocca , e fecersi le carte 
In Firenze^ in presenza de' Priori , 
Per sindacato colla diritta arte; 

E' Fiorentini fur mallevadori 
Di ciasclieduno^ ed a questa fiata 
Lasciam lor fatti , per dir de' maggiori. 

Nel detto tempo fé* gran rannata 
Carlo di Puglia , perchè volentieri 
Sopra Cicilia conducea V armata , 

Ed Ammiraglio fu Messer Ruggieri , 
E lo re Giam , poich' a ciò fu richiesto^ 
Con Carlo fu con molti Cavalieri. 

Quando Don Federigo senti questo. 
Con Ciciliani ed altri a Capo Orlando 
Aspettò Carlo al campo manifesto. 

Quando il Re Carlo si venne appressando 
Ammaestrò sua gente , come truglio , 
Che percotesse a loro , e come e quando. 

E poi giugnendo a' quattro di di Luglio, 
Dio la battaglia^ e per l'Isola i morti 
Fer brievemente in più luoghi cespuglio; 

E' Cìcilian furo al fuggire accorti^ 
Fur in sconfitta, ma pur ne menaro 
Ben quattromila Cavalier più forti. 

Per la qual cosa aperto dimostrerò 
Giamo e Messer Ruggier , che lealmente 
Ne' fatti della pace si por taro; 

Ma ben si disse per alcuna gente^ 
Che se non fosse il capo del Re Giano , 
Don Federigo era preso al presente^ 

E finiva la guerra a mano a mano : 
Non è da biasimar^ perchè 'i fratello 
Campar facesse , se gli venne a mano. 



Lasoidinio andar, non diciam più di quello, 
Ch' egli è (alvoltR ben mutar proposto , 
E pare a me, che 'I (fiuoro sia più bello- 

Nel predcd' aaoo del mese d'Agosto 
Fu pace Ira' Pisani e' Genovesi , 
Ch'era durata la guerra col costa 

Diciassett'anni e più, se ben compresi; 
Uà non dovien i Pisan navicare 



Fra cerio t. 


erti paesi. 


Nel dett'; 


e fo' fondare 


l.i! nnovA 1 


lo d'Ognissanti; 


E alla P. 


imi nei are 


Tre Ve' 


chi tutti quanti , 


Fiorenlin 


'iesolano , 


Ed alt! 


B avanti. 


Nel ouL 


Carlo Sovrano 


Mandò in 


lo di Valosa, 


Cbe Guanti 


• a mano a maDo. 


Dov'era ii \.o 


me con ogni sua cosa. 



£ tutte ]' altre Terre di marina 

A Carlo si renderò , e quel non osa. 

Ha cominciò con discreta dottrina 
Carlo a trattar col detto C^nle Guido 
E l'aita bocca all'altra fu vicina, 

Dicendo: stu mi dai di Guanto il oido^ 
Io ti farò ma^ior , cbe fosse mat , 
£ non temer , cbe sopra fé mi fido. 

Rispose il C<Mile, udito, cb'ebbe assai: 
l' m' arrendo al Re Carlo , cb' é ragione , 
Faccendo quel, cbe tu promesso m' hai. 

Quando Carlo ebbe la pOBsessions, 
Mandò a ^arlgi il Conte co' figliuoli, 
E 'I Re di botto gli mise in prigione. 

Ben pool. Lettor, considerar, se tuoII, 
Quanto fortuna contro a lor fu rea , 
E come raddoppiar tulli lor duoli. 

Carlo poi prese tutta la Conte» , 
E Hesser Giaccbe vi lasciò Signore, 
^ 'n Francia tà tornò, com'el dovea^ 



APPENDICK 413 

E poiché Messer Giacche fu '1 maggiore , 
A* Fiamminghi ogni di crebbe gravezze^ 
E di lui si dolea grande e minore; 

Perocché gli tenea con tanta asprezza. 
Ch'alcuno non ardiva a dir niente. 
Per la temenza di sua rigidezza. 

Avvenne poi per la Pasqua vegnente. 
Che '1 Re di Francia andò in Fiandra a vedere 
Quel, che acquistato aveva nuovamente. 

Onde tutti i Fiamminghi d'un volere 
Incontro gli si fecero armeggiando , 
Siccome a tal signore é del dovere. 

E poiché fu smontato, rinnovando 
Venner le feste a brigata a brigata. 
Con nuovi giuochi, a tutt' ore danzando; 

E per certi prod' uomini ordinata 
In Guanto fer la tavola ritonda, 
E d* ogni parte la gente invitata ; 

Sicché quivi giugnendo, ad ogni sponda 
Donzelli e Cavalieri e gran Baroni, 
Qual per vedere e qual per altro abbonda. 

Donando robe a giullari e buffoni. 
Con tanta festa, ch'io noi potre' dire, 
Né quanti fur gli smisurati doni. 

Quando il Re Carlo si venne a partire , 
Gridava il popol, che scemasse il dazio. 
Ma e' non volle, e non potè udire. 

Com* el si fu partito, in corto spazio. 
Non che iscemate fosser per la festa 
Le pene lor, ma raddoppiò lo strazio. 

E dicesi volgarmente, che questa 
L' ultima festa fu, e questo nota. 
Che pe' Franceschi fosse manifesta. 

Perché fortuna poi volse la rota 
Per lo contrario ( come fia contato 
A luogo e tempo ) percosse per gota. 

E forse, che addivenne pe 'I peccato. 
Che fu commesso contro la donzella, 
E contro al padre suo, che fa ingannato. 



414 APPEKOICIi 

E poco tempo dopo tal novella , 
Alberto Impcrador fé' parentado 
Col Re ()i Francia, e con sua Dglia bella 

La qual diede al liglinolu. e (agli a grado 
Per l'amistd, che già era commessa. 
Quando assali d'Attaiilfu il Contado, 

Acciocché non fornisse la 'mpromessa , 
Ch'alio Re d'Inghilterra fé d' accanto. 



4 



Dì fare ad( 


di Francia pressa. 


Nel dell 


reme di Taranto , 


Avendo p 


l'assedio, 


Don Fedeli 


ggìo alquanto 


Guard,V, ■ 


Ine '1 rlsedio. 


E '1 mortn 


que' dell' oste , 


Ed il 1 


per rimedio. 


Iscesi 


j loro alle coste , 


Essendo il 


noi Don Brasco, 


E prese la 


ma snsle. 


Alla genie dei l'reni 


e venne il casco , 



Onde furo sconfitti, e '1 Preme preso 
E piti di tal malera non t'infrasco. 

Nel sopraddetto tempo, ch'hai compreso , 
Cassano Iroperador di Tarlarla 
Venne in Soria contro al Soldano acceso , 

A stanzia e prego del Re d' Ermìaìa , 
Con dugento miglia' di Caialieri 
Tra Tartari e Cristiani In compagnia , 

Perchè la Terra Santa volentieri 
Ajutava acquistare, onde '1 Soldano 
Mosse d'Egitto centomila arcieri, 

E vennene in Soria a mano a mano; 
Ed iscontrarsi gli eserciti insieme, 
E furono a battaglia in un bel piaao : 

A ferir d'ogni parte gente preme. 
Alla perline il Soldan ta sconfitto , 
E in sul cam{)0 de' suoi non campò wme. 

Qual vi fn morto, e qual vi fu trafitto, 
E molti e molli ne camparon presi, 
Sicché di lor tornar pochi io Egitto. 



APPENDICE 415 

E in sul campo lasciaron tanti arnesi, 
E lor gioielli d' ariento e d'oro. 
Trabacche e padiglione se ben compresi. 

Che vallen eertamente un gran tesoro. 
Gerusalem, e poi tutta Soria 
A Cassan s'arrender, sanza dimoro. 

Ond' el si mosse con sua Baronia , 
Ed al Santo Sepolcro volle gire 
Divoto siccome si convenia. 

Poi convenendogli al tutto partire. 
Scrisse al Papa , ed al re di Francia : Fate , 
Poich' io non posso mia voglia seguire, 

Ch' a quelle Terre^ ch'io v'ho racquistate, 
Mandiate gente tal, che la difesa 
Faccia si ben, ch'elle sien ben guardate. 

Fu r ambasciata volentieri intesa , 
Ma non si mise ad esecuzione. 
Perché a ciascun viepiù suo stato pesa. 

Che non fé' quel della comunione, 
Gh' era salute del popol Cristiano; 
Non si sa qua! che fosse la cagione. 

Partissi adunque di Soria Gassano, 
Perocché gli era in Persia mossa guerra. 
Da un signor di quel paese strano. 

E poco appresso, se il libro non erra, 
11 saracin cominciò a racquistare 
Gerusalem, e *n Soria ogni Terra. 

Cassano appresso si fé' battezzare , 
E seguitato fu da sua famiglia , 
E da molti altri de' suoi , ciò mi pare. 

E perché non ti facci maraviglia 
Delle migliaja dette, senza fallo 
Il ver te ne dirò con chiare ciglia» 

E sappi, ch'ogni Tartar tien cavallo. 
Perché a niuno andare a piede aggrada, 
E costan poco in cosi fatto stallo; 

Perocch' a roder mai non hanno biada. 
Ma come pecore pascon V erbaccio. 
Del qual v' é molto piena ogni contrada ; 



416 APPENDICE 

E di ferrarli mai non hanno impaccio , 
Perchè del ferro non hanno la vena , 
E non bisogna , e la cagion mi taccio. 

Ciascun, secondoch' è possente , mena 
Venti o trenta cavalli a tal novella , 
E r un tien dietro all' altro sanza pena. 

Con sottil briglia , e con povera sella , 
E senza guida vanno, e son segnati 
Qual nella pelle , e qual nella bardella. 

Gli uòmini van di cuojo cotto armati , 

Con archi, e con saette e con turcassi. 

Ed in battaglia pajono arrabbiati. 
E perchè sappi come vivon grassi. 

La lor vivanda è carne, pesce e latte , 

Con poco pan^ perchè tu non errassi. 

S'alcuno ha sete, e al bere non s^abbatte. 
Ferisce un de' cavalli, e tanto succia. 
Che dello sangui a suo piacer gli ha tratte. 

Alcuna volta col cavai si cruccia. 
Sicché Tuccide, e mangialo a diletto 
Con suoi compagni perfino alla buccia. 

Non pensar, che ninno abbia altro letto , 
Che un tappeto, che 'n terra distende, 
E quivi star gli par senza difetto. 

Non più però; che '1 lungo dir m' offende, 
E tu debbi esser di tal tema sazio, 
E '1 mio cor d'altro omai diletto prende. 

Negli anni mille trecen Bonifazio 
Concedette a ciascun, che vicitasse 
San Paolo e San Piero in quello spazio 

De' trenta di, eh' alcun non ne fallasse , 
Perdon di colpa e pena , se confesso 
Allora fosse, o poi si confessasse; 

E poi per consolar la gente appresso, 
E perchè nullo ricevesse inganno, 
11 sudario mostrar faceva spesso. 

Nota, Lettor, che tutto quanto 1' anno , 
Ogni di s'avvisò, che pellegrini, 
Che a Koma si trovaro in quello affanno. 



APFIinDICB 

Fosser dugenlo migliala, e'camminl 
Tulli eran pieni, e tulli ebber maiiKiare, 
Le persone, e le bestie, ed acque e vini. 

Ornai intende di voler parlare 
Quel Giovanni Villan, eh' i' nominai. 
La cui virtù non si porla contare, 
E nel seguente canto l'udirai. 

FIKB nSL CANTO XIKIV. 



CANTO XXXV. 

AIGDHEHTO. 

Come Giovanni Villani Autore 
Aani Dice che cominciò il presente JUbro, 

iliC.t3oi> E come de'Bianchi e Neri fu l'errore^ !■ 
e icgg. E (!om« pace fer te dette parli, 
E memoria dell'Idolo di Marti. 

Io mi trovai in Roma pellegrino 
Negli anni Domini mille trecento. 
Non con quel senno, che vuol tal camminot 

£ cominciai a por Io 'ntendìmento 
Agli edifici, eh' io vedea disEaltì, 
Pensando dell'anlìco reggimento, 

E di color, che scrissero i gran fatti 
Della palrìa lor con magisterlo. 
Di che si son già molti esempri tratti; 

Siccome fu Tito Livio e Valerio, 
Paulo, e Urosia, Salustio e Lucano, 
E di molti altri, non senza rolsterio. 

Bench'io non sia d'ingegno st sovrano. 
Come fnr quei, ch'appresso nominai, 
Ma Uercatante, flgtiuol di Villano, 

Volendo seguitarli, mi pensai; 
Roma fu madre della mia Fiorenia, 
Di coi parlare intendo; e comincW, 
Gio. Villani T. Ih 5 



irPENDlCC 

A laude, onore, gloria e rivereofa 
Di Dio, e del Balista San Giovanni 
Per cui nomato fui in eua presenza. 

Cercando (rovai cose di molti aoai. 
Le qua'facieno al mio proponimento, 
E 'n gran dilello mi recai gli aETanni. 

Della gran Torre feci fondamento, 
E le Croniche, ch'io pole' trovare. 



! 



Tutte ree 


lìnamonlo. 


E per- 


a di parlare 


Della p 


nolti fiori. 


Com' ella i 


la volli adornare 


D'anticb 


degli Imperadori, 


De'Panl ■ 


{, e Saracini, 


E di 


e Signori, 


E «1 


di mie' Cittadini 


SinRuIari 


r Tolendo, 


De'fatti a 


che deVìcInl. 



E ad onore Ui Ilio seguire intendo, 
Mentrecfaè Iddi» mi presterà la vita. 
Ogni cosa notabile scrivendo. 

Dal dir dell'Autore ornai partita 
Mi coDvien far; pognam, che mi sia noja; 
La nuova storia a rimar m'invita. 

Nel predett'anno, essendo allor Pistoja 
In grande buono stato, e'suoi terrieri 
Istando tutu in allegrezza e 'n gioja. 

Una casa chiamata i Cancellieri, 
Il cui principia canterò davante, 
Perché non fur gentil, ma molto altieri, 

[In Ser Cancellier fu gran Mercatante. 
Che di due donne el)l>e figliuoli assai, 
£ a tutti die' moglie, ai mondo stante. 

Dopo la morte sua, com'udiral, 
MoItipUcaron si, che più di cento 
Uomini fur, secondo ch'Io troTai, 

Possenti e ricebi, e di gran valimenlo, 
E maggior di Pistoja e di Toscana, 
Mentrecliè 'nneine furo d'un talento; 



APPENDICE 41S^ 

Ma quel, eh* è tempre d'og^tii mal fontana. 
Tanto mal miw tra'detti fratelli. 
Che la lor fratellanza fece yana. 

E pur divisi, e stavan per se quelli 
Deiruna donna, e que' dell'altra armati. 
Ed eran tutti appariscenti e belli. 

Un di, che 'nsieme s'erano sfidati, 
L'un diede ad un degli altri d*un coltello, 
Non principale ma decloro appoggiatL 

La parte di colui, che fece quello. 
Per aver pace, con grande disdetta 
Mandar l'offenditore al suo ribello. 

Dicendo, eh' e'prendesse ogni yendetta , 
Ch'a lui piacesse, e che misericordia 
Per Dio chiedea; d'onde l'altra setta 

In una stalla il menar di concordia, 
E in su la mangiatoia quella mano 
Gli ebber tagliata, e crebbe la discordia. 

E per lo modo, che fu si villano. 
Divisi fur, dov'egli erano interi. 
Del nome della Gasa a mano a mano. 

L'un lato si chiamar Cancellier Neri, 
E gli altri si chiamar Cancellier Bianchi, 
E non fur pur tra lor questi atti feri. 

Che gli amici e'parenti erano a'fianchi 
Ad ogni parte per siffatta guisa. 
Che del ferirsi non parieno stanchL 

Sicché Pistoia n'era già divisa. 
Che chi tenea colla Bianca parte. 
Chi colla Nera, tutto alla ricisa. 

E moltiplicò tanto si fatt' arte. 
Che quasi parte Guelfa e Ghibellina 
Non si nomava; ciò dicon le carte. 

Onde la parte Guelfa Fiorentina 
Temendo che Pistoja non volgesse 
Ad altra parte, essendo lor vicina. 

Perché concordia tra lor si mettesse, 
Preson la Signoria con lor potenza; 
Né fue alcun, che contro a ciò dicesse. 



420 APPJSKDICK 

E confinar Tana e l'altra a Fiorenia; 
I Neri s'accostaro a*Fre8c<^aldi, 
Gli altri co'Gerchi del Garbo fer lenia. 

Nel tempo cbe a Firenze stetter saldi* 
Erano in grande stato i Fiorentini, 
E Popolani e Grandi grassi e caldi. 

E facea trentamila cittadini 
Dentro alle mura, e '1 contado e distretto 
Settantamila e più di contadini. 

E di ricchezze e d'ogni altro diletto 
Pilico di Toscana Firenze era; 
Ma il Pistoiese la mise in difetta 

Che per la sopraddetta lor matera 
I Fiorentin tra lor furon partiti. 
Chi tenea parte Bianca, e chi la Nera; 

E dove prima stavano in conviti 
Tutti i duetti loro ebber lasciati, 
E solo a questo avean gli appetiti. 

Cozzare insieme i Cerchi co'Donati; 
Era capo de'Cerchi Messer Vieri^ 
E Messer Corso de' contrari lati. 

Donati eran gentili e buon guerrieri, 
E' Cerchi grandi e ricchi mercatanti. 
Venuti dal niente, molto altieri; 

Ingrati e sconoscenti tutti quanti 
E 'n contado e in citte erano insieme; 
Ma Tun dell'altro poco erano amanti. 

E per superbia e 'nvidia, che preme> 
Lizza tra lor maggiormente s'accese, 
Per la cagion del maledetto seme. 

Ch'aveva seminato il Pistoiese; 
Onde i Cerchi si fecer Caporali 
De' Bianchi, siccome poi fu palese, 

E gli Adimari fur di que'cotali. 
Ma Cavicciuoli, benché sien consorti 
Con loro, a questo non furono iguali. 

Gli Abati tutti fur con loro accorti. 
De' Toftinghi, e de'Bardi vi fur parte. 
Cosi de'Rossi, e FrescobalUi forti. 



APPENDICK 4:21 

E Mozzi, e Nerli, e Mamielli in dis|iarta, 
Scali, Bostichi, e 'n parte GherardiDì^ 
Vecchietti, Pigli> e Falconier con arte. 

Giandonati, Arrigucci e Kalegpini^ 
E Cavalcanti, e con lor s' accostato 
Quasiché tutti i maggior Ghibellini; 

E certe Arti minor li seguitaro; 
E per lo grande seguito che avieno> 
I Cerchi eran maggior senza riparo. 

Di parte Nera Caporale appieno 
Fu interamente la Casa de'Pazzi, 
Bisdomini, e Donati li seguieno, 

E Tomaquinci, Spini e Gianfigliazzi, 
Brunelleschi, Agli, Bagnesi^ e Manieri, 
De'Cavicciuoli, e d'altre case sprazzi; 

E chi coir una parte i suo' pensieri 
Non accostava per cotal follia, 
Con l'altra s'accostava volentieri. 

La parte Guelfa allor per gelosia. 
Che in Ghibellina non si convertisse 
La parte Bianca, fece ambasceria 

Al Padre Santo; per la qual si disse. 
Siccome forte si tenea per loro. 
Che '1 sopraddetto caso non venisse. 

Onde il Papa mandò sanza dimoro 
Per Messer Vieri, e siccom' io ti dico^ 
Dissegli a lui da parte in Concistoro : 

Tu tratti Messer Corso per nimico, 
E li consorti suoi, e la cagione 
Non vo' saper; ma vo', che sia tuo amico, 

E voglio in te rimetter la quistione^ 
Che ciò, che tu vorrai, ne sarà fatto* 
E poi da me n' avrai gran guiderdone. 

E bcnch' el fosse savio, a questo tratto 
Non fu cosi; ma come si ragiona. 
Rispose siccome bizzarro e matto, 

E disse; Io non vuo' guerra con persona. 
Facciasi i fatti suoi chi v'ha pregato, 
E'nostri lasci far Santa Corona, 



E Bonifazio gli die commiato, 
E crollò il capo, quasi iniDacclando, 
Ed el si fu a Firenze rilornnto. 

Avvenne poi, per città cavalcando. 
Alquanti d'ngni parte ben' armati, 
Com' é usanza talvolta spassando. 

In compagnia di certi de' Donati 



Eran de'P- -' - ^"" 


Spini a scliiera . 


Ed altri 


1 appoggiati. 


E con . 


hi il Bnscliier;!. 


E Baldina^. 


snnza fallo. 


De- Malispir 


cotti v' era. 


Sicché 1 


r parte a cavallo, 


Presso 


i nel viaggio 


Si riscoii 


vedere il tiallii; 


E fu 1. 1 


mdi Maggia, 


Uccellande 


e la baruffa 


Si comincio cundimtf 


e coll'ollragfjio. 



E fumé assai fediti in quella zuffa. 
Ed a Ricoverili de'Cerchi il naso 
Tagliato (u, che non gii parve buffa. 

Onde la sera poi per questo caso 
Tulio il popol s'armò per gelosia. 
Benché 'I furor si fosse gii rimaso. 

AUor inultiplicd si la resia. 
Che non solo Firenze n'ebbe guai. 
Ma puossi dir Toscana e Lombardia, 

Perocché ne seguirò mail assai 
A tutla Italia, e diverse fortune. 
Come più innanzi scritto troverai. 

Nota, che l'anno dinanzi il Comune 
Volendo far certe case Lungarno, 
Per acquistarne poi rendite alcune. 

Da un pilastro, che v'era levaroo 
L'idoI di Marte, che in San Giovanni 
1 Fiorentini gran tempo adoramo. 

Il qual se n'era tratto di moli' anni; 
Ed in quel luogo fattone apparecchio. 
Per dilegion degli idolatri inganni, 



APPENDICE 423 

Poi si murò appiè del Ponte Vecchio; 
Ma dove prima era volto a Levante, 
Di Tramontana poi faceva specchio. 

Onde la gente, ch'era aguriante. 
Disse: Per certo questo è malaguria. 
D'aver mutato a Marte suo sembiante; 

E voglia Iddio» che contro a noi con furia 
Non si rivolga pe '1 caso presente^ 
Volendo vendicar si fatta 'ngiuria. 

Onde Firenze poi Tanno seguente 
Battuto fu di si fatto rincastro. 
Che dov'eir era lieta, fu dolente. 

E sappi ancor da me, lettore^ e mastro, 
Che 'ntaglialo vid'io appiè del ponte 
Jdarte a cavallo ad alto in un pilastro, 

E posta gli era la ghirlanda in fronte 
Di fiori quando Marzo andava asciutto, 
Quand'era molle, per dispetto ed onte 

Gli era gittato il fango, e fatto brutto 
Da'portatori, che quivi facien loggia, 
Sicdiè coperto n'era quasi tutto. 

Poi il diluvio che venne per poggia. 
Ne menò il ponte e Marte, e se non erra 
U Libro, mai non se ne vide foggia. 

Ma so io l>en, che ma' poi questa terra 
Non ebbe pace, comecché si suoni 
11 nome suo, ma sempre è stata in guerra. 

Appresso i Ghibellin tenuti buoni 
Eran montati agli ufici in Fiorenza 
Nel detto tempo, e per queste cagioni 

La parte Guelfa avendone temenza. 
In corte al Papa ne mandò avvocato^ 
Che riparasse a si fatta semenza; 

Perocch'essendo il Ghibellin montato , 
La parte Guelfa veniva a niente, 
E Santa Chiesa abbassava suo stato. 

E Papa Bonifazio incontanente 
Ci mandò il Cardinale d'Acquasparta^ 
Che riparasse a cotal convenente. 



Giunto in Firenze, disse: 1' vo' per caria 
DI poter metter pace, e riformare 
Questa citladc, innaoEi ch'io mi parta. 

Poich' egli ebbe balia Ai poter Tare , 
Temendo i Bianchi, che '1 Papa e '1 Legalo 
Non gV in^j^noasscr, non vollon servare. 

E '1 Cardinal si diparti sdegnato 
Contro lilla parte della Bianca setta, 
E fussl al '»''"= '" ""'■le ritornato. 

Lasci< ito, e per vendelti 

Della se...., ibbidicnte, 

La Citte )e intraddetta. 

Avvenuc mbre poi seguente 

Andando con sua scorta , 

E certi ( ra lor gente 

A casa • ad una morta. 

Guardarsi ollonsi assalire. 

Onde la ^ i accorta, 

E coniiuii-ini o gfiuar col fuggire ; 
All'arme, all'arme; e fu la gente aroiata 
In men, ch'io non te Tho penato a dire. 

Ed ogni part« a casa sua tornata, 
D' amici, di parenti e d'altri faoti 
Ciaschedun fece grande raunata. 

Messer Gentile, e Guido Cavalcanti, 
Baschìera Baldinaccio e Naido, e molti 
Altri seguaci, ch'egli avieu davanti. 

Corsero a casa de' Donati folti, 
E non trovandogli, a San Pier maggiore 
A cavallo ed a piò si furon volti; 

E Messer Corso con molto valore. 
Con sua compagna gli ebbe rincalciati, 
E fece lor gran danno e disonore. 

E poiché molti ne fur condannati. 
Tornando i Cerchi un di da NepoEz&na, 
Furo assalili da certi Donati, 

E insieme si fedir, coli' arme in mano, 
Da ogni parte, e gran condennazìone 
Anche ne seguilo a mano a mano; 



I 

1 



APPENDICE *23 

Onde i Donati n'andaro in prcgione. 
Disse Messer Torrigian: Com'egli hanno 
Disfatti i Tedaldin per tal cagione. 

Veracemente noi non disfaranno 
Per pagar di moneta: e' suo' consorti 
Mise in prigione a simigliante affanno. 

Ornai convien, che' versi miei sien corti , 
Perch'é compiuto il misurato fascio; 
Ma di speranza vo', che ti conforti, 

Che tosto tornerò, dov'io ti lascia 

FINB DEL CANTO XXXV. 



CANTO XXXVI. 



ARGOMENTO. 



Di ser Ner degli Abati soprastante^ 
Anni // qual condì d'arsenico il migliaccio^ Villani 

diC.i3oo Onde morirò certi a lui davante, 1. 8, e. 4® 

e ««gg* E come Carlo rimise in Fiorenza e srgg. 

Messer Corso, con altri di Valenza. 

Fu soprastante degli incarcerati 
Vn, ch'era tutto dell'animo Bianco, 
Ch'avia nome ser Neri degli Abati. 

Questi mangiando con loro ad un banco, 
Da casa sua fé' venire un migliaccio. 
Il qual non ebbe d'arsenico manco^ 

Al quale i giovani dieder lo spaccio, 
E ser Neri, ch'avea falsata l'arte. 
Già non distese per mangiarne il braccio. 

Sicché due ne morirò da ogni parte. 
Ed altri ne rimaser si mal conci. 
Che poco poter più tirar le sarte. 

Morinno appresso Ferrami de'Bronci, 
E seguitol Pigel de'Portinari, 
Ed altri ne camparo molto sconci. 
Gio. Villani T. IL 54 



Uè. coslnron però quei cibi cari, 
Cbe condaimato alcuno non fu poi 
lo persona, nò in membro, né in danari. 

Appresso Messer Corso, e gli altri suoi. 
Co' Capitan della Parte ordinare 
A lor vantaggio, come veder puoi. 

Che si mandasse, e subilo mandaro 
Al Papa, che mandasse un de'Rcali, 
Cbc al popol fosse ed a'Biancbi avversaro. 

Dicendo: S'egli avvìen che '1 popol cali. 
Sormonterà la vostra dignitade. 
Se di Firenze saren caporali. 

Ma quando si senti per ta Citladc, 
Che facean contro al pacilìco slato, 
Contro a lor procedette il Potestade, 

E funne Mcsser Corso condannato 
Per Caporale, in avere e in persona, 
E in danar chi l'aveva seguitato. 

De'qoa', siccome per me si ragiona. 
Fu Hesser Rosso e Hesser Rosselltno, 
E Messer Ginchinotto, che qui suona, 

E poi de'Pazzl fu Hesser Pazzino, 
E Messer Gerì Spina, e de'Donati 
Fu Sinibaldo, e gli altri non dicrino. 

Questi poi che ' danari ebber pagati, 
Fur confinati a Castel della Pieve; 
E poiché tutti U ne furo andati, 

Veggendo il popol, ch'a lui era lieve. 
Dall'altra parte maDdd a Serrezzano, 
(Pognam, che allor paresse mollo grieve), 

Ueaser Gentile, e Uesser Torrìglano, 
E Baldinaccio, Baschiera, e Carbone, 
E Naldo, e Guido, ed altri a mano a mano. 

Ma stetter qaestl meno, e fu ragione. 
Perocché Guido ne lornd maialo, 
E poi mori per si fatta cagione. 

Del qoal fa grande danno e gran peccato, 
Perocch'egU era con molta scienza, 
E dicitor sovra ogni altro pregiato. 



4 



APPEIIDICB 427 

Questi tornar tutti quanti a Fiorenza^ 
Veggendo che la stanza era mortale. 
Fu lor dimessa cotal penitenza. 

Appresso avendo dal suo Cardinale 
Il Papa tutte le cose sentite^ 
E siccome Firenze stava male, 

E appresso le cose seguite 
Da Messer Geri, e dagli altri davante. 
Che ne' confin facean cose fiorite, 

E '1 detto Messer Ceri mercatante 
Era del Papa, e Messer Corso in Corte 
Sollecitò le cose tutte quante. 

Onde '1 procaccio lor fu molto forte 
Con Papa Bonifazio; per qual cosa 
Piegato al lor voler per queste sorte, 

Mandò per Messer Carlo di Yalosa, 
Si perchè in Firenze rimettesse 
I sopraddetti confinati in posa, 

E si perchè fornito questo, desse 
A Carlo di Cicilia ogni valore. 
Acciocché la Cicilia riavesse. 

E promise di farlo Imperadore, 

dello 'mperio almen Luogotenente 
Per santa Chiesa, che n'era datore; 

E Carlo si fu mosso di presente. 
Cosi riman questa materia in subbio. 
Perocché '1 mille trecento corrente. 

Come dett' è, i Ghibellini d'Agubbio, 
Di Maggio, col poder degli Aretini, 
Cacciaro i Guelfi, per uscir di dubbio^ 

E di Giugno seguente i Perugini 
Vi rimisero i Guelfi, e ciascheduno 
Fue a cacciarne fuori i Ghibellini* 

L'anno correndo milletrecentuno, 
Cacciaro i Bianchi di Pistoja i Neri, 
Col grande aiuto del nostro comune. 

Perchè gli ufici quasi aveano interi 

1 Bianchi di Firenze, e' Reggimenti, 
Onde potien seguire i lor voleri; 



B'ior Palazzi insino aTondamPiiti 
Cacciar per terra, e fra gli allri Damlata, 
Ch'era un palazzo ron inoIU ornanieuti. 

Apprfsso essendo Lncca sollevata 
Per la delta cagion, gl'lnterminelli. 
Che a parte Bianca Tacean brigala. 

Credendo Tar come avien fatto quelli. 
Che di PiMoja i Guelfi avean cacciali, 



Co' Ghibellini 
E poiché i 
tVcÌBOD Messei 
Gli altri Lacche 

E eaccian 
Gli Inlermln 
E li lor beni 
Nò casa vi 
E più di ccn< 
Di fuoco in fi 



ralclli; 
'ìume ratinati 
■- onde tutu 
r furo armati, 
'■'■a come brutti 
li lor se^uagio, 
i e distrutti; 
i palagio, 
furo accese 
^i>rta san CervagltK 
Appresso nel dett'anno il Genovese 
Di Genova cacciato, come intonaco. 
Per con que' dentro concordia palese. 

Tornati dentro ne renderò il Monaco, 
Col quale guerreggiavan la lor terra 
Con Carlo, che a que'deolro fu rintonaco. 
Nel predett'anno si mosse gran guerra 
Tra' Veronesi e 'I Vescovo di Trento, 
Sconfitti fur da lui, se 'I dir non erra. 

E poco appresso, dì cid non (i mento. 
Mori Messer Alberto della Scala, 
Cbe di Verona fu Signor contento; 

Ha prinaa come quel, ch'a morte cala. 
Fé' Cavalìer tra figliuoli, e nipoti 
Sette de'siwì, e 'I maggior tese l'alai 

Il qual fu Messer Can, che' lunghi voti 
Empiè del signora^io in dodici anni: 
Gli altri eran tutti piccoli e dioti. 

Appresso di settembre senza inganni 
Una stella cornata nel Ponente 
jyppairve. In segno di futuri danni. 



^ 



APPENDICE 429 

Secondo alcuno Strolago valente. 
Che disse: Dubbio a tutta Italia mofitra^ 
Ed a questa Cittade spezialmente. 

Perchè Saturno e Marte ad una giostra. 
Congiunti son nel segno del Lione, 
Ch'è attribuito alla Provincia vostra. 

E ben segui la sua intenzione. 
Che Carlo di Valosa e sua compagna, 
(^h'a Firenze die grande aflflizione. 

Giunse in quel Mese alla Città d'Alagna, 
Là, dove il Papa tenea Corte allora, 
E viddel volentier con festa magna. 

E lo Re Carlo poi senza dimora 
In Corte co' figliuoi venne a parlare 
Della Cicilia a Carlo, ed in un*ora, 

Ordinarono insieme di passare 
A primavera, e '1 suo antico Regno 
Al lor poder per forza racquistare. 

Ed il Papa, ch'ancora avea lo sdegno 
Contro alla parte Bianca fiorentina. 
Informò Carlo di senno e d'ingegno, 

E fecelo paciar con sua dottrina 
Della Toscana, e mandollo a Fiorenza 
Per dare a' Bianchi amara disciplina. 

Gli usciti Neri allor senza fallenza 
Il seguitaro per piano e per piaggia, 
Ed ebbe in Siena onore e riverenza. 

Quando fu giunto con sua gente a Staggia, 
Que', che reggean Firenze, fer consiglio 
D'aprire o no a gente si selvaggia. 

Dicendo: Noi ci mettiamo a periglio, 
E tal negata prima avie la via. 
Che si fe'Guelfo ed amico del Giglio. 

E mandargli di l>otto ambasceria. 
Con quella riverenza e quel saluto. 
Che a tanta Maestà si convenia. 

Ed ci disse: Signori io son venuto 
Per vostro bene, e per riporvi in pace, 
Siccome il Papa e la Chiesa ha voluto. 



430 APPENDICE 

E poi si mosse, e quei signor verace. 
Come a Firenze si venne appressando, 
E*Neri Guelfi, a cui suo fatto piace. 

Incontro gli si fecero armeggiando. 
Ed i Religiosi tutti quanti 
A procission colle Croci, cantando. 

E '1 giorno della festa d'Ognissanti 
Entrò in Firenze, e poiché fu posato 
In casa i Frescobaldi giorni alquanti, 

n popolo e '1 Comune fu raunato 
Nella Chiesa de' Fra' Predicatori, 
E Carlo poi in sul Pergamo andato. 

Disse nella presenza de*Priori: 
r vo' da voi pieno arbitro e balia 
Di metter pace, e riformar gli onori. 

E quand'egli accettò la Signoria 
Giurò di conservar tutta la gente 
A suo podere in pace tuttavia. 

E dice l'Autor, che fu presente. 
Che il contrario per lui ne fu fatto. 
Come vedrai, se tu porrai t>en mente. 

Che per consiglio di Messer Musciatto 
Franzesi, che n'avca fatta la 'mpresa. 
Siccome ordinato era innanzi tratto. 

Prima, che Carlo uscisse della Chiesa 
Tutta la gente sua si vide armata, 
E'Cittadin temendo dell'offesa. 

La Citte ebber tutta asserragliata , 
E tutti i Popolan si furo armati. 
Ed a casa i Prior fecer brigata* 

Appresso poi Messer Corso Donati 
S'appressava alla terra , per entrare 
Nella Citte, com'erano i trattati. 

Quando si fu sentito il suo tornare. 
Disse Messere Schiatta Cancellieri: 
Lasciatem'ire a lui a contastare. 

Allor de'Cerchi disse Messer Vieri: 
Lasciatel pur venire con sua scorta. 
Che '1 popol ne farà ciò, ch'é mestieri* 



APPE!ifDlCE 431 

Intanto il cavalier giunse alla porta 
Di Pinti, ch'era allor tra gli Uccellini, 
E le sue case, ov'era la via corta 

Dal maggior Piero a lor, eh' eran vicini^ 
E qoella per tagliar dentro e di fuore, 
E passò dentro co' suo* Paladini; 

E 'n sulla piazza di san Pier maggiore, 
Poiché schierato fu co'suoi sbanditi, 
S^aggiunse gente assai in suo favore; 

E con lui furon tutti quanti uniti 
A romper le prigioni, e'suo* contraij 
Di contraddirgli non furono arditi. 

Ed era la prigion dove i Bastari 
Abitano al di d'oggi molto adagio. 
Che '1 sito comperar di lor danari. 

E fatto questo se n'andò al Palagio, 
E ruppe il Bologna senza misura. 
Cacciando fuor chi v*era con disagio; 

E li Prior fuggiron per paura. 
Tornarsi a casa lor, com'io ti parlo, 
E fero, al mio parer, la più sicura; 

Per tutto questo ancora Messer Carlo, 
Né alcuno di sua gente appari fuori 
Con parole, o con fatti a contastarlo. 

E gli sbanditi e gli altri malfattori 
Veggendo la Città si scaprestare, 
E non faceano uflicio i Rettori, 

Subitamente si diero a rubare 
Case, botteghe e fondachi, ferendo 
Coil'arme ognun, che volea riparare. 

E cinque di durò, se ben comprendo. 
Che chi il viso mostrò, fu morto a ghiado. 
Ed ebbecene assai con questo mendo. 

E poi n'andò la ruba nel Contado, 
Ed otto di durò, mettendo fuoco. 
Che dove furon non rimase un dado. 

Poiché sfogata fu la gente un poco, 
E Messer Carlo fé' comandamento. 
Che non seguisse più si fatto giuoco ; 



432 IPPEKDICB 

£ riformò la terra a piacimento, 
Di parte Nera, e diede il Priorato 
A'Popolani, ed ogni reggimento. 

Appresso ritornò *1 detto Legato» 
Per far pacificare i Cittadini, 
Poiché i'iin l'altro ebbesi gastigato, 

E mise pace con dolci latini 
Tra* Cerchi ed Adimari e lor seguaci, 
Dairuna parte Bianchi e Ghibellini. 

Datraltra Paxzi e Donati, aeraci 
Neri e Goelfi, ed altri compagnoni. 
Che fur presenti a' pacifichi baci. 

E tra lor fece certi matrimoni , 
Acciocché fosser parenti ed amici. 
Né mai tra loro avesser più quistioni. 

Volendo poi raccumanar gli ufici , 
La parte Nera, e Carlo contraddisse; 
Onde il Legato non stette più quici; 

Tornossi in Corte, e Firenze intraddisse. 
La pace durò poco per lo male. 
Che '1 libro mostra poi ne seguisse: 

Ch'essendo il di di Pasqua di Natale 
Messer Niccola Cerchi ed altri andati 
Alle mulina sue, di che gli cale, 

E Simon di Messer Corso Donati 
Figliuol della figliuola, e suo nipote, 
NeirAfi'rico con molti fanti armati 

n sopraggiunse, e subito il percuote, 
Ond'el gridando: Omé, Nipote mio. 
Si volse, per difender quanto puote; 

Finalmente il Nipote uccise il zio, 
E fu da lui entro '1 fianco fedito. 
Sicché la notte, come piacque a Dio, 

Della presente vita fu partito, 
E 'n questo modo fu la pace rotta 
In brieve tempo, siccom' hai udito. 

Cosi ne fu vendetta in poco d*otta; 
Che chi uccise vedi, che fu morto, 
Pognam, che non morisseno ad un otta. 



APPENDICE 433 

E benché '1 Vajo ricevesse torto, 
La gente si dolea più di Simone, 
Percli*era ad ogni cosa molto accorto. 

E non fu l'allegrezza del Barone^ 
Quando tornò in Firenze collo stuolo, 
11 quinto grande per nulla ragione. 

Glie fu lo smisurato e grieve duolo 
Ch'egli ebbe nel suo cuor^ quando udi dire 
Che gli era morto un si fatto figliuolo. 

Da queste rime mi convien partire. 
Non perchè la materia sia finita. 
Che so, che ciò disiavi d'udire; 

Ma tostamente fiia da me seguita. 

FINE DEL CANTO XJJLVI. 



CANTO xxxvn. 



▲IGUIIENTO. 



De*Neri e Bianchi e poi del Re di Francia^ 
Anni Della compagna^ che per forza pre$4 VilUni 

diC.iSoi // Ducato d'Atene^ e non fu ciancia^ !• 8, o. 48 

e «ess. E come i Fiorentini e' Lucchesi e aegg. 

Fer oste insieme addosso a* Pistoiesi. 

I Neri di Firenze ancora pregni 
Rimasi contro a'Bianchi^ con ogni arte 
Pensar di partorire i lor disdegni; 

E fecer contraffar lettere e carte 
Falsate di scrittura e di suggelli. 
Che parca n fatte per la Bianca parte; 

E scritti v'erano i nomi di quegli ^ 
Che si facean capo altre fiate, 
Sicché mostrava ben che fosser egli. 

Le lettere dicevan: Se voi fate. 

Che voi ci rimettiate in signoria^ 

Ventimila fiorin vogliam che abbiate; 
Gio. Villani T. II. 55 



ivveubick 
Voi avcle la gpnte e la balia, 
E noi garcm tulli armali con voi, 
E ciò, che è scrino, promctliam che Ba. 

Ed ordiniate questo cose, poi 
Trattar con un Baron, ch'era davanto 
A Hesser Carlo sovra gli altri suoi. 

Quale avìe nome Messer Pier Ferraote, 
Ed ordinar, cb'el tenesse trattato 



Con certi " 


lil sembiante. 


E prò 


lor lo stato 


Contro a 


suo Signore, 


Mostrandt; 


poro pialo. 


Poi sì pi 1 


inza tenore 


Mandd per ( 


, e ciò eh' è detto. 


Ragioni lor. 


errore. 


E poi, act 


580 ad elTetto, 


Sollecitavan 


da sera, 


E quel Bari 


diletta. 



Quando fu tempo, e quella parte Nera 
Portar le dette lettere bollate 
A quel, che gli servia di tal matera; 

E quel Baron tosto l'ebbe portate 
A Hesser Carlo, e disse: Signor mio , 
Queste son lettere, che m' hsn mandate 

Certi de'Blanchl, che volean ch'io 
Rendessi lor lo stato, e gran promettere 
Hi facean, s'io fornissi lor disio. 

Quando Carlo ebbe vedute le lettere. 
Disse: Contro a costor si vuol procedere. 
Perocché non è cosa da dimettere ; 

E comincid perfettamente a credere, 
E disse a quel Baron: Fa' che non manchi, 
Che 'ncontanente li facci richiedere. 

Richiesti furon tutti 1 Cerchi Bianchi, 
Degli Adimari Corso, e Baldinaccio, 
Con quasi lutti 1 Bellincloni franchi, 

E Naldo Gherardin, con tutto il braccio 
Del lato suo, e de'Tosingbl alquanti, 
Cbe 'ndeme col Baschiera (ur nel laccio. 



APPENDICE 435 

E certi ancor di Gasa Cavalcanti, 
Giacotti e Malaspini, i qua'temendo 
Delle persone, fuggir tutti quanti. 

Per la qual cosa poi, non comparendo^ 
Per contumaci in avere e 'n persona 
Fur condannati i lor ben disfaccendo. 

E chi n'andò a Arezzo, e chi a Gortona, 
Quale a Pistoja , e qual fé' co' Pisani 
Grande combibbia, come si ragiona. 

EMor seguaci grandi e popolani, 
E Guelfi e Ghibellini alte man sue 
Fur condannati a diventar lontani. 

E' fu d'Aprii mille trecentodue: 
E Messer Carlo si parti appresso. 
Poiché Firenze si purgata fùe. 

E poi senza lunghezza di processo 
Arrivò in Corte, e dopo il partimento 
A Napoli cosi n'andoe adesso, 

E trovò fatto l'apparecchiamento 
Allo Re Carlo mosso per andare 
Nella Cicilia coU'assembramento: 

Onde subito entrò con lui in mare. 
Ed in Cicilia passò con Ruberto 
Figliuol del detto Re a guerreggiare. 

Allor Don Federigo, com' esperto. 
Non possendo resistere all'armata 
Del detto Re, quand'ebbe assai soffèrto. 

Si recò a star con tutta sua brigata 
Alle difese senza far battaglia. 
Con lor faccendo guerra guerrlata. 

Più volte ne impedì lor vittuaglia. 
Onde per questa e per altra cagione 
Si partir con vergogna e con travaglia. 

Allora Carlo con discrezione 
Pace trattò tra lo Re Carlo, e quegli. 
Che Cicilia tenea contro a ragione. 

E la figlia del Re per moglie diegli» 
La quale aveva nome Elionora, 
E poi dall'altra parte promiss'egU, 



APFEKDICE 

Cbc se la Chiesa e lo lie Carlo nocora 
L*at(assero a montare in sulla rota, 
Che lascerebbe risola in un'ora; 

B BR rio non Tacessn, prr stia dota 
La confessava, e dopo la sua vita 
Lasciar la sedia allo Re Carlo vola. 

Ha se lasciasse reda alla partila. 
Centomilin once d'oro nell'enlrala 



Doveano a 

Fritta I: 
A Napoli (ui 
.4t Re Don F< 

Dell'alt I 

Con poro o 
E di Novi 
Si tornò in 
Consumala i-iil 



r bene uscita. 
isa e furata, 
ranci alla 
ler mandata. 
se fu nulla, 
^WiB vergogna, 
lo si trastulla, 
■r stia bisogna 
indo lo sua gente 
rampogna. 



Dopo la pace tutto il rimanente 
Di ciascheduna parte 1 Cavalieri 
Fer compagnia 'nsleme arditamente , 

E fer lor Capitano un Fra Ruggieri 
Del Tempio, ch'era pien d'ogni resia, 
E con lor legni, galee ed uscieri 

Passar subitamente in Romania , 
Poi in Costa ntÌDopoli n'andaro. 
Guastando ciò, ch'alle lor man venia; 

Ed a lor fona non avea riparo, 
Perocché sempre crescea la compagna 
Di gente, che 't mal tav tenean caro; 

Cioè scacciati, e pien d' ogni magagna, 
E d'ogni ria e mala condizione, 
E senza legge, come cane e cagna. 

Rubando ed uccidendo le persone, 
E terre, che acqulstasser, non tenieno. 
Ila colla ruberia e coli' arsione 

Ogni paese affatto distru^gieno; 
E durar dodici anni In questi errori, 
Ch' uomo de) mondo non U tenne a frs-iM 



APPENDICE 437 

E muiaro ira lor molti signori. 
Che per la preda quella gente erronia. 
Tratto tratto uccidieno i lor maggiori; 

E nel paese andar di Macedonia, 
Guastando d'ogni parte e d'ogni lato. 
Sicché *1 Paese ancora il testimonia. 

Al fine se n'andaro nel Ducato 
D'Atene, avendo per lor Capitano 
11 Duca del paese già chiamato. 

Da lui si rubellaro a mano a mano. 
Preserie poi, e tagliargli la testa, 
E del Ducato fur Signori a piano. 

Partir le terre, eh' avieno in podestà, 
E que', ch'eran tra lor maggior colonne. 
Si presero i vantaggi a lor richiesta. 

E cacciar via fanciulli, uomini e donne, 
Salvoché ciaschedun si ritenea 
Qual più gli piacque, e l'altre via mandonne. 

E cosi fero ancor nella Morea, 
Uccidendo e cacciando i cittadini, 
E rubando a ciascun ciò, ch'egli avea. 

E cosi le dilizie de' Latini, 
Pe* Franceschi acquistate anticamente, 
Com'Iddio volle, tenner ma'cammini. 

E questo basti di tal convenente. 
Perchè credo tornare altra fiata 
A ragionarne più compiutamente. 

Nel detto tempo essendo rubellata 
Da'Fiorentin Pistoja, per gli usciti 
Bianchi, che dentro vi facean brigata. 

Lucchesi e Fiorentin coireste giti 
Vi fur subitamente, e d' ogni mano 
Miser ciò, che trovare a ma'partiti. 

Stati che ventitré di nel piano, 
E li Lucchesi ragionar tra loro: 
Pensar d'aver Pistoja é pensier vano; 

Dissero a' Fiorentin senza dimoro: 
Deh! non le vi partite dalle spalle, 
E noi andremo a fare altro lavoro. 



488 APPENDICB 

Partfronsi, ed andaro a Sera valle. 
Che come dèi saper, brìev'ò '1 cammino^ 
Ed assediarla da monte e da valle. 

Appresso fu nel campo Fiorentino, 
Che robellaio s'era nel Valdamo 
Pian di Trevigne^ e tene vai Carlino; 

Onde subitamente cavalcamo: 
Parte di lor lasciarono a'Luochesi, 
Che a Seravalle non stavano indamo; - 

ila con trabacchi, e con molti altri arnesi 
La notte e '1 di combattevan le porti; 
Ma più di fuor, che dentro eran gli offesi: 

Perchè '1 Castello era tanto forte , 
Che chi vi s'appressava era fedito, 
E molti ancor vi ricevetter morte , 

Perch'egli era di gente ben fornito. 
Che Pistoiesi assai v' erano entrati^ 
Per aver pregio di cotal partito. 

E se cento anni vi fossero stati. 
Non i'avieno i Lucchesi per battaglia. 
Come tre mesi avevan già passati. 

Ma come mancò lor la vittuaglia , 
Perderono ogni ordine, ogni valore. 
Né sapean che si far di lor travaglia- 

E finalmente non senza dolore 
8'arrendero a pregion con gran lamento, 
E quel de'ma'partiti fìi '1 migliore. 

E li Lucchesi con molto ardimento. 
Presa la terra, a Lucca ne mandaro 
De'Pistolesi legati trecento; 

E tutti i Terrezzan, che vi campare. 
Giurarono a'Lucchesi fedeltade; 
Pognam, che poscia molti se n'andaro. 

E li Lucchesi con solennitade 
Vi fer fare una torre maestrevole 
Per più fortezza e per più libertade. 

La quale ancora è volta a Val di Nievole; 
E fer fortificar la rócca vecchia, 
Che al Pistoiese si mostra piacevole. 



APPENDICE 439 

Nota, lettore, e l'anima apparecchia 
Atteoder, eh' io al Fiorentin ritomo , 
Dove '1 mio cor più eh' altrove si specchia. 

Come ìq Firenze fur, senza sog^omo 
Nel detto piano di Tre vigne andaro, 
E '1 Castello accerchiaro intomo intorno. 

Ma dentro entrati y' erano a riparo 
Dimoiti usciti Bianchi Fiorentini, 
Sicché al combatter saria stato amaro. 

E ciò veggendo i savi Cittadini, 
Trattaron con Garlin de*Pazzi detto, 
E diergli, mi credalo, molti fiorini. 

Ed e' usci del Castello , e con effetto 
A'suo'fedeli fece aprir la porta, 
E poi cavalcò via a suo diletto. 

E come dentro fu la Guelfa scorta. 
Rubar la terra, e poi vi miser fuoco, 
E molta gente allora yi fu morta. 

Appresso poi peggiorarono il giuoco. 
Ch'egli il disfero insino a' fondamenti. 
Sicché non ne campò molto, né poco. 

E molti ne menaro malcontenti 
Presi a Firenze, ched in quel Castello 
Si riduceano per rubar le genti. 

Tornata Toste col Giglio e Rastrello, 
Poco riposo presono in Fiorenza, 
Che cavalcaron forti nel Mugello, 

Per dare agli Ubaldin gran penitenza. 
Perché co^ianchi s' eran mbellati 
Da'Fiorentin per usar violenza; 

Ed avendogli in parte danneggiati, 
A'Caporali un messo fu yenuto, 
Che*Bianchi due Castelli avean pigliati. 

Ciò eran Montaglieri e Montaguto, 
I quali eran vicini in Val di Grieve, 
E '1 Capitan, come Tebbe saputo. 

Con tutta Toste ripassò la Sieve, 
E non ristette mai di cavalcare, 
Che nel paese fa giunto di lieve; 



ArPEKDlCB 

E l'uno e l'altru fr 'ntorao cerchiare 
Dì geale s), cbc por nulla codione 
Ne potea alcuno nscirc, o denlro entrare. 

Quando qne' dentro vidcr pur ragiunu 
Clif riparar non potieno a lai serra. 
S'arrender tulli, salvo lo persone. 

Rubala ed arsa ciasclioduna terra, 
Inlino a' fonila ni(>nU fu dUratla. 

„iOi paso più gni'rra. 





per me si traila. 




pigliava coca 




cnisBC fatta. 




iltoriosa i 




fra unita. 


« 


le ritrosa. 




Hicciu partila. 


Boe 


acol si Diigctiìa, 


Per da re i 


olii in questa vita 



H 



Nel detto tempo neU'lsc^ d'Isctùa, 
Che dal Napoletan poco divariai 
Come sa chi talvolta vi s'arrischia. 

Usci fuori della sua golboaria 
Un fuoco lai, che tutto quel paete 
Ne sbigotti, si n'era piena l'ariat 

E poiché '1 fuoco alle case s'apprese 
Nell'Isola di Procida, fng^sriro 
Molti di quella gente alle difese. 

Uomini, e donne, e fbociu' con sospiro 
Abbandonando ciA, che avieno al mondo, 
Fuggivan per campar di tal martlro. 

£ due mesi durò si fatto pondo. 
Mettendo case, persoae e bestiame, 
Ed altre cose, tutte quante ai fondo. 

E que', che ne camparo uomini e dame, 
Veggendo lor paese ti confuso, 
Dovetler viver poi dolenti e grame. 

Di questo basti, ed or, lettor, mi Koao, 
Che m' è di nicisti di ritornare 
Addietro alquanto, e malvoleatier l'aio. 



F^ APPENDICE 441 

Ma pur volendo il libro seguitare, 
GoDviemnii dir come lo scritto muove, 
Se fallo ci è, non è mio il fallare; 

Che nel mille dugennovantanove. 
Dove racconta che il Re di Francia 
Di Fiandra vinse tutte le sue prove. 

Ritornerò nella sedente mancia. 
Perocché quinci mi conylen partire, 
Poiché di versi è piena la bilancia. 

Dio mi conceda, ch'io possa seguire 
La storia, si, che lo tuo 'ntelletto 
Non s'impedisca dilungando il dire; 

Ma saviamente riprenda Teffetto 
Di quel, eh* io lascio, col canto seguente^ 
Che chiaro ti farà d'ogni sospetto. 

Se quel, ch'è detto, ti rechi alla mente. 

FINE DEL CANTO XXXVII. 



NOTIZIE DI UGUGCIONE DELLA FAGGIOLA. 

In adempimento della promessa da me fatta al n.* 100 di questa 
Appendice pubblico alcune notizie di Uguccione della Faggiola 
e della sua famiglia, e le tolgo dall'inedita Aorta della città di 
San Sepolcro di Annibale Lancisi che esiste presso di me nel suo 

originale, e che forse formerà parte di questa collezione 

Fu allora che il più forte, quantunque nato in bassa condizio- 
ne, divenuto il dominatore delle città più ragguardevoli si rese 
temuto e spaventevole ai suoi vicini e fu allora che la città 
aoatra incominciò, fatta serva, a soffrire il giogo della tiranni- 
de Impostole da Uguccione della Faggiola, uomo che per quanto 
ci assicura il Oraziani era negli Appennini humilibus et patria 
sua obscurioribus pareniibus natus: ma dotato di un estremo co- 
raggio, d'una forza straordinaria, e d'una burbera faccia, come 
erano quasi tutti i tiranni d* allora de' quali scrisse il divino 
Bante nel canto VI del Purgatorio. 

Ch(^ le terre dltalia tutte piene 
Son di tiranni, ed un Marcel diventa 
Ogni villan che parteggiando viene. 
Gio. Villani T IL 56 



442 APPENDICE 

Areva costui apparata V arte militare dai Tarlati liranni degli 
Aretini, e perchè ranni sue ebbero sovente un felice soccena, 
acquistossi tanta fama di eccellente condottiero, e tanto dìstoe 
le sue conquiste , che non solamente neU* anno 1308 giunse a 
maritare una sua figlia a Corso Donati , uno dei primi signori 
della fiorentina Repubblica, ma nell'anno 1313 prese la signo- 
ria di Pisa, nell'agno seguente si impadroni di Lucca, e final- 
mente quantunque dopo la famosa vittoria da lui riportata a 
Monte Catini l'anno 1315 contro il comune di Fireme il rove- 
sciasse in gran parte la sua fortuna per essere stato cacciato 
con somma ingratitudine di Pisa e di Lucca Tanno 1316, potè 
pur tuttavia ottenere da Lodovico il Bavaro nel 1323 rinvesti- 
tura di Castiglione Aretino, Borgo San Sepolcro, e di più castel- 
la. In questa guisa fu assoggettata la patria alla tirannide di U- 
guccione, il quale ne prepose al governo il suo figlio Nierl, no- 
mo non men feroce e sanguinario di Ini, senza che apparifH 
un'ombra sola di lontana speranza agli afflitti cittadini. SI unirò • 
no egli A vero, sul principio di tanto cangiamento col coniane 
d'Arezzo loro alleato, come si ò detto, e con 200 cavalieri e 
3000 pedoni fecero oste sopra le terre di Uguceione ; ma per- 
ché in quell'andata vi ricevettero danno e vergogna fatum funsi 
fracti moerentesque ferebant. 11 solo Carlo Oraziani che stava al- 
lora in qualità di generale al servizio di Carlo di Angid re di 
Napoli, ed era nemico di Nieri, non tanto a cagione della tiran- 
nide esercitata da lui nella propria patria , ma ancora per i- 
stinto di fazione giacché Nieri seguiva la parte ghibellina, ed il 
Oraziani la guelfa, pensò egli primieramente a liberare la pa- 
tria dall'ingiusto pesante giogo che l'opprimeva. Né vane furo- 
no le pietose cure di lui poiché ragunati insieme i sostenitori 
della guelfa fazione e specialmente i perugini , e rendutigtt ac- 
corti del grave danno che all' interesse comune ne sarebbe de- 
rivato qualora si fosse pacificamente permesso ai tiranni di do- 
minare in un vicino paese, e di aumentare le forze loro, gl'in- 
dusse ad estinguere il nascente incendio prima che divenuto for- 
midabile si dilatasse; e quindi avvisati segretamente di sua ve- 
nuta i propri concittadini, si portò sollecitamente verso la pa- 
tria. Presiedeva allora come si é detto al di lei governo Meri 
figlio di Uguceione, cui all'impensata fu recata novella delPar- 
rivo di Carlo. Oppresso egli dall' improvisa sorpresa , ed avve- 
dutosi che nel presidio non aveva seco bastante copia di armati 



▲ FPElfDICB Ì4S 

A per tenere a AreDo i cittadini senza volere avrentiirare la sua 
k aorte ad un' incerta battaglia, per I^opposta porta prese la fuga, 
tosto che seppe esser già Carlo alle mura della terra feliceinen- 
te pervenuto. Fu allora Carlo introdotto fra le acclamazioni fe- 
stose dei cittadini, e si recò nella piazza ove piangenti per al- 
legrezza fra la folla inGnita del popolo corsero i tardi vecchi 
eon le femmine più guardinghe per mirare d'appresso Tillustre 
liberatore e per rallegrarsi del suo vittorioso ritomo. Quivi con- 
testò egli l'estremo dolore che aveva provato per le passate av- 
J tersità della patria.* narrò quanto erasi adoprato per ridonarle 
'antica sua libertà, e dopo avere ringraziato il cielo dell' esito 
fortunato conceduto alla difficile intrapresa, la ripose nell'anti- 
co Iil)ero stato, e pregò che fossero dal comune destinati alcu- 
ni oratori, i quali dovessero in pubblico nome ringraziare i Pe- 
rsglni deir opportuno ajuto loro apprestato. Terminato un si 
fatto ragionamento andossene alla propria casa per abbracciare 
I congiunti; e da indi non molto cogli oratori e l'esercito fece 
ritorno a Perugia carico d' onori , poiché non solamente por 
irabblico decreto fu ordinato che la porta del Castello^ per la 
ifuale era egli entrato si chiamasse in avvenire porta libera , 
che Carlo Oraziani potesse inquartare all'insegne di sua fa* 
liglia quella del comune , e che suoi fossero tutti quei l>eni 
che la repubblica borghese possedeva nei vicini gioghi dell'Ap- 
pennino. Monsignor Graziani dopo aver raccontata la fuga di 
Neri della Faggiola cosi immediatamente soggiunge: Quod veluti 
atntm futurae max ruinae , quae^ ipsum patremque e domo in- 
9€€Uta é$t, fuisse videturi e seguita poi a descrivere la perdita 
che fece Uguccione della signoria di Pisa e di Lucca. Pare che 
egli supponga che la liberazione del Borgo sia avvenuta prima 
dell'anno 1316 in cui furono i Faggiolani discacciati di Pisa e 
Lucca. Noi con 1' autorità del Villani abbiamo veduto che non 
prima del 1323 Uguccione ottenne dal fiavaro la signoria del 
Borgo. Dobbiamo perciò credere essere stato preso un abbaglio 
dal Graziani, quantunque diligente scrittore, sul preciso tempo 
di questo avvenimento, e dobbiamo fissarlo dopo l'anno 1323 •. 

• Fu in tale occasione ( Aprile 1353 ) liberata anche la città 
nostra dalla soggezione dell'Arcivescovo Visconti. Ma nel muta- 
re stato non migliorò di condizione poiché sottoposta rimase al- 
la casa dei Bocognani capi dei ghibellini e traditori della patria. 




p^E^DICE 



Ciò tu Dgionc chL' i gucllì mal soffrendo cbe un ciUadim 6 
nemici partito signoreggiasse, non potendosi per le conveniw 
ni fat per la pace ajularsi co' fiorentini , aè co' Periigiiu, s 
accos* Mo air enfnire del mi^se di Ltiglio dell' anno sleaoi 
Nieri Ugucciono della Faggiola loro vìcìtio e (errazuao.r 
del Ih- o nemico (qunnlunqvie fosse gbihcllino e adtrrcnte dtt 
Tarli 3 dei Boi'ogn:iiii ), e lo pregarono di soccorso per di- 
seacGii :i. Acccltò Meri l'invito e avendo fatta sua rasunMa 

in tett " '■"" ' — '" ""*' " ■ ICTarooo il romore , si Xn\/' 

«gli p< BUa terra cacciA i Rocntniini 

e I k' K -quindi rirormala a roraun' 

regg e fìi riassiinto il comnndn dei 

dgnù olilo , ritenendo Nieri per al- 

ontt 1« 1 ta limitala balta. Meri ptrt 

cbe II terna protendeva di stiu-edm 

neDe U forza ed ora facendo Ur^ 

pnxnb , accordargli la pretesa kì^im- 

ria; m , I ne lasciò puranctie il poueM» 

a Frani j n^lio . >nni.^ iino all' anno Hóti Id mi 

fa discacciato dai borghesi tosto cbe seppero aver Franeace 
patteggialo col mezzo dei Beccarini banditi perugini di cobk- 
gnare la terra al comune di Perugia per li prezzo di qDìndid> 
mila fiorini d'oro >. — Nelle note da me fatte alla detta storìi 
del Lancisi spero di aver provato cbe Uguccione della Faggioli 
discendeva da antica ragguardevolissima famiglia , ed ho M 
rinnite le più minute particolarité della vita di quell'now 
straordinario , le quali occupando parecchie pagine noo pn- 
wtto aver luogo lo questa Appendice. Intorno ad CgMcioM 
potrà esser consultato con frutto il Veltro allegorico di Dtiti 
del dottissimo Conte Troya, ed il prelodato Dizionario del (X 
Bepetti alle parole Faggiola e CorMta. 

Le notizie genealogiche della famiglia Gherardini da me pro- 
messe al n." 134 verranno pubblicate alla fine dell' Af^teadin 
4el Tomo qaarto. 



FINE DEL VOLUME SECONDO. 



INDICE 

IDIIL 81(B(DI!1]>(D T(DftVmi 



LIBKO OTTAVO 



GAP. I. V4<mta come nella citU di Firenie fa fatto il leoondo popolo, 
e più grandi motaaioni che per cagione di quello ftirono poi in 
Firenze, trgaendo dell'altre noTÌtadi anifertali che furono In 
que' tempi PUg. 5 

GAP. II. Gome il popolo di Firenae feeiono paee co'Piiani, e molte 

altre notabili cote •••••» 7 

GAP. III. D' uno grande fuoco che fu in Fìrenie nella contrada di 

Torcieoda 9 8 

GAP. IV. Gome ti cominciò la guerra intra 1 re di Francia e qaello 

d* Inghilterra » 9 

GAP. V. Gome fu eletto e fatto papa Gelettlno quinto , e come rl- 

6utò il papato •••» io 

GAP. VI. Gome fu eletto e fatto papa Bonifaiìo otta?o. . • • v la 

GAP. VII. Quando ti cominciò a fondare la nuora chiesa di tanta 

Groce di Firenie ••» i3 

GAP. Vili. Gome fu caccialo di Firenxe il grande popolare Giano 

della Bella w l4 

GAP. IX. Quando ti cominciò a fondare la chleia maggiore di tanta 

Riparata 9 16 

GAP. X. Gome metier Gianni di Gelona ?enne in Toacana ficario 

d' imperio 9 17 

GAP. XI. Gome fu canoniaxato tanto Luta re che fu di FraDoia^ w M 

GAP. XII. Gome i grandi di Firenxe mitono la città a romore per 

rompere il popolo. ..•• «.viS 

GAP. XIII. Gome lo re Garlo fece paee col re Giamo d'Araona. w 19 

GAP. XIV. Gome la parte guelfa furono per fona cacciati di Genofa.» ai 

GAP. XV. De' fatti de' Tartari di Persia • . • . » ifi 

GAP. XVI. Gome Maghinardo da Sutlnana tconfitte I Bologneti, e pre- 
te la città d'Imola v aa 



446 

CAP. XVII. Comt il popolo di Fireotf feee fare la terra ò\ eatlello 

SangiofaDDÌ e Gaalelfranco in Valdaroo » ifi 

CAP. XVIII. Come lo re Giamo d'Araooa Tenne a Roma, e papa Bo- 
nifazio gli prÌTÌlegìò V itola in Sardigna. » a3 

CAP. XIX. Come il conte di Fiandra e quello di Bari li rubellarono 

al re di Franoia > '4 

CAP. XX. Come il conte d'Artete tconSiie i Fiamminghi a Fonici, 

e come il re d'Inghilterra pattò in Fiandra. • . • • • v aS 
CAP. XXI. Come papa Boniraaio privò del cardinalato metter Jacopo 

e metter Piero della Colonna » 16 

CAP. XXII. Come Alberto d' Otterich teonBtte e ueeite Attaolfo re 

d*Alamagna, e com'egli fu eletto re de' Romani » ^7 

CAP. XXIII. Come i Colooneti vennero alla mitericordia del papa, e 

poi ti rubellarono un'altra volta s aS 

CAP. XXIV. Come i Genoveti tcon6ttono i Viniaiani in mare. • aQ 
CAP. XXV. De'grandi tremuoti che furono in certe città d'Iulia. » ivi 
CAP. XXVI. Quando ti cominciò il palazzo del popolo di Firenze 

ove abitano I priori >ivi 

CAP. XXVII. Come fu fatta pace tra '1 comune di Genova e quello 

di Vinegia a3e 

CAP. XXVIII. Come fu fatu pace tra 'l comune di Bologna e 1 mar- 
chete da Etti e Maghinardo da Sutinaoa per gli Fiorentini. » ivi 
CAP. XXIX. Come il re Giamo d'Araona con Buggeri di Loria e eoU 

l'armata del re Carlo tconfittono i Ciciliani a Capo Orlando. » 5i 

CAP. XXX. Come fu fatta pace tra'Genoveti e'Pitani » 3a 

CAP. XXXI. Quando di nuovo ti cominciarono le nuove mura della 

citti di Firenze > ivi 

CAP. XXXII. Come il re di Francia ebbe a queto tutta Fiandra, e 

in pregione il eonte e' figlinoli » ivi 

CAP. XXXIII. Come il re di Francia t'imparentò col re Alberto d'A- 

lamagna > 34 

CAP. XXXIV. Come il preoze di Taranto fu tconfitto in Cicilia. » ivi 
CAP. XXXV. Come Cattano tignore de' Tartari iconfitte il aoldano 

de'taracini. e prete la terra tanta in Scria » 35 

CAP. XXXVI. Come papa Bonifazio ottavo die perdono a tutti i eri- 

ttiani ch'andattono a Roma, l'anno del giubbileo i3oo . . » 38 
CAP. XXXVII* Come il conte Guido di Fiandra con due tuoi figlino* 
li t'arrendeo al re di Francia^ e come furono ingannati e metti 

in pregione 94® 

GAP* XXXVIII. Come ti cominciò parte nera e bianca prima nella eli- 
ti di Fittola m ivi 

CAP. XXXIX. Come la città di Firenze ti partì e ti tconciò per le 
dette parti bianca e nera. • • » 4^ 



U7 

GAP. XL. Coae il c«rdiiiuile d'Aeqaaiparta fenile per legalo del papa 

per raoconoiare Firenxe, e Don lo poteo fare > 44 

GAP. XLI. De'nali e de'pcrieoli ohe leguirono alla noalra citlà ap- 
pretto 9 i5 

GAP. XLII. Di quello nedetimo > 4^ 

GAP. XLI II. Gooie papa Bonilisio mandò in Francia per meaer Carlo 
di Valot » 47 

GAP. XLIV. Gome i guelfi furono cacciati d'Agobbio e poi come ri- 
co veraro la terra, e cacciarne i ghibellioi. ••*•••» 4^ 

GAP. XLV. Gome la parte nera furono cacciati di Pittoia. . • » iti 

GAP. XLVI. Gome gì' Interminelli e loro teguaei furono cacciati di 

Lucca ••.»49 

GAP. XLVII. Gome i guelfi uicìti di Geno?a per pace furono rimetti 

in Genova • • . » iti 

GAP. XLVIII. Gome apparto in cielo una atella comata. ...» So 

GAP. XLIX. Gome metter Garlo di Valot di Francia Tenne a papa Bo« 

nifisio , e poi tenne in Firenze e caocionne la parte bianca. » iti 

GAP. L. Gome metter Garlo di Valot pattò in Gicilia per fare guerra 

per lo re Garlo, e fece ontota pace » 54 

GAP. LI. Gome ti coroinoiò la compagna di Romania. • • • • » 55 

GAP. LII. Gome i Fiorentini e'Luccheti feciono otte topra la città di 

Pittoia, e come ebbono per attedio il cattello di Serrafalle. » S^j 

GAP. LUI. Gome I Fiorentini ebbono il cattello di Piantretigne e 

pio altre cattella ch'ateano robellate i biancki b 58 

GAP. LIV. Gome l'itola d*Itchia gittò marattglioto fuoco. • • » 59 

GAP. LV. Gome il popolo minuto in Bruggia ai rnbellò dal re di 

Francia, e uccitono i Franeetchi » ivi 

GAP. LVI. Della grande e ditatfentnrota teonfitta ck'ebbono i Fran- 
eetchi a Goltrai da* Fiamminghi » 6i 

GAP. LVIL Di qual lignaggio furono i pretenti conti e aignori di 

Fiandra »68 

GAP. LVIIl. Gome lo re di Francia rifece tua otte, e con tutto ano 
podere venne topra i Fiamminghi , e tornotti in Francia con 
poco onore ••••» 70 

GAP. LIX. Gome Folcieri da Galvoli podetti di Firenae feee tagliare 

la tetta a certi cittadini di parte bianca b 71 

GAP. LX. Gome la parte bianca e'ghibellini otoiti di Firenie vennero 

a Pulieiano e partirtene in itconfitta » 73 

GAP. LXI. Ineidenia, contando come Metter Blaffeo Vitconti fa cac- 
ciato di Milano • » 74 

GAP. LXII. Gome ti cominciò la quittione e niniatà tra papa Boni- 

faaio e 'I re Filippo di Franoia » 76 



m 



CàP. U Come il re Ji Fifooia f«M prenderà pipa Bonifaijo io 

A» ■ Seiirn ilelli Calano*, onde «ori il dtUo papa poeti i 

ài .,n :S 

CAP. L'J Aneori diremo def nirieolì eh* ebb« in sr papa Boni- 

faiio , ■ Bi 

CàP. U Carne 1 Fiorentini ebbono il uilcllo d«l UonUl* , e 

CAP. LI Come fu eIrlLo pipa Benedella uoditcinio. . ... 8] 

CAP. I I. Come il re Adoatdo d' loghilterr* ricbbeCuMeogn.e 

CAP. 3 n «ode noriU e ballaglia eit- 

tMu 'oi. ini del eanmoe. . . . • S^ 

CAP. U il p nte per legaro il cardinale da 

Ptm paoc, e rll con coti e con vergogoa.* &(• 

CAP. I>3 -• «add* ' raia e morÌTTi molta grnle.D 63 

CAP. V 'iieoic , e ar*ene una linona 

P* «99 

CAP. L DÌ vennero alle porto di Fk 

CAP. Lll oome gli A.c>ii>< l'ixc. io il oailella di Latcrìno rbe 

tentano i FioreotÌDÌ '^ 

CAP. LXXIV. Anoora di no*Ìtadì che rurono in Fir. ne'delti Um|ù.> gG 
CAP. LXXV. Come i Fiorenliai feoiono oite • preiono il eailello 

delle Stinche e Hantecalti clw '1 teDeano i biaDchì ... a iti 
CAP. LXXTI. Inoidenia , tornando alquanta addietro a raecootai« 

dell* storie de* Fiaromii^hi » 9} 

CAP. LXXVII. Come fa acoDGlto e preio in mare meuer Guido di 

Fiandra colla ma armaU, dal ramni raglio del re dì Franoia. ■ IOD 
CAP. LXXVIII. Come lo re di Francia «caiiBiie ì Fiamminghi a 

HoniimptTerì aio* 

CAP. LXXIX. Come pooo appreiio la iconfilta di HoniimpeTcri , i 

Fiamaainghi tornaroDO per oombattere col re di Franoia , a 

abbono baona pace aio6 

CAP. LXXX. Come mori pipa Benedetto, e della nuOTa eleiìona dì 

papa Clemente quinto .»ial 

CAP. LXXXI. Della eoronationc di papa Clemente quinto , e d«i 

eardinalt ohe fece ■ 111 

CAP. LXXXII. Come i Fiorentini e' Lnecheai aiiediarono • tìmooo 

la citti di Piitoia ■ III 

CAP. LXXXIll. Come la oiUl di Hodooi e di Reggio li rubellarono 

■I marebeie da Etti, e come furano cacciati i bianchi e'ghibd- 

lini di Bologna i , . a tifi 



4i9 
GAP. LXXXIV. Comff si Irvò in Lombanlia on fra Dolcino con grai^ 

de compagnia d'eretici, e furono arsi « ii6 

GAP, LXXXV. Come papa Clemente fece legato in Italia meiser Na- 
poleone degli Orsini cardinale, e come fu male ricefuto . . » 117 
GAP. LXXXVI. Come i Fiorentini attediaro ed ebbono il forte ca- 
stello di Monte Arciaoioo e disfecionlo, e feoiono fare la Scar* 

P"'» » 118 

GAP. LXXXVII. Come i Fiorentini raflTortificaro il popolo e feciono 

il primo esecutore degli ordini della giustizia » 119 

GAP. LXXXVIIl. Di grande guerra cbe si cominciò al marchese da 

Ferrara, e come morio »iao 

GAP. LXXXIX. Come messer Napoleone Orsini legato fenoe ad A- 

rexzo; e dell'oste eh* e' Fiorentini feciono a Gargosa • . » ivi 
GAP. XC. Come morio il buono re Adoardo d'Inghilterra. . • » las 
GAP. XCI. Come il re di Francia andò a Pitlieri a papa Clementei 

per fare condannare la memoria di papa Bonifaxio . b I73 

GAP. XCII. Come e per che modo fu distrutta l'ordine e magione del 

tempio di Gerasalem, per procaccio del re di Francia , • » ia4 
GAP. xeni. Di novitadi e Konfilte cbe furono in Romagna e in 

Lombardia » 127 

GAP. XCIV. Come fu morto il re Alberto d' Alamagna . • . » 1 a8 
GAP. XCV. Come un podestà di Firenze si fuggi col suggello dell'Er- 
cole del comune • . • , » ivi 

GAP. XCVI. Come fu morto il nobile e grande cittadino di Firenze 

messer Corso Donati »>39 

GAP. XCVII. Come arie la chiesa di Laterano di Roma • . • » i3i 
GAP. XCVin. Come i grandi di Samminialo disfeciono il loro popolo.» i33 
GAP* XCIX. Come i Tarlali furono cacciati d'Arezzo e rimessivi i 

guelfi « ivi 

GAP. C. Come gli Ubaldini tornarono a ubbidienza del comune di Fir.» i33 
GAP. CI. Per che modo fu eletto imperadore di Roma Arrigo eonte di 

Lusimborgo » ...••» ivi 

GAP. CU, Come Arrigo imperadore fu confermato dal papa • . » i36 
GAP. CHI. Come i Viniziani presono la città di Ferrara e poi la 

perderò. » ivi 

GAP. CIV. Come il maestro dello spedale prese r iiola di Rodi • » i37 
GAP. CV. Come il re d'Araona s'apparecchiò di venire in Sardigna. » ivi 
GAP. evi. Come i guelfi furono cacciati di Prato e poi lo racquitta* 

rono • • • e ivi 

GAP. CVIf. Come i Tarlati tornarono in Arezzo e cacciarne i gnel6. » i38 

GAP. GVIII. Quando mori il re Carlo secondo » ivi 

GAP. CIX. De' segni eh' apparirono in aria » ivi 

Ciò. rUlani T. IL 57 



450 

GAP. ex. Come i Fiorentini ricominoiarono guerra ad Aretio . » i39 
CAP. CXI. Come i Luocheai vollono diifare Piitoia , e* Fiorenlinì 

furono oontradianti . • • •••.»■▼> 

CAP. CXII. Come il re Ruberto fu coronato del regno di Cieilia e 

di Puglia » i(o 

CAP. CXI1I. Come gli Anconitani furono leonfitti dal conte Federigo.* ìtì 
CAP. CXIY. Come mesier Ubiizino Spinoli fu cacciato di GenoTt 

e sconfitto »ifi 

CAP. CXV. Come i Viniitani furono sconfitti a Ferrara . • . » i^i 
CAP. CXVI. Della guerra de' Volterrani e que' di Sangiroigaano • » ifs 
CAP. CXVII. Come gli Orsini di Roma furono sconfitti da'Colonoesl.» ifi 
CAP. CXVI II. Come gente d' Arcuo furono sconfitti dal saiiacaleo 

de' Fiorentini > 14^ 

CAP. CXIX. Come i Fiorentini feciono oste ad Aretso* • • • » i?i 
CAP. CXX. Come gli ambasciadori d' Arrigo re de*Romani teaiiero \m 

Firenie v i44 

CAP. CXXI. Di miracolosa gente ohe s'andarono battendo in Italia » i45 

LIBRO NONO 

CAP. ì. Qui comincia il libro nono. Come Arrigo eonte di hmim» 

borgo fu fatto imperatore , if» 

CAP. II. Come parte guelfa fu cacciata di Vioegia . ...» ifi 
CAP. III. Delle profezie di maestro Arnaldo da VillanuoTa . . » ijS 
CAP. IV. Come in Ferrara si fece congiura per ribellare la terra 

della Cbiesa • » ìtì 

CAP. V. Come i Todini furono sconfitti da' Perugini . . . . » i49 

CAP. VI. Come i guelfi furono cacciati di Spoleto » ivi 

CAP. VII. Come Arrigo imp. si parti della Magna per passare in Italia.» ìtì 
CAP. VIII. Come il re Ruberto venne in Firenze tornando dalla sua 

coronazione »i5o 

CAP. IX. Come Arrigo imp. entrò in Italia, e ebbe la città di Milano.» l5i 
CAP. X. Come iFìoren. chiuiono di foisì le nuove cerchie della cittì.» i5a 
CAP. XI. Come quegli della Torre furono cacciati di Milano • m ivi 
CAP. XII. Come in Firenze ebbe grande caro, e altre novìtadi. » i54 
CAP. XIII. Come in Firenze vennono orliqne di santo Barnaba. » ivi 
CAP. XIV. Come lo 'mperadore assediò Cremona, e sua gente ebbe 

Vicenza • v i55 

CAP. XV. Come lo 'mperadore ebbe la citti di Cremona* • . » ifi 
CAP. XVI. Come \ Fiorentini per la venuta dello 'mperadore tras- 
sono di bando tutti ì guelfi » i56 

CAP. XVII. Come i Fiorentini con tutte le terre guelfe di ToKana 



451 

fectoDO Ifga iDiieme eontra lo 'nperadore b |56 

GAP. XVIII. Come il re Ruberto fece pigliare per ioganno i ghi- 
bellini di Romagna •• •••••>■ $7 

CAP. XIX. Come il marchete del papa prete Fano e Peiaro. • b i?t 
GAP. XX. Come lo 'mp. Arrigo ebbe la citti di Brescia per «Medio.» ivi 
GAP. XXI. Come i Fiorentini e'Luocheii guernirono le frontiere per 

la tenuta dello 'mperadore b 169 

GAP. XXII. Come papa Clemente diede legati allo 'mperadore Ar^ 

rigo che 'I coronaitono » ifi 

GAP. XXIII. Come papa Clemente fece Concilio a Vienna in Bor- 
gogna, e canoniziò tanto Lodovico Bgliuolo del re Carlo • b 160 
CAP. XXIV. Come lo 'mperad. Arrigo venne nella città di Genova* » 161 
GAP. XXV. Come in Areiio venne vicario d' imperio . • • • b ifi 
GAP* XXVL Come in Francia vennero ambatcicdori dello 'nperado- 
re, e furonne cacciati b ivi 

GAP. XXVII. Come i Fiorentini mandarono loro masnade In LuDÌ« 

giana per contradiare i passi allo 'mperadore » i6a 

GAP. XXVIII. Come in Genova mori la 'mperadrice • • • • » ivi 
GAP. XXIX. Come lo *mperadore fece suo processo centra i Fior. » ivi 
GAP. XXX. Di scandalo eh' ebbe in Firenze tra' lanaiuoli • • » i63 
GAP. XXXI. Come il re Roberto mandò gente a' Fiorentini per con- 
tattare lo 'mperadore b ivi 

GAP. XXXII. Come la città di Brescia si rubellò allo 'mperadore.» ivi 
GAP* XXXIII. Come in Firente ebbe grande novità per la norie di 

metter Pauioo de' Pazii • ...» ivi 

GAP. XXXIV. Come la città di Cremona si rubellò dallo 'nperad.» 164 
GAP. XXXV. Come il maliscalco dello 'mperadore giunse in Pisa, e 

eomiociò guerra a' Fiorentini » ivi 

GAP. XXXVI. Come i Padovani si rubellarono dalla signorìa del- 
lo 'mperadore » i65 

GAP. XXXVII. Come lo 'mperadore Arrigo venne nella città di Pisa.» ivi 
GAP. XXXVIII. Come gli Spuletini furono seon6tti da' Perugini. » 166 
GAP. XXXIX. Della rannata che '1 re Ruberto e la lega di Toteani 

feciono a Roma per contattare la coronazione d'Arrigo imper.» ivi 
GAP. XL. Come lo 'mperadore Arrigo ti parti di Pisa e andonne a 

Roma .•..•B167 

GAP. XLI. Come metter Galeatto Vitconti di Milano prese la città 

di Piacenza .* , » 168 

GAP. XLII. Come i Fiorentini levarono in itconfilta i Pisani da 

Gerretello • .... b ivi 

GAP. XLIII. Come Arrigo di Luaimborgo fu coronato inperadoro in 

Roma a ivi 



452 

GAP. XLIV. Come lo *fDperadore li pai ti di Roma per TCDire in To- 

•eaoa •• • « 170 

CAP* XLV. Come lo 'cnperadore venne alla eiltà d'Areuo^ e poi co- 
me Tenne reno la ci Ili di Firenxe < i?i 

CAP. XLVI. Come i Fiorentini furono quali tconfilti al caitello del- 

rAneÌM da gente dello 'mperadore • •• . • • • . « «171 

CaP. XLVII, Come lo 'mperadore Arrigo ti paoie ad otte alia cittì 

di Firenie « 171 

CAP. XLV 111. Come lo 'mperadore ti parli dall' attedio da aan Salvi 

e andonne a tan Catciano, e poi a Poggiboniazi • • • • « 17S 

CAP. XLIX. Come lo 'mperadore ti parti da Poggiboniiai e ritornò 

in Pisa, e fece molli proceiti contro a'Fiorenlini • • • • « 176 

CAP. L. Come lo 'mperadore. condannò il re Ruberto • . • • e 177 

CAP* LI. Come lo 'mperadore t' apparecchiò per andare nel Regno 

contro al re Ruberto» e ti parti di Pisa « Ifi 

CAP. LII. Come lo 'mperadore Arrigo morio a Boneonfento nel con- 
tado di Siena « 178 

CAP. LUI. Conta come morto lo 'mperadore ti divise la tua otte, 

e' tuoi baroni ne portarono il corpo alla città di Pita • • e 179 

CAP. LIV. Come Federigo detto re di Cicilia tenne per nuire alla 

città di Pita « 180 

CAP. LV. Come il conte Filippone di Pavia fa aconOtto ■ Pia- 
cenza < ivi 

CAP. LVI. Come i Fiorentini diedono la tigooria di Firenze al re 

Ruberto per cinque anni «181 

CAP. LVll. Come gli Spinoli furono cacciati di Genova • . • < ivi 

CAP. LVIII. Come Uguccioue da Faggiola tignore in Pisa fece molta 
guerra a'Luocheti, sicché mitono i ghibellini usciti per itfona- 
ta pace in Lucca « « 181 

CAP. LIX. Della morte di papa Clemente ,, • • e ivi 

CAP. LX. Come Uguccione da Faggiola co'Piiani presono la città di 

Lucca, e rubarono il tesoro della Chieta « i83 

CAP. LXI. Come messer Piero fratello del re Ruberto venne in Fi- 
reme per signore « l84 

CAP. LXIJ. Come il re Ruberto andò con grande stuolo sopra Cici- 
lia, e assediò la città di Trapali « i85 

CAP. LXlll. Come i Padovani furono scon6tti a Vicenza d^ meaaèr 

Cane della Scala 186 

CAP. LXIV. Come i Fiorentini feeiono pace con gli Aretini . « ivi 

CAP. LXV. Come apparve una stella cometa iu cielo • ... « ivi 

CAP. LXVl. Della morte di Filippo re di Francia e de' tuoi fi- 

«'«tto*> «ivi 



453 

CÀP. LXVII. Della lesione che fu fatU in Alaiuagoa di due inipe- 

radori, Tudo il dogio di Baviera, e l'altro quello d'Osterich. « 187 

GAP. LXVIII. Come Uguccione tigDure di Piia fece gran guerra alle 

terre ▼icine « 188 

CAP. LXIX. Come coronato il re Luis di Francia, andò ad otte so- 
pra i Fiamminghi, ma niente v'acquistò • • « 189 

CAP. LXX. Come Uguccione signore di Lucca e di Più fece porre 

l'assedio al castello di Montecatini. * . . • • i • • < ivi 

CAP. LXXI. Come il prenze di Taranto venuto in Firente, i Fio- 
rentini uscirono ad oste per soccorrere Montecatini e furono 
sconfìtti da Uguccione della Faggiola « 190 

CAP. LXXII. Ancora della detta battaglia e sconfitta de' Fiorentini 

e del prenze ,..«191 

CAP. LXXIII. Come Vinci e Cerretoguidi si rubellarono a'Fioren* 

tini « 192 

CAP. LXX IV. Come il re Ruberto mandò in Firenze per capitano 

il conte Novello • < 193 

CAP. LXXV. Come Uguccione fece tagliare la testa a Bandueoio Bon- 

oonti e al figliuolo, grandi cittadini di Pisa • . • • . «( ivi 

CAP. LXXVI. Come i Fiorentini si divisono tra loro per sette e fé- 

ciono bargello ....•« 194 

CAP. LXXVn. Come si murarono parte delle mura di Firenze, e fe- 

eesì una mala moneta .••... ..«19$ 

CAP. LXXVIII. Cume Uguccione da Faggiola fu cacciato della signo* 
ria di Pisa e di Lucca, e come Castruccio di prima ebbe la si- 
gnoria di Lucca . • . , « ivi 

CAP. LXXIX. Come il conte da Battifulle fu vicario in Firenze , e 

caccionoe il bargello, e mutò stato in Firenze •....« 19G 

CAP. LXXX. Conta di grande fame e mortalità eh' avvenne oUre- 

roonli • CI 98 

CAP. LXXXI. Della lezione di papa Giovanni ventiduesimo . • e ivi 

CAP. LXXX IL Come il re Ruberto e' Fiorentini feciono pace eo' Pi- 
sani e'Lucchesi ....; e loo 

CAP. LXXXI li. Come i Fiorentini disfeciono la mala moneta, e fe- 

eiono la buona del guelfo nuovo • • • . e aoa 

CAP. LXXXIV. Come il re Ruberto mandò sua armata in Cieilia, 

fece gran danno « ivi 

CAP. LXXXV. Come Ferrara si rubellò dalla Chiesa ... . « ivi 

CAP. LXXXVL Come Uguccione da Faggiuola tornava per rientrare 
in Pisa , e le novità ne furono in Pisa , e di Spinetta mar- 
chese ao3 

CAP. LXXXVII. Come la parte ghibelhna usci di Genova. . . « 2u4 



454 
GAP. LXXXVIII. Come i ghibellioi di Lombardia aitediarono Gre- 

mona «i«5 

GAP. LXXXIX. Gome metter Gane della Scala fece otte toprt i P«- 

doTani, e tolse loro molte eattella . • • • « ifi 

GAP. XG. Gome gli usciti di GeooTa colla fona de'ghibeUini di Lom- 
bardia aasediaroDo GenoTa* .••••••••••< ìtì 

GAP. XGI. Gome i ghibellioi di Lombardia ebbono Gremona. • « sc6 
GAP* XGIL Gome gli usciti di Geao?a presono i borghi di Prea. e iti 
GAP* XGIIL Gome il re Ruberto venne per mare al tocoorao di Ge- 
nova . • * . • • e ao7 

GAP. XGiy. Gome i Genoveti diedono la tignoria di Geoo?a al re 

Roberto « aoS 

GAP. GXV. Della viva guerra che gli usciti di Genova co'Looibardi 

feeiono al re Ruberto « ili 

GAP. XGVL Gome nella cittì di Siena ti feee una congiure ed eb- 
be vi romore e gran mutazione ....* ••...« 9e9 
GAP. XGVn. Gome la gente del re Ruberto sconfissone gli uaeiti di 
Genova alla villa di Setto , e ti partirono dall' attedio della 

oittà. • « sio 

GAP. XGVIIl. Gome il re Ruberto ti parti di Genova e andò a eor» 

te di papa in Proenza .«•.«ili 

GAP. XGIX. Gome gli utciti di Genova co*Lombardi tornarono alPat> 

tedio di Genova « ivi 

GAP. G. Gome messer Cane della Scala prese le borgora di Padova. « aia 
GAP. GL Gome i guelfi di Lombardia ripretono Cremona. . . « ivi 
GAP. GIL Gome messer Ugo dal Balzo fu sconfitto ad Aletsandria. « ivi 
GAP. Gin. Gome gli usciti di Genova ripresone i borghi di Ge- 
nova « ivi 

GAP. GIY. Gome i ghibellini presono Spuleto « aiS 

GAP. GV. Come il re di Tunisi ritornò in sua signoria • . • « aii 
GAP. CVL Gome Gastruccio signore di Lucca ruppe pace a'Fioreo. 

tini, e eominciò loro guerra « ivi 

GAP. GVIL Gome g(*nte degli usciti di Genova furono tconStti a 

Lerici c3i5 

GAP. GVIIl. Come quegli di Genova presono il Bingane . . . « 9i6 
GAP. CIX. Gome il papa e la chiesa feeiono venire in Lombardia 

messer Filippo di Valos , * . « ivi 

GAP. ex. Come messer Filippo di Valot si tornò in Francie con 

vergogna, sanza niente acquistare «117 

GAP. GXL Gome Gastruccio andò ad oste nella Riviera di Genova* « S19 
GAP. CXn. Gome Federigo di Cicilia mandò tua armata di galee al- 
Tattedio di Geoovai • « ivi 



455 

CAP. CXIII. Come il re Roberto fece lui armata di galee per con- 
tattare quella de'Cieiliani, e quello ch'aoperò « aio 

CAP. CXIV. Dì quello medeiimo « lai 

GAP. CXV. Come i Fioreotioì feciono tornare Caitruceio dall'aMedio 

di Genofa « Ifì 

CAP. CXVI. Delle batUglie che gli uiciti di Genova e'Ciciliani die- 

dono alla terra, ed ebbono il peggiore e m 

CAP. CXVII. Come gli uiciti dì Genofa guastarono Chiafari . « 393 

CAP. XVIII. Come gli usciti di Geno?a ebbono Noli, e feciono di- 
versa guerra , < Ifi 

CAP. CXIX. Come il fratello del re di Spagna fu seonBtto da*Saraoini 

di Granata « aa4 

CAP. CXX. Come i frierì dello spedale sconfistono i Torchi oon loro 

navilio a Rodi e ifi 

CAP. CXXI. Come mester Cane della Scala essendo all'assedio di Pa- 
dova fa sconfitto da'Padofani e dal conte di Gorilla ... « aiS 

CAP. CXXII. Come mori il conte Gaddo signore di Pisa, e fu fatto 

signore il conte Nieri « 916 

CAP. CXX1II. Come fu fatta pace dal re di Francia a*Fiamminghi. « Ifi 

CAP. CXXIV. Come tra quegli della casa di Fiandra ebbe grande 

diiientìone « 997 

CAP. CXXV. Come i ghibellini furono cacciati di Rieti . . . « aaS 

CAP* CXXVI. D*uno grande raonamento d'osti che fu tra'due eletti 

d'Alama|i[na « lfÌ 

CAP. CXXVII. Come Spinetta marchese t'allegò eoTiorentini eontra 

a Castruecio, ma tornò a vergogna de'Fiorentini • • • • e Ivi 

CAP. CXXVIII.Di novità di ufieii di Firenze « a3o 

CAP. CXXIX. Come il marchese Cavalcabò colla lega di Toscana fa 

sconfitto in Lombardia e ivi 

CAP* CXXX. Come mester Galeatso di Milano ebbe la oittà di Cre- 
mona « 33l 

CAP. CXXXI. Come scurò il sole, e morì il re di Franeia • . « Ivi 

CAP. CXXX lì. Come i Bolognesi cacciarono di Bologna Romeo de*Pep- 

poli ricco uomo, e suoi seguaci « aSl 

CAP. CXXXII1. Come lo 'mperadore di Costantinopoli ebbe goerra 

eo'figliuolì ifi 

CAP. CXXXIV. Come Federigo di Cicilia fu scomnnietto, eeomefe- 

ee coronare il figliuolo del reame « ivi 

CAP. CXXXV. Come i Fiorentini mandarono in Frinii per cavalieri. « 933 

CAP. CXXXVI. Chi fu il poeU Dante Alighieri di Firente . . « ivi 

CAP. CXXXVII. Come i Fiorentini rimasono fuori della signorìa del 

re Ruberto, e feeiono parte delle mnra della città ... « 935 



^ 



458 
CAP. C];]qCVin. C^mc il re il'lniihiltfrri fece oeàitre il tugÌM 

■ fiii limi barnnli R comi ;lì Scolli gli GOiiiii>oi*rono gDcrr*. * ll6 
CAP. CXXXIX. Camp i Perogini rbhonn il cUlì d'AicMÌ por a»?<lio. < li; 
CAP. CXU. Come li pirt<! gliihfMiiii forino ciccUti di Fino . . in 
CAP. CXLL Cnmf FFilirigo contr di Monlefctiro fu mortu a romor« 

it <l«tgli (T Urbino • >TÌ 

CAP. CXLIl. Conif^ la eini d*0*inio li r«o({# illi Chifu. . . , ììS 
CAP. CUn. Comr Ib r.itll di Rruntti li rendi illa Chien. « com» 

il michele li ter.e itiifare < il) 

CAP. CZLIV. Camp i Viicant! signori .li Milano furono Konxrnic*- 

ti, ^.fome U Chini tevt fciiire contri loro il dogio d'Ode. 

rich ( (ti 

CAP. CXUX- Cume i tignori ai Milano (otto trattati) d'ancordo cnlU 

Cbiota oorroppoiiD il Joglo d'Ostprith, aieohil^ li loinÀ in Ala- 

nwp»» « »(■> 

CAP. CXLVl. Come i Piiloleii (etiono trirgiia con Caitmccio eco- 

lr»p »olerB de'FLorcnlini i(> 

CAP. CXLVIl. Come i<i Sii-na rbbe roni.rc e DOfilade . . . . ,ii 
CAP. CILiriII. Come i ghibellini di Colle iDllon(> prenJere la lem 

e fantuo iconGtii • >h 

CAP. CXLIX. Come il loldano della Soria corte e preae qoaii tali* 

l'Erminia ini 

CAP. CL. Come il re ili Tuniaì eaecialo di aignorìa la racqaittA. ■ *() 
CAP. CLI. Come il leicofo d'Arcuo cominciò guerra a'Conti, e pre- 
te Caitelfocognano , , . ■ ìri 

CAP. CL1I. Come Romeo de'Peppoli e iud icguito vcnoono per prea- 

dere Bologna e andarne in iiconStla " *U 

CAP. CLllI. Di romori e grandi notila ch'ebbe nella citU di PUa 

CAP. CL1T. Come Caitruccio fece una grandr castello io Lnooa. ■ 1ÌG 
CAP. CLV. Come il re di Tuniii fu ricacciato della lignoria . • in 
CAP. CLVI. Come mori meiaer HalTeo Viaconti capitano di Milano. • in 
CAP. CLTII. Come nella Chleu di Roma nacque grande qniatioM 

■opra la poterli di Grillo ■ a l4l 

CAP. CLVIII. Come in Fireoie t'ordinò una Gera . e altre Boti- 

Udi iȓ 

CAP. CUX. Di guerra che fn in Cicilia e in Cilatra ifl 

CAP. CLX. Come melier Rimonda ili Cardonl capitano per la Chie- 

aa fu iconfitto al ponte a Baiignano . ■ t^S 

CAP. CLKI. Conta di grinde guerra tra il re d'Inghilterra a quello 

di Sooiìa ■ aSo 

CAP. CLXII. Come la città d'Otino ai rubcllò alla ChieM . . • iti 



457 

GAP. CLXIII. Come i Fiorentioi feoiono una grande raunata di gen- 
te credendoti a?ere alcuna terra di Castruccio « a5i 

GAP. CLXIV. Come arobatciadori del dogio d' Osterich feciono fare 

triegua in Lombardia a danno della Chiesa e ifi 

GAP. CLXV. Come i Pisani incerta parte rappono la pace a*Fioren.« a5a 
GAP. CLXVI. Come i Fiorent. raequistaro il castello di Caposelfoli.« ifi 
GAP. CLXVII. Come il signore di Mantova e quello di Verona fen- 

nono a oste a Reggio <t if| 

Gap. CLXVIIL Comr nella città di Parma ebbe battaglia tra' cittadini.* a53 
GAP. CLXIX. Come i signori di Ravenna s'ucoisono insieme • . « ivi 
GAP* CLXX. Come gli usciti di Genova ebbono Albingano • • « a54 
GAP. CLXXI. Come papa Giovanni fece battere moneta , fatta come 

il fiorino d'oro «ivi 

GAP. CLXXII. Come il re di Francia lasciò la prima moglie, e pre- 
se la fii;liuola che fu d'Arrigo imperadore e 355 

CAP. CLXXIII. Come il re Ruberto volle essere morto a Vignone. « ivi 
GAP. CLXXIV. Come i Fiorentini rifeeiono Casaglia, e ripresone le 

ville e popoli d'Arapinana in Mugello « ifi 

CAP. CLXXV. Come l'eletto d'Osterich fu sconfitto da quello di Ba- 
viera e a56 

CAP. CLXXVI. Come il re d'Ungheria venne sopra il re di Russia, e a57 
GAP. CLXXVII. Come gli Ubaldini si diedono alla signoria de' Fio- 
rentini « ivi 

CAP. CLXXVITL Come messer Vergiù di Landa rubellò Piacema a 

ffifsser Galeasso Visconti di Milano e a58 

CAP. CLXXIX. Di grande fortuna che fu in mare e in terra • « ivi 
CAP. CLXXX. Come gli Scotti sconfissono gl'lnghilesi • • • . « 369 
GAP. CLXXXL Come mes. Galeasso Visconti fu cacciato di Milano.c ivi 
CAP. CLXXXn. Come Mencia fu preu e corsa per quegli di Mi- 
lano e a6o 

GAP. CLXXXin. Come certi della cau de'Tolomei feoiono grande 

guerra nel contado di Siena e aCi 

GAP. CLXXXIV. Come messer Galeasso Visconti ritornò in Milano, e 96a 
GAP. CLXXX V. Come Luis d'Universa fu fatto conte di Fiandra. « ivi 
GAP. CLXXXVL Del grande freddo che fu in lulia e carestia . e «63 
GAP. CLXXXVn. Come i Fiorentini mandarono loro gente in Lom- 
bardia sopra Milano • « ivi 

GAP. CLXXXVni. Come gli asciti di Genova furono aooofitti e le- 
vati dall'assedio di Genofa • • • • « ifi 

GAP. CLXXXIX. Come il re di Tunisi cacciato ricoverò la signoria. « 364 
GAP. GXC. Come la città di Tortona s'arrendè alla Chiesa e al re 

Ruberto •• «ivi 

Gio. ViUani T. IL 58 



i58 

GAP. GXCI. Corae l'oite dì Milano furono leonfiUi di quegli della 

Chiesa in sul fiume d'Adda ., « i65 

GAP. CXCII. Come i Pado?ani ti pacifiearo iniieme coloro uteìti. « 166 

GAP. CXCIIL Come Caitroccìo racquiitò certe ditelli di Garfagoa- 

na ohe gli erano falle rubellare per gli Fiorentini • • • « iti 

GAP. GXCI V. Come pace fu tra l'eletto imperadore di BaTiera e quel- 
lo d' Oilerich e 967 

GAP. GXCV. Come Aleiundria in Lombardia ti rendè al legato del 

papa e al re Ruberto «irl 

GAP. CXCVI. Come il dogio di Baviera eletto imperadore mandò al 
legato in Lombardia ohe non guerreggiane le terre dello 'ui- 
perio « ivi 

GAP. GXCVII. Come la città d'Orbino si rubellò alla Chiesa. . « 368 

GAP. CXCVIH. Come giudice d'Arborea di Sardigna si rubellò da«Pi- 

•ani a petizione del re d'Araona e Ifi 

GAP. CXCIX. Come messer Marco Visconti di Milano fu sconfitto dal- 
la gente della Chiesa ••« 9^ 

GAP. ce. Come il conte di Gorilla mori per yeleno . • . • « 970 

GAP. GCL Come il conte Nofcllo ?enne in Firenie per capitano di 

guerra . ... « ifi 

GAP. CGIL Come grande scandalo fu nell'oste della Chiesa di 

Moneta «' ìtì 

GAP. GCIII. Ancora di grande scandalo che fu in Placenta tra la 

gente della Chiesa « 971 

GAP. CCIV. Come i Fiorentini per lettere dì papa feciono imposta 

al cherìcato « ìtì 

GAP. GCV. Come gli Aretini feciono oste sopra la terra d' Uguccione 

da Faggiola « 9"* 

GAP. CCVL Come lunga triegua fu fatta dal re d'Inghillerra e quel* 

lo di Scozia « ifi 

GAP. CCVn. Come i Perugini tornarono all'assedio di Spoleto, e 37) 

GAP. CCVIII. Come il capitano de'soldati friolani, ch'erano co'Fioren- 

tini, se n'andò a Castruccio « ifi 

GAP. CCIX. Come .Castruccio fece oste alle castella di Valdarno di 

ponente • >...•« ifi 

GAP. CCX. Come Nanfus figliuolo del re d'Araona andò con saa ar- 
mala in su l'isola di Sardigna « 974 

GAP. ce XI. Come messer Ramondo di Gardena colla gente della 

Chiesa e della lega di Toscana e Lombardia puose oste alla eit- 
ti dì Milano « 97$ 

GAP. GCXII. Corae la città di Milano fu soccorsa, e come l'oste della 

Chiesa se ne parli « 976 



459 

GAP. CCXIII. Come quagli di Milano asiediiro l'otte della Chiesa 

in Mencia, ma lefanene in iiconBUa « 977 

CAP. CCXIV. Come Caitruccio fenoe ad otte a Prato, e come i Fio- 
rentini fi cafilcaronoy e le uo¥Ìlà che ne furono in Firenie» « 378 

CAP. CCXV. Come il fcic. d'Areno prete il eattello di Rondine.« 380 

CAP. CCXVI. Come Catte! franco ti mbellò a'Bologneti , e eome lo 

riebbono « ivi 

CAP. CCXVII. Come dieci galee de' Genofeti furono prete da'Tar* 

ehi per tradimento e a8i 

CAP. CCXVIII. Come unto Tommato d'Aqaino fa eanoninato da pa* 

pa Giovanni « ifi 

CAP. CCXIX. Di grande nofitade eh' ebbe in Firenie per etgione 

degli sbanditi « a8a 

CAP. CCXX. Come Castracelo guattò le castella di Valdamo di tolto. « 384 

CAP. CCXXI. Come quegli di Broggia in Fiandra pretono e artmio 

il porto delle Schiute « ivi 

CAP. CCXX fi. D'uno tento pettilenzioto che fu io Italia e in Francia. « ivi 

CAP. CXXIII. Come quegli di Bergamo furono teoofitti da gente del* 

la Chiesa « 285 

CAP. CCXXI V. Come i mercatanti viniiiani toonfistono gì' Inghileti 

in mare « ivi 

GAP. CCXXV. Come i Fiorentini perderono il eattello della Trap- 
pola con loro vergogna « Ivi 

CAP. CCXXVI. Come il vetcovo d' Arezio ebbe la città di Cattello 

per tradimento « a86 

CAP. CCXXVII. Come il papa scomunicò Lodovico di Baviera elet- 
to imperadore e ivi 

CAP. CCXXVIII. D'una grande tempesta che fu nel mare maggiore. « 287 

CAP. CCXX1X. Di novità che furono in Firenze per cagione degli 

ufici e delle sette « ivi 

CAP. CCXXX. Come Castruccio volle pigliare Pisa per tradimento. « a88 

CAP. CCXXXI. Come la gente della Chiesa ebbono danno a Carrara 

in Lombardia «ivi 

CAP. CCXXXII. Come il popolo minuto di Fiandra ti rohellarono 

centra i nobili, e distrussongli « 389 

CAP. CCXXXUI. Come Castruccio prese Fuceechio , e incontanente 

ne fu cacciato in itconfitta , • e ivi 

CAP. CCXXXIV. D'uno grande miracelo ch'apparve in Proema • « 390 

CAP. CCXXX V. Come il vetcovo d'Arcuo ebbe e prete la rocca di 

Caprete. «391 

CAP. CCXXXVI. Come gli utciti dì Piacenza forono toonSttl dalla 

gente della Chieta • « iti 



460 

CAP. CCXXXVlI. Come i Phmi fàrwo MMttlI ta|fa;pif|ÉÉ 

fanU d'Araona S «"*•>.••« agi 

CAP. CCmVlII. Cose I Fior, ■awkrww iBnMMia^pèr eraM«i.« i|i | 
CAP. CCXXXIX. Come miMr Hanoiido ài Cuèam fa ■■■■■ M i di 

qtifgli 41 MiUnOy e pitto ••••.;;••••« M 
CAP. CCXU Cobo il viewio M ro Rab«to h M ii tU o Jo^P l otBlwfcc ^ 
CAP. CCXLI. Come i Tarterl di Gourio eonoM Grwia. • . « M 
CAP. CCXUL Come pepa Giofuol anoon km pm iÉio moatm 1^ 

letto di Baviere ' • • • • e ift 

CAP. CCXLIII. Come Insetto di MìIìm ■! ptrtl UPìUMdlo « V» * 

eia eoo loro daoDo •••'••• ••••«^, 

CAP. CCXLIV. Come i Perofiai ooU'aiato denTfjbMl «Uom la«Mi ' 

di Spulcio. •••«ili 

CAP. CCXLV. Di eertl ordini fatti in FireaM «eiara gli «MMrti ' 

delle doDoe, e di trarre di bendo iabendltl* ■4' • 

CAP. CCXLVI, Come il papa eeomanlaò SI leieew d*Arnno. • « Jil . 
CAP. CCXLVir. Come il eonte Novello praae CarmifMBo^ • • ' e ' H : J 
CAP. CCXLVIII. Come II re di Fnneie tenne la Piro^ P« f^ ' ^^ 

eaoelare d'eaiere impèradore • ••••••• • • • •eifl^ 

CAP. CCXLIX. Come il re Ruberto ti parU di aorte di pepo • an» 

donne a Napoli. « « iti 

CAP. CCL. Come gente di Milano furono . toonOtti da niesser Arrigo 

di Fiandra • • • • . • 29! 

CAP. CCfJ.Come ì Pisani furono icon6lti un'altra volta in Sardigoa; e ni 
CAP. CCLII. Come gente di Caitruccio riceveUono dannò a Caatel> 

franco «ivi' 

CAP. CCLIII. Come i Fiorentini mandarono aiuto a'Peruginì aopra la 

città (li Castello. », « 999 

CAP. CCLIV. Come il eonte Novello ai tornò a Napoli . • • e ivi 
CAP. CCLV. Come il dogio d*0»terich e quello di Chiarentana pat- 
tarono in Lombardia contra metser Cane « ivi 

CAP. CCLVI. Della grandetta ed ediacaxione della città di Firenae 

alle nuove cerehia e mura ••c3oa 

CAP. CCLVII. Ancora del l'edi Beati one delle mora d' oltrarno • e 3at 
CAP. CCLVIII. Come genie della Chiesa furono tconfitti da quelli 

di Milano «3o4 

CAP. CCLIX. Come i Pisani fecero pace con l'infante d' Araona in 

Sardigna «......• «3o5 

CAP. CCLX. Come il legato ebbe Castellaquaro m M 

CAP. CGLXI. Come messer Filippo Tedici di Pistoia tolse la terra 

all'abate da Pacciano suo tìo .«ivi 

CAP. CCLXII. Come il re di Francia tolse per moglie la eagina« « ivi 



461 



CAP. CCLXIII. Come si eonÌDeiò guerri io Gaaieogna tra '1 re di 

FriDcia e quello d'Inghilterra 

CAP. CCLXIV. Come papa Gio^anoi icomanicò Lodofioo di Ba? ier. 

eletto re de'Romaoi* • t 

CAP. CCLXV. Come i Malateili da Ri mi dì furono sconfitti a Orbino.. 
CAP. CCLXVI. Come i ghib. di Romagna vollooo pigliare Cesena. 
GAP. CCLXVII. Come il re di Francia si credette essere eletto ini* 

peradore 

CAP. CCLXVIII. Come messer Carlo di Valos acquistò parU di Goa- 

seogoa 

CAP. CCLXIX. Come i Pistoiesi feciono triegoa eon Gaétmeoto eoo 

tra 'ì volere de* Fiorentini 

CAP. CCLXX. Come il signore di Milano riprese Monda. • • 
CAP. CCLXXI. Come si mutò sUto di reggimento in Pirente . 
CAP. CCLXXII. Come il comune di Firenze acquistò il casUUo di 

Lanciolina 

CAP. CCLXXIII. Come in Mugello si fece una terra . . . • 
CAP. CCLXXIV. Dell'appello che l'eletto di Bafiera feee contro «1 

P«P« 

CAP. CCLXXV. Come i march, da Etti tolsono Argenta alla Chiesa. 

CAP. CCLXXVI. Della venuta de'cafalieri franceschi in Firenae. 

CAP. CCLXXVII. Come il legato cardinale credette afere la città d 

Lodi, e furono sconfitti •• 

CAP* CCLXXVII I. Come il papa scomunicò chi facesse eontraftre 

fiorino d'oro 

CAP. CCLXXIX. Come Carmìgnano si rendè al comune di Firenae* 
CAP. CCLXXX. Come il re Ruberto volle esser morto in Napoli. 
CAP. CCLXXXI. Come il preme della Morea psstò in Romania. 
CAP. CCLXXXII. Come quelli della terra di Brnggia si robellaro*» 

no al conte di Fiandra 

CAP. CCLXXXIII. Come in Firenze ebbe mutaaione per cagione del 

le settf , 

CAP. CCLXXXIV. Di muUzìone mossa nella città di Siena . . 
CAP. CCLXXXV. Come Castruccio prese la Sambuca , e" Pistoiesi 

s'accordarono co'Fiorentìni 

CAP. CCLXXXVI. Come la taglia de'cavalieri ch'erano a Castelto ea 

falcarono sopra gli Aretini . • • . 

CAP. CCLXXXVII. Come si trassono de' grandi certe schiatte di Fir 
CAP. CCLXXXVIII. Come Azzo Visconti di Milano prese il borg 

san Donnino • 

CAP. CCLXXXIX. Come Caslruooio folle fare nccidere il conte Ni 

ri di Pisa 



S07 

ifi 

3o8 

ifi 



ifi 



309 

ifi 

3io 

ifi 

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• • 

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3i4 

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3i6 

ifi 

317 
ifi 

3i8 
3i9 

• • 

ifi 
ifi 

390 



GAP. CCXCVII. Di Kgno e 

CAP. CCXGVIII . Come i F 

CAP. CCXCfX. Come la gei 

U ad OiiBio . , . , 

(EmU Cor. Il Lettore 

l« pag. 3*4 , ohe Tei 

noi prccedenle Cip. 

detta pagina.) 

C&P. ecc. L'tppireeebiamei 

CAP. CCCI. Come l'olle de' 

•ODO il patto della Guii 

CAP. CCCII. Come i Fisreo 

Ho nlef altane .... 

CAP. cecili. Cune il eailel 

CAP. CCCIV. Come i Fiore. 

Catlruoeio 

CAP. CCCV. Di ,jae||o mti, 
CAP. CCCVI. Di qoella mM. 
CAP. CCCVII. Come . Corto 
CAP. CCCVIII. Come il l,ga 

CAP. CCCIX. Come il re d'A 
CAP. CCCX. Come il cooie <l 

da quegli di Bruggia , 
CAP. CCCXI. DeTjlti di Firr 
CAP. CCCXII. Come il coate 



463 

CAP. CCCXVI. Come i doe eletti d'AUmagna feciono «Mordo iniie- 

me, e Federigo d'Oslerich fu trillo di pregione .... « 339 

CAP. CCCXVII. Come Cwlruccio con taa otte ?enne in sol oonli- 

do di Firenze presso aita ci Uà, ardendo e guastando ... e 34o 

CAP. CCCXVIII. Della materia medesima « 34l 

CAP. CCCXIX. Come Castruccio con Aixo di Milano ritornò con loro 

oste alla città di Firenze « 34^ 

CAP. CCCXX. Dello slato di Firenze medesimo « 343 

CAP. CCCXXl. Come il conte Ugo da Baltifolle ritolse certo contado 

aTiorenlini in Mugello « 344 

CAP. CCCXXII. Come Castruccio Tenne a osle a Prato. . • . « 345 

CAP. CCCXXMI. Come Castruccio tornù in Lacca oon grande trion- 
fo per la sua vittoria • « 346 

CAP. CCCXX IV. Come i Fiorentini essendo in male stato si prorri- 

dono di moneta e di gente e ifi 

CAP. CCCXXV. Come i Bolognesi furono sconfitti da roesser Passe» 

ri no signore di Mantofa e di Modena * 347 

CAP. CCCXXVL Di quello medesimo « 348 

CAP. CCCXXVII. Come messer Passerino signore di MantOfa e di 

Moduna venne a oste alla cillà di Bologna « 349 

CAP. CCCXXVIII. Come Castrueeio fece trattare falsa pace comparen- 
ti fiorentini de'suoi pregioni « 35o 

CAP. CCCXXIX. Dell'assedio e perdita di Montenurlo .... « ifi 

CAP. CCCXXX. Di gente che mandò il re Ruberto a' Fiorentini. « 35 1 

CAP. CCCXXXI. Della sconfitta eh' e* Pisani ebbono in mare in Sar- 

digna dal re d'Araona, e come feciono pace « 35a 

CAP. CCCXXX II. Come la gente di Castruccio ch'erano in Signa cor- 
sone infino alla città di Firenze , . . <c tfi 

CAP. CCCXXXIII. Come i Fior, stanziarono di dare la signoria del- 
la città e contado al duca di Calavra figliuolo del re Ruberto. « 353 

CAP. CCCXXXIV. Come quegli di Bruggia in Fiandra furono sconfitti, 

e trassuno il loro conte di pregione ........ « 354 

CAP. CCCXXXV. Come lo 'nfante figliuolo del re d' Araona tolse le 

decime <iel papa ...e ivi 

CAP. CCCXXXV I. Come i Fiorentini feciono loro capitano di guer- 
ra mescer Piero di Narsi e 355 

CAP. CCCXXXVII. Come per gli ghibellini della Marca fu presa la 

Roceaconlrada , « i^i 

CAP. CCCXXXVIII, Come Castruccio arse Sancasoiano e venne infino 

a Perelola. e poi arse e abbandonò Signa « 356 

CAP. CCCXXXIX. Di quello medesimo « ivi 

CAP. CCCXL. Come ì Bolognesi feciono pace con messer Patserino. « 357 




-"'• ^"-i-ALVl. Comi 

'e per lo pap, , „ 

CAP. CCCXLVII. Cam, 

Cip. CCCXmri. Co™ 

e fece fare um fo 

CAP. CCCXLJX. Come 

'oro più e.ilells . 

CAP. CCCL. Come nie>, 

«ondlto d.lt> gcpt, 

CAP, CCCLI. Come il , 

M di C.l„r, . 
CAP. CCCLII. Come l-, 
come (ornò in Mar 
CAP. CCCLIII. Come il 

in Fir^nie . . 

CAP. CCCLIV. Comfl |r 

•■no furono .confidi 

CAP. CCCLV. Come T,, 

Mirci, e come in J 

CAP. CCCLVI. Come il 

cinque ioni . , 







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